Tradizioni antichissime e una notorieta’ che negli ultimi decenni l’ha portato a diventare uno dei ”re” della cucina veneta. Si tratta del riso di Grumolo delle Abbadesse, che si coltiva dal Cinquecento, nell’area di produzione denominata ‘‘Antico territorio delle Abbadesse”, a una quindicina di chilometri da Vicenza, tra i fiumi Bacchiglione e Brenta e piu’ precisamente tra gli affluenti Tesina e Ceresone.
8.700 q di riso prodotti ogni anno da una dozzina di aziende. Il riso, introdotto dalle monache dell’abbazia benedettina di San Pietro di Vicenza, si coltiva dal Cinquecento: proprio alle religiose si deve la bonifica dei terreni, il disboscamento e il prosciugamento delle paludi e degli acquitrini, oltre all’irrigazione con la costruzione di canali. Una buona parte di questi corsi d’acqua sono tuttora utilizzati attualmente da una dozzina di aziende specializzate che in un’area, ridotta con il tempo a 200 ettari, garantisce una produzione annua di 8.700 quintali di riso, che viene proposto in due varieta’, il vialone nano e il carnaroli. Di antiche tradizioni anche la Festa del riso, tipica sagra paesana in calendario quest’anno a Grumolo delle Abbadesse da venerdi’ 16 a martedi’ 20 settembre 2011.
Il segreto del risotto della badessa. La manifestazione prevede la mostra mercato, uno stand gastronomico, ma anche attivita’ ludico-culturali come mostre, eventi musicali e luna-park. Sotto il profilo culinario sarà proposto il risotto della badessa, la cui ricetta e’ assolutamente segreta. In tanti cercano di copiarla, ma la ricetta antica, spiegata nei dettagli su volumi storici, viene proposta in maniera originale solo alla Festa del Riso”.
(fonte Ansa)
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Consumi alimentari “fermi”, italiani costretti a cambiare carrello della spesa
Nel complesso del 2010 le vendite di beni alimentari – spiega la Cia – hanno subito una flessione dello 0,3 per cento, più accentuata per le imprese operanti su piccole superfici (meno 0,4 per cento) mentre resiste la Grande distribuzione organizzata (più 0,7 per cento), seppure con grosse differenze. Nell’ambito della Gdo, infatti, gli italiani si dirigono sempre di più verso gli hard-discount (che crescono dell’1,3 per cento) e poco negli ipermercati e nei supermercati (rispettivamente meno 0,3 per cento e più 0,4 per cento). Un trend che si spiega con il bisogno di risparmiare, tanto che nell’ultimo anno il 30 per cento degli italiani si è rivolto quasi esclusivamente alle “promozioni” commerciali.
Ma la crisi costringe pure una famiglia su tre a modificare il menù quotidiano, tagliando sui generi alimentari per niente superflui: nel 2010 – osserva la Cia analizzando i dati Ismea -, le stime parlano di una contrazione tendenziale della domanda di pane (meno 2,6 per cento) e di pasta (meno 1,7 per cento), di carni bovine (meno 4,4 per cento) e di prodotti ittici (meno 3,1 per cento), di vini e spumanti (meno 2,9 per cento), di frutta e agrumi (meno 1,8 per cento) e, in misura minore, di ortaggi e patate (meno 0,3 per cento).
Una domanda più vivace, invece, resta per il latte fresco (più 2,1 per cento) e per l’olio d’oliva (più 3,2 per cento). In crescita anche i consumi di uova (più 1,1 per cento), pollo (più 2,5 per cento), sostituti del pane come grissini e cracker (più 4,6 per cento), latte e derivati (più 0,3 per cento). Un vero e proprio exploit viene registrato dagli ortaggi di IV gamma (i freschi confezionati), che sono aumentati ben del 7,9 per cento. E le previsioni per il 2011 – conclude la Cia – non sono buone. Quest’anno la situazione dovrebbe mantenersi “stazionaria”, con gli acquisti domestici alimentari ancora in lieve riduzione, tra il meno 0,2 e il meno 0,3 per cento.
(fonte Cia – Confederazione Italiana Agricoltori)
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