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A dicembre il prodotto artigianale conquista la tavola degli italiani

panettonemazzariA dicembre, l’Ufficio studi Confartigianato stima un consumo di prodotti alimentari delle famiglie italiane pari a 14,7 miliardi, il 24,8% in più rispetto alla media degli altri 11 mesi dell’anno di cui ben 1,4 miliardi solo in Veneto.

Veneto quarta regione italiana per acquisti di prodotti artigianali. Per i prodotti artigiani, il valore dei consumi a dicembre ammonta a 5,6 miliardi. Con 448 milioni, il Veneto è la quarta regione in Italia per maggior valore di acquisti di prelibatezze artigiane dietro a Lombardia, con 960 milioni, Lazio con 572 milioni e la Campania con 470. “Se i nostri prodotti alimentari piacciono tanto in Italia e nel mondo è grazie ai nostri “campioni” della qualità tipica”. Nella nostra regione sono ben 6.784 le imprese artigiane del settore alimentare, di cui 3.152 specializzate nella pasticceria. Non solo un patrimonio economico ma veri baluardi della tradizione. Di certo i migliori promoter e fattore di successo del food made in Italy all’estero”, sottolinea Christian Malinverni, presidente della federazione regionale Alimentazione.

Dall’export i segnali migliori. In Veneto, nei primi nove mesi del 2016, le esportazioni di prodotti alimentari e bevande sono aumentate più che in qualsiasi altra regione (+6,1%), seguono il Trentino Alto Adige (+5,8%) e la Lombardia (+3,5%). Con un aumento più marcato verso i Paesi Extra Ue (+9,1%) contro un relativamente più contenuto +4,8% per l’intra Ue. Le province più dinamiche sono risultate Belluno (+26,4%), Padova (+16,2%) e Venezia (+15,7%). Ma è il dato di lungo periodo che colpisce maggiormente. Dal 2007 ad oggi, le eccellenze del food made in Veneto hanno letteralmente conquistato i mercati internazionali passando dai 2miliardi e mezzo di export (anno mobile ottobre settembre 2007) agli oltre 5miliardi e 244 milioni di euro dello stesso periodo del 2016.

Prodotti a denominazione di origine. Secondo l’Ufficio studi di Confartigianato a far crescere la passione di italiani e stranieri per i nostri prodotti della buona tavola è anche il numero di specialità alimentari italiane riconosciute e tutelate dall’Unione Europea con i marchi Dop, Igp e Stg. Il nostro Paese è al top della classifica in Ue con ben 288, vale a dire un quinto (21,3%) del totale dei prodotti di qualità europei. In testa alla classifica regionale per il maggior numero di prodotti difesi da questi marchi è l’Emilia Romagna (43), seguita da Veneto (36) e Lombardia (31). A livello provinciale regionale il primato è per Padova, Treviso e Verona tutte e tre con 15 prodotti, seguite da Rovigo e Vicenza (12), ma Venezia sono 9 e a Belluno 7.  “In un momento come il Natale, crediamo sia giusto affidarsi alla tradizione e alla qualità che possono garantire i nostri straordinari artigiani dell’alimentazione e della ristorazione. Anche un solo acquisto di questo genere è un “piccolo valore” che può contribuire a dare ulteriore forza a un comparto che è tra i pochi a resistere alla crisi garantendo occupazione e lavoro a decine di migliaia di lavoratori”, aggiunge Malinverni.

L’artigianato alimentare in Veneto: prodotti e dinamica. Al 30 settembre il settore dell’artigianato alimentare veneto conta 6.784 imprese e risulta in crescita di +0,5% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, mostrando una performance migliore rispetto al calo pari a -0,9% registrato dal totale artigianato. Relativamente al comparto alimentare veneto, il settore più consistente risulta quello della Pasticceria, panifici e gelaterie che ricopre una quota pari al 46,5% del totale del comparto (3.152 imprese). Seguono i Servizi di ristorazione: cibi da asporto dove operano 2.806 imprese (41,4%) e, con notevole distacco, la Pasta (142 imprese), e la Lavorazione e conservazione di carne e produzione di prodotti a base di carne (188 imprese). In particolare, negli ultimi nove mesi sono aumentate le imprese di Cibi da asporto (+1,7%), della Pasta e di Tè, caffè, cacao e derivati, condimenti e spezie (+1,4%, entrambi).

Fonte: Servizio Stampa Confartigianato Veneto

La tradizione della cucina padovana in due volumi

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Piero de Franceschi

(di Marina Meneguzzi, vicepresidente Argav) La cerimonia del Premio Argav 2016 rappresenta una felice occasione d’incontro tra soci, ognuno dei quali è foriero di interessanti esperienze nel settore ambientale e dell’enogastronomia. Tra questi ultimi, c’è Piero de Franceschi, presidente della Confraternita della Gallina Padovana, che mi ha ricordato con piacere due pubblicazioni che lo hanno visto impegnato in prima persona e che costituiscono una preziosa risorsa per gli appassionati di cucina tradizionale veneta.

gallina-padovana“Alla gran corte della Gallina Padovana” è una ricca monografia dedicata al simbolo della gastronomia padovana, la Gallina dal gran ciuffo e ai “sudditi” della sua corte: oche, anatre, capponi, conigli e maiali. Il libro contiene più di 50 ricette suddivise tra innovative e della tradizione, ma anche testi introduttivi che illustrano le caratteristiche delle diverse razze e la loro fama e che delineano la vita all’interno della “corte” nelle quattro stagioni dell’anno. Chiude la prima parte, riccamente illustrata, un interessante testo di taglio storicogastronomico di Pietro Vincenzo Fracanzani sull’identità della patavinitas in cucina. In conclusione, le ricette di base e gli indirizzi dei ristoranti della provincia di Padova in cui è possibile degustare la vera Gallina Padovana (Terra Ferma editore, a cura di Gabriele Baldan, Piero De Franceschi, Claudio Maniero, Luigi Finco, Pietro Vincenzo Fracanzani, Sabrina Rampin).

cucinapadovana“Cucina Padovana” narra di una tradizione culinaria riconducibile soprattutto alla cucina veneta, in quanto i piatti non sono sempre di facile attribuzione tante sono le contaminazioni culturali tra zone limitrofe. Tuttavia, gli chef del territorio hanno saputo presentare in questo volume, ben illustrato, anche molte ricette tipicamente padovane che davvero rischiavano di perdersi per sempre e di cui forse pochi hanno ancora memoria, quali i menai – una minestra di mais e ossi di maiale – e la smegiassa, una torta a base di melassa. Non corrono questo rischio preparazioni che sono il vanto della ristorazione patavina, quali il gran bollito alla padovana (accompagnato dalla gustosa salsa pearà), i secondi a base di piccione torresano e di gallina dal gran ciuffo, il risotto ricco alla padovana. Ad aprire il  volume, una chiara introduzione alla storia della cucina della provincia del nostro socio de Franceschi (Terra Ferma editore).

 

Panettoni artigianali, il migliore a Padova e provincia è quello della pasticceria Mazzari. Confartigianato Veneto Imprese: “A vincere è la qualità senza compromessi”.

panettonemazzariIl miglior panettone di Padova e provincia, rigorosamente privo di mono e digliceridi degli acidi grassi e additivi emulsionati (E471), è quello della pasticceria Mazzari. A decretarlo, il concorso indetto dal giornalista Daniele Gaudioso, accademico della cucina e ispettore della guida del Gambero Rosso.

Una scommessa vinta. “Quando qualche anno fa – spiegano Vasco e Maurizio Mazzari, i fratelli che rappresentano la seconda generazione di un’azienda avviata dal padre Diego ed oggi condivisa dai figli Giulia ed Enrico -abbiamo accolto l’invito della Confartigianato Imprese Veneto per sottoporci ad una certificazione che prevedesse il rispetto di un severo regolamento tecnico messo a punto, grazie alla stessa Confartigianato regionale, dall’ente di certificazione Csqa che definisce le caratteristiche delle produzioni artigianali del comparto dolciario e ne tutela i valori distintivi, in tanti avevano obiettato che si trattava di un impegno troppo grande, difficilissimo da rispettare”. Verrebbe da dire “quasi una scommessa” che, a questo punto, sembra veramente vinta … dai clienti della pasticceria di via dell’Ippodromo, a Mortise, che ogni giorno possono consumare brioches, dolci, panettoni, monoporzioni e pasticceria mignon prodotti secondo i dettati di un disciplinare tecnico di produzione depositato presso l’ente di certificazione.

Solo burro e uova, vietati tutti gli additivi e obbligatoria la tracciabilità. “Il disciplinare – spiega il pastry chef Enrico Mazzari, premiato per il panettone più buono – contiene l’elenco delle preparazioni di base da cui derivano la maggior parte dei prodotti di pasticceria. Per ognuna vengono definiti gli ingredienti caratterizzanti che possono essere usati. Questo significa che noi ci siamo impegnati ad utilizzare solo burro e uova e non possiamo impiegare né ingredienti simili né succedanei (come ovoprodotti, latte in polvere o margarina) e neppure preparati semilavorati o ingredienti pronti. Sono vietati anche tutti gli additivi, come conservanti, emulsionanti, antiossidanti e coloranti artificiali. Inoltre, l’ente certificatore ci obbliga a disporre di sistemi e procedure che rendono trasparenti l’ingresso nel nostro laboratorio artigianale delle materie prime e il loro utilizzo, adottando un sistema di tracciabilità”.

Tutelato realmente il consumatore. Il tutto, necessariamente, verificato a cadenze regolari dai tecnici del Csqa che, in questo modo, tutelano realmente il consumatore. “Sono procedure che costano – ammette Giulia Mazzari che guida il gruppo delle collaboratrici addette alla vendita – e che ci impegnano notevolmente anche sotto il profilo formativo dei nostri collaboratori, ma la soddisfazione e la tranquillità della clientela valgono bene una scelta di questo tipo che, peraltro, ci consente di essere un “unicum” di cui andiamo fieri e che oggi siamo lieti di vedere “certificato” anche da una giuria che, “al buio”, cioè senza indicazioni di sorta, ha preferito il nostro panettone tra la ventina in gara”.

Fonte: Servizio Stampa Confartigianato Imprese Veneto

Olio Evo, al frantoio di Valnogaredo nei colli Euganei produzione in crescita

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Paolo Barbiero (al centro della foto) spiega ai soci Argav l’attività del frantoio di Valnogaredo

(di Emanuele Cenghiaro, consigliere Argav) Nel 2016  la produzione di olio dei Colli Euganei, in provincia di Padova, non ha subito cali, a differenza di quanto accaduto in molte altre regioni italiane. E il Frantoio di Valnogaredo di Cinto Euganeo, il più vecchio tra quelli in funzione nell’area euganea, visitato dai soci Argav lo scorso novembre, a detta del titolare Paolo Barbiero ha registrato un aumento di produzione importante, grazie al territorio vocato e ai trattamenti fatti al momento giusto.

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Cultivar Rasara frantoio Valnogaredo

Non ci sono solo vino e giuggiole, insomma, nei colli padovani. “In realtà i Colli Euganei sono una zona di grandi potenzialità per l’olio e pare che fossero conosciuti come tali anche in epoca romana – spiega Barbiero, che è stato socio fondatore della Dop Venetoma a portare l’olio in epoca moderna furono i veneziani, che nei loro viaggi nel Mediterraneo avevano compreso l’importanza di questo prodotto e iniziarono a coltivarlo nelle colline venete”. Ma cos’ha di diverso l’olio degli Euganei? A differenza di altri oli, anche veneti, si caratterizza per un carattere più robusto nel sapore. Una struttura più amara e piccante,  ma allo stesso tempo equilibrata, che piace. Tipica varietà locale è la “Rasara”, autoctona, molto simile alla più diffusa varietà “Frantoio” ma più robusta e resistente al freddo. Lungo le pendici degli Euganei se ne possono ancora trovare piante secolari accanto alle più recenti della specie “Leccino”.

olivevalnogaredoL’ulivo ama il terreno calcareo e sugli Euganei lo ritrova soprattutto nella fascia di mezzo monte, a scaglia rossa e bianca. Anche gli importanti sbalzi termici favoriscono lo sviluppo di aromi e profumi particolari nelle olive così come nel vino. E l’abbinata vino-olio di oliva è sempre più gradita dai turisti tanto che gran parte delle cantine e aziende agricole hanno inserito il prodotto nella propria offerta e piantato uliveti. È salito il numero dei frantoi, ormai una mezza dozzina, tutti di piccole dimensioni. Quello di Valnogaredo è forse il principale, nelle annate buone come questa lavora tra gli 8 e i 10mila quintali di olive. Esiste dal 1960, quando Oreste Barbiero, padre di Paolo, acquistò l’attività dai proprietari della villa dei Contarini. ”Nel podere della famiglia veneziana si produceva olio almeno dal Settecento – continua il titolare – e sono ancora visibili le vasche impiegate per la lavorazione. Mio padre avviò invece l’attività in quelle che erano le scuderie della villa dei Contarini, acquistando nuovi macchinari tra cui la macina in pietra che utilizziamo ancora oggi per la spremitura a freddo delle olive. Più di recente vi abbiamo affiancato una moderna macchina a estrazione continua.

olio-frantoio-valnogaredoOlio come unguento di bellezza. I Barbiero oggi possiedono circa 4mila piante di olive, con cui fanno olio sia Dop, chiamato “Olio dei Dogi”, e uno non a marchio prodotto con olive anche dei colli Berici e, in minima parte, veronesi, acquistate da piccoli conferitori. Metà del lavoro, febbrile nel mese in cui dura la “campagna delle olive”, tra fine ottobre e metà novembre, è per conto terzi, ovvero aziende che portano qui le loro olive e poi si portano via l’olio che commercializzano autonomamente. L’olio di Valnogaredo diventa ingrediente anche per creme e prodotti per l’igiene e la cosmesi, preparati da un laboratorio di Padova, nonché per dolci e varie salse. Si possono poi acquistare uno speciale olio aromatizzato al limone e uno all’arancia, ottimi per condire il pesce o insaporire insalate. Tutti i prodotti sono commercializzati nel punto vendita di via Mantovane a Valnogaredo o sul sito http://www.frantoiovalnogaredo.it

Agricoltura e ambiente, nuovi bandi a sostegno dello sviluppo rurale e del miglioramento della qualità dell’aria

lavoro-voucher-agricoltura-treviso-provincia-crisiVia libera della Regione del Veneto ai nuovi bandi di finanziamento per lo sviluppo rurale. La Giunta regionale ha approvato i testi dei bandi del programma di sviluppo rurale 2014-2020 che saranno sottoposti nei prossimi giorni all’esame della terza Commissione del Consiglio regionale.

I nuovi bandi coprono diversi ambiti: dalla formazione professionale, alla promozione dei prodotti di qualità, agli investimenti aziendali, all’insediamento dei giovani agricoltori, agli interventi ambientali e alla cooperazione per l’innovazione. In totale si tratta di 7 misure e 15 tipi d’intervento attivati, per un sostegno complessivo di 89 milioni di euro, cofinanziato dall’Unione europea, dallo Stato italiano e dalla Regione del Veneto. Questa è la quarta tornata di bandi avviati nell’ambito del ciclo comunitario 2014-2020. Dei 1.184 milioni a disposizione per sostenere lo sviluppo rurale sino al 2020, al 30 ottobre 2016 la Regione ha già concesso 577 milioni, e ha liquidato oltre116 milioni. Il Consiglio Regionale ora ha 30 giorni per esprimere il parere sui testi, prima della definitiva approvazione della Giunta che darà il via ai termini per la presentazione delle domande. Le tempistiche per presentare le domande d’aiuto all’organismo pagatore Avepa variano dai 30 ai 105 giorni e dipendono dalla tipologia di intervento.

Ambiente. Dando attuazione al Piano Regionale di Tutela e Risanamento dell’Atmosfera, di cui è stato approvato l’aggiornamento nell’aprile scorso, la Giunta regionale ha approvato un bando al fine di sostenere le amministrazioni comunali e provinciali che abbiano realizzato nel corso del 2016 concreti interventi finalizzati a migliorare la qualità dell’aria sul territorio di competenza. Le amministrazioni richiedenti il finanziamento dovranno risultare proprietarie, o titolari di altro diritto reale (ad esempio diritto di superficie), dell’eventuale fondo sul quale insiste l’opera candidata a contributo e le azioni poste in essere dovranno essere già concluse in data antecedente al 30 novembre 2016. Le istanze verranno valutate secondo l’ordine cronologico di presentazione e gli interventi verranno finanziati fino all’esaurimento dell’importo previsto, determinato in 750.000 euro. Alle domande verrà riconosciuto un contributo fino ad un massimo di 60.000 euro.

Dal cioccolato l’energia per iniziare una seconda vita, una storia al femminile in provincia di Padova

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Silvana Solagna

(di Marina Meneguzzi) Volere è potere. A dimostrarlo, ancora una volta, è la storia di Silvana Solagna, che dopo la perdita del lavoro, in tempi non facili per nessuno, certo, ha saputo reinventarsi la vita, scegliendo come nuova professione ciò che la appassionava di più da qualche anno a questa parte, il cioccolato, folgorata come è stata dalle fave di cacao durante un viaggio nell’isola di Guadalupa.

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Vanessa Trevisan

Operatrice del neo Bio Distretto dei colli Euganei. I soci Argav hanno conosciuto la sua storia  lo scorso 18 novembre, grazie a Vanessa Trevisan, sindaca di Vo’ che, accogliendoci nelle sale del MuVi, ha voluto presentarci un esempio di operatore economico del neo Bio Distretto dei colli Euganei, costituito nella sede del Consorzio vini, e sottoscritto da 31 soggetti tra comuni, aziende vitivinicole, olivicole e ortofrutticole, associazioni di tutela e promozione del territorio, unitamente ad altri soggetti pubblici e privati che operano nei Colli Euganei. L’associazione, senza scopo di lucro, mira a promuovere le pratiche di produzione biologica, sia in agricoltura che in zootecnia, come in ambito forestale e più in generale con riguardo alla gestione del paesaggio. Oltre a ciò, tende a sostenere e promuovere il biologico affinché divenga un principio ispiratore per un modello di sviluppo sostenibile dell’intera area euganea.

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Domenica 27 novembre, a Este si gusta e si degusta, ingresso libero. Ma torniamo a Silvana. Che alla fine del nostro direttivo, ospitato nelle sale del MuVi, ci ha fatto assaggiare alcune eccellenti tavolette di cioccolato preparate nei laboratori di Theocacao, la cioccolateria che ha aperto ad Este, in provincia di Padova. “La cioccolateria è un’arte che matura giorno dopo giorno e nel corso degli anni aiuta a guardare la vita con maggiore dolcezza“, ha raccontato emozionata Silvana, desiderosa di far percepire, nell’assaggio delle sue creazioni, l’accuratezza con cui sceglie le migliori qualità di cacao disponibili nel mercato, Trinitario e soprattutto Criollo, l’attenta lavorazione manuale e la cura meticolosa che profonde nelle ricette usate per creare piccoli capolavori, che hanno già trovato estimatori in diverse città d’Italia (a Venezia potete trovare i suoi prodotti al Florian). Nel salutarci, Silvana ha lanciato un dolce invito, aperto a tutti: domenica 27 novembre dalle 16 alle 19 aprirà le porte della sua cioccolateria estense (via De Antoni 19) per una degustazione gratuita di cioccolato e vino (Ca’Lustra), maggiori info tel. 331 6514444 oppure info@theocacao.it.

 

Oscar Green 2016, tra i vincitori del concorso anche un veneto

gruppo-venetoPaolo Marangon con la sua birra biodinamica al radicchio ha vinto l’Oscar Green 2016 per la categoria  “Campagna Amica”, una delle cinque sezioni del concorso di Coldiretti che identifica i progetti dove il rapporto tra produttore e consumatore è esaltato.

Metodo biodinamico. E’ il caso di questa azienda agricola di Carbonera “Zolla14” che, scegliendo il metodo biodinamico offre un valore aggiunto alla salute dei cittadini. L’influenza delle costellazioni sul terreno attraverso l’impiego di botanica e principi spirituali è il segreto della disciplina agronomica ideata da Rudolf Steiner, che in tempi non sospetti annunciò il degrado naturale se non si fosse intervenuti sul settore primario con scelte radicali. Il vincitore premiato dal presidente nazionale Roberto Moncalvo è stato sostenuto dai colleghi veneti accorsi nella capitale per l’evento, che ha ospitato a Palazzo Rospigliosi l’open space di centinaia di iniziative creative sviluppate dagli imprenditori under 35. Insieme alla delegazione anche il direttore regionale Pietro Piccioni e il presidente Martino Cerantola. “In campagna c’è ancora futuro occupazionale per chi vuole intraprendere con idee nuove. Quel che più risalta è il senso della fatica e insieme l’entusiasmo praticato dai neo imprenditori che non si arrendono di fronte alle difficoltà del mercato scegliendo un modello di sviluppo solidale in contro tendenza con quello frenetico e senza scrupoli che la globalizzazione vorrebbe imporci“, ha commentato Cerantola.

Il vincitore. Per trovare i cereali idonei a maltare una buona birra è stato necessario l’intervento di un mastro birraio tedesco che li ha selezionati e seminati. L’azienda è di 11 ettari ed ha, per l’appunto, sposato il metodo biodinamico. Protagonista l’acqua, quella delle risorgive di Treviso, perché il radicchio ne viene immerso con le sue radici subendo una escursione termica fino a 15 gradi, in grado di fare nascere un piccolo fiore che mescolato ai malti restituisce carattere e unicità al prodotto. E’ una birra stagionale, prodotta una volta l’anno, che segue tutto il percorso del radicchio rosso di Treviso il cui protocollo è molto rigoroso, da agosto termina a dicembre, quando la temperatura scende sotto zero e il prodotto è pronto per essere lavorato. Il processo di lavorazione, oltre a essere rispettoso del disciplinare Igp, segue un “disciplinare” biodinamico che comporta una serie di operazioni, compiute a partire dal campo e fino alla trasformazione, seguendo il calendario astronomico. L’azienda impiega gli stessi metodi naturali anche per la realizzazione di altre eccellenze come il succo di mela limpido considerato senza rivali.

Fonte: Servizio Stampa Coldiretti Veneto

“Dal fornaio ogni giorno è straordinario!”, successo virale per la campagna Confartigianato Vicenza di promozione sui social del pane genuino

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foto video social

Si sono visti per anni nelle piazze con “Profumo di Pane”, dove si poteva ammirarne la preparazione e poi assaggiare, caldi e fragranti, i prodotti da forno. Ora i Panificatori di Confartigianato Vicenza, quelli che espongono il marchio “Artigiani del Pane”, hanno lanciato una nuova campagna promozionale intitolata “Dal fornaio ogni giorno è straordinario ribadendo, attraverso sei video lanciati in Rete e subito accolti da migliaia di visualizzazioni, l’importanza dell’alimento per eccellenza.

Calo di attività nel settore. “Un’altra dimostrazione che non è nel nostro Dna rassegnarci, ma piuttosto rimboccarci le maniche e affrontare la situazione”. Così Ruggero Garlani, presidente dei Panificatori di Confartigianato Vicenza, risponde a quanti si si interrogano sul calo di attività nel settore. “Il minor utilizzo del pane – osserva – è un fenomeno iniziato negli anni ’80, e da quel periodo il mondo è cambiato completamente. I forni chiudono per svariati motivi, come il ricambio generazionale o gli alti costi di gestione, ma è soprattutto il mercato a essere diverso, e noi lo affrontiamo puntando sulla qualità artigiana”.

Le azioni di promozione avviate nel recente passato. Per questo, spiega il dirigente, “da anni organizziamo iniziative di promozione del pane andando in piazza a mostrare come lo prepariamo, lo impastiamo, lo cuociamo, facendo assaporare alla gente il sapore e l’aroma di quel prodotto che ogni giorno si trova nei nostri negozi. Stimoliamo il lancio di nuovi prodotti come La Vicentina, collaboriamo con le Ullss per la riduzione del sale nel pane, svolgiamo formazione tecnica con i nostri soci su come migliorare l’offerta introducendo nuovi ingredienti o recuperando tecniche tradizionali. E lungo questa strada abbiamo anche progettato questa campagna promozionale che per la prima volta utilizza i social network”.

I video viaggiano infatti attraverso i “social media” (Facebook e Instagram) e vengono diffusi tramite smartphone e programmi di messaggeria istantanea come Whatsapp, Telegram e Facebook Messenger; nell’arco di alcuni secondi, essi sono incentrati su altrettanti temi-chiave relativi al mondo del pane e tengono conto di alcuni aspetti fondamentali come le tendenze alimentari, i risvolti legati al benessere e alla salute, l’artigianalità autentica del prodotto da forno, i target diversi di acquirenti/consumatori (le mamme, i bambini, gli studenti, i lavoratori, gli sportivi, gli anziani, e così via), nonché le diverse fasi temporali nell’arco della giornata in cui il pane può diventare protagonista (la colazione del mattino, il pranzo o lo spuntino pre-sportivo, la merenda…). Dunque, una comunicazione diretta e quanto mai attuale, che ha l’obiettivo di tornare a sottolineare i valori che tale alimento, nelle sue tantissime sfaccettature, mantiene intatti nella società contemporanea: che non sono soltanto quelli nutrizionali, ma comprendono anche aspetti come la convivialità, l’incontro tra familiari o colleghi di lavoro, la genuinità di ciò che si mangia, i rapporti umani con i rivenditori.

Fornaio di fiducia, un prezioso ruolo. “Rosetta” o “zoccoletto”, “filoncino”, pagnotta integrale o ai cereali, rappresentano insomma qualcosa di più di un semplice… pezzo di pane, e i brevi filmati in diffusione sono stati creati  per ricordare al pubblico quanto sia importante la loro presenza nella vita quotidiana, e quanto sia prezioso il ruolo del fornaio di fiducia per ogni ceto sociale e ogni età, dai ragazzi agli anziani. A completare la campagna promozionale sta inoltre la presenza “fisica” delle immagini derivate dai video e trasformate in materiali pubblicitari che i clienti ritrovano nei negozi, così come l’utilizzo del marchio “Artigiani del Pane” sugli abiti del personale, sui mezzi, nelle vetrine del punto vendita.

Fonte: Servizio Stampa Confartigianato Imprese Veneto

Il Marrone di San Zeno Dop ora è anche bio. La bontà del frutto ed il riconoscimento festeggiati per tre fine settimana dal 22 ottobre al 6 novembre con iniziative culinarie e di intrattenimento.

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Marroni di San Zeno Dop

(di Marina Meneguzzi) Il marrone dei record in Italia è veneto e precisamente veronese: si tratta del Marrone di San Zeno di Montagna, amena località situata a poco più di 600 metri nel comprensorio del monte Baldo, con vista diretta sul lago di Garda. Che, peraltro, oltre a deliziare lo sguardo, dona una particolare dolcezza al frutto autunnale che cresce nei declivi boschivi.

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da sx Ugo Bonafini, Claudio Valente, Maurizio Castellani, Andrea Perotti, Simone Campagnari

I primati da record. Ebbene, dopo essere stato il primo nel Bel Paese (ed in Europa) ad ottenere la Dop nel 2003, in virtù delle tecniche di lavorazione tradizionali applicate ed in particolare della curatura (novena e rissara), il marrone sanzenate (Castanea sativa Mills) è il primo in Italia ad aver ottenuto il marchio “bio” ad un anno poco più dall’inizio delle pratiche di riconoscimento. E questo grazie alla naturalità dell’ambiente e dei metodi di coltivazione in cui e con cui viene prodotto. Ad annunciarlo con giusto orgoglio lo scorso 12 ottobre alla stampa, tra cui Argav, riunita per l’occasione a San Zeno nelle splendide sale trecentesche del palazzo “Ca’ Montagna”, sono stati i fautori di questo successo, a cominciare dai produttori soci del Consorzio di Tutela, rappresentati dal presidente e dal vice presidente, rispettivamente Simone Campagnari e Ugo Bonafini, ed ancora il sindaco di San Zeno di Montagna Maurizio Castellani, Andrea Perotti, consigliere comunale e il presidente di Coldiretti Verona Claudio Valente.

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il castagneto di Giovanni Gondola

Biologico per natura, con uno scoiattolo per mascotte. “In taluni e speciali casi, il periodo di conversione dall’agricoltura non biologica a quella biologica  può essere superato – ha spiegato Campagnariad esempio quando gli appezzamenti siano superfici allo stato naturale non trattate con prodotti vietati nell’ambito della produzione biologica da almeno tre anni. E’ questo il nostro caso, poiché il nostro marrone è sempre stato del tutto naturale, coltivato con i sistemi tradizionali, rigorosamente a mano e senza utilizzo di trattamenti chimici. Avepa (Agenzia Veneta per i pagamenti in agricoltura) lo ha riconosciuto e lo scorso 7 ottobre ha concesso il riconoscimento retroattivo. Ad oggi, già tredici aziende produttrici sono registrate a produzione biologica (oltre il 70 per cento della produzione). L’obiettivo del Consorzio – che raggruppa 45 soci che coltivano un totale di oltre 2mila ettari di castagneti tra i 250 e i 900 metri – è raggiungere il 100 per cento entro il 2018“. “Il Marrone di San Zeno Dop è una coltura di nicchia che esprime perfettamente un nuovo concetto di agricoltura in grado di dare risposta e valore ai prodotti agricoli di periferia e di montagna, che necessitano di “strade nuove” per essere conosciuti e apprezzati. Si tratta prima di tutto di una scelta culturale che, se ben gestita, può tradursi anche in una felice scelta economica“, ha affermato  Claudio Valente, la cui organizzazione agricola ha affiancato il Consorzio nell’ottenimento della certificazione bio.

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Marroni di San Zeno Dop

Recupero di castagni abbandonati. La raccolta dei marroni, ancora in corso, dovrebbe superare abbondantemente i 200 quintali ottenuti nel 2015. Un’ottima resa, dunque, avvenuta in un’annata in cui, specie in Sud Italia, si parla di crolli di produzione del 90 per cento a causa di un parassita di origine cinese, il cinipide. “Ma non si tratta di fortuna – ha precisato il sindaco Castellanibensì di un preciso piano di prevenzione e investimento iniziato 5 anni fa, con un’attività di lotta integrata al parassita attraverso i lanci del suo nemico naturale, il parassitoide Torymus sinensis“. Tra gli obiettivi che uniscono Amministrazione e Consorzio, oltre alla valorizzazione e promozione del prodotto, c’è il recupero di castagni abbandonati – si parla di alberi vecchi di 200/300 anni con una circonferenza di 7/8 metri ciascuno – all’interno dei boschi disseminati nei comuni della Comunità montana del Monte Baldo: Brentino-Belluno, Brenzone, Caprino Veronese, Costermano, Ferrara di Monte Baldo e San Zeno di Montagna. “Al momento non è possibile calcolare con esattezza il numero di piante da recuperare ma stiamo parlando di almeno altrettanti duemila ettari“,  ha detto Campagnari.

caldarrostemarronesanzenodopLe feste in omaggio ad un frutto che si adatta bene in cucina. Dunque, da quest’anno, nell’etichetta che si trova nelle confezioni in vendita del marrone che, ricordiamo, si differenzia dalla castagna, frutto della pianta selvatica, per essere originato da una pianta coltivata e migliorata con successivi innesti, oltre alla dicitura della Dop, con logo, peso, annata di produzione e luogo di confezionamento, si potrà trovare anche il marchio bio. Metà della produzione annuale sarà venduta durante la 44° Festa della Castagne, che coincide con la 13° edizione della Festa del Marrone di San Zeno Dop, entrambe organizzate dall’Amministrazione Comunale in collaborazione con il Consorzio, ed in programma a San Zeno di Montagna per tre fine settimana, il 22 e 23 ottobre, il 29 e 30 ottobre e il 5 e 6 novembre. “Negli anni la Festa del Marrone è cresciuta sia nell’offerta, sempre più di qualità e differenziata, sia nel numero di visitatori, provenienti anche al di fuori della provincia veronese e drl Veneto“, ha riferito Perotti, che coordina la realizzazione delle feste. Tra gli intrattenimenti in programma, c’è il mercatino dei sapori, dove si potrà degustare il marrone in molteplici vesti e ricette, dalla caldarrosta al frutto sciroppato alla birra Castanea passando da quella più caratteristica, il minestrone di marroni, protagonista di un vero e proprio premio che verrà assegnato a chiusura della manifestazione.

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Giancarlo Zanolli titolare della Taverna Kus

Menù raffinati a base di marroni. Nei giorni di festa le cucine saranno sempre aperte e pronte a servire i piatti tipici della zona del Baldo anche nei ristoranti locali. A questo proposito, fino al 13 novembre, cinque ristoranti aderenti al progetto “San Zeno Castagne, Bardolino & Monte Veronese” (Al Cacciatore, Bellavista, Costabella, Sole e Taverna Kus) offriranno agli avventori 5 diversi menù degustazione con pietanze, dall’antipasto al dessert, a base di marroni (da 35 a 44 euro, gradita prenotazione, maggiori info http://www.ristosanzeno.it). Grande importanza viene data dagli chef al minestrone, piatto della tradizionale autunnale di San Zeno, declinato dai ristoranti in differenti versioni di consistenza e di sapori, tutte da assaggiare.

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Ugo Bonafini abbraccia il suo castagno cinquecentenario per evidenziare la circonferenza del tronco

Novena e rissara, cosa s’intende. A spiegare la tecnica di curatura dei marroni è Bonafini, anche produttore di formaggio di malga sul Baldo e fortunato possessore in località Lumini di un castagno cinquecentenario: “I frutti raccolti subiscono trattamenti di cura secondo il metodo tradizionale, quali la “novena” e la “rissara” (ricciaia in dialetto veronese). La prima consiste nel far riposare i marroni in acqua fredda per 9 giorni (da qui novena) cambiando parte o tutta l’acqua ogni 2, senza aggiunta di nessun additivo. La rissara invece, praticata da sempre su questi monti, consiste nell’accumulare all’aperto i frutti ed i ricci per 8-15 giorni. In entrambi i casi, l’obiettivo è favorire una fermentazione naturale per far aprire il frutto e preservarlo da funghi, muffe e parassiti”.

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La rissara di Gondola

Con le corde sui rami. Oggi, quasi tutti i produttori effettuano la “novena”. Ma c’è ne è ancora uno che pratica la “rissara“. Si tratta di Giovanni Gondola, socio del consorzio e titolare insieme alla famiglia dell’hotel Castagneto (tel. 045-7285121), struttura immersa in un bosco di castagneti secolari (110 in tutto). Da metà ottobre, il contadino-albergatore si cimenta direttamente nella raccolta dei marroni, salendo sui rami più alti con le corde e raggruppando i ricci nella rissara. “Un lavoro faticoso, a fine sera lo si sente nelle braccia, ma per me è di impagabile soddisfazione” ha raccontato Gondola. E guardando il suo volto sorridente e disteso, non si stenta a credergli.

Mais straniero pagato più di quello italiano, succede a Padova, denuncia Coldiretti

maisMeno di sedici centesimi per un chilo di mais: questo è quanto guadagneranno le migliaia di agricoltori padovani dal raccolto di quest’anno. Una miseria, afferma Coldiretti Padova, un prezzo vergognoso, sopratutto se confrontato con le quotazioni delle tonnellate di mais che ogni anno varcano le nostre frontiere.

16 euro per il mais padovano contro i 18 dell’ibrido estero.  “Le rilevazioni sui prezzi di questi giorni parlano chiaro –  afferma Federico Miotto, presidente di Coldiretti Padova  – il mais veneto, sottoposto a rigorosi controlli, è quotato circa 16 euro al quintale mentre il mais che arriva da oltre confine, l’ibrido estero “alla rinfusa” viene pagato in media più di 18 euro al quintale, con punte di 19 euro. Perché questa differenza non certo trascurabile? E’ paradossale che il prodotto che arriva da oltre frontiera, che spesso e volentieri non risponde agli stessi standard di qualità e di controllo nel ciclo produttivo garantiti invece nelle nostre aziende, sia pagato addirittura di più. Siamo di fronte ad una chiara mossa speculativa ai danni della produzione nazionale e veneta in particolare”.

Padova provincia leader nella coltivazione e nella produzione di mais. Quasi un quarto della coltivazione è concentrata nella provincia, con circa 45 mila ettari di mais su un totale veneto di 190 mila. Nel 2015 sono state raccolte 441 mila tonnellate di mais, in calo rispetto all’anno precedente. Quest’anno è attesa una produzione nella media ma a preoccupare i quasi 8.000 agricoltori che coltivano mais è il prezzo che non accenna a salire da quotazioni assolutamente insoddisfacenti.

Fonte: Coldiretti Padova