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15 settembre 2019, in bici tra Piovego e Brenta per unire al divertimento la conoscenza dei rischi idrogeologici del territorio

Le Associazioni Brenta Sicuro, Slow Bike and Food ed il Gruppo Archeologico Mino Meduaco, propongono per domenica 15 settembre 2019 un itinerario di 32 km di facile esecuzione da percorrere in bicicletta tra il Veneziano e il Padovano finalizzato a far conoscere e rispettare il territorio. Il ritrovo è alle ore 8.30 nel parcheggio del ristorante “Da Marziano” – Ponte di Strà (VE) per la registrazione dei partecipanti (contributo 8 euro a persona comprensivo di assicurazione, guide al percorso e alla sua storia, ristori e piccolo rinfresco finale), possibilità di noleggio bici, obbligatoria la prenotazione al numero 339-2875881 (William).

Il percorso. Si costeggeranno i fiumi a partire dalla provincia di Venezia entrando anche nel centro storico del comune capoluogo di Padova. Molti sono i punti d’interesse: il ponte fra Stra e Noventana è uno dei più significativi con l’arrivo da nord del Brenta e l’immissione del Piovego, oltre che la partenza del Naviglio e del Brenta “Cunetta”, il pezzo più recente di una millenaria storia di corsi d’acqua. Altro punto molto interessante è quello di Riviera Ponti Romani, con l’arrivo del tronco maestro del Bacchiglione che fino agli anni ‘50 rappresentava uno snodo fondamentale per i traffici in arrivo dalla laguna veneziana che, poi proseguivano per il canale Battaglia al mare attraverso il Bacchiglione.

Un tour a valenza strorico-ambientale e culturale. A Vigonovo (Ve), si conoscerà anche la grande incompiuta: l’idrovia Padova mare, indispensabile opera di salvaguardia idraulica ed importante via trasportistica che potrebbe, una volta completata, unire l’interporto di Padova alla laguna veneziana e tutti i porti dell’alto Adriatico. Purtroppo, con l’avvento dei trasporti su “gomma”, tutti i fiumi hanno perso la loro centralità economica e sono stati relegati a meri scarichi di acque, molto spesso fortemente inquinati. E’ indispensabile, invece, rivalutare e rispettare le positive funzioni dei nostri piccoli e grandi corsi d’acqua, sia come elementi di composizione del territorio dal punto di vista ambientale (fruibili corridoi ecologici estremamente utili all’uomo, alle piante, agli animali), oltre che essenziali riserve d’acqua ed invasi in caso di forti precipitazioni.

Fonte: Associazione intercomunale Brenta sicuro

26 marzo 2018, a Codevigo (PD) il corso di formazione giornalisti, già disponibile nella piattaforma, sulla gestione idrogeologica del territorio organizzato in collaborazione con Argav

idrovora Santa Margherita di Codevigo (PD)

Si terrà lunedì 26 marzo 2018 all’interno dell’edificio che ospita l’idrovora Santa Margherita a Codevigo (PD) il corso di formazione giornalisti “La gestione idrogeologica del territorio: stato e prospettive del Veneto” organizzato dall’Ordine dei giornalisti del Veneto in collaborazione con Argav, Unaga (Unione Nazionale Associazione Giornalisti Agricoli), Anbi Veneto (Ass. Naz. Consorzi Gestione Tutela Territorio ed Acque Irrigue). Il corso (4 crediti, 50 posti disponibili, partecipazione gratuita) è già disponibile nella piattaforma di accreditamento.

Temi trattati. Il sistema di bonifica in Veneto. Consorzio di bonifica: ruolo, compiti e storia. Il Piano per la riduzione del Rischio Idrogeologico Anbi/Piano nazionale degli invasi: le ricadute sul Veneto. L’allertamento in emergenza regionale. La mappa del rischio idrogeologico. Siccità estate 2017. Il piano degli interventi. Dove reperire le informazioni in caso di emergenza. “Buone pratiche” nell’utilizzo dei social in caso di emergenza. Analisi sulla vulnerabilità del territorio. Analisi precipitazioni e cambiamenti climatici. Situazione dissesto dell’Emilia Romagna. Il protocollo Unitalia – Protezione Civile. Il volume “Note tecniche sulle alluvioni ed i servizi idrici integrati”.  Al termine, ci sarà la visità guidata all’impianto ed al Museo delle Idrovore. Introduzione Fabrizio Stelluto, presidente Argav, Giuseppe Romano, presidente Anbi Veneto, Paolo Ferraresso, presidente Consorzio di bonifica Bacchiglione. Relatori: Andrea Crestani, direttore Anbi Veneto, associazione regionale dei consorzi per la gestione e tutela del territorio e delle acque irrigue del Veneto, Gianluca Garro, opera nell’ufficio stampa di #Italiasicura, struttura di missione contro il dissesto idrogeologico e per lo sviluppo delle infrastrutture idriche della presidenza del Consiglio dei Ministri, Renato Drusiani, dal 2013 advisor tecnico dell’area Idrico-Ambientale di Federutility, autore di numerose pubblicazioni in materia di acqua, energia, archeologia idraulica e management dei servizi pubblici locali, Marci Amanti, responsabile del servizio Geologia Applicata e Idrogeologia del Dip. Difesa del Suolo/Servizio Geologico d’Italia. Per la visita guidata all’impianto ed al Museo idrovore: Francesco Veronese, direttore Consorzio di bonifica Bacchiglione.

A Verona l’Anbi presenta alla stampa le azioni per un Veneto più sicuro

Oggi, lunedì 6 novembre 2017, alle ore 12.30, il Consorzio di Bonifica Veronese (strada della Genovesa, 31/e, Verona) terrà la conferenza stampa “Manutenzione Veneto e Piano Invasi: azioni per un territorio più sicuro“, in cui verranno illustrati i dati relativi al Piano di Riduzione del Rischio Idrogeologico del Veneto inseriti nel piano “Manutenzione Italia 2017” presentato da Anbi al Governo, verrà inoltre illustrato il piano regionale degli Invasi, inserito nell’attuale Legge di Stabilità e fondamentale per far fronte alle problematiche della siccità.

Intervengono: Giuseppe Romano, presidente Anbi Veneto, Andrea Crestani, direttore generale Anbi Veneto, Francesco Vincenzi, presidente Anbi, Massimo Gargano, direttore generale Anbi.

Fonte: Servizio Stampa Anbi Veneto

La Corte dei conti europea esaminerà la gestione del rischio di alluvioni. La pubblicazione del report prevista per la fine del 2018.

Nel corso di settembre 2017, la Corte dei conti europea ha iniziato a valutare se la prevenzione, la protezione e la preparazione dell’UE a fronte del rischio di alluvioni siano basate su un’analisi accurata e se siano potenzialmente efficaci. La pubblicazione della relazione è prevista per la fine del 2018.

La direttiva UE Alluvioni del 2007 impone che ogni Stato membro valuti se i corsi d’acqua e le coste siano a rischio di alluvione, mappi l’estensione delle alluvioni passate, i beni e la popolazione a rischio in queste aree, prepari piani di gestione del rischio di alluvioni, prenda misure adeguate e coordinate per ridurre il rischio di alluvioni, coordini le pratiche nella gestione del rischio di alluvioni nei bacini idrografici comuni e si astenga da qualsiasi misura che potrebbe aumentare il rischio di inondazioni negli Stati limitrofi. La pianificazione dovrebbe tenere conto degli sviluppi a lungo termine, compresi i cambiamenti climatici, nonché dell’utilizzo sostenibile dei terreni e delle pratiche di ritenzione idrica naturale del suolo, al fine di rafforzare la resilienza alle alluvioni in modo globale e sostenibile.

Secondo la relazione dell’Agenzia europea dell’ambiente (AEA) “Flood risks and environmental vulnerability” (Rischi di alluvioni e vulnerabilità ambientale, relazione n.1/2016), la maggior frequenza di precipitazioni violente e l’innalzamento del livello del mare previsti per i prossimi anni contribuiranno ad aumentare il rischio di inondazioni fluviali, pluviali e costiere in Europa. Secondo un’importante società di assicurazione, gli eventi idrologici hanno rappresentato un terzo delle perdite economiche derivanti da eventi climatici estremi nel periodo1999‑2015 in 33 Paesi europei, per un importo stimato di 105 miliardi di euro.

L’Unione europea sostiene i progetti antialluvione attraverso diversi strumenti di finanziamento. Ad esempio, nel quadro dell’obiettivo “Adattamento ai cambiamenti climatici e prevenzione rischi” per il periodo2014‑2020, gli Stati membri e le regioni possono assegnare ai progetti antialluvione i fondi UE a titolo del Fondo europeo di sviluppo regionale e del Fondo di coesione.

Fonte: Servizio stampa Corte dei conti europea

Cosa abbiamo imparato dopo la grande alluvione del 1966? Fino al 28 gennaio 2017, a Montegrotto Terme (PD) mostra fotografica, incontri e video proiezione

alluvione-1966Una rassegna di fotografie tratte dall’archivio storico del Consorzio di bonifica Bacchiglione che, seguendo il filo narrativo della cronistoria dell’allora parroco di Conche di Codevigo (Pd), don Giuseppe Salbego, ripercorre i tragici momenti dell’alluvione a partire dal 4 novembre, giorno della rotta del Brenta. Una mostra che dal ricordo del passato vuole trarre uno spunto di riflessione per il presente.

Partecipazione libera e gratuita. Nella città termale la mostra sarà accompagnata dall’incontro con Luigi D’Alpaos, che venerdì 20 gennaio, alle 20.45, si produrrà nell’intervento “Difendersi dalle alluvioni si può, basta volerlo”. Sabato 28 gennaio 2017, alle ore 18.00, ci sarà la proiezione del video documentario con interviste ai testimoni dell’alluvione “L’urlo dell’acqua – 50 anni dopo l’alluvione del 1966”, con presentazione dell’autore, Michele Angrisani. Mostra ed incontri si terranno presso la sala I.A.T. di Viale Stazione 60 – Montegrotto Terme. Maggiori info: comune di Montegrotto Terme – Ufficio Cultura – tel. 049 8928761 Ufficio I.A.T. – tel. 049 8928311.

Fonte: Comune di Montegrotto Terme

Argini dei fiumi monitorati in wireless, tecnologia per ridurre rischio alluvioni

Esercitazione nel Parco Retrone a Vicenza

Esercitazione nel Parco Retrone a Vicenza

Ridurre il rischio alluvioni attraverso non solo grandi interventi infrastrutturali, ma anche con l’applicazione delle più sofisticate tecnologie, usate per monitorare la rete idrica e comprenderne, così, lo stato di salute in modo da prevenire le emergenze. Questo il tema al centro del COWM, Citizen Observatories for Water Management, tenutosi nei giorni scorsi a Venezia e organizzato dall’Autorità di Bacino dei Fiumi dell’Alto Adriatico, sotto l’alto patrocinio della Commissione Europea, del Ministero per l’Ambiente e della Protezione Civile Nazionale.

100 km di argini lungo il Bacchiglione monitorati dalla Regione Veneto. Durante il convegno sono stati presentati alcuni significativi esempi relativi a corsi d’acqua in cui, negli ultimi anni, si sono verificate disastrose rotture con importanti eventi alluvionali. “Dopo la rottura del Frassine a Prà di Botte (PD) , la più grave avvenuta nel corso dell’alluvione del 2010 in Veneto con una fuoriuscita di oltre 25 milioni di metri cubi d’acqua, è stato realizzato un importante intervento di ricostruzione – ha spiegato Tiziano Pinato, dipartimento Difesa del Suolo Regione Veneto – e tuttavia, le indagini georadar e in tomografia hanno evidenziato che esiste ancora un problema di infiltrazione che indebolisce l’argine, che resta quindi sotto stretta osservazione”. Dopo questo primo monitoraggio, la Regione Veneto ha scelto di indagare ben 100 chilometri di arginature lungo il corso del Bacchiglione (per un costo contenuto di 150 euro al chilometro), dalla zona sud di Vicenza fino al Padovano, l’area più ad alto rischio in Veneto. “Un’indagine che ci ha dato una ricostruzione tridimensionale dello stato di salute degli argini, rilevando temperature in profondità e presenza di acqua e che – ha aggiunto Pinato – ci consente oggi di vedere i punti di criticità su cui intervenire: come a monte di Ponte San Nicolò (PD) dove è stata rilevata un’infiltrazione ed è stato possibile intervenire prevenendo una rottura”.

Sperimentazione in atto nel Modenese. Per quanto riguarda il monitoraggio in tempo reale dello stato di salute degli argini, la prima sperimentazione italiana è in corso da gennaio lungo il Secchia, nel tratto dove aveva rotto a Cavezzo (MO) grazie alla collaborazione tra AIPO, Agenzia Interregionale per il Po e CAE Spa, azienda leader nel settore delle tecnologie di acquisizione dati a scopo di protezione civile. Nel Modenese è stata introdotta la tecnologia WSN (Wireless Sensor Network): “Una stazione di monitoraggio multirischio – spiega Guido Bernardi, CAE spa – raccoglie i dati di sensori disposti a maglia su tutto il tratto arginale consentendo di trasmettere in tempo reale dati relativi a temperature o movimenti a diverse profondità. La centralina di monitoraggio funziona in ogni condizione: è alimentata con fotovoltaico e trasmette anche via radio, evitando così quelle interruzioni possibili nei casi di black out”. Una sola centrale può monitorare e inviare in diretta su App ai tecnici, i dati per un tratto fino a 2 km (con 10 punti di monitoraggio) per un investimento di 150mila euro.

Osservatori dei Cittadini . “Abbiamo da poco approvato il nuovo Piano del Rischio Alluvioni per l’area del Nordest italiano – spiega Michele Ferri, responsabile progetti speciali Autorità di Bacino Alto Adriatico – che ha posto come obiettivi non solo interventi infrastrutturali ma anche la riduzione del danno per le popolazioni. L’investimento in tecnologie ci permette analisi dei dati e individuazione delle priorità. E in questo senso, il monitoraggio arginale, per un territorio ad alto rischio alluvione come il Nordest dove gli argini sono spesso vecchi di secoli, rappresenta un obiettivo strategico così come gli Osservatori dei Cittadini”. “Dopo decenni in cui il cittadino è stato impotente di fronte alla devastazione urbanistica del territorio, oggi le comunità sono rimesse al centro della governance delle acque – ha aggiunto il direttore Anbi Veneto, Andrea Crestani – sia attraverso gli Osservatori dei Cittadini, al centro di COWM, ma anche con i Contratti di Fiume, strumenti strategici di pianificazione territoriale attraverso la partecipazione dal basso”. “In questo convegno, si è dimostrato come la vicinanza tra Regione del Veneto, Consorzi di Bonifica, Auorità di Bacino e società private come CAE – ha concluso il presidente Anbi Veneto, Giuseppe Romano – possa produrre, soprattutto in una fase di crisi economica come questa, ottimi risultati sul piano della sicurezza idrogeologica”.

 

Fonte: Servizio Stampa Cowm2016

 

28 febbraio 2014, nell’incontro ARGAV-Wigwam in Saccisica (PD) si parla di “Acqua, da pericolo a risorsa”

acqua3Venerdì 28 febbraio 2014, alle ore 19, si terrà il consueto incontro mensile Wigwam-ARGAV presso il circolo di campagna Arzerello di Piove di Sacco (PD).

Tema della serata sarà “Acqua, da pericolo a risorsa”, e vedrà ospiti Alessandro Pattaro, titolare e fondatore di ID&A ingegneria, che parlerà de “Il Contratto di Fiume, strumento di gestione sostenibile del territorio quale veicolo per la creazione di Smart Community“; Fabio Nadalini, già direttore tecnico del Centro Sperimentale Modelli Idraulici del Magistrato alle Acque di Voltabarozzo (Pd), che parlerà di “Cosa sta succedendo al nostro territorio ? Analisi e quesiti per la gestione della risorsa idrica”; Andrea Crestani, direttore Unione Veneta Bonifiche; Giacomo Gazzin, Presidente Ordine Dottori Agronomi e Forestali Padova; Alessandro De Zanche, promotore del nuovo Gruppo Wigwam Acqua e Territorio, che parlerà di “Formare la cultura del Buon governo delle Acque e del Territorio”. Sarà con noi anche Avelio Marini, coordinatore della Rete Wigwam Piccole Fattorie e Artigianato Alimentare, che parlerà de “I Prodotti tipici tra Filiere corte e mercato globale” e la scrittrice Luisella Fogo. A moderare l’incontro sarà il presidente ARGAV Fabrizio Stelluto, mentre Efrem Tassinato, giornalista-chef e presidente del Circuito Wigwam, organizzerà le degustazioni dei cibi e dei vini delle Fattorie delle Comunità Locali di Offerta Wigwam.

La Sardegna siamo noi

img(di Cristina De Rossi, socio ARGAV) Partono le inchieste per disastro colposo, una nella Procura della Repubblica di Tempio Pausania, l’altra in quella di Nuoro, per accertare cause, fare chiarezza su come e quanto progettato, costruito, condonato, edificato negli ultimi anni dalle Amministrazioni coinvolte nel disastro sardo del 18 novembre.

E’ questo l’iter della Magistratura dopo lo scempio, la morte, la devastazione. Ma ai sedici morti non servirà. L’acqua scura, fangosa, violenta, con un urlo rabbioso, li ha trascinati via, lontano, come foglie secche. Non è bastato nemmeno il terrore negli occhi innocenti dei bambini, le loro grida disperate, a placare la furia dei fiumi straripanti, dei torrenti gonfi e deformi. Sembrava chiedessero un sacrificio, come gli dei dell’Olimpo, per ritornare a essere pacifici, a scorrere placidi dentro i loro alvei.

E’ bastata una forte perturbazione di alcune ore, carica di pioggia intensa e rapidissima, per ridare voce e potenza distruttiva e innescare la ribellione dei corsi d’acqua, soffocati dalle costruzioni, violentati dalla loro iniziale conformazione, accerchiati dalla mano dell’uomo che li ha voluti domare, sottomettere, snaturare.  Siamo tutti ormai consapevoli del punto di non ritorno in cui ci sta portando la nostra miopia ambientale, il nostro egoismo speculativo, il pensare che le risorse che la natura ci mette a disposizione non siano degne di rispetto.

Abbiamo bisogno di strumenti seri e rapidi nel prevenire i disastri ormai frequentissimi, a testimonianza di un Paese fragile e lasciato allo sbando. Costerebbe molto meno applicare Piani di Salvaguardia (uno per tutti il Piano per la Mitigazione del Rischio Idrogeologico presentato illo tempore dall’ANBI) giacenti nei cassetti. Le risorse ci sono, basterebbe impegnarsi davvero a fare opere “non elettoralmente di primo riscontro” perché poco visibili, ma essenziali per la nostra salvezza.

La difesa del suolo, la salvaguardia e la sicurezza dei territori non aspettano più: siamo già troppo in ritardo, rispetto alla velocità di intervento richiesta dai sempre più repentini e drammatici cambiamenti climatici. Ogni giorno in più che lasciamo all’incuria, all’abbandono, all’approssimazione, alla sottovalutazione delle conseguenze, può essere un ennesimo giorno di lutto, come oggi in Sardegna.

Attraverso il voto, abbiamo dato ai rappresentanti in Parlamento la delega per la gestione e l’amministrazione della cosa pubblica, ma non abbiamo consegnato nelle loro mani la delega della nostra vita.  E’ una delega che non si acquisisce con la norma del silenzio-assenso.  E i morti della Sardegna, mai come ora, parlano anche per i vivi.

Maltempo tragico in Sardegna: e la politica a cosa pensa?

Gargano-Massimo-ANBI

Gargano-Massimo-ANBI

Come annunciato dai dati registrati negli anni più recenti, novembre si conferma mese dalle forti criticità idrogeologiche, accentuate dai cambiamenti climatici, che evidenziano la grave fragilità del territorio italiano, dove 5.581 comuni, cioè il 68,9%, sono interessati da aree ad alto rischio idrogeologico; oltre la metà delle regioni italiane è stata colpita, nell’ultimo triennio, da eventi calamitosi di origine naturale, causa anche di numerose vittime.

Vicinanza al popolo sardo. “Di fronte a questo quadro sorge una domanda spontanea: come può la politica pervicacemente continuare a disattendere fondamentali scelte anche economiche, quali quelle legate alla salvaguardia del territorio?”  A domandarselo è Massimo Gargano, presidente dell’Associazione Nazionale Bonifiche e Irrigazioni (A.N.B.I.) che, nell’esprimere vicinanza al popolo sardo, prosegue: “Mettere in riga qualche cifra serve a sostanziare il ragionamento. Nel solo 2013, finora maltempo ed alluvioni hanno causato danni per oltre 1 miliardo all’agricoltura, cui devono aggiungersi i danni altrettanto ingenti ad infrastrutture civili, pubbliche e private. Mediamente riparare i danni da calamità naturali costa allo Stato lo 0,7% del Prodotto Interno Lordo; dal dopoguerra ad oggi, ciò ha significato circa 3 miliardi e mezzo di euro all’anno.

Prevenzione, tante le “conseguenze” virtuose. Vale la pena di ricordare che il Piano per la Mitigazione del Rischio Idrogeologico, annualmente presentato dall’ANBI, ha previsto per il 2013, 3.342 interventi perlopiù immediatamente cantierabili con un importo complessivo di circa 7.409 milioni di euro, finanziabili con mutui quindicennali; in altri termini, ridurre fortemente il rischio idrogeologico del nostro Paese, costerebbe solo il doppio, per altro “spalmabile” su 3 lustri, di quanto annualmente si spende, dal 1944 ad oggi, per riparare i danni da calamità naturali, senza considerare il tributo in vite umane. Non solo; intervenire in prevenzione produce un serie di conseguenze virtuose.

Nuovi posti di lavoro e gestione partecipata del territorio. E’ stato infatti calcolato che ogni milione di euro crei 7 posti di lavoro, derivandone che il solo Piano A.N.B.I. darebbe vita a circa 50.000 nuove opportunità occupazionali; la seconda attestazione arriva dalla Francia, dove si è verificato che la gestione partecipata del territorio incrementi di 6 volte il valore di ogni euro pubblico investito: 3 in ristorno dei danni ed almeno altrettanti, sollecitando investimenti privati. A fronte di questi dati e del rincorrersi di drammatiche notizie dalle regioni d’Italia (in Sardegna, i comuni interessati da aree ad alto rischio idrogeologico sono 42. I Consorzi di bonifica dell’Isola hanno pronti 40 progetti per 263 milioni di euro) – conclude Gargano – le nuove risorse di 30 milioni di euro per l’anno 2014, stanziati nella Legge di Stabilità, per la salvaguardia del territorio, a fronte dei 500 richiesti dalla Commissione Ambiente del Senato, sono solo la testimonianza di non voler fare della prevenzione una leva fondamentale per la crescita anche economica del Paese.”

(Fonte: ANBI)

Consorzi di bonifica: “Contratti di fiume” utili ad economia e ambiente

bonifica2“I Consorzi di bonifica, espressione di autogoverno del territorio, non possono che essere primi sostenitori dei Contratti di Fiume, innovativo strumento di gestione partecipata delle risorse idriche. L’esperienza francese dimostra che il coinvolgimento dei soggetti interessati incrementa di 6 volte il valore di ogni euro pubblico investito; un esempio a noi vicino: ogni euro investito in prevenzione idrogeologica ne fa risparmiare 3 in ristorno dei danni e ne sollecita almeno altrettanti in investimenti privati. Se consideriamo che lo Stato spende annualmente lo 0,7% del Prodotto Interno Lordo per porre rimedio alle disastrose conseguenze di eventi naturali, capiamo di che valore economico stiamo parlando.” Ad affermarlo è Massimo Gargano, presidente dell’Associazione Nazionale Bonifiche e Irrigazioni (ANBI), a margine del convegno a ciò dedicato ed organizzato nei giorni scorsi a Venezia Mestre dall’Unione Veneta Bonifiche.

Contratto di Fiume, protocollo giuridico per la rigenerazione ambientale del bacino idrografico di un corso d’acqua da poco recepito in Italia. Il Contratto di Fiume viene definito in occasione del 2° Forum Mondiale sull’Acqua nel 2010 a L’Aja, ma solo in tempi recenti viene recepito in Italia, dove ne sono censiti 76, ma solo 7 sono pienamente operativi; le esperienze più avanzate si segnalano in Francia e Belgio. Gli obiettivi del Contratto di Fiume, nel quadro della programmazione di Distretto Idrografico, sono la riqualificazione dei sistemi ambientali, paesaggistici ed insediativi, presenti nelle aree fluviali; la salvaguardia del rischio idrogeologico; l’uso sostenibile delle risorse idriche; la riduzione dell’inquinamento idrico; la diffusione della cultura dell’acqua. Per la particolari caratteristiche del nostro territorio, in Italia i contratti di fiume vengono “declinati” anche contratti di foce e di falda come evidenziato da esperienze in essere soprattutto nel Veneto (“Delta Po” ed “Alta Pianura Vicentina”).

Contratti di Fiume, momenti partecipativi da inserire nei Piani di gestione delle acque. “I Contratti di Fiume – conclude Gargano – sono testimonianza dell’ altra Italia, quella della partecipazione, del lavoro, dell’innovazione nel fare e di cui i Consorzi di bonifica sono espressione concreta. E’ quella Italia, che chiede di destinare alla salvaguardia idrogeologica, nella prossima Legge di Stabilità, i 500 milioni chiesti dalla Commissione Ambiente del Senato come sostenuto da sempre più vasti ambienti, invece dei 30 milioni annunciati. I soli Consorzi di bonifica hanno già redatto 3.342 interventi immediatamente cantierabili per la riduzione del rischio idrogeologico e realizzabili nel quadro del Protocollo d’Intesa sottoscritto con l’ANCI (Associazione Nazionale Comuni Italiani).” “I Contratti di Fiume, momenti partecipativi per la condivisione di problemi e proposte interessanti le acque pubbliche, devono, ai fini della loro efficacia, trovare collocazione nei piani di gestione delle acque”. Lo sottolinea Anna Maria Martuccelli, direttore generale dell’ANBI. “Occorre altresì – prosegue Martuccelli – individuare quali siano i provvedimenti vincolanti per tutti i soggetti partecipanti, in modo che gli impegni assunti possano determinare una positiva applicazione.” Con riferimento specifico ai contenuti di tali Contratti, che incidono su un bene pubblico quale l’acqua, già soggetto a vincoli di utilizzazione e tutela, Martuccelli sottolinea che dovrebbero essere inseriti nell’ambito delle “Misure supplementari” dei Piani di Gestione delle Acque (la competenza è delle Autorità di Distretto Idrografico), che tengono conto delle situazioni in atto e delle possibilità di variazione o adeguamento, definendone i contenuti e quindi l’efficacia.

(Fonte: ANBI)