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Spumanti, nelle festività 2016 vince il gusto secco

proseccoIn fatto di bollicine, con consumi generali ancora concentrati sull’essenzialità, anche il fine anno 2016 ricalca l’andamento del 2015, con un solo +1% di volumi. Le previsioni danno in calo soprattutto le etichette più note di Champagne e tutti gli altri marchi esteri, ad eccezione di pochi topleader e delle occasioni di prezzo dell’ultimo minuto. Ad affermarlo, è il panel storico dei 4800 di OVSE, il primo osservatorio economico dei vini effervescenti italiani, nato nel 1991 con 25 anni di report storici grazie anche a un pool di 26 aziende di ricerca di mercato dei vini in Italia e nel mondo.

Altri dati. Nel range 15-25 euro/bott è possibile acquistare in Gdo sia uno Champagne che un Franciacorta, con 6-12 euro/bott si acquistano ottimi Prosecco Superiore e Prosecco doc spumante sempre nei grandi centri commerciali. L’horeca stenta ancora a crescere per “eccesso di rincaro”. Bene invece i consumi fuori-casa, al bar (30%) e l’acquisto diretto in cantina (9%). Pacchi-mix regalo in calo, soprattutto i più abbondanti; in leggera crescita le confezioni di sole bottiglie di vino e bollicine. Leader delle vendite di fine anno al consumatore finale è la Gdo con circa il 72% nel solo mese di dicembre.

I brindisi delle festività 2016-2017 valgono 510 mio/euro, a tanto ammonta la spesa degli italiani fra consumi domestici e fuori casa, compreso i marchi esteri di vini con le bollicine. “Novità assoluta 2016-2017, però,  è la tendenza al consumo di vini dal sapore più secco e meno alcolico sia fra le bollicine metodo tradizionale che di metodo italiano”, sostiene l’Osservatorio economico dei vini effervescenti. Meglio il Prosecco Spumante extradry e brut, che il dry. Solo per il Cartizze Valdobbiadene Superiore prevale il dry, più morbido. Spopolano a tavola e nei cenoni il Franciacorta Saten e il Trendodoc brut 2016 all’insegna del gusto secco: Franciacorta brut e Franciacorta Saten brut saranno su 2 tavole ogni 5; il Prosecco doc in 7 tavole su 10, il Valdobbiadene Conegliano Superiore docg su 3 tavole imbandite di Natale ogni 6. Calo ancora significativo per l’Asti docg e per tutti gli spumanti generici dolci, in totale non saranno neanche 11 mio/bott, quelle stappate a fine anno.

Ricresce il mitico consumo dei “panettoni” a Natale in modo evidente, ma con le bollicine “brut”, cioè secche. Volano invece molto bene i tappi dei topbrand italiani del metodo tradizionale: sfioreranno le 12 mio/bott nella sola notte di fine anno. Bene i prezzi al consumo soprattutto per il Prosecco Spumante docg e doc con valori medi in crescita fra 6-9 euro la bottiglia in Gdo, da 18 a 25 euro in horeca. Continua la crescita lenta delle bollicine regionali, sempre più richieste localmente soprattutto da ristoranti e bar e nel centro-sud Italia dove ci sono ancora spazi enormi fra i consumatori. Le richieste del consumo nazionale è la prova che c’è bisogno di una promozione mirata, più diretta alle motivazione di consumo interno. “I successi all’estero sono un merito e un vanto delle imprese italiane -sostiene Giampietro Comolli, presidente di Ovse- ma non bisogna dimenticare il mercato nazionale e intraprendere strategie di sviluppo, ne va del futuro enologico tricolore. La strada del recupero del boom dei consumi di fine 2008 è lunga, anche se la bollicina resta sempre uno dei regali più apprezzati”.

Stagionalità e festività tornano a incidere. Nei giorni di festività si stapperanno in totale 58,5 mio/bott, di cui 2,9 estere con i picchi di consumo di 10,5 mio/bott in occasione del Natale, circa 34 l’ultima notte dell’anno, 3,5 mio/bott per la Befana. In totale il 40% dei consumi dell’intero anno. La stagionalità e le festività tornano a incidere in modo significativo. Solo Prosecco e Franciacorta mantengono un trend di crescita dei consumi e una destagionalizzazione consolidata.  Valori stabili in cantina (+0,1/0,4% sul 2015), valori in crescita al consumo (+1,2/1,8%  sul 2015). Il giro d’affari al consumo per queste feste sarà di 440 mio/euro, per le sole bollicine made in Italy.

Fonte: OVSE

La tradizione della cucina padovana in due volumi

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Piero de Franceschi

(di Marina Meneguzzi, vicepresidente Argav) La cerimonia del Premio Argav 2016 rappresenta una felice occasione d’incontro tra soci, ognuno dei quali è foriero di interessanti esperienze nel settore ambientale e dell’enogastronomia. Tra questi ultimi, c’è Piero de Franceschi, presidente della Confraternita della Gallina Padovana, che mi ha ricordato con piacere due pubblicazioni che lo hanno visto impegnato in prima persona e che costituiscono una preziosa risorsa per gli appassionati di cucina tradizionale veneta.

gallina-padovana“Alla gran corte della Gallina Padovana” è una ricca monografia dedicata al simbolo della gastronomia padovana, la Gallina dal gran ciuffo e ai “sudditi” della sua corte: oche, anatre, capponi, conigli e maiali. Il libro contiene più di 50 ricette suddivise tra innovative e della tradizione, ma anche testi introduttivi che illustrano le caratteristiche delle diverse razze e la loro fama e che delineano la vita all’interno della “corte” nelle quattro stagioni dell’anno. Chiude la prima parte, riccamente illustrata, un interessante testo di taglio storicogastronomico di Pietro Vincenzo Fracanzani sull’identità della patavinitas in cucina. In conclusione, le ricette di base e gli indirizzi dei ristoranti della provincia di Padova in cui è possibile degustare la vera Gallina Padovana (Terra Ferma editore, a cura di Gabriele Baldan, Piero De Franceschi, Claudio Maniero, Luigi Finco, Pietro Vincenzo Fracanzani, Sabrina Rampin).

cucinapadovana“Cucina Padovana” narra di una tradizione culinaria riconducibile soprattutto alla cucina veneta, in quanto i piatti non sono sempre di facile attribuzione tante sono le contaminazioni culturali tra zone limitrofe. Tuttavia, gli chef del territorio hanno saputo presentare in questo volume, ben illustrato, anche molte ricette tipicamente padovane che davvero rischiavano di perdersi per sempre e di cui forse pochi hanno ancora memoria, quali i menai – una minestra di mais e ossi di maiale – e la smegiassa, una torta a base di melassa. Non corrono questo rischio preparazioni che sono il vanto della ristorazione patavina, quali il gran bollito alla padovana (accompagnato dalla gustosa salsa pearà), i secondi a base di piccione torresano e di gallina dal gran ciuffo, il risotto ricco alla padovana. Ad aprire il  volume, una chiara introduzione alla storia della cucina della provincia del nostro socio de Franceschi (Terra Ferma editore).

 

11 novembre 2016, “Le 5 stagioni della cucina vicentina” chiudono con il bacalà

baccala-alla-vicentinaVenerdì 11 novembre, dalle ore 17.30 alle 19.30, sarà il bacalà alla Vicentina il protagonista de “Le 5 stagioni della cucina vicentina“, l’iniziativa di valorizzazione dei prodotti tipici promossa da Università del Gusto e Biblioteca Internazionale La Vigna.

Si impara a cucinare lo stoccafisso. Lo chef Antonio Chemello (nominato ambasciatore dello stoccafisso dal Norwegian Seafood Export Council), terrà un cooking show gratuito durante il quale spiegherà tutti i segreti per preparare in casa dell’ottimo bacalà alla vicentina e altre specialità con protagonista sempre la stessa materia prima. A dare un tocco di dolcezza in più alla giornata, che sarà introdotta dall’enogastronomo Alfredo Pelle, il gelato gastronomico al “bacalà” preparato per l’occasione dalla gelateria Ciokkolatte di Vicenza, che sarà fatto assaggiare a tutti i partecipanti. Per i vini, invece, sarà la Cantina Cavazza di Montebello Vicentino a proporre un abbinamento ideale per accompagnare il piatto. Partecipazione gratuita previa iscrizione.

Fonte: Università del Gusto

7 ottobre 2016, con i funghi, le “Cinque stagioni della cucina vicentina” salgono in vetta

1516-fotoVenerdì 7 ottobre, nuovo appuntamento gratuito e aperto a tutti (su prenotazione) con “Le 5 stagioni della cucina vicentina“, iniziativa di Università del Gusto di Creazzo (VI) e Biblioteca Internazionale La Vigna, ideata per far conoscere e valorizzare i prodotti enogastronomici vicentini.

L’incontro sarà dedicato ai funghi del territorio, uno dei prodotti d’eccellenza della cucina autunnale. A tenere la lezione di cucina sarà lo chef Alessandro Dal Degan, che ha ottenuto la sua prima stella Michelin nel 2016, portando alla ribalta nazionale il ristorante La Tana Gourmet. Lo chef sarà in trasferta da Asiago per portare la propria personale interpretazione di questa materia prima. Il cooking show (17.30-19.30) sarà preceduto da una breve introduzione dell’enogastronomo Alfredo Pelle (presidente del Centro Studi nazionale Franco Marenghi e Accademico Italiano della Cucina), sulla tradizione dei funghi in tavola. Spazio, infine, all’abbinamento con il vino, grazie ai suggerimenti dell’azienda agricola Cavazza di Montebello Vicentino. Partecipazione gratuita per chi si prenoterà sul sito www.universitadelgustovicenza.it.

Fonte: Biblioteca Internazionale La Vigna/Università del Gusto di Creazzo

 

Dalle “penne” ai risotti: la stampa si sfida in cucina alla Fiera del Riso dell’Isola della Scala (VR)

Si terrà giovedì 22 settembre, a partire dalle 20.30, alla Fiera del Riso di Isola della Scala (Vr), manifestazione in programma fino al prossimo 9 ottobre, la prima edizione del concorso enogastronomico “Risotto del giornalista”, che vedrà sfidarsi 7 professionisti di televisioni, web e carta stampata provenienti da 3 regioni: Veneto, Friuli Venezia Giulia ed Emilia Romagna.

A sostenerli in cucina, altrettanti chef-amici e i sommelier dell’Ais del Veneto, che avranno il compito di abbinare a ciascun piatto in gara il giusto bicchiere di vino. Sommelier e chef saranno anche in giura a dare i voti, per una volta a ruoli invertiti, ai critici di enogastronomia. Ad organizzare il concorso Ente Fiera di Isola della Scala è Ais Veneto, l’associazione dei Sommelier presieduta da Marco Aldegheri. A loro fianco Morello Pecchioli, ideatore dell’iniziativa e fresco vincitore della prima edizione della sezione enogastronomica del Premio giornalistico Ischia.

In giuria. Ci saranno: Antonio Gioco, dello storico ristorante Dodici Apostoli di Verona, gli stessi Pecchioli e Aldegheri, Isidoro Consolini, stella Michelin della Cantina del Baffo di Limone sul Garda e Fabio Tacchella,  consigliere della Federazione Italiana Cuochi. Tra i giurati inoltre Dimitri Mattiello, del Dimitri Restaurant Alla Legnara di Altavilla Vicentina, vincitore dell’edizione 2014 del Risotto del Sommelier e la pugliese Alessandra Civilla, chef di “Alex”, ristorante di Lecce.

In cucina. Per Verona ci saranno Lucio Salgaro di Telearena, e i fratelli Laura e Gianluca Vighini (partecipano in coppia), rispettivamente di Primo Giornale e Telenuovo. Francesco Turri, direttore di Olio Vino e Peperoncino, rappresenterà Ferrara, mentre per la Tribuna di Treviso ci sarà Cristiana Sparvoli. Presente anche Maurizio Potocnik, presidente del Club Magnar Ben Editore, fondatore della guida Magnar Ben Best of Alpe Adria, Restaurant Wines & Food e vincitore quest’anno, in Cina, del prestigioso premio internazionale Gourmand World Cookbook Awards con il libro “Conegliano con il gusto in bocca e gli occhi all’insù”. Ai fornelli anche Renato Malaman, del Mattino di Padova, e Furio Baldassi, del Piccolo di Trieste. I giornalisti avranno accanto chef eccellenti, scelti da loro stessi. Per il concorso, inoltre, l’Ais ha convocato alcuni tra i migliori sommelier del Veneto.

Fonte: Ais Veneto

Il caffè diventerà presto un lusso (e sarà più cattivo)

raccolta-caffeIl rapporto “A Brewing Storm” del Climate Institute di Sydney, Australia, vede “nero” per il caffè. La colpa è dei cambiamenti climatici che potrebbero portare le aree adatte alla coltivazione della pianta del caffè a dimezzarsi nel 2050.

Minore qualità e aumento dei prezzi al consumo. “L’aumento delle temperature e gli eventi meteo estremi – sottolinea John Connor, a capo dell’Istituto australiano – taglieranno le aree adatte alla produzione fino al 50%, riducendo la qualità del caffè e aumentando i prezzi al consumo. I consumatori dovranno affrontare la riduzione delle scorte, l’impatto su sapore e aromi e l’aumento del prezzo”. La crescita delle temperature ha già colpito le attività in molti Paesi, tra cui Messico, Guatemala e Nicaragua, aumentando l’incidenza di malattie e parassiti, che influiscono su rendimenti e qualità. Attualmente il caffè rappresenta un’industria globale da 19 miliardi di dollari con una produzione che è triplicata negli ultimi cinquantanni e ogni giorno nel mondo vengono consumate più di 2,25 miliardi di tazzine.

Le (disastrose) prospettive. Quasi il 90% dei 25 milioni di produttori di caffè sono piccoli proprietari in 70 Paesi, principalmente in via di sviluppo, tra cui Guatemala, Brasile, Vietnam, Colombia, Etiopia e Indonesia. Il cambiamento climatico minaccia l’attività di circa 120 milioni di persone che lavorano per il caffè e gli studiosi ritengono che saranno costretti a trasferire la produzione su territori riservati ora ad altri usi come la conservazione della natura e delle foreste.

Fonte: Asterisco Informazioni

 

7 agosto 2016, sul Monte Grappa traguardo storico per la festa dedicata ai formaggi di malga: in 20 anni Morlacco e Bastardo salvati dall’estinzione

13663491_10208946374249959_695905477_oVenti anni fa gli alpeggi del Monte Grappa rischiavano l’abbandono. Malghe che chiudevano, che smettevano di realizzare i formaggi tradizionali, malghesi senza ricambio generazionale, alle prese con la burocrazia che impediva loro l’unica forma di sussistenza, la caseificazione dei formaggi tipici del Massiccio, il Morlacco e il Bastardo di malga. Se in vent’anni la situazione è cambiata, con 20 malghe oggi attive d’estate tra i 1.200 e i 1.500 metri tra le province di Treviso e Vicenza, lo si deve anche alla Rassegna dedicata ai Formaggi del Grappa, che domenica 7 agosto 2016 a Malga Campo Croce (poco sotto Cima Grappa, in territorio di Borso) festeggia il traguardo dei venti anni.

_MAD5540Una festa che fa da volano alla vendita dei prodotti caseari. Oggi le malghe del Grappa producono, tra giugno e settembre, circa 850mila litri di latte di altissima qualità che trasformano in 92mila chilogrammi di formaggi d’alpeggio dalle caratteristiche organolettiche uniche.  La Rassegna, organizzata da A.Pro.La.V. l’Associazione Produttori Latte del Veneto, con il sostegno della Camera di Commercio di Treviso e Belluno e il patrocinio del Ministero per le Politiche Agricole e Forestali, della Regione Veneto, della Provincia di Treviso e del Comune di Borso, è un festa ma anche il volano per la promozione di formaggi tradizionali di qualità superiore, la tutela della biodiversità (quella microbica che rende ciascun formaggio di malga unico e inimitabile), oltre alla salvaguardia dell’ambiente attraverso il mantenimento degli alpeggi. “Attraverso la formula del concorso – spiega il presidente A.Pro.La.V., Terenzio Borga –  si è contribuito, di anno in anno, a migliorare la produzione casearia tradizionale del Grappa, preservando due formaggi che altrimenti rischiavano l’estinzione: da un lato il Bastardo, dall’altro il Morlacco di Malga (presidio Slow Food). Ma questo risultato – permettete il ringraziamento- lo si deve a due persone che venti anni fa hanno lottato con le istituzioni, consentendo che la produzione riprendesse. Sono Bruno Bernardi e Mario Innocente di ONAF: se oggi possiamo mangiare questi formaggi lo dobbiamo anche alla grande passione di queste due persone”.

_MAD5715Il Morlacco di Malga rimane un’eccellenza per pochi intenditori disposti a salire in quota per acquistarlo: “La vendita è diretta da malghese a consumatore – ricorda Bernardi – perciò chi vuole gustare questi formaggi unici deve fare la “fatica” di venire in questi alpeggi splendidi, sapendo di portare a casa prodotti straordinari e di contribuire a preservare un lavoro nobile e a salvaguardare questa montagna. Ora è il momento perfetto, anche grazie ad un giugno piovoso, la produzione di latte è stata buona, e dopo la stagionatura, si trovano formaggi di grande qualità”. Domenica sarà inoltre tagliata la prima forma di Montasio di Malga prodotta in provincia di Treviso. Un formaggio DOP che nasce dalle Pianezze, precisamente da Malga Budui (1.220 mt), stagionato due mesi.

Programma. Nell’ampio pianoro immerso nel verde che si apre a Malga Campocroce (salita da Semonzo) si terranno la mostra con degustazioni e i concorsi dedicati a Morlacco e Bastardo, in assaggio anche numerosi altri formaggi provenienti dal Triveneto, nonché formaggi affinati tra fieni ed erbe dai profumi inebrianti. Per il terzo anno la rassegna si apre anche al panorama nazionale ospitando il concorso Formaggi di Malga italiani in collaborazione con ONAF: 32 i formaggi in competizione, provenienti da 6 regioni italiane. Ospite d’onore per un gemellaggio tra presìdi Slow Food, il Bagòss, un formaggio delle montagne bresciane che però parla veneto, almeno nella sua storia. I veneziani lo chiamavo “l’oro” in tavola per il colore giallo conferito dallo zafferano, che arrivava nel paese di Bagolino (BS) proprio da quella capitale della Serenissima che aveva il monopolio delle spezie. Non mancheranno anche i formaggi DOP del Veneto quali Asiago, Casatella Trevigiana, Montasio, Monte Veronese, Grana Padano, Piave Provolone Valpadana e Mozzarella STG.

Concorso fotografico. Oltre ai malghesi, premi anche per gli amanti del Massiccio che, da tutto il Veneto, hanno partecipato al primo concorso fotografico “Il Grappa tra storia, cultura, natura e tradizione” contribuendo a realizzare la bella mostra visitabile a Campo Croce. A seguire, l’apertura dello stand gastronomico curato dal Gruppo Alpini di Borso, alle 15:00 lo spettacolo del gruppo folkloristico “I Ruzzantini Pavani” e alle 16 la lavorazione in diretta del formaggio Morlacco del Grappa. Per tutta la durata della manifestazione, dal mattino fino alle 18, sarà attiva la mostra mercato con stand che ospiteranno produzioni tipiche. Come arrivare. Per raggiungere la località Campo Croce, partite da Semonzo del Grappa (TV) e seguite le indicazioni per le Malghe. Proseguire dopo il ventesimo tornante oltre le gallerie nella roccia.

Rassegna gastronomica. Dal 5 al 7 agosto, nei ristoranti, trattorie e agriturismi del Grappa si potranno degustare menù che vedranno protagonisti i formaggi tipici locali, grazie alla rassegna “A Tavola con il morlacco e il bastardo”. L’iniziativa è realizzata in collaborazione con il consorzio di promozione Vivere il Grappa. I locali aderenti: L’Antica Abbazia – Via Cenghia, 82, Semonzo di Borso del Grappa (TV) – Tel. 0423 561150; Dalla Mena – Via Santa Felicita, 14, Romano d’Ezzelino (VI) – Tel. 0424 36481; Al Pioppetto – Via Gregorio Barbarigo, 13, Romano d’Ezzelino – Loc. Sacro Cuore (VI) – Tel. 0424 570502; Trattoria alla Posta – Via Viei,13, Borso del Grappa (TV) – Tel. 0423 910474; Garden Relais – Via Caose, 22, Semonzo di Borso del Grappa (TV) – Tel. 0423 91085; Locanda Montegrappa – Via Montegrappa, 2, Borso del Grappa (TV) – Tel. 0423 561113; Agriturismo Da Andreina – Via Duca, 11, Sant’Eulalia di Borso del Grappa (TV) – Tel. 329 4156903; Agriturismo Da Gabriele – Via Cassanego, 4, Borso del Grappa (TV) – Tel. 333 6144758.

Fonte: Servizio Stampa Aprolav

Oggi a Monselice (PD) astrochef e degustazioni animano la kermesse “Le Stelle dell’Estate”

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partecipanti conferenza stampa Le Stelle dell’Estate 2016 (foto provincia Padova)

Buon cibo, degustazioni dei vini Doc e Docg dei Colli Euganei, laboratori, musica, danza, ospiti speciali, convegni e osservazione guidata in diretta della luna e dei pianeti: particolarmente ricco il programma della decima edizione de “Le Stelle dell’Estate”,  kermesse organizzata dalla Pro Loco di Monselice in collaborazione con il Comune, che si svolgerà oggi, sabato 9 luglio a Monselice (Pd) dalle 19.30 alle 00.45.

Astrochef e degustazioni. L’iniziativa è stata presentata nel corso di una conferenza stampa presenziata da Vincenzo Gottardo, consigliere provinciale delegato all’Agricoltura, Gianni Mamprin, assessore al Turismo di Monselice, Stefano Polato, astrochef, Franca Donato, presidente della Pro Loco di Monselice, Franco Zanovello, presidente della Strada del Vino dei Colli Euganei ed i rappresentanti del Gruppo Astrofili e dell’Associazione Astronomica Euganea. La manifestazione si svolge nel centro storico di Monselice, fra piazza Mazzini e via del Santuario, per concludersi con l’osservazione della luna e dei satelliti visibili nell’Esedra di San Francesco (saranno ben 12 i telescopi professionali messi a disposizone dall’Associazione Astronomica Euganea). Di grande interesse gli incontri-dibattito previsti: alle ore 19.30, nella Sala Nobile del Palazzo della Loggia, “Le Onde gravitazionali: una finestra sull’Universo nascosto” dell’astronomo Simone Zaggia, alle 21.15, nel parterre di Villa Duodo, “ Nuovi telescopi alla ricerca di nuovi mondi” dell’astronomo Roberto Ragazzoni e alle 22.15, sempre nel parterre di Villa Duodo, l’astrochef Stefano Polato (che ha seguito la dieta dell’austonauta italiana Samantha Cristoforetti) parlerà “Dallo spazio alla Terra, passato, presente e futuro del cibo”. In occasione della manifestazione, i musei e siti culturali di Monselice si potranno visitare di sera con le guide.  Da non perdere, inoltre, le degustazioni di vini della strada dei Colli Euganei in abbinamento alle specialità gastronomiche del territorio lungo via del Santuario. Maggiori info: www.prolocomonselice.it

Fonte: Servizio Stampa Provincia Padova

20 maggio 2015, a Creazzo (VI) “Le 5 stagioni della cucina vicentina” mettono in tavola i piselli

5stagioni_logopag_21636_1Dopo il Broccolo Fiolaro di Creazzo e l’Asparago Bianco di Bassano, saranno i piselli – altro prodotto orticolo d’eccellenza della provincia di Vicenza  – i protagonisti del prossimo cooking show de “ Le 5 Stagioni della cucina Vicentina”, in programma venerdì 20 maggio alle ore 17.30 nella cucina dimostrativa dell’Università del Gusto, al Centro di Formazione ESAC che ha sede a Creazzo (VI) in via Piazzon, 40.

Cooking show. Questa volta sarà lo chef Marco Perez – docente dell’Università del Gusto e del Master della Cucina Italiana, nonché chef del ristorante Amistà 33 di Byblos Art Hotel a Corrubio di Negarine (VR), in Valpolicella -, a condurre gli appassionati di cucina in un percorso che farà scoprire alcuni innovativi piatti a base di piselli. Per illustrare le caratteristiche e le radici storiche di questa eccellenza gastronomica, il cooking show sarà preceduto dall’intervento dell’ enogastronomo Alfredo Pelle e si concluderà con alcuni consigli sull’abbinamento con il vino da parte dell’ azienda agricola Cavazza di Montebello Vicentino.

La partecipazione all’evento è gratuita per chi si prenota compilando on line il form da questo link.

Fonte: Università del Gusto

 

“Il Tiramisù è nato a Treviso, provincia del Veneto, Italia”, così Zaia stoppa le illazioni fatte al Salone del Libro a Torino sulla presunta paternità friulana del famoso dolce a cucchiaio

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foto Tiramisu originale Paolo “Loli” Linguanotto

“Sulla paternità del Tiramisù possono anche scrivere che l’hanno inventato in Bulgaria, ma la realtà storica, documentata e certificata persino con un atto notarile è scolpita nella pietra: lo ha inventato Ada Campeol, con l’aiuto del cuoco Paolo ‘Loli’ Linguanotto, alle Beccherie di Treviso,  in quella culla della gastronomia tipica che si chiama Veneto. Se altri hanno copiato la ricetta hanno fatto bene perché è il dolce più buono e genuino del mondo, ma sempre copiato hanno”.

Al Salone del Libro di Torino riaperta la disputa sulla paternità. Con queste parole, il presidente della Regione del Veneto Zaia torna “in campo” per difendere la “trevigianità” di uno dei dolci più famosi del mondo, del quale si sono occupati persino giganti dell’informazione come il Guardian e il Daily Telegraph,  messa in discussione da un libro di una casa editrice di Firenze, presente al Salone di Torino, nel quale se ne sostiene l’origine friulana. “Non è la prima volta che si tenta di ‘scippare’ a Treviso questa eccellenza – aggiunge il Governatore – e non sarà l’ultima, il che deve colmare d’orgoglio il Veneto, la città di Treviso, la famiglia Campeol. In tutti i settori il meglio viene ‘clonato’, dalla Ferrari, ai grandi vini, alle grandi firme della moda. Evidentemente è’ grande anche il ‘marchio’ Tiramisù che siamo pronti a difendere con la forza della storia, delle testimonianze passate e presenti, di un atto notarile depositato dall’Accademia della Cucina, del sentire popolare”.

Tiramisù, unica la sua versione. “Il libro in questione – prosegue il presidente del Veneto – raccoglie anche la bellezza di 23 ‘variazioni sul tema’: dimostrazione lampante che si sta parlando d’altro, perché il dolce a cucchiaio più famoso del mondo è uno e solo uno, quello della Ada delle Beccherie di Treviso. Gli altri, friulani, milanesi, siciliani, francesi, tedeschi o altro saranno magari buoni, ma sono un’altra cosa”. Il Governatore esorta “tutti, nessuno escluso, compresi esperti e studiosi di culinaria di tutto il mondo a venire a Treviso e ad ascoltare dalla viva voce dei testimoni e verificare dagli atti notarili, qual è la vera storia di questo straordinario dolce”.

La vera storia di questo dolce, tanto buono quanto semplice e facile da preparare, nasce nel capoluogo della Marca, all’inizio degli anni ’70 del secolo scorso, in un ristorante famoso (Alle Beccherie), dalle mani sapienti della proprietaria, Ada Campeol, coadiuvata dall’allora giovanissimo cuoco Paolo “Loli” Linguanotto. La notizia è certa, documentata, testimoniata dagli autori e dalla letteratura locale, certificata successivamente con atto notarile. All’epoca della sua creazione, tuttavia, quando ancora il nuovo dolce si chiamava alla veneta “Tiramesù”, nessuno aveva pensato a depositare il nuovo marchio: non si usava. E siccome le grandi vittorie hanno cento padri, sono stati moltissimi quelli che, talora sul filo della leggenda o in nome dell’improbabilità, hanno attribuito ad altri tempi, luoghi e persone questa invenzione. Che poi non è altro che un perfetto ed equilibrato assemblaggio di pietanze che si usavano per corroborare gli affaticati o i malati: l’uovo sbattuto, il savoiardo con il caffè, il mascarpone e così via. La signora Ada, che allora stava giusto allattando il figlio, compose il tutto in un “unicum” con il quale ha letteralmente conquistato il mondo e del quale non c’è traccia, non a caso, nei ricettari di cucina antecedenti alla preparazione dello squisito dolce che divenne l’emblema del locale.

Una verità storica e culturale. “E’ bene invece che tutti sappiano che il Tiramisù è nato a Treviso, provincia del Veneto, Italia –  ribadisce il Presidente – anzitutto per riaffermare una verità storica e direi culturale, ma anche per ricordare che è grazie alle tante invenzioni più sagge che segrete, dove il primo ingrediente è la passione e il secondo è il buon gusto, che l’enogastronomia veneta si è fatta strada tra le migliori dei cinque continenti e collabora al successo turistico del Veneto”.

Fonte: Servizio Stampa Regione Veneto