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Verona. Inaugurato il percorso finale dell’Equivia dei Forti, che consente di scoprire dall’alto di una sella la città scaligera e il territorio circostante. La prossima settimana sarà inaugurato il nuovo tratto dell’Equivia del Monte Baldo

Fieracavalli, la manifestazione di riferimento del panorama equestre internazionale, che si svolgerà a Veronafiere dal 6 al 9 novembre 2025, ha presentato lo scorso 18 giugno al Parco delle Colombare di Verona il nuovo percorso delle Mura e delle Torricelle dell’Equivia dei Forti. L’itinerario di 16 chilometri – realizzato in collaborazione con il Comune di Verona, il Ministero del Turismo e Veronafiere nell’ambito del progetto Smart Verona: città patrimonio mondiale UNESCO – e tracciato da ASD Horse Valley -, completa il circuito già esistente dell’Equivia dei Forti, pensato per scoprire le bellezze storiche e paesaggistiche della città scaligera attraverso il turismo lento in sella a un cavallo.

L’itinerario si sviluppa lungo i cordoni collinari veronesi

Davanti ai due box per cavalli installati nel parco cittadino l’assessora alla Cultura, Turismo e Rapporti UNESCO, Marta Ugolini, il presidente di Veronafiere, Federico Bricolo, il responsabile ufficio Conservazione e Valorizzazione sito UNESCO e Cinta muraria del Comune di Verona, Ettore Napione e il responsabile Area B2C di Veronafiere, Armando Di Ruzza hanno inaugurato il nuovo tratto che si snoda lungo i cordoni collinari veronesi. Presenti al taglio del nastro anche il sindaco di Verona, Damiano Tommasi e il direttore generale di Veronafiere, Adolfo Rebughini.
Toccando le quattro torri a pianta circolare situate sulla dorsale di Santa Giuliana, la nuova ippovia consente di esplorare un paesaggio collinare caratterizzato da strette valli, torrenti, terrazzamenti con muretti a secco e testimonianze storico-culturali risalenti all’epoca scaligera e alla dominazione austriaca.

Il percorso

Procedendo verso Est da Parona, attraversa il colle San Dionigi e il Monte Cavro con l’Eremo di San Rocchetto, quindi il monte di Villa e il monte Ongarine, che separano la valle di Quinzano da quella di Avesa, ricca di corsi d’acqua come il Borago e il Lorì. Prosegue poi verso il Monte Calvo, dominato dal forte San Mattia, e, più a Sud, lungo le mura storiche del Parco delle Mura, per concludersi al Parco delle Colombare. Seguendo il corso dell’Adige all’interno della città, infine, si conclude l’itinerario a Corte Molon, punto di partenza di tutti i percorsi dell’Equivia dei Forti e luogo che mette a disposizione, anche per cavalieri indipendenti, parcheggi per i mezzi degli escursionisti e tutto l’occorrente per la cura dei loro animali. Il percorso delle mura e delle Torricelle – come per tutta l’Equivia dei Forti – è stato attrezzato con capannine di riparo per i cavalli, anelli di fissaggio, lunghine e abbeveratoi.

«Questo percorso consentirà agli appassionati e ai visitatori di scoprire in sella ad un cavallo la dorsale delle Torricelle, lungo le mura di Cangrande della Scala, e il sistema collinare dei forti asburgici. Sostenuto da un finanziamento del Ministero del Turismo, il percorso concretizza lo scopo dell’amministrazione comunale di realizzare forme di turismo alternativo e sostenibile, in grado di valorizzare luoghi meno conosciuti di Verona e, in particolare, la città fortificata che festeggia il 25° anniversario del riconoscimento quale sito patrimonio mondiale da parte dell’UNESCO», ha affermato l’assessora Marta Ugolini.

Lo scorso anno inaugurati i primi tre percorsi

«L’apertura di questo nuovo tratto, che completa i tre percorsi inaugurati lo scorso anno, conferma l’impegno della manifestazione nella valorizzazione del cavallo come strumento di promozione del territorio, oltre al suo tradizionale ruolo economico e sportivo – dichiara il presidente di Veronafiere, Federico Bricolo –. Il legame tra Fieracavalli e la città di Verona prosegue da 127 anni e questa nuova iniziativa, realizzata in collaborazione con il Comune, consente di offrire uno sguardo più ampio sulla città, che non si esaurisce nel suo centro storico, ma include anche le aree collinari, portatrici di storia, tradizione e unicità territoriali».

A Ferrara di Monte Baldo la prossima inagurazione

L’apertura del percorso delle Mura e delle Torricelle dell’Equivia dei Forti rappresenta solo il primo di una serie di progetti guidati da Fieracavalli per promuovere attivamente il circuito del turismo equestre. Il prossimo appuntamento in calendario è dal 18 al 20 luglio a Ferrara di Monte Baldo, in occasione della prima Fiera Regionale del Tartufo Veneto, dove sarà inaugurato un nuovo tratto dell’Equivia del Monte Baldo, realizzata da Fieracavalli insieme all’associazione Natura a Cavallo. Il percorso, lungo 45 chilometri, unisce Verona a Ferrara di Monte Baldo con un itinerario immerso nella natura: partendo dalla città scaligera, l’equivia segue l’argine dell’Adige risalendo verso nord, attraversa Parona e Pescantina, raggiunge Sega di Cavaion e prosegue oltre il ponte ad arco e il Ponte Canale Biffis, fino a Rivoli Veronese. Da qui si snoda tra le colline del Baldo, toccando Caprino Veronese, Braga e Malga Basiana, prima di concludersi al Sacrario del Monte Baldo e, infine, nel cuore di Ferrara di Monte Baldo.

Fonte: servizio stampa Veronafiere

Veronafiere acquisisce “La Fiera di Vita in Campagna”  e incrementa il portafoglio di rassegne dirette 

Fiera di Vita in Campagna lezione potaturaVeronafiere prosegue nella realizzazione del piano strategico 2024/2026 e incrementa il portafoglio di rassegna dirette, dal quale genera il 90% del proprio fatturato, con l’acquisizione della manifestazione b2c “La Fiera di Vita in Campagna” (nella foto in alto un momento dei corsi organizzati nelle edizioni precedenti, credits Edizioni L’Informatore Agrario) che, a partire dal 2025 e per la sua 12ª edizione, si svolgerà dal 14 al 16 marzo nel quartiere fieristico di Verona. Si tratta di un format fisico dove prendono forma i contenuti della rivista Vita in Campagna edita da Edizioni L’Informatore Agrario e da oltre 40 anni punto di riferimento del mondo dell’hobbistica all’aria aperta.

La fiera di Verona, già leader nel rappresentare il settore primario b2b con Fieragricola (lo storico salone internazionale a cadenza biennale della meccanica, dei servizi e prodotti per l’agricoltura e la zootecnia), completa così la propria offerta agribusiness con un evento rivolto agli appassionati dell’hobby farmer e del mondo agricolo, che punta attraverso l’organizzazione diretta ad ampliarsi e ad affermarsi a livello nazionale ed europeo. Con il partner Edizioni Informatore Agrario, Veronafiere lavorerà nei prossimi mesi per sviluppare un format innovativo che integri e renda ancora più efficace il progetto fieristico.

Latte: domanda mondiale in aumento, per il mercato prospettive di stabilità

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È un momento complesso per la zootecnia da latte in questa fase. Il prezzo del latte in Italia è sotto pressione per una maggiore produzione, mentre i costi di produzione negli ultimi mesi hanno subito un incremento, trainati in particolare dai rincari di mais e soia. Eppure, qualche cauto spiraglio di ottimismo potrebbe venire dall’aumento dei consumi dei prodotti lattiero caseari, dalla ripresa dell’export (in particolare dei formaggi) e dalla riapertura di Horeca e Food service, canali privilegiati per il consumo dei formaggi di qualità made in Italy. Fondamentale, inoltre, sarà mantenere in equilibrio le consegne di latte, cercando di limitare surplus produttivi, magari attivando una pianificazione comunitaria finalizzata a contenere la quantità e a orientare la materia prima verso produzioni a maggior valore aggiunto, come i formaggi. Lo rileva – sulla base dei dati Clal.it e TeseoFieragricola, rassegna biennale internazionale dedicata all’agricoltura, in programma a Veronafiere dal 26 al 29 gennaio 2022.

Costi di produzione del latte in aumento. I prezzi degli alimenti zootecnici sono cresciuti sensibilmente fra settembre 2020 e febbraio 2021, con una timida flessione in marzo. La soia è passata da una media in settembre di 374 €/ton a 558 €/ton a marzo (+49,2%, quotazioni medie mensili della Camera di Commercio di Bologna). Il granoturco è aumentato da 177 €/ton dello scorso settembre a 230 €/ton di media raggiunti a metà febbraio (+29,9 per cento). Il valore dell’alimento simulato (al 70% di mais nazionale e al 30% di soia) secondo le elaborazioni di Clal si aggira sui 30 euro per 100 chilogrammi di latte, contro un prezzo del latte alla stalla in Lombardia di 36,37 euro/100 kg.

Stock mondiali di mais e soia in diminuzione. Secondo le previsioni dell’Usda per l’annata 2020-2021 gli stock mondiali di mais e soia sono in contrazione, rispettivamente del 5,1% e del 12,8%, mentre i consumi salgono dell’1,5% per il mais e del 4,1% per la soia. Altro elemento da considerare – sottolinea Fieragricola di Verona – è rappresentato dalle imponenti importazioni cinesi. Nei primi due mesi del 2021, rileva Teseo by Clal, Pechino ha acquistato oltre 11 milioni di tonnellate di cereali (+270,25% rispetto allo stesso periodo del 2020). Tale trend, molto sostenuto, dovrebbe verosimilmente mantenere i listini di cereali e semi oleosi su valori elevati, con conseguenti costi alla stalla sensibilmente più alti rispetto allo scorso anno.

Le produzioni di latte. A livello mondiale le produzioni di latte dei principali paesi esportatori (Argentina, Australia, Bielorussia, Cile, Nuova Zelanda, Ucraina, Unione europea, Usa, Uruguay) sono cresciute dello 0,4% (fonte: Clal.it, dati gennaio 2021 e gennaio-febbraio 2021), con gli Stati Uniti primi in quantità (16.763.000 tonnellate prodotte, +0,5% rispetto a gennaio-febbraio 2020) davanti all’Ue (13.029.000 tonnellate). Dopo un aumento delle consegne di latte dell’1,6% nel 2020, l’Unione europea all’inizio di quest’anno ha rallentato, segnando un rallentamento dello -0,7% a gennaio 2021 rispetto allo stesso periodo del 2020. In particolare, il calo produttivo dei principali Paesi comunitari contribuisce a evitare il tracollo dei prezzi. La Germania, primo paese produttore dell’Ue, ha tagliato le consegne dell’1,7%, la Francia del 3,4%, i Paesi Bassi del 3,3% fra gennaio e febbraio su base tendenziale. In controtendenza, fra i “big player”, la Polonia: +0,5% a gennaio 2021 su base tendenziale e +2,3% nel 2020 rispetto al 2019 e l’Italia.

Domanda mondiale in aumento. Nel 2020 la domanda mondiale di prodotti lattiero caseari è complessivamente cresciuta del 2%, nonostante le difficoltà legate al Covid (logistica, maggiori costi di trasporto, Horeca e Food service in molti paesi chiusi per lockdown). A spingere il trade mondiale è stata prevalentemente la risposta sostenuta dal Sud-Est Asiatico e dalla Cina, che ha guidato la locomotiva con un +23,4% delle importazioni fra dicembre 2020 e febbraio 2021 su base tendenziale). Il mercato cinese si è dimostrato interessante anche per l’Unione europea, che nel periodo gennaio-dicembre 2020 ha messo a segno complessivamente un aumento dell’export del 3,5% sul 2019, grazie in particolare alle vendite di formaggi freschi (+17,5 per cento). Anche l’Italia ha visto crescere le vendite all’estero di formaggi: +1,7%, dopo una cavalcata del 7,5% nel 2019. Mozzarella fresca, grana padano e parmigiano reggiano, formaggi freschi e formaggi grattugiati sono risultate essere, sulla base dei dati elaborati da Clal per Fieragricola, le principali categorie vendute in volume. Molto positivo, in particolare, l’export lo scorso dicembre di Grana Padano e Parmigiano Reggiano (hanno un unico codice doganale) con un +12,7% su base tendenziale. Una domanda che appare in questa fase nuovamente dinamica dovrebbe sostenere il prezzo del latte o, in subordine, mantenerlo stabile evitando che il mercato collassi.

Ridurre le produzioni e privilegiare la specializzazione in Ue. I maggiori costi della razione alimentare con una conseguente minore marginalità economica, la progressiva chiusura di stalle, le difficoltà legate al ricambio generazionale e, non ultima, la “questione ambientale” sollevata dai cittadini stanno rallentando – almeno in questa fase – la spinta produttiva in Europa. Quale dovrebbe essere l’orientamento in Ue? Secondo il Team Clal, sarebbe consigliabile valutare sia sinergie con imprese di altri Paesi europei sia provvedimenti europei in difesa delle produzioni di latte, tesi cioè a mettere in equilibrio l’offerta con la domanda. Contemporaneamente, l’Unione europea dovrebbe privilegiare le produzioni di formaggi e prodotti ad alto valore aggiunto.

I numeri in Italia. L’Italia nel 2020 la produzione di latte ha superato i 12,65 milioni di tonnellate, con un’accelerazione del 4,4% sul 2019 e ritmi produttivi accelerati anche nel 2021: +3% a gennaio su base tendenziale.
A livello geografico, il blocco delle regioni del Nord produce l’84% del latte italiano e la Lombardia, da sola, rappresenta il 44% dei volumi nazionali. L’incremento delle produzioni ha portato l’autosufficienza al 90,9% e, secondo gli analisti di Clal, ai ritmi produttivi attuali l’Italia potrebbe raggiungere l’autosufficienza il prossimo anno. Con quali conseguenze? Presumibilmente, l’Italia ridurrebbe le importazioni di materia prima dall’estero. È possibile constatare, analizzando i dati di Clal, che negli ultimi dieci anni l’import di latte sfuso in cisterna (il cosiddetto “latte spot”) si è ridotto di un milione di tonnellate negli ultimi 10 anni. Solo nel 2020 la flessione è stata di 300.000 tonnellate e, se i prezzi del latte estero dovessero mantenersi su valori più elevati rispetto a quello italiano, sarebbe in effetti anti-economico acquistarlo.

Il Grana Padano. Osservatorio privilegiato dell’andamento dei mercati è il Consorzio di tutela del Grana Padano, primo formaggio Dop per quantità prodotta al mondo, regolata nelle proprie dinamiche a un piano produttivo specifico. «Grazie alla programmazione stabilita dai consorziati – spiega il direttore generale del Consorzio di tutela del Grana Padano, Stefano Berni – l’incremento produttivo a livello italiano non influisce direttamente sull’attività consortile». Tuttavia, diventa fondamentale approcciarsi al sistema lattiero caseario italiano senza trascurare due elementi chiave, secondo Berni. «Prima di tutto bisogna individuare i motivi per i quali il latte alla stalla è storicamente pagato di più rispetto al latte prodotto in Olanda, Francia o Germania – afferma –. Sono essenzialmente due. Il primo è che l’Italia è un Paese deficitario nella produzione di latte rispetto al fabbisogno: i costi di trasporto legati all’import, individuabili in circa 4 centesimi al litro, fanno sì che la produzione estera sia meno competitiva. Secondo fattore da considerare è il fatto che buona parte del latte italiano è destinato a prodotti di pregio come i formaggi Dop o latte alta qualità». Essenziale, secondo Berni, non inficiare tale equilibrio. «Se trasformiamo troppo latte in prodotti Dop o, comunque, ad elevato valore aggiunto – prosegue il direttore del Consorzio di tutela del Grana Padano – si rischia di non assicurare più il vantaggio competitivo che ha il prezzo del latte destinato a Grana Padano, come dimostrano anche i dividendi delle cooperative del 2020, tutti al di sopra dei 43 centesimi per litro di latte conferito». L’allerta deriva anche dall’avvicinarsi all’autosufficienza nella produzione di latte italiano, uno degli elementi che ha permesso di remunerare di più il latte alla stalla Made in Italy. Come evitare che il settore italiano perda competitività? «Si potrebbe seguire l’esempio attuato in Francia dalla cooperativa Sodial – specifica – attuando una diversificazione della remunerazione del prezzo del latte, con una quota A per la materia prima trasformata a Grana Padano e una quota B per il latte conferito dall’allevatore, ma che non verrebbe immesso nel circuito della Dop, ma sarebbe impiegato per commodity lattiere. In questo modo non porremmo alcun vincolo alle stalle, ma faremmo in modo di salvaguardare le produzioni a più elevato valore aggiunto, così da tutelare l’intero sistema produttivo italiano».

Fonte Servizio stampa Verona Fiere