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16 maggio, Giornata mondiale della celiachia, a Padova protagonisti sono i bambini con il libro “Rosetta e una torta per tutti”, che sarà distribuito a tutte le scuole primarie del Veneto

copertina-rosetta-2Giovedì 16 maggio si celebra la Giornata mondiale della celiachia, una malattia autoimmune che in Italia colpisce una persona su cento e che negli ultimi anni ha fatto registrare una crescita dei casi diagnosticati. Le persone con celiachia si trovano ad affrontare quotidianamente una serie di problematiche e spesso sono i bambini i primi a farne le spese, anche dal punto di vista sociale. Proprio i bambini sono al centro dell’incontro “Conoscere la celiachia. Quando i protagonisti sono i bambini”, in programma a Padova al Caffè Pedrocchi – Sala Rossini, orario 10.00-13.00, organizzato dall’Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie (IZSVe), in collaborazione con la Regione del Veneto.

Nel corso dell’evento sarà presentato l’albo illustrato “Rosetta e una torta per tutti” (presenti gli autori Angelo Mozzillo e Francesco Faccia) che affronta con delicatezza e sensibilità la realtà dei bambini celiaci e il rischio di isolamento quando le loro esigenze alimentari non vengono comprese dai non celiaci. Attraverso una storia coinvolgente e illustrazioni vivaci, il lettore è accompagnato in un viaggio di comprensione, empatia e inclusione. “Rosetta e una torta per tutti”, infatti, non solo racconta la storia di Rosetta, una bambina celiaca desiderosa di condividere momenti felici durante i pasti con i suoi amici non celiaci, ma anche la sfida quotidiana che affronta nel trovare cibi senza glutine che siano appetitosi e interessanti.

Troppo spesso, i bambini celiaci si sentono emarginati e isolati quando non sono disponibili pasti adatti alle loro esigenze, generando una profonda sfiducia nel poter partecipare pienamente alla vita sociale. Attraverso la narrazione di “Rosetta e una torta per tutti”, si vuole trasmettere un messaggio di comprensione, accettazione e solidarietà, ponendo l’attenzione sull’importanza della condivisione dei pasti e dell’inclusione di tutti i bambini, indipendentemente dalle loro esigenze alimentari. Porteranno i saluti istituzionali l’assessore alla Sanità della Regione del Veneto Manuela Lanzarin, la direttrice generale dell’IZSVe Antonia Ricci, il direttore del Dipartimento di prevenzione dell’Ulss 2 Paolo Patelli, il direttore generale dell’Ufficio Scolastico Regionale per il Veneto Marco Bussetti. Copia dell’albo illustrato sarà consegnata ai partecipanti e, successivamente, a tutte le scuole primarie del Veneto. L’ingresso è libero. Per iscrizioni consultare il sito  www.izsvenezie.it

Pesce pescato e pesce allevato, qual è il migliore?

Schermata 2023-10-22 alle 18.27.18Uno dei luoghi comuni più diffusi è che il pesce pescato sia migliore e più genuino di quello allevato. In realtà le cose non sono così nette: entrambe le opzioni presentano dei vantaggi, e ad oggi la quota di pesce allevato ha ormai superato quella del pescato.

Il pesce pescato offre caratteristiche migliori dal punto di vista della composizione nutrizionale e del sapore delle carni; negli ultimi decenni, però, l’elevata pressione di pesca ha danneggiato molti habitat naturali e messo in pericolo la sopravvivenza di numerose specie. I prodotti ittici di allevamento presentano invece vantaggi dal punto di vista sanitario e della sostenibilità ambientale. Un confronto tra i vantaggi del pesce pescato e di quello allevato in questo video della serie «100 secondi» realizzato dal Laboratorio comunicazione dell’Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie.

Rischi alimentari, quali sono e come evitarli, l’IZSVe mette on line un sito con tutte le informazioni utili

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È online www.rischialimentari.it, sito web realizzato dal Laboratorio comunicazione dell’Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie, in cui è possibile consultare in maniera rapida e sintetica le informazioni essenziali da conoscere sui rischi per la salute connessi al consumo di alimenti.

Il sito web presenta le diverse tipologie di rischi sanitari connessi al cibo, e riporta le buone pratiche da adottare nella vita quotidiana per cercare di ridurre questi rischi, fornendo indicazioni specifiche per ciascuna delle fasi che portano dall’acquisto al consumo degli alimenti, passando per il trasporto e la conservazione della spesa, la preparazione e la cottura dei cibi, fino alla gestione degli avanzi di pranzi e cene.

Fonte: IZSVe

Come contrastare l’avvelenamento degli animali? Ce lo spiega l’Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie nel video della serie “100 secondi”

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Gli avvelenamenti animali possono avere origine accidentale oppure dolosa. Il Ministero della Salute negli anni ha rinnovato una specifica ordinanza che vieta l’utilizzo e la detenzione di esche e bocconi avvelenati: il loro spargimento sul territorio è un reato penalmente perseguibile. Ma cosa fare per prevenire l’avvelenamento accidentale o doloso del proprio animale? Come comportarsi se si rinviene un’esca avvelenata? Come riconoscere i segni di un possibile avvelenamento? E cosa fare in caso un animale presenti questi segni? Tutte le risposte in questo in questo video della serie «100 secondi» realizzato dal Laboratorio comunicazione dell’Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie.

Alimenti acquistati online, l’etichetta nutrizionale non dice sempre tutta la verità. A rivelarlo, l’Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie, che afferma: “Un terzo degli alimenti acquistati sul web non riporta le etichette nutrizionali”

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Negli ultimi anni la vendita online di generi alimentari ha visto una rapida crescita. Se dapprima poteva sembrare una moda diffusa soprattutto tra i giovani lavoratori in cerca di comodità e consegne rapide, le misure di contenimento sociale dovute al COVID-19 hanno accelerato il fenomeno, facendo registrare un massiccio spostamento dei consumatori dai normali supermercati alla spesa online e alla consegna a domicilio. Se la tecnologia modifica le nostre abitudini di acquisto e consumo verso soluzioni più veloci, non deve però venir meno la tutela della salute dei consumatori.

Indagine. Come già accade per i negozi fisici, anche per l’e-commerce la presenza di etichette nutrizionali sugli alimenti preconfezionati è obbligatoria. L’accuratezza delle informazioni riportate in etichetta è fondamentale per guidare le scelte alimentari dei consumatori e prevenire le malattie croniche legate agli alimenti. Un recente indagine del Laboratorio di chimica sperimentale – SCS8 dell’IZSVe, pubblicata sulla rivista scientifica Journal of Near Infrared Spectroscopy, ha verificato la veridicità delle etichette nutrizionali di prodotti alimentari acquistati online utilizzando la spettroscopia nel vicino infrarosso (NIR), allo scopo di valutare se le dichiarazioni dei valori riportati sulle etichette fossero corrette e conformi ai limiti di tolleranza dell’UE.

I numeri. Su un campione di 103 prodotti alimentari (80 alimenti trasformati e 23 non trasformati) venduti su una nota piattaforma e-commerce, a sorpresa ben il 35% dei prodotti trasformati non recava etichette nutrizionali sulla confezione. I campioni di cui è stato possibile verificare le etichette appartenevano a 53 diversi prodotti alimentari, suddivisi tra carni, formaggi e pesce, e sono stati valutati sperimentalmente 8 valori nutrizionali (energia kcal, energia kJ, grassi totali, grassi saturi, carboidrati, zuccheri, proteine, sali), per un totale di 424 misurazioni. Il confronto dei valori sperimentali con quelli riportati in etichetta ha mostrato che circa il 74,5% dei valori dichiarati era congruente con i dati sperimentali, l’11,3% era leggermente al di fuori dai limiti di tolleranza, il 7,5% era fuori dai limiti di tolleranza, mentre il 6,6% era assolutamente infondato.  Riassumendo, il 35,8% dei campioni ha mostrato almeno un valore fuori dai limiti di tolleranza. In particolare i grassi saturi erano i valori che si presentavano con più frequenza al di fuori delle tolleranze previste dalla normativa UE.

Problemi aperti. La maggior parte dei prodotti analizzati proveniva da piccoli produttori di carne e prodotti lattiero-caseari che vendono principalmente in loco e che hanno iniziato da poco la distruzione dei loro prodotti su piattaforme online. Non sono stati invece riscontrati errori nei pochi campioni provenienti da grandi aziende maggiormente strutturate (es. Gdo). Lo studio fornisce pertanto un quadro della presenza/assenza delle informazioni nutrizionali, la loro completezza, coerenza o conformità negli alimenti acquistati su siti di e-commerce, e mette in luce le incongruenze che si possono incontrare nei prodotti di produzione locale. Come sostiene Roberto Piro, direttore della SCS8 – Valorizzazione delle produzioni alimentari e autore senior dello studio, “il recente utilizzo dell’e-commerce per i prodotti alimentari ha avuto un notevole sviluppo, ma a questa rapida introduzione di nuovi canali di vendita non ha corrisposto un adeguato livello di formazione e informazione degli operatori”. Infatti, i produttori alimentari indipendenti, che vendono i loro prodotti online, dovrebbero avere maggiore consapevolezza di quanto richiesto dalla legislazione e le grandi piattaforme di e-commerce dovrebbero impegnarsi a fornire le caratteristiche nutrizionali di tutti i prodotti alimentari. Infine, dall’indagine emergono altri aspetti relativi all’organizzazione dei controlli. Poiché le autorità sanitarie responsabili della sicurezza alimentare sono territoriali, mentre il commercio online non ha limiti, rimane aperta la questione di quale organismo controllerà gli alimenti prodotti in una determinata regione e venduti in tutta Italia.

Fonte: IZSVe

EFSA, ECDC, EURL: focolai di influenza aviaria nei volatili, basso il rischio per la popolazione

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La situazione relativa all’influenza aviaria continua ad evolvere in Europa e nel mondo, con nuovi focolai segnalati negli uccelli e occasionali infezioni nei mammiferi. Infezioni umane sporadiche sono state segnalate al di fuori dell’UE, dove il rischio per la popolazione rimane basso, secondo l’ultimo report sull’influenza aviaria dell’Autorità europea per la sicurezza alimentare (EFSA), del Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (ECDC) e del Laboratorio di riferimento dell’UE per l’influenza aviaria (EURL) presso l’Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie.

 I virus dell’influenza aviaria ad alta patogenicità (HPAI) hanno causato un aumento dei casi negli uccelli selvatici, in particolare nei gabbiani, nell’UE e sporadiche ma continue infezioni nei mammiferi. Il numero di focolai nel pollame tra dicembre 2022 e marzo 2023 nell’UE è diminuito rispetto al picco raggiunto nel novembre 2022. Una mortalità di massa anomala nei gabbiani è stata osservata in paesi come Francia, Belgio, Paesi Bassi e Italia. Il rischio di infezione nel pollame potrebbe aumentare nei prossimi mesi man mano che i gabbiani si spostano verso l’entroterra, con la possibilità che raggiungano aree di produzione avicola. Strategie di prevenzione efficaci dovrebbero essere attuate in queste aree.

Sorveglianza dei mammiferi suscettibili. Mutazioni associate all’adattamento genetico ai mammiferi sono state rilevate in alcuni dei virus circolanti sia nei mammiferi sia negli uccelli. Inoltre, i recenti eventi di mortalità di massa in mammiferi come i leoni marini suggeriscono una potenziale trasmissione del virus HPAI tra mammiferi. In questo contesto, gli scienziati dell’EFSA e dell’EURL raccomandano di estendere e rafforzare la sorveglianza nei mammiferi selvatici e d’allevamento, in particolare visoni e maiali, nelle aree a rischio in cui è presente l’HPAI.

Basso rischio per la popolazione generale. Sebbene siano state segnalate sporadiche infezioni di influenza aviaria nell’uomo, che possono causare malattie gravi ed avere esiti fatali, le infezioni umane rimangono un evento raro. La maggior parte delle gravi infezioni umane segnalate di recente da paesi al di fuori dell’UE sono state correlate all’esposizione non protetta a pollame malato e morto, in particolare negli allevamenti familiari o rurali. I virus circolanti si legano preferibilmente ai recettori di tipo aviario presenti negli uccelli e non ai recettori di tipo umano, e sono suscettibili agli antivirali. Il rischio per la popolazione generale in Europa è valutato come basso, e da basso a moderato per i lavoratori e altre persone a contatto con uccelli e mammiferi potenzialmente infetti e morti. L’ECDC, l’EFSA e l’EURL raccomandano l’uso appropriato dei dispositivi di protezione individuale in caso di contatto con i volatili. Le persone esposte a uccelli o mammiferi infetti dovrebbero essere sottoposte a test diagnostici e successivo monitoraggio, al fine di identificare tempestivamente potenziali casi di trasmissione.

Fonte: Servizio comunicazione IZSVe

Influenza aviaria, Sars-CoV-2 e West Nile: la ricerca scientifica riparte dalle emergenze sanitarie, ma ha bisogno di finanziamenti

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La ricerca scientifica riparte dalle emergenze sanitarie che hanno segnato il 2022: influenza aviaria, Sars-CoV-2 e West Nile. Il nuovo anno si preannuncia ricco di sfide scientifiche per l’Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie, che ieri ha presentato i nuovi progetti di ricerca in partenza nel 2023, in presenza del direttore generale Antonia Ricci, del direttore sanitario Gioia Capelli, del direttore del Centro di referenza nazionale per l’influenza aviaria Calogero Terregino e della ricercatrice del Laboratorio di genomica e trascrittomica virale Alice Fusaro (nella foto in alto, un momento dell’incontro stampa).

Le attività di ricerca si concentreranno su settori specifici che hanno come obiettivo generale il contrasto alle malattie infettive e i rischi emergenti. “La pandemia di Covid-19, l’influenza aviaria e la West Nile ci hanno insegnato che il contrasto alle malattie infettive è possibile solo con un approccio integrato One HealthIl nostro ruolo come IZSVe è di preservare questo delicatissimo equilibrio fra uomo, animali e ambiente, che rappresenta una sfida scientifica di grandissimo valore per i nostri ricercatori, ma che andrebbe adeguatamente finanziata da parte delle istituzioni, ben oltre lo 0,32% stanziato coi fondi del Piano Complementare al PNRR. La sanità pubblica veterinaria italiana è un’eccellenza del sistema sanitario nazionale che merita di essere riconosciuta e sostenuta, non solo per la lotta alle malattie infettive che hanno un impatto diretto sull’uomo, ma anche per il fondamentale ruolo di tutela della salute animale e della sicurezza alimentare”, ha detto il dg Antonia Ricci.

L’ondata di influenza aviaria ad alta patogenicità che ha investito l’Europa a partire dall’autunno del 2020 costituisce una priorità sanitaria per tutto il continente e una sfida scientifica senza precedenti, soprattutto per le implicazioni sulla filiera avicola e la fauna selvatica e per i rischi associati al potenziale zoonotico del virus. È questa la motivazione alla base di Kappa-Flu, il progetto di ricerca internazionale finanziato dalla Commissione europea per 7 milioni di euro, della durata di quattro anni, che coinvolge sette partner fra cui l’IZSVe. Coordinato dall’Istituto Friederich-Loeffler (Germania), insieme all’Erasmus University Medical Center (Paesi Bassi), KAPPA-FLU nasce sulle orme del progetto europeo Horizon 2020 Deltaflu, che ha coinvolto anche IZSVe e si è concluso lo scorso novembre. Del precedente progetto, Kappa-blu mantiene il focus sull’influenza aviaria e l’organizzazione del consorzio scientifico ma si sviluppa su obiettivi diversi volti a comprendere i cambiamenti epidemiologici, ecologici e patogenetici che caratterizzano l’epidemia H5 HPAI che da più di due anni affligge il settore avicolo e la popolazione selvatica aviaria europei. Il progetto è concepito con uno spirito pragmatico in linea con le strategie “Farm to Fork” della Commissione europea, che puntano a sviluppare sistemi di prevenzione e controllo delle malattie degli animali efficaci e sostenibili nel tutelare contemporaneamente la sicurezza alimentare, la filiera produttiva e la salute pubblica. Le attività dell’IZSVe riguardano tre filoni di ricerca: comprendere le dinamiche ecologiche ed evolutive del virus, sviluppare una piattaforma di fenotipizzazione rapida, potenziare gli strumenti dell’epidemiologia predittiva.

Sorveglianza genetica varianti SARS-CoV-2. Prosegue l’attività di sorveglianza delle varianti di SARS-CoV-2, coordinata dall’Istituto superiore di sanità (Iss). I risultati degli ultimi mesi riportano che il 100% dei campioni analizzati appartiene alla variante Omicron, al cui interno si distinguono cinque lineage principali BA.1, BA.2, BA.3, BA.4 e BA.5 e diversi sublineage. L’ultima sorveglianza del 13 dicembre ha confermato che BA.5, con una frequenza dell’88,8%, continua ad essere il lineage prevalente nella regione Veneto. Tale prevalenza è in linea con quanto osservato in Italia e in Europa. Il lineage BA.2 è aumentato di 4 punti percentuali rispetto a novembre (6,3%) e ha raggiunto la prevalenza del 10,2%, mentre il lineage BA.4 risulta in calo, passando dal 3,4% all’1% nell’ultimo mese. Tra le varianti definite dall’Oms come “varianti da monitorare”, segnaliamo BQ.1*, raddoppiata nel corso dell’ultimo mese e ad oggi responsabile di più della metà (58%) delle infezioni nella nostra regione, e BA.2.75*, responsabile di circa l’8% delle infezioni e aumentata del 6% nell’ultimo mese. Il significativo incremento di tali varianti è probabilmente associato all’elevata capacità di evadere dalla risposta immunitaria acquisita sia dalla vaccinazione che da precedenti infezioni, anche recenti. La sorveglianza genetica mensile per valutare la prevalenza delle varianti a livello regionale e nazionale si affianca alle attività di sorveglianza settimanali che l’IZSVe svolge costantemente in collaborazione con la UOSD Genetica e Citogenetica – AULSS 3 Serenissima, la UOC Microbiologia – AOUI Verona e tutte le Microbiologie del Veneto. Tale monitoraggio è fondamentale per intercettare la comparsa, l’introduzione o la diffusione di nuovevarianti o di varianti attenzionate per la loro capacità di trasmettersi, di causare malattia o di evadere la risposta immunitaria, fornendo dati preziosi alla comunità scientifica per un rapido adeguamento delle misure di prevenzione da adottare. In questo contesto, la recente impennata di casi di SARS-CoV-2 in Cina rende cruciale il sequenziamento del virus identificato in soggetti provenienti dal territorio cinese al fine di individuare tempestivamente la possibile introduzione di nuove varianti.

West Nile Virus.  Nel 2022 si è sviluppato un vasto focolaio di West Nile in Veneto che ha provocato numerosi casi di malattia neuroinvasiva nell’uomo con alcuni decessi. Gli studi condotti dai ricercatori dell’IZSVe in questi mesi, in collaborazione con importanti centri di ricerca medica del Veneto, e pubblicati su importanti riviste scientifiche, hanno consentito di descrivere l’evoluzione temporale e geografica del vasto focolaio e di individuare il ceppo WNV-1 quale maggior responsabile delle forme neuroinvasive nell’uomo e della malattia nei volatili e nei cavalli. L’attenzione dei ricercatori si è concentrata fin da subito su questo ceppo WNV-1, che è ricomparso nel 2021 dopo otto anni di assenza dal Nord-est e sembra oggi essersi stabilizzato in quest’area geografica. Il ceppo, diverso da quello introdotto per la prima volta nel 2008, rappresenta con ogni probabilità una nuova introduzione con uccelli migratori. Proprio in un recente articolo scientifico i ricercatori hanno confrontato i due diversi lineaggi di WNV presenti nell’uomo, uccelli e zanzare, avvalorando l’ipotesi che i pazienti umani e animali infetti da WNV-1 abbiano un maggior rischio di sviluppare malattia grave.  Per approfondire quali siano le cause dell’evento epidemico del 2022 e poterle contrastare in futuro, sono in corso diversi progetti di ricerca in collaborazione con l’Istituto superiore di sanità (Iss) e il Dipartimento di medicina molecolare dell’Università di Padova, che comprendono infezioni sperimentali con i due lineaggi di WNV oggi circolanti in Veneto negli insetti vettori, in colture cellulari e in modelli innovativi come gli organoidi.

Rischio alimentare nei molluschi bivalvi: PLASTI@Risk e STOPTTXs.La molluschicoltura e l’acquacoltura rappresentano un settore chiave, sempre più strategico per il futuro alimentare del nostro pianeta. Garantire la sostenibilità e la sicurezza delle risorse ittiche è una sfida per tutta la sanità pubblica veterinaria. L’Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie si è aggiudicato due progetti di ricerca finalizzata finanziati dal Ministero della Saluteper 900 mila euro sul pericolo conseguente all’ingestione di microplastiche e tetrodotossine attraverso il consumo di molluschi. La presenza di nuove specie di biotossine e la presenza nel mare di materiali di origine antropica come le micro e le nano-plastiche, impegnano i ricercatori nello sviluppare sistemi diagnostici per intercettare al loro sorgere i periodi di criticità dovuti a fioriture algali tossiche e per verificare effettivamente quanto i molluschi bivalvi siano esposti ad accumulare il materiale plastico. PLASTI@Risk mira a produrre una valutazione esaustiva del rischio microbiologico per la salute umana associato all’esposizione a microplastiche (MPs) ingerite attraverso il consumo di molluschi bivalvi filtratori, che permetterà l’individuazione di strategie di mitigazione del rischio. L’obiettivo principale di STOPTTXs è ridurre il rischio di contaminazione da tetrodotossine nei molluschi bivalvi vivi destinati al consumo umano. Le tetrodotossine (TTXs) sono potenti neurotossine che possono contaminare i molluschi bivalvi e l’ingestione di alimenti contaminati può causare gravi danni al sistema nervoso centrale.

Fonte: servizio comunicazione IZSVE

Influenza aviaria, nel 2021-2022 la più grande epidemia in Europa

integrazione-dati-epidemiologici-aviaria-2016-2017L’epidemia 2021–2022 di influenza aviaria ad alta patogenicità (HPAI) è la più grande finora mai osservata in Europa. A dirlo sono i dati contenuti nel report congiunto EFSA, ECDC e Laboratorio di referenza europeo (EURL) per l’influenza aviaria dell’IZSVe: 2.467 focolai nel pollame, 48 milioni di uccelli abbattuti negli stabilimenti colpiti, 187 rilevamenti negli uccelli in cattività e 3.573 eventi HPAI negli uccelli selvatici. Anche l’estensione geografica dell’epidemia è senza precedenti: dalle isole Svalbard al Portogallo meridionale e ad est fino all’Ucraina, colpendo 37 paesi europei.

Solo negli ultimi tre mesi, tra giugno e settembre 2022, è stato segnalato in Europa un numero mai registrato prima di casi di infezione da virus ad alta patogenicità (HPAI) di influenza aviaria in volatili selvatici e domestici. Come riporta il comunicato ufficiale di EFSA:sono 788 casi di virus HPAI in 16 Paesi dell’UE/SEE e nel Regno Unito: 56, 22 e 710 rispettivamente nel pollame, nei volatili in cattività e in quelli selvatici. L’insolita persistenza negli uccelli selvatici si è protratta per tutta l’estate verificandosi in 15 Paesi europei. Il virus ha raggiunto le colonie di riproduzione di uccelli marini sulle coste atlantica settentrionale e del Mare del Nord, causando una massiccia mortalità, in particolare in Germania, Francia, Paesi Bassi e Regno Unito.”Contestualmente è stato pubblicato anche il report congiunto sui test per il rilevamento delle infezioni da virus dell’influenza zoonotica negli esseri umani e sulle misure di sicurezza sul lavoro per i lavoratori esposti. Il documento mira a fornire una guida su come identificare tempestivamente le infezioni umane trasmesse da virus influenzali animali, al fine di fornire un’allerta rapida e implementare le necessarie misure di prevenzione e controllo. Illustra inoltre gli obblighi dei datori di lavoro per la protezione dei lavoratori dall’infezione o in caso di focolai.

Rischio basso per l’uomo. “Nonostante la situazione eccezionale che si è verificata in Europa, al momento il rischio di spillover di un virus influenzale aviario dagli animali all’uomo è basso – dichiara Calogero Terregino, direttore del Laboratorio di referenza europeo per l’influenza aviaria presso l’IZSVe – “ma la situazione necessita di essere costantemente monitorata perché il virus è molto diffuso e può evolvere in senso negativo in ogni momento”. Infatti i virus zoonotici dell’influenza animale, principalmente aviaria e suina, possono trasmettersi dagli animali all’uomo e causare epidemie o addirittura pandemie, come è già successo in passato. Le persone più esposte ad eventi di spillover sono quelli in prima linea nei focolai: gli allevatori di specie sensibili ai virus influenzali, il personale negli zoo e nei macelli, nei laboratori, nelle strutture sanitarie e gli addetti alla gestione dei rifiuti zootecnici o alla conservazione della fauna selvatica.

Fonte: IZSVe

Estate, tornano le zanzare: i cittadini al fianco dei ricercatori nel tracciamento con l’app Mosquito Alert per un controllo efficace dell’insetto, nell’interesse comune e della salute pubblica. All’iniziativa, partecipano l’IZSVe e il MUSE.

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Mosquito Alert è un’app gratuita per i cittadini che vogliano collaborare al piano nazionale di tracciamento delle zanzare “Mosquito Alert Italia”, in un’ottica di scienza partecipata (citizen science), che affianca i cittadini ai ricercatori. A coordinare il progetto, Sapienza Università di Roma, con il coordinamento da parte del Dipartimento di Sanità pubblica e malattie infettive, insieme ad altri enti di ricerca nazionali. quali Istituto Superiore di Sanità, Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie, MUSE – Museo delle Scienze di Trento e Dipartimento di Fisica e Astronomia “Augusto Righi” dell’Università di Bologna.

Altri partner sono i cittadini, che potranno inviare agli entomologi della task force le loro segnalazioni volontarie, tramite l’app Mosquito Alert: scaricandola gratuitamente, il cittadino potrà inviare sia segnalazioni non fotografiche delle punture, che foto di zanzare o di raccolte di acqua stagnante, che possono rappresentare potenziali siti riproduttivi dell’insetto come, per esempio, i tombini. I cittadini più appassionati potranno inviare agli esperti anche gli esemplari di zanzara che riusciranno a raccogliere. Lanciata in Spagna, l’app Mosquito Alert approda in Italia nel 2020. Interessanti i risultati internazionali raggiunti finora, con oltre 200mila download, ma si può ottenere di più. Lo scopo è quello di raccogliere e validare il maggior numero di fotografie di zanzare per mapparne le specie, con particolare attenzione alla “tigre” (Aedes albopictus) e ad altre specie invasive come la zanzara coreana (Aedes koreicus) e quella giapponese (Aedes japonicus), arrivate recentemente nel nostro paese.

Il nostro paese è uno dei più colpiti dalle zanzare in Europa, sia per numero di specie (65 attualmente conosciute) sia per la loro ampia distribuzione e densità sul territorio, considerando soprattutto le specie invasive: controllarle è importante non solo per le loro fastidiose punture, ma anche perché le zanzare sono potenziali vettori di patogeni per l’essere umano (es., virus Dengue e Chikungunya), che possono rappresentare una minaccia per la salute pubblica. Tra le specie di zanzara più pericolose come vettori c’è Aedes aegypti che, attualmente non presente in Italia, richiede una specifica sorveglianza. Occorre ricordare, inoltre, che una massiva presenza di zanzare può danneggiare importanti settori dell’economia nazionale, come quello turistico.

Usare l’app Mosquito Alert è molto facile: per conoscere la specie in tempo reale, basterà fotografare una zanzara e inviare lo scatto, che deve essere di qualità per consentire una valida identificazione della specie, alla task force degli esperti che, sempre tramite smartphone, informeranno l’utente sulla zanzara fotografata ed elaboreranno mappe delle specie presenti sul territorio, utili a gestire e indirizzare le disinfestazioni. Le segnalazioni dei cittadini, una volta validate, verranno inserite nella mappa interattiva sul sito di Mosquito Alert Italia e potranno aiutare a mirare efficacemente gli interventi di controllo. Per non vanificare i risultati delle disinfestazioni in aree pubbliche condotte dagli enti locali, sarà importante sensibilizzare i cittadini anche rispetto alla gestione delle aree private in cui le zanzare potrebbero svilupparsi, come le raccolte domestiche di acqua stagnante.

L’Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie (IZSVe) è un ente sanitario di diritto pubblico che svolge attività di prevenzione, controllo e ricerca nell’ambito della salute animale e della sicurezza alimentare. L’IZSVe è stato di recente insignito del prestigioso riconoscimento internazionale di Laboratorio di referenza WOAH (Organizzazione mondiale della sanità animale) per le micoplasmosi aviarie, che provocano infezioni a carico soprattutto dell’apparato respiratorio e articolare degli animale e possono generare perdite economiche rilevanti per l’industria avicola. Alla direzione del laboratorio è stato nominato il dott. Salvatore Catania, direttore della sezione di Verona dell’IZSVe, che negli anni si è affermata come presidio territoriale per la prevenzione e il controllo delle malattie diffusive del settore avicolo, e ha sviluppato capacità tecniche e scientifiche in grado di far fronte a importanti crisi sanitarie, come nel caso della recente epidemia di influenza aviaria. La nomina, sostenuta dal Ministero della Salute, arriva a pochi giorni dal riconoscimento all’IZSVe del Centro di referenza FAO per i coronavirus zoonotici e porta a 18 il numero dei Centri di referenza nazionali e internazionali che hanno sede all’IZSVe.

Il Museo delle Scienze di Trento (MUSE) svolge attività di ricerca e monitoraggio ambientale, divulgazione e formazione sui temi della natura, società e sviluppo sostenibile. Dal 2010 svolge il monitoraggio della zanzara tigre e altre specie di zanzara nella città di Trento in collaborazione con l’amministrazione comunale e mantiene un allevamento di zanzara tigre in laboratorio aperto al pubblico, usato anche per divulgare le attività di Mosquito Alert. Fin dalle fasi iniziali ha partecipato allo sviluppo dell’app Mosquito Alert, in particolare gli entomologi dell’unità di zoologia degli invertebrati e idrobiologia hanno contribuito allo sviluppo dei contenuti dell’app e al riconoscimento delle specie di zanzare a partire dalle foto scattate dai cittadini e inviate con la app. Il MUSE è impegnato inoltre nello sviluppare, assieme a Sapienza Università di Roma, la parte educativa del progetto proponendo ai docenti delle scuole di ogni ordine e grado corsi di formazione su biologia, ecologia delle zanzare e sull’uso dell’App Mosquito Alert coinvolgendo gli studenti con appositi percorsi didattici che il docente può sviluppare in autonomia o con il supporto degli esperti.

Fonte: servizio stampa IZSVe

 

Nanomateriali e sicurezza alimentare

Il video seguente realizzato dal Laboratorio comunicazione dell’Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie nell’ambito della serie «IZSVe Scienza» vuole essere un’introduzione al mondo dei nanomateriali nell’ambito della sicurezza alimentare. L’impiego di nanomateriali nell’industria alimentare sembra offrire, infatti, notevoli vantaggi. Ad esempio, la presenza di alcune nanoparticelle dotate di attività antimicrobica nel packaging favorisce la conservazione e la qualità degli alimenti. Tuttavia è ipotizzabile che queste nanoforme diano origine a nuovi e sconosciuti fenomeni di tossicità, spesso correlati alle loro interazioni con altre sostanze.