• Informativa per i lettori

    Nel rispetto del provvedimento emanato, in data 8 maggio 2014, dal garante per la protezione dei dati personali, si avvisano i lettori che questo sito si serve dei cookie per fornire servizi e per effettuare analisi statistiche completamente anonime. Pertanto proseguendo con la navigazione si presta il consenso all' uso dei cookie. Per un maggiore approfondimento leggere la sezione Cookie Policy nel menu
  • Post più letti

  • Archivio articoli

Arriva il superpomodoro anti-eta’

foto Coldiretti

E’ arrivato sul mercato il superpomodoro naturale efficace contro l’invecchiamento per effetto di un contenuto di licopene superiore al 50 per cento, che aiuta anche nella prevenzione delle malattie cardio-vascolari e tumorali. La novita’ e’ stata presentata in occasione dell’assemblea di Coldiretti, nell’ambito del Salone dell”Innovazione nella tradizione’.

Sta nel licopene la marcia in più. Si tratta – sottolinea Coldiretti – di una varieta’ senza organismi geneticamente modificati (Ogm), che vanta una concentrazione superiore del 50 per cento di licopene, una sostanza che svolge un’azione antiossidante superiore al betacarotene. Da un numero sempre maggiore di studi sta emergendo che il licopene aiuta anche a prevenire alcuni tipi di tumore e malattie cardiovascolari, e ritarda l’invecchiamento delle cellule del corpo. Da ultimo, oltre che da parte di Umberto Veronesi, anche la World Foundation of Urology ha evidenziato la sua importanza nel pomodoro per combattere non solo il tumore alla prostata ma tutte quelle malattie causate da stress-ossidativi e dalla formazione di radicali liberi.

Una filiera agricola tutta italiana, utile per la salute e…la bellezza. Il superpomodoro, che ha una forma squadrata, e’ stato intanto coltivato nelle aziende agricole situate in Emilia Romagna e Lombardia per essere poi trasformato in passate e polpe ad alta concentrazione di licopene. Questa novita’ – osserva Coldiretti – si inserisce nel progetto portato avanti dall’organizzazione agricola per una filiera agricola tutta italiana che punta a offrire prodotti al cento per cento italiani, e difende il consumatore dalle contraffazioni. I derivati del pomodoro sono infatti la prima voce delle importazioni agroalimentari dalla Cina, con un quantitativo di 82 milioni di chili sbarcato in Italia nel 2009 da ‘spacciare’ come Made in Italy. Nell’ambito del ‘Salone dell’innovazione nella tradizione’ sono stati presentati anche alcuni rimedi per la cura del corpo e per il benessere ispirati ai vecchi trucchi della nonna: dal bagno anti stanchezza al rosmarino, all’impacco per occhi stressati dal computer, dalle maschere antirughe alla patata a quella contro le occhiaie a base di miele.

(fonte Ansa)

Sull’Altopiano di Asiago l’antico rituale dell’alpeggio

Torna sull’Altopiano di Asiago il rito della monticazione: è la salita agli alpeggi delle mandrie di bovini che, trascorso l’inverno nelle stalle di pianura, con l’arrivo dell’estate vengono portate a pascolare in montagna. La pratica dell’alpeggio, in queste zone, che tradizione vuole vada dal 1° giugno al 21 settembre, vanta una storia millenaria.

Pascoli utilizzati da 10 secoli. Viene testimoniata in forma scritta, per la prima volta, in un documento ufficiale del 983 d.C., che riguarda appunto l’assegnazione di terre da destinare al pascolo (“La Via delle Malghe”, a cura di Silvia Dalla Costa e Gianbattista Rigoni Stern). Da almeno dieci secoli quindi, i prati dell’Altopiano sono utilizzati dagli allevatori come risorse foraggere per il bestiame, durante il periodo estivo. Nei primi giorni le mucche vengono fatte pascolare sui prati a più bassa altitudine, dove l’erba è già rigogliosa. Con il trascorrere del tempo l’erba cresce anche a quote più elevate e le mandrie vengono spostate via via più a monte. Un razionale sfruttamento del pascolo prevede che gli animali consumino interamente l’erba di una porzione di pascolo prima di essere spostati. In questo modo vengono sfruttati i pascoli naturali fino a 2.000 m e oltre, contribuendo al mantenimento della biodiversità di una considerevole porzione di territorio di incommensurabile valore.

Altopiano di Asiago: il più grande comprensorio di malghe d’Europa. Se ne contano 87 per una superficie totale di pascoli di 7775 ettari. Sono di proprietà collettiva, gestite dalle amministrazioni comunali di competenza, che ne promuovono, ogni sei anni, le gare per la concessione in uso temporaneo. Quando si parla di malga non si intende solo l’edificio in cui si producono, e spesso si vendono, latte, formaggi, salumi, ma anche il pascolo, le strutture e le infrastrutture dove si pratica l’attività di alpeggio. Esse costituiscono un patrimonio economico, storico, ambientale, architettonico e, negli ultimi anni, anche turistico, che è fondamentale salvaguardare. In questo senso, un contributo importante è dato anche dal Consorzio Tutela Formaggio Asiago che, con la sua attività, vigila sulla produzione casearia di sei alpeggi dell’Altopiano soci del Consorzio di Tutela, che producono il formaggio Asiago DOP. L’Asiago delle malghe viene marchiato a fuoco e vi viene apposta sul piatto una speciale “pelure” di carta riso, recante la denominazione ed il logo della DOP, la scritta “Malga” seguita dal nome dell’alpeggio di produzione ed il logo della Comunità Montana “Spettabile Reggenza dei 7 Comuni”.

 

Malga Pusterle

Le malghe produttrici di Asiago DOP. Sono malga II Lotto Marcesina (Enego – Az. Agr. L. Tognon); malga Il Lotto Valmaron (Enego – Az. Agr. A. e P. Dalla Palma); malga Verde (Conco – Az. Agr. M. Cortese); malga Pusterle (Roana – Az. Agr. S. Basso); malga Larici (Lusiana – Az. Agr. R. Frigo); malga Porta Manazzo (Asiago – Az. Agr. A. Rodeghiero). Questi sei alpeggi si contenderanno, il prossimo 10 luglio, il titolo del concorso annuale per il Miglior Formaggio Asiago d’Allevo Vecchio e Stravecchio prodotto in malga, che andrà a premiare un produttore per la categoria Vecchio ed uno per la categoria Stravecchio.

 

(fonte Consorzio Tutela Formaggio Asiago)

Prezzi alimentare in Italia: nel 2009 superiori dell’8% alla media europea

Per il 2009 il livello dei prezzi dell’alimentare in Italia è stato superiore dell’8% alla media europea. A segnalarlo è Eurostat, l’ufficio statistico dell’Unione europea. Nella stessa fascia ci sono anche Cipro, Svezia e Grecia. Il paese più caro è invece la Danimarca (prezzi superiori al 40% della media europea), seguita da Irlanda, Finlandia, Lussemburgo, Austria, Belgio, Germania e Francia, dove il costo degli alimenti oscilla tra il 30% e il 10% in più della media Ue.

I Paesi europei “più convenienti”. I prezzi di Olanda, Spagna, Gran Bretagna, Slovenia, Malta e Portogallo, invece, scendono invece sino al 10% in meno rispetto allo standard europeo. Alimentari ancora meno cari in Lettonia, Slovacchia, Estonia, Ungheria, Repubblica ceca e Lituania (prezzi che arrivano sino al 30% in meno rispetto alla media Ue), mentre il paese in assoluto più economico è la Polonia (-36%), seguito daRomania (-34%) e Bulgaria (-32%). Guardando più in dettaglio agli alimenti che compongono il paniere Eurostat, il prezzo di pane e cereali in Italia è superiore del 3% alla media Ue, quello della carne del 12% e quello di latte, uova, e formaggio del 24%.

Bacco e tabacco. Fuori dal paniere di Bruxelles, invece, ci sono bevande alcoliche e tabacco. Rispettivamente, i prezzi delle prime sono superiori alla media Ue del 13% mentre i secondi del 4%. Il paese Ue dove il livello dei prezzi 2009 per gli alcolici è più elevato è la Finlandia (pari al 170% della media Ue) seguita dall’Irlanda, Svezia e Danimarca, mentre il meno caro è la Romania (pari al 70% della media Ue), insieme a Bulgaria, Spagna e Ungheria. Quanto al tabacco, i prezzi più elevati sono quelli dell’Irlanda (pari al 117% della media Ue), seguita da Gran Bretagna, Francia e Svezia, mentre i più bassi quelli di Bulgaria (pari a 46% della media Ue), insieme a Romania, Lituania e Ungheria.

(fonte Eurostat)

Il panificio del futuro dovrà conquistare il web

Non soltanto un luogo per la vendita di pane, pasta fresca, pizze, focacce e dolci, con un orario di apertura più elastico e dilatato nell’arco della giornata. Il panificio del futuro, ove possibile, dovrà puntare su nuove carte: dalla vendita a domicilio (anche di pasti completi), all’interattività. I panificatori dovranno conquistare il web, arma in più per la vendita on-line.

Immagine e consumo del pane oggi. Sono queste alcune delle soluzioni indicate al Siab di Verona che si è svolto nel maggio scorso da Fabiana Vidoz di Swg, l’istituto di ricerca che per Fippa, la Federazione italiana panificatori pasticceri e affini, ha realizzato un’indagine su un campione di 1.219 cittadini italiani e 268 panificatori in merito all’immagine e al consumo del pane oggi. Obiettivo: approfondire la conoscenza del comparto e rilanciare l’immagine e il ruolo del forno artigianale. «L’arte bianca, così antica, ma ancora così attuale e moderna – ha dichiarato Luca Vecchiato, presidente di Fippa – è sinonimo di freschezza, genuinità, fragranza, quando è associata alla panificazione artigianale».E sono proprio piacere e gusto le «molle» che spingono gli acquisti del pane artigianale, addirittura per il 72 per cento degli intervistati con un consumo quotidiano (mentre il 44 per cento lo acquista tutti i giorni).

Luci…Tra i risultati positivi figurano  l’immagine e i sentimenti che comunicano il panificio («regno dei buoni prodotti, luogo di storia e tradizione»), il bollino bianco promosso dalla Fippa come marchio di qualità (la cui introduzione è stata giudicata «importante» dal 90 per cento degli intervistati), le possibilità di poter consumare i pasti e «vivere» gli spazi della panetteria per diverse ore al giorno, dalla colazione al pranzo, fino all’aperitivo. Conseguenza della liberalizzazione voluta da Bersani. E a quanto pare assai gradita dai clienti dei panifici, almeno molto di più rispetto a tre anni fa. Nel 2007, infatti, come ha spiegato  Alex Buriani di Swg, «il 12 per cento del campione dichiarava che avrebbe mangiato spesso o sempre in panificio. Oggi tale percentuale è arrivata al 32 per cento, con un balzo in avanti di 20 punti. Senza dimenticare che è aumentata anche la fetta di quanti mangerebbero ogni tanto in panificio, dal 36 per cento del 2007 al 49 del 2010». Effetto traino della freschezza, ma anche probabilmente della crisi economica. Gli intervistati si attendono infatti, da un pranzo nel panificio, un risparmio medio di circa 2 euro.

…ed ombre. Viva dunque il pane fresco, anche se poi – nei fatti – non c’è sempre da sorridere per gli artigiani della panificazione. È diminuita infatti la frequenza di acquisto del pane (da 5,4 volte/settimana nel 2003 a 5 volte nel 2010) e la quantità per acquisto: 437,8 grammi nel 2003, 446,5 grammi nel 2008, poi giù a 400,8 grammi quest’anno. Una flessione del 12 per cento sulla quantità mediamente acquistata settimanalmente dalle famiglie: da 2,28 chilogrammi del 2008 agli attuali 2,01 chilogrammi. Tradotto in altri termini: il pane fresco acquistato dal fornaio tradizionale è riconosciuto come migliore, ma talvolta la fretta o la comodità portano i consumatori a comprare il pane nei reparti della grande distribuzione organizzata. Cambiano anche i gusti e le tendenze negli acquisti nei panifici, anche se di poco. Così, se nel 2007 il 67 per cento dei clienti comprava altri prodotti oltre al pane, adesso siamo al 72 per cento, con un indice di gradimento marcato verso pizze e focacce. Non resta dunque che seguire i nuovi trend, «cavalcando» i punti di forza della panificazione artigianale: bontà, freschezza, rispetto della tradizione, ma allo stesso tempo attenzione a nuovi prodotti, altro aspetto vincente per i maestri dell’arte bianca.

(fonte Veronafiere)

L’Europa trova la strada dell’etichettatura

Le etichette poste sugli alimenti devono obbligatoriamente fornire le informazioni nutrizionali, secondo quanto ha stabilito il Parlamento nei giorni scorsi. I deputati hanno invece respinto la proposta di introdurre il “metodo a semaforo” per l’indicazione dei valori di sali, grassi e zuccheri nel cibo mentre hanno chiesto l’estensione della menzione del paese d’origine a nuovi alimenti.

562 voti favorevoli.  l’Europarlamento ha dato il via libera in prima lettura alla relazione sulla proposta di Regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio relativo alla fornitura di informazioni alimentari ai consumatori. Soddisfatto il presidente della commissione Agricoltura del Parlamento europeo Paolo De Castro: “L’Aula di Strasburgo ha accolto gran parte delle richieste avanzate dal settore. Abbiamo scongiurato l’ipotesi d’indicare il valore energetico sulle etichette delle bevande alcoliche incluso il vino”. In tema di origine, sono state recepite le indicazioni della commissione Agricoltura e il testo approvato prevede l‘obbligo d’indicare in etichetta il luogo di provenienza per i prodotti agricoli, per i prodotti mono ingrediente e per carne e pesce ove utilizzati come unico ingrediente nei prodotti trasformati. L’applicazione di tale obbligo sui singoli prodotti sarà demandata ad atti delegati su cui il Parlamento potrà controllare l’esercizio delle competenze della Commissione attraverso il diritto di revoca o di obiezione.

L’atto ora al vaglio del Consiglio. “Abbiamo poi sventato numerosi tentativi di introdurre sistemi cromatici di etichettatura (Multiple traffic ligths) – continua De Castro – che avrebbero rischiato di indurre il consumatore in erronee interpretazioni. Un’ultima novità riguarda il tema delle marche commerciali previste dall’emendamento 100 che rende obbligatorio in etichetta il nome del produttore e garantisce una leva competitiva per le imprese di produzione”. Adesso, la palla passa al Consiglio che dovrà valutare se adottare l’atto così come modificato dal Parlamento ovvero se predisporre una “posizione comune” e dare avvio alla seconda lettura. “Comunque – conclude De Castro – l’Europa dimostra di sapersi muovere nella giusta direzione in tema di etichettatura dei prodotti agroalimentari”.

(Fonte: Paolo De Castro -Presidente Commissione agricoltura e sviluppo rurale del Parlamento Europeo)

Mozzarelle blu, è colpa di un batterio

foto Ansa

Le hanno già soprannominate “mozzarelle dei puffi” perché, a contatto con l’aria, diventano blu. Due donne, una a Torino e l’altra a Trento, hanno lanciato l’allarme denunciando l’accaduto ai carabinieri. E i militari del Nas (nucleo antisofisticazioni) hanno effettuato un primo maxi-sequestro di 70 mila confezioni, mentre il pm Raffaele Guariniello, della procura torinese, ha aperto un’inchiesta. Le mozzarelle, prodotte in Germania, erano destinate ai banconi di una nota catena di supermercati discount, che le distribuiva a costi compresi fra 1,75 e 2 euro. Le donne hanno aperto le confezioni e hanno dato l’allarme. L’improvvisa colorazione del formaggio è stata anche documentata con la minitelecamera del telefonino.

Test eseguiti dall’Istituto Zooprofilattico delle Venezie. La società – hanno spiegato gli inquirenti – si è comportata bene, collaborando con i carabinieri e dandosi da fare per ritirare tutti i pezzi entrati in circolazione. Guariniello, intanto, medita di attivare una rogatoria internazionale per individuare i responsabili dell’azienda tedesca e iscriverli nel registro degli indagati. Il reato ipotizzato – per ora a carico di ignoti – è la violazione dell’articolo 5 della legge del 1962 sugli alimenti. I test svolti dall’Istituto zooprofilattico delle Venezie, secondo quanto si è appreso, avrebbero accertato che all’origine del fenomeno c’é un batterio, forse capitato nel formaggio durante le ultime fasi della lavorazione. Il ministro della salute, Ferruccio Fazio, comunica che è già stato attivato il sistema di ‘allerta rapido’ comunitario con la segnalazione alla Commissione europea e alle autorità tedesche della contaminazione delle mozzarelle. E dopo l’intervento dei Nas non dovrebbero più esserci esemplari nei banchi frigo della piccola e grande distribuzione.

Metà delle mozzarelle italiane sono fatte con latte straniero o cagliate industriali. Il ministro delle Politiche agricole, Giancarlo Galan, dal canto suo, invita la Camera dei deputati ad approvare con urgenza la legge sulle etichettature “per garantire in tutto e per tutto i consumatori”. La Coldiretti sottolinea come “la metà delle mozzarelle in vendita in Italia siano fatte con latte straniero o addirittura con cagliate industriali (semilavorati) provenienti dall’estero”. E Paolo Russo, presidente della commissione agricoltura alla Camera, lamenta che “tra mozzarelle blu, latte alla melamina, pomodori taroccati provenienti dall’est asiatico ed oli di importazione spacciati per nazionali l’agricoltura italiana davvero non ce la fa più”. La procura di Torino si sta già occupando della questione sul più ampio fronte possibile. “Le insidie – dice Guariniello – arrivano da tutte le parti e noi dobbiamo fare in modo che tutti i prodotti siano sicuri. Anche a tutela dei marchi italiani“. “Per questo – aggiunge senza scendere nei dettagli – ci stiamo avvalendo dell’aiuto di varie forze di polizia. Che negli ultimi tempi hanno dimostrato grandissima professionalità”.

Produttori campani, la Dop è un’altra cosa. Puntare sulla qualità per difendersi dalle adulterazioni: dopo il sequestro delle “mozzarelle blu” eseguito a Torino e Trento i produttori della Campania, patria della mozzarella dop, ribadiscono l’invito ai consumatori. C’é ovviamente anche timore per il danno di immagine derivante da episodi del genere, “ma occorre chiarire – dice Luigi Chianese, presidente del Consorzio tutela mozzarella bufala campana dop – che le mozzarelle sequestrate sono prodotte con latte vaccino e non di bufala. Non si tratta quindi del prodotto dop, ma di un prodotto a basso costo e bassa qualità”. Secondo i dati dei produttori riuniti nel Consorzio di Tutela della mozzarella di bufala, la mozzarella dop non conosce crisi. “Anche l’ effetto dell’allarme, poi rientrato, sulla brucellosi e la diossina è svanito e adesso la nostra produzione non riesce a soddisfare la richiesta per mancanza di latte”, dice Chianese. Dello stesso avviso è Albert Sapere, tra gli organizzatori del Salone della Mozzarella di bufala di Paestum (Salerno), rassegna che nel maggio scorso ha toccato il record di 120 espositori e 40mila visitatori: “Il prodotto di qualità resiste a tutti gli scossoni. La mozzarella dop piace e conquista anche i grandi chef, come Massimo Bottura che nel suo ristorante di Modena ha inserito più piatti a base del nostro prodotto”. Secondo Sapere il sequestro “deve rassicurare i consumatori, perché testimonia la validità dei controlli eseguiti. Controlli che premiano i produttori impegnati sul versante della qualità. Comunque la miglior difesa per chi compra è la conoscenza del prodotto: fidarsi dei produttori conosciuti o di marchi di garanzia come quello del consorzio campano, evitando confusioni tra la mozzarella di bufala dop e prodotti a basso costo”.

Le frodi alimentari più comuni.
Se una mozzarella diventa blu è facile accorgersi che c’é qualcosa che non va, ma anche una mozzarella bianchissima potrebbe essere taroccata, col gesso, come è stato in passato scoperto grazie ai sequestri effettuati dai Nas in Italia. Milioni di controlli e ispezioni, settore per settore, vengono effettuati ogni anno da Nas, Guardia di finanza, servizi veterinari e di igiene delle Usl, in difesa del consumatore italiano. In Italia nel periodo 2008-2009 le frodi agroalimentari sono aumentate vertiginosamente (+32%), un giro d’affari illecito di tre milioni di euro al giorno, secondo i dati del rapporto FareAmbiente presentato in questi giorni. Tra i prodotti più colpiti ci sono, oltre ai latticini, anche olio, vino, riso e conserve di pomodoro, per parlare solo delle sofisticazioni con aggiunte ‘non lecite’. Tra i latticini, la mozzarella di bufala é sicuramente la più ‘taroccata’. Secondo la legge, per chiamarsi tale, deve contenere almeno il 50% di latte di bufala, ma i Nas hanno scoperto mozzarelle di bufala fatte con latte comune in polvere, oppure con latte di mucca sbiancato con calce e soda e proveniente dalla Colombia o dalla Bolivia, dove costa circa 50 centesimi al kg invece che 1,35 euro di quello campano. In cima alla classifica dei prodotti più adulterati ci sono l’olio extravergine e il vino. Risale a nemmeno un mese fa l’ultimo sequestro di olio adulterato da parte dei Carabinieri del Nas di Bari, si trattava di comune olio di semi colorato con clorofilla e spacciato per olio d’oliva extravergine. Due anni fa è stata sgominata un’organizzazione che operava in varie città italiane producendo in questo modo finto olio d’oliva extravergine e sequestrati sette oleifici. Oli alimentari esausti, e dunque potenzialmente pericolosi, sono stati scoperti dai Nai in ristoranti e fast-food di diverse regioni italiane lo scorso anno. Il vino senz’uva, denunciato più volte dalle organizzazioni agricole, è un classico della sofisticazione. Con l’aggiunta di alcol, magari di contrabbando, e zucchero si possono produrre fraudolentemente ulteriori quantitativi di vino da successive spremiture di uva. Ma c’é anche chi ha aggiunto al mosto acido cloridrico e acido solforico oltre ai più innocui acqua e zucchero. Per questo il proprietario di una cantina vinicola di Veronella (Verona), C.B., è stato arrestato dagli agenti del Corpo Forestale dello Stato di Verona su disposizione del Gip della Procura del Tribunale di Verona. L’uomo aveva dei precedenti per sofisticazione che risalivano a una ventina di anni fa, allo scandalo del vino al metanolo.

(fonte Ansa)

Additivi alimentari e coloranti: consumatori più tutelati

Il prossimo 20 luglio entrerà in vigore il Regolamento Ce n. 1333/2008, che prevede nuovi obblighi per l’indicazione della presenza di additivi negli alimenti, a garanzia del consumatore. La norma interessa tutte le imprese che vendono prodotti alimentari, che d’ora in poi dovranno riportare in etichetta le nuove indicazioni: tra queste imprese, le più interessate sono senza dubbio le pasticcerie.

Obbligo indicare in etichetta presenza e conseguenze di additivi e coloranti. «In effetti le nostre attività sono direttamente chiamate in causa» conferma Federica Luni, Presidente del Comitato Pasticceri Padovani, nonché Vice Presidente dell’Associazione Provinciale dei Pubblici Esercizi (APPE). Ma qual è il contenuto della normativa? «Si tratta di un Regolamento voluto dalla Comunità Europea a garanzia del consumatore, che deve essere informato su quello che è contenuto negli alimenti che acquista e consuma. In pratica, in caso di presenza di determinati coloranti e altri additivi artificiali, non solo è obbligatorio indicarne la presenza, ma anche le possibili conseguenze sui consumatori».

Additivi artificiali: hanno effetti negativi sul nostro fisico? “Tutto ciò che non è naturale, potenzialmente, è pericoloso per la salute dell’uomo – continua Federica Luni -. Ecco perché, le pasticcerie artigianali, da sempre, preparano dolci prodotti da consumarsi nel giro di poco tempo, utilizzando principalmente ingredienti naturali. Proprio per questo, il non venduto viene eliminato a fine giornata». In che modo questa nuova normativa interessa le pasticcerie artigianali? «Purtroppo viviamo in una società in cui l’apparenza dà impulso all’acquisto. I clienti ci chiedono dolci sempre più colorati e attraenti e noi ci dobbiamo adeguare.

Appe organizza un seminario gratuito di aggiornamento. Proprio per questo, abbiamo organizzato un seminario di aggiornamento, che si terrà nel pomeriggio di lunedì prossimo 21 giugno, al quale parteciperanno importanti relatori: un consulente internazionale di pasticceria, un tecnico di laboratorio esperto in additivi e coloranti naturali e un professionista in tema di autocontrollo igienico-sanitario». E per quanto riguarda gli aromi artificiali? «Nessun aroma artificiale può sostituire il sapore genuino di burro, uova e farina che si può sentire solo entrando in una pasticceria artigianale».

Per l’iscrizione al seminario del 21 giugno, assolutamente gratuita, è sufficiente telefonare all’APPE al n. 049.7817222.

(fonte Appe)

I soci Argav al Premio Vergani-Ballotta 2010

Premio Vergani-Ballotta 2010: i piatti di gnocchi in gara

Grande festa della cucina veneta in occasione della quarta edizione del Premio Vergani-Ballotta 2010, indetto dall’Accademia Italiana della Cucina e dall’Associazione Cuochi Padova Terme Euganee, svoltosi nella serata di ieri, 16 giugno, all’Antica Trattoria Ballotta di Torreglia (Pd).

Venezia e Vicenza le province vincitrici. La sfida culinaria regionale tra gli chef di tutte le province venete ha visto la partecipazione di una trentina di cuochi, tra cui anche 7 chef under 25, che si sono misurati nella preparazione degli gnocchi, tema di quest’edizione. A giudicare gli chef in gara, una giuria tecnica presieduta dal socio Argav Giuseppe Casagrande, direttore del periodico Papageno, che ha consegnato il premio (deliziose targhe-pentoline, set di coltelli molto graditi dai cuochi e premi in denaro) alla provincia vincitrice della sezione “Under 25”, Venezia, con lo chef moldavo Artiom Ponomarenko che ha presentato il piatto “Gnocchi di patate con pesce di laguna”.

Ecco l’intervista di Giuseppe Casagrande rilasciata al termine della serata:

Per la cronaca, il Premio Vergani-Ballotta, consegnato da Clodovaldo Ruffato, Presidente del Consiglio Regionale del Veneto, è andato a Vicenza e al piatto “Gnocchi con la fioretta”, mentre il premio della Giuria popolare, che ha eletto il migliore tra 24 piatti in gara e che è stato consegnato da Piero Fracanzani, delegazione Eugania dell’Accademia Italiana della Cucina, è andato sempre a Venezia con il piatto “Gnocchi di patate con pesce di laguna”.

La festa della cucina veneta è stata all’insegna dei prodotti “Km zero”. A questo proposito, ecco l’intervista alla socia Argav Sandra Chiarato, responsabile comunicazione di Coldiretti Veneto, associazione che ha ispirato la legge regionale operativa da gennaio 2010.

Treviso: domenica 6 giugno 2010 Grantavolata a scopo benefico con tovaglia e bottiglia di grappa da Guinness dei primati

foto Epolis, tovaglia del record arrivata ieri al Sant'Artemio

(di Lieta Zanatta, da “Il Treviso”). Preparativi per la domenica trevigiana da record al Parco Sant’Artemio oramai agli sgoccioli. La Grantavolata.tv-Cucina trevigiana attende i seimila partecipanti per la tovaglia tessuta più lunga del mondo, oltre un chilometro e mezzo, e la bottiglia di grappa più grande del mondo, da 120 litri, primati da scrivere nel Guinness World Record.

L’allestimento inizierà domenica prossima al Parco Sant’Artemio di Treviso già prima delle 8 a porte chiuse, per via della stesura della tovaglia tessuta a Bergamo da Emilio Gatti su progetto della Agotex di Casier, che si rivela abbastanza complessa. Dalle 11 alle 12 sarà invece dato l’avvio al riempimento della bottiglia di grappa della famiglia Bottega sotto gli occhi attenti dei giudici che arriveranno direttamente da Londra, mentre ci saranno riprese dal cielo grazie a due elicotteri messi a disposizione dall’Aeroclub di Treviso, accompagnati da velivoli storici e mongolfiera.

Tutti i numeri di Grantavolata. L’evento organizzato da TrevisoViva si sta rivelando una grandissima festa,  che oltre al pubblico coinvolge migliaia di organizzatori, tra sponsor, scuole e intrattenitori vari. Trentaquattro ristoratori si cimenteranno a cucinare un pranzo dalla montagna di ingredienti: 450 kg di riso, 450 kg di asparagi bianchi di Badoere Igp, 200 kg. di cipolle, 130 litri di olio, 60 kg tra sale fino e grosso, 100 kg di burro Soligo, 7000 porzioni di pollo, 100 kg di formaggio grana grattugiato, 15 mila panini, 300 kg di carote, 300 kg di pomodoro, 150 kg di sedano, 60 kg di Bibanesi e quintali di Casatella trevigiana Dop. Verranno messe in tavola 800 bottiglie di vino bianco e rosso del Consorzio Tutela Vini del Piave Doc, 700 bottiglie di Prosecco del Consorzio di tutela Superiore Valdobbiadene Conegliano Docg, 35 magnum di Raboso, 12 del Consorzio Torchiato di Fregona, 6000 bottiglie di acqua Dolomia. E ancora numeri da record: 24mila piatti in ceramica, 18 mila bicchieri, 12 mila posate, 800 pirofile, 10mila tovaglioli di carta e bicchieri Dopla. Staff poderoso di camerieri, ben 130 assieme a 100 sommelier, e accanto gli studenti dell’alberghiero Maffioli di Castelfranco e l’Ipssar Alberini di Lancenigo, ben 220 coordinati da 18 insegnanti, assieme a 30 hostess e 20 cuochi.

Senza contare gli intrattenimenti: testimonial saranno Federico Quaranta e Tinto, i conduttori di “Decanter” su Radio2, spettacoli musicali, cori e orchestra, bande musicali e danze del gruppo folkloristico trevigiano, con mostre d’arte, di fonografi e auto d’epoca. Parte del ricavato sarà devoluto in beneficenza all’Advar che assiste i malati terminali, e pure quello della lotteria che metterà in palio una crociera per due persone, buoni sconto, biciclette, borse e altri numerosi premi. Per la tavolata ci sono ancora dei biglietti disponibili, 30 euro adulti e 15 bambini, acquistabili anche direttamente domenica sul posto.

L’innovazione tinge di rosa il futuro della Latteria di Soligo (Tv)

Foto Latteria Soligo, momento dell'Assemblea dei soci 24 aprile 2010

Davide contro Golia, ovvero la Latteria di Soligo contro le grandi multinazionali agroalimentari. L’epilogo è lo stesso. Il piccolo può sconfiggere o stupire il gigante anche sul campo dello sviluppo, ricerca e innovazione. L’ultima assemblea della cooperativa trevigiana (circa 300 soci allevatori) avvenuta lo scorso 24 aprile  è stata all’insegna dell’innovazione, con l’introduzione di nuovi prodotti: il nuovo latte delattosato con aggiunta di fermenti lattici (unico in Italia) e il latte agli Omega 3. Il Ministero della salute ha già dato la sua autorizzazione su questi prodotti, che appartengono alla linea del latte per alimenti particolari e ad alta digeribilità e che potranno così entrare in produzione.

Piccole realtà fonte di grande innovazione. “Tutto parte dall’analisi dei bisogni dei consumatori e dal rendersi conto che i consumi sono cambiati – spiega Lorenzo Brugnera,  presidente della Latteria di Soligo – Così abbiamo cominciato a fare ricerca e a sviluppare nuovi prodotti in questa direzione. Pur avvalendoci di collaborazioni importanti con il mondo universitario, per il latte delattosato ci siamo avvalsi esclusivamente di risorse interne alla nostra realtà. Ciò dimostra che piccolo può essere davvero bello e fonte di grandi innovazioni”.

Anno di primati. Il latte senza lattosio nasce perché questo zucchero è fonte di allergie e intolleranze. Grazie all’aggiunta di un enzima naturale, il lattosio è stato trasmformato in glucosio e galattosio, due zuccheri naturali che si assorbono con facilità. Questo nuovo latte ha lo 0,1 % di lattosio contro altri prodotti similari che n presentano un minimo dello 0,3 %. “La nostra fortuna è che partiamo da un prodotto di altissima qualità grazie al lavoro dei nostri allevatori – continua il presidente Brugnera – Siamo i primi in Italia a produrre il delattosato con aggiunta di fermenti lattici. Anche in questo caso sarà un prodotto innovativo è di grande impatto.  Altra novità annunciata dala Latteria di Soligo, la certificazione O.P. (Organizzazione di produttori) ricevuta dalla Regione Veneto, uno status nuovo che qualifica la Latteria come vera filiera del latte, dalla stalla alla tavola.

Garantire prezzi dignitosi agli allevatori.  Un altro annuncio importante ai soci della Soligo è stato quello del prezzo del latte pagato dalla latteria per la campagna 2009  a € 0,40 al litro. Un prezzo molto buono nel panorama italiano. “L’Italia zootecnica si è trovata ad affrontare un 2009 a dir poco disastroso durante il quale gli allevatori si sono visti pagare anche 28 centesimi al litro e a volte meno a fronte di un costo di produzione variabile che non è diminuito proporzionalmente. Tale situazione destabilizza le aziende produttrici alle prese con la fluttuazione dei costi dell’alimentazione zootecnica e in generale della gestione della stalla. Garantire dei prezzi dignitosi del latte è indispensabile per mantenere inalterata la grande qualità dei nostri prodotti” ha concluso Brugnera.

(fonte Latteria Soligo)