• Informativa per i lettori

    Nel rispetto del provvedimento emanato, in data 8 maggio 2014, dal garante per la protezione dei dati personali, si avvisano i lettori che questo sito si serve dei cookie per fornire servizi e per effettuare analisi statistiche completamente anonime. Pertanto proseguendo con la navigazione si presta il consenso all' uso dei cookie. Per un maggiore approfondimento leggere la sezione Cookie Policy nel menu
  • Post più letti

  • Archivio articoli

Con A.C.I. aperta una fase nuova nella storia del movimento cooperativo italiano

I rappresentanti veneti delle tre centrali cooperative all'incontro ARGAV

(di Marina Meneguzzi, socio ARGAV). Di grande interesse l’incontro ARGAV che si è svolto mercoledì 9 marzo scorso nella sede del Circolo di Campagna Wigwam Arzerello di Piove di Sacco (PD). Al centro della serata, moderata dal presidente ARGAV Fabrizio Stelluto, c’è stata infatti la presentazione di A.C.I. (Alleanza delle Cooperative Italiane), storico accordo di coordinamento nazionale – inizialmente per il settore agroalimentare – tra Legacoop, AGCI e Confcooperative, nato con l’obiettivo di dare più forza alle imprese cooperative.

Le tre organizzazioni cooperative rappresentano, insieme, un universo di 43.000 imprese centrate sulle persone e fortemente integrate nel territorio, con oltre 1 milione e centomila occupati, 12 milioni di soci, un fatturato complessivo di 127 miliardi.L’accordo sarà presentato in Veneto sabato 12 marzo 2011, in occasione del IX Congresso Regionale Legacoop Veneto che si terrà a Mestre (VE).

I relatori. A presentare A.C.I. ai soci ARGAV, i rappresentanti veneti delle tre centrali cooperative, Davide Mantovanelli, Responsabile Agroalimentari Legacoop Veneto, Antonio Melato, presidente Fedagri Confcooperative Veneto e Terenzio Zanini, componente del consiglio Veneto AGCI, presente in rappresentanza della presidente Olga Pegoraro.

Insieme si cresce di più, insieme si cresce tutti. Uniti si vince, specie in un momento di crisi economica come quello attuale, già messo a dura prova dalla competizione del mercato globale: questo il principio su cui trova fondamento A.C.I. “ Sarà importante porsi con una voce sola nei confronti di Governo, Parlamento, istituzioni europee e parti sociali, perché, diciamolo, fino ad oggi il modello economico della cooperativa è sempre stato sottovalutato, – hanno ribadito Mantovanelli, Melato e Zanini – mentre  si tratta di una delle basilari forme di democrazia, che non si esaurisce nell’espressione del voto, ma ha il suo fondamento sostanziale nella partecipazione responsabile dei cittadini alla vita della comunità”.  “E’ necessario – hanno continuato Mantovanelli, Melato, Zanini -, ridare dignità di lavoro agli agricoltori, persone che creano occupazione, tutelano il territorio e creano valore aggiunto, nonché di far riconoscere la cooperativa come un elemento determinante per la costruzione della realtà economica.

Un’esperienza che arriva da lontano. L’inizitiva non arriva all’improvviso, ma è stato preceduta negli anni da molte esperienze concrete, così come testimonia l’attiva collaborazione comune. Già nel 1990 le tre centrali hanno scelto un modello comune di relazioni industriali da cui nascono 15 Ccnl e vari organismi bilaterali. “L’Alleanza – hanno confermato Mantovanelli, Melato e Zanini -, non cancella la storia, né mette in discussione l’identità e l’autonomia di nessuna delle tre centrali che restano distinte nella governance interna e nei patrimoni. L’attività sarà svolta in comune dai presidenti che si esprimeranno attraverso il portavoce unico, rinnovabile annualmente, la cui individuazione avviene ad opera dei presidenti delle tre centrali”. Il primo mandato va al presidente di Confcooperative, Luigi Marino. Nella prima fase l’attività dell’Alleanza punterà a consolidare il progetto a livello nazionale. Nel giro di tre anni l’obiettivo è quello di estendere l’attività di coordinamento ai settori e ai territori.

Tutti a tavola. L’importante accordo avvenuto nel settore agroalimentare non poteva che concludersi a tavola, con le gustose pietanze preparate da Efrem Tassinato, socio ARGAV, tesoriere UNAGA, nonchè chef  e patron del Circolo di Campagna Wigwam Arzerello.

Consumi alimentari “fermi”, italiani costretti a cambiare carrello della spesa

La crisi economica non fa crescere le vendite alimentari, anzi costringe gli italiani a modificare il carrello della spesa. Anche nel 2010 i consumatori restano cauti negli acquisti, tanto che prodotti di prima necessità come il pane e la pasta calano rispettivamente in un anno del 2,6 per cento e dell’1,7 per cento. Ma cambia anche la tipologia di esercizio commerciale scelto: ci si orienta sempre più spesso verso canali convenienti come i discount e si abbandonano invece le piccole botteghe di quartiere. Lo afferma la Cia-Confederazione italiana agricoltori, commentando i dati diffusi la scorsa settimana dall’Istat sul commercio fisso al dettaglio.

Nel complesso del 2010 le vendite di beni alimentari – spiega la Cia – hanno subito una flessione dello 0,3 per cento, più accentuata per le imprese operanti su piccole superfici (meno 0,4 per cento) mentre resiste la Grande distribuzione organizzata (più 0,7 per cento), seppure con grosse differenze. Nell’ambito della Gdo, infatti, gli italiani si dirigono sempre di più verso gli hard-discount (che crescono dell’1,3 per cento) e poco negli ipermercati e nei supermercati (rispettivamente meno 0,3 per cento e più 0,4 per cento). Un trend che si spiega con il bisogno di risparmiare, tanto che nell’ultimo anno il 30 per cento degli italiani si è rivolto quasi esclusivamente alle “promozioni” commerciali.

Ma la crisi costringe pure una famiglia su tre a modificare il menù quotidiano, tagliando sui generi alimentari per niente superflui: nel 2010 – osserva la Cia analizzando i dati Ismea -, le stime parlano di una contrazione tendenziale della domanda di pane (meno 2,6 per cento) e di pasta (meno 1,7 per cento), di carni bovine (meno 4,4 per cento) e di prodotti ittici (meno 3,1 per cento), di vini e spumanti (meno 2,9 per cento), di frutta e agrumi (meno 1,8 per cento) e, in misura minore, di ortaggi e patate (meno 0,3 per cento).

Una domanda più vivace, invece, resta per il latte fresco (più 2,1 per cento) e per l’olio d’oliva (più 3,2 per cento). In crescita anche i consumi di uova (più 1,1 per cento), pollo (più 2,5 per cento), sostituti del pane come grissini e cracker (più 4,6 per cento), latte e derivati (più 0,3 per cento). Un vero e proprio exploit viene registrato dagli ortaggi di IV gamma (i freschi confezionati), che sono aumentati ben del 7,9 per cento. E le previsioni per il 2011 – conclude la Cia – non sono buone. Quest’anno la situazione dovrebbe mantenersi “stazionaria”, con gli acquisti domestici alimentari ancora in lieve riduzione, tra il meno 0,2 e il meno 0,3 per cento.

(fonte Cia – Confederazione Italiana Agricoltori)

Agricoltura: ISTAT, nel 2008 cresce produzione ma calano occupati

Nel 2008 sono 1,6 milioni le aziende agricole italiane appartenenti all’universo di riferimento UE. Esse occupano 1,2 milioni di unita’ di lavoro (ULA), di cui 178 mila unita’ di lavoro dipendenti, con una produzione di 40,8 miliardi di euro ed un valore aggiunto di 23 miliardi di euro, valutati ai prezzi base. Rispetto al 2007, il numero di aziende e’ aumentato dello 0,4 per cento, la produzione del 2,2 per cento ed il valore aggiunto dello 0,9 per cento, mentre l‘occupazione fa registrare un calo del 2,2 per cento. Sono i dati diffusi dall‘Istat sui risultati economici delle aziende agricole.

Altri dati. Il 72,9 per cento delle aziende agricole e’ caratterizzato dalla presenza di meno di un’unita’ di lavoro, il 97,1 per cento e’ costituito da aziende individuali e il 98 per cento e’ a conduzione diretta. L’8,5 per cento delle aziende produce esclusivamente per l’autoconsumo, mentre il peso delle unita’ produttive multifunzionali appare significativo in termini di numerosita’ (10,6 per cento), ULA (17,8 per cento), produzione (25 per cento) e valore aggiunto (24,9 per cento). Nel 2008, le aziende agricole hanno realizzato in media circa 25 mila euro di prodotto (di cui il 91,8 per cento commercializzato), con un aumento dell’1,8 per cento rispetto al 2007. Il risultato lordo di gestione (RLG) e’ di circa 13 mila euro per impresa e risulta in diminuzione del 3,8 per cento rispetto all’anno precedente.

(fonte Asca.it)

Milleproroghe, Confagricoltura: “Sulle quote latte prove generali per un condono tombale a favore di chi ha deciso di non pagare”

“Sembrano le prove generali per un condono tombale e gratuito. Una sceneggiata che si potrebbe definire grottesca se non fosse uno schiaffo a tutti gli italiani onesti” questo il commento di Confagricoltura sull’approvazione in Senato dell’emendamento al “Milleproroghe” che ammette un’altra proroga, dopo quella decisa in Finanziaria, al pagamento della rata delle multe per lo sforamento sulle quote latte.

Rinvio perpetuo? “Dalle garanzie entusiastiche di risoluzione totale del problema e di assoluto rigore verso chi non avesse rispettato il sistema di rateizzazione varato dall’allora ministro delle Politiche Agricole, Luca Zaia – prosegue Confagricoltura – , si è passati ad una realtà di rinvio perpetuo, che irride ogni regola e si traduce in una amara beffa per gli allevatori che a prezzo di sacrifici pesantissimi hanno onorato ogni impegno” . Ma non è tutto: “Gli italiani devono aver ben chiaro che l’ammontare delle multe è già stato anticipato alla casse europee con i soldi delle loro tasse – sottolinea l’organizzazione agricola – e oggi questi soldi vanno a beneficio di pochi strafottenti privilegiati ai quali viene permesso di rimandare il pagamento di volta in volta, mentre non ci sono fondi per null’altro, dall’agricoltura alla ricerca, dalla Sanità alle forze dell’Ordine”.

Confidiamo nell’azione del ministro Giancarlo Galan, che sulla questione ha fatto sentire più volte forte e chiaro il suo sdegno, per un intervento decisivo all’atto del maxiemendamento sul “Milleproroghe” che il governo presenterà questa settimana. “Inoltre ci sono altre due considerazioni da fare, entrambi gravissime, sull’emendamento”, avverte Confagricoltura: “Innanzitutto gli importi a copertura del provvedimento appaiono spropositati alle esigenze e suggeriscono l’ipotesi che ci sia la volontà politica di rendere tombali le multe per gli splafonamenti. Poi c’è da osservare che, prevedendo per la copertura di questa spesa un taglio lineare dei fondi di tutti i ministeri, a pagare le multe saranno nuovamente tutti i cittadini italiani ai cui portafogli un drappello di allevatori che ha sempre operato in spregio alle regole è autorizzato a mettere mano”.

(fonte Confagricoltura)

FriulAdria nuovo partner di Unicarve per favorire i progetti di sviluppo sostenibile

Foto accordo Unicarve-FriulAdria

L’Associazione Produttori di Carni Bovine del Triveneto ha trovato un nuovo partner in Banca Popolare FriulAdria, che si è impegnata a sostenerne i progetti di sviluppo e l’attività in generale. L’accordo di collaborazione è stato sottoscritto nei giorni scors a Padova dal presidente di Unicarve Fabiano Barbisan e dal vicedirettore generale di FriulAdria Paolo Borin che hanno voluto in questo modo rafforzare una relazione ormai consolidata tra l’Associazione e l’istituto bancario.

Unicarve rappresenta oggi il punto di riferimento nazionale e comunitario del comparto zootecnico di bovini da carne. Le oltre 870 aziende agricole zootecniche associate immettono nel mercato oltre 300 mila bovini da carne delle categorie vitellone, giovenche e vitelli a carne bianca. Unicarve partecipa attivamente, inoltre, alla formazione del prezzo d’acquisto degli stalli e di vendita dei bovini ingrassati ed è capofila per un Piano Carni Bovine Nazionale. Fin dal gennaio 2005, ha promosso la costituzione di una cooperativa definita “laboratorio commerciale” per sviluppare azioni di filiera con obiettivo primario la vera tracciabilità del prodotto, puntando ad informare il consumatore con una etichetta completa e con l’apertura di un apposito sito internet per consentire di “vedere in faccia” chi ha allevato il bovino.

Favorire le realtà impegnate in progetti di sviuppo sosenibile. Per FriulAdria la nuova partnership con Unicarve rappresenta un ulteriore passo avanti nel progetto di sviluppo della banca in territorio veneto, dove conta già un centinaio di punti vendita sui circa 220 complessivi. Dopo aver stretto proficue collaborazioni con alcune importanti organizzazioni di categoria agricole e aver acquisito la tesoreria dell’Avepa (Agenzia veneta per i pagamenti in agricoltura), FriulAdria ha voluto mettere a disposizione di Unicarve e degli allevatori associati il know how in ambito agroalimentare che le deriva dall’appartenenza, insieme a Cariparma e Carispezia, al Gruppo Crédit Agricole. Il sostegno agli allevatori riuniti nell’associazione Unicarve dato da FrulAdria “risponde alla logica di favorire quelle realtà concretamente impegnate in progetti di sviluppo sostenibile, intendendo con ciò una stretta e certificata relazione città-campagna, la conoscenza diretta produttore-consumatore, la garanzia di prezzi giusti e convenienti sia per i produttori sia per i consumatori, la riduzione dell’impatto ambientale, la sicurezza alimentare e, in ultima analisi un
miglioramento  della qualità nel senso più ampio”.

Un comparto in crisi. “E’ un accordo importante – ha dichiarato il Presidente Unicarve Fabiano Barbisan – che s’inserisce in un quadro di rilancio della nostra zootecnia bovina da carne che da tempo, come Associazione Produttori Carni Bovine Unicarve, stiamo perseguendo. Il credito agevolato ed il sostegno a progetti sostenibili potranno dare ulteriori speranze ad un comparto segnato da una crisi di mercato, determinata dall’invasione di carne estera, a prezzi che rispecchiano “il livello di sicurezza alimentare dei Paesi che la esportano”, dallo strapotere della GDO e dai continui aumenti del costo delle materie prime. L’accordo con Friuladria – ha concluso Barbisan – rafforza in noi la volontà di proseguire il nostro cammino di allevatori e di sviluppo delle attività associative.”

(fonte Unicarve)

In agricoltura il 17,8% delle imprese “in rosa”

Il 17,8 per cento delle imprese rosa si trova in agricoltura, che si conferma come un settore in grado di attirare un crescente interesse del mondo femminile. E’ quanto emerge da una analisi di Donne Impresa della Coldiretti sulla base del 2° Rapporto Nazionale sull’Imprenditoria Femminile, realizzato da Unioncamere con la collaborazione del Ministero dello Sviluppo Economico e del Dipartimento per le Pari Opportunità che rileva la presenza di un totale di 1,4 milioni di aziende “in rosa” presenti in Italia nei diversi settori nel primo semestre 2010.

Perché le donne scendono in campo. La capacità di coniugare la sfida con il mercato, il rispetto dell’ambiente e la qualità della vita a contatto con la natura sembra essere una delle principali ragioni della presenza femminile nelle campagne. Un impegno che – precisa Coldiretti – è infatti particolarmente rilevante nelle attività più innovative e multifunzionali come dimostra il protagonismo delle donne nei mercati degli agricoltori di Campagna Amica, negli agriturismi o nelle associazioni per la valorizzazione di prodotti tipici nazionali come il vino e l’olio. In Italia si contano circa 260.000 imprese rosa con quasi una azienda agricola su tre che è oggi condotta da una donna. La progressiva femminilizzazione dell’agricoltura italiana – conclude la Coldiretti – ha certamente dato un impulso alla forte innovazione che ha caratterizzato il settore con l’ampliamento delle attività ad esso connesse come la trasformazione dei prodotti, il benessere, le fattorie didattiche e i servizi alle persone come gli agriasilo e la pet-therapy.

(fonte Coldiretti)

Parlamento europeo: no a galline ovaiole in batteria e al commercio illegale di uova

Qualsiasi tentativo di eludere il divieto UE sulle gabbie di batteria per le galline ovaiole, che avrà effetto nel gennaio 2012, deve essere contrastato. Lo afferma una risoluzione del Parlamento europeo approvata a fine dicembre 2010. Il benessere degli animali deve essere salvaguardato e deve essere contrastata la concorrenza sleale da parte di quei produttori che continuano illegittimamente ad utilizzare questi metodi.

Entro il 31 dicembre 2011, lista di produttori di uova, trasformatori e commercianti che non rispettano la legge. I deputati europei hanno chiesto agli Stati membri di adottare piani di azione nazionali con sanzioni dissuasive al fine di far rispettare le norme. Tuttavia, i deputati ritengono che un numero consistente di Stati membri e il 30% della produzione di uova in Europa non siano pronti a rispettare il divieto dal 1 gennaio 2012. Si teme che questo comporti scarsità di offerta di prodotto e un conseguente aumento dei prezzi, così come il commercio di uova non conformi alla direttiva non  negoziabili legalmente nell’Unione Europea. Nonostante questo, il Parlamento si oppone a qualsiasi rinvio o deroghe al divieto dal momento che questo potrebbe danneggiare gravemente il benessere degli animali. Con questa risoluzione il Parlamento europeo chiede alla Commissione di rispettare il divieto e di opporsi ai tentativi da parte degli Stati membri di ottenere un differimento. Il documento chiede inoltre di presentare, entro il 31 dicembre 2011, un elenco di produttori di uova, trasformatori e commercianti che non rispettano la legge. I deputati, tuttavia, ritengono opportuno trovare anche una soluzione per quei produttori che hanno iniziato a cambiare i sistemi di allevamento ma che non riusciranno a completare il processo prima della scadenza.

(Fonte: Veneto Agricoltura Europa)

Approvato il ddl sull’etichettatura degli alimenti

E’ stato approvato ieri, martedì 18 gennaio 2011, il disegno di legge sull’etichettatura obbligatoria con l’indicazione della provenienza dei cibi. Il provvedimento pone una premessa fondamentale per la tutela dei consumatori e degli stessi produttori onesti che puntano alla qualità. Un elemento questo di cui il made in Italy si è fatto da sempre portabandiera.

La norma è per così dire in controtendenza rispetto all’orientamento europeo, laddove la commissione Ue ha mostrato sempre contrarietà a norme che ritiene possano frenare la libera circolazione delle merci, animata da varie anime e soggetta a pressioni di paesi non propriamente agricoli e comunque meno attenti alla salubrità degli alimenti. Tuttavia potrebbe allentare le resistenze, in questo momento così particolare alla nuova legge italiana, a fronte dell’allarme in corso per la diossina in Germania nelle uova e nella carne di maiale.

Contenuto legge etichettatura. Cuore del provvedimento è l’articolo 4, che rende obbligatorio riportare nell’etichetta anche l’indicazione del luogo di origine o di provenienza dei prodotti agroalimentari. Grazie alla nuova disciplina introdotta, infatti, sarà possibile fornire informazioni chiare e precise ai consumatori sulla provenienza degli alimenti che si comprano e mangiano quotidianamente. I consumatori italiani potranno così essere sicuri di acquistare prodotti Made in Italy, senza possibilità di confusione dovuta ad etichette ingannevoli, contribuendo così anche a valorizzare le produzioni tradizionali di cui è ricco il nostro Paese. Ad integrazione dell’obbligo di etichettatura, inoltre, l’articolo 5 prevede che l’omissione delle informazioni relative al luogo di origine o di provenienza dei prodotti alimentari costituisca pratica commerciale ingannevole ai sensi del codice del consumo.

Altro punto cardine del provvedimento è la tracciabilità dei prodotti agroalimentari e la definizione di nuove sanzioni per garantire il loro rispetto. Oltre alle disposizioni sull’etichettatura sopra ricordate, infatti, all’articolo 2 il ddl contiene sanzioni relative alla violazione delle norme che limitano l’utilizzo di latte in polvere, raddoppiando tali sanzioni qualora la violazione riguardi prodotti DOP, IGP o riconosciuti come specialità tradizionali garantite (STG). Rilevanti anche le nuove sanzioni in materia di sementi e di oli (articolo 3), la normativa relativa alla rilevazione della produzione giornaliera di latte di bufala (articolo 7) e l’istituzione del “Sistema di qualità nazionale di produzione integrata” dei prodotti agroalimentari (articolo 2, commi 3-9), volto a garantire una qualità superiore del prodotto agroalimentare finale, contraddistinto da un basso uso di sostanze chimiche, controllato da organismi terzi accreditati e identificato con uno specifico logo, al quale i produttori potranno aderire su base volontaria. L’adesione al Sistema è quindi aperta a tutti gli operatori che si impegnino ad applicare la disciplina di produzione integrata e si sottopongano ai relativi controlli. Il provvedimento, infine, contiene importanti norme per il rafforzamento della competitività del settore agroalimentare, tra cui l’estensione all’intero territorio nazionale delle disposizioni che promuovono la stipula di contratti di filiera e di distretto (articolo 1), la cui operatività è attualmente limitata alle aree sottoutilizzate.

L’eurodeputato Scottà all’assemblea plenaria di Strasburgo. «Solo un’agricoltura trasparente può garantire il diritto alla sicurezza alimentare a tutti i cittadini e contrastare emergenze sanitarie, come quella della diossina scoppiata in Germania. Se vogliamo evitare altri casi simili, dobbiamo puntare sulla qualità, quindi sulla tracciabilità di ogni genere di prodotto alimentare». Questo il commento dell’onorevole della Lega Nord, Giancarlo Scottà, membro in Commissione Agricoltura, dopo il voto favorevole, espresso dall’Aula di Strasburgo, sulla relazione di Dacian Octavia Sârbu, “Agricoltura come settore strategico per la sicurezza dell’approvvigionamento alimentare“. «Ieri la Camera – ha proseguito Scottà – ha dato il via libera al decreto legge sull’etichettatura alimentare obbligatoria che prevede la piena tracciabilità dei cibi, dal luogo di produzione iniziale al consumo finale, seguendo così la linea del Parlamento europeo, alla quale ho contribuito attraverso il mio rapporto sulla “qualità dei prodotti agricoli” approvato dalla stragrande maggioranza dell’Assemblea legislativa continentale». «La freschezza e l’origine del prodotto non sono solo indice di benessere, ma rappresentano anche i valori più autentici delle nostre terre. È proprio da un patrimonio enogastronomico di qualità che dipende lo sviluppo di un’agricoltura sostenibile».

(fonte AdnKronos e Ministero Politiche Agricole/segreteria on. Scottà)

Bolzanino il nuovo direttore dell’Associazione Industriali delle Carni

Cambio della guardia alla direzione generale di Assica (Associazione industriali delle carni). Dopo oltre vent’anni Gianni Gorreri lascia l’incarico a Franco Finato, 48 anni, originario di Bolzano. ”Accolgo con entusiasmo e senso di responsabilita’ questa importante sfida – ha commentato il nuovo direttore – certo di contare sul sostegno di qualificati collaboratori e di poter valorizzare la positiva eredita’ che ha saputo costruire chi mi ha preceduto”. Tre le priorita’, Finato, che sara’ coadiuvato anche dal nuovo vicedirettore Davide Calderone punta ad aggiornare la strategia di sviluppo del settore suinicolo, creare nuovo valore all’interno della filiera ed essere sempre piu’ al servizio degli associati.

(fonte Ansa.it)

Incidente diossina in Germania: informazioni ai consumatori

Le Autorità Tedesche hanno informato la Commissione e gli Stati membri, attraverso il sistema di Allerta Rapido per alimenti e mangimi (RASFF) che un lotto di acidi grassi, normalmente utilizzato per usi tecnico-industriali (es. industria cartiera), era stato miscelato, verosimilmente per errore umano, a grassi destinati alla produzione di mangimi. Il periodo critico in cui si è determinata la contaminazione è compreso tra l’11 novembre ed il 16 dicembre 2010. La tracciabilità del prodotto ha permesso, quindi, di identificare un totale di sette partite contaminate di materia prima, impiegate nella produzione di mangimi per bovini, suini e pollame.

Sono state poste sotto sequestro, a scopo precauzionale, e a controllo analitico complessivamente 4.709 aziende avicole, suine e bovine da parte delle Autorità tedesche. È stata vietata la commercializzazione dei prodotti da tali aziende, sino a che non saranno disponibili gli esiti analitici. I Paesi coinvolti dalla rete di commercializzazione di prodotti derivati da animali alimentati con i mangimi contaminati, risultano essere oltre la Germania, l’Olanda ed il Regno Unito. Ad oggi, pertanto le Autorità tedesche hanno escluso l’invio in Italia di alimenti o mangimi contaminati.

L’Istituto Tedesco Federale per la Valutazione del Rischio ha dichiarato l’assenza di un rischio sanitario acuto come conseguenza del consumo per un breve periodo di uova e carni avicole, contaminate ai livelli riscontrati. Tuttavia il Ministero della Salute ha ugualmente provveduto ad attivare misure cautelari e di prevenzione per la tutela della salute pubblica.

  • E’ stata convocata una riunione per il giorno 13 gennaio 2011 con NAS, Regioni, Istituto Superiore di sanità ed Istituti Zooprofilattici Sperimentali  per mettere a punto un programma rafforzato di controlli, anche sulla base delle indicazioni che fornirà la Commissione Europea che si riunirà a Bruxelles l’11 e 12 gennaio 2011
  • E’ stato richiesto agli UVAC (Uffici veterinari per gli adempimenti comunitari del Ministero della Salute) di intensificare i controlli per la ricerca di diossine su latte, carni, uova e prodotti da essi derivati provenienti dalla Germania
  • E’ stata inviata una nota a tutte le Associazioni di categoria affinché tutti coloro che introducono in Italia prodotti di origine animale, provvedano ad effettuare controlli specifici, nell’ambito delle procedure di autocontrollo, per questo contaminante.

Coldiretti Veneto: controllata e sicura la produzione degli oltre 135 allevamenti in Veneto, ma si acceleri sul disegno di legge sull’etichettatura. Due miliardi di uova in commercio sono venete, il 15% del totale nazionale. Si tratta della produzione annuale di oltre 135 allevamenti di galline ovaiole che si concentrano per la gran parte (75%) nelle province di Treviso e Verona per un valore regionale che si aggira sui 165 milioni di euro. Gli allevamenti sono di grandi dimensioni e il controllo sanitario è quotidiano – rassicura Coldiretti Veneto che ricorda anche l’assoluta professionalità degli operatori sottoposti ad una stretta vigilanza da parte delle autorità sanitarie. Severe anche le norme igieniche nei locali aziendali dove le uova devono essere conservate al riparo da odori, raggi solari, ad una temperatura fissa e consegnate al consumatore entro 21 giorni dalla loro deposizione. Inoltre i centri di imballaggio sono tutti debitamente autorizzati tanto da rintracciare facilmente eventuali partite difettose. Grazie a questo sistema – sottolinea Coldiretti Veneto – le contaminazioni dovute all’errata alimentazione degli avicoli, qualora esistessero, possono essere facilmente individuate bloccando tutta la distribuzione. Il consumatore inoltre può facilmente verificare il Paese di provenienza dell’uovo che da diversi anni, per legge,  è targato con la sigla “IT” stampata sul guscio. Nel caso in cui diventi ingrediente di un prodotto confezionato è ben difficile conoscere l’origine visto che per ora nessun provvedimento lo prevede, per questo Coldiretti insiste e sollecita l’approvazione definitiva del disegno di legge sull’etichettatura per tutti i prodotti agroalimentari.

(fonte Ministero della Salute/Coldiretti Veneto)