• Informativa per i lettori

    Nel rispetto del provvedimento emanato, in data 8 maggio 2014, dal garante per la protezione dei dati personali, si avvisano i lettori che questo sito si serve dei cookie per fornire servizi e per effettuare analisi statistiche completamente anonime. Pertanto proseguendo con la navigazione si presta il consenso all' uso dei cookie. Per un maggiore approfondimento leggere la sezione Cookie Policy nel menu
  • Post più letti

  • Archivio articoli

Cambiamenti climatici: la qualità in vigneto si può preservare, se ne parla l’11 aprile a Vinitaly 2017

Il cambiamento climatico degli ultimi 30 anni ha provocato anche alcuni effetti positivi sulla qualità del vino, ma l’incremento stimato di 1,5-2,5 °C nella temperatura media annuale può indurre un anticipo nelle fasi fenologiche della vite di circa 6-22 giorni. Per mitigare questi effetti verranno in aiuto le tecniche di miglioramento genetico e gli interventi di tecnica colturale. Per approfondire il problema e verificare le possibili soluzioni, in occasione di Vinitaly 2017 L’Informatore Agrario organizza martedì 11 aprile dalle ore 9.30 alle ore 14 il convegno “Cambiamenti climatici: la qualità in vigneto si può preservare“.
A seguire la degustazioneAnnate, altitudini e portinnesti a confronto” realizzata in collaborazione con il Il Soave (Consorzio Tutela). Iscrizioni al convegno e alla degustazione –> https://goo.gl/kc4hjw

Fonte: L’Informatore Agrario

A Fieragricola urbanizzazione e agricoltura a confronto nel Salone della nutrizione e della difesa sostenibili

Suzukii

Drosophila suzukii

Urbanizzazione che prende sempre più piede e un’agricoltura che deve fare i conti con una difesa rispettosa dell’ambiente. Su questo delicato equilibrio si gioca la partita per ottenere produzioni di qualità e sostenibili, in grado di fronteggiare la competizione mondiale. Anche l’Italia e il mondo della ricerca sono pronti a offrire utili chiavi ai professionisti dell’agricoltura nel nuovo Salone della nutrizione e della difesa sostenibili realizzato da L’Informatore Agrario con Fieragricola nel Padiglione 2 con il contributo dei principali esperti nazionali di ogni settore.

In programma dal 3 al 6 febbraio 13 workshop e 2 convegni tecnici, di cui uno in doppia lingua italiano/francese. Si va dalla difesa sostenibile alla fertilizzazione razionale delle colture passando per le strategie innovative dedicate alla redditività dei seminativi. Inoltre, grazie a un accordo stretto in esclusiva tra Edizioni L’Informatore Agrario e  l’Ordine di Verona assieme all’Ordine regionale veneto, workshop e Convegni sono accreditati dal programma di formazione permanente dei dottori agronomi e forestali. Nello specifico i workshop danno diritto a 0,125 CFP, mentre i convegni danno diritto a 0,5 CFP.

Convegno Ambienti rurali sempre più urbanizzati: nuova sfida per i mezzi tecnicigiovedì 4 febbraio ore 10 – area forum – padiglione 2. L’insofferenza delle comunità rurali per i trattamenti alle coltivazioni crescono continuamente. Molti sono ormai i Consigli comunali delle municipalità caratterizzate da intense attività di coltivazione di viti, meli, ecc. che improvvisano divieti e limitazioni all’impiego degli agrofarmaci. Nel convegno si propone un approccio «collaborativo» evidenziando le opportunità insite in questa nuova coscienza ambientale collettiva. Programma: ● L’agricoltura di domani dovrà essere ancora più sostenibile, Geremia Gios – Università di Trento ● La registrazione, una garanzia per i cittadini, Gabriele Zecchin – Servizio fitosanitario Regione Veneto ● Indicazioni pratiche per la difesa integrata, Domenico D’Ascenzo – Servizio fitosanitario Regione Abruzzo ● La meccanizzazione a tutela della salute e dell’ambiente, Cristiano Baldoin – Università di Padova ● Proposte operative: i casi della Val di Non e della Valpolicella.

Convegno Nutrizione innovativa delle colture: il ruolo delle specialitàVenerdì 5 febbraio ore 10 – Area Forum – Padiglione 2. Produrre di più con meno, conciliando sostenibilità ambientale, sociale ed economica. La chiave di volta è l’innovazione tecnologica, declinata verso la nutrizione delle colture. I relatori affronteranno i temi della novità tecniche e agronomiche relative alla fertilizzazione, ponendo l’accento sia su come razionalizzare l’impiego degli elementi tradizionali come azoto, fosforo e potassio, sia raccontando le potenzialità di una nuova categoria di prodotti per la nutrizione che si sta affacciando sul mercato, i biostimolanti. Programma: ● Produrre di più con meno: la sfida della sostenibilità, Claudio Ciavatta – Università di Bologna ● Biostimolanti: nuova frontiera per la nutrizione, Giuseppe Colla – Università della Tuscia ● Tecniche innovative per la fertilizzazione:esperienze pratiche

Laboratorio didattico Insetti nocivi e utili per la lotta biologica per la prima volta sotto la lente. Alla scoperta degli insetti responsabili delle principali avversità agrarie con gli esperti  di Agrea Centro Studi. Nel nuovo laboratorio didattico organizzato da L’Informatore Agrario con Agrea Centro Studi, oltre a filmati multimediali su insetti e malattie a ciclo continuo, i visitatori e  gli studenti delle scuole superiori e universitarie in Fiera potranno per la prima volta osservare in postazioni multimediali grazie a microscopi ottici di nuova generazione, fianco a fianco con gli esperti.,  una ventina di insetti, tra tutti la Drosophila suzukii, il nemico numero uno di uva e ciliegie, e lo Scaphoideus Titanus, responsabile della flavescenza dorata della vite, oltre a un campionario di farfalle. Non mancheranno anche insetti come la Crysopa, acari predatori e coccinellidi,  utili per la lotta biologica.  Per conoscere, riconoscere e combattere le malattie che colpiscono le colture agrarie.

La partecipazione agli eventi è gratuita, previa iscrizione su http://www.fieragricola.informatoreagrario.it

Fonte: Edizioni L’Informatore Agrario

Innovare in agricoltura, conviene per l’ambiente e per l’economia dell’agricoltore

lavoro-voucher-agricoltura-treviso-provincia-crisiNuove tecniche in agricoltura per limitare l’erosione del suolo e contenere i costi: le risposte da dare oggi sono urgenti e si chiamano agricoltura di precisione e agricoltura conservativa (no till). I numeri e le opportunità sono state chiarite nel convegno promosso da L’Informatore Agrario in collaborazione con FederUnacoma e l’Ente Fiera del Levante, moderato dai giornalisti della rivista Antonio Boschetti, direttore de L’Informatore Agrario, e Giannantonio Armentano.

Tre le chiavi per tutelare l’ambiente e, nel contempo, risparmiare. “In Italia l’erosione comporta nelle aree montane e collinari una perdita di suolo che supera anche le 40-50 tonnellate/ettaro/anno – ha introdotto Danilo Marandola, agronomo nel Consiglio per la ricerca in agricoltura e l’analisi dell’economia agraria (CREA-INEA) di Roma. Le misure agro-climatico-ambientali e altre misure di intervento dei PSR 2014-2020 costituiscono un’opportunità da non perdere per introdurre pratiche agronomiche che coniugano efficienza e redditività nel rispetto del suolo e del clima”. Tre le chiavi per tutelare l’ambiente e, nel contempo, risparmiare: “Ammodernando il parco italiano di circa 800.000 trattori si potrebbero evitare il consumo di 400.000 t gasolio/anno e 1,3 milioni di t di emissioni di CO2 – ha detto Luigi Sartori, dell’Università di Padova. Utilizzando l’agricoltura conservativa, inoltre, in un anno si riducono i costi di produzione da una media del 15% al 40% con la semina su sodo e si limitano le emissioni di CO2 da 0,8 a 3 t/ha. Considerando una superficie nazionale a seminativi di circa 12 milioni di ettari e una potenzialità nell’adozione delle tecniche di lavorazione semplificata del suolo del 30%, si possono limitare le emissioni di 3,3 a 12,5 milioni di t di CO2 all’anno”. L’agricoltura di precisione, inoltre, che razionalizza gli interventi in funzione dei diversi tipi di suoli, consente una riduzione dei consumi e della lisciviazione dei nitrati fino al 75% rispetto alla distribuzione uniforme; minori consumi di erbicidi e pesticidi (24% e 19% rispettivamente) che favoriscono un minor inquinamento delle acque (superficiali e profonde) e dell’aria e riduzioni del 20% nel consumo di acqua irrigua (riduzioni del 20%).

Ulteriori conferme sono giunte da alcune sperimentazioni condotte in Sud Italia. “Nel 2014-15 l’Università di Foggia e l’Università della Basilicata hanno condotto uno studio sui rilasci di anidride carbonica (CO2), determinati dall’impiego delle trattici nelle tre tipologie di lavorazione (convenzionale, minima e su sodo) del terreno – ha testimoniato Roberta Sisto, dell’Università di Foggia.  I risultati delle prove dimostrano come l’adozione di entrambe le pratiche conservative contribuisce in maniera diretta a ridurre le emissioni di anidride carbonica sprigionate durante la combustione dei carburanti utilizzati dalle macchine trattici e operatrici e la minima lavorazione del terreno è risultata la tecnica più sostenibile dal punto di vista ambientale”. “La possibilità di effettuare una razionalizzazione degli interventi colturali in base alle esigenze riscontrate in un appezzamento del terreno e della coltura rappresenta un enorme prospettiva per le aziende agricole, poiché offre l’opportunità di unire le soluzioni tecnologiche offerte dall’Agricoltura di Precisione con le tecniche conservative del territorio agricolo” ha concluso Paola D’Antonio dell’Università della Basilicata.

Fonte: Edizioni L’Informatore Agrario

Editoria. Quando la pianta può cambiare il corso della storia.

Libro Ugo BelliPerché gli inglesi sono diventati estimatori di tè? Che cosa ha a che fare il “fuoco di Sant’Antonio” con la segale? Per quale motivo la coltivazione della patata ha spinto oltre un milione di irlandesi a emigrare in America? Cosa ha comportato la Xylella, ovvero il disseccamento rapido degli ulivi? Le risposte nel nuovo libro di Giuseppe Ugo BelliCome le malattie delle piante hanno inciso su vita e storia dell’uomo” che inaugura una collana di Edizioni L’Informatore Agrario dedicata alla storia e alla cultura agricola.

Non un trattato scientifico ma un affascinante viaggio dall’antichità a oggi alla scoperta dei piccoli, decisivi cambiamenti che alcune avversità delle piante hanno prodotto negli stili di vita o nella storia dell’umanità oltre che delle grandi scoperte scientifiche e mediche che hanno stimolato, come quella dei virus e dei relativi vaccini. Un approfondimento ad ampio spettro nei secoli sui risvolti sociali ed economici di calamità come la biblica invasione delle cavallette, la peronospora e la fillossera, per arrivare alla Xylella degli ulivi secolari. Ma non solo: il libro offre un ampio corredo di curiosità in chiave storica e fitosanitaria ed è completato da un utile glossario e da oltre 55 illustrazioni . “La storia ci dimostra come in assenza di una prevenzione e di una difesa efficace virus, batteri, insetti e acari possano provocare danni e conseguenze che talvolta vanno molto più in là del puro aspetto economico”, spiega Belli. Che aggiunge: “Un  tema molto attuale nell’anno di Expo2015: per sfamare oltre 9 miliardi di persone nel 2040 occorre un’agricoltura sempre più efficiente che si avvalga dei contributi della ricerca per produrre alimenti sani in modo economicamente conveniente e sostenibile”.

Chi è Giuseppe Ugo Belli. E’ stato Professore Ordinario di Patologia Vegetale all’Università degli Studi di Milano. Relatore a congressi nazionali e internazionali sulle avversità delle piante, è autore di oltre 200 studi scientifici. Ancora oggi impegnato in ricerche, nel libro “Come le malattie delle piante hanno inciso su vita e storia dell’uomo” per la prima volta fonde le conoscenze maturate con la passione per l’agricoltura e i problemi ambientali analizzati anche sotto il profilo storico. Il libro è in vendita nello store della casa editrice http://www.libreriaverde.it e nelle librerie al prezzo di 14,90 euro (Edizioni l’Informatore Agrario, 196 pagine, 2015).

Fonte: Edizioni L’Informatore Agrario

A MacFrut 2015 la formazione (gratuita) ha fatto 13!

ortofruttaL’ortofrutta, seconda voce dell’agroalimentare italiano con 4,1 miliardi di euro di export
rispetto ai 5,1 del vino (Fruitimprese, 2014) e protagonista a Macfrut, dal 23 al 25 settembre a Rimini Fiere con 1.000 espositori in 11 settori in rappresentanza dell’intera filiera. Un comparto che necessita di sposare alla qualità delle produzioni i “frutti” più stuzzicanti dell’innovazione per fronteggiare la competizione mondiale. Di qui l’impegno del partner tecnico della manifestazione, L’Informatore Agrario, che annuncia 13 workshop tecnici gratuiti a Macfrut sulle tematiche di maggiore attualità del momento.

Sito dedicato. Dalle reti multifunzionali alle novità varietali, dal frutteto sostenibile alla gestione delle resistenze ai fungicidi, da non perdere, poi, i seminari sui biostimolanti: come novità assoluta, un workshop su questo argomento in lingua spagnola per cogliere le esigenze di un pubblico sempre più internazionale. Tutte opportunità non solo per essere informati sulle più recenti novità tecniche ma anche per uno stimolante “a tu per tu” con gli esperti. Per l’occasione, la rivista specializzata in agricoltura professionale ha lanciato un nuovo sito dedicato, www.ortofrutta.informatoreagrario.it, che contiene il programma dettagliato delle iniziative lanciate a Macfrut, i dati e le news tecniche e di mercato più interessanti per il comparto, con interviste e focus di approfondimento. «L’obiettivo è sottolineare i punti di forza e il ruolo svolti dalla meccanica agricola, dalla ricerca genetica, dalle nuove tecnologie di difesa e nutrizione per un’ortofrutta di qualità prodotta nel rispetto dell’ambiente e del consumatore finale» commenta Antonio Boschetti, direttore de L’Informatore Agrario.

Il programma dei corsi. Basta registrarsi, su http://www.ortofrutta.informatoreagrario.it o direttamente in fiera, per partecipare agli incontri gratuiti de L’Informatore Agrario con esperti del settore nella Sala Workshop del padiglione D5 di Rimini Fiere. Il panorama di tematiche è particolarmente ricco. Mercoledì 23 settembre. ore 10 – I vantaggi delle moderne reti multifunzionali; ore 11.15 – Frutteto sostenibile: potatura e diradamento meccanico; ore 13.45 – Ciliegio: le novità varietali; ore 15 – Albicocco: le novità varietali.
Giovedì 24 settembre. ore 10 – Gestione delle resistenze ai fungicidi di pero e melo; ore 11.15 – Come difendere le coltivazioni di IV gamma; ore 12.30 – Biostimulantes en agricultura; ore 13.45 – Biostimolanti: nutrizione vegetale funzionale; ore 15 – Disinfestazione del terreno (contro nematodi e funghi): problemi e soluzioni. Venerdì 25 settembre. ore 10 – Analisi dell’estratto acquoso per calibrare la fertirrigazione; ore 11.15 – Fertirrigazione: tecniche e prodotti innovativi; ore 13.45 – Tarature irroratrici per risparmiare e tutelare l’ambiente; ore 15 – Tutela della salute dell’operatore con i DPI.

Fonte: Edizioni L’Informatore Agrario

Giovani e agricoltura, un rapporto ancora difficile

2014-foto-MartinaGiovani e agricoltura, un rapporto da consolidare e su cui si basare il futuro successo dell’agricoltura italiana nel mondo. E’ emerso a Eima, a BolognaFiere, nel convegno “Giovani in agricoltura, risorse per il paese, prospettive, politiche e opportunità” organizzato da L’Informatore Agrario e FederUnacoma con la sponsorship di Cattolica Assicurazioni, dove sono stati presentati i risultati di una ricerca effettuata da Nomisma su un campione di 1.125 giovani di età inferiore ai 40 anni, di cui 607 agricoltori.

Pac 2014-2020: + 25% di risorse destinate ai giovani agricoltori. Introdotto da Antonio Boschetti, direttore de L’Informatore  Agrario, e da Massimo Goldoni, presidente di FederUnacoma, l’iniziativa ha visto un’ampia partecipazione di pubblico, in massima parte studenti e giovani agricoltori. Buone nuove sono giunte da Bruxelles. “In Parlamento europeo abbiamo ottenuto nella PAC 2014-2020 un aiuto obbligatorio per gli agricoltori under 40, con un incremento del 25% di risorse a loro destinate” ha dichiarato l’europarlamentare Paolo De Castro. Per affermarci dobbiamo però rendere più attrattiva l’impresa agricola e più competitiva la nostra agricoltura, in un contesto di aumentata domanda di cibo a livello mondiale e di boom del made in Italy”.

Ministro Martina: “Esperienze per i giovani agricoltori anche oltreconfine”. “I giovani, con il loro orientamento all’innovazione e la capacità di aggregazione, rappresentano la chiave per costruire l’agricoltura italiana di domani – ha detto il Ministro delle politiche agricole Maurizio Martina. Dobbiamo uscire da un gap che relega l’agricoltura a “bene di rifugio” per raccontare i casi di eccellenza, agevolare l’accesso al credito e testimoniare le opportunità di redddito. In questo senso, a completamento delle iniziative ministeriali approntate, porteremo in Consiglio a dicembre come strumenti ordinari di formazione e interscambio progetti che favoriscano esperienze oltreconfine. Abbiamo significative chances per fare un importante passo in avanti”.

Frenato il ricambio generazionale in agricoltura. I 161.716 giovani agricoltori italiani rappresentano a oggi solo il 10% del tessuto agricolo nazionale. “L’agricoltura under 40 è frenata in Italia da un basso ricambio generazionale ma anche da una visione limitante sulle possibilità di sviluppo del settore – hanno spiegato Massimo Spigola di Nomisma. Per il campione di 607 agricoltori al centro della ricerca Nomisma 2014 solo l’8,4% pensa che i prossimi anni saranno migliori del passato, influisce negativamente il fatto che il 67,3% dei giovani agricoltori pensa che la società percepisca la professione di agricoltore di status inferiore rispetto ad altri lavori”. Dà da pensare, in base alle interviste su 518 giovani non agricoltori in cerca di prima occupazione, che a possibili occupazioni nel comparto agroalimentare vengano preferite le libere professioni e il settore pubblico. In tempi di incertezza economica il 40,7% punta a ottenere stabilità occupazionale, mentre pochi danno priorità a un lavoro non routinario (20,1%) o, tanto meno, a lavorare all’aria aperta (1,7%). “Occorrerebbe restituire dignitià all’ attività agricola e consolidare gli strumenti per rendere più competitiva e innovativa l’impresa agricola italiana” ha detto Denis Pantini di Nomisma.

Eppure la formazione “green” tira, a  giudicare dai dati forniti dal Consorzio interuniversitario Alma Laurea, diretto da Andrea Cammelli, che monitora 65 università con oltre l’80% di laureati italiani. Dei 132.338 laureati nel 2013 solo 2.719 hanno scelto la facoltà di agraria, che si colloca al 13° posto rispetto a quelle in materie economico-statistiche (20.368) e medico-sanitarie (18.700). “Tuttavia va segnalato che negli ultimi 8 anni i laureati in agraria sono esplosi, con incremento del 35%, pari a “sole” 600 persone in più” ha detto Angelo Guerriero, del Consorzio interuniversitario Alma Laurea. Le prospettive di guadagno, oltretutto, non sono  rosee: i laureati in agraria del 2008 ricevono in media 1.275 euro netti al mese, contro i 1.708 Euro di chi svolge professioni in campo ingegneristico o medico (1.646 Euro). Spiccata la loro propensione a dedicarsi all’agricoltura (36%), mentre il 15% ha optato per il settore manufatturiero e l’8% esercita attività commerciali o negli ambiti dell’istruzione e della ricerca. A parità di formazione le donne trovano minori opportunità di impiego. Il convegno si è concluso con una tavola rotonda a cui hanno offerto inoltre contributi Matteo Bartolini, Presidente del Consiglio europeo dei giovani agricoltori (Ceja), Raffaele Maiorano, Presidente dei Giovani di Confagricoltura (Anga), Maria Letizia Gardoni, Presidente Coldiretti Giovani Impresa e Maria Pirrone, Presidente Agia, Associazione giovani imprenditori agricoli (Cia).

Fonte: Edizioni L’Informatore Agrario

Nuovi fondi in arrivo per chi semina su sodo, l’Informatore Agrario ne parla il 14 novembre a Bolognafiere. Workshop gratuiti per i giovani agricoltori.

lavoro-voucher-agricoltura-treviso-provincia-crisiL’agricoltura “verde” premiata nei Programmi di Sviluppo Rurale della PAC 2014-2020 in base alle prime anticipazioni raccolte da L’Informatore Agrario mentre le Regioni sono impegnate proprio in questi giorni a valutare i feedback della Commissione Europea sulle prime proposte di PSR.

Priorità, uso sostenibile del suolo. Spiccato, infatti, l’accento posto dalla Ue sulle pratiche per la sostenibilità ambientale nella futura Pac, tenendo conto anche delle sfide imposte dal cambiamento climatico e soprattutto della priorità “uso sostenibile del suolo”. Quali le prospettive per le aziende agricole italiane? Se ne parlerà in uno dei 6 workshop specializzati de L’Informatore Agrario, “Sostenibilità e agricoltura conservativa: le misure di sostegno dei nuovi Psr” in programma il 14 novembre alle 10.30 nell’area Quadriportico di BolognaFiere. “Se nella precedente PAC erano solo 3, oggi sono balzate a 14 le Regioni che intendono attivare uno schema di pagamento agro-climatico ambientale (Paca) (Misura 10) per gli agricoltori che adotteranno volontariamente metodi di coltivazione a ridotto impatto sul suolo come la semina su sodo – spiega Danilo Marandola, di INEA. La semina su sodo (no tillage) verrà sostenuta perchè favorisce la lotta all’erosione e la conservazione della biodiversità del suolo e permette di ridurre le emissioni di CO2 in agricoltura”.

I contributi. In base alle proposte contenute nelle prime versioni dei PSR presentati, gli agricoltori che sceglieranno la semina su sodo potranno ricevere infatti contributi tra i 135 e i 400 euro/ha per 5-7 anni in base ai territori e alle tipologie di seminativi interessati. Naturalmente l’importo dei pagamenti agro-ambientali, una volta approvato, dovrà tener conto del pagamento greening, per cui nessun agricoltore dovrà essere pagato due volte per adottare le stessa pratica “verde”. I pagamenti agroambientali sono uno strumento ormai consolidato dei Psr. Nel periodo 2007-2013, sotto forma di Misura 214, questi pagamenti hanno erogato alle aziende agricole italiane circa 2,7 miliardi di euro per supportare oltre 100.000 aziende nell’adottare impegni volontari di maggiore sostenibilità ambientale su oltre 2,6 milioni di ettari. Nel 2014-2020 la stessa misura viene rinominata Misura 10 – pagamenti agro-climatico-ambientali (Paca) e viene disegnata come linea di intervento chiave per il raggiungimento delle priorità climatiche e ambientali dei Psr, a cui i Regolamenti comunitari chiedono di destinare almeno il 30% delle risorse totali programmate per i Psr. I Paca, sono dunque lo strumento attraverso il quale l’Ue si appresta a compensare gli agricoltori che volontariamente decidono di adottare metodi produttivi più rispettosi del clima e di risorse naturali come acqua, biodiversità e suolo.

Giovani e innovazione: 6 workshop per crescere. Sono espressamente dedicati alle nuove leve dell’agricoltura anche i workshop di formazione gratuiti organizzati da L’Informatore Agrario con esperti dal 13 al 15 novembre (area Quadriportico). Sei le tematiche: Agrofarmaci, innovazione nell’applicazione dell’uso sostenibile (13 novembre ore 10.30); Agroalimentare, le possibilità di occupazione per gli agronomi e l’integrazione di filiera (13 novembre ore 14.30); Sostenibilità e agricoltura conservativa: le misure di sostegno nei nuovi Psr (14 novembre ore 10.30); Elettronica e sensori nella moderna agricoltura, le potenzialità nell’immediato futuro (14 novembre ore 14.30); Biostimolanti, la frontiera della fertilizzazione: cosa sono e come agiscono (15 novembre, ore 10.30); Agronomi: nuove professionalità richieste dal mercato e il ruolo dell’Ordine professionale (15 novembre, ore 14.30).

Fonte: Edizioni Informatore Agrario

Da allevatori a manager dopo l’incubo quote latte, presentato a Cremona il “cruscotto di gestione aziendale” SATA per la migliore gestione dell’azienda agricola

quote_latte Prezzi volatili e mercati instabili per il post quote latte impongono agli allevamenti italiani di fare bene i conti e di associarsi per trasformare o anche solo collocare il proprio latte. Questo, in estrema sintesi, il messaggio lanciato nel convegno “La realtà economico-finanziaria delle aziende da latte lombarde, secondo nuovi indici di competitività” organizzato da L’Informatore Agrario con SATA-Regione Lombardia e CremonaFiere alla Fiera Internazionale del Bovino da Latte a Cremona.

Lo scenario mondiale post quote latte. “Gli agricoltori devono necessariamente confrontarsi con un mercato mondiale dove produrre qualità rappresenta la chiave competitiva comunque, che si produca per le dop o meno” ha introdotto Antonio Boschetti, direttore responsabile de L’Informatore Agrario. “In base ai dati della Commissione europea, la media dei prezzi del latte in Europa nei primi sei mesi del 2014 è leggermente superiore (+0,6%) a quella del secondo semestre 2013. Questo aumento è dovuto alla domanda di latte in polvere della Cina, il più grande Paese importatore di prodotti lattiero-caseari, tra febbraio e marzo scorso, che ha fatto schizzare i prezzi in alto. “Ora sono in fase di calo, ma si tratta solo di una tendenza e comunque manteniamo livelli elevati – ha detto Daniele Rama, della Scuola Superiore di Economia Agraria (SMEA) dell’Università Cattolica di Cremona-. Non ci troviamo, quindi, in una crisi strutturale ma all’interno di un mercato con oscillazioni di prezzo che vanno governate e in cui i trend di crescita della domanda mondiale a 10-15 anni saranno positivi”. In questo contesto, la produzione in Europa continua a segnare aumenti (+18%), con Nuova Zelanda a quota +48%, Stati Uniti a +31% e Australia a +29%.

L’eccedenza di latte in UE dovuta all’embargo della Russia, importante importatore di derivati del latte, sta mostrando forti ripercussioni sull’equilibrio del mercato europeo e sta determinando una diminuzione del prezzo del latte che però per ora non coinvolge l’Italia. In questo scenario Rama ha prospettato alcune strategie di indirizzo per il nostro Paese: “Se la domanda a livello mondiale cresce, produrre di più non è la soluzione. Quello che conta è governare l’instabilità a livello aziendale e aggregato”. Sulla stessa linea d’onda Emanuele Oberto Tarena, di Intesa Sanpaolo, che ha tra i suoi clienti numerosi allevatori: “Occorre puntare su un piano condiviso con tutti gli attori della filiera”.

Prospettive per l’Italia a partire dallo studio SATA su 80 stalle lombarde. “Anche in un mercato in evoluzione a fare la differenza è l’efficienza dell’impresa e la capacità di fare utili – ha commentato Federico Giovanazzi, dirigente del settore Sviluppo di Industrie e Filiere Agroalimentari della Regione Lombardia. Il fatto che una piccola parte di aziende interessate dallo studio SATA abbia prodotto a costi pari a circa 30 Euro per 100 kg di latte, in linea con le quotazioni mondiali, lascia ben sperare”. “Tante aziende chiudono o vendono, il 50% delle imprese nello studio SATA è in rosso: una gestione virtuosa del bilancio farebbe la differenza” ha testimoniato l’allevatore lombardo Giovanni Venier, che ha partecipato al progetto SATA, da cui deriva lo studio presentato nel convegno alla Fiera Internazionale del Bovino. Un progetto che ha interessato nel 2013 un campione di 80 aziende lombarde che allevano da 50 a oltre 500 vacche, con produzioni che vanno da 50 a quasi 120 hl di latte venduto per vacca nell’anno. “Con il database che il Progetto economia ha generato abbiamo per la prima volta messo a punto dei valori di riferimento a livello economico, finanziario e monetario che ci consentiranno di realizzare un cruscotto economico dell’azienda zootecnica per una gestione economica efficiente delle nostre stalle” ha prospettato Michele Campiotti, specialista SATA per il settore gestione aziendale ed economia. Otto i parametri che l’allevatore deve tenere sott’occhio: il costo di produzione per 100 litri (euro), la Plv e l’utile netto per vacca allevata (euro), il capitale proprio su quello totale investito in azienda e gli indici finanziari Rod, Roi, Rot e Ros.

I risultati dell’indagine 2013. Tre le voci di costo più importanti dello studio, raffrontate a quelle del 2012 spiccano gli alimenti acquistati, la manodopera e gli affitti. “Per 100 litri di latte l’azienda media ricava 47,10 euro e riesce ad avere anche altri 12,54 euro da altre entrate, arrivando così a una plv complessiva di 59,64 euro per 100 litri. I costi di produzione totali, comprensivi in questo calcolo della manodopera familiare, raggiungono i 50,64 euro per 100 litri di latte, facendo rimanere 9,00 euro per la remunerazione degli altri beni apportati dall’imprenditore”.
L’andamento complessivo è simile a quello dello scorso anno (nel 2012 erano 32 su 70, il 45,7% gli allevamenti che chiudevano in negativo) con il 45% di allevamenti inefficienti. Si può notare anche un allargamento della forchetta: il valore massimo dista 2.872 euro da quello minimo (2.614 euro nel 2012). “Si conferma, quindi, anche quest’anno un divario attribuibile all’efficienza che va sicuramente da +1.000 a –1.000 euro – ha concluso Michele Campiotti. Basti pensare che l’azienda più efficiente avrebbe un utile netto pari 0 con il prezzo del latte (al lordo di Iva e premi) a 38,9 euro per 100 L, mentre l’azienda peggiore raggiungerebbe un utile netto 0 con il prezzo del latte a 70,7 euro per 100 L! In altre parole: una buona gestione può arrivare a valori di 20-30 euro per 100 litri di latte”.

Fonte: Edizioni L’Informatore Agrario

E’ mancato Alberto Rizzotti, nel 1945 fondò la casa editrice “L’Informatore Agrario”. ARGAV si stringe intorno alla famiglia.

Alberto Rizzotti

Alberto Rizzotti (Foto Edizioni L’Informatore Agrario)

E’ mancato all’età di 102 anni, Alberto Rizzotti, fondatore e presidente onorario di Edizioni L’Informatore Agrario S.r.l., casa editrice con sede a Verona che da oltre 65 anni offre un servizio di informazione specializzato a professionisti e appassionati di agricoltura in tutta Italia. Una morte serena, circondato dall’affetto dei suoi familiari, per un agronomo che è diventato autentico pionere del giornalismo agrario dando vita nel 1945, a guerra appena conclusa, a uno dei primi bollettini informativi per aggiornare e formare gli agricoltori.

“Alberto Rizzotti era un “maestro” per tutti noi – afferma il presidente ARGAV Fabrizio Stelluto  –  qualunque giornalista voglia avvicinarsi alla conoscenza dell’agricoltura, non può, nè potrà prescindere dal suo esempio.A nome di tutta l’ARGAV, esprimo le più sincere condoglianze alla famiglia ed  ai colleghi delle Edizioni L’Informatore Agrario”.

Mercoledì 27 agosto i funerali a Verona. “Un uomo che con la sua tenacia, determinazione e intelligenza ha portato la casa editrice a rappresentare il punto di riferimento per il mondo agricolo italiano” commenta la figlia Elena Rizzotti, presidente di Edizioni L’Informatore Agrario. I funerali si svolgeranno mercoledì 27 agosto alle 10.30 nella chiesa di San Francesco all’Arsenale a Verona.

Un periodico di servizio. “L’informatore Agrario” è nato come mensile, all’inizio dell’ottobre 1945. Sul primo numero Alberto Rizzotti definì con lungimiranza e chiarezza l’impostazione della rivista: “Sarà nostra cura fornire l’Agricoltore e il Professionista di tutti quei dati pratici che potrannno loro facilitare lo svolgimento del lavoro e delle pratiche”. Dopo un anno, forte del successo riscontrato e dei suoi primi 625 abbonamenti, “L’informatore Agrario” diventando dopo breve tempo quindicinale e, dal 1952, settimanale. “Lavoro senza sosta – diceva all’epoca il suo fondatore. Mi impegno, dunque, senza soste, perchè, oltre al lavoro del mio studio professionale, svolgo tutto quello dell’Informatore Agrario. Faccio il direttore, il redattore, l’amministratore, acquisisco la pubblicità e gli abbonamenti”. Una dedizione assoluta, mentre Verona era ancora ingombra di macerie, che nel tempo ha alimentato l’autorevolezza del periodico, rendendolo testimone e interprete del progresso dell’agricoltura nazionale. Su suo impulso, alla casa editrice collaborano infatti i maggiori studiosi e ricercatori delle più rinomate università nazionali, oltre agli esperti e ai tecnici agricoli di tutte le regioni d’Italia.

Un convinto divulgatore. Personalità di forte temperamento e carismatica, precursore delle esigenze del mondo agricolo italiano, divulgatore convinto, Alberto Rizzotti ha ampliato la casa editrice, coinvolto nella sua passione la famiglia e fondato nel 1983 il mensile “Vita in Campagna”, dedicato agli appassionati di agricoltura per hobby. Nel 2004 la casa editrice si è inoltre arricchita di una nuova testata, il mensile di meccanica agraria “MAD-Macchine Agricole Domani”. Su impulso di Alberto Rizzotti, Edizioni L’Informatore Agrario si è anche distinta per la pubblicazione di libri specializzati e per la presenza alle manifestazioni di maggiore rilievo nel settore.

Fonte: Edizioni L’Informatore Agrario

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

A Fieragricola 2014 stilato il primo manifesto per certificare la chimica verde in UE

Chimica verdeA Fieragricola 2014 è stato lanciato il primo manifesto della chimica verde nella tavola rotonda organizzata da Chimica Verde in collaborazione con L’Informatore Agrario.

Bioraffinerie. Si prevede, infatti, che entro il 2030 in Europa il 30% della produzione di composti chimici sarà biobased, che il 25% dell’energia per i trasporti e che il 30% dell’energia elettrica e termica sarà generato dalla biomassa. Al momento, però, la bioeconomia italiana manca di una normativa per certificare le produzioni. La crescita della chimica verde, che ha occupato negli ultimi tre anni 1600 persone, e tutto il sistema biogas  rischia quindi di essere compromessa o frenata, nonostante le eccezionali possibilità di crescita delle bioraffinerie, nuova opportunità di diversificazione in agricoltura.

Manifesto della chimica verde. Per la prima volta, a Verona a Fieragricola, il settore fa sistema e condivide un manifesto della chimica verde che sarà presentato al Ministero per l’Agricoltura, Ambiente e alla commissione parlamentare in UE in rappresentanza del settore agricolo, agroindustriale chimico e manufatturiero italiano. Se ne è parlato nel convegno-tavola rotonda animato da Sofia Mannelli, consigliere ministeriale e presidente Chimica Verde Bionet, che ha visto la partecipazione di importanti stakeholder ed esponenti del settore “bio‐economico”. “Green oggi non sempre è sostenibile – ha premesso Sofia Mannelli. Va fatta chiarezza, ecco perché è urgente una regolamentazione”.

Il manifesto della chimica verde. Cinque i punti su cui basare la certificazione presentati da Sofia Mannelli: 1) la prima bioraffineria è la pianta, la chimica verde deve essere cioè legata al territorio 2) le bioproduzioni e la bioagricoltura necessitano di una definizione univoca di criteri di sostenibilità che evidenzino rinnovabilità, biodegradabilità, tracciabilità e livelli di tossicità minimi per l’ambiente 3) serve una normativa adeguata e non discriminatoria verso una filiera, che promuova la ricerca scientifica, innovazione, tecnologia, sviluppo e consumo di bioprodotti sostenibili 4) occorre una regolamentazione attraverso un percorso condiviso con i portatori di interesse per coinvolgere l’intero mondo produttivo 5) serve un piano di comunicazione e formazione pluriennale condiviso con le regioni. “Lo sviluppo del settore della Chimica Verde è un’opportunità per il rilancio dell’economia nel nostro Paese così come nel resto del mondo. Numerosi documenti strategici prodotti da organizzazioni internazionali e istituzioni europee considerano la «bioeconomia» un settore con enormi potenzialità di sviluppo” spiega Antonio Boschetti, direttore de L’Informatore Agrario.

Si, quindi alle produzioni “verdi”, ma se vengono certificate le opportunità si moltiplicano, soprattutto per biometano, fertilizzanti e concimi chimici rinnovabili ma anche per biocosmesi. Basti pensare che se nel 2010 il mercato europeo delle materie bioplastiche era a quota 260.000 tonnellate e, senza una legislazione ad hoc nel 2020 si prevedono 769.000 tonnellate, se il settore fosse regolamentato in UE si arriverebbe a quota 2.555.000. Per i biolubrificanti le prospettive con una politica UE sono di raggiungere le 420.000 tonnellate, per i biocomposti di 830.000 e per i building blocks le 6.540.000 tonnellate (European Renewable Resources and Materials Associat. + ERRMA Novamont). Il tutto ben si colloca in un contesto, definito il 5 febbraio 2014, qualche giorno fa, in cui il Parlamento Europeo ha chiesto un taglio del 40% delle emissioni di CO2 e la produzione del 30% di energia rinnovabile, con l’obiettivo di ottenere il 40% dell’efficienza energetica entro il 2030.

Nuova generazione di prodotti. 
In prospettiva, grazie allo sviluppo di una bioeconomia basata sull’impiego di prodotti e processi rinnovabili a partire da matrici vegetali di produzione agricola, si prevede quindi l’arrivo sul mercato di una nuova generazione di prodotti e composti chimici rinnovabili e sostenibili: bioplastiche, biolubrificanti, solventi, detergenti, cosmetici e prodotti per la salute, mezzi tecnici per l’agricoltura, vernici, imballaggi, fino a prodotti speciali per l’industria come la componentistica e i fluidi speciali per l’industria.

(Fonte: Edizioni L’Informatore Agrario)