• Informativa per i lettori

    Nel rispetto del provvedimento emanato, in data 8 maggio 2014, dal garante per la protezione dei dati personali, si avvisano i lettori che questo sito si serve dei cookie per fornire servizi e per effettuare analisi statistiche completamente anonime. Pertanto proseguendo con la navigazione si presta il consenso all' uso dei cookie. Per un maggiore approfondimento leggere la sezione Cookie Policy nel menu
  • Post più letti

  • Archivio articoli

Pesca e turismo in Veneto. Manzato: opere a mare valutate con i pescatori.

pescavongole caleri“Ogni tipo di opera a mare dovrà essere valutata, prima della realizzazione, anche dal tavolo permanente della pesca professionale, costituito insieme alle associazioni di categoria per regolare il settore peschereccio e per gestire flora e fauna ittica”. Lo ha ribadito l’assessore alla pesca del Veneto Franco Manzato, nei giorni scorsi a Caorle, in provincia di Venezia, per il workshop sul tema “Creare una filiera per il pesca turismo – ittiturismo. Il punto di vista del settore produttivo”.

In arrivo risorse per il settore. I dati evidenziano che il turismo costiero genera un altissimo numero di pernottamenti registrati (nel solo Veneto sono circa 25 milioni l’anno), con presenze nelle spiagge che si valutano in circa 65 milioni, generando un valore valutabile in 4,7 miliardi di euro. “Questo significa che il Veneto ha, nell’ittiturismo e nel pesca turismo, potenzialità enormi – ha ricordato Manzato – e soprattutto può creare ulteriori opportunità con il sistema turistico costiero, creando sinergie tra gli operatori delle strutture ricettive e coloro che operano nel pesca e ittiturismo”. “La Giunta regionale sta lavorando per ampliare le possibilità di questo settore – ha concluso l’assessore – mettendo a disposizione risorse provenienti da fonti diverse: comunitarie (fondi Feamp, fondi Feasr e Fesr, e progetti Leader) e regionali; nel bilancio 2014 sono stati stanziati 5 milioni di euro destinati alla pesca e all’acquacoltura”.

(Fonte: Regione Veneto)

Turismo tra contadini e pescatori: Consiglio veneto approva nuova legge. Per quanto riguarda l’agriturismo, secondo le Organizzazioni agricole venete, persa un’occasione

Andare oltre l’agriturismo spaziando dalle colline e dalle montagne al mare e alle lagune del Veneto. Questa l’impostazione di fondo della legge che disciplinerà l’agriturismo, l’ittiturismo e il pescaturismo approvata a larga maggioranza dal Consiglio regionale il 31 luglio 2012.

Le novità più rilevanti. Innanzitutto, l’accorpamento, per la prima volta, della disciplina del turismo “verde” legato alle attività agricole e quelle del turismo “blu” che fa riferimento alle attività di pesca in laguna e in mare. In materia di agriturismo il nuovo testo si prefigge di mettere ordine nella regolamentazione delle tradizionali attività definendo con maggior precisione le caratteristiche e i requisiti di cui devono essere in possesso aziende agricole e loro proprietari per esercitare l’attività agrituristica. Gli imprenditori agricoli, in attività da almeno due anni, per gestire un agriturismo dovranno, a meno che non siano laureati in agraria o in possesso di titolo equipollente, aver superato un apposito corso di formazione professionale e garantire la prevalenza delle attività produttive agricole rispetto a quelle agrituristiche, prevalenza che dovrà essere attestata dal “piano aziendale”. Viene considerata attività di agriturismo anzitutto alloggiare turisti in appositi locali mettendo a disposizione un numero massimo di trenta posti letto e servizi igienico-sanitari (almeno uno per ogni cinque posti letto) o in spazi aperti (in questo caso si parla di agricampeggio).

In fatto di ristorazione. Secondo aspetto dell’attività agrituristica (e fino a pochi anni fa prevalente in Veneto) è quello della ristorazione. A questo proposito la legge stabilisce che i prodotti usati nella cucina dell’agriturismo devono provenire per almeno il 50 % direttamente dalla stessa azienda agricola e per il 25 % in caso di tratti di aziende montane; i cibi acquistati al libero mercato alimentare non possono superare il 15 % e la restante percentuale deve provenire da aziende agricole o imprese artigiane venete o di territori limitrofi ai confini regionali. I posti a tavola non potranno superare il numero di ottanta per gli agriturismi aperti fino a 160 giorni all’anno.

Per quanto riguarda il turismo “blu” questa attività viene considerata in due possibili varianti: l‘ittiturismo, che prevede la possibilità da parte dei pescatori di ospitare turisti per la notte e per i pasti, naturalmente con piatti di pesce legati ai prodotti della loro attività; mentre le attività di pescaturismo sono dedicate a chi vuole sperimentare, anche solo per qualche ora, l’esperienza della pesca in mare a bordo delle imbarcazioni degli operatori professionali dove verranno anche consumati i pasti con prodotti ittici freschissimi provenienti direttamente dalle reti. Analogamente a quanto disposto per il turismo “verde, anche per quello “blu” il testo approvato fissa i requisiti per le aziende che devono dimostrare la prevalenza dell’attività di pesca o di acquacoltura rispetto a quella ittituristica e garantire la sicurezza delle imbarcazioni messe a disposizione degli ospiti. Da segnalare, infine, che la nuova legge inasprisce le sanzioni, pecuniarie e amministrative, per le aziende che risultino inadempienti alle norme in occasione dei controlli affidati alle Province.

Il parere delle Associazioni agricole venete. “Per quanto riguarda la nuova disciplina approvata dal Consiglio regionale, non è un problema tanto di singole norme, affermano all’unisono i presidenti regionali di CIA, Coldiretti, Confagricoltura e COPAGRI, ancora una volta schieratisi compatti su questa materia, quanto di impostazione complessiva della nuova legge sull’agriturismo; una legge che di nuovo ha poco, in quanto è lontana da quell’obiettivo di semplificazione amministrativa posto al centro delle politiche regionali e sintetizzabile nello slogan “poche regole, chiare e fatte osservare”, né si ispira se non in minima parte alla bella legge quadro nazionale. Né è uscito un testo poco coraggioso, che non incide nei problemi vivi della realtà agrituristica e non compie una scelta chiara nel senso della liberalizzazione di questa attività, che, va tenuto ben presente, deve essere connessa e complementare all’azienda agricola, alla quale si è obbligati a dedicare più lavoro che a quella agrituristica. Lo confermano anche le dichiarazioni dei responsabili politici ed istituzionali, più propense ad elogiare il passo compiuto con la disciplina di pescaturismo ed ittiturismo che ad evidenziare i progressi compiuti sul versante dell’agriturismo, di cui, piuttosto, sono indicate come novità prescrizioni già in vigore dal 1997: previo esercizio dell’attività agricola da almeno due anni, corso di formazione per gli operatori, tetto massimo di trenta posti letto nell’ospitalità e di ottanta posti a sedere nella ristorazione con il limite di 160 giornate d’apertura all’anno ecc. Dispiace soprattutto che non sia stato compreso lo spirito con cui le associazioni di categoria avevano proposto di sostituire il limite delle giornate di apertura all’anno nella ristorazione con quello di un tetto massimo di pasti annuo, altrettanto serio del precedente ma in grado di permettere all’imprenditore una maggiore elasticità nella gestione dell’attività in base all’andamento della stagione. Ciò non significa che la nuova legge sia priva di aspetti positivi. Si pensi, nella ristorazione, all’aggiustamento delle percentuali di provenienza del prodotto, in maniera che l’azienda possa farsene garante a pieno titolo; e alla concessione di utili deroghe ai limiti dei posti a sedere, anche se legate ad una sommatoria di eccezioni complicate da gestire e controllare.In ogni caso, una valutazione definitiva potrà essere data solo dopo una lettura attenta del testo normativo e la verifica della sua applicabilità nelle campagne. Sin d’ora, però, concludono i presidenti regionali delle associazioni agricole, l’impressione a caldo è quella di una normativa che cambia poco la situazione attuale, che non dà le risposte attese dagli operatori e perde l’occasione di effettuare quelle indispensabili semplificazioni che sono rinviate ad un prossimo appuntamento legislativo che chissà quando si ripresenterà. Ora particolare attenzione dovrà essere prestata alla fase fondamentale dell’approvazione dei provvedimenti attuativi, che dovranno dettagliare ed integrare le norme di legge”.

L’agriturismo veneto in cifre. Secondo i dati Istat 2010, a livello nazionale le aziende agrituristiche autorizzate risultano essere circa 20.000 e in questo contesto il Veneto si conferma tra i leader del comparto. L’offerta agrituristica regionale, infatti, con 1.305 aziende autorizzate, rappresenta il 6,5% di quella nazionale e si colloca al terzo posto, dopo Toscana (20,4%) e Trentino-AltoAdige (16,7%), dove questa tipologia di offerta turistica è storicamente più radicata. Le province venete dove maggiore è l’offerta agrituristica sono Verona (23,8%), Treviso (22,6%), Vicenza (18,1%), e Padova (13,8%). Invece, riguardo l’estensione della superficie agricola coinvolta, è la provincia di Belluno a primeggiare, con una media di 77 ettari per azienda agrituristica. Nel 2010 è avvenuto il “sorpasso” delle aziende agrituristiche che offrono alloggio rispetto a quelle specializzate nella ristorazione. Infatti, le prime sono risultate 772 unità, per un’offerta complessiva di 10.691 posti letto e 554 piazzale. Mentre per la ristorazione risultano autorizzate 736 aziende, pari a 40.457 posti a sedere. Per il pernottamento il primato va alla provincia scaligera, mentre per la ristorazione le strutture sono perlopiù concentrate nell’area trevigiana e in quella del vicentino. Le attività di alloggio e agricampeggio, in quanto svolgono servizio di pernottamento, sono registrate nell’anagrafe regionale delle imprese turistiche prevista dalla legge regionale n. 33 del 2002 e concorrono a incrementare e a differenziare l’offerta turistica complessiva della Regione. L’ospitalità registrata in agriturismo del Veneto nell’anno 2011 è stata di 179.248 arrivi e 576.762 presenze, con incrementi rispettivamente del 17 per cento e del 15 per cento rispetto l’anno precedente. La permanenza media in azienda è stata di 3,32 giorni mentre a livello nazionale il dato è di 4,9 giorni. Le presenze sono in prevalenza di turisti italiani (il 54%) provenienti in particolare da Lombardia, Veneto e Lazio. Gli stranieri invece sono provenienti in particolare da Germania, Francia, Paesi Bassi e Austria. Se confrontato con il movimento turistico complessivo del Veneto, il numero degli arrivi nelle strutture agrituristiche rappresenta appena l’1,1 % degli arrivi (contro il 2% in Italia), mentre i posti letto negli esercizi agrituristici rispetto al totale della capacità ricettiva regionale (alberghiera ed extra-alberghiera) è poco sotto l’1,6% (è il 10% invece a livello nazionale). Il movimento turistico dell’alloggio e della ristorazione in azienda agricola ha mantenuto forti i legami con la tradizione delle singole località della Regione, contribuendo a far scoprire alle nuove generazioni le tradizioni enogastronomiche e di civiltà contadina e rurale proprie della storia e dell’identità veneta.

Il turismo “blu” in cifre. Nel 2008, il turismo legato alla pesca ha registrato circa 200.000 presenze sulle coste italiane e nei territori delle acque interne, dove è attiva una flotta di circa 14.000 imbarcazioni da pesca con oltre 30.000 persone di equipaggio imbarcate. Rispetto i dati dell’anno precedente la crescita è da considerare lieve (+4 per cento), ma pur sempre significativa, viste le difficoltà create dalla crisi economica generale, le novità di rilievo sul fronte della qualità, come le prime certificazioni ottenute dagli ittiturismi del marchio Isnart “Ospitalità italiana” e infine la crescente attenzione degli operatori del settore ittico ad ampliare l’offerta di ristorazione, con l’apertura di ristoranti gestiti direttamente dalle cooperative di pesca o con l’avvio di forme di collaborazione tra pescatori e stabilimenti balneari.A livello nazionale, il numero di imprese ittiche autorizzate ammonta a circa 1.500. A livello regionale, dove l’attività di pescaturismo è disciplinata dalla legge regionale n. 33 del 2002 in materia di turismo, le autorizzazioni finora ammontano complessivamente a 40 natanti di cui 14 per le acque marittime (dati 2008 e 2009 delle capitanerie di porto di Venezia e Chioggia) e le rimanenti per le acque interne e lagunari. Il progetto di legge si pone l’obiettivo di dare impulso a queste forme di diversificazione del reddito dei pescatori che, nel contempo, costituiscono altresì strumenti di riduzione dello sforzo di pesca e attività di valorizzazione delle risorse ambientali, della cultura e dei sapori della tradizione marinara veneta.

(Fonte: Consiglio Regionale Veneto/Confagricoltura Veneto)