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20 febbraio, incontro Argav al Wigwam di Arzerello di Piove di Sacco (Padova) dedicato a: “Crediti di carbonio e agricoltura, un’alleanza per il clima”. A seguire, la presentazione del libro “Io e Padova, bio-geografia urbana di una città europea” e dei biodistretti del riso piemontese e marchigiano

A febbraio, l’incontro conviviale mensile Argav è anticipato a venerdì 20 del mese, sempre con inizio ore 18.30, nella consueta sede del circolo di campagna Wigwam ad Arzerello di Piove di Sacco (Padova), in via Porto, 8.

Parleremo di un tema di crescente attualità, “Crediti di carbonio e agricoltura: un’alleanza per il clima”. Relatori saranno Lorenzo Furlan, direttore Innovazione e Sperimentazione di Veneto Agricoltura, Marco Omodei Salè, responsabile Innovazione Sviluppo Sostenibilità CSQA. Introdurrà e coordinerà l’incontro Renzo Michieletto, vicepresidente Argav.

Il tema trattato

L’agricoltura gioca un ruolo chiave per la riduzione e l’assorbimento dell’anidride carbonica nella lotta al cambiamento climatico. In ambito agricolo questi crediti, che attestano la riduzione o la rimozione di anidride carbonica equivalente dall’atmosfera, possono essere generati attraverso pratiche come l’agricoltura conservativa, la riduzione delle lavorazioni del suolo, le rotazioni colturali, l’uso di colture di copertura, l’agroforestazione e una gestione più efficiente dei fertilizzanti. Tuttavia, il sistema presenta anche delle sfide: la misurazione, la verifica e la certificazione del carbonio sequestrato richiedono metodi rigorosi e costi non trascurabili; inoltre, è fondamentale garantire che i benefici ambientali siano reali, misurabili e duraturi nel tempo.

A seguire, avremo il piacere di ascoltare Corrado Poli, scrittore, già docente universitario, che presenterà il suo libro “Io e Padova, bio-geografia urbana di una città europea”. Conosceremo anche la realtà dei biodistretti del riso piemontese e delle terre marchigiane presentati da Franco Zecchinato, presidente della cooperativa “El Tamiso” di Padova e da Luigi Alberton, fondatore e Ceo Sherry Land srl benefit di Cittadella (Padova).

 

Filiera bieticolo-saccarifera a rischio estinzione. Coldiretti annuncia mobilitazioni e chiede il sostegno della Regione. Che risponde all’appello stanziando 600 mila euro per il settore

“Come Coldiretti esprimiamo fortissima preoccupazione per la tenuta della nostra filiera bieticolo-saccarifera. I dati 2025 di Veneto Agricoltura evidenziano per il settore bieticolo un forte calo delle superfici investite (-39%) scese a 4.730 ettari, con una conseguente riduzione della produzione complessiva del 27,1%, pari a 262,9 mila tonnellate, troppo poche per coprire i costi dello stabilimento di Pontelongo, in provincia di Padova” afferma Carlo Salvan, presidente di Coldiretti Veneto, che da Fieragricola lancia l’allarme all’indomani delle prime indiscrezioni sui dati della campagna 2026.

Le ragioni della disaffezione degli agricoltori verso questa coltura, che rappresenta ancora un asset strategico per tante regioni italiane, sono molteplici, ma principalmente le sempre maggiori difficoltà a difenderla dai patogeni per via della costante riduzione del numero di principi attivi efficaci, messi al bando dall’Unione Europea senza pensare a delle alternative più sostenibili per l’ambiente, ma altrettanto valide nella lotta fitosanitaria e il cambiamento climatico che mette a dura prova le semine e i raccolti. “Ciò che ci preoccupa di più ora è che se non riusciremo a incentivare gli agricoltori a credere ed investire ancora in questa coltura, non solo perderemo una filiera produttiva di cui abbiamo disperatamente bisogno, visto che siamo importatori netti di zucchero e ne consumiamo quantità elevatissime, ma che sarà a rischio almeno per questa campagna la piena attività dello stabilimento di Pontelongo che, al di là della storia centenaria, oggi è un vero e proprio presidio sul territorio” prosegue Salvan.

Lo stabilimento di Pontelongo dà lavoro a intere comunità, con ben 2.000 agricoltori conferenti per una produzione lordo vendibile generata di 17 mln e circa 100 dipendenti fissi e altri 100 stagionali. “Non possiamo permetterci né di perdere una coltura, né di mettere in difficoltà intere famiglie. Il problema ora rischia concretamente di trasformarsi da locale e prettamente “agricolo” a nazionale e sociale, con la messa a rischio di troppi posti di lavoro. Come Coldiretti ora chiediamo alla Regione Veneto, che ha già dimostrato vicinanza al settore durante la visita fatta allo stabilimento di Pontelongo poche settimane fa, di dare concretezza a questo sostegno. Dobbiamo trovare il modo di recuperare con urgenza risorse economiche per integrare l’aiuto accoppiato ad ettaro che grazie al recupero dei soldi della PAC potremo garantire per altri due anni ai nostri agricoltori – prosegue Salvan – “Dopo questo primo passo dovremo però pensare tutti insieme, a livello regionale e nazionale, ad una strategia di medio periodo che metta i nostri agricoltori nelle condizioni di coltivare le bietole senza timori e con reali garanzie”.

Coldiretti Veneto da tempo evidenzia come sia necessario muoversi su più fronti, partendo dall’attivazione di contratti di filiera pluriennali che vedano come attori, non solo gli agricoltori e gli zuccherifici, ma anche l’industria agroalimentare con sede in Italia che utilizza lo zucchero come materia prima per tutte le sue preparazioni e non valorizza il 100% italiano come valore aggiunto da cavalcare rispetto alle importazioni selvagge di zucchero dagli altri Paesi in cui viene prodotto con metodi dagli standard molto differenti da quelli nazionali, fino ad arrivare ad un coordinamento operativo reale tra le Regioni in cui è presente la filiera bieticolo-saccarifera, perché si facciano parte attiva nel chiedere al Governo un tavolo nazionale che coinvolga tutti gli attori del settore al fine di sostenere la filiera con azioni come un regime fiscale agevolato per gli stabilimenti produttivi nazionali per compensare le ingenti spese energetiche.

Alla chiamata di Coldiretti Veneto risponde subito Dario Bond, assessore regionale all’Agricoltura, che annuncia il proprio sostegno alla filiera bieticolo-saccarifera e ai produttori impegnati in una coltura strategica per il territorio. “Due settimane fa ho voluto incontrare direttamente i produttori dello stabilimento di Pontelongo, presidio produttivo, economico e occupazionale per il territorio. Insieme al presidente Alberto Stefani ho ascoltato le loro preoccupazioni per le criticità del settore – ha dichiarato Bond -. Da quell’incontro è emersa con forza la necessità di dare un segnale immediato: per questo, nel bilancio regionale abbiamo già previsto di inserire una cifra che dovrebbe attestarsi sui 600.000 euro. Ringrazio il presidente Stefani e l’assessore Filippo Giacinti per l’impegno e l’attenzione dimostrati verso questa filiera, che richiede risposte rapide e concrete”.

Fonte: servizio stampa Coldiretti Veneto/Regione Veneto

La cucina italiana Patrimonio Unesco

La cucina italiana entra a pieno titolo tra i patrimoni immateriali dell’umanità, confermando che il cibo non è solo nutrimento, ma anche cultura, storia e futuro. Un riconoscimento che celebra la capacità dell’Italia di trasformare la tavola in un luogo di incontro, dialogo e condivisione universale.  L’onore è stato ufficialmente ricevuto con l’iscrizione nella Lista Rappresentativa del Patrimonio Culturale Immateriale dell’UNESCO, diventando la prima tradizione gastronomica al mondo riconosciuta nella sua interezza.

La decisione è stata presa all’unanimità dal Comitato intergovernativo dell’UNESCO, riunitosi a New Delhi, in India. Secondo la motivazione, la cucina italiana rappresenta una “miscela culturale e sociale di tradizioni culinarie”, un linguaggio universale capace di esprimere amore, cura di sé e degli altri, e di riscoprire radici culturali profonde. È, al tempo stesso, un ponte che permette alle comunità di condividere la propria storia e di raccontare il mondo che le circonda.

La candidatura è stata promossa dal Collegio Culinario Associazione culturale per l’enogastronomia italiana, in collaborazione con Casa Artusi, l’Accademia della Cucina Italiana e la rivista La Cucina Italiana. L’obiettivo è stato di valorizzare i principi che da sempre caratterizzano la tradizione gastronomica italiana, come il contrasto allo spreco alimentare e la riduzione del consumo di risorse, rendendo la cucina un modello di sostenibilità e responsabilità ambientale.

Con questo nuovo riconoscimento, l’Italia porta a 19 gli elementi iscritti nella Lista Rappresentativa del Patrimonio Culturale Immateriale, cui si aggiunge un elemento nel Registro delle Buone Pratiche di Salvaguardia. A livello globale, l’UNESCO ha riconosciuto finora 788 elementi in 150 Paesi, confermando la straordinaria ricchezza delle tradizioni culturali che compongono il mosaico dell’umanità.

La cucina italiana è considerata inclusiva, capace di superare barriere culturali e generazionali. Non è soltanto un insieme di ricette, ma un vero e proprio modo di vivere, che unisce convivialità, creatività e rispetto per la natura. Il riconoscimento dell’UNESCO è anche un tributo al saper fare delle imprese agro-alimentari italiane, ambasciatrici nel mondo non solo del cibo, ma della cultura e della società italiana.

(Fonte: Garantitaly.it)

24 ottobre, al Wigwam Arzerello di Piove di Sacco (Padova) il corso di formazione Org Veneto in collaborazione con Argav “Cambiamento climatico, quale futuro per l’agricoltura?”

Venerdì 24 ottobre p.v. al Wigwam Arzerello di Piove di Sacco (Padova), dalle 18.30 alle 20.30 si svolgerà il corso di formazione per giornalisti “Cambiamento climatico, quale futuro per l’agricoltura?” organizzato da Org Veneto in collaborazione con Argav (iscrizioni su piattaforma, 2 crediti).

Partendo dalla condizione idrometeorologica, causata dalla crisi climatica sul Veneto, il corso analizzerà i possibili adattamenti colturali e le loro conseguenze economiche e ambientali. Saranno inoltre presentate due “best practises” legate alla gestione irrigua ed alla sperimentazione sulla rigenerazione dei suoli agricoli.

Relatori

Silvano Bugno, presidente del Consorzio di bonifica Bacchiglione, ricopre il ruolo di segretario di zona presso la Coldiretti Venezia dimostrando passione e interesse per il territorio e le sue criticità. Nazzareno Paganizza, laurea in Ingegneria Civile Idraulica, dal 2018 gli è stato assegnato l’incarico di Dirigente dell’area Tecnica Agraria Ambientale e Manutenzione e caposettore dell’ufficio Impianti Tecnici. A marzo 2024 è stato nominato direttore del Consorzio di bonifica Bacchiglione. Giannandrea Mencini, giornalista pubblicista e scrittore, laureato in Storia contemporanea si occupa di storia dell’ambiente e del territorio. Attualmente è responsabile dell’ufficio stampa e comunicazione nonché specialista ambientale presso l’unità studi e progetti per l’ambiente e territorio di Thetis SpA. Elisa Andreoli, laureata in Scienze ambientali, si occupa di adattamento ai cambiamenti climatici e di permitting ambientale, coordina il progetto SALT per il recupero di terreni agricoli salinizzati attraverso l’integrazione di sensoristica e Nature-Based Solutions. Paolo Ferraresso, presidente del Consorzio di secondo grado Lessinio – Euganeo – Berico, h improntato il suo programma sulla creazione di un rapporto di sinergia e collaborazione con gli Enti che operano nel territorio, per risolvere le varie criticità presenti nella gestione territoriale. Giulia Sofia, ha conseguito un dottorato in Risorse idriche, Conservazione del suolo e Gestione dei bacini idrografici, la sua attività di ricerca si concentra sul telerilevamento, l’analisi digitale del paesaggio e la gestione dell’acqua da diverse prospettive.

Il corso sarà preceduto dalla riunione di Direttivo Argav. Questo l’ordine del Giorno: comunicazioni del Presidente, approvazione verbale precedente, cmunicazioni della Segretaria, domande iscrizioni nuovi soci, Premio ARGAV 2025, programmazione prossime attività, varie ed eventuali

Cereali, secondo Ismea produrre 1 q di grano costa agli agricoltori dai 30,3 euro (Nord) ai 31,8 euro (Sud), ma viene loro pagato 28 euro

A pochi giorni dalle manifestazioni che si sono svolte per denunciare la situazione dei cereali, tra cui quella di Rovigo, Ismea (Istituto di servizi per il mercato agricolo alimentare) ha pubblicato il monitoraggio dei costi medi per il frumento. Ora con dati alla mano, sappiamo che produrre un quintale di grano duro per la pasta costa agli agricoltori del Centro Nord 30,3 euro (31,8 a quelli del Sud) ma al momento di venderlo se ne vedono pagare appena 28, finendo di fatto per lavorare in perdita.

“Si tratta di un passo avanti fondamentale per dare trasparenza e certezze nei confronti dei cerealicoltori – afferma il presidente di Coldiretti Veneto e Rovigo Carlo Salvan – e lo stabilisce un ente terzo come Ismea; questo è un primo tassello per impostare i futuri contratti di filiera. È l’inizio di un nuovo percorso, perché da oggi non si potrà più prescindere dai costi di produzione come riferimento minimo per garantire un prezzo equo e fermare le speculazioni che stanno strozzando le imprese agricole e salvaguarda i consumatori e il loro diritto a prodotti sani e locali”.

Coldiretti sottolinea, però, che i costi di produzione non possono essere però il prezzo: serve garantire un margine adeguato all’agricoltore, perché produrre sottocosto come sta avvenendo ora mette a rischio il futuro del Made in Italy. Sotto l’effetto delle manovre dei trafficanti di grano le quotazioni pagate agli agricoltori sono calate negli ultimi quattro anni tra il 35% e il 40%, mettendo a repentaglio le prossime semine e la tenuta economica delle aziende agricole, perché i ricavi non coprono più i costi di produzione.

Bene anche l’annuncio del Ministero dell’Agricoltura di 40 milioni da destinare ai contratti di filiera con aiuto de minimis di almeno 100 euro all’ettaro, che rappresentano oggi lo strumento più concreto per dare stabilità e reddito agli agricoltori, coinvolgendo anche il mondo dei pastai a cui viene garantito un credito d’imposta da 10milioni di euro. Grazie a questo strumento i produttori di grano potranno avere un ricavo di 40 euro al quintale, tra prezzo riconosciuto all’interno del contratto di filiera e contributi pubblici.

Il piano di Coldiretti chiede anche il blocco delle importazioni sleali di grano trattato con sostanze vietate in Europa, come il glifosate presente nel grano canadese “veleno” per le nostre tavole, garantendo la reciprocità delle regole e imponendo agli alimenti provenienti da Paesi terzi gli stessi standard richiesti agli agricoltori italiani ed europei. È fondamentale poi estendere a tutta l’Ue l’obbligo di indicare l’origine del grano sulla pasta, già in vigore in Italia, per garantire ai consumatori il diritto a una informazione trasparente su ciò che consumano. Al tempo stesso serve investire in ricerca, innovazione e transizione tecnologica anche con il supporto del Crea. Occorre poi un piano nazionale per i stoccaggi e infine serve una migliore gestione dell’acqua con un piano invasi anche in Veneto, dove sarà sempre più fondamentale la gestione della risorsa acqua per preservare la capacità produttiva della seconda regione d’Italia.

Fonte: servizio stampa Coldiretti Veneto

4-5 ottobre, a Piazzola sul Brenta (Padova) torna Caseus, la grande rassegna dei formaggi italiani e del mondo

Si rinnova l’appuntamento con Caseus, la grande rassegna dei formaggi italiani e internazionali che sabato 4 e domenica 5 ottobre 2025 tornerà a villa Contarini a Piazzola sul Brenta (Padova). L’ingresso sarà gratuito per il pubblico, che potrà vivere due giornate all’insegna del gusto, della tradizione e della cultura agroalimentare.

Tre percorsi tematici

Giunta alla 21^ edizione, la manifestazione continua a crescere e a coinvolgere numeri straordinari: oltre 200 espositori, 122 appuntamenti tra degustazioni guidate, abbinamenti enogastronomici, masterclass, convegni e attività solidali, più di 5.000 posti disponibili per il pubblico. Anche quest’anno saranno tre i percorsi tematici: Caseus Veneti, dedicato alle produzioni DOP della Regione; Caseus Italiae e Caseus Mundi, con i migliori formaggi nazionali e internazionali. L’evento ospiterà inoltre la 12^ edizione del Festival delle DOP Venete con la presenza di 34 Consorzi di tutela, e “Tartuforum”, promosso da Veneto Agricoltura nello stand Casa Veneto per valorizzare il tartufo regionale. Il programma prevede inoltre il 21° Concorso regionale dei formaggi del Veneto e il 7° Concorso nazionale dei formaggi di fattoria, concerti, cooking show con l’Unione Cuochi del Veneto e i Cuochi Contadini di Campagna Amica, degustazioni con produttori europei e iniziative culturali, tra cui “Caseus in Musica” con il tenore Cristian Ricci e l’Orchestra Sinfonica del Veneto. Infine, in uno spazio dedicato saranno esposte per tutta la durata della rassegna le due torce olimpiche. Caseus sarà infatti una delle tappe del loro Road show in vista delle Olimpiadi invernali 2026.

La produzione casearia in Veneto

Il regione conta 2.803 allevamenti di bovini da latte e misti: (dicembre 2024; -4,50% sul 2023). Ben il 56% del latte prodotto in Veneto viene trasformato in formaggi DOP > Asiago (1.422.569 forme prodotte), e poi Grana Padano (830.632), Casatella Trevigiana (478.383), Montasio (334.800), Piave (336.589), Provolone Valpadana  (437.118) e Monte Veronese (104.845), per un totale di 3.921.718 forme prodotte a denominazione nel 2024. I formaggi veneti con denominazione di origine protetta (DOP) sono l’Asiago DOP, il Montasio DOP, il Monte Veronese DOP, il Piave DOP, il Grana Padano DOP, il Provolone Valpadana DOP, il Taleggio DOP e la Casatella Trevigiana DOP.

Caseus è promosso dalla Regione del Veneto, sostenuto dai Consorzi di Tutela dei formaggi DOP del Veneto (Asiago, Casatella Trevigiana, Grana Padano, Montasio, Monte Veronese, Piave, Provolone Valpadana e Mozzarella STG) ed organizzato da A.Pro.La.V. con l’obiettivo di valorizzare il binomio prodotto-territorio e difendere la qualità e la dignità del comparto lattiero-caseario.

Fonte: servizio stampa Regione Veneto

Provvedimenti in materia agricola Ue e proroghe decreto legge emergenze al centro dei “Pensieri obliqui” del presidente Argav, Fabrizio Stelluto

Premio speciale Argav 2024 a Remo Pedon, presidente dell’omonimo gruppo alimentare vicentino che non conosce crisi

È datato 13 Settembre 1984 l’atto fondativo dell’azienda Pedon di Colceresa (Vicenza) da parte dei fratelli Franco, Sergio e Remo. Già da qualche anno operavano con i grossisti alimentari; l’intuizione vincente è stata quella di affiancarle l’attività di confezionamento e vendita di legumi, ma nell’ottica dell’innovazione. “Dall’introduzione del codice a barre al presidio delle origini per il controllo della filiera, dal lancio dei prodotti bio e senza glutine all’attenzione ai temi etici e ambientali, fin da subito abbiamo voluto essere riconoscibili per il nostro essere sempre all’avanguardia” – dice Remo Pedon, presidente dell’azienda. “Come anche l’idea di creare un nuovo segmento, quello dei mix di cereali e legumi a cottura veloce”.

Nuova generazione

Con l’ingresso in azienda della seconda generazione rappresentata dai figli Paolo, Loris e Mattia e grazie a questa spinta innovativa, l’azienda Pedon si posiziona come supporto della marca privata e inizia il suo percorso di internazionalizzazione.

Nel 2015 porta una nuova rivoluzione alla categoria con I “Pronti”, legumi e cereali già cotti, pronti all’uso, in pratiche confezioni doypack da conservare a temperatura ambiente. Dei prodotti considerati difficili e lenti da preparare diventano così facili e già pronti al consumo. E infine l’ultima frontiera, quella del gusto, che si concretizza nel lancio di zuppe ed insalate di cereali e di una innovativa linea di snack di legumi.

Tutto questo in una logica di sostenibilità, ambientale e sociale. “Crediamo che solo una crescita e uno sviluppo responsabile possano aiutare a costruire un futuro migliore”, ha evidenzia Remo Pedon nel ritirare dalle mani del presidente Argav Fabrizio Stelluto lo scorso 7 dicembre 2024 a Monselice (Padova) il premio speciale Argav, attribuito dalla nostra associazione per celebrare i 40 anni del gruppo alimentare vicentino.

Iscrizioni aperte a Casa Cervi (Reggio Emilia) per la nuova edizione della Scuola di Paesaggio «Emilio Sereni» dedicata a “Paesaggi migranti” (27-31 agosto)

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Iscrizioni aperte in presenza e online per la XVI edizione della Scuola estiva in programma dal 27 al 31 agosto 2024 presso l’Istituto Alcide Cervi di Gattatico (Reggio Emilia) intitolata allo studioso e politico Emilio Sereni e dedicata al rapporto fra paesaggio e migrazioni. Cinque giornate di lezioni frontali, laboratori, uscite didattiche (la visita presso la comunità dei Sikh di Novellara), reading, mostre, proiezioni e momenti conviviali. Presente Mimmo Lucano, parlamentare europeo dei Verdi e sindaco di Riace. Prevista l’installazione di un’opera dell’artista internazionale Michelangelo Pistoletto.

Qual è il rapporto fra paesaggio e migrazioni? In che modo i flussi migratori, sul lungo periodo, hanno trasformato il paesaggio rurale, urbano, sociale e culturale? È questo il tema della XVI edizione della Scuola di Paesaggio «Emilio Sereni», intitolata al più importante storico del paesaggio agrario italiano, in collaborazione con quindici atenei da tutta Italia. L’edizione di quest’anno, “Paesaggi migranti”, si pone l’obiettivo di indagare la questione migrante, profondamente centrale nel nostro tempo, e l’effetto che gli spostamenti delle comunità hanno avuto sul paesaggio, ieri come oggi. A partire dalla lectio magistralis di apertura di Giuseppe Barbera (Università di Palermo), sulle antiche migrazioni arabe in Sicilia, fino agli spostamenti più recenti, che hanno creato spesso occasioni di rinascita e di confronti culturali. La Scuola intende prendere in esame i più significativi flussi migratori che sul lungo periodo hanno interessato le campagne italiane, che si sono tradotti in fenomeni di abbandono o, viceversa, in processi di ‘neopopolamento’. Un fenomeno che non riguarda solo il paesaggio agrario in senso stretto, ma anche il paesaggio sociale, quello del lavoro e degli stili di vita, il paesaggio culturale, con uno sguardo anche all’impatto sulle città.

Programma. La Scuola, che ha superato i quindici anni di vita, è una delle più significative esperienze formative multidisciplinari sul paesaggio: ogni anno richiama da tutta Italia studiosi afferenti a diverse discipline e operatori impegnati nei campi della scuola e della formazione, dell’amministrazione pubblica, dei musei e del territorio. I cinque giorni di esperienza formativa prevedono lezioni frontali, tenute da docenti ed esperti del settore da tutto il Paese, ma anche laboratori, uscite sul territorio, presentazioni di libri, installazioni artistiche, proiezioni e momenti conviviali che rendono la Scuola un’occasione unica di incontro e di scambio fra studiosi e tecnici di più discipline. Ci saranno anche reading e momenti teatrali, che sono stati condivisi con la XXIII edizione del Festival di Resistenza, appuntamento nazionale di teatro civile di Casa Cervi. Non mancherà la visita al nuovo Museo di Casa Cervi, inaugurato nel 2021, che ripercorre la vicenda dei Fratelli Cervi e della loro Famiglia. Anche la fotografia sarà protagonista, con la mostra del fotografo Nicola Spadafranca e l’inaugurazione dell’esposizione degli scatti del concorso fotografico XI Premio nazionale Scuola di Paesaggio «Emilio Sereni». Quest’anno, dal ricchissimo programma della Scuola, si segnala la presentazione del progetto artistico-culturale “La bandiera del mondo” di Michelangelo Pistoletto e Angelo Savarese, con la proiezione di due video sul celebre artista de “La Venere degli stracci”. Per il 29 agosto è fissata la visita a Novellara (Reggio Emilia), alla scoperta della più grande comunità Sikh d’Italia e del loro Tempio.

Fra i relatori, non solo docenti, ma anche scrittori, artisti, tecnici, amministratori, personalità provenienti dal mondo istituzionale. Fra gli altri, Iolanda Rolli, già Prefetta di Reggio Emilia, Elena Carletti, vicepresidente della Provincia di Reggio Emilia e già Sindaca di Novellara e Matteo Biffoni, presidente CITTALIA – delegato ANCI all’Immigrazione e Politiche per l’Integrazione e Sindaco di Prato.

Il percorso formativo della Scuola è rivolto in particolare a insegnanti, studenti e dottorandi che operano nelle discipline storiche, geografiche, ambientali, paesaggistiche, socio-economiche, politiche, antropologiche, oltre agli amministratori, ai pianificatori tecnici, ai funzionari del territorio e delle pubbliche amministrazioni e si propone concretamente come snodo fra ricerca, scuola, cittadinanza attiva e governo del territorio. Quest’anno sono previsti crediti formativi per architetti, agronomi e assistenti sociali. La partecipazione alla Scuola (40 ore) è valida anche per la formazione docenti; gli insegnanti possono utilizzare il bonus scuola nel contributo di iscrizione.

Sfida per il futuro delle comunità. Albertina Soliani, presidente dell’Istituto Alcide Cervi: «I migranti oggi non sono solo un problema ma una sfida decisiva per il futuro delle nostre comunità, specialmente dell’Europa con il suo trend impressionante di denatalità. Il paesaggio italiano che accoglie i migranti sarebbe un grande tema di creativo interesse per Emilio Sereni. Questo è il tema della nostra scuola estiva di quest’anno, sul quale è urgente consolidare una strategia positiva per il futuro. Il nuovo paesaggio italiano, il nuovo paesaggio dell’Europa partirà da qui». Rossano Pazzagli, direttore della Scuola di Paesaggio e docente presso l’Università del Molise: «La Scuola “Emilio Sereni” è ormai uno degli appuntamenti più importanti per lo studio del paesaggio in Italia. Rivolta a studiosi, professionisti e amministratori, essa raccoglie i massimi esperti sulla storia e la pianificazione del paesaggio, con l’obiettivo di rafforzare la conoscenza dei valori e delle trasformazioni paesaggistiche e approdare a una più avanzata coscienza di paesaggio. Questa edizione mette insieme due importanti questioni del nostro tempo: quella ambientale e quella migratoria, che richiedono entrambe politiche pubbliche più avanzate per sfuggire alla perdita di risorse essenziali come sono appunto il paesaggio e la coesione e l’inclusione sociale». Chiara Visentin, responsabile scientifica della Biblioteca Archivio Emilio Sereni e docente presso il Politecnico di Milano: «Un tema necessario, quello di questa ultima edizione della Scuola di paesaggio, strettamente legato alla nostra attualità. Il paesaggio considerato come prodotto sociale, un patrimonio di civiltà che si manifesta nella diversità delle culture, in una dimensione progettuale tanto fisica quanto antropologica. Alla stratificazione del paesaggio nel tempo, ai diversi apporti che la storia deposita nel suo palinsesto, si affiancheranno i molteplici contributi depositati dalla geografia delle migrazioni».

Per informazioni e iscrizioni è possibile scrivere alla mail biblioteca-archivio@emiliosereni.it o chiamare i numeri 0522 678356/335 8015788. Il programma completo, le info e il modulo di iscrizione possono essere scaricati qui: https://www.istitutocervi.it/scuola-di-paesaggio-emilio-sereni-2024

Fonte: Ufficio Stampa Istituto Alcide Cervi

Finite le scuole, bambini e bambine si divertono (e imparano) nelle Fattorie Didattiche

PANE E BELLEZZA3Terminato l’anno scolastico, le fattorie didattiche di Coldiretti sono pronte ad accogliere i bambini nei centri estivi con attività di educazione e laboratori preparati per far trascorrere le vacanze in campagna.

Il Veneto è la regione prima in Italia per numero di aziende agricole vocate a questo servizio. “Sul territorio regionale se ne contano 449 – spiega Valentina Galesso, responsabile Donne Coldiretti – un numero che conferma la vocazione all’accoglienza degli operatori agricoli e soprattutto la loro professionalità maturata con corsi di formazione e di aggiornamento previsti dalle delibere che istituiscono l’elenco regionale. Con il progetto Semin’segni promosso dalle agricoltrici – continua Valentina Galesso – sono stati coinvolti oltre 20mila alunni in lezioni teorico pratiche. Attenzione particolare è stata rivolta anche ai più piccoli con interventi nelle scuole dell’infanzia di Venezia. Una prima esperienza – aggiunge Valentina Galesso – che grazie alla disponibilità delle imprenditrici agricole veneziane ha dato buoni risultati in termini di partecipazione”. Secondo l’Osservatorio di Coldiretti a livello nazionale sono 3448 le fattorie didattiche totali censite nel 2024 con una crescita del 4% rispetto allo scorso anno spinta dall’impegno delle imprenditrici agricole che promuovono il progetto “Educazione alla Campagna Amica” in collaborazione con le scuole.

L’obiettivo delle fattorie didattiche è formare dei consumatori consapevoli sui principi della sana alimentazione e della stagionalità dei prodotti per valorizzare i fondamenti della dieta mediterranea e ricostruire il legame che unisce i prodotti dell’agricoltura con i cibi consumati ogni giorno. Le fattorie didattiche sono una opportunità nata grazie alla legge di orientamento (18 maggio 2001) voluta dalla Coldiretti e cresciuta grazie alla nuova sensibilità green degli italiani che vanno alla ricerca di spazi aperti e contatto con la natura, ma anche della possibilità di far mangiare i bambini prodotti sani, buoni, genuini e a km zero. Non è un caso che il 70% degli italiani sogna di iscrivere i propri figli in una agri colonia, per trascorrere le vacanze estive in sicurezza con attività ricreative ed educative a contatto con la natura nei grandi spazi all’aria aperta, secondo l’ultima analisi Coldiretti/Notosondaggi.

L’attività didattica nelle fattorieNelle fattorie didattiche si impara “facendo”, attraverso attività pratiche ed esperienze dirette come seminare, raccogliere, trasformare, manipolare e creare. Le attività proposte da Donne Coldiretti sono moltissime, si va dal laboratorio del bio pittore per dipingere con i colori estratti da foglie, fiori e ortaggi a quello dei baby chef dove imparare a cucinare risparmiando fino a quello dei più esperti dove allenare i sensi dell’olfatto, del gusto, del tatto e della vista ed imparare a riconoscere le piante aromatiche o assaporare i diversi tipi di miele.

Fonte: servizio stampa Coldiretti Veneto