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Soci Argav all’opera con “Il Naviglio sepolto di Padova”, ultima fatica di Pietro Casetta, edita da Tracciati di Emanuele Cenghiaro

“Lo sfregio a Padova città d’acque è ancora lì, ed è purtroppo irreversibile. Con l’interramento si è ridefinita in profondità la stessa identità urbana, la si è sacrificata a un’insana e per molti versi ingenua idea di sviluppo”, scrive l’assessore alla Cultura del Comune di Padova, Andrea Colasio, nella sua introduzione a “Il Naviglio sepolto di Padova” (pag. 144, euro 24), ultima fatica letteraria del socio Argav Pietro Casetta, edita da Tracciati, casa editrice specializzata sul racconto del territorio nata da un’idea di Emanuele Cenghiaro, consigliere Argav.

Il colto quanto appassionato autore ricalca la dose rivelando come “la perdita del Naviglio Interno a séguito del suo tombinamento dopo la metà del secolo scorso è un lutto che Padova non ha mai elaborato, poiché nessuno si è mai occupato di illustrare le Riviere per come sono ora, proponendo ciò che vi è di pregevole (non poco) e ciò che vi è di spregevole. La guida vuole colmare questa lacuna. Percorrere con essa le Riviere Tito Livio, Ponti Romani, Beldomandi (ora Largo Europa) significa misurarsi coi principali capitoli dei 3143 anni di storia di Padova: dalla sua leggendaria fondazione nel 1118 a.C., sino al presente. Lungo Il Naviglio sepolto si incontrano infatti la tomba del leggendario fondatore di Padova Antenore e i graffiti contemporanei del Secret Garden Park; il Ponte Romano di San Lorenzo e le Mura Medievali scampate alla speculazione edilizia; l’architettura storica di Porta Molino e quella contemporanea della Banca d’Italia o della Torre Medoacense. Senza però dimenticare le cicatrici della città come il Grattacielo Europa alle Porte Contarine. Un itinerario, dunque, rappresentativo della storia di Padova. Non certo un triste e banale amarcord, ma una presa di coscienza del valore di quanto è sopravvissuto lungo questo fiume, e delle qualità di ciò che vi è stato realizzato”. Ulteriori info: https://www.tracciatieditore.it/index.php/2025/05/15/il-naviglio-sepolto-di-padova-una-guida-di-pietro-casetta/

6 agosto 2019, alla scoperta in battello di Padova, fra mura e acque

(di Marina Meneguzzi, vice presidente Argav) E’ un approccio davvero “originale” alla città di Padova quello offerto dal socio Argav Pietro Casetta, giornalista, geografo, guida naturalistica ambientale e Cultore della materia Geografia umana al Corso di laurea in Scienze della formazione dell’Università di Padova, di cui se ne può avere un bell’esempio martedì 6 agosto, in occasione dell’escursione “Padova in battello“, da lui organizzata.

Il progetto culturale. L’obiettivo di Casetta, infatti, è di raccontare la città del Santo sottolineandone gli aspetti artistici e naturalistici, dando valore alle nuove realizzazioni architettoniche, ambientali e paesaggistiche, alle opere di ingegneria, passate – stile massonico compreso – e presenti, alle nuove tecnologie energetiche e alle opere idrauliche.

Programma. Per quanto riguarda l’iniziativa del 6 agosto, l’imbarco in battello è previsto alle 17.30 al molo cinquecentesco del Portello, cui seguirà il racconto storico-artistico de: la Porta, il Ponte, il Capitello della Fraglia dei Barcari, la scalinata; un po’ di navigazione, quindi lo sbarco alla Golena comunale di San Massimo, dove saranno illustrati il Bastione Portello Vecchio (con visita al suo interno e alla sommità), le Mura e il “trabocchetto”, il Bastione Castelnuovo, la Statua di San Prosdocimo, il Leone di San Marco ricollocato e la “cavana”; per quanto riguarda le Mura e le acque di Padova, si parlerà del Bastione dell’Arena con le tracce dello storico Leone di San Marco, dell’attracco e della gru che scaricava il carbone dai barconi, dell’area su cui avrebbe dovuto sorgere il nuovo Auditorium, del Macello in stile Jappelliano, del Bastione Piccolo, della cortina di Mura cinquecentesche. Dopodiché è previsto il re-imbarco e la visita del fiume sino alla Conca delle Porte Contarine, con il racconto del Monumento alle Vittime delle Twin Towers, del “mandracchio”, della Gora che alimentava il Mulino, delle Mura cinquecentesche. Il rientro è previsto verso le ore 20 circa (costo di partecipazione 15 euro a persona, gradita la prenotazione: padova@padovaoriginale.it -349 320 86 40, l’organizzazione non è responsabile per eventuali danni inferti o subìti da persone e cose nel corso dell’escursione).

25 febbraio 2015, il socio ARGAV Pietro Casetta parla di meteorologia e rischio idraulico all’incontro promosso da WWF Padova

WWF PadovaSi intitola “Dalla meteorologia al rischio idraulico” l’incontro che il WWF Padova terrà mercoledì 25 febbraio alle 20.45 alla sala Ex Scuderie della Fornace Carotta in piazza Napoli 40 a Padova. Tra i relatori, figura anche il socio ARGAV Pietro Casetta, che interverrà sul tema “Perché le previsioni del tempo sono sempre sbagliate” e Fabio Casetto, che parlerà del tema “Conseguenze degli eventi ‘eccezionalmente normali’”.

Previsioni meteo sbagliate, danno per il turismo. Pietro Casetta è il fondatore dell’iniziativa di incoming turistico “Padova Originale”, ma ad un anno dalla nascita dell’iniziativa si ritrova a dover fare i conti con un aspetto tragicomico: la fuga dei turisti di fronte alle previsioni del tempo… sbagliate! E perché queste sono sempre sbagliate? Casetta se l’è chiesto e ha trovato la risposta nel campo della scienza: non la scienza “normale”, ma quella che non viene divulgata perché scomoda, perché fa traballare le certezze nostre e degli scienziati, perché supera il paradigma (come direbbe il filosofo Thomas Kuhn) sul quale ci siamo adagiati. E guai a dirlo che il tempo non si può prevedere: l’ultimo che ci ha provato, Edward Norton Lorenz, si è giocato il Nobel.

Urbanistica padovana del Novecento. Fabio Casetto si occupa di ambiente, edilizia e strategie sia territoriali sia commerciali. Da sempre sensibile alle politiche ecologico-ambientali, negli ultimi sei anni ha messo a disposizione dei Quartieri 3 e 4 di Padova le sue competenze partecipando, come cittadino esperto nominato, alle Commissioni circoscrizionali Ambiente e Urbanistica. Da quindici anni studia con interesse le vicende legate alle trasformazioni della sua città, specialmente quelle avvenute nel secolo scorso, con particolare focus sui Piani Regolatori ed sul nodo idraulico. Sta realizzando un testo sull’urbanistica padovana del Novecento, per tramandare memorie storiche e curiosità che altrimenti correrebbero il rischio di essere dimenticate.

Fonte: Padova Originale

Padova originale, ossia cinque nuovi chiavi di lettura per (ri)scoprire la città del Santo proposte dal socio ARGAV Pietro Casetta

Monumento_Libeskind_a_Vittime_Twin_Towers

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Il socio ARGAV Pietro Casetta, geografo padovano, ci rende partecipi dell’ultima sua iniziativa che si chiama Padova originale, ossia cinque itinerari turistici per (ri)conoscere Padova.

“Niente nomi, niente date, niente spiegazioni libresche, solo emozioni, autenticità e stile”, spiega Casetta. La novità degli itinerari sta infatti soprattutto nella chiave di lettura, alternativa e complementare alla tradizionale lettura storico-artistica delle opere d’arte. Padova originale è infatti il prodotto non solo della preparazione culturale del suo autore, ma anche della sua capacità di divulgazione maturata attraverso decenni di professione giornalistica. E proprio sulla capacità di divulgazione Casetta ha puntato, formando le sei guide turistiche che accompagnano i visitatori nei diversi tour.

Spazio considerevole negli itinerari viene assegnato all’acqua, che innerva Padova e che ne ha reso possibile l’esistenza di gran parte delle sue testimonianze monumentali. Proprio per questo, alcuni itienrari vengono proposti a bordo di un’imbarcazione, la Delta Nova Zero emissioni ( la più grande barca interamente elettrica non ibrida italiana, realizzata con finanziamenti zero sia pubblici sia UE) di Delta Tour Navigazione turistica, compagnia di navigazione e agenzia di viaggio che cura la direzione tecnica di Padova originale.

Nuove chiavi di lettura della città di Padova. Altro aspetto originale dell’iniziativa riguarda i punti di vista in cui viene (ri)scoperto il territorio: l’architettura contemporanea, rappresentata dalle numerose opere, molte delle quali pregevoli, ben visibili in particolare lungo i corsi d’acqua padovani; l’arte non ufficiale, soprattutto massonica, che proprio nella città del Santo trova importanti espressioni quali lo Stabilimento (o Caffè) Pedrocchi o il pochissimo noto Parco Romiati;l’arte tecnologica, ovvero l’insieme degli artifici ingegneristici, perlopiù idraulici, che hanno permesso la realizzazione di opere quali il Prato della Valle o il più antico Orto Botanico del mondo. I temi degli itinerari, sempre personalizzabili, sono quindi le architetture del XXI secolo a Padova; il percorso erotico, massonico e unitario nello Stabilimento Pedrocchi; il percorso delle Torri lungo il canale Piovego; i parchi irrigati dal Canale Alicorno; il Canale Alicorno: parchi, palazzi, simboli.

 

 

Martedì 18 giugno 2013, il socio ARGAV Pietro Casetta presenta a Padova il libro “Luigi Configliachi – Cenni scientifici del Viaggio fatto l’autunno 1834”

anteprima-configliachiMartedì 18 giugno 2013, alle ore 18.00, in Sala Paladin del Palazzo Municipale di Padova (Palazzo Moroni – via VIII Febbraio), si terrà la presentazione del libro  “Luigi Configliachi,  Cenni scientifici del viaggio fatto l’autunno del 1834 nell’Ungheria inferiore, nella Gallizia, nella Slesia e nella Moravia”, a cura del socio ARGAV Pietro Casetta.  All’incontro interverranno Francesco Vallerani, ordinario di Geografia presso l’Università Ca’ Foscari di Venezia e  Piero Sanavio, scrittore e antropologo.

In vista della presentazione, pubblichiamo con piacere un’anticipazione di Pietro Casetta.

“Non è vero che l’istituto padovano per i ciechi intitolato a Luigi Configliachi sia stato il primo fondato in Italia. E non è neppure vero che il suo fondatore fosse un austriacante, come ritenuto da molta influente storiografia.  Queste scoperte, e molte altre, si possono ricavare solo dal web: Ma se si vuole che la consultazione abbia la valenza scientifica di una ricerca, la rete dovrà essere consultata con criteri rigorosi, cioè definendone a priori i criteri di affidabilità”.

“Ed è alla definizione di questi criteri, e alla rete, che mi sono affidato per curare l’edizione critica di un importante manoscritto inedito e sconosciuto del Configliachi, collocato presso la Biblioteca del Museo Nazionale di Praga (dove si trovasse me lo disse Google.books). Si tratta dei Cenni scientifici del Viaggio fatto l’autunno 1834 nell’Ungheria inferiore, nella Gallizia, nella Slesia e nella Moravia, pubblicato nel mio sito web (www.pietrocasetta.it) in forma liberamente scaricabile, stampabile, e raggiungibile via motore di ricerca”.

“Dietro l’ostico titolo si nasconde la relazione di un viaggio che il Configliachi effettuò per incarico dell’imperatore Francesco I il quale, a quanto pare, aveva avuto un particolare sentore negativo riguardo la gestione di una certa cava di zolfo. Chiese quindi al Configliachi di recarsi sul posto, incaricandolo quindi di chiarirgli anche altri aspetti delle modalità di gestione dell’impero, quali la situazione della celebre Accademia mineraria di Schemnitz, lo stato dei principali bacini minerari e termali dell’impero, i criteri di gestione agricola del territorio. Il quadro esposto all’imperatore è quello che si ricava dalla lettura del manoscritto: una situazione a dir poco deprimente”.

“E forse, tale degrado, l’imperatore lo sospettava. Risulta infatti interessante la circostanza per la quale Francesco I si sia affidato non ad un fedelissimo, ma ad un personaggio presente in una black list consegnata dal Capo della Polizia Spaur al vescovo padovano Modesto Farina, che difenderà il Configliachi. Cade dunque l’accusa di austriacantismo rivolta al Configliachi dal Solitro, ripresa dal Lepschy e giunta ai giorni nostri attraverso lo Zanetti: basta scrivere “Luigi Configliachi” sulla rete e, dopo molti e utili risultati bibliografici, si arriverà proprio alla pagina dell’opera di Angelo Gambasin dedicata a questo personaggio. Magari non sarà tutta leggibile a causa dei diritti d’autore, ma le coordinate per giungere al testo cartaceo si potranno velocemente ricavare”.

“Forse l’imperatore non era a conoscenza di tale accusa, o forse la consapevolezza di una certa crisi (quanto meno economica) dell’impero lo doveva preoccupare al punto di preferire un consulente che sicuramente non avrebbe avuto peli sulla lingua nel riferire lo stato delle cose. Sempre grazie alla rete (come fare altrimenti a raggiungere proprio la Gazzetta della Provincia di Pavia di sabato 31 maggio 1845, e proprio pagina 92?) sappiamo quindi che Configliachi venne nominato, sia pur dopo molti anni, Imperial Regio Consigliere”.

“Non fu dunque, il Configliachi, soltanto il fondatore dell’istituto padovano per i ciechi, il cui primato va per altro ridimensionato. Il primo istituto italiano risulta infatti essere stato l’Istituto dei Santi Giuseppe e Lucia di Napoli, fondato vent’anni avanti rispetto a quello padovano. Prima che quello padovano nascesse, coi suoi tre ospiti, il Giuseppe e Lucia ne contava ben duecento. (Una fonte a caso: la copia conservata presso una biblioteca francese della guida del 1829 Napoli e contorni di Giuseppe Galanti, digitalizzata da Google)”.

“Configliachi fu soprattutto un manager, diremmo ora, che affrontava con gli stessi criteri gestionali la fondazione di un istituto per ciechi, la direzione di un ente universitario quale l’Orto Agrario, la riforma di un’accademia mineraria. Sul piano accademico, oltre che per il Rettorato, per altro replicato, il personaggio va rivalutato per la sua dirigenza dello scomparso Orto Agrario dell’Università. La sua guida fu caratterizzata da progetti di ingrandimento e trasformazione, miglioramenti dell’immobile, incrementi dei sussidi didattico-scientifici, questi ultimi costituiti da una collezione di ben trecento modelli di macchine agricole, parte dei quali è ora conservata presso la Collezione di modelli di macchine e attrezzature agricole del Dipartimento territorio e sistemi agro-forestali dell’Università di Padova, all’interno del complesso Agripolis di Legnaro”.

“Infine Configliachi fu anche un abate, che espresse posizioni tutt’altro che scontate relativamente alla questione del Potere Temporale della Chiesa e dei rapporti di questa con l’Austria, e caratterizzate da una sorprendente autonomia di pensiero. “Ora questi tre aspetti del personaggio (il filantropo, l’accademico, l’abate) sono finalmente considerati complessivamente”.

Pietro Casetta

Maltempo. A proposito della recente piena del Bacchiglione a Padova (17 maggio 2013), il socio ARGAV Pietro Casetta scrive…

campagne allagate(di Pietro Casetta, socio ARGAV) Mi permetto di inserirmi nella polemica sorta fra il senatore Massimo Bitonci e l’assessore al Comune di Padova Andrea Micalizzi relativa alla recente piena del Bacchiglione. Mi occupo da tempo di fiumi e di idraulica veneta, e ritengo di conoscere il problema a sufficienza per ritenere che il mio contributo possa essere utile.

1. A seguito della piena del 2010 la Regione ha commissionato uno studio al prof. Luigi D’Alpaos e ad altri specialisti per determinare le opere e gli importi necessari per porre in sicurezza l’intero sistema fluviale veneto. Se non sbaglio lo studio ha stimato tale importo complessivamente pari a 5 miliardi di euro, ma non mi è chiaro come la Regione abbia in animo di attuare tale studio, né mi risulta si sia mai espressa. Qualora si sia espressa invito l’on. Bitonci a sollecitare il collega Zaia a ribadire tale posizione, se non altro per aumentare l’efficacia della sua comunicazione.

2. Un altro studio del prof. D’Alpaos, compiuto in epoca “non sospetta” in quanto precedente al 2010, ha stabilito che, qualora si verificasse una piena eguale a quella del 1966, il livello dell’acqua a Stra raggiungerebbe 4 metri, con allagamenti importanti alla Zona Industriale di Padova e a gran parte della città. (Dirò per maggiore chiarezza che le tre piene del 2010/12/13, sono state strutturalmente diverse da quella del 1966, avendo queste riguardato il Bacchiglione, e quella il Brenta). Lo studio indicava quindi nel completamento dell’Idrovia Padova-Venezia come canale scolmatore una delle soluzioni più importanti al problema. La Regione, assessore Maurizio Conte, ha quindi affidato ad uno studio di ingegneria idraulica di Mestre, lo Studio Rinaldo, la redazione dello studio di fattibilità del completamento dell’Idrovia, che mi risulta essere stato terminato e consegnato. Mi risulta inoltre che avrebbe dovuto essere stato presentato a febbraio, ma nel sito web della Regione non vi è alcuna notizia in merito (digitato “idrovia” + “fattibilità”). Dov’è questo studio?

3. Il direttore del Consorzio di Bonifica Bacchiglione Brenta ing. Francesco Veronese così si esprimeva nel 2002 all’interno di una pubblicazione di tema idraulico da me curata: “Negli anni Sessanta nel territorio consorziale era stata urbanizzata una superficie di 4500 ettari; nell’arco di 30 anni la superficie urbanizzata si è triplicata.” Non sono un tecnico e quindi non spetta a me spiegare la relazione intercorrente fra eccesso di urbanizzazione e aumento dei volumi di piena. Mi sembra però che tale relazione sia catastrofica nel caso di eventi piovosi brevi e intensi, ma tutt’altro che irrisoria nel caso di eventi più lunghi e meno intensi come nei casi delle ultime tre piene. Anche in questo caso non mi è chiaro quali siano gli strumenti urbanistici che la Regione e il Comune intendano adottare, o abbiano adottato, per fronteggiare il problema.

Quindi, pur apprezzando i lavori effettuati dal Comune di Padova e gli studi commissionati dalla Regione Veneto, devo rilevare quanto segue.

1. I lavori idraulici effettuati dal Comune di Padova, come pure dai Consorzi di bonifica, mi risulta siano importanti lavori atti a facilitare il convogliamento delle acque di piena nei corsi d’acqua maggiori (Brenta e Bacchiglione), ma se questi fiumi non vengono resi tali da accogliere tali masse d’acqua, essi diventano risolutivi in modo parziale (credo solo per eventi brevi e intensi).

2. Qualsiasi lavoro idraulico diviene inutile, a medio-lungo termine, se non è accompagnato da una politica urbanistica di cessazione dell’urbanizzazione e di decementificazione. Una scelta, quest’ultima, certamente utopistica, ma che rivela come la soluzione del problema non risieda soltanto nella realizzazione e manutenzione dei corsi d’acqua.

Auspico non si voglia scorgere in queste mie righe l’intenzione di rinvigorire una polemica che mi è estranea e dalla quale mi dissocio. Intendo soltanto porre precise domande, legittime, che credo di avere espresso con cortesia.