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“Banca della terra”, primi passi verso il censimento dei terreni incolti in Veneto

agricolturaAd un anno dall’istituzione della “Banca della terra”,  la Giunta regionale del Veneto ha fatto il punto sulla costruzione del sistema che dovrà rendere disponibili per nuove imprese, in particolare quelle giovanili, appezzamenti e terreni incolti e inutilizzati.

Una volta censiti, terreni messi a disposizione all’uso agricolo. “La legge 26/2014 affida ad Avepa – spiega l‘assessore all’Agricoltura Pan – il censimento dei terreni. Considerata la rilevanza e la particolarità del censimento tecnico richiesto all’agenzia regionale, la Giunta regionale ha finanziato con 154 mila euro lo sviluppo di un sistema informatico gestionale che possa dialogare con altri sistemi informativi e banche dati. Avepa potrà così, una volta messo a punto il sistema di “censimento”, mettere a disposizione dei Comuni la mappa catastale dei terreni incrociata con i rilievi fotogrammetrici e georeferenziati dei terreni. Si potranno così individuare agevolmente i terreni rimasti incolti negli ultimi due anni e, tra questi, quelli che possono essere restituiti vantaggiosamente all’uso agricolo”. “Alcuni comuni della fascia montana si sono resi disponibili  per sperimentare la procedura prevista dal sistema gestionale di Avepa per la “banca della terra”, aggiunge l’assessore. “Stiamo dando così attuazione ad una legge importante che valorizza la vocazione agricola della nostra terra, evita lo spreco di territorio e, soprattutto, offre nuove opportunità di impresa, lavoro e reddito ai nostri giovani”, coclude Pan.

Fonte: Regione Veneto

 

Filiere agroalimentari con finalità salutistiche, un esempio in Veneto

biola-il-distributore-automatico-di-latte-crudo-dalla-mucca-alla-bottiglia-fotoLo scorso 4 novembre a Piazzola sul Brenta (Pd) si è svolto il convegno “LatteRegis – un sorso di salute“, organizzato da Ambrosia, associazione di imprenditori agroalimentari, in collaborazione con Eurocoltivatori, organizzazione professionale agricola.

Nutrizione della vacca da latte. Filo conduttore del convegno è stata la proposta, avallata da ricerca e sperimentazione, di alcune filiere produttive, tra cui il latte, con caratteristiche salutistiche. Parere degli organizzatori, infatti, è che negli allevamenti industrializzati, il fieno sia stato surrogato da insilati, e la chimica (integratori, additivi, ecc) e la farmacologia sono diventate parte integrante della razione della vacca da latte, con un peggioramento delle caratteristiche salutistiche del latte. A questo proposito, Benito Mantovani, nutrizionista zootecnico e ideatore del LatteRegis, prodotto da bovine alimentate con una dieta a base di fieno, ottimizzata con un mangime speciale, costituito da cereali, farine proteiche e da un’integrazione vitaminico-minerale, ha parlato degli attuali costi di produzione, asserendo che il minor costo di una razione a base di insilato di mais, rispetto ad una a base di fieno, viene annullato dalle maggiori spese gestionali dirette ed indirette, quali quota di rimonta, ipofertilità, medicinali, mortalità neonatali, interparti allungati, ecc., a cui la vacca da latte va incontro con l’alimentazione a base di insilati.

Filiera agroalimentare. Al convegno sono intervenuti anche i professori dell’Università di Padova, Martino Cassandro, Dipartimento Agronomia Animali Alimenti Risorse Naturali e Ambiente (DAFNAE) e Giorgio Moretti, già professore di Igiene e Medicina Preventiva e già Direttore della Scuola di Specializzazione in Scienza della Alimentazione. Il professor Cassandro ha riferito sull’attendibilità dei contenuti analitici del LatteRegis e di quelli dei latti a confronto, forniti dal Laboratorio di Analisi del Dipartimento DAFNAE. I dati di laboratorio hanno confermato la presenza nel LatteRegis di quantitativi superiori, rispetto ai latti di riferimento ( anche se in modo indiziale per numero esiguo di analisi), di acidi grassi riguardanti gli Omega 3, i Cla – acido linoleico coniugato e gli acidi grassi ramificati, rispettivamente del 55, del 46 e del 25%. Studi recenti hanno dimostrato che questi acidi grassi svolgono un’attività benefica sul sistema cardiovascolare (omega 3), anticolesterolemica e antitumorale (Cla e acidi grassi ramificati).

Una filiera in cerca di sostegno e riconoscimento. Partendo da questi presupposti, Eurocoltivatori, con il supporto tecnico di AmbroSia, ha avviato da circa un ventennio una ricerca pressoché autofinanziata, che ha consentito di sperimentare, con esiti positivi, alcune filiere produttive (bovino, suino, vitello, maiale, coniglio, pollo, uovo) con caratteristiche salutistiche simili a quelle del LatteRegis. “Ma – dicono gli organizzatori –  la realizzazione di queste filiere rimarrà un sogno nel cassetto,  e tante piccole e medie aziende agricole saranno costrette a chiudere, se non ci sarà un riconoscimento ed un sostegno economico da parte degli organi preposti allo sviluppo della nostra agricoltura”.

Fonte: Eurocoltivatori

 

Fino a giugno 2016, nelle sagre venete lezioni di cucina dei piatti protagonisti della festa

poenta e renga

Poenta e renga

C’è la bondola, tondo insaccato vicentino da accompagnare coi crauti o gli gnocchi di fioretta, una ricotta liquida di Recoaro riscoperta anche da uno chef stellato come Lorenzo Cogo. Ci sono i Rofioi, un dolce gnocco fritto del Veronese, i mondoi, i mamai: specialità di cui persino i nomi sono a “rischio di estinzione”. Accanto, si inseriscono i più noti piatti della tradizione veneta: poeastro in tecia, cotechin e fasòi, pearà, verze sofegae, poenta e bacaeà. E’ un viaggio nel cibo, nella cultura, persino nel linguaggio della tradizione veneta, quello proposto dal progetto “Cucina la Crisi” ideato e realizzato dalla rete delle Pro Loco, in collaborazione con la Regione Veneto e le Associazioni dei Consumatori.

cotechino coi fasoi

Museto coi fasoi

L’arte di arrangiarsi in cucina. É proprio nei tempi di crisi che in cucina entra l’arte di “arrangiarsi” recuperando prodotti poveri ma gustosi. Con questo spirito si è scelto di andare a ripescare dalla tradizione culinaria popolare, ricette semplici ma anche economiche, trasformando le feste dedicate ai prodotti tipici in momenti anche di educazione alimentare e di informazione utile ai consumatori, per imparare a fare delle scelte oculate e con costi contenuti. Le 55 pro loco aderenti presenteranno, all’interno di un loro evento, la “ricetta dei nonni” attraverso una lezione di cucina con degustazione finale del piatto, illustrandone prodotti utilizzati, realizzazione e proprietà organolettiche nutrizionali.

polenta e bacalà

Poenta e bacalà

Eventi fino a giugno 2016. Uno showcooking tenuto direttamente dai cuochi delle Pro Loco o dai ristoratori del luogo. I primi appuntamenti sono iniziati nel mese di settembre ma si proseguirà fino a giugno 2016 con un tour che toccherà tutte le sette province: 12 eventi a Treviso, 10 a Vicenza e Verona, 8 nel Bellunese, 5 rispettivamente a Padova, Vicenza e Rovigo. Nel sito internet dell’iniziativa, si può trovare il calendario degli eventi e dove recuperare ingredienti e ricette. Nascerà, inoltre, un ricettario ufficiale che si potrà ritrovare in tutte le sagre venete.  “Se si riportano in Veneto i dati nazionali del Censis, possiamo dire che 2 milioni di Veneti (oltre il 40%) frequenta regolarmente o saltuariamente una sagra. Le 533 Pro Loco del Veneto (riunite in 43 Consorzi) – spiega il presidente dell’Unpli Veneto, Giovanni Folladorsono annualmente impegnate a mettere in campo, solo in ambito gastronomico, oltre 500 manifestazioni: sicuramente il festival diffuso più importante del Veneto dove è fondamentale il ruolo di custodi della memoria storica, delle tradizioni e dell’identità dei territori. Le ricette della tradizione, che valorizzano i prodotti tipici – molti dei quali a marchio garantito – sono da sempre le protagoniste delle nostre sagre. Con il sostegno delle Associazioni Consumatori e della Regione, abbiamo scelto di fare un passo ulteriore perché le nostre feste siano volano per una vera e propria educazione del consumatore, al fine di promuovere l’uso e il consumo dei prodotti a km zero e di stagione per realizzare piatti a costo contenuto e, soprattutto, sani, riscoprendo il gusto della tradizione”.

Bando per le scuole per raccontare le ricette delle tradizione, iscrizioni entro il 30 novembre. Nelle serate a tema saranno presentati al pubblico uno o più prodotti locali di stagione, illustrandone le proprietà organolettiche e nutrizionali, nonché il loro impiego nei piatti della tradizione. A seguire si terrà una vera e propria lezione pratica di cucina. Ad ogni manifestazione saranno presenti le Associazioni dei Consumatori iscritte al registro regionale che, sul modello degli sportelli itineranti realizzati in questi anni, faranno conoscere i propri servizi ai cittadini. Il Presidente di Federconsumatori Veneto, Ermes Coletto, esprime soddisfazione per questa importante iniziativa che permette di coniugare insieme cultura, tradizione e buona tavola. ”I piatti dell’antica tradizione erano spesso piatti poveri, ma in questa peculiarità sta la loro forza; l’uso di prodotti a KM zero, e la semplicità e genuinità delle tecniche di cottura, oltre a generare benefici per la salute, offrono anche l’ opportunità di riscoprire alimenti non più in uso e vecchi sapori dimenticati. E, come consumatori, non dimentichiamo poi anche il risparmio economico che in questo periodo di crisi non è cosa di poco conto”. Cucina la crisi è un progetto che coinvolge anche le scuole attraverso il V bando di concorso dedicato a Tutela, Valorizzazione e Promozione del patrimonio linguistico e culturale veneto: le classi potranno proporre elaborati multimediali inediti attraverso cui raccontare o drammatizzare le ricette della tradizione popolare proposte dalle Pro Loco. Per iscriversi c’è tempo fino al 30 novembre.

Fonte: Servizio Stampa Unione Pro Loco Veneto

Produzione Asiago, Latterie Vicentine smentisce Bistore sulla modalità di produzione

latte-11Riceviamo dal servizio stampa della cooperativa Latterie Vicentine di Bressanvido (VI) la seguente nota.

Latterie Vicentine dichiara la sua estraneità alle recenti affermazioni dell’ex direttore di produzione Renzo Bistore (che avrebbe addebitato alla cooperativa vicentina l’uso di mescolare al latte di recupero quello proveniente da confezioni vicine alla scadenza, venendo meno a quanto previsto dai disciplinare dell’Asiago Dop, ndr).

“Oltre al danno economico causato dai ripetuti furti di latte da lui stesso ammessi – sostiene il presidente Mocellin- ci troviamo di fronte a un danno d’immagine e per questo agiremo legalmente. Le dichiarazioni di Bistore sono false e infamanti.” “L’unico errore  che abbiamo commesso – continua Mocellin – è porre la massima fiducia nella persona di Bistore. La nostra è un’azienda che da sempre è attenta al controllo qualità, seguiamo con rigore tutti i disciplinari e investiamo nell’aspetto tecnologico per migliorare sempre di più la genuinità dei nostri prodotti. Sosteniamo alti costi per garantire la vicentinità del latte raccolto, usiamo tank superiori ai numeri richiesti e investiremo ulteriori 3.5 milioni di euro per la rintracciabilità del latte”.

“Latterie Vicentine è una cooperativa di 400 soci che dà lavoro a oltre 1000 famiglie e si impegna tutti i giorni nel garantire solo prodotti di qualità ai propri consumatori. Questo è il nostro plus. E possiamo dimostrarlo. Le porte dell’azienda sono aperte non abbiamo nulla da nascondere. Entrando nel dettaglio vorrei precisare cosa è il cosiddetto latticello, si tratta di latte magro scremato che Latterie non utilizza nella produzione di formaggi ma esclusivamente nella vendita. Rispetto delle regole, garanzia di qualità e genuinità nella produzione. Questi i valori che Latterie porta avanti da oltre 100 anni non possono essere messi in discussione da un ladro”.

Consumo del suolo, alla base sta la perdita del senso del valore del cibo

agricolturaConsumo di suolo agricolo, urbanizzazione senza pianificazione, illegalità e speculazioni edilizie sono tutti fenomeni conseguenti al fatto che la società attuale ha perso la consapevolezza che tutto il cibo proviene dalla terra e che questo cibo ha un costo. Non c’è alimentazione senza almeno un agricoltore in qualche parte del mondo, il cui lavoro dovrebbe essere premiato e invece è spesso sfruttato. Queste e altre riflessioni sono state al centro del convegno “Territorio e creazione: destinazione comune dei beni e valore dell’agricoltura”, che Coldiretti Rovigo ha organizzato lo scorso 3 novembre per i sacerdoti delle parrocchie polesane. Il tema anticipa quello della Giornata del Ringraziamento secondo le indicazioni della Cei.

Ogni prodotto ha dei costi nascosti. “Dobbiamo tornare a calcolare i costi dei prodotti in relazione ai costi collettivi che incorporano – ha detto Stefano Masini, responsabile dell’Area Ambiente e territorio della Confederazione nazionale Coldiretti -. Ogni prodotto ha dei costi nascosti, in termini di inquinamento ambientale, lavoro minorile, sfruttamento dei territori e delle collettività, che non rientra nel prezzo che si vede. Invece noi siamo abituati a comprare tutto sugli scaffali senza porci il problema del valore del cibo. Cibo industriale che non racconta una tradizione, un ambiente, una cultura: un cibo senza storia. Invece, ogni alimento è legato alla terra e mangiare è un atto agricolo: mangiare in modo responsabile significa chiedersi da dove viene e quali costi reali ha dietro quel prodotto. Erodiamo il suolo – ha dichiarato Masini – perché abbiamo perso il senso del valore del cibo come priorità. Il mondo in cui mangiamo determina l’utilizzo che facciamo del territorio”. “La nostra sfida – ha concluso Masini – è lavorare per un’agricoltura legata alle identità, alle differenze, ai luoghi, attenta ai bisogni dei territori. Solo così potremo essere competitivi”.

Il luogo come un entità ricca di vita, di valori. “Il suolo non può essere derubricato a merce – ha affermato don Paolo Bonetti, consigliere ecclesiastico della Confederazione Coldiretti – è un bene sociale oltre che economico. Per tutelarlo bisogna conservare la ruralità, nutrire il suolo perché esso continui a nutrirci e governarlo con strumenti efficaci”. Una motivazione etica per conservare la terra è stata anche il centro dell’intervento del vescovo di Adria Rovigo Lucio Soravito De Franceschi: “Le crescenti devastazioni della natura sono causate da uomini indifferenti alle esigenze dell’ordine e dell’armonia che reggono il creato”.

Importato più del 50 per cento del cibo che arriva sulla tavola. Il presidente di Coldiretti Rovigo, Mauro Giuriolo, tirando le somme ha fatto appello ai sacerdoti presenti affinché contribuiscano a scuotere le coscienze perché si faccia più viva l’attenzione quando si compra il cibo. “Territorio, sostenibilità, ambiente, istintività, trasparenza – ha detto Giuriolo – sono ormai cardini della nostra agricoltura e del nostro lavoro quotidiano di imprenditori agricoli. Ma ancora, nonostante questo impegno, non riusciamo a coprire i costi di produzione. Mancano ancora delle regole che mettano in trasparenza il valore del nostro lavoro. L’Italia importa più del 50 per cento del cibo che arriva sulle tavole e che arriva con regole e standard di sicurezza diversi dai nostri; intanto ogni giorno tante imprese agricole chiudono e il consumatore paga ciò che acquista 10 volte di più di quanto guadagna il produttore. Sono distorsioni che Coldiretti continuerà a combattere chiedendo sempre di più la trasparenza dell’origine, ma sappiamo che non siamo più soli come un tempo: ora abbiamo la vicinanza del consumatore ed una grande fetta della società, che stanno capendo che dietro ad ogni piatto c’è una storia, un valore, un lavoro di qualità e sicurezza”.

Fonte: Coldiretti Rovigo

Produzione cerealicola 2015 in Veneto, causa meteo male mais e soia. Triplica invece la produzione di frumento duro ma l’abbondanza fa calare i prezzi.

lavoro-voucher-agricoltura-treviso-provincia-crisiAnnata a due marce per le colture cerealicole in Veneto. Bene i cereali autunno-vernini, frumento in testa, favoriti da un andamento climatico primaverile nella norma; male le colture a semina primaverile (mais, soia, barbabietola da zucchero) penalizzate dalle prolungate ondate di caldo torrido durante l’estate. Sono queste le prime indicazioni fornite dagli esperti di Veneto Agricoltura che hanno interpellato gli operatori locali e analizzato l’andamento del mercato delle principali commodity agricole (mais, frumento e soia).

Il frumento tenero migliora leggermente le rese rispetto al 2014 (6,5 t/ha, +2%), ma complice il calo degli ettari seminati (-4,5%, 80.000 ha), la produzione finale si riduce a circa 530mila tonn. (-2,5%). Risultati simili per il frumento duro, la cui resa migliora rispetto alla precedente annata agraria (6,2 t/ha, +3%), ma considerando che gli ettari coltivati sono quasi triplicati (da 4.300 ha a 11.300 ha), anche la produzione risulta notevolmente aumentata, raggiungendo le 70 mila tonn. Bene pure l’orzo, la cui resa dovrebbe salire a 4,8 t/ha (+6%).

Male invece le colture primaverili: il mais, dopo il raccolto record del 2014, ha sofferto i prolungati periodi siccitosi con temperature molto elevate dei mesi estivi. Di conseguenza la resa, secondo le prime indicazioni raccolte, potrebbe scendere del -15% rispetto all’annata precedente, cioè a circa 10 t/ha. Considerando che le superfici coltivate sono diminuite a circa 210.000 ettari (-10% circa), il raccolto finale atteso viene stimato a circa 2,1 milioni di tonn., in significativo calo del -25%.  Anche la soia è stata penalizzata dal pessimo andamento climatico estivo (resa  3,3 t/ha, -20/25% sul 2014); quindi, nonostante gli ettari coltivati vengano stimati in crescita per questa coltura, raggiungendo circa 135-140 mila ettari (+10/15%), la produzione finale si prevede possa scendere a circa 440-450mila tonn., in calo di circa -15% rispetto all’annata precedente.

E piove sul bagnato… le analisi di mercato dei future quotati alla Borsa merci di Chicago evidenziano che i prezzi a livello internazionale continuano a muoversi verso il basso. Le previsioni rilasciate dallo Usda, stimano infatti una produzione mondiale record di frumento per la campagna commerciale 2015-2016 con un ulteriore aumento delle scorte finali di prodotto, cosa che inevitabilmente spingerà verso il basso i listini; e anche per la soia i fondamentali di mercato (domanda, offerta, consumi, commercio) sono impietosi… fa eccezione il mais, che presenta consumi in crescita a fronte di un calo della produzione, che potrebbe comportare una continuazione del trend di rialzo delle quotazioni.

Sul mercato nazionale: i listini quotati alla borsa merci di Bologna hanno avuto un andamento decrescente più costante e con una minor volatilità dei prezzi rispetto alle principali piazze di contrattazione internazionali, toccando i valori minimi a settembre/ottobre, quando le quotazioni sono scese a circa 180 euro/t per il frumento tenero (varietà fino), 330 euro/t per la soia, mentre le quotazioni del mais nazionale si sono mantenute sostanzialmente stabili attorno ai 160 euro/t. Maggiori informazioni nell’ultimo numero della Newsletter “I mercati del frumento, mais e soia n. 57 – Ottobre 2015”, scaricabile al seguente link: http://bit.ly/1PfX0tp

Fonte: Veneto Agricoltura

19-21 ottobre 2015, a Piazzola sul Brenta (PD) le scuole di ristorazione venete si mettono alla prova

Festival RistorazioneA partire da oggi sino al 21 ottobre 2015 si tiene a Villa Contarini, a Piazzola sul Brenta in provincia di Padova, il Festival Regionale delle Scuole di Ristorazione, promosso dall’assessorato all’Istruzione, Formazione e Lavoro della Regione del Veneto con il supporto organizzativo della Fondazione Centro Produttività Veneto (CPV). La manifestazine riunisce, in una gara culinaria, i giovani delle Scuole di Ristorazione e dei Centri di Formazione Professionale veneti.

Giunta alla sua sesta edizione, la kermesse farà concorrere quest’anno 16 realtà formative della regione: ci saranno l’Enaipdi Dolo, il CFP di Chioggia, l’Istituto Berna di Mestree ilLepidorocco di Caorle a rappresentare le scuole di ristorazione veneziane; la Dieffe Padovae l’Enaip di Piazzola sul Brenta per il padovano; Engim Tonezza, Lobbia Asiago e Pia Società San Gaetano per la provincia di Vicenza; CFS Stimmatini, CFP Don Calabria, CFP Gresnere IPSSAR Carnacinaper la compagine veronese; la Dieffe di Valdobbiadene (presente con due squadre)per la realtà trevigiana e l’Enaip di Rovigo. Doti e talenti saranno giudicati da due giurie, quella Qualificata, presieduta da  e quella Popolare, che si alterneranno nelle valutazioni sulla qualità delle proposte culinarie e del servizio in sala di maitre e sommelier, che quest’anno prevedono la preparazione di un piatto unico internazionale a base di carne di animali di bassa corte veneta e riso prodotto sempre in una delle zone di coltura tipiche regionali, e un dessert al cucchiaio con frutta fresca. L’occasione del Festival rimane infatti anche quella di promuovere i prodotti e le tipicità dell’enogastronomia veneta, nelle loro unicità di sapori e aromi.

Veneto il “miglior maitre 2016” .  Tra i testimonial dell’iniziativa che interverranno alla tre giorni per aiutare con preziosi consigli i giovani degli istituti veneti, ci sarà anche Andrea Coppetta Calzavara, diplomato all’Istituto Pietro D’Abano di Abano Terme in provincia di Padova, incoronato da pochissimo “Miglior maitre 2016” dalla Guida Ristoranti d’Italia dell’Espresso.

Fonte: Festival Regionale delle Scuole di Ristorazione

Nel Nordest lo spritz si evolve e guarda all’artigianalità dei prodotti

spritz euganeo

sprtiz Euganeo di Pino Cesarotto

(di Marina Meneguzzi) Si narra che lo spritz, l’aperitivo per eccellenza del Nordest, tragga le proprie origini nell’Ottocento dall’abitudine dei soldati austriaci, che a quel tempo occupavano le terre venete, di annacquare la gradazione alcolica dei vini locali con una spruzzata (dal tedesco spritzen) di acqua frizzante.

Prime evoluzioni della bevanda. Nel corso degli anni lo spritz originario, vino bianco e acqua gassata (o seltz) ha subito  numerose evoluzioni: dapprima l’aggiunta del Prosecco e poi, complice la presenza a Padova dell’aziend F.lli Barbieri, che nel 1919 produceva l’Aperol, oggi gestito da una multinazionale, l’aggiunta del retrogusto amaro del bitter. Il tutto servito in un bicchiere guarnito con una fetta d’arancio e olive.

Pino CesarottoLo spritz del Terzo Millennio guarda all’artigianalità. Nel momento in cui lo spritz classico è diventato uno degli aperitivi più consumati in Italia, ecco che nei bar del Nordest è inziata una nuova evoluzione, seppur ancora di nicchia, che guarda all’artigianalità dei prodotti usati nel crearlo. Ad esempio, il distillato all’arancia prodotto dalla famiglia Luxardo a Torreglia nel Padovano, oppure l’amaro dei storici distillatori friulani Nonino. Ancora, in versione bianca, si beve sempre più l’Hugo, aperitivo leggermente alcoolico, originario dell’Alto Adige e a base di Prosecco, sciroppo di fiori di sambuco, seltz (o acqua gassata) e foglie di menta. Ultimo nato, lo spritz Euganeo, creato ad Arquà Petrarca, borgo medievale incastonato nel verde dei colli Euganei, sempre nel Padovano, dall’eclettico Pino Cesarotto che, con il beneplacito della Strada del vino Colli Euganei, nella sua enoteca miscela il Moscato Fior d’Arancio Docg con pezzettini di arancia, ghiaccio ed un preparato alcolico (6°) dalla ricetta segreta. Per la guarnizione, al posto dell’oliva, usa un’altra drupa, la giuggiola, il frutto per antonomasia della zona, fresca in periodo di stagione tra settembre e ottobre e poi sotto spirito. Ancora, il socio e consigliere ARGAV Andrea Saviane, mi rende partecipe di un altro ingrediente che si è iniziato ad usare in Veneto – e non solo –  per fare lo spritz al posto degli ingredienti tradizionali. Al Prosecco, viene infatti mescolato l’Elisir Gambrinus, un vino liquoroso ottenuto dal Raboso del Piave, un vitigno autoctono della zona attorno a Treviso. Un liquore nato per caso, oltre centocinquanta anni fa, racconta sempre la leggenda, quando un oste, Giacomo Zanotto, dimenticò nel fondo della cantina alcune botti di rovere con, appunto, del raboso. Quando si accorse della loro esistenza assaggiò quel vino, diventato ormai liquoroso, e ne fu entusiasta. Era nata la base di quello che sarebbe diventato l’Elisir Gambrinus, la cui ricetta originale è ancora oggi costodita dalla famiglia Zanotto nel proprio ristorante a San Polo di Piave, nel trevigiano.

 

Il vicentino Martino Cerantola nuovo presidente di Coldiretti Veneto

Cerantola Martino

Martino Cerantola

Martino Cerantola, già vice, è il nuovo presidente di Coldiretti Veneto. E’ stato eletto all’unanimità dall’assemblea dei dirigenti dell’associazione: 45 enne, vicentino, diplomato in agraria, imprenditore zootecnico di Tezze sul Brenta, sposato e padre di tre figli, guiderà l’organizzazione professionale fino alla naturale scadenza del mandato fissata nel 2018. Cerantola, che ha ringraziato il predecessore Giorgio Piazza per il proficuo lavoro di rappresentanza e impegno costante, ha raccolto la sfida sottolineando l’attività di Coldiretti, che trova la sua ragione nell’essere una forza sociale a difesa degli interessi delle imprese associate (il 64% delle aziende agricole venete).

Formaggi trevigiani sugli scudi in Veneto ed Europa

Vincitori Caseus Veneti_Pan

Vincitori Caseus Veneti 2015 insieme all’assessore Pan

La malga Mariech dell’azienda agricola Pontevecchio di Vidor, sulle Prealpi trevigiane, produce il miglior formaggio fresco di malga dell’anno e si aggiudica il Caseus veneti 2015. La consegna dell’ambito premio della critica del concorso regionale, giunto alla sua undicesima edizione, è avvenuta all’Expo di Milano, nello spazio espositivo della Regione Veneto.

Gli altri vincitori della manifestazione. Sul podio milanese sono saliti inoltre  i ‘casari’ di Latteria Sant’Andrea di Povegliano (per la categoria ‘pasta dura’), Latteria Vicentine di Bressanvido (per la categoria ‘pasta semidura’) e della Speloncia di Fonzaso (Belluno) per la categoria dei formaggi ‘erborinati’, premiati dalla giuria popolare del Caseus. A consegnare  le medaglie d’oro del concorso caseario è stato l’assessore all’agricoltura della Regione Veneto Giuseppe Pan.

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Formaggio SanPietro In Cera d’Api

Ed in Inghilterra…successo per la storica Latteria Perenzin di Bagnolo nel trevigiano, (visitata dai soci ARGAV), che al concorso Global Cheese Awards, kermesse che incorona ogni anno la miglior produzione globale di formaggi, tenutasi lo scorso 12 settembre in Inghilterra , ha eletto il San Pietro in Cera D’Api  Miglior Formaggio Italiano, dandogli anche la speciale menzione di Miglior Formaggio d’Europa. Si tratta di una particolare creazione casearia stagionata e a pasta compatta, ricoperta da una crosta trattata in superficie con cera d’api naturale che trattiene l’umidità e conferisce una gradevole consistenza vellutata dal tipico sapore di miele.

Tutti i numeri del formaggio veneto. Il Veneto conta oltre 100 caseifici, 55 cooperative, e produce 7 formaggi che si sono conquistati la denominazione europea e 34 tradizionali. La filiera lattiero-casearia conta 3600 produttori che producono circa 1,1 milioni di tonnellate di latte l’anno, per l’85% trasformato in prodotti caseari per un valore di produzione di 1 miliardo di euro l’anno. La filiera veneta dei formaggi si è affermata sui mercati nazionali e internazionali con prodotti riconosciuti e tutelati dall’Unione europea come il Grana padano, l’Asiago, il Piave, il Montasio, il Provolone Valpadana, il Monte Veronese, la Casatella trevigiana e la mozzarella  Stg (specialità tipica garantita). Tutti formaggi che sono sinonimo del ‘made in Italy’ e che, registrano un incremento delle esportazioni. Nonostante il calo dei consumi, le grandi Dop del Veneto negli ultimi quattro anni hanno aumentato la produzione del 4,5%, aumentando del 5,3% l’utilizzo di latte locale, e contribuendo così a difendere gli allevamenti veneti. Solo il 15% del latte veneto è destinato al consumo diretto e alla trasformazione in yogurth e gelati.

Etichetta, bene prezioso. “La Regione Veneto, insieme ai suoi allevatori e produttori, continueranno a incalzare il Governo e Bruxelles perché diventi obbligatorio, anche per i formaggi che non sono Dop, indicare in etichetta se sono prodotti con il latte fresco, oppure con cagliate o semilavorati. I consumatori hanno diritto di sapere se il formaggio che stanno per acquistare è prodotto con latte in polvere o latte concentrato, anziché con latte crudo”, ha aggiunto Pan.

 

Fonte: Servizio Stampa Regione Veneto/Servizio Stampa Latteria Perenzin