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24 ottobre, al Wigwam Arzerello di Piove di Sacco (Padova) il corso di formazione Org Veneto in collaborazione con Argav “Cambiamento climatico, quale futuro per l’agricoltura?”

Venerdì 24 ottobre p.v. al Wigwam Arzerello di Piove di Sacco (Padova), dalle 18.30 alle 20.30 si svolgerà il corso di formazione per giornalisti “Cambiamento climatico, quale futuro per l’agricoltura?” organizzato da Org Veneto in collaborazione con Argav (iscrizioni su piattaforma, 2 crediti).

Partendo dalla condizione idrometeorologica, causata dalla crisi climatica sul Veneto, il corso analizzerà i possibili adattamenti colturali e le loro conseguenze economiche e ambientali. Saranno inoltre presentate due “best practises” legate alla gestione irrigua ed alla sperimentazione sulla rigenerazione dei suoli agricoli.

Relatori

Silvano Bugno, presidente del Consorzio di bonifica Bacchiglione, ricopre il ruolo di segretario di zona presso la Coldiretti Venezia dimostrando passione e interesse per il territorio e le sue criticità. Nazzareno Paganizza, laurea in Ingegneria Civile Idraulica, dal 2018 gli è stato assegnato l’incarico di Dirigente dell’area Tecnica Agraria Ambientale e Manutenzione e caposettore dell’ufficio Impianti Tecnici. A marzo 2024 è stato nominato direttore del Consorzio di bonifica Bacchiglione. Giannandrea Mencini, giornalista pubblicista e scrittore, laureato in Storia contemporanea si occupa di storia dell’ambiente e del territorio. Attualmente è responsabile dell’ufficio stampa e comunicazione nonché specialista ambientale presso l’unità studi e progetti per l’ambiente e territorio di Thetis SpA. Elisa Andreoli, laureata in Scienze ambientali, si occupa di adattamento ai cambiamenti climatici e di permitting ambientale, coordina il progetto SALT per il recupero di terreni agricoli salinizzati attraverso l’integrazione di sensoristica e Nature-Based Solutions. Paolo Ferraresso, presidente del Consorzio di secondo grado Lessinio – Euganeo – Berico, h improntato il suo programma sulla creazione di un rapporto di sinergia e collaborazione con gli Enti che operano nel territorio, per risolvere le varie criticità presenti nella gestione territoriale. Giulia Sofia, ha conseguito un dottorato in Risorse idriche, Conservazione del suolo e Gestione dei bacini idrografici, la sua attività di ricerca si concentra sul telerilevamento, l’analisi digitale del paesaggio e la gestione dell’acqua da diverse prospettive.

Il corso sarà preceduto dalla riunione di Direttivo Argav. Questo l’ordine del Giorno: comunicazioni del Presidente, approvazione verbale precedente, cmunicazioni della Segretaria, domande iscrizioni nuovi soci, Premio ARGAV 2025, programmazione prossime attività, varie ed eventuali

Cereali, secondo Ismea produrre 1 q di grano costa agli agricoltori dai 30,3 euro (Nord) ai 31,8 euro (Sud), ma viene loro pagato 28 euro

A pochi giorni dalle manifestazioni che si sono svolte per denunciare la situazione dei cereali, tra cui quella di Rovigo, Ismea (Istituto di servizi per il mercato agricolo alimentare) ha pubblicato il monitoraggio dei costi medi per il frumento. Ora con dati alla mano, sappiamo che produrre un quintale di grano duro per la pasta costa agli agricoltori del Centro Nord 30,3 euro (31,8 a quelli del Sud) ma al momento di venderlo se ne vedono pagare appena 28, finendo di fatto per lavorare in perdita.

“Si tratta di un passo avanti fondamentale per dare trasparenza e certezze nei confronti dei cerealicoltori – afferma il presidente di Coldiretti Veneto e Rovigo Carlo Salvan – e lo stabilisce un ente terzo come Ismea; questo è un primo tassello per impostare i futuri contratti di filiera. È l’inizio di un nuovo percorso, perché da oggi non si potrà più prescindere dai costi di produzione come riferimento minimo per garantire un prezzo equo e fermare le speculazioni che stanno strozzando le imprese agricole e salvaguarda i consumatori e il loro diritto a prodotti sani e locali”.

Coldiretti sottolinea, però, che i costi di produzione non possono essere però il prezzo: serve garantire un margine adeguato all’agricoltore, perché produrre sottocosto come sta avvenendo ora mette a rischio il futuro del Made in Italy. Sotto l’effetto delle manovre dei trafficanti di grano le quotazioni pagate agli agricoltori sono calate negli ultimi quattro anni tra il 35% e il 40%, mettendo a repentaglio le prossime semine e la tenuta economica delle aziende agricole, perché i ricavi non coprono più i costi di produzione.

Bene anche l’annuncio del Ministero dell’Agricoltura di 40 milioni da destinare ai contratti di filiera con aiuto de minimis di almeno 100 euro all’ettaro, che rappresentano oggi lo strumento più concreto per dare stabilità e reddito agli agricoltori, coinvolgendo anche il mondo dei pastai a cui viene garantito un credito d’imposta da 10milioni di euro. Grazie a questo strumento i produttori di grano potranno avere un ricavo di 40 euro al quintale, tra prezzo riconosciuto all’interno del contratto di filiera e contributi pubblici.

Il piano di Coldiretti chiede anche il blocco delle importazioni sleali di grano trattato con sostanze vietate in Europa, come il glifosate presente nel grano canadese “veleno” per le nostre tavole, garantendo la reciprocità delle regole e imponendo agli alimenti provenienti da Paesi terzi gli stessi standard richiesti agli agricoltori italiani ed europei. È fondamentale poi estendere a tutta l’Ue l’obbligo di indicare l’origine del grano sulla pasta, già in vigore in Italia, per garantire ai consumatori il diritto a una informazione trasparente su ciò che consumano. Al tempo stesso serve investire in ricerca, innovazione e transizione tecnologica anche con il supporto del Crea. Occorre poi un piano nazionale per i stoccaggi e infine serve una migliore gestione dell’acqua con un piano invasi anche in Veneto, dove sarà sempre più fondamentale la gestione della risorsa acqua per preservare la capacità produttiva della seconda regione d’Italia.

Fonte: servizio stampa Coldiretti Veneto

4-5 ottobre, a Piazzola sul Brenta (Padova) torna Caseus, la grande rassegna dei formaggi italiani e del mondo

Si rinnova l’appuntamento con Caseus, la grande rassegna dei formaggi italiani e internazionali che sabato 4 e domenica 5 ottobre 2025 tornerà a villa Contarini a Piazzola sul Brenta (Padova). L’ingresso sarà gratuito per il pubblico, che potrà vivere due giornate all’insegna del gusto, della tradizione e della cultura agroalimentare.

Tre percorsi tematici

Giunta alla 21^ edizione, la manifestazione continua a crescere e a coinvolgere numeri straordinari: oltre 200 espositori, 122 appuntamenti tra degustazioni guidate, abbinamenti enogastronomici, masterclass, convegni e attività solidali, più di 5.000 posti disponibili per il pubblico. Anche quest’anno saranno tre i percorsi tematici: Caseus Veneti, dedicato alle produzioni DOP della Regione; Caseus Italiae e Caseus Mundi, con i migliori formaggi nazionali e internazionali. L’evento ospiterà inoltre la 12^ edizione del Festival delle DOP Venete con la presenza di 34 Consorzi di tutela, e “Tartuforum”, promosso da Veneto Agricoltura nello stand Casa Veneto per valorizzare il tartufo regionale. Il programma prevede inoltre il 21° Concorso regionale dei formaggi del Veneto e il 7° Concorso nazionale dei formaggi di fattoria, concerti, cooking show con l’Unione Cuochi del Veneto e i Cuochi Contadini di Campagna Amica, degustazioni con produttori europei e iniziative culturali, tra cui “Caseus in Musica” con il tenore Cristian Ricci e l’Orchestra Sinfonica del Veneto. Infine, in uno spazio dedicato saranno esposte per tutta la durata della rassegna le due torce olimpiche. Caseus sarà infatti una delle tappe del loro Road show in vista delle Olimpiadi invernali 2026.

La produzione casearia in Veneto

Il regione conta 2.803 allevamenti di bovini da latte e misti: (dicembre 2024; -4,50% sul 2023). Ben il 56% del latte prodotto in Veneto viene trasformato in formaggi DOP > Asiago (1.422.569 forme prodotte), e poi Grana Padano (830.632), Casatella Trevigiana (478.383), Montasio (334.800), Piave (336.589), Provolone Valpadana  (437.118) e Monte Veronese (104.845), per un totale di 3.921.718 forme prodotte a denominazione nel 2024. I formaggi veneti con denominazione di origine protetta (DOP) sono l’Asiago DOP, il Montasio DOP, il Monte Veronese DOP, il Piave DOP, il Grana Padano DOP, il Provolone Valpadana DOP, il Taleggio DOP e la Casatella Trevigiana DOP.

Caseus è promosso dalla Regione del Veneto, sostenuto dai Consorzi di Tutela dei formaggi DOP del Veneto (Asiago, Casatella Trevigiana, Grana Padano, Montasio, Monte Veronese, Piave, Provolone Valpadana e Mozzarella STG) ed organizzato da A.Pro.La.V. con l’obiettivo di valorizzare il binomio prodotto-territorio e difendere la qualità e la dignità del comparto lattiero-caseario.

Fonte: servizio stampa Regione Veneto

Provvedimenti in materia agricola Ue e proroghe decreto legge emergenze al centro dei “Pensieri obliqui” del presidente Argav, Fabrizio Stelluto

Premio speciale Argav 2024 a Remo Pedon, presidente dell’omonimo gruppo alimentare vicentino che non conosce crisi

È datato 13 Settembre 1984 l’atto fondativo dell’azienda Pedon di Colceresa (Vicenza) da parte dei fratelli Franco, Sergio e Remo. Già da qualche anno operavano con i grossisti alimentari; l’intuizione vincente è stata quella di affiancarle l’attività di confezionamento e vendita di legumi, ma nell’ottica dell’innovazione. “Dall’introduzione del codice a barre al presidio delle origini per il controllo della filiera, dal lancio dei prodotti bio e senza glutine all’attenzione ai temi etici e ambientali, fin da subito abbiamo voluto essere riconoscibili per il nostro essere sempre all’avanguardia” – dice Remo Pedon, presidente dell’azienda. “Come anche l’idea di creare un nuovo segmento, quello dei mix di cereali e legumi a cottura veloce”.

Nuova generazione

Con l’ingresso in azienda della seconda generazione rappresentata dai figli Paolo, Loris e Mattia e grazie a questa spinta innovativa, l’azienda Pedon si posiziona come supporto della marca privata e inizia il suo percorso di internazionalizzazione.

Nel 2015 porta una nuova rivoluzione alla categoria con I “Pronti”, legumi e cereali già cotti, pronti all’uso, in pratiche confezioni doypack da conservare a temperatura ambiente. Dei prodotti considerati difficili e lenti da preparare diventano così facili e già pronti al consumo. E infine l’ultima frontiera, quella del gusto, che si concretizza nel lancio di zuppe ed insalate di cereali e di una innovativa linea di snack di legumi.

Tutto questo in una logica di sostenibilità, ambientale e sociale. “Crediamo che solo una crescita e uno sviluppo responsabile possano aiutare a costruire un futuro migliore”, ha evidenzia Remo Pedon nel ritirare dalle mani del presidente Argav Fabrizio Stelluto lo scorso 7 dicembre 2024 a Monselice (Padova) il premio speciale Argav, attribuito dalla nostra associazione per celebrare i 40 anni del gruppo alimentare vicentino.

Iscrizioni aperte a Casa Cervi (Reggio Emilia) per la nuova edizione della Scuola di Paesaggio «Emilio Sereni» dedicata a “Paesaggi migranti” (27-31 agosto)

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Iscrizioni aperte in presenza e online per la XVI edizione della Scuola estiva in programma dal 27 al 31 agosto 2024 presso l’Istituto Alcide Cervi di Gattatico (Reggio Emilia) intitolata allo studioso e politico Emilio Sereni e dedicata al rapporto fra paesaggio e migrazioni. Cinque giornate di lezioni frontali, laboratori, uscite didattiche (la visita presso la comunità dei Sikh di Novellara), reading, mostre, proiezioni e momenti conviviali. Presente Mimmo Lucano, parlamentare europeo dei Verdi e sindaco di Riace. Prevista l’installazione di un’opera dell’artista internazionale Michelangelo Pistoletto.

Qual è il rapporto fra paesaggio e migrazioni? In che modo i flussi migratori, sul lungo periodo, hanno trasformato il paesaggio rurale, urbano, sociale e culturale? È questo il tema della XVI edizione della Scuola di Paesaggio «Emilio Sereni», intitolata al più importante storico del paesaggio agrario italiano, in collaborazione con quindici atenei da tutta Italia. L’edizione di quest’anno, “Paesaggi migranti”, si pone l’obiettivo di indagare la questione migrante, profondamente centrale nel nostro tempo, e l’effetto che gli spostamenti delle comunità hanno avuto sul paesaggio, ieri come oggi. A partire dalla lectio magistralis di apertura di Giuseppe Barbera (Università di Palermo), sulle antiche migrazioni arabe in Sicilia, fino agli spostamenti più recenti, che hanno creato spesso occasioni di rinascita e di confronti culturali. La Scuola intende prendere in esame i più significativi flussi migratori che sul lungo periodo hanno interessato le campagne italiane, che si sono tradotti in fenomeni di abbandono o, viceversa, in processi di ‘neopopolamento’. Un fenomeno che non riguarda solo il paesaggio agrario in senso stretto, ma anche il paesaggio sociale, quello del lavoro e degli stili di vita, il paesaggio culturale, con uno sguardo anche all’impatto sulle città.

Programma. La Scuola, che ha superato i quindici anni di vita, è una delle più significative esperienze formative multidisciplinari sul paesaggio: ogni anno richiama da tutta Italia studiosi afferenti a diverse discipline e operatori impegnati nei campi della scuola e della formazione, dell’amministrazione pubblica, dei musei e del territorio. I cinque giorni di esperienza formativa prevedono lezioni frontali, tenute da docenti ed esperti del settore da tutto il Paese, ma anche laboratori, uscite sul territorio, presentazioni di libri, installazioni artistiche, proiezioni e momenti conviviali che rendono la Scuola un’occasione unica di incontro e di scambio fra studiosi e tecnici di più discipline. Ci saranno anche reading e momenti teatrali, che sono stati condivisi con la XXIII edizione del Festival di Resistenza, appuntamento nazionale di teatro civile di Casa Cervi. Non mancherà la visita al nuovo Museo di Casa Cervi, inaugurato nel 2021, che ripercorre la vicenda dei Fratelli Cervi e della loro Famiglia. Anche la fotografia sarà protagonista, con la mostra del fotografo Nicola Spadafranca e l’inaugurazione dell’esposizione degli scatti del concorso fotografico XI Premio nazionale Scuola di Paesaggio «Emilio Sereni». Quest’anno, dal ricchissimo programma della Scuola, si segnala la presentazione del progetto artistico-culturale “La bandiera del mondo” di Michelangelo Pistoletto e Angelo Savarese, con la proiezione di due video sul celebre artista de “La Venere degli stracci”. Per il 29 agosto è fissata la visita a Novellara (Reggio Emilia), alla scoperta della più grande comunità Sikh d’Italia e del loro Tempio.

Fra i relatori, non solo docenti, ma anche scrittori, artisti, tecnici, amministratori, personalità provenienti dal mondo istituzionale. Fra gli altri, Iolanda Rolli, già Prefetta di Reggio Emilia, Elena Carletti, vicepresidente della Provincia di Reggio Emilia e già Sindaca di Novellara e Matteo Biffoni, presidente CITTALIA – delegato ANCI all’Immigrazione e Politiche per l’Integrazione e Sindaco di Prato.

Il percorso formativo della Scuola è rivolto in particolare a insegnanti, studenti e dottorandi che operano nelle discipline storiche, geografiche, ambientali, paesaggistiche, socio-economiche, politiche, antropologiche, oltre agli amministratori, ai pianificatori tecnici, ai funzionari del territorio e delle pubbliche amministrazioni e si propone concretamente come snodo fra ricerca, scuola, cittadinanza attiva e governo del territorio. Quest’anno sono previsti crediti formativi per architetti, agronomi e assistenti sociali. La partecipazione alla Scuola (40 ore) è valida anche per la formazione docenti; gli insegnanti possono utilizzare il bonus scuola nel contributo di iscrizione.

Sfida per il futuro delle comunità. Albertina Soliani, presidente dell’Istituto Alcide Cervi: «I migranti oggi non sono solo un problema ma una sfida decisiva per il futuro delle nostre comunità, specialmente dell’Europa con il suo trend impressionante di denatalità. Il paesaggio italiano che accoglie i migranti sarebbe un grande tema di creativo interesse per Emilio Sereni. Questo è il tema della nostra scuola estiva di quest’anno, sul quale è urgente consolidare una strategia positiva per il futuro. Il nuovo paesaggio italiano, il nuovo paesaggio dell’Europa partirà da qui». Rossano Pazzagli, direttore della Scuola di Paesaggio e docente presso l’Università del Molise: «La Scuola “Emilio Sereni” è ormai uno degli appuntamenti più importanti per lo studio del paesaggio in Italia. Rivolta a studiosi, professionisti e amministratori, essa raccoglie i massimi esperti sulla storia e la pianificazione del paesaggio, con l’obiettivo di rafforzare la conoscenza dei valori e delle trasformazioni paesaggistiche e approdare a una più avanzata coscienza di paesaggio. Questa edizione mette insieme due importanti questioni del nostro tempo: quella ambientale e quella migratoria, che richiedono entrambe politiche pubbliche più avanzate per sfuggire alla perdita di risorse essenziali come sono appunto il paesaggio e la coesione e l’inclusione sociale». Chiara Visentin, responsabile scientifica della Biblioteca Archivio Emilio Sereni e docente presso il Politecnico di Milano: «Un tema necessario, quello di questa ultima edizione della Scuola di paesaggio, strettamente legato alla nostra attualità. Il paesaggio considerato come prodotto sociale, un patrimonio di civiltà che si manifesta nella diversità delle culture, in una dimensione progettuale tanto fisica quanto antropologica. Alla stratificazione del paesaggio nel tempo, ai diversi apporti che la storia deposita nel suo palinsesto, si affiancheranno i molteplici contributi depositati dalla geografia delle migrazioni».

Per informazioni e iscrizioni è possibile scrivere alla mail biblioteca-archivio@emiliosereni.it o chiamare i numeri 0522 678356/335 8015788. Il programma completo, le info e il modulo di iscrizione possono essere scaricati qui: https://www.istitutocervi.it/scuola-di-paesaggio-emilio-sereni-2024

Fonte: Ufficio Stampa Istituto Alcide Cervi

Finite le scuole, bambini e bambine si divertono (e imparano) nelle Fattorie Didattiche

PANE E BELLEZZA3Terminato l’anno scolastico, le fattorie didattiche di Coldiretti sono pronte ad accogliere i bambini nei centri estivi con attività di educazione e laboratori preparati per far trascorrere le vacanze in campagna.

Il Veneto è la regione prima in Italia per numero di aziende agricole vocate a questo servizio. “Sul territorio regionale se ne contano 449 – spiega Valentina Galesso, responsabile Donne Coldiretti – un numero che conferma la vocazione all’accoglienza degli operatori agricoli e soprattutto la loro professionalità maturata con corsi di formazione e di aggiornamento previsti dalle delibere che istituiscono l’elenco regionale. Con il progetto Semin’segni promosso dalle agricoltrici – continua Valentina Galesso – sono stati coinvolti oltre 20mila alunni in lezioni teorico pratiche. Attenzione particolare è stata rivolta anche ai più piccoli con interventi nelle scuole dell’infanzia di Venezia. Una prima esperienza – aggiunge Valentina Galesso – che grazie alla disponibilità delle imprenditrici agricole veneziane ha dato buoni risultati in termini di partecipazione”. Secondo l’Osservatorio di Coldiretti a livello nazionale sono 3448 le fattorie didattiche totali censite nel 2024 con una crescita del 4% rispetto allo scorso anno spinta dall’impegno delle imprenditrici agricole che promuovono il progetto “Educazione alla Campagna Amica” in collaborazione con le scuole.

L’obiettivo delle fattorie didattiche è formare dei consumatori consapevoli sui principi della sana alimentazione e della stagionalità dei prodotti per valorizzare i fondamenti della dieta mediterranea e ricostruire il legame che unisce i prodotti dell’agricoltura con i cibi consumati ogni giorno. Le fattorie didattiche sono una opportunità nata grazie alla legge di orientamento (18 maggio 2001) voluta dalla Coldiretti e cresciuta grazie alla nuova sensibilità green degli italiani che vanno alla ricerca di spazi aperti e contatto con la natura, ma anche della possibilità di far mangiare i bambini prodotti sani, buoni, genuini e a km zero. Non è un caso che il 70% degli italiani sogna di iscrivere i propri figli in una agri colonia, per trascorrere le vacanze estive in sicurezza con attività ricreative ed educative a contatto con la natura nei grandi spazi all’aria aperta, secondo l’ultima analisi Coldiretti/Notosondaggi.

L’attività didattica nelle fattorieNelle fattorie didattiche si impara “facendo”, attraverso attività pratiche ed esperienze dirette come seminare, raccogliere, trasformare, manipolare e creare. Le attività proposte da Donne Coldiretti sono moltissime, si va dal laboratorio del bio pittore per dipingere con i colori estratti da foglie, fiori e ortaggi a quello dei baby chef dove imparare a cucinare risparmiando fino a quello dei più esperti dove allenare i sensi dell’olfatto, del gusto, del tatto e della vista ed imparare a riconoscere le piante aromatiche o assaporare i diversi tipi di miele.

Fonte: servizio stampa Coldiretti Veneto

30 aprile 2024, le federazioni provinciali italiane di Coldiretti contemporaneamente in assemblea per celebrare gli 80 anni di storia all’insegna del made in Italy e del motto “più reddito agli agricoltori e più trasparenza per i consumatori” 

ColdirettiMartedì 30 aprile p.v. sarà un giorno in cui tutte le 96 federazioni provinciali Coldiretti, da Nord a Sud d’Italia, riuniranno i soci agricoltori per celebrare gli 80 anni di storia dell’associazione per ribadire sull’intero territorio italiano l’ #orgogliocoldiretti, ricordando le grandi battaglie, i risultati ottenuti e tracciare il cammino per il futuro, a partire dalle priorità urgenti per il mondo agricolo e l’ autentico “made in Italy”. Saranno presenti tanti imprenditori agricoli di ogni età, tra i quali numerosi giovani e donne, impegnati ogni giorno in un settore chiave per l’economia regionale ma alle prese con non poche emergenze. In primo piano le tante battaglie di Coldiretti per difendere il reddito degli agricoltori, la riflessione e il dibattito sulle priorità urgenti per il mondo agricolo, le sfide in Europa e in Italia che attendono il settore primario.

L’ obiettivo principale è garantire il giusto reddito ai produttori e dignità per il loro lavoro. “Da oltre vent’anni ci battiamo per la trasparenza e la tracciabilità dei prodotti agroalimentari- spiega Carlo Salvan presidente di Coldiretti Veneto –  per garantire ai consumatori cibo genuino e autentico. Il vero ‘made in Italy’ alimentare lo facciamo noi con quella parte dell’agro-industria e della distribuzione che non si piega al prezzo più basso, ma valorizza con noi il lavoro di migliaia di imprenditori. Queste assemblee saranno occasione per rilanciare  l’abolizione del codice doganale, che consente a materie prime estere di diventare prodotti italiani e portare all’attenzione di tutti i soci le iniziative in corso che Coldiretti porta avanti per fermare le importazioni sleali e dare dignità al lavoro degli agricoltori”.

Fonte: Servizio stampa Coldiretti Veneto

Boom dell’Agrifoodtech in Italia: investimenti per 167milioni di euro, oltre 340 startup operanti nel settore, forte presenza femminile e Intelligenza Artificiale al primo posto

Report Eatable Adventures - Infografica riassuntiva

Con oltre 740.000 aziende agricole, 330.000 imprese di ristorazione, 70.000 industrie alimentari e 4 milioni di lavoratori, il mercato agroalimentare italiano è il 3° più grande dell’Unione Europea e nel 2023 ha generato più di 65 miliardi di euro, pari al 3,8% dell’economia totale italiana. Non sorprende dunque che emergano all’orizzonte tante nuove realtà imprenditoriali che mirano a rinnovare un settore così strategico per il nostro paese: ad oggi, sono circa 340 le startup attive nel settore Agri-Foodtech, un mercato che in Italia ha ricevuto un investimento pari a 167 milioni di euro nel 2023, contro i 152 milioni dell’anno precedente (+9,8%). In questo scenario nasce il primo Report italiano sullo stato del Foodtech di Eatable Adventures, tra i principali acceleratori globali in materia Foodtech, promosso dal Verona Agrifood Innovation Hub, primo polo di sviluppo dell’ecosistema Agrifoodtech italiano sostenuto da Fondazione Cariverona, UniCredit, Eatable Adventures, Comune di Verona, Veronafiere, Confindustria Verona e Università di Verona. .

Nord Italia, team agili e quote rosa. Il Nord domina incontrastato il panorama delle startup in Italia: circa un terzo (30,5%) ha sede in Lombardia, seguita a ruota da Emilia-Romagna (11,1%) e poi da Piemonte, Veneto e Lazio, da cui ne provengono a parimerito circa il 10%. Inoltre, il 50% delle startup totali è nato tra il 2022 (25,3%) e il 2023 (22,8%): un fenomeno partito nel 2018 (7,6%) che, dal 2021 ha registrato una vera e propria impennata (19,1%), fino a toccare l’apice nel 2022. Un aumento, non solo dovuto al crescente interesse nel ricorrere all’innovazione per fornire risposte alle consistenti sfide della filiera agroalimentare e ai cambi nelle tendenze di consumo, ma anche alla nascita di iniziative di supporto dell’ecosistema e di nuovi strumenti di investimento per le realtà emergenti.

Composizione delle startup. Team compatti da 1 a 5 dipendenti per circa il 69% del campione, fino a un massimo di 6-10 dipendenti per il 13%. Società con un’età media di 35,6 anni, agili, ancora da plasmare e sviluppare nel tempo, non senza la presenza fondamentale dei talenti femminili: ben il 32% delle startup è stata fondata da una o più founder donne, una variabile molto positiva se si considera che la media nazionale delle imprenditrici si attesta solo al circa il 10% del totale, mentre quelle con team misti non superano il 16%. Questa osservazione non solo evidenzia la presenza di donne in ruoli chiave all’interno del settore delle tecnologie alimentari, ma suggerisce anche che l’industria ha un fascino particolare e impegna attivamente le quote rosa.

Focus su produzione, trasformazione alimentare, marchi e brevetti. Sono quattro le categorie individuate da Eatable Adventures nell’analisi dello stato del Foodtech in Italia: Agritech (tecnologie applicate all’agricoltura), Produzione e Trasformazione Alimentare, Retail&Distribuzione (robotica applicata, piattaforme di analisi retail, nuovi canali di vendita etc.) e Restaurant Tech&Delivery ( piattaforme di prenotazione e gestione; robot di cucina etc). Le startup si concentrano principalmente nel segmento Produzione e Trasformazione Alimentare (36%), seguito dall’Agritech (22.3%), Restaurant Tech&Delivery (22%) e infine Retail&Distribuzione (19.6%). Quasi la metà delle startup (il 43%) attive nella Produzione e Trasformazione Alimentare si concentra sulla realizzazione di nuovi prodotti con ingredienti innovativi, mentre tra quelle attive nell’Agritech il 33% ha sviluppato nuovi sistemi di coltivazione o sistemi di automazione delle colture (31.5%). Altro dato interessante è che il 66% del campione sviluppa internamente le proprie tecnologie, senza avvalersi di collaborazione con terze parti: solo il 12% ha cooperato con le università, il 2% con poli tecnologici e il 13% con altre aziende esterne. Ciò significa che circa il 70% delle startup mostra un livello di sviluppo autonomo notevolmente elevato, evidenziando una solida maturità tecnologica.

Tecnologie più impiegate. L’intelligenza artificiale emerge come quella predominante, utilizzata dal 42,86% delle startup intervistate; seguono a ruota il machine learning, con un tasso di utilizzo del 37,14% e le biotecnologie con uno del 32,38%. Per proteggere la proprietà intellettuale delle innovazioni create, elemento fondamentale per garantire la competitività sul mercato, oltre la metà delle startup (54,3%) implementa la registrazione di marchi nel proprio modello di business e il 40% possiede almeno un brevetto, mentre il 19% si affida al segreto commerciale.

Investimenti in Italia: lo stato dell’arte. Da una parte, a livello globale, gli investimenti nel Foodtech hanno registrato, nel secondo trimestre del 2023, un calo pari a circa il 61% rispetto all’anno precedente, dovuto principalmente ai conflitti geopolitici e alla crisi economica che hanno colpito a 360° tutti i settori. Dall’altra, invece, il mercato italiano emerge tra i più dinamici e in crescita con un +9% rispetto al 2022: nel 2023, infatti, le startup italiane hanno raccolto 167 milioni di euro (43% in fase seed; 32,3% in fase pre-seed), un dato che evidenzia la fiducia degli investitori nazionali e internazionali nel potenziale di crescita del segmento. Non solo: tra gli investimenti di primo piano in Italia, spiccano anche i programmi di formazione sostenuti da realtà come CDP Venture Capital Sgr e la stessa Eatable Adventures con Foodseed, il primo acceleratore nazionale nell’ambito foodtech italiano che, nel 2023, ha selezionato e accelerato sette realtà emergenti Made in Italy, destinando a ciascuna un investimento iniziale di 170 mila euro – con possibilità di incremento fino a ulteriori 500mila euro per le più performanti. Un programma pioniero che ha attirato l’interesse di primari partner di settore che hanno appoggiato l’iniziativa, tra cui Amadori e Cattolica, Business Unit di Generali Italia.

Come ulteriori risorse che potrebbero agevolarne lo sviluppo, le startup intervistate segnalano l’attrazione di Investitori Internazionali, il sostegno da parte dell’Industria Alimentare Italiana, la presenza a eventi Internazionali, la conoscenza delle best practice e la semplificazione dell’accesso agli aiuti pubblici.“L’Italia si sta impegnando sempre di più per dare risposte innovative alle pressioni del cambiamento climatico, della crisi energetica e dell’approvvigionamento delle materie prime. L’obiettivo è migliorare la competitività globale del Belpaese e mantenere il suo primato come eccellenza enogastronomica a livello mondiale”, dichiara José Luis Cabañer CEO e founder di Eatable Adventures. “Sono sempre più numerose le iniziative che coinvolgono aziende alimentari, startup, università e centri tecnologici, sostenuti da investitori di rilievo. L’Italia mira a preservare e rafforzare la sua competitività ed è pronta ad abbracciare con determinazione l’innovazione per plasmare un futuro alimentare sostenibile, efficiente e dinamico”.

A proposito di Eatable Adventures. Tra i principali acceleratori in materia di food-tech, identifica e sostiene le startup alimentari più innovative e dirompenti del mondo alimentare aiutandole a crescere sul mercato globale. Con l’obiettivo di agire sul fronte agroalimentare e spingere l’adozione di modelli di business più sostenibili, all’insegna di un uso più sapiente e smart della tecnologia, Eatable Adventures ha sviluppato più di 40 programmi annuali, una comunità di oltre 25.000 fondatori e imprenditori e un dealflowdi 3.000 progetti in 2022. Attraverso la promozione di una sinergia tra innovazione, etica e sostenibilità, l’azienda lavora sulla promozione, sviluppo e democratizzazione delle tecnologie nel food, per costruire il sistema alimentare di domani: sostenibile, efficiente, salutare e sicuro a livello globale. Eatable Adventures ha preparato questa analisi del settore utilizzando la propria tassonomia, che classifica le startup in base alla catena del valore. Questo lavoro è stato integrato da una classificazione e da un monitoraggio continuo delle startup italiane nel corso dell’anno. Per avere un quadro più completo del panorama del Foodtech nel 2023, è stata condotta anche un’indagine tra le startup dell’ecosistema foodtech italiano. I dati e le conclusioni di questa indagine sono presentati in dettaglio nel presente rapporto. La metodologia comprende l’uso di un questionario online auto-somministrato, con focus sulle startup della catena del valore agroalimentare con sede in Italia, coinvolgendo un totale di 105 sondaggi selezionati mediante un campionamento casuale semplice. L’indagine è stata condotta dall’ 8 novembre al 5 gennaio 2023, presentando un errore di +/- 4,34% con un livello di confidenza del 95%.

Fonte: Servizio stampa Eatable Adventures

Il futuro del kiwi è la scienza: innovazione varietale, portinnesti e buone prassi agricole

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Per il futuro del kiwi non esiste solo un’unica soluzione ma devono essere attivate un insieme di azioni. A partire da maggiori investimenti su scienza e sperimentazione per un rinnovo varietale più tollerante a malattie, moria e cambiamenti climatici, si deve attuare nel tempo un’attenta verifica dei portinnesti e delle loro finalità, adottare coperture contro grandine eccesso di piogge e freddo e seguire buone prassi agricole. Questo, in sintesi, quanto emerso durante il convegno “Quale futuro per il kiwi a Verona. Varietà a confronto” svoltosi a dicembre 2023 a Bussolengo (Vr) a cui hanno partecipato oltre 300 agricoltori e produttori e in cui sono emerse problematiche e soluzioni possibili a supporto della coltivazione di actinidia che ancora oggi rappresenta un settore strategico per la frutticoltura italiana e scaligera.

Interventi. L’incontro, moderato dalla giornalista Ada Sinigalia, è stato organizzato dai Comuni di Bussolengo e Pescantina e dalla Fondazione prodotti agricoli di Bussolengo e Pescantina con il supporto di Valpolicella Benaco Banca. Il prof. Guglielmo Costa, già docente all’Università di Bologna, nel suo intervento ha illustrato a che punto è arrivata la scienza e la sperimentazione nello studio dell’actinidia mostrando ai presenti le diverse varietà e portinnesti oggi sul mercato. L’esperto ha sottolineato che: “La situazione del kiwi in Italia è problematica. Dopo un periodo in cui era presente un’unica specie esente da malattie, l’Hayward a polpa verde, che nei primi anni di coltivazione ha dato redditi elevati agli agricoltori, si sono realizzati molti impianti tanto da far diventare l’Italia il primo paese del mondo. Oggi c’è la Cina che copre oltre il 50% della superficie mondiale. Dopo diversi anni sono comparsi una malattia (Psa) che ha falcidiato diversi ettari italiani e una sindrome – la moria – che con un insieme di concause fa morire la pianta”. “Oggi – ha continuato Costa – ci sono diverse varietà di kiwi a polpa gialla e a polpa rossa che il mercato apprezza molto e che stanno prendendo il posto di quella a polpa verde ma che sono più sensibili alla malattia Psa. Il futuro è problematico: bisogna riuscire a creare una varietà, e quindi speriamo nelle tecniche di miglioramento genetico avanzato, resistente o meglio più tollerante alla malattia Psa che ha diverse varianti”.

Coltura rilevante per il comparto italiano e veronese. Di varietà di kiwi a polpa gialla ne ha parlato Giampaolo Dal Pane del Consorzio Dori Europe e di Dal Pane Vivai che, nella relazione “Il futuro del kiwi tra innovazione e rischi. Il progetto Dori”, ha mostrato diversi casi di coltivazioni ed evidenziato costi e benefici di nuovi impianti. Massimo Ceradini di Ceradini Group con l’intervento “Il modello Jingold: coltivare kiwi giallo con un progetto collaudato” ha a sua volta illustrato le potenzialità e i risultati di diverse varietà di kiwi a polpa rossa, gialla e verde oltre alle prospettive del mercato. Ugo Palara, responsabile tecnico di Agrintesa nelle conclusioni ha sottolineato: “Questo comparto produttivo rischia di perdere la leadership per una serie di motivi già evidenziati durante il convegno. Si parla molto di innovazione varietale, che è una delle strade per pensare al futuro del settore, ma dobbiamo porre l’accento anche su altri aspetti come la gestione agronomica e la ricerca di maggiore adattabilità ai cambiamenti climatici. Il kiwi, come altre piante da frutto, non è in grado, se non attraverso diverse soluzioni, di affrontare situazioni ambientali difficili. Dobbiamo lavorare intensamente con la ricerca su tanti campi, a partire da quello varietale, per ridisegnare e ristrutturare il settore e dare un futuro ai tanti coltivatori di kiwi in Veneto e in Italia”.

Fonte: Servizio stampa