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Sicurezza alimentare, per i consumatori del Nord Est è associata a qualità e controllabilità diretta e indiretta del cibo

Scegliere alimenti freschi e di qualità, preferire il “chilometro zero” e venditori di fiducia, leggere le informazioni in etichetta prima di acquistare: sono le strategie che le persone adottano per assicurarsi che ciò che mangiano sia sano e sicuro, in base a quanto emerge da uno studio sulle percezioni sui rischi alimentari realizzato dall’Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie.

Quattro focus group condotti nel Nord Est. I risultati dello studio rappresentano un contributo utile al lavoro delle autorità pubbliche che hanno l’onere di definire politiche efficaci sulla sicurezza alimentare e promuovere l’adozione di comportamenti responsabili per ridurre i rischi alimentari. La ricerca, pubblicata dalla rivista scientifica Appetite, si è basata su quattro focus group condotti nelle città di Pordenone, Udine, Trento e Bolzano, a cui hanno partecipato in totale 45 persone. La ricerca ha individuato come la sicurezza alimentare sia associata dai consumatori alla qualità e alla controllabilità diretta e indiretta del cibo. Durante questi incontri, i partecipanti sono stati invitati a dibattere le loro convinzioni sui rischi legati all’alimentazione e a raccontare i comportamenti che adottano quando acquistano il cibo, lo preparano e mangiano fuori casa.

Gli alimenti ritenuti più rischiosi dai partecipanti sono stati i prodotti deperibili: frutta, verdura, uova, carne e pesce. Sono state espresse preoccupazioni sia legate alle infezioni trasmesse dalla presenza di microrganismi dovuti a una cattiva conservazione di questi alimenti, sia alle possibili contaminazioni chimiche dovute all’impiego di sostanze usate nelle produzioni industriali come pesticidi, ormoni e conservanti. Per questi motivi, gli intervistati hanno detto di preferire prodotti freschi, made in Italy, acquistati il più possibile da piccoli venditori locali con cui instaurano un rapporto di fiducia. Questo nonostante ci sia la consapevolezza dei controlli sanitari da parte delle aziende e delle autorità pubbliche sugli alimenti della grande distribuzione, tra i quali sono percepiti come più sicuri i prodotti di marche conosciute.

Meglio mangiare a casa che fuori. Per gli intervistati, inoltre, mangiare fuori casa è più rischioso che mangiare in casa: sia perché non ci si può assicurare dell’igiene dei luoghi e degli operatori che preparano i piatti, sia perché gli esercizi pubblici potrebbero conservare troppo a lungo gli avanzi e offrire alimenti meno sani dal punto di vista nutrizionale. In generale la ricerca ha individuato come la sicurezza alimentare sia associata dai consumatori alla qualità e alla controllabilità del cibo. La qualità viene messa in relazione con la freschezza, la naturalità e l’origine locale del cibo; la controllabilità con la possibilità di agire in prima persona per assicurarsi che il cibo sia sano e di qualità (ad esempio, controllando l’aspetto e la data di scadenza del cibo, acquistando da venditori di fiducia, cucinando direttamente ciò che si mangia), oltre che con la possibilità di ottenere certificazioni e garanzie dalle aziende e dalle autorità attraverso l’etichettatura e i brand, elementi che rassicurano il consumatore al momento dell’acquisto.

Fonte: Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie

 

Certificazione agroalimentare, la parola ai produttori

Certificazione come strumento per qualificare le produzioni, valorizzare i prodotti e tutelare il consumatore. E’ attorno a questo concetto-chiave che si è sviluppato lo scorso 26 maggio all’Istituto Agrario di San Michele all’Adige il convegno promosso da AQA Certificazioni della Fondazione Edmund Mach e CSQA. Il vicepresidente dell’Istituto Agrario, Gabriele Calliari, il direttore generale, Alessandro Dini e il presidente di CSQA, Luigino Disegna, hanno spiegato l’importanza del nuovo accordo che darà più servizi e supporto alle aziende trentine, anche in termini di informazione e formazione, sulle materie legate alla certificazione per valorizzare il sistema organizzativo aziendale e la qualità delle sue produzioni.

Le tematiche emerse nella tavola rotonda. Momento clou del convegno, moderato da Mirtis Dalpiaz, direttore di Aqa Certificazioni, è stato il dibattito che ha visto salire sul palco dei relatori alcuni esponenti del modo agricolo trentino: Mario Tonina della Federazione provinciale allevatori, Massimiliano Gremes di Melinda, Diego Coller di Astro, Andrea Merz di Trentingrana e Fausto Peratoner della cantina Lavis. Tra i principali messaggi scaturiti dalla tavola, coordinata dal giornalista esperto di economia e marketing dell’agroalimentare, Fabio Piccoli, la crescente attenzione alle nuove tipologie di  certificazione volte alla sostenibilità ambientale, la necessità di razionalizzare gli strumenti di certificazione e di rafforzare la comunicazione e l’immagine aziendale, la preoccupazione per la continua proliferazione degli schemi che rischiano di creare confusione e non creano ulteriori vantaggi per l’azienda.

Certificazione come valore aggiunto. “La certificazione ormai è un prerequisito per proporre con più forza i propri prodotti all’esterno” ha spiegato Gremes, mentre Peratoner ha sottolineato che quello del vino è un settore che prima di altri ha avvertito la necessità di ricorrere a questo strumento. “Certificazione come valore aggiunto” per Danilo Merz che ha portato Trentingrana a sfruttare sito internet, packaging, brochure aziendali per trasmettere al consumatore il concetto di sicurezza alimentare e di affidabilità. Secondo Coller le certificazioni in futuro saranno “sempre più specializzate, spostando l’attenzione sulla qualità del prodotto e sulla sua origine”, mentre per Mario Tonina in questo momento di difficoltà per i prezzi e la concorrenza dall’estero la certificazione ha consentito di  distinguere e qualificare meglio la carne trentina.

Logo Qualità trentino. Mauro Fezzi, dirigente del Dipartimento agricoltura della Provincia ha descritto gli interventi e i finanziamenti pubblici per la qualità. “Contare su produzioni certificate  significa offrire una maggiore garanzia di qualità -ha detto-: questo porta un grande vantaggio, anche in termini di immagine, per l’intero comparto agroalimentare. E’ in questa direzione che si muove anche il marchio “Qualità trentino”, logo che distinguerà sul mercato le produzioni agroalimentari trentine che rispettano specifici protocolli di produzione. Andrea Cereser dell’Istituto Zooprofilattico sperimentale delle Venezie ha parlato delle norme volontarie e della gestione della qualità, mentre Maria Chiara Ferrarese ha illustrato le norme volontarie applicabili al settore agroalimentare.

(fonte Istituto Agrario di San Michele all’Adige)

Breaking news: all’incontro Argav dell’1 marzo al Wigwam Arzerello, anteprima vertice europeo sui virus influenzali

Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie

All’incontro Argav che ci sarà stasera alle 19 al Wigwam Arzerello, sarà presente anche Teresino Calogero, medico veterinario dellIstituto Zooprofilattico delle Venezie, per una comunicazione sui temi di un importante vertice europeo previsto a Padova nei prossimi giorni e che ospiterà i massimi esperti di virologia riuniti per presentare lo stato dell’arte e i progetti di ricerca sui virus influenzali.