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Dal 28 aprile all’1 maggio 2018, a Santa Maria di Sala (Ve) si tiene Formaggio in Villa. Da provare gli abbinamenti “impossibili” di Asiago Dop con cocktail, birra e pesce.

Dal 28 aprile al 1° maggio, Formaggio in Villa, la rassegna dei migliori formaggi italiani in programma nella settecentesca Villa Farsetti, a Santa Maria di Sala (Venezia), esalta la versatilità della specialità veneto-trentina, main partner dell’evento, e celebra la sfida “impossibile” tra formaggio Asiago Dop cocktail, birra e pesce.

Nove i soci del Consorzio Asiago Dop presenti. Compagno ideale dell’aperitivo, spezza fame di qualità per una pausa naturale e grande interprete della cucina italiana, Asiago Dop svela nella manifestazione le sue infinite note di sapori e profumi. Ogni fetta di Asiago DOP risponde infatti agli alti standard previsti dal Consorzio di tutela e, allo stesso tempo, è diversa dalle altre perché espressione di fattori unici, come la tradizione e cultura del produttore, tutti da scoprire negli stand dei nove soci presenti: Brazzale, Casearia Monti Trentini, Caseificio S. Rocco, Lattebusche, Latteria Castelnovo, Latteria di Trissino, Latteria Villa, Latterie Vicentine e Toniolo Casearia.

28 aprile, l’asiago Dop incontra i cocktail. Due terzi di whisky, un terzo di acqua: gli scozzesi pasteggiano così. Anche nel nostro Paese, l’abbinamento cibo e bevanda trova un numero crescente di estimatori, alla ricerca di un’esperienza diversa, dal risultato inaspettato. E proprio per questo, sabato 28 aprile, alle ore 15.00, il formaggio asiago Dop incontra i cocktail in un laboratorio per conoscere da vicino i luoghi, le tecniche di produzione e le stagionature del rinomato formaggio. Qui, condotti da Roberto Pellegrini, barman di fama nazionale e con la collaborazione di Poli Distillerie 1898, la mixologia si confronta con la cucina in un viaggio sensoriale originale.

30 aprile, si esplora l’abbinamento tra asiago Dop e una selezione di birre d’alta qualità. Un connubio di grande interesse dove la birra, con l’effervescenza data dall’anidride carbonica, l’amaro e il tostato del luppolo è ideale per la degustazione della specialità veneto-trentina. Questo e molto altro verrà illustrato lunedì 30 aprile, alle ore 17.30, nella masterclass E tu di che Asiago sei? occasione per sperimentare diverse stagionature in abbinamento a birre artigianali del Birrificio Ofelia, unico birrificio veneto ad aver ricevuto il massimo riconoscimento nella guida Birre d’Italia 2019 di Slow Food.

Insoliti incontri formaggio-pesce. Per chi ama scoprire gusti nuovi, nel parco della Villa, dalle 10.00 alle 24.00, il Bistrot Asiago Dop delizierà con tante proposte della tradizione e insoliti incontri formaggio-pesce come il cheeseburger di tonno e Asiago Dop Fresco o i cappellacci ripieni di baccalà mantecato su fonduta di Asiago Dop oppure lo spiedino di gambero su crema di Asiago Dop. Dalle 19 in poi, la notte si accende con Formaggio in villa Night Musica Live e Djset per una serata dove formaggio Asiago DOP e buona musica si abbracciano e testimoniano come la specialità veneto-trentina sia il partner ideale per ogni occasione conviviale. Il programma completo è consultabile all’indirizzo www.formaggioinvilla.it

Fonte: Consorzio di Tutela Asiago Dop

Radicchio, crollo della produzione primaverile

Il “Burian” a febbraio e un andamento climatico fortemente perturbato, con basse temperature, piogge, vento e neve, protrattosi fino a qualche giorno fa, stanno determinando un considerevole calo dei conferimenti di radicchio precoce primaverile all’Ortomercato di Chioggia (Ve).

Situazione tragica. Raccolta e conferimenti all’Ortomercato sono iniziati nella seconda settima di aprile, ma inaspettatamente in quantità estremamente esigue, con una riduzione fino all’80% rispetto l’anno scorso: si è passati dai 10.000 quintali posti in asta nelle prime due settimane del 2017 ai 2.000 quintali di quest’anno. “Ciò non è certamente dovuto a una diminuzione degli investimenti – precisa Giuseppe Boscolo Palo, amministratore unico dell’Ortomercato e presidente del Consorzio di Tutela del Radicchio di Chioggia – che sono pari o addirittura leggermente superiore rispetto allo scorso anno, stando alle affermazioni dei vivaisti, che preparano le piantine per il trapianto.Già l’anno scorso nella zona di Chioggia – fa notare Boscolo Palo – era stata la grandine del giorno di Pasqua a penalizzare la produzione del radicchio, con perdite nel mese di aprile attorno al 30%; segnando comunque oltre 65.000 quintali di radicchio conferiti nel periodo primaverile. Ma quest’anno la situazione si presenta ancor più tragica e non vi sono segnali che possa cambiare. C’è il timore, fondato, che registreremo perdite consistenti giorno dopo giorno, rischiando di vedere il conferito del mese di aprile più che dimezzato”.

A rischio anche la produzione di maggio. Ma le preoccupazioni non finiscono qui, anzi. I trapianti di febbraio e marzo, a causa delle insistenti piogge che non consentivano di svolgere tempestivamente tali operazioni, sono stati effettuati con piantine che avevano più dei canonici trenta giorni dalla semina, e in molti casi sono state messe a dimora su terreni impregnati d’acqua. C’è quindi da aspettarsi il protrarsi di una ulteriore diminuzione produttiva anche per il prodotto in raccolta a maggio e questo non solo nel territorio di Chioggia, ma in moltissime altre aree di coltivazione.Il Mercato orticolo di Brondolo – conclude Giuseppe Boscolo Palo – pur non essendo ormai l’unico punto di conferimento (alcune aziende stipulano da tempo contratti di filiera con cessione del prodotto sul campo), in esso comunque si rispecchia la situazione produttiva generale”.

Fonte: Consorzio di tutela radicchio di Chioggia

Arrivano dal Polesine e dalla provincia di Padova i giovani agricoltori premiati a Smau 2018 per la loro capacità di innovare

fragole azienda Al Capiteo

Fragole profumate e mature grazie a una gestione computerizzata e a una tecnica di microirrigazione che consentono un eccezionale risparmio d’acqua. Insalate di quarta gamma prodotte con trattori intelligenti, riutilizzo degli scarti e un impianto fotovoltaico che usa solo fonti rinnovabili. È grazie a queste tecniche innovative che Claudio Previatello, 32 anni, titolare dell’azienda agricola Al Capiteo di Grignano Polesine (Ro), e Alessia e Laura Barduca di Borgoricco (Pd), hanno vinto il premio per innovazione di pensiero e processo allo Smau, il più importante e qualificato evento nel campo dell’innovazione in Italia, che si è svolto nei giorni scorsi a Padova. Entrambe le candidature sono state sostenute da Anga Veneto, l’Associazione dei giovani di Confagricoltura, di cui fanno parte.

Fragole microirrigate e coltivate in sacchetto a oltre un metro d’altezza. “Un’azienda innovativa, ma nel solco della tradizione”, hanno sintetizzato gli organizzatori del premio Smau, riferendo all’azienda Al Capiteo di Claudio Previatello. Quattro ettari di terreno nella campagna polesana, serra da 600 metri quadrati di fragole con una produzione di 12 quintali annui, l’azienda agricola da tre anni sfrutta nuove tecniche di microirrigazione che consentono un eccezionale risparmio di acqua. “Su una superficie di un ettaro ne servono solitamente 300 metri cubi all’ora mentre con il nuovo sistema ne bastano 60“, spiega Previatello. Inoltre, trattandosi di irrigazione localizzata, le tempistiche si riducono. Tutto il sistema è computerizzato e ci permette non solo di mantenere il giusto ph dell’acqua e la salinità, ma anche di somministrare il concime sciolto nell’acqua attraverso un unico tubo. Sul piano pratico questo si traduce in una nutrizione migliore e controllata delle piante e in un minore utilizzo di concime chimico. Infine, abbiamo scelto di coltivare le fragole non a terra, ma in sacchetti fuori suolo a un’altezza di 1,60 metri. Da noi non vedrete mai i bei fragoloni del supermercato, ma fragole di media pezzatura che però hanno un profumo e un sapore straordinario”.

Previatello premiato a Smau 2018

In cerca della propria nicchia di mercato. Previatello, diploma al liceo scientifico, voleva iscriversi a Giurisprudenza e fare l’avvocato. Poi il ricordo della campagna coltivata dai nonni ha preso il sopravvento. “A 18 anni avevo già firmato il primo mutuo con mio padre, per prendere un campo in affitto – racconta -. Abbiamo iniziato con la floricoltura, ma dopo qualche anno abbiamo capito che non c’erano sbocchi. Così abbiamo cominciato a produrre fragole e altra frutta, oltre a ortaggi, che vendiamo direttamente. Da due anni abbiamo avviato un piccolo laboratorio interno per trasformare i prodotti in marmellate, succhi e passate. Tutto come lo faceva mia nonna: le confetture hanno una percentuale del 90% di frutta, senza aggiunta di addensanti e conservanti. Nella lingua, nel cuore e nel naso ricordano le cose che si facevano una volta”. Prodotti che hanno fatto breccia nel mercato. Una catena commerciale che esporta in Inghilterra prodotti italiani ha chiesto a Previatello di poter commercializzare marmellate e passate: “Stiamo valutando l’offerta – dice -. Intanto preferiamo che la produzione si rivolga a un pubblico di nicchia, vista la sua particolare genuinità”.

insalata azienda Barduca

Insalate biologiche sane e sostenibili. Dall’impianto di compostaggio che riutilizza gli scarti del raccolto al trattore intelligente, passando per l’impianto fotovoltaico che nutre l’azienda produttiva con fonti rinnovabili, l’obiettivo delle sorelle Alessia e Laura Barduca si riassume in tre parole: biologico, sano e sostenibile. L’azienda, specializzata nella produzione di insalate biologiche con lavaggio e confezionamento di quarta gamma, punta, “all’economia circolare, per arrivare a zero sprechi e zero emissioni”. Un obiettivo perseguito con l’utilizzo di tecnologie tutte nel segno della sostenibilità ambientale. C’è un sistema per reimpiegare acqua piovana, un impianto fotovoltaico che permette di usare solo fonti rinnovabili, un sistema che ripara le serre dalla neve a biomassa legnosa con scarti delle potature. Laura, la sorella agronoma di Alessia, ha studiato infine un impianto di compostaggio con cui l’azienda usa gli scarti per concimare. L’impresa è inoltre dotata di un trattore satellitare, guidabile da remoto, che consente di seguire sempre la stessa traiettoria senza danneggiare le piantine.

una delle sorelle Barduca premiata a Smau 2018

Le due sorelle hanno il dna del padre Francesco, che ha fondato l’azienda agricola nel 1977 e ha saputo in poco tempo imporsi sul mercato grazie a idee nuove e vincenti. “Mio padre, fondatore dlel’azienda insieme a mia mamma Annamaria, è stato tra i primi a trasformare i prodotti agricoli, prevalentemente insalate, in quarta gamma – racconta Alessia Barduca, che ha 35 anni -. Dai 2 ettari e mezzo del nonno, oggi siamo arrivati a 50 ettari di coltivazioni, con un fatturato annuo di 4 milioni, esportando in tutta Europa. Produciamo anche altri ortaggi e cereali, ma l’insalata di quarta gamma è il core business: seguiamo tutta la filiera, dal campo all’impacchettamento, con packaging ecologico, fino ai banchi del supermercato. Tutto biologico. Perfino i frigoriferi funzionano con i nuovi gas ecologici”. Alessia, che ha studiato Beni culturali, ha lavorato per dieci anni nel turismo: “Poi ho sentito il richiamo della terra e sono rientrata nell’azienda di famiglia. Anche mio fratello Fabio, che ha solo 18 anni, sta seguendo le nostre orme”.

Fonte: servizio stampa Confagricoltura Veneto

Filiera bieticola, l’unica ancora interamente italiana, in pericolo. On line la petizione per chiedere alle Istituzioni un “patto” a difesa dello zucchero italiano. Finanziamenti per la coltivazione fino a 200 euro a ettaro da parte della Regione Veneto.

Un “patto” in difesa dello zucchero italiano, messo sotto scacco dalla liberalizzazione del mercato e dall’ormai prossima conclusione del ciclo dei finanziamenti comunitari: è quanto chiedono le organizzazioni dei produttori, in prima fila la Coprob, la cooperativa dei produttori bieticoli che detiene il marchio “Italia Zuccheri” e che gestisce i due stabilimenti leader del settore: lo zuccherificio di Pontelongo (Padova) e quello di Minerbio (Bologna). A questo proposito, Coprob ha avviato anche una petizione on line

da sx Giuseppe Pan e Claudio Gallerani

Appello alle istituzioni nazionali ed europee. “Non basta fare ‘catenaccio’ tra Regioni e associazioni dei produttori. Di fronte alla forte concorrenza dei produttori francesi, tedeschi e olandesi, e alla prossima scadenza del 2020, quando finiranno anche i sussidi europei per le barbabietole e l’industria saccarifera, le istituzioni italiane devono fare squadra. Il nuovo Parlamento, il futuro governo e i nostri rappresentanti in Europa hanno il compito di difendere una delle ultime filiere ‘made in Italy’ –  che solo in Veneto ha un valore di produzione pari a 32 milioni di euro – rimasta ancora interamente nazionale, e i relativi posti di lavoro”, ha affermato l’assessore all’Agricoltura del Veneto Giuseppe Pan, incontrando nei giorni scorsi a Padova il presidente di Coprob, Claudio Gallerani, e i rappresentanti del settore bieticolo. In attesa che si costituisca il governo, e di poter avere quindi un interlocutore per le politiche agricole nazionali, nei prossimi giorni, in accordo con la collega dell’Emilia-Romagna Simona Caselli coinvolgerò il vicepresidente della commissione Agricoltura dell’europarlamento, l’onorevole Paolo De Castro, e gli europarlamentari del Nordest, perché Bruxelles affronti gli squilibri creati dalla liberalizzazione del mercato e provveda a valorizzare la qualità e la competitività di filiera agroindustriali ‘sane’, che rappresentano un valore aggiunto non solo per il primario e la sicurezza alimentare, ma anche per l’ambiente”.

zuccherificio di Pontelongo

Il sostegno regionale al settore bieticolo. La Regione Veneto ha impegnato parte dei fondi del proprio Programma di sviluppo rurale 2014-2020 per sostenere la bieticoltura: da quest’anno, infatti è attivo un bando che finanzia sino a 200 euro a ettaro le superfici coltivate a barbabietola da zucchero. “E’ una misura a duplice valenza – sottolinea Pan – perché promuove una coltura indispensabile per la filiera saccarifera e, al tempo stesso, aiuta a mantenere la produttività dei suoli e a prevenire l’insorgere di problematiche fitosanitarie. Si tratta di un preciso segnale che la Regione ha inteso dare ai produttori agricoli per promuovere l’antica e radicata tradizione nella coltivazione della barbabietola da zucchero, che purtroppo nell’ultimo decennio ha perso quasi il 70 per cento della superficie dedicata, e sostenere così il bacino bieticolo che afferisce a Pontelongo aiutando la filiera ‘corta’, con benefiche ricadute per la sostenibilità ambientale e la redditività del settore”.

Lo stabilimento di Pontelongo, fondato nel 1910, rappresenta oggi il primo zuccherificio nazionale per storia, il secondo dopo Minerbio (Bologna) per numero addetti e volume di produzione con circa 140.000 tonnellate di zucchero prodotte ogni anno. Vi afferiscono circa 2 mila aziende bieticole a nord del Po, dal basso Polesine al Veneto Orientale. Impiega un centinaio di dipendenti stabili e oltre 130 stagionali durante la stagione saccarifera. Gli investimenti industriali realizzati dal 2010 ad oggi hanno consentito migliorìe energetiche tali da risparmiare 20 mila tonnellate di petrolio. “La produzione bieticola è un primato del Veneto – ha ribadito l’assessore – che la Regione intende salvaguardare e promuovere, anche favorendo accordi con la grande distribuzione, in modo di aiutare i consumatori a fare la spesa in modo consapevole e informato. Lo zuccherificio di Pontelongo è una delle prime industrie agroalimentari del Veneto e una risorsa nazionale. L’amara vicenda del latte italiano fa scuola: non permetteremo che la storia si ripeta e che lo zucchero veneto ed emiliano sia vittima delle distorsioni create dalle speculazioni dei mercati internazionali”.

Fonte: Servizio Stampa Regione Veneto/Coprob

Premio Clodiense dell’anno, tra i candidati il socio Argav Giuseppe Boscolo Palo

Questa sera, venerdì 23 marzo, a Chioggia (VE) sarà designato il vincitore della IV^ edizione del premio “Clodiense dell’anno”, scelto tra una rosa di cinque chioggiotti che si contenderanno il “Leon d’oro”. Tra loro, per la categoria economia, figura il nostro socio Giuseppe Boscolo Palo.

I candidati. Oltre a lui, che a prescindere dal risultato riceverà il diploma di benemerenza, i candidati in lizza sono: Boscolo Federico Bisto (categoria sport, 21 anni, corre con Ducati Panigale 1000r il “Dunlop cup 1000” un trofeo mono-gomma), Boscolo Giuliano Cegion (economia, presidente Associazione Albergatori di Chioggia), Paolo Padoan (cultura, musicologo, presidente Università popolare)) e Roberto Rossi (sociale, presidente comitato “No Gpl”).

Motivazione candidatura. La scelta per l’assegnazione del premio viene fatta tra persone che hanno contribuito a migliorare l’immagine o alla crescita della città distinguendosi per meriti particolari in ambito culturale, sportivo, economico, turistico, professionale o di volontariato. Giuseppe Boscolo Paolo è stato candidato al premio quale presidente del Consorzio di Tutela del radicchio Igp Chioggia, in quanto, nell’ambito della sua attività, tutela e valorizza il prodotto agricolo rappresentativo del territorio, anche attraverso la partecipazione a numerose fiere (in Italia e in Europa) visitate da decine di migliaia di visitatori professionali, oltre che partecipate da espositori provenienti da tutto il mondo. Efficace e produttivo si è rivelato il workshop–educational press organizzato per gli operatori della comunicazione, giornalisti e di blogger, che hanno potuto conoscere meglio la produzione del radicchio di Chioggia IGP.

 

 

Corte Benedettina di Legnaro (PD), nuova vita nel solco della continuità di luogo destinato all’economia rurale

Corte Benedettina di Legnaro (PD)

La Corte Benedettina di Legnaro (PD),  ristrutturata alla fine del secolo scorso grazie ad un progetto della Regione e di Veneto Agricoltura e utilizzata finora per lo svolgimento delle attività formative e convegnistiche dell’Agenzia regionale, trova ora un nuovo futuro. Il complesso, che nei secoli passati è stato fondamentale per l’economia rurale della bassa Padovana e della Saccisica, diventerà un luogo di didattica e di formazione di alto livello.

Grazie ad un accordo siglato il 6 marzo scorso a Venezia la Regione del Veneto, proprietaria dell’immobile, ha ceduto in comodato gratuito all’Università di Padova e al comune di Legnaro ampie parti di questo complesso monumentale,  sorto nel 1400 per iniziativa dei monaci di Santa Giustina di Padova, rimaneggiato nel secoli, ma con all’interno ancora preziosi elementi antichi. D’ora in poi, nelle sue stanze ospiterà importanti attività dell’ateneo patavino, che a Legnaro ha già ad Agripolis la propria Scuola di Agraria e Medicina Veterinaria.

Fonte: Servizio stampa Veneto Agricoltura

 

 

Regione Veneto stanzia nel 2018 contributi per le aziende agricole che adottano sistemi di prevenzione danni da specie protette e fauna selvatica

terreno calpestato dai cinghiali

La Regione Veneto finanzia anche per il 2018 gli aiuti alle imprese agricole per prevenire e indennizzare i danni provocati da specie protette e fauna selvatica. Con il fondo regionale previsto dalla legge quadro sulla caccia, sono messi a disposizione  200 mila euro per contributi alle imprese agricole zootecniche che adottano sistemi di prevenzione, come i recinti elettrificati semipermanenti o mobili e i dissuasori faunistici. Nel 2016 e nel 2017 questi sistemi di protezione sono stati acquisitati direttamente dalla Regione, mediante le risorse messe a disposizione dal progetto europeo Life Wolfalps (da cui la Regione è uscita, ndr).

A gestire i contributi sarà l’Agenzia veneta per i pagamenti in agricoltura. I contributi regionali, non più di 10 mila euro per progetto, saranno assegnati sulla base dell’istruttoria condotta da Avepa. Tra i criteri di priorità ci sono l’età degli imprenditori agricoli (7 punti aggiuntivi sono riconosciuti agli under 40), il non aver beneficiato in precedenza di dotazioni e attrezzature fornite dai progetti europei Life Wolfalps e Life Nature, e praticare l’attività zootecnica in forma vagantiva, come pastori e mandriani di malga.

Fonte: Servizio stampa Regione Veneto

Regione Veneto eroga 200 euro di contributo ad ettaro a chi coltiva barbabietole da zucchero

Per la campagna agraria 2018 la Regione Veneto stanzia fino a 200 euro a ettaro per le superfici coltivate a barbabietola da zucchero. “E’ una delle colture che aiutano lo sviluppo sostenibile delle campagne”, fa notare l’assessore regionale all’agricoltura. “L’avvicendamento tra colture diverse aiuta a mantenere la produttività dei suoli, a conservarne le caratteristiche agronomiche e a prevenire l’insorgere di problematiche fitosanitarie”.

Nel Padovano uno dei due zuccherifici ancora attivi in Italia. “Inoltre – aggiunge l’assessore – il Veneto ha una antica e radicata tradizione nella coltivazione della barbabietola da zucchero e ha nello zuccherificio di Pontelongo, in provincia di Padova, uno dei due stabilimenti agroindustriali ancora attivi in Italia per la produzione dello zucchero. Sostenere la coltivazione della materia prima, la barbabietola, significa aiutare in modo concreto la filiera “corta”, con benefiche ricadute per la sostenibilità ambientale e la redditività del settore”.

Per accedere ai contributi le aziende dovranno inoltrare domanda ad Avepa, l’agenzia veneta per i pagamenti in agricoltura, che curerà l’istruttoria e l’approvazione delle graduatorie. Il bando regionale, che conta un budget di 750 mila euro, si rivolge a superfici che l’anno precedente non erano seminate a barbabietole e che non beneficiano di aiuti del Programma di sviluppo rurale per interventi agroclimatici e ambientali o di agricoltura biologica.

Fonte: Servizio stampa Regione Veneto

Agriturismo: il 26 febbraio 2018, a Mestre (VE) si parla del passaggio di competenze delle Province alla Regione e della nuova classificazione qualitativa, espressa con i girasoli

foto Agriturist, Agriturismo Tenuta Castel Venezze, San Martino di Venezze (Ro)

Forte di 53.428 strutture ricettive (alberghiere e extralberghiere) per complessivi 707.406 posti letto, il Veneto ha una grande attrattività turistica. Gli agriturismi sono 1.465, di cui 931 svolgono il servizio di pernottamento, per un totale di 13.246 posti letto (dati Regione Veneto). Dei grandi cambiamenti in arrivo con il pacchetto di riordino, contenuto nella legge di stabilità 2017, che assegna alle Regioni tutte le competenze sugli agriturismi che prima erano in capo alle Province, in base alla legge regionale 28 del 2012, si parlerà lunedì 26 febbraio nel convegno, aperto a tutti gli operatori agrituristici, organizzato da Confagricoltura e Agriturist Veneto a Mestre (VE) alle 15.30 nella sede dell’organizzazione di categoria in via Monteverdi 15.

All’incontro presenti i dirigenti del turismo della Regione Veneto. Sarà la Regione Veneto, dunque, a occuparsi da quest’anno del riconoscimento e della verifica dei requisiti, così come della classificazione delle aziende agrituristiche e della loro valorizzazione e promozione. Sempre alla Regione toccherà svolgere l’attività di controllo sul rispetto dei requisiti e dell’esercizio degli agriturismi, con applicazione delle sanzioni in caso di inadempienze o violazioni. “E’ sempre più difficile lavorare con una babele di enti che esegue i controlli – sottolinea Leonardo Granata, presidente di Agriturist Veneto, e riunire le competenze in una sola mano comporterà una semplificazione e un’organizzazione della macchina burocratica migliore, che ci auguriamo non costringa più in futuro a difenderci da rilievi assurdi che hanno bloccato le attività anche per parecchi giorni”.

Tra le prime novità che la Regione metterà in campo, grazie al cambio di competenze, sarà la classificazione, da 1 a 5, che verrà data agli agriturismi veneti con i girasoli, che corrispondono alle stelle degli hotel. La classificazione avrà lo scopo di dare al pubblico un’idea complessiva di massima del livello di comfort (comodità dell’accoglienza), della varietà di servizi (animazione dell’accoglienza) e della qualità del contesto ambientale (natura, paesaggio, tranquillità) che ciascuna azienda agrituristica è in grado di offrire.

Fonte: Servizio stampa Confagricoltura Veneto

Il Veneto si dota di una legge per la tutela e la valorizzazione delle birre artigianali, nella cui produzione primeggia

I birrai artigianali di Confartigianato nell’incontro Argav-Wigwam 2017

Lo scorso 6 febbraio il Consiglio regionale del Veneto ha approvato all’unanimità la proposta di legge di iniziativa consiliare n. 133 per la promozione e la valorizzazione dei prodotti e delle attività dei produttori di birra artigianale.

Cosa prevede. Con l’entrata in vigore della nuova disciplina, la Regione del Veneto attuerà misure di sostegno alla qualità del prodotto e alle imprese tramite la valorizzazione della produzione birraia artigianale e delle sue metodologie di lavorazione, l’incentivazione dello sviluppo della coltivazione e della qualità di lavorazione delle materie prime per la produzione birraia artigianale, con particolare riferimento alla produzione di luppolo e orzo, anche sostenendo la creazione e lo sviluppo della filiera locale, e la promozione della qualificazione delle competenze professionali per gli operatori del settore. A questo scopo, tra le varie iniziative previste dal provvedimento, la Giunta istituirà il registro dei Birrifici Artigianali e definirà un Disciplinare specificamente  rivolto ai produttori di birra artigianale e ai produttori di orzo e luppolo. La Giunta regionale, inoltre, promuoverà iniziative di informazione, promozione e valorizzazione della ‘birra artigianale’ tra le quali una fiera annuale della Birra Artigianale da tenersi, a rotazione, nei diversi territori della Regione vocati alla sua produzione. Questa disposizione è stata oggetto di un emendamento presentato da un Consigliere di minoranza ed approvato dall’Aula che prevede, nell’ambito della Fiera della Birra artigianale, l’allestimento di un punto informativo sul ‘Bere responsabile’ organizzato in collaborazione con l’ULSS territorialmente competente.

Coldiretti, “forte spinta all’occupazione tra gli under 35”. In una nota Coldiretti Veneto, che si definisce ispiratrice della norma, “sottolinea l’importanza del provvedimento che prevede non solo incentivi per la coltivazione degli ingredienti principali  (le risorse stanziate sommano a 250mila euro di cui 100 mila per la promozione della filiera locale), ma definisce anche i parametri legali per sostenere l’attività di birraio tra i giovani agricoltori riconoscendo questa professione come connessa alla qualifica di imprenditore, creando anche i presupposti del “piccolo birrificio agricolo”.

Esulta anche Confartigianato Imprese Veneto. “La norma, prima esperienza del genere in Italia, era fortemente attesa da produttori artigiani, agricoli e associazioni di categoria, perché punta a sostenere la filiera veneta per la birra artigianale e anche chi intende avvicinarsi a tale settore. Un importante riconoscimento per un settore che sta crescendo e che vuole essere valorizzato per la qualità e per la tradizione, elementi fondamentali che hanno determinato il successo e che sono alla base per ulteriori positivi sviluppi”, ha commentato Ivan Borsato, presidente regionale Veneto dei birrifici di Confartigianato. “E’ dagli anni Novanta che, in Italia, si sta affermando il fenomeno dei birrifici artigianali. Un successo fortemente legato alla nostra proposta ai consumatori di una birra in cui la ricerca di materie prime di alto livello è il valore aggiunto, teso a creare prodotti che dal punto di vista organolettico si differenziano da quelli ottenuti con tecniche di tipo industriale. La birra artigianale sta diventando uno dei prodotti d’eccellenza del made in Italy ed il provvedimento regionale introduce delle opportunità per i piccoli birrifici del nostro territorio, tra cui quello di dotarsi di un marchio regionale supportato da un disciplinare di produzione. Inoltre, la legge stanzierà anche risorse per promuovere i birrifici artigianali”, aggiunge Borsato.

La situazione in Italia e in Veneto. In due decenni il numero di birrifici artigianali nel nostro Paese è aumentato esponenzialmente passando da poche decine ad oltre 500, facendo diventare l’Italia il quarto produttore mondiale di birra artigianale. Il Veneto in questi ultimi anni, con 79 birrifici attivi, seguito da Piemonte ed Emilia-Romagna, si dimostra una delle regioni più vivaci per la presenza di queste realtà artigianali anche di piccole dimensioni ma capaci di attrarre un pubblico sempre più folto ed attento.

Fonte: Servizio Stampa Consiglio regionale del Veneto/Coldiretti Veneto/Confartigianato Imprese Veneto