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Quote latte, pagina non felice della politica

“Quella delle quote latte in Italia è una pagina non felice della politica che ha creato un notevole danno all’Erario e pesanti distorsioni della concorrenza a discapito degli allevatori onesti”. È il commento di Fabio Curto, presidente del settore lattiero caseario di Confagricoltura Veneto, in merito alla sentenza della Corte di giustizia dell’Unione europea, che ha condannato l’Italia per non aver recuperato 1,3 miliardi di euro dai produttori lattieri in seguito al superamento delle quote latte nel periodo 1995-2009.

Un costo che ricade sulla collettività. “La maggioranza degli allevatori ha rispettato le quote di produzione o le ha acquistate, oppure ha già pagato i prelievi sulle eccedenze in caso di superamento dei limiti. Ora non possiamo farci carico di quei pochi che non hanno rispettato i livelli produttivi e la legge. I produttori in difetto hanno avuto tutte le possibilità di regolarizzare la loro posizione attraverso adeguate rateizzazioni”. Per la Corte – ricorda Confagricoltura – si tratta di una “situazione iniqua nei confronti dei contribuenti italiani“, poiché il costo è ricaduto sulla collettività. La Commissione stima che, su 2,305 miliardi di euro, ben 1,752 miliardi non siano ancora stati rimborsati dai singoli produttori che hanno materialmente commesso le violazioni. Una parte dell’importo sembra considerato perso o rientra in un piano a tappe di 14 anni, ma la Commissione stima che restino da recuperare ancora 1,343 miliardi. “Ci trasciniamo in problemi che si sarebbero dovuti risolvere negli anni trascorsi in un settore che oggi è completamente liberalizzato e che sta subendo enormi fluttuazioni di mercato. In questo momento sarebbe stato più opportuno avere risorse per favorire la competitività e non ulteriori pesi che vengono da lontano, una situazione che si è incancrenita e dove la politica non è intervenuta quando avrebbe dovuto”, conclude Curto.

Fonte: Servizio stampa Confagricoltura Veneto

Consiglio dei Ministri, approvato decreto per l’agricoltura, interventi su latte, olio, Xylella e piogge alluvionali

lavoro-voucher-agricoltura-treviso-provincia-crisiIl Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali ha reso noto che è stato approvato lo scorso 29 aprile in Consiglio dei Ministri il decreto legge urgente per il rilancio dei settori agricoli in crisi, di sostegno delle imprese agricole colpite da eventi di carattere eccezionale e di razionalizzazione delle strutture ministeriali. Il decreto interviene in particolare a favore delle filiere del latte e dell’olio, e contiene misure per l’accesso al fondo di solidarietà nazionale per le imprese agricole che hanno subito danni a causa delle piogge alluvionali 2014 e delle infezioni di organismi nocivi ai vegetali, come la Xylella fastidiosa.

Latte, interventi urgenti per la gestione della fine delle quote. La norma prevede l’attuazione della disposizione comunitaria per il pagamento delle multe per l’ultima campagna lattiera in 3 anni e senza interessi. Gli allevatori interessati potranno presentare domanda all’AGEA entro il 31 agosto 2015. Per non gravare ulteriormente sugli allevatori, con la norma si amplia la possibilità di compensazione tra produttori, nell’ambito della quota nazionale, per l’ultima campagna consentendo a chi ha superato le quote fino al 12% di compensare fino al 6%, cosa che prima non era prevista e che vedeva scattare la sanzione sull’intera percentuale di splafonamento. Con il decreto viene ribadita la necessità del contratto scritto come previsto dall’art. 62 del decreto-legge n. 1 del 2012, e si introducono delle novità rilevanti: la durata minima dei contratti è fissata a 12 mesi;  il contratto deve espressamente contenere il prezzo da pagare alla consegna che può essere fisso o legato a fattori determinati, come indicatori di mercato, volume consegnato e qualità o composizione del latte crudo. Per rafforzare la filiera si è definito: la creazione di un unico organo interprofessionale, che potrà prendere decisioni valide “erga omnes”, a determinate condizioni, come accade in altri Paesi europei come la Francia; che per favorire l’aggregazione l’organizzazione interprofessionale deve arrivare al 20 per cento di rappresentatività degli operatori; che l’Interprofessione ha un campo d’azione che comprende le regole di produzione, la commercializzazione, la promozione, i contratti tipo, la tutela ambientale e la ricerca. Viene rafforzato il livello di tutela degli allevatori e dei produttori di latte, attraverso una riforma dell’art. 62 che prevede il monitoraggio dei costi medi di produzione del latte crudo da parte di Ismea, secondo le metodologie stabilite dal Ministero delle politiche agricole. I dati verranno elaborati mensilmente e costituiranno un benchmark ai fini delle segnalazioni all’Antitrust; l’inasprimento delle sanzioni per violazioni delle prescrizioni dell’art. 62 con multe che vengono innalzate da 3 mila fino a 50 mila euro;
l’Ispettorato repressione frodi del Mipaaf (ICQRF) potrà segnalare all’Antitrust le possibili violazioni.

Olio, via al piano nazionale per l’aumento della produzione del 25%. Per contrastare la crisi del settore olivicolo e oleario il Governo dà il via libera al Piano olivicolo nazionale con una dotazione di 20 milioni di euro nel triennio 2015-2017. Questo intervento fa parte di una più ampia azione operativa che prevede un coordinamento con le Regioni per far leva sui fondi europei dei Psr e rafforzare ulteriormente l’operazione a favore dei produttori. In particolare, gli interventi puntano al recupero del potenziale produttivo e competitivo con aumento del 25% delle quantità prodotte a livello nazionale nei prossimi 5 anni, arrivando a quota 650 mila tonnellate. Gli interventi si concentreranno sulla struttura della singola azienda per elevare la capacità quantitativa di produzione, come indicato prioritariamente dal piano per l’olio presentato dal Mipaaf alla filiera nei mesi scorsi.

Xylella, deroga per attivazione fondo solidarietà nazionale per la prima volta su emergenza fitosanitaria. Per andare incontro alle necessità degli agricoltori e dei vivaisti danneggiati dalla diffusione del batterio Xylella fastidiosa in Puglia viene stabilita la deroga per l’attivazione del Fondo di solidarietà nazionale, che segue la dichiarazione di calamità. Allo stesso tempo vengono destinati i primi 11 milioni di euro per gli interventi compensativi a favore dei produttori che hanno subito danni. È la prima volta che questa norma si applica a emergenze fitosanitarie provocate da infezioni degli organismi nocivi, prevista solo per eventi atmosferici. La procedura prevede che la Regione interessata possa fare richiesta di stato di calamità entro 60 giorni a partire dall’adozione delle misure di contenimento o di eradicazione da parte delle competenti autorità nazionali ed europee.

Piogge alluvionali 2014 e 2015: proroga dei termini per aiuti. Nei territori colpiti dalle avversità atmosferiche di eccezionale intensità negli anni 2014 e 2015, le imprese agricole danneggiate dalle piogge alluvionali che non hanno sottoscritto polizze assicurative agevolate a copertura dei rischi possono accedere agli interventi per favorire la ripresa dell’attività economica e produttiva. Tutte le Regioni interessate, come ad esempio Toscana, Puglia e Liguria, in deroga ai termini stabiliti dal decreto legislativo 102/2004, possono deliberare la proposta di declaratoria di eccezionalità degli eventi atmosferici, entro sessanta giorni dall’entrata in vigore del decreto.

Soppressione ex agensud. Per razionalizzare e garantire la realizzazione delle strutture irrigue, in particolare nelle regioni del sud Italia colpite da eventi alluvionali, la gestione commissariale ex AgenSud è soppressa e le relative funzioni sono trasferite ai competenti dipartimenti e direzioni del Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali.

Fonte: Ministero Politiche Agricole

Dal 1° aprile 2015 “addio quote latte”. Rischio crollo per il prezzo del latte veneto causa innalzamento produzione europea.

latte_16492Per la prima volta dal 1984, il primo aprile 2015 gli allevatori non avranno alcuna restrizione sulla quantità di latte prodotto. L’addio alle quote latte è una rivoluzione che si annuncia già dolorosa per le 3.662 aziende venete ed è stata inevitabilmente il tema dominante della 29^ Assemblea generale dei delegati A.Pro.La.V., Associazione Produttori Latte del Veneto, svoltasi nei giorni scorsi nella sede di Villorba (Tv).

Maggiore concorrenza e volatilità dei prezzi. Una preoccupazione di cui si è fatto interprete Terenzio Borga, presidente A.Pro.La.V.: “La liberalizzazione del settore, dopo 30 anni di quote di produzione, sarà destinata ad esporci a una nuova realtà concorrenziale e ad aumentare la volatilità dei prezzi. A livello europeo si è registrato un significativo aumento della produzione già nell’ultima campagna 2014, con immediata conseguenza la riduzione del prezzo alla stalla. Una corsa produttiva (+3% a livello italiano nel 2014 e +4,5% a livello europeo), che, ha portato nell’ultimo anno le nostre aziende ad una disperata ricerca di quote latte in affitto, con quotazioni oltre ogni logica. Ma che potrebbe avere esiti incontrollabili a partire dal prossimo mese”.

Il futuro del comparto lattiero caseario veneto, uno dei più importanti dell’agricoltura veneta, affronta quindi un momento delicatissimo. Il Veneto è il terzo produttore di latte italiano (dopo Lombardia ed Emilia Romagna: quasi 12 milioni di quintali di latte l’anno per un valore della produzione di quasi mezzo miliardo di euro. “Cosa dobbiamo aspettarci dal futuro? In questi ultimi giorni – afferma con grave preoccupazione il presidente A.Pro.La.V. – i caseifici privati stanno inviando comunicazioni allarmanti che annunciano la riduzione del prezzo del latte consegnato da aprile e mentre le aziende di trasformazione non intendono farsi carico di eventuali esuberi produttivi che dovessero determinarsi dall’incontrollato aumento delle produzioni. Se a questo uniamo i preoccupanti segnali internazionali, è chiaro che guardiamo con grande timore all’imminente futuro. L’appello ai nostri produttori è di resistere, è necessaria tutta l’unità possibile per vedere il giusto riconoscimento del prezzo per il nostro latte ora pagato 35-36 centesimi al litro contro il latte estero che arriva ai caseifici a 31-32 centesimi”.

Quotazione spinta al ribasso. Dopo un 2014 iniziato bene nel primo semestre, siamo ora di fronte ad un nuovo forte abbassamento del prezzo del latte: “Come allevatori – prosegue il presidente Borga – in questi mesi abbiamo visto scendere del 14% il prezzo percepito per il nostro latte e quasi dobbiamo ritenerci fortunati se pensiamo che sul mercato europeo il crollo è stato del 23%. La quotazione è spinta al ribasso dal consistente aumento della produzione, da un minor accantonamento di latte in polvere in Cina (principale acquirente mondiale) e dall’embargo russo. Ma se i colleghi europei riescono a reggere la situazione, noi, se continua così saremo costretti a chiudere: nel 2014 siamo appena riuscita a pagare i costi di produzione, non riusciremo a sostenere un ulteriore abbassamento del prezzo del latte. Le nostre aziende sono già in forte difficoltà e se dovesse concretizzarsi quello che pensiamo – prosegue Borga – il primo passo sarà la chiusura di molte stalle con conseguenze preoccupanti per tutta la filiera, per l’occupazione, per il consumatore, per il territorio: quando chiude una stalla un pezzo di storia del territorio scompare”.

In 10 anni, stalle in netto calo in Veneto. Va detto che, nell’ultimo decennio, il numero delle stalle in Veneto si è già dimezzato: dalla riforma del settore latte (con la legge 119/2003) ad oggi il numero delle aziende produttrici è passato da 7.209 a 3.662 (-49%). “A noi allevatori dal 1° aprile, con l’azzeramento quote, rimarranno solo i debiti – osserva con amarezza Borga – i mutui che incidono pesantemente sui nostri bilanci per l’acquisto e l’affitto delle quote per aumentare la capacità produttiva e sopravvivere. Senza contare la partita della rateizzazione delle multe. La mia preoccupazione è rivolta a tutto il settore, con particolare attenzione per le stalle nelle zone di montagna che hanno dimensioni più piccole e rischiano di non sopravvivere, con conseguenze economiche ma anche di tutela del territorio”.

Tracciabiltà di produzione del formaggio a tutela del consumatore. Gli allevatori veneti dovranno fronteggiare un aumento di produzione con percentuali che al momento di possono solo immaginare: in Germania, Francia, Olanda, Irlanda si sta investendo massicciamente nella realizzazione di impianti per la produzione di latte in polvere, mentre in Italia restano scarsi gli investimenti nel settore, di cui si sottovaluta la strategicità: “Anche se vediamo positivamente l’iniziativa del Ministro dell’Agricoltura Martina per la creazione del logo “Latte Fresco 100% Made in Italy” destinato ai punti vendita (bisognerà vedere se l’Unione Europea darà la sua approvazione), resta invece da compiere un passo ben più importante, rendere obbligatorio in etichetta l’origine della materia prima con la quale viene prodotto il formaggio. Il latte “estero” anche se europeo, è differente dal nostro, per qualità, controlli e costi di produzione e il consumatore dovrebbe poter essere informato e scegliere consapevolmente. I nostri costi di produzione, infatti, sono i più alti d’Europa e a noi allevatori italiani si aggiunge anche l’aggravio di una pesante burocrazia.

Cooperazione, punto di forza. Il presidente A.Pro.La.V., nel corso dell’assemblea, ha evidenziato che il 70% del latte veneto viene destinato alla produzione di 8 formaggi DOP (contro il 50% del latte italiano e solo il 20% del latte francese). Le produzioni dei formaggi DOP, come garantito dai discliplinari, possono usare esclusivamente latte del nostro territorio e questo vincolo rappresenta l’occasione per la valorizzazione del nostro latte che però deve essere sostenuta da un adeguato sostegno alle nostre produzioni casearie tipiche, in particolare contro i falsi sui mercati internazionali. Ma fino a quando l’aumento sconsiderato dalla produzione potrà essere assorbito dalla trasformazione casearia? E riusciranno gli allevatori a ottenere un giusto prezzo per il proprio latte? “Purtroppo le nostre OP (Organizzazioni Produttori) sono ancora una controparte debole – osserva il presidente A.Pro.La.V. – nelle trattative con i trasformatori privati. Dobbiamo ringraziare la cooperazione, molto forte in Veneto (il 50% del latte viene assorbito da aziende cooperative di trasformazione) se siamo riusciti a mantenere cifre dignitose, rispetto ad esempio ai colleghi della Lombardia. L’Associazione Produttori Latte del Veneto che rappresento – ha concluso Borga – costituita 29 anni fa per la gestione della quote, mai come in questo periodo è stata presa d’assalto da richieste di chiarimento e informazioni sul prezzo del latte, richieste di aiuto per il latte lasciato a terra dai caseifici. Credo che noi produttori in questo momento dobbiamo tenerci stretti, uniti nella nostra Associazione che rappresenta l’unica ancora di salvezza in questo mare aperto e tempestoso”.

Fonte: AProLaV

Multe quote latte. Confagricoltura Veneto: “paghi chi deve pagare”.

FABIO CURTO

Fabio Curto

Le “quote latte”, anche se scompariranno dal prossimo primo aprile, fanno ancora discutere e creano problemi agli allevatori italiani e veneti. Questo perché il 26 febbraio scorso, la Commissione europea ha deferito l’Italia alla Corte di Giustizia dell’Unione europea per la gestione inadeguata che è stata attuata nel nostro Paese per il recupero dei prelievi derivanti dalla sovrapproduzione di latte.

La questione si trascina dal 1984, quando l’Unione europea inserì i tetti produttivi di latte con lo scopo di limitarne la produzione e attribuì le responsabilità dell’eventuale sovrapproduzione ai singoli allevatori. Secondo queste norme, i produttori che superavano la quota assegnata dovevano, e devono, pagare una multa sulle loro eccedenze produttive.
Purtroppo, in Italia la produzione del latte non è stata gestita correttamente dai Governi che si sono succeduti e ciò ha creato situazioni che hanno portato a pesanti ripercussioni all’intero settore. Il nostro Paese ha, infatti, superato ogni anno dal 1995 al 2009 la quota nazionale di produzione di latte e pertanto ha dovuto versare alla Commissione europea un considerevole prelievo supplementare di ben 2.305 milioni di euro. ” Le “multe” dovevano essere pagate dai singoli produttori che avevano superato le loro quote individuali ma alcuni allevatori, sostenuti anche da compagini politiche, pur avendo prodotto del latte eccedente la loro quota, non hanno mai pagato il dovuto. La Commissione europea stima che l’Italia dovrebbe ancora recuperare sanzioni per 1.343 milioni di euro”, spiega Fabio Curto, presidente della Sezione Economica lattiero-casearia di Confagricoltura Veneto.

Confagricoltura Veneto: “Nuova Pac, si rischia di fare differenze tra allevatori”. “Quanto è successo ha penalizzato fortemente la stragrande maggioranza degli allevatori che per rispettare il loro limite produttivo hanno dovuto acquistare  le quote e talvolta si sono indebitati e stanno ancora pagando adesso le rate del prestito contratto. La mia Organizzazione agricola – continua Curto -, ha sempre sostenuto che se ci sono delle leggi e delle norme, le stesse vanno rispettate, anche se parallelamente ci siamo fortemente impegnati per il loro cambiamento e il superamento di regole non più adatte ad un mercato globale. Non così si può dire di altre organizzazioni del mondo agricolo.” “In Italia – aggiunge Curto –  è mancata in questi anni una programmazione e una seria politica per la nostra zootecnia e gli interventi governativi di questi giorni non hanno cambiato questa rotta di collisione per il nostro settore. Come Confagricoltura Veneto siamo fortemente contrari alle nuove disposizioni relative al pagamento accoppiato per il comparto latte contenute nel nuovo decreto attuativo della PAC approvato negli scorsi giorni dal Ministero delle Politiche Agricole. Il decreto prevede che l’accesso ai contributi previsti è subordinato all’iscrizione ai Libri Genealogici e ai Controlli Funzionali, ma questo escluderebbe oggi quasi la metà degli allevatori italiani. Allevatori che allo stesso modo hanno la loro stalla regolarmente controllata così come il loro latte. Il Governo non deve entrare nel merito delle scelte aziendali d’impresa e discriminare gli allevatori fra quelli di serie “A” da quelli di serie “B”.

L’allevatore deve essere al centro del sistema allevatoriale. Gli allevatori che volessero percepire il premio dovrebbero iscriversi obbligatoriamente ai Libri genealogici con dei costi che assorbirebbero una buona parte del premio stesso. Infatti, l’attività dei Controlli Funzionali è svolta in via esclusiva dall’AIA in un regime di monopolio previsto dalla legge 30/1991, la cui revisione –ricordo- era stata sollecitata dall’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato già nel 2010 al fine di consentire ad altri soggetti idonei di garantire questo servizio. !Il paradosso – continua Curto – è che dal primo aprile prossimo saremo esposti alla concorrenza di tutti i produttori di latte a livello internazionale e in Italia si limita per il settore la libertà d’impresa.  Auspico pertanto una sollecita revisione di questo Decreto  e che la bozza del decreto “Fondo latte” non vincoli ulteriormente gli allevatori italiani e veneti costringendoli a vincoli di adesione ad un piano di consulenza che sembrerebbe già indirizzato verso un soggetto ben determinato. Il Ministro all’agricoltura deve rendersi conto che stiamo attraversando un cambiamento “epocale”; ci deve essere una riorganizzazione del sistema allevatoriale che metta al centro l’allevatore e non le sue sovrastrutture, allevatore che deve affrontare le difficili sfide del prossimo futuro, consci dei crescenti costi di produzione e della spietata concorrenza dei Paesi che con più lungimiranza sono riusciti da anni a strutturare il loro sistema produttivo.”

Il molteplice ruolo della zootecnia. Il Veneto produce 11,10 milioni di quintali di latte, un dato che lo colloca al terzo posto in Italia dopo la Lombardia, che rappresenta oltre il 40% della produzione nazionale e l’Emilia Romagna con il 16%. Il Veneto esprime, secondo stime di “Veneto Agricoltura”, un valore della produzione (ai prezzi di base del 2013) di quasi 450 milioni di euro. Secondo dati AGEA il numero delle aziende con produzione di latte presenti nel Veneto per la campagna 2013/2014 è di 3.515.  Secondo il presidente Curto: ”La zootecnica nel Veneto non è solo un importante settore produttivo che fornisce prodotti tipici e di qualità, ma è anche un settore che influenza favorevolmente l’ambiente e il territorio con il regolare sfalcio dei prati e i  pascolamenti delle malghe e permette, inoltre, di mantenere la fertilità dei terreni grazie all’apporto di sostanze organiche. Il prezzo che è oggi remunerato alla stalla è molto basso per i nostri costi e anche la Regione del Veneto deve fare la sua parte. C’è l’esigenza che il nuovo PSR sia approvato quanto prima per dare modo alle aziende di investire migliorandosi nelle strutture dell’allevamento e rendersi più competitive sul mercato. La Regione deve stimolare l’aggregazione dei prodotti, essere garante della filiera in quanto oggi ci sono anelli della catena più deboli di altri al fine di valorizzare assieme il latte veneto. Abbiamo una Regione che ha il latte controllato, che si fregia di vari prodotti  DOP e tipici come quello delle malghe che devono essere valorizzati e tutelati legandoli a quell’insieme di  cultura, paesaggio e ambiente che è la territorialità veneta generata  dalla storia e dall’intervento della nostra agricoltura.”

Fonte: Confragicoltura Veneto

Quote latte, rischio di nuove multe, allarme nelle aziende dell’Alta Padovana

latte_16492E’ allarme fra gli allevatori padovani, in particolare nell’Alta, la zona a maggior vocazione lattiero casearia della provincia, alla notizia di un possibile ritorno di nuove multe.

Quote latte, regime in scadenza. Nell’ultimo anno di attuazione del regime delle quote latte, che terminerà il 31 marzo 2015, c’è il rischio concreto di nuove sanzioni per il superamento da parte dell’Italia del proprio livello quantitativo di produzione assegnato dall’Unione Europea, dopo quattro anni in cui nessuna multa è stata dovuta dagli allevatori italiani. Per gli allevatori già alle perse con la “guerra” dei prezzi e l’invasione di prodotti stranieri a basso costo e bassa qualità sarebbe un ulteriore duro colpo. “Venti giorni fa abbiamo protestato in massa a Venezia – ricorda Federico Miotto, presidente di Coldiretti Padova – e subito sono arrivati i primi segnali positivi, come il decreto che il ministero delle politiche agricole sta mettendo a punto per rendere operativo il piano latte qualità che porta ad uno stanziamento di 108 milioni di euro, divisi in tre anni, per gli allevamenti italiani. Però non basta, per questo non abbassiamo la guardia. Ora infatti occorre intervenire a livello comunitario e nazionale per preparare con strumenti adeguati un atterraggio morbido all’uscita del sistema delle quote”.

In provincia di Padova la zootecnia è un settore cruciale: 40.000 vacche da latte e 2.600.000 quintali di latte prodotto, in stragrande maggioranza destinato, proprio per la sua elevata qualità, alla produzione dei formaggi veneti a marchio Dop come il Grana Padano, l’Asiago e il Montasio. In costante ascesa anche il consumo di latte fresco, di yogurt, formaggi e latticini attraverso i canali della vendita diretta e dei mercati di Campagna Amica. Il “polo” padovano del latte si localizza nell’Alta e conta centinaia di aziende che hanno affrontato notevoli difficoltà ed elevati investimenti per restare sul mercato con un prodotto di assoluta qualità. Ora però si riaffaccia lo spettro delle sanzioni. “Con la fine del regime delle quote latte – spiega Simone Solfanelli, direttore di Coldiretti Padova – è prevedibile un aumento della produzione lattiera italiana e  comunitaria che potrebbe aumentare del 5 per cento, secondo le nostre stime, con il rischio di ripercussioni negative sui prezzi del latte alla stalla, con notevoli difficoltà soprattutto per gli allevamenti da latte che risiedono nelle zone più fragili e sensibili. E’ quanto emerge da una analisi della Coldiretti sulla base dell’ultimo aggiornamento dei dati Agea, dai quali si evidenzia un aumento della produzione del 3,24 per cento rispetto allo scorso anno, con un incremento in valori assoluti di  2,561 milioni di quintali, sulla base dei primi nove mesi della campagna relativa al periodo che va dal 1 aprile 2014 al 31 marzo 2015. Quello che si preannuncia è quindi il primo splafonamento dopo l’introduzione della legge 33 del 2009 la quale prevede la possibilità di compensazione solo agli allevamenti di montagna e delle zone svantaggiate, a quelli che non hanno superato il livello produttivo 2007-2008  e ultimi, in ordine prioritario, a quegli allevamenti che producono entro e non oltre il 6 per cento della quota loro assegnata. Ora è importante che le risorse previste dal “Fondo latte di qualità” vadano agli allevatori”.

Un po’ di storia. La questione quote latte iniziò 30 anni fa nel 1983 con l’assegnazione ad ogni Stato membro dell’Unione di una quota nazionale che poi doveva essere divisa tra i propri produttori. All’Italia – conclude la Coldiretti – fu assegnata una quota molto inferiore al consumo interno di latte. Il 1992, con la legge 468, poi il 2003, con la legge 119, e infine il 2009, con la legge 33, sono state le tappe principali del difficile iter legislativo per l’applicazione delle quote latte che ha consentito alla stragrande maggioranza degli allevatori di mettersi in regola.

Fonte: Coldiretti Padova

 

Da allevatori a manager dopo l’incubo quote latte, presentato a Cremona il “cruscotto di gestione aziendale” SATA per la migliore gestione dell’azienda agricola

quote_latte Prezzi volatili e mercati instabili per il post quote latte impongono agli allevamenti italiani di fare bene i conti e di associarsi per trasformare o anche solo collocare il proprio latte. Questo, in estrema sintesi, il messaggio lanciato nel convegno “La realtà economico-finanziaria delle aziende da latte lombarde, secondo nuovi indici di competitività” organizzato da L’Informatore Agrario con SATA-Regione Lombardia e CremonaFiere alla Fiera Internazionale del Bovino da Latte a Cremona.

Lo scenario mondiale post quote latte. “Gli agricoltori devono necessariamente confrontarsi con un mercato mondiale dove produrre qualità rappresenta la chiave competitiva comunque, che si produca per le dop o meno” ha introdotto Antonio Boschetti, direttore responsabile de L’Informatore Agrario. “In base ai dati della Commissione europea, la media dei prezzi del latte in Europa nei primi sei mesi del 2014 è leggermente superiore (+0,6%) a quella del secondo semestre 2013. Questo aumento è dovuto alla domanda di latte in polvere della Cina, il più grande Paese importatore di prodotti lattiero-caseari, tra febbraio e marzo scorso, che ha fatto schizzare i prezzi in alto. “Ora sono in fase di calo, ma si tratta solo di una tendenza e comunque manteniamo livelli elevati – ha detto Daniele Rama, della Scuola Superiore di Economia Agraria (SMEA) dell’Università Cattolica di Cremona-. Non ci troviamo, quindi, in una crisi strutturale ma all’interno di un mercato con oscillazioni di prezzo che vanno governate e in cui i trend di crescita della domanda mondiale a 10-15 anni saranno positivi”. In questo contesto, la produzione in Europa continua a segnare aumenti (+18%), con Nuova Zelanda a quota +48%, Stati Uniti a +31% e Australia a +29%.

L’eccedenza di latte in UE dovuta all’embargo della Russia, importante importatore di derivati del latte, sta mostrando forti ripercussioni sull’equilibrio del mercato europeo e sta determinando una diminuzione del prezzo del latte che però per ora non coinvolge l’Italia. In questo scenario Rama ha prospettato alcune strategie di indirizzo per il nostro Paese: “Se la domanda a livello mondiale cresce, produrre di più non è la soluzione. Quello che conta è governare l’instabilità a livello aziendale e aggregato”. Sulla stessa linea d’onda Emanuele Oberto Tarena, di Intesa Sanpaolo, che ha tra i suoi clienti numerosi allevatori: “Occorre puntare su un piano condiviso con tutti gli attori della filiera”.

Prospettive per l’Italia a partire dallo studio SATA su 80 stalle lombarde. “Anche in un mercato in evoluzione a fare la differenza è l’efficienza dell’impresa e la capacità di fare utili – ha commentato Federico Giovanazzi, dirigente del settore Sviluppo di Industrie e Filiere Agroalimentari della Regione Lombardia. Il fatto che una piccola parte di aziende interessate dallo studio SATA abbia prodotto a costi pari a circa 30 Euro per 100 kg di latte, in linea con le quotazioni mondiali, lascia ben sperare”. “Tante aziende chiudono o vendono, il 50% delle imprese nello studio SATA è in rosso: una gestione virtuosa del bilancio farebbe la differenza” ha testimoniato l’allevatore lombardo Giovanni Venier, che ha partecipato al progetto SATA, da cui deriva lo studio presentato nel convegno alla Fiera Internazionale del Bovino. Un progetto che ha interessato nel 2013 un campione di 80 aziende lombarde che allevano da 50 a oltre 500 vacche, con produzioni che vanno da 50 a quasi 120 hl di latte venduto per vacca nell’anno. “Con il database che il Progetto economia ha generato abbiamo per la prima volta messo a punto dei valori di riferimento a livello economico, finanziario e monetario che ci consentiranno di realizzare un cruscotto economico dell’azienda zootecnica per una gestione economica efficiente delle nostre stalle” ha prospettato Michele Campiotti, specialista SATA per il settore gestione aziendale ed economia. Otto i parametri che l’allevatore deve tenere sott’occhio: il costo di produzione per 100 litri (euro), la Plv e l’utile netto per vacca allevata (euro), il capitale proprio su quello totale investito in azienda e gli indici finanziari Rod, Roi, Rot e Ros.

I risultati dell’indagine 2013. Tre le voci di costo più importanti dello studio, raffrontate a quelle del 2012 spiccano gli alimenti acquistati, la manodopera e gli affitti. “Per 100 litri di latte l’azienda media ricava 47,10 euro e riesce ad avere anche altri 12,54 euro da altre entrate, arrivando così a una plv complessiva di 59,64 euro per 100 litri. I costi di produzione totali, comprensivi in questo calcolo della manodopera familiare, raggiungono i 50,64 euro per 100 litri di latte, facendo rimanere 9,00 euro per la remunerazione degli altri beni apportati dall’imprenditore”.
L’andamento complessivo è simile a quello dello scorso anno (nel 2012 erano 32 su 70, il 45,7% gli allevamenti che chiudevano in negativo) con il 45% di allevamenti inefficienti. Si può notare anche un allargamento della forchetta: il valore massimo dista 2.872 euro da quello minimo (2.614 euro nel 2012). “Si conferma, quindi, anche quest’anno un divario attribuibile all’efficienza che va sicuramente da +1.000 a –1.000 euro – ha concluso Michele Campiotti. Basti pensare che l’azienda più efficiente avrebbe un utile netto pari 0 con il prezzo del latte (al lordo di Iva e premi) a 38,9 euro per 100 L, mentre l’azienda peggiore raggiungerebbe un utile netto 0 con il prezzo del latte a 70,7 euro per 100 L! In altre parole: una buona gestione può arrivare a valori di 20-30 euro per 100 litri di latte”.

Fonte: Edizioni L’Informatore Agrario

Multe allevatori in Veneto quote latte, Regione: “Aspettiamo le conclusioni dei Carabinieri prima di infliggerle”

quote_latte“Il Governo deve politicamente controbattere all’Unione Europea e non può effettuare prelievi forzati alle aziende agricole produttrici di latte per liberarsi da una procedura d’infrazione europea che, in questa fase, potrebbe essere profondamente viziata sin dall’inizio della vicenda che ha tormentato il nostro settore produttivo”. Franco Manzato, assessore all’agricoltura del Veneto, non ci sta “al prelievo forzoso nelle imprese di allevamento delle cosiddette multe per la sovrapproduzione di latte”. “Una sovrapproduzione – spiega – che potrebbe essere solo cartacea e non reale. Io voglio prima vedere i risultati finali conseguenti al rapporto dei Carabinieri del Ministero dell’Agricoltura, secondo il quale il calcolo del latte prodotto sarebbe stato fatto sulla base di una mandria fittizia, che conteggiava anche vacche di ottant’anni. Pretendo di sapere se questa analisi e se i dati che la supportano sono veritieri, attendibili o inesistenti”.

Carabinieri dai burocrati, non dai contadini. “Non è una questione di lana caprina, visto anche il caos normativo con il quale è stata gestita tra gli anni 80 e 90 questa partita, su presupposti storici di scarsa attendibilità oggettiva e di regole inventate e corrette a tavolino che hanno visto alla fine assegnare quote di produzione a territori che non producevano latte. Dico di più – aggiunge Manzato – e cioè che la produzione storicamente accertata del Veneto venne tagliata all’inizio degli anni ’90 del secolo scorso di circa un milione di quintali sulla base di una suddivisione nazionale che forse doveva premiare o salvare qualcun altro”. “Se il rapporto dei Carabinieri venisse confermato, bisognerebbe mandare le Forze dell’Ordine a casa di quanti hanno falsificato le carte e dei loro complici, non dai contadini. Ma soprattutto voglio sapere se il governo vuole salvare la faccia nascondendo tutto questo sotto un tappeto, o intende salvaguardare una produzione nazionale che crea lavoro, ricchezza e benessere e che rischia di essere messa in ginocchio dallo Stato prima ancora che dal mercato mondializzato”.

Fonte: Regione Veneto

Consiglio Agricoltura UE a giugno 2014, tra accordi e tanti nulla di fatto

latte_16492Si è tenuto lo scorso giugno a Lussemburgo il Consiglio dei Ministri agricoli europei. In discussione la riforma del settore ortofrutticolo, il programma di distribuzione dei prodotti agricoli nelle scuole, i negoziati con i Paesi terzi sul biologico, l’etichettatura di origine delle carni e il futuro del settore del latte.

Riforma del settore Ortofrutta, la strada si fa in discesa. I 28 Ministri agricoli dell’UE hanno trovato un accordo sulla futura riforma del settore ortofrutticolo. Entro il 2018 la Commissione europea dovrà pubblicare un rapporto con le possibili proposte legislative su tutte le regole comunitarie di settore. Soddisfatta l’Italia, che preferisce attendere l’entrata in vigore della nuova PAC prima di mettere mano alla riforma del settore, per il quale le nuove regole varranno dal 2020. Soddisfatte anche Francia e Spagna, oltre a Germania, Danimarca e Paesi Bassi che raccomandano una ridiscussione totale dell’Organizzazione Comune dei Mercati Unica per orientarla verso una maggiore ricerca e sviluppo. Infine, dieci Paesi (Ungheria, Bulgaria, Croazia, Polonia, Portogallo, Slovacchia, Romania e Slovenia) chiedono una migliore ripartizione dei fondi per i produttori di certe regioni.

Prodotti agricoli nelle scuole, intesa sugli obiettivi. I Ministri agricoli UE hanno stabilito di definire un unico programma di distribuzione dei prodotti agricoli nelle scuole europee. Allo scopo, è stato presentato il progetto di fusione dei due attuali distinti programmi (Frutta/Verdura; Latte/Prodotti collegati), ma si rischia ora una battaglia giuridica tra Istituzioni europee. Infatti, pur d’accordo sul fine (ottimizzare l’intera distribuzione di prodotti agricoli nelle scuole diminuendo i costi amministrativi), è il metodo di attuazione che divide: all’orizzonte, dunque, uno scontro tra Consiglio UE (Paesi Membri) e Parlamento europeo sul metodo giuridico da utilizzare, che vede quest’ultimo impegnato a mantenere la codecisione sulla materia (ovvero la possibilità di essere incluso nel processo legislativo). Va segnalato, infine, che alcune delegazioni nazionali hanno chiesto un’estensione dei prodotti inclusi nel programma ai formaggi e yogurt; altre hanno chiesto di includere anche i prodotti a base di frutta trasformata come i succhi; altre ancora di prendere in considerazione anche il miele, le olive da tavola e l’olio d’oliva.

Negoziati con i Paesi terzi sul biologico: accordi da rivedere. Il Commissario europeo all’Agricoltura, Dacian Ciolos, ha proposto di “rivedere gli accordi internazionali dell’UE passando da disposizioni amministrative ad accordi reali, con una vera reciprocità tra Paesi, anche per consentire ai produttori comunitari di esportare in modo trasparente e con garanzie giuridiche”. La revisione in corso del quadro giuridico del settore della produzione biologica ha rivelato delle carenze nel sistema attuale di riconoscimento dei Paesi terzi ai fini della reciprocità. Il Consiglio dell’UE ha quindi incoraggiato la Commissione europea a migliorare gli attuali meccanismi per agevolare il commercio internazionale di prodotti biologici, richiedendo reciprocità e trasparenza in tutti gli accordi commerciali. “Applicheremo la stretta conformità alle regole UE per le importazioni di prodotti biologici, riducendo così il margine di manovra degli organismi di controllo nei Paesi terzi”, ha concluso Ciolos.

Etichettatura di origine della carne, tutto (o quasi) da rifare. Il Consiglio dei Ministri agricoli ha rigettato la proposta del Parlamento europeo di indicare l’origine di tutte le carni (ovina, suina, caprina e bianca) come oggi avviene per quella bovina. Si ricorda che il Parlamento aveva votato il 6 febbraio scorso a grande maggioranza l’obbligo di indicazione in etichetta dell’origine di tutti i prodotti non trasformati a base di carne. Secondo la Commissione europea, la richiesta del’Emiciclo era troppo azzardata in quanto una simile etichettatura avrebbe aumentato i costi di produzione dei prodotti. Contrari, infatti, si sono detti Irlanda, Spagna, Francia, Paesi Bassi, Belgio e Portogallo.

Latte, tutti divisi su tutto. La Presidenza greca del Consiglio UE non è riuscita a mettere d’accordo le due anime presenti all’interno dello stesso Consiglio agricolo sul futuro del settore lattiero: da una parte i Paesi che vogliono un minor coefficiente di grasso nel latte (con conseguenti maggiori quote di produzione), dall’altra gli Stati contrari. Tra i primi figurano Germania, Danimarca e Paesi Bassi. L’Italia, come la Francia, l’Ungheria, la Slovenia e la Slovacchia, vuole solamente rafforzare gli strumenti di mercato. A parte, Regno Unito e Svezia che non vogliono né un minor coefficiente di grasso né un ulteriore intervento europeo sul mercato. Al contrario, Austria e Polonia vogliono entrambi gli interventi. Ovviamente, i Paesi che vogliono un minor coefficiente di grasso sono quelli che hanno superato le quote di produzione e che non vogliono pagare delle sanzioni.

(Fonte: Europe Direct Veneto)

De Castro: con fine delle quote latte aumento volatilità prezzi. Cina chiama Italia: opportunità per export, mercato da esplorare.

latte_16492Che cosa succederà con la fine del regime delle quote latte, previsto per il 31 marzo 2015? «Aumenterà indubbiamente la volatilità dei prezzi, che già oggi mostra forti scosse: a Natale il latte spot era quotato 50 centesimi al litro, oggi siamo a 30 centesimi. Per questo l’Unione europea dovrà il prossimo settembre occuparsi di adottare un Pacchetto Latte bis, per gestire il futuro con minori incertezze». A dirlo è Paolo De Castro – presidente della Commissione Agricoltura del Parlamento europeo e tra i candidati più autorevoli a ricoprire il ruolo di commissario Ue all’Agricoltura – intervenendo questa mattina al 4° Dairy Forum di Clal a Bardolino (Verona), evento dedicato alla filiera lattiero casearia, di cui Fieragricola (www.fieragricola.it) è partner.

Previsto un aumento di latte a livello globale. Dal palco del Dairy Forum, De Castro invita tutto il comparto lattiero caseario presente a compattarsi per formulare proposte concrete su come gestire la fase post-quote. Anche perché, se è vero che «la produzione dell’Unione europea prevista in aumento dello 0,8 per cento nei primi due anni dall’abolizione del regime contingentato – afferma De Castro – è anche vero che con lo scenario mondiale che si andrà a delineare non ci attendiamo un impatto negativo sui prezzi». Il portale Clal (www.clal.it), che offre una panoramica completa sui prezzi, i trend e gli scenari mondiali del comparto lattiero caseario, indica un aumento di latte a livello globale, con il colosso cinese proiettato in una corsa all’import in rapida accelerazione. La conferma arriva direttamente da uno dei più importanti player dell’ex Celeste Impero. «Le previsioni di crescita del mercato lattiero caseario sono del 10-12% nei prossimi 5 anni, con un aumento del 7% del latte liquido – specifica Liu Yan, vicepresidente delegata allo sviluppo strategico di Mengniu Dairy Group, realtà che ogni giorno consegna 10mila tonnellate di latte uht a 70 milioni di consumatori –. Oggi i consumi di latte sono stimati in 14 milioni di tonnellate, con una media pro-capite annuale di 29,4 chilogrammi consumo medio annuale».

Mercato cinese sempre difficile da conquistare. Se il mercato cinese rappresenta un’opportunità per i produttori di latte e formaggi anche europei e italiani, Liu Yan avverte che «lo scenario è complicato: i cinesi non amano l’odore del formaggio, conoscono molto bene la mozzarella e pensano che tutti i formaggi debbano essere bianchi e non gialli, apprezzano in modo particolare il gelato. Siamo comunque disponibili a collaborare con l’Italia e a trovare sinergie». Quello che appare assodato è che «la domanda mondiale di latte è in aumento in tutto il mondo, ma non in Europa: dovremo quindi esportare verso i Paesi emergenti. E le previsioni per l’Ue-28 di export di latte nel 2022 sono di una crescita di 22 punti percentuali», preconizza il professor Holger Thiele dell’Università do Kiel (Germania).

Lo scenario impone strumenti per contenere la volatilità, come potrebbero essere i futures. Strumenti presentati da Charles Piszczor del Chicago Mercantile Exchange (Cme) come «opportunità per ridurre la volatilità e assicurare il rischio delle eccessive oscillazioni di prezzo». Il Cme Group, che annualmente gestisce contratti per oltre 3 miliardi di dollari in settore dell’agricoltura, energia, metalli, ha da poco aperto una sede londinese, con l’obiettivo di spingere sullo strumento dei futures, anche nel comparto lattiero caseario. «I requisiti necessari sono la trasparenza dei mercati, che non vi siano regimi di monopolio o duopolio, che la burocrazia o i governi non esercitino pressioni – avverte Piszczor – e che, se parliamo di piccole e medie imprese di allevamento, che vengano sottoscritti contratti dai quali è facile entrare o uscire».

Assolatte: “Futures? Sì, ma con cautela”. Negli Stati Uniti funzionano, tanto che sono quasi 29mila i contratti futures aperti nel settore del «milk», in Italia gli operatori sono piuttosto timidi, forse anche perché il 55% della produzione di latte viene trasformata in formaggi Dop, che hanno una qualità molto elevata. «Approfondiremo il discorso – commenta Giuseppe Ambrosi, presidente di Assolatte, l’associazione di categoria dell’industria di trasformazione del latte – ma se i futures sono uno strumento per assicurarsi contro il rischio di volatilità eccessiva dei prezzi, bisognerà valutare attentamente che non si trasformino in un doppione delle assicurazioni».

(Fonte: Veronafiere)

 

Quote latte. Coldiretti, niente multe per l’Italia

latte_16492Niente multe latte per gli allevatori italiani quest’anno perché l’Italia non ha superato il proprio livello quantitativo di quota latte assegnato dall’Unione Europea. Lo rende noto Coldiretti nel sottolineare che allevatori italiani di bovine da latte non devono versare il prelievo e tanto meno gli acquirenti devono trattenerlo.

Quarto anno consecutivo che la produzione nazionale rimane sotto il tetto assegnato dall’UE. Il latte ceduto alle latterie dagli allevatori italiani è stato di 10,831 milioni di tonnellate, al di sotto – sottolinea Coldiretti – del  quantitativo nazionale delle consegne di latte assegnato all’ Italia che è di 10,923 pr l’annata che va inizia il fino al 1 aprile al 31 marzo. E’ il quarto anno consecutivo che la produzione nazionale rimane sotto il tetto massimo assegnato dall’Unione Europea all’Italia, oltre il quale scatta il cosiddetto splafonamento e le sanzioni conseguenti.  Nel resto d’Europa, molti Paesi grandi produttori di latte come Germania, Olanda, Danimarca, Irlanda, Austria e Polonia hanno chiesto tramite le loro organizzazioni agricole un aumento del loro quantitativo assegnato, dal momento che le loro produzioni di latte hanno abbondantemente superato la loro quota produttiva (Coldiretti è stata l’unica organizzazione italiana ad opporsi a questa ingiustizia nell’interesse dei propri allevatori).

Con le attuali quote latte, l’Italia copre solo il 65% del fabbisogno nazionale di latte. L’anno prossimo al 31 marzo cesserà il regime delle quote latte istituito nell’Unione Europea  dai primi anni ’80 per fronteggiare la sovraproduzione di latte che però nel nostro paese copre appena il 65 % del fabbisogno nazionale con massicce importazioni di latte e prodotti succedanei che sta mettendo a serio rischio l’allevamento italiano della vacche da latte. La proposta di Coldiretti per fronteggiare il dopo quote  parte innanzitutto dall’introduzione dell’obbligatorietà dell’indicazione dell’origine del latte su tutti i prodotti caseari, non solo sul latte fresco, ma occorre anche combattere con tutte le forze in campo la grande battaglia dell’agro pirateria sia all’ interno del nostro Paese che all estero. Si avvicina peraltro – conclude Coldiretti – la straordinaria occasione dell’EXPO per far conoscere in tutto il mondo i grandi formaggi italiani DOP soprattutto in quei Paesi che hanno ampie fasce di popolazione sempre più abbienti perché saranno queste che potranno assicurare alle nuove leve di allevatori italiani il proprio futuro.

(Fonte: Coldiretti Veneto)