(di Marina Meneguzzi, socio ARGAV) “Risi e bisi, riso e suca, risi e verze, risi e bruscandoli, riso e late, risi e tajadele pa’ i siuri (riso e piselli, riso e zucca, riso e verza, riso e luppolo, riso e latte, riso e tagliatelle per i meno poveri): sono i mangiari di tradizione contadina veneta che il poeta e musicista Bepi De Marzi, direttore del coro dei Crodaioli e autore di quello che, probabilmente è il più famoso canto di montagna (Signore delle Cime), ha “usato” come ritornello per cadenzare il suo intervento di apertura al convegno “Lo spreco alimentare (e non solo) al tempo della crisi“, organizzato in coda all’Assemblea dei Soci dall’ARGAV lo scorso 14 aprile nella bella sala convegni della Cantine dei Colli Berici (gruppo Collis) a Lonigo (VI).
L’eco-sostenibilità fa diminuire la sete. Oltre a De Marzi, all’incontro, coordinato da Maurizio Drago, socio e consigliere ARGAV, sono intervenuti: don Albino Bizzotto, Presidente “Beati i Costruttori di Pace”, Elisa Bagolin di CIT-SAV.NO, Enrico Cerni di “Carta di Altino”, Francesco Cera, direttore Mercato Agroalimentare Padova e Pier Carlo Roi, responsabile “R.E.B.U.S.”, Piero Francanzani, Accademia Italiana della Cucina. All’incontro è intervenuto anche Giancarlo Scottà, europarlamentare, membro della Commissione Agricoltura e Ambiente, e a darci il benvenuto, erano presenti anche il sindaco di Lonigo, Giuseppe Boschetto nonché Pietro Zambon, presidente delle Cantine dei Colli Berici (omaggiato con la penna ricordo ARGAV), che, in perfetta sintonia con il tema da noi trattato, ci ha informato del fatto che l’azienda ha iniziato a commercializzare i propri vini in bottiglie di vetro più leggere e, con il risparmio ottenuto, sta finanziando dei pozzi in Africa.
Il tris di primi? Una musica che stride! “L’idea del convegno – ha spiegato ai presenti Fabrizio Stelluto, presidente ARGAV – è nata da una provocazione di Bepi De Marzi, che lo scorso dicembre ha ricevuto il premio ARGAV 2011. Ebbene – ha continuato Stelluto – in quell’occasione De Marzi parlò della necessità di riportare il consumo di cibo nell’alveo non solo del recupero della tradizione, ma soprattutto di una corretta alimentazione, evitando gli eccessi, che spesso caratterizzano i convivi ad iniziare da quelli matrimoniali”. E anche in questa occasione, De Marzi ha saputo catturare l’attenzione del pubblico parlando, a volo d’uccello (qui potete leggere l’intervento per intero), di un Veneto oggi non più “felix”, martoriato nel paesaggio da insediamenti commerciali, autodromi, opere viarie che lo hanno trasformato in una terra di passaggio, un Veneto che sta perdendo la memoria delle tradizioni colturali e culturali, rinchiuso in sé stesso nella ricerca di un’identità e di stili di vita egoistici e poco sostenibili.
Solo l’1% di ciò che compriamo supera i 6 mesi di vita dall’acquisto. Stili di vita che, grazie al maggior benessere raggiunto, sono cambiati nell’arco di qualche generazione, spingendoci nel circolo vizioso ricchezza-consumismo-spreco-rifiuti. “Quando teniamo lezioni nelle scuole – ha raccontato Elisa Bagolin di CIT–SAV.NO, ente pubblico-economico che si occupa della gestione dei rifiuti urbani nella provincia di Treviso – gli studenti da noi chiamati ad indagare si stupiscono di scoprire che, al tempo dei loro nonni, gestire i rifiuti non era certo un problema, com’è invece diventato per noi”. A questo proposito, però, una bella notizia Elisa Bagolin l’ha data, per la prima volta dal 2007, in 15 Paesi europei, compresa l’Italia, c’è stata una flessione nella produzione dei rifiuti, anche se c’è da interrogarsi sul fatto che il risultato sia dovuto a un comportamento virtuoso della popolazione o piuttosto alla crisi economica. “La provincia con minor produzione di rifiuti pro capite in Italia è Treviso, – ha aggiunto Bagolin – e questo perché, in mancanza di discariche e inceneritori, si è dovuto fare di necessità virtù, lavorando già da anni sulla raccolta differenziata e sulla sensibilizzazione dei cittadini”.
Trasformare lo spreco in risorsa. “Anche il nostro lavoro fa diminuire i rifiuti grazie al recupero – ha detto Piercarlo Roi, di Rebus (Recupero Eccedenze Beni Utilizzabili Solidalmente), rete locale di solidarietà coordinata dall’ufficio progetti delle Acli provinciali di Verona, ma estesa anche in altre province venete e lombarde e che organizza il recupero di beni invenduti o inutilizzati (cibo, farmaci, abbigliamento, libri) che hanno ancora elevato potere di utilizzo ma non più valore commerciale e, tramite donazione, vengono destinate ad enti di assistenza e beneficenza. Chi dona, oltre a fare un’azione di solidarietà, può godere di sgravi fiscali sulla Tariffa di Igiene Ambientale (TIA). Nuovi stili di vita da sperimentare basati sulle relazioni che uniscono tra loro le persone con la natura e l’ambiente, la storia e il presente sono promossi anche da “La Carta di Altino” presentata al convegno da Enrico Cerni, che insieme ad altri cittadini di Quarto d’Altino (VE), l’antica Altino da cui partirono i fondatori di Venezia, ha dato vita ad una sorta di “manifesto” aperto a tutti e volto a scoprire il denominatore comune fra chi coltiva dei valori e chi persegue delle buone pratiche, anche in fatto di ricerca dell’essenziale e della sostenibilità ambientale. Francesco Cera, direttore del Mercato AgroAlimentare di Padova, primo mercato di esportazione in Italia, ha spiegato come, su 400mlioni di kg di ortofrutta commercializzati nel 2005/2006, lo 0,2% finisse in discarica mentre oggi la percentuale è stata dimezzata, a dire il vero, grazie all’aumento dei costi di smaltimento e alla diminuzione dei margini di guadagno, per cui si sta più attenti a non sprecare.
2014: Anno Europeo contro gli Sprechi Alimentari. “Ogni anno, il cittadino europeo spreca 179 chili di cibo perfettamente commestibile, oltre un terzo di quello che consuma – ha spiegato Giancarlo Scottà – e questo è un dato che fa rabbrividire, se pensiamo ai milioni di famiglie in difficoltà in questo periodo”. “Per questo è urgente – ha aggiunto Scottà – che siano approvate le misure urgenti richieste dal Parlamento europeo per la riduzione della mole di rifiuti alimentari. Etichette chiare e informazione dovranno essere i fondamenti per sensibilizzare la popolazione a livello comunitario e nazionale ed evitare gli sprechi di cibo”.
Spreco, difetto o qualità? A denunciare un mondo pieno di contraddizioni, dove la “decrescita felice”, causa crisi, rimane ancora utopia è don Albino Bizzotto, fondatore e presidente de “Beati i Costruttori di Pace”, associazione nazionale di volontariato nata a Padova nel 1985. “Lo spreco di beni materiali è quello più eclatante – ha commentato – ma c’è anche quello di beni immateriali, come i diritti. Nel 2008 la nostra associazione assisteva 60/70 famiglie, oggi quasi tremila, ma per risolvere il problema non basta la borsa della spesa, ci vuole il lavoro e chi perde il lavoro oggi perde ogni diritto”. Ed ha aggiunto: “Ho paura di una società che va a due velocità, ricchi e poveri, bisogna trovare il modo per far arrivare lo spreco a chi ne ha bisogno. E basta con i campi dedicati al fotovoltaico, basta speculazioni edilizie, dobbiamo tornare a coltivare la terra e a parlare di diritti” “E ricordate – ha concluso – che quando ci si vuol bene, si spartisce anche il necessario”.
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