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Anche l’aglio nella dieta anti-influenza

Aumentare le calorie consumate, iniziando la mattina con latte, miele o marmellata e portando poi a tavola soprattutto zuppe, verdure, legumi e frutta, aiuta a rafforzare, con l’apporto di vitamine, le difese immunitarie dal rischio dell’insorgenza dell’influenza favorita dal freddo che staziona sulla penisola. E’ quanto consiglia la Coldiretti in riferimento al forte aumento dei casi di influenza stagionale che, secondo gli esperti, dovrebbe mettere a letto nel corso dell’inverno dai 2 ai 5 milioni di italiani, mentre per tutti gli altri, la stagione fredda riserverà solo i comuni malanni invernali: tosse, raffreddore o qualche grado di febbre.

Oltre a frutta a verdura ricca di antiossidanti nella dieta per sconfiggere l’influenza non devono mancare – continua la Coldiretti – latte, uova e alimenti ricchi di elementi probiotici quali yogurt e formaggi come il parmigiano e, per alcuni esperti, anche il miele e l’aglio, che contiene una sostanza, l’allicina, particolarmente attiva nella prevenzione. Con la discesa del termometro arriva anche il “permesso” ad aumentare le calorie consumate in relazione ad attività, sesso, età e necessità personali. Fondamentale – sottolinea la Coldiretti – è assumere verdure di stagione, soprattutto quelle ricche di vitamina A (spinaci, cicoria, zucca, ravanelli, zucchine, carote, broccoletti, ottimi anche cipolle e aglio possibilmente crudi per la valenza antibatterica non indifferente) perché danno il giusto quantitativo di sali minerali e vitamine antiossidanti che sono di grande aiuto per combattere le conseguenze dello stress del cambio di stagione sull’organismo.

Nella dieta non vanno trascurati piatti a base di legumi (fagioli, ceci, piselli, lenticchie, fave secche) perché contengono ferro e sono ricchi di fibre che aiutano l’organismo a smaltire i sovraccarichi migliorando le funzionalità intestinali. Per la frutta di grande importanza per il grande contenuto di vitamina C, è il consumo di frutta di stagione come i kiwi, clementine e arance rigorosamente italiane per evitare che i trasporti ne riducano il contenuto vitaminico. Va anche ricordato che in un soggetto normale l’assunzione di proteine deve essere compresa tra 0,8- 1,3 grammi di proteine per chilo di peso corporeo, per cui – conclude la Coldiretti – una buona dose di carne nella dieta non può fare che bene.

(fonte Coldiretti)

Pesca crostacei: -75 per cento in Alto Adriatico la bilancia commerciale. Molti gamberi da Ecuador e Spagna.

La raccolta di crostacei nell’Alto Adriatico (Veneto, Emilia Romagna, Friuli Venezia Giulia, Slovenia e Croazia) è stata nel 2009 pari a 4164 tonnellate. Di questo, facendo riferimento alle sole regioni italiane, 1263 tonnellate di pescato sono state esportate. L’importazione complessiva di crostacei nelle regioni italiane dell’Alto Adriatico, sempre nel 2009, ha invece raggiunto quota 29592,5 tonnellate.

Molti gamberi da Ecuador e Spagna. Questo significa che se da un lato entro i confini nazionali viene consumata buona parte della raccolta di crostacei (65%) praticata in Alto Adriatico, è altrettanto vero che il solo Ecuador destina ai nostri territori 9000 tonnellate (su 29592,5 totale import) circa di crostacei (3000 la Spagna, 2500 la Danimarca e 2000 circa il Regno Unito e l’Argentina). I dati, a cura dall’Osservatorio Socio Economico della Pesca e dell’Acquacoltura di Veneto Agricoltura, con sede a Chioggia (VE), sono stati elaborati su fonti statistiche Istat (Italia), Crostat (Croazia), Slostat (Slovenia) e Irepa (Istituto di Ricerche Economiche per la Pesca e l’Acquacoltura).

A farla da padrone sulla raccolta nostrana nel 2009 l’Emilia Romagna che da sola raccoglie il 56,2% dell’intera area (2341 t). A ruota il Veneto col 23,9% (993 t), la Croazia col 12,7% (529 t), il Friuli col 7,1% (296 t) e da ultima la Slovenia che col suo 0,1% (4 t) assomma un dato complessivamente poco rilevante. Entrando nel dettaglio i crostacei maggiormente catturati in Emilia Romagna sono le pannocchie (9861 quintali, 84,6% dell’intero comparto) seguite da mazzancolle e gamberi (1887 q insieme). Irrisorie le quote di scampi, aragoste e astici pescati. In termini di ricavi i valori di vendite registrati nel 2009 si sono attestati sui 17,4 milioni di euro circa.

Anche per il Veneto le pannocchie rappresentano la specie regina con una produzione di circa 6400 quintali (64,4% dell’intero settore) per ricavi realizzati pari a 9 milioni di euro. In Friuli Venezia Giulia le pannocchie assommano l’86,6% del totale delle catture (2564 quintali) per un ricavato pari a poco meno di due milioni di euro. Riguardo l’export è il Veneto con 532 t a guidare le esportazioni, seguito dall’Emilia Romagna (508 t) e dal Friuli Venezia Giulia (224 t). Si equivalgono nel 2009 le importazioni di Veneto ed Emilia Romagna (14000 t) mentre il Friuli si ferma a 757 t. Il valore economiche delle esportazioni delle regioni italiane dell’Alto Adriatico ammonta a 7,8 milioni di euro e finisce per quasi un terzo nelle tavole francesi (segue Slovenia e Croazia). Ben più consistenti i soldi impegnati nelle importazioni: 169,2 milioni di euro. Di questi 91,1 milioni si devono al Veneto, 73,3 all’Emilia e 4,7 al Friuli. Le 9000 tonnellate importate dall’Ecuador nelle regioni dell’Alto Adriatico sono composte soprattutto da gamberi bianchi e in misura minore da mazzancolle. Dalla Spagna le quantità importate sono egualmente distribuite tra gamberi, scampi e mazzancolle e sono per la maggior parte vendute come preparazioni surgelate.

(fonte Veneto Agricoltura)

Omaggio gastronomico all’Unità d’Italia con la “pizza Altopiano”

foto Alpe Comunicazione

E’ una rivoluzione di equilibrio, un risorgimento di buon gusto, quello architettato dai maestri pizzaioli delle pizzerie “Napulèone” (leggi “Napule Uan”) di Caserta e Napoli. Nell’anno del 150° anniversario dell’Unità d’Italia, con la creatività dirompente di cui i meridionali sono capaci nel creare con la massima naturalezza dei veri nuovi classici, hanno sfornato una ricetta di pizza che hanno voluto intitolare all’Altopiano, in omaggio alla terra di provenienza di uno dei suoi ingredienti: l‘Asiago DOP stagionato.

Un tempo, solo una mezza dozzina le pizze veraci. Sulla Pizza Altopiano, l’Asiago mezzano si accompagna ad alcune fra le più felici specialità alimentari del nostro Paese: lo Speck Alto-Adige IGP, i pomodori ciliegini di Pachino IGP e l’olio Extra Vergine di Oliva, sempre meglio se DOP. Il gastronomo casertano Vincenzo D’Antonio racconta: «Una volta nelle pizzerie di Napoli, quelle vere, anzi “veraci”, si facevano sì e no soltanto una mezza dozzina di pizze. Se la memoria mi soccorre, provo a dirle: la napoletana, ovvero la semplicità difficile a farsi (olio, aglio, origano e pomodoro), la marinara, come sopra ma con aggiunta delle acciughe, la margherita, senza origano, bensì fiordilatte e qualche fogliolina di basilico, il calzone, ovvero con ripieno di ricotta e salame (in origine, i cicoli, ovvero pezzetti di lardo di maiale) e variazioni semplici quali capricciosa e quattro stagioni. Tant’era».

Un Risorgimento di buon gusto. «Poi, con il proliferare delle pizze, si cominciò a ritenere che vinceva chi… la sparava più grossa con la fantasia. Adesso le cose sembra tendano ad un savio riequilibrio», prosegue D’Antonio: «Mai più si tornerà allo spartano assortimento della mezza dozzina di pizze, ma nel contempo speriamo che ci si stia allontanando per sempre da “mare e monti”, “panna e würstel”, “patatine fritte e mais” ed altre nefandezze del genere. Una pizza innovativa nella meritoria accezione, ovvero laddove l’aspetto di innovazione si addentella alla tradizione, è la pizza dell’Altopiano. Base ben lievitata ed in entrata forno sottili fette di Asiago mezzano DOP (in assenza, Asiago fresco DOP) e pomodorini ben maturi tagliati a metà. A metà cottura, si appongono sulle fette di Asiago che hanno preso nel mentre la giusta morbidezza, delle sottili fette di Speck dell’Alto-Adige IGP. La cottura in forno prosegue per un altro minutino. In uscita forno, cadono sulla pizza auree gocce di olio extravergine di oliva. La pizza, caldissima, è pronta per il tavolo. E beato sia il commensale».

(Fonte Consorzio Tutela Formaggio Asiago Dop)

A Natale e Santo Stefano “compra Veneto” in autogrill, il ricavato andrà agli alluvionati

A Natale e a Santo Stefano, il 25 e 26 dicembre prossimi, se vi fermate in un Autogrill di qualunque parte d’Italia, acquistate prodotti “made in Veneto”: l’intero introito sarà devoluto a favore delle popolazioni devastate dall’alluvione del 31 ottobre scorso. Autogrill ha deciso di attuare l’operazione “Compra Veneto” per offrire ai propri clienti l’opportunità di fare un acquisto di qualità e renderlo oggetto di regalo e nello stesso tempo di compiere un gesto di solidarietà.

Nell’iniziativa sono impegnati oltre 450 punti vendita sulle autostrade, con il personale e le strutture di marketing, in un periodo, quello natalizio, nel quale ogni anno l’azienda registra nella propria rete di punti vendita in Italia circa 400 milioni di contatti. Un’apposita segnaletica presente sulle confezioni aiuterà i clienti a riconoscere i prodotti di “Compra Veneto”, una settantina, con un ampio paniere di tipicità locali proviene dalla migliore tradizione agroalimentare veneta, con numerose certificazioni: dai panettoni al Pan del Doge, al Dolse de le Comari, al Bussolà di Burano; vini DOC quali, per fare solo qualche esempio, il Bianco di Custoza, il Valpolicella, il Soave Classico, l’Amarone, il Bardolino; salumi come la Sopressa Veneta o la Sopressa Vicentina DOP; formaggi quali l’Asiago DOP.

Un segno di condivisione da parte del consumatore italiano. “Ringrazio la società Autogrill per questo intervento molto concreto — ha sottolineato il presidente del Veneto Luca Zaia, Commissario delegato per il superamento dell’emergenza alluvione — che ci dà una mano ad affrettare i tempi del ritorno alla normalità per le imprese e le famiglie devastate dall’acqua. La ritengo una operazione di grande significato, in un Paese che sa essere capace di dare straordinari esempi di solidarietà”. “Con l’impegno della rete di Autogrill, come di altre aziende nazionali — ha dichiarato Gianmario Tondato Da Ruos, Amministratore Delegato di Autogrill — ci si augura che l’alluvione veneta divenga un fattore condiviso e di sensibilizzazione del consumatore italiano, come è stato per le altre calamità che hanno afflitto ma anche dato stimoli di crescita ai territori”.

Altri modi per dimostrare solidarietà. Dona 2 euro per il Veneto: SMS al 45501. Conto Corrente Solidarietà: Unicredit SpA — intestazione “Regione Veneto — Emergenza Alluvione Novembre 2010” Codice IBAN: IT62D0200802017000101116078 Codice BIC SWIFT: UNCRITM1VF2

(fonte Regione Veneto)

Natale 2010: sotto l’albero gli italiani amano trovare prodotti enogastronomici

La maggioranza assoluta degli italiani adulti vorrebbe trovare sotto l’albero un prodotto dell’enogastronomia che, con il 52 per cento delle preferenze, e’ di gran lunga il regalo preferito. Lo ha reso noto la Coldiretti sulla base del sondaggio on line sul ”regalo che si vorrebbe trovare sotto l’albero”.

Tra i regali piu’ gettonati al secondo posto si posizionano i capi di abbigliamento con il 12 per cento, al terzo posto ci sono con l’11 per cento le novita’ della tecnologia informatica e a seguire libri, dvd e cd con il 9 per cento mentre il 16 per cento esprime scelte molto diversificate. La possibilita’ di donare un regalo enogastronomico e’ molto ampia e – sottolinea la Coldiretti – varia dalle piu’ tradizionali offerte dei cesti natalizi alle idee piu’ moderne e innovative che utilizzano il web per assicurare forniture di prodotti di qualita’ attraverso la formula dell‘adozione di un albero da frutto, un orto, una mucca o addirittura un maiale, la vera novita’ di successo del Natale 2010.

(fonte Asca.it)

A Natale, all’estero vola il Made in Italy alimentare

Con un aumento del 10 per cento vola il Made in Italy alimentare sulle tavole delle festività di tutto il mondo con l’export di vini, spumanti, grappa e liquori, panettoni, formaggi, salumi e pasta che questo Natale toccherà i 2,2 miliardi di euro. E’ quanto stima la Coldiretti nel sottolineare il grande successo nel mese delle feste natalizie dei prodotti alimentari italiani all’estero dove nonostante  la crisi cresce la domanda di prodotti tipici nazionali da regalare a se stessi a agli altri.

A guidare la classifica di questo Natale è senza dubbio lo spumante italiano che all’estero fa segnare un aumento record del 21 per cento nelle spedizioni. Un successo che – sottolinea la Coldiretti – è il frutto della forte crescita in Germania (+10 per cento) che è il principale importatore, seguito dagli Stati Uniti (+15 per cento) e dal Regno Unito (+ 30 per cento). Tra i nuovi clienti del Made in Italy – precisa la Coldiretti – si fa luce la Russia che si classifica al quarto posto con un aumento record del 200 per cento e il Giappone che rimane però sostanzialmente stabile, sulla base degli andamenti registrati nei primi otto mesi del 2010. Complessivamente si stima che saranno circa 150 milioni le bottiglie si spumante Made in Italy consumate all’estero nel 2010 su una produzione complessiva di circa 340 milioni

Il Made in Italy più richiesto. Si tratta di risultati che – precisa la Coldiretti – trainano l’intero settore dei vini per i quali si registra complessivamente un aumento del 9 per cento che potrebbe far sfiorare a fine anno i 3,5 miliardi di euro il valore del fatturato realizzato nel 2010 sui mercati esteri dove rappresenta la principale voce dell’export agroalimentare nazionale. Ad essere richiesti molto richiesti sono anche i dolci nazionali prodotti della panetteria, della pasticceria o della biscotteria a partire dal panettone per il quale si stima che saranno consumati all’estro dieci milioni di pezzi, una quantità piu’ che raddoppiata negli ultimi venti anni. Ottimi risultati anche per la domanda di formaggi italiani che fanno registrare un aumento in valore delle esportazioni del 13 per cento e si stima che nel mese di Natale saranno spesi all’estero piu’ di 130 milioni di euro per gustarli, con il parmigiano reggiano ed il  grana padano in testa.  Sulle tavole mondiali delle feste – precisa la Coldiretti – si mangerà anche molta pasta italiana per un importo superiore a 150 milioni di euro che sancisce il primato nazionale a livello mondiale nella produzione e nell’esportazione di pasta.

Agropirateria in agguato. L’andamento sui mercati internazionali potrebbe ulteriormente migliorare da una piu’ efficace tutela nei confronti della “agropirateria” internazionale che utilizza impropriamente parole, colori, località, immagini, denominazioni e ricette che si richiamano all’Italia per prodotti taroccati che non hanno nulla a che fare con la realtà nazionale: All’estero – stima la Coldiretti – il falso Made il Italy a tavola fattura 50 miliardi di euro e sono falsi tre prodotti alimentari di tipo italiano su quattro. Le denominazioni Parmigiano Reggiano e Grana Padano sono le piu’ copiate nel mondo con il Parmesan diffuso in tutti i continenti, dagli Stati Uniti al Canada, dall’Australia fino al Giappone, ma in vendita c’è anche il Parmesao in Brasile, il Regianito in Argentina, Reggiano e Parmesano in tutto il Sud America, ma anche Pamesello in Belgio o Parmezan in Romania. Per non parlare del Romano, dell’Asiago e del Gorgonzola prodotti negli Stati Uniti dove si trovano anche il Chianti californiano e inquietanti imitazioni di soppressata calabrese, asiago e pomodori San Marzano “spacciate” come italiane. E in alcuni casi sono i marchi storici ad essere “taroccati” come nel caso della mortadella San Daniele e del prosciutto San Daniele prodotti in Canada. Un fenomeno che frena la diffusione del Made in Italy e che è causa di danni economici, ma anche di immagine. Il rischio reale è che si radichi nelle tavole internazionali un falso Made in Italy che toglie spazio di mercato a quello autentico e banalizza le specialità nostrane frutto di tecniche, tradizioni e territori unici e inimitabili.

Il made in Italy vola, ma gli agricoltori…I risultati positivi delle esportazioni alimentari non si sono ancora adeguatamente trasferiti alle imprese agricole dove – conclude la Coldiretti – si registrano ancora in molti settori quotazioni al di sotto dei costi di produzione, a conferma delle pesanti distorsioni che permangono nel passaggio degli alimenti lungo la filiera dal campo alla tavola. La Coldiretti sta promuovendo un progetto per una filiera agricola tutta italiana con l’obiettivo di tagliare le intermediazioni e arrivare ad offrire, attraverso la rete di Consorzi Agrari, cooperative, mercati degli agricoltori di campagna amica, agriturismi e imprese agricole, prodotti alimentari al cento per cento italiani firmati dagli agricoltori al giusto prezzo.

Viaggio studio Argav in Trentino, tra le mele della Val di Non e un mondo di formaggi da gustare

3/12/10, i soci Argav in Trentino, viaggio studio a Mondo Melinda e Trentingrana

(di Gabriele Cappato, socio Argav) L’Argav ha fatto visita a due autentiche perle del Trentino: il Mondo Melinda e il Trentingrana. Non poteva chiudere meglio il suo programma di visite professionali alla fine di un’annata di attività intensissima che ha visto il suo presidente e i suoi soci a visitare alcune tra le migliori  realtà  del mondo agroalimentare e ambientale  del nord est. Anzi le perle viste sono state tre giacché oltre alle, celebri  ormai, mele della Val di Non e il gustosissimo formaggio si è avuta grazia anche di una splendida nevicata che ha ulteriormente impreziosito il paesaggio e l’atmosfera circostante.

3/12/10, visita soci Argav a Mondo Melinda, particolare stabilimento

Gabriele Weber, direttore generale Gruppo Formaggi del Trentino verifica il grado di stagionatura

Trentino all’avanguardia e pronto a sostenere le sfide del futuro. Prodotti, numeri, persone, dati di entrambi i settori sono stati tutti di ottimo interesse e hanno, se ce n’era ulteriore bisogno, confermato, come il Trentino sul piano delle produzioni, delle qualità e della commercializzazione , in particolare, in questo comparto alimentare, sia all’avanguardia e, pronto a sostenere le sfide future. Le strutture di Taio, all’entrata della Val di Non e vicine tra di loro anche per una sorta di solidale reciproco sostegno, dimostrano come il lavoro e la fiducia di tanti piccoli produttori trovino puntuali riscontri nella cura di quanto loro conferito e nella remunerazione dei loro investimenti. Migliaia sono i produttori coinvolti nella produzione della Melinda e del Trentingrana raggruppati nelle 16 cooperative aderenti al Consorzio Melinda e 18 i caseifici cooperativi affiliati all’altro rispettivo Consorzio per il formaggio. 230.000 tonnellate le mele  prodotte e commercializzate, 130.000 le forme  del grana trentino stagionate e immagazzinate.

3/12/10, visita soci in Trentino a Mondo Melinda, particolare stabilimento

Si fa presto a dare questi dati, ma molto più lungo è il dire del loro ottenimento.Per entrambi questi prodotti che stanno rendendo celebre la regione nostra contermine vi è un duro lavoro sui campi, su prati, negli allevamenti, il tutto permeato da vera passione e da esperienze che si perdono dei tempi e non è un caso che negli spot pubblicitari della Melinda vi sia l’ultima affannosa corsa per attaccare il bollino finale di qualità, simbolo mediale per dimostrare la scrupolosità con cui si vuol terminare un anno di impegno e di cura anche nel particolare.

Marco Tommasini, magazziniere Gruppo formaggi del Trentino, apre una forma di grana

“Gustatevi il nostro mondo” è lo slogan utilizzato per i formaggi del Trentino e se il “grana” è quello che sollecita  di più il gusto, i suoi fratelli minori, si fa per dire, non scherzano e trascinati dal nome delle loro splendide vallate di provenienza – Fassa, Lavarone, Primiero, Cavalese, Val di Sole – sono pronti a fargli  da cornice sontuosa e altrettanto ghiotta. “ Chapeau!” dunque ai trentini alle loro mele e ai loro formaggi.

11-12 e 16-19 dicembre: radicchio protagonista nel trevigiano e nel vicentino

foto Strada del Radicchio rosso di Treviso e Variegato di Castelfranco Veneto

Il radicchio rosso, uno dei re indiscussi della cucina invernale veneta, e’ il grande protagonista dell’attesa del Natale, grazie a feste ed esposizioni che coinvolgono gran parte delle localita’ di produzione.

Dal 16 al 19 dicembre, nel trevigiano, si terra’ la ”Mostra del Radicchio Variegato di Castelfranco Veneto”, che quest’anno propone un connubio originale. Per quattro giorni la piazza principale della citta’ del Giorgione sara’ animata da diverse iniziative e attivita’, quali il concorso per il miglior radicchio variegato e le degustazioni di piatti con questo prodotto. Ad accompagnare le specialita’ ci saranno il Vespaiolo e gli altri vini Breganze Doc del Vicentino. Ad attirare l’interesse dei gourmet in particolare sara’ la Cena di Natale del 17 dicembre: organizzata in collaborazione con la ”Strada del Radicchio Rosso di Treviso e Variegato di Castelfranco”, vedra’ protagonista un menu abbinato ai ”nettari” di una cantina di Breganze, tra cui la Rosa di Sera Spumante, il Cabernet Doc Savardo, il Pinot Nero e il Torcolato Breganze Doc.

Nel basso Vicentino, ad Asigliano, sino a domenica 12 dicembre, si terra’ la 21/a Festa del Radicchio, a cui si affianca l’8/a Rassegna provinciale delle verdure d’inverno. L’iniziativa, promossa da Vicenza Qualita’ in collaborazione con la Coldiretti Vicenza, intende valorizzare questa ”perla” dell’agroalimentare locale, richiesta e apprezzata anche dall’estero. Importanti eventi in calendario nel week-end: sabato 11 lo stand gastronomico proporra’ risotti a base di radicchio rosso e salame ai ferri, mentre domenica mattina una marcia non competitiva offrira’ un’immersione nel territorio attraverso le coltivazioni dell’ortaggio. Sempre domenica si terra’ in piazza una mostra mercato dei prodotti tipici, con la presenza di casari, fornari e polentai, ad animare la piazza.

(fonte Ansa Veneto)

4-8 dicembre 2010: Festa del Mandorlato a Cologna Veneta (VR)

Viene chiamato anche il ”dolce della Serenissima” perche’ le sue origini risalgono a prima del ‘500 e alcuni testi storici raccontano che era molto richiesto dai Signori veneziani. Sono antichissime le tradizioni del mandorlato di Cologna Veneta, uno dei prodotti della cucina veneta piu’ conosciuti e apprezzati nel mondo.

Si prepara da settembre a dicembre. Posto a cavallo fra l’Est ed il Basso Veronese, Cologna Veneta e’ il luogo di produzione del mandorlato, raffinato dolce fatto di miele, mandorle e albume d’uovo: attorno a questo si e’ sviluppato nei secoli un fiorente artigianato, ancora fiorente in virtu’ di una decina di aziende stagionali, che operano da settembre a fine dicembre. Dal 4 all’8 dicembre e’ in programma la Festa del Mandorlato. In un’area estesa, meta ogni anno di appassionati e cultori di questa prelibatezza, si svolgeranno degustazioni e vendita del prodotto, assieme a spettacoli musicali e folkloristici.

Un prodotto ancora artigianale. ”Quella del mandorlato – spiega Ivano Gallo, presidente dell’Ente Fiera Citta’ di Cologna Veneta, organizzatore dell’evento – e’ una produzione ancora artigianale: le uniche macchine sono le pale utilizzate per girare il prodotto, operazione che puo’ durare sino a 10 ore. Tutto il resto, compresa l’ultima fase, ossia l’atto di plasmare il dolce ancora caldo, viene fatto rigorosamente a mano”. Segreti e piccole furbizie si celano dietro alla produzione del mandorlato. ”Non esiste una ricetta uguale all’altra – spiega Gallo – nel senso che ogni produttore ha qualche particolarita’, che ovviamente rappresenta un suo segreto: tra le prerogative diverse ci sono l’utilizzo di diversi tipi di miele o mandorle. Tali quantita’ e i vari ingredienti caratterizzano alla fine il colore e la durezza del mandorlato”.

(fonte Ansa Veneto)

Pubblicato un nuovo ricettario trentino. A co-editarlo, il socio Argav Enrico Panzarasa con all’interno un saggio del socio Argav Giuseppe Casagrande

I soci Argav, Guseppe Casagrande, giornalista de l’Adige ed Enrico Panzarasa, editore di Terra Ferma, saranno presenti alla conferenza stampa di presentazione  del volume “Cucina Trentina, I prodotti tipici e le ricette della tradizione”, pubblicato da Panorama e Terra Ferma. L’incontro si svolgerà mercoledì 1 dicembre 2010 alle ore 11:30 a Palazzo Roccabruna di Trento, presenti, oltre ai due soci Argav, anche Nereo Pederzolli, scrittore e giornalista RAI e Giulia Raffaelli, editore Panorama.

Il volume comprende piu’ di 50 ricette della tradizione culinaria trentina con due saggi sui prodotti tipici del territorio firmati da Giuseppe Casagrande e Nereo Pederzolli. La fondamentale collaborazione di 16 ristoranti e dei loro chef, la chiara e dettagliata descrizione di ciascuna ricetta abbinata ad un vino locale e illustrata dalle fotografie di Cristiano Bulegato, i saggi introduttivi di due giornalisti ed enogastronomi sulla storia della cucina trentina, dei suoi prodotti tipici e dei vini locali, rendono il ventesimo volume della collana “Tecete”, una preziosa raccolta di ricette ed enogastronomia trentina.

Dal tortél di patate nonesi alla torta Simona. Il libro associa l’esperienza editoriale della casa editrice Terra Ferma, leader nel settore enogastronomico del Triveneto, ad alcuni dei piatti tipici presenti nella cultura e nella storia del territorio in cui nasce la casa editrice Panorama. Attingendo alle ricette di vallata, come i tortél di patate nonesi, ma anche al più diffuso strudel e riscoprendo piatti della tradizione come la torta Simona, questa coedizione offre un viaggio culinario alla riscoperta dei territori da cui nascono molti dei prodotti agroalimentari d’eccellenza delle valli del Trentino.

(fonte Terra Ferma Edizioni)