• Informativa per i lettori

    Nel rispetto del provvedimento emanato, in data 8 maggio 2014, dal garante per la protezione dei dati personali, si avvisano i lettori che questo sito si serve dei cookie per fornire servizi e per effettuare analisi statistiche completamente anonime. Pertanto proseguendo con la navigazione si presta il consenso all' uso dei cookie. Per un maggiore approfondimento leggere la sezione Cookie Policy nel menu
  • Post più letti

  • Archivio articoli

Taglieri, quale tipologia è meglio usare per assicurare igiene e sicurezza degli alimenti?

I taglieri sono fra gli utensili più utilizzati nelle nostre cucine. Pratici e funzionali, professionali o di design, possono essere fatti di materiali differenti, ciascuno con ricadute importanti sull’igiene e la sicurezza degli alimenti. I diversi materiali possono infatti favorire o meno la proliferazione microbica o il rilascio di materiali sugli alimenti, a seconda delle caratteristiche specifiche di ciascun materiale, delle modalità con cui vengono usati o lavati, o delle conseguenze della loro usura. Scopri pro e contro dei diversi materiali dei taglieri dal punto di vista della sicurezza alimentare in questo video della serie «100 secondi» realizzato dal Laboratorio comunicazione dell’Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie.

Virus West Nile nel Nordest: rischi e misure preventive

west-nile-virus-veneto-zanzareLa presenza del virus West Nile (Wnv) nelle zanzare campionate in Veneto e Friuli Venezia Giulia si attesta intorno all’1%. È quanto emerge dagli ultimi dati comunicati dal Laboratorio di entomologia sanitaria e patogeni trasmessi da vettori dell’Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie (IZSVe).

Nonostante la circolazione del virus nelle zanzare sia moderata, 

il rischio per la salute umana non va sottovalutato.

Secondo l’ultimo bollettino sulle malattie trasmesse da vettori della Regione del Veneto, sono infatti 8 i casi di West Nile neuroinvasiva e 4 di febbre West Nile, ma i numeri potrebbero aumentare nelle prossime settimane con il perdurare del caldo estivo. “Fortunatamente quest’anno la diffusione della West Nile è abbastanza contenuta, anche se l’attenzione da parte delle autorità sanitarie è sempre molto alta dopo i recenti casi di Padova e Pordenone – dichiara la dg Antonia Ricci. “A differenza dei casi di Dengue, Chikungunya e Zika, segnalati in persone di ritorno da viaggi all’estero, soprattutto in Sudamerica e paesi tropicali, il virus West Nile è endemico nel nostro territorio e pertanto la probabilità di contrarre l’infezione è maggiore. Pertanto è importante adottare corrette abitudini per evitare le punture di zanzara, come per esempio l’utilizzo di repellenti cutanei, zanzariere in casa e larvicidi nelle aree verdi private. Solo così è possibile ridurre il rischio di infezione, specialmente per le categorie di persone fragili come anziani e immunodepressi”.

Il monitoraggio

La sorveglianza entomologica dell’IZSVe prevede l’utilizzo di 92 trappole per la cattura delle zanzare, distribuite fra Veneto (64) e Friuli Venezia Giulia (28). Il monitoraggio è cominciato nel mese di maggio e proseguirà fino ad ottobre. Le catture avvengono una notte ogni 15 giorni per ciascun sito, in maniera alternata, in modo da avere delle trappole attive ogni settimana per ogni provincia. “Nel giro di pochi anni, con la ripresa del turismo dopo la pausa Covid, abbiamo avuto un aumento progressivo dei casi di Dengue nel nostro Paese, in persone di ritorno da regioni tropicali – ribadisce Antonia Ricci – Per affrontare al meglio un viaggio in zone a rischio, prima di partire è bene consultare i centri di medicina dei viaggi delle ASL per consigli e indicazioni, mentre se al ritorno si accusano sintomi come febbre e malessere occorre rivolgersi immediatamente al proprio medico curante.”

Cosa fare per evitare le punture

Uso di repellenti cutanei: uilizzare prodotti registrati come Presidi Medico Chirurgici al Ministero della Salute o come Biocidi secondo il regolamento (UE) n. 528/2012. I prodotti di comprovata efficacia sono quelli contenenti i seguenti principi attivi: Dietiltoluamide (DEET), Icaridina (KBR 3023), Etil butilacetilaminopropionato (IR3535) e Paramatandiolo (p-menthane-3,8-diol o PMD). In commercio esistono diverse tipologie di prodotti, ciascuno con diverse formulazioni e indicazioni di utilizzo, come indicato in etichetta. Lozioni: facilmente distribuibili con le mani, necessitano di particolare attenzione quando applicati sul volto. Roll-on: pratici, permettono una distribuzione uniforme del prodotto, evitando dispersioni nell’ambiente. Particolarmente adatti per l’utilizzo sui bambini. Spray: non assicurano un dosaggio uniforme. Non devono essere applicati direttamente sul volto, ma applicati con le mani. Comodi per l’impregnazione saltuaria di abiti da lavoro. Attenzione: infiammabili. Braccialetti: non sono molti i braccialetti registrati e che assicurano quindi una reale efficacia. Inoltre la loro azione protettiva si riduce in situazioni di ventosità. Salviette e spugnette: datte per l’utilizzo sul volto, rilasciano però un quantitativo limitato di principio attivo. Formulazioni spalmabili (creme, gel): sono le formulazioni dermatologicamente più tollerate, permettono un adeguato dosaggio e una corretta distribuzione. Ambienti e abbigliamento: eliminare tutti i contenitori che possono accumulare acqua anche in piccole quantità, come i sottovasi, e ricordarsi di tenerli sempre capovolti; evitare il ristagno di acqua nei sottovasi oppure svuotarli almeno una volta alla settimana: le uova di zanzara non si sviluppano e le larve vengono eliminate; mettere pesci in fontane e vasche all’aperto: si nutrono delle larve di zanzare.; coprire con zanzariere o teli di plastica vasche e bidoni senza lasciare fessure: così si impedisce alle femmine di deporre le uova; trattare i tombini privati e le vasche all’aperto con larvicidi, seguendo le istruzioni in etichetta; utilizzare zanzariere alle finestre. Anche l’aria condizionata tiene lontano le zanzare; indossare vestiti preferibilmente di colore chiaro, senza lasciare aree estese del corpo scoperte.

Repellenti a base di estratti vegetali

La maggior parte dei prodotti può essere utilizzata sui bambini di età superiore ai 2 anni. Verificare comunque quanto riportato in etichetta. Non ci sono particolari problemi di utilizzo in gravidanza o in allattamento, tuttavia è consigliato limitare le applicazioni. Per quanto riguarda i prodotti repellenti a base di estratti vegetali, occorre controllare sull’etichetta che si tratti di un prodotto registrato come PMC o Biocida. I prodotti registrati attualmente in commercio sono quelli a base di eucalipto e geraniolo. I formulati a base di citronella, lavanda e bergamotto non garantiscono invece un’efficacia adeguata. Un prodotto non registrato non è stato testato per possibili conseguenze derivanti dal suo uso, e va quindi considerato un prodotto non sicuro.

L’IZSVe sostiene le Cucine economiche popolari di Padova

cucine-03Salvare il cibo dallo spreco e ridurre l’impatto ambientale ed energetico dovuto al suo smaltimento. Per farlo basta un piccolo gesto di solidarietà. È questo l’obiettivo dell’iniziativa promossa dall’Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie (IZSVe) a sostegno delle Cucine economiche popolari di Padova, attraverso la distribuzione di alimenti integri a lunga conservazione recuperati dai laboratori e riutilizzabili a fini di solidarietà sociale. “Grazie a una normativa esistente, la legge cosiddetta del ‘Buon Samaritano’, è possibile inviare alimenti che non vengono utilizzati per le analisi di laboratorio, ma ancora perfettamente commestibili e sicuri” – dichiara la dg Antonia Ricci – “Abbiamo scelto di dare una mano alle Cucine Popolari perché sono una bellissima realtà che ogni giorno offre circa 300 pasti a persone in difficoltà provenienti da più di 80 paesi diversi da tutto il mondo: davvero un posto senza confini! Con questo gesto vogliamo contribuire ad evitare un inutile e costoso spreco, anche in termini ambientali, e aiutare chi si occupa di accoglienza e sostegno a chi è in difficoltà.”

Si tratta di alimenti che vengono prelevati nell’ambito dei campionamenti per i controlli ufficiali e conservati in laboratorio come ‘controcampioni’, destinati nella stragrande maggioranza dei casi ad essere distrutti. Finora sono state effettuate quattro consegne per un totale circa 835 kg di alimenti.Le prime consegne alle Cucine popolari sono cominciate a febbraio, con 562 kg di olio, riso, pasta, farine, tonno, legumi, frutta secca e cracker, e proseguiranno nel tempo con cadenza regolare. Altri 273 kg di alimenti, come per esempio quelli per l’infanzia, sono stati portati all’Emporio Solidale gestito dalla Cooperativa Alisolidali, sempre a Padova, dove è possibile fare la spesa, gratuitamente, da parte di famiglie in difficoltà.

I prodotti alimentari conservati nei laboratori IZSVe sono: riso, pasta, farine, caffè, tonno, legumi, cereali, frutta a guscio, spezie, cacao, tè, bevande, olio (semi, extra-vergine di oliva, arachidi, canapa), vino e birra, prodotti per l’infanzia (omogeneizzato, farine, succhi, pasta, biscotti), miele, cracker. Nel 2023 le Cucine economiche popolari hanno garantito più di 77.500 pasti, 2.600 prestazioni sanitarie e 4.650 docce.

Fonte: Servizio stampa IZSVe

 

Aflatossine del mais e influenza aviaria, i consumatori possono stare tranquilli ma non altrettanto i comparti economici agricoli

da sx, Stefano Marangon, Igino Andrighetto, Giorgio Cester, Roberto Angeletti

(di Marina Meneguzzi, socio ARGAV) Antefatto. Nella seconda metà dell’estate 2012, in Veneto si sono riscontrate due situazioni che hanno comportato un forte coinvolgimento dei servizi veterinari regionali e territoriali delle Usl: valori anomali di aflatossine (microtossine tossiche di origine naturale ) nel mais in raccolta, che hanno messo in crisi la produzione di granoturco già fortemente provata dalla siccità e la presenza di virus di influenza aviaria in alcuni allevamenti avicoli.

Obiettivo ARGAV: avere “un’informazione informata”. Per fare dunque il punto sulla situazione di aflatossine e influenza aviaria, ARGAV,  su iniziativa del presidente Fabrizio Stelluto, ha organizzato in collaborazione con l’Istituto Zooprofilattico delle Venezie e l’Ordine dei Giornalisti del Veneto un incontro di approfondimento professionale che si è svolto ieri, giovedì 25 ottobre, nella sede dell’ISVe a Legnaro (PD). All’incontro, erano presenti in veste di relatori Giorgio Cester, dirigente responsabile dell’Unità di Progetto Veterinaria della Regione Veneto, Igino Andrighetto, direttore generale dell’IZSVe, Roberto Angeletti, direttore della Struttura complessa Chimica dell’ISVe e Stefano Marangon, direttore Sanitario dell’ISVe.

Aflatossine mais, le cause. Ebbene, ciò che è emerso chiaramente  dalle dichiarazioni degli esperti – Dr. Cester, prof. Andrighetto e Dr. Angeletti – è che il problema della contaminazione profonda di aflatossine nel mais in valori molto elevati esiste ed è presente a macchia di leopardo non solo in Veneto, che con 250 mila ettari di superficie dedicata, rappresenta nel contesto nazionale la regione con la maggiore superficie destinata alla coltura, ma anche in Lombardia orientale, parte del Friuli-Venezia Giulia e gran parte dell’Emilia Romagna. La causa dell’aumento anomalo del fungo è riconducibile a fattori ambientali, tipici della pianura Padana ed in parte già riscontrati nella calda estate del 2003, altro anno che segnò un rialzo anomalo dei valori di aflatossine: prolungata siccità, che quest’anno è arrivata a superare anche le 90 giornate consecutive, temperature ed umidità elevate.

I consumatori possono star tranquilli. Poiché il mais è l’alimento principale per gli allevamenti, il rischio maggiore per noi tutti sarebbe rappresentato dal consumo di latte, prolungato per più giorni, con un livello di contaminazione di aflatossina M1, derivato dalla B1 presente nell’alimentazione della vacca da latte, con un valore superiore ai 50 ppt (parti per trilione o nanogrammi per kilo). Dico sarebbe perchè questo pericolo è stato scongiurato dalla regione Veneto che ha approntato da agosto ad oggi un piano integrato di controlli intensificando la verifica e le analisi del servizi veterinari delle Asl ed eliminando le eventuali partite di latte contaminate.

Allarme più economico che salutare. Se la tutela del consumatore è salva, rimane aperta la questione relativa all’utilizzo della granella di mais, che deve rispettare limiti di legge prestabiliti e fissati in comunità europea a 20 ppb (parti per bilione o microgrammo per kilo), attualmente giacente presso gli essiccatoi in fase di lavorazione e decontaminazione, al fine di poter essere immessa in commercio per le ditte mangimistiche oltre che per un uso diretto dell’allevatore. La situazione sta mettendo in grande difficoltà il comparto della zootecnia veneta, a rischio di approvvigionamento di mais per l’alimentazione del bestiame, anche a causa del calo di produzione globale dovuto alla siccità e al conseguente aumento del prezzo. La questione è all’ordine del giorno del Ministero della Salute, che sta valutando i possibili rimedi, tra cui l’utilizzo dell’ammoniaca per la detossificazione della granella, metodo ammesso dalla comunità europea ma finora mai utilizzato in Italia. Certo è che in futuro, per far sì che le aflatossine del mais non diventino un problema, bisognerà lavorare sempre più sulla selezione di varietà più adatta e sulla buona prassi delle tecniche colturali e di conservazione.

Dalle tossine al virus: l’influenza aviaria. “Dal 1997 al 2005 l’Italia è stata interessata da diverse epidemie di influenza aviaria sia ad alta che a bassa patogencità, con il coinvolgimento di milioni di volatili”, ha spiegato il dr. Marangon. “Ad essere colpite, soprattutto Veneto e Lombardia, aree in cui è concentrato il 65% per cento ca del patrimonio avicolo nazionale, con conseguenti notevoli danni economici. Dopo anni di “silenzio sierologico”, nei campionamenti eseguiti dalla regione per il monitoraggio di influenze aviarie nelle aziende avicole, sono stati riscontrati a fine agosto 2012 alcuni casi di positività per virus di influenza aviaria a bassa patogenicità  in provincia di Treviso e Verona. Oltre ai casi veneti, la presenza di virus influenzale a bassa patogenicità è stata rilevata anche in alcuni allevamenti industriali di tacchini della provincia di Brescia. Sono quindi scattate una serie di misure, sia da parte del Ministero della Salute che da parte regionale, volte alla salvaguardia del patrimonio avicolo. Tra queste, anche l’abbattimento dei capi risultati positivi al virus, con conseguenti rilevanti danni per l’economia del comparto. Allo stato attuale, non sono stati segnalati altri casi di positività.