
cantina sociale di Gambellara
Un settore in buona salute ma che stenta a decollare e a non sfruttare tutto il suo potenziale economico e occupazionale per la mancanza di forti strategie pubblico-private che mettano in rete e a sistema le risorse di un Paese in cui il vino e il buon cibo sono fortemente interconnessi con le bellezze artistiche e paesaggistiche di tanti territori. E’ quanto emerge dai dati dell’anteprima del XIV Rapporto sul Turismo del Vino in Italia, curato dall’Università di Salerno per conto delle Città del Vino, forniti nei giorni scorsi alla Bit (Borsa Italiana del Turismo) di Milano, alla presenza di Floriano Zambon (presidente Città del Vino), Giuseppe Festa (professor dell’Università di Salerno, direttore scientifico del corso di perfezionamento in Wine Business e curatore del Rapporto), Carlo Pietrasanta (presidente del Movimento Turismo del Vino).
Istituzioni e privati, rapporti ancora labili. Il XIV Osservatorio evidenzia, già nel titolo – “Attualità e prospettive nell’evoluzione dell’enoturismo – Le reti di collaborazione tra enti pubblici (soprattutto “Piccoli Comuni”) e operatori del comparto” – la necessità di rafforzare la collaborazione sui territori tra istituzioni e operatori privati. Se, infatti, il livello medio dei servizi degli operatori enoturistici (cantine, ristoratori, albergatori, etc) sul territorio comunale è giudicato discreto (7,05 in media, con quasi il 40% delle risposte che riconosce un voto pari o superiore a 8), ben 2 Comuni su 3 hanno già buoni rapporti di collaborazione con la Strada dei Vini o dei sapori del territorio, il cui funzionamento però è ritenuto poco più che sufficiente (6,12 in media); ma per lo più per mancanza di risorse economiche a sostegno della programmazione di attività. Tuttavia quasi 6 Comuni su 10 hanno realizzato negli ultimi 5 anni uno o più progetti per migliorare i servizi agli enoturisti, con grande vantaggio anche per le cantine e gli altri operatori privati. Infatti, gli enoturisti che arrivano nel territorio comunale, in termini di percentuale sul fatturato delle aziende vitivinicole, sembrano incidere in media per il 31,35% e per il 37,44% sul fatturato della filiera (ristoranti, alberghi, altri produttori tipici, etc). E ancora. Più di 2 Comuni su 3 (69,41%) non prevedono la tassa di soggiorno e circa il 40% dei Comuni non ha un ufficio turistico; quando c’è, non si procede a stime ragionate delle presenze enoturistiche. Secondo i Comuni, l’attività su cui dovrebbero investire gli operatori per migliorare i servizi agli enoturisti è al primo posto la formazione del personale (35,81%), seguita dalla pubblicità (27,16%).
Su 420 comuni, 85 hanno risposto all’indagine. Per quasi il 90% dei rispondenti il flusso di arrivi in cantina e il fatturato dell’enoturismo sono aumentati o almeno rimasti stabili rispetto ai dati del precedente Osservatorio: circa 14 milioni di accessi enoturistici nel 2017 per un fatturato di almeno 2,5 miliardi euro. Il XIV Rapporto Turismo Vino – Anteprima 2018 ha preso a campione i Comuni associati a Città del Vino, invitati a rispondere prima tramite email (universo) e successivamente tramite promemoria telefonico (campione). Al termine dell’indagine risultano 85 rispondenti “effettivi”. Il perimetro d’indagine, in conclusione, riguarda 85 Comuni su 420 (ossia il 20,24%). “Per quanto riguarda il modello territoriale enoturistico, pensato soprattutto, ma non solo, per i piccoli Comuni – commenta il professor Giuseppe Festa – sembra emergere qualche differenza di valutazione nella rilevanza percepita dagli operatori della filiera enoturistica tra piccoli Comuni e Comuni non piccoli. In tal senso, la legge sui piccoli Comuni offre diverse soluzioni per incrementare la collaborazione enoturistica sul territorio in una prospettiva di governance. Il Rapporto evidenzia, infine, un’intensa vivacità dei Comuni rispondenti nell’impegnarsi in attività di supporto all’enoturismo. Allo stesso tempo – conclude Festa – si avverte una richiesta di maggior collaborazione, aggregazione e integrazione, per la cui realizzazione sembra naturale coinvolgere in un ruolo sempre più strategico l’Associazione Nazionale Città del Vino, a partire dal rafforzamento dell’Osservatorio del Turismo del Vino”.
Documento “programmatico” da parte delle Città del vino. “L’enoturismo è un’occasione preziosa per la promozione, l’occupazione e le economie locali. La politica deve farne tesoro, ci aspettiamo un impegno serio durante la prossima legislatura per mettere finalmente a sistema un settore dal grande potenziale che ha bisogno però d’essere guidato”, avverte il presidente di Città del Vino, Floriano Zambon. Proprio nei giorni scorsi le Città del Vino hanno inviato alle segreterie dei partiti un documento “programmatico” che affronta alcuni temi chiave rappresentati dai sindaci dell’Associazione, che mette in rete oltre 420 Comuni italiani a vocazione vitivinicola. Tra i punti messi all’attenzione della politica: il piano regolatore delle Città del Vino, lo sfruttamento delle nuove tecnologie a livello turistico, il sostegno alle Città d’Identità e al terzo settore e lo sviluppo dell’enoturismo, anche con il contributo delle Strade del Vino, il punto d’incontro naturale tra cantine, operatori privati e strategie pubbliche delle istituzioni locali”.
Fonte: Servizio stampa Città del Vino
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