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Riso amaro per gli agricoltori italiani, l’UE sostiene il riso asiatico

riso delta

Riso Delt del Po Igp

Ha i chicchi più lunghi e arriva dalla Cambogia libero e senza dazi: è il riso che minaccia il Vialone Nano, il Baldo e il Carnaroli, ovvero le varietà italiane che fanno del risotto il principe dei piatti.

In Veneto, oltre 3 mila ettari coltivati a riso da 120 aziende. L’allarme è di Coldiretti che oggi ha incontrato a Venezia il governatore Luca Zaia e  gli assessori all’Agricoltura Franco Manzato e al Bilancio Roberto Ciambetti, insieme al presidente del Consiglio regionale Clodovaldo Ruffato e il vice  presidente della IV Commissione consiliare Graziano Azzalin, al fine di spiegare le ragioni della mobilitazione che ha coinvolto i risicoltori del nord delle vicine regioni di Piemonte e Lombardia. “Le tre tipicità coltivate in Veneto occupano oltre 3 mila ettari gestiti da 120 aziende – hanno spiegato i risicoltori del corteo che ha raggiunto Palazzo Balbi sul Canal Grande –  a causa delle riduzioni di prezzo determinate dalla crisi di mercato interno, negli ultimi anni sono state soppiantate dalla specie “Indica”, che sembra incontrare meglio le esigenze dei consumatori, soprattutto Europei, attratti forse dal gusto esotico ma comunque  coltivato a kmzero , nel rispetto della tutela sociale ed ambientale”.

Riso asiatico, moltiplicati i rischi per la salute dei consumatori. Una risposta senza dubbio intelligente da parte della professionalità agricola, ma non sufficiente a resistere alla spregiudicata concorrenza asiatica. Dalla Cambogia abbiamo importato nel solo primo trimestre 2014 il 360 per cento del prodotto, mentre si sono moltiplicati i pericoli per la salute con il sistema di allerta rapido Europeo (RASFF) che ha effettuato quasi una notifica a settimana per riso e derivati con presenza di pesticidi non autorizzati e assenza di certificazioni sanitarie. 

A rischio anche un patrimonio agroalimentare, della tradizione gastronomica. Le massaie ben sanno e sicuramente lo possono ammettere meglio gli chef stellati che per fare un risotto coi fegatini o un’insalata di riso fresca è meglio questo o quell’altro tipo di chicco. Una distintività messa in discussione da un accordo comunitario, che ha il pregio di aiutare 49 Paesi in via di sviluppo a scapito del made in italy provocando così la scomparsa della coltura del riso dai nostri territori. Per questo oggi l’appello di Coldiretti Veneto è indirizzato alla Regione, ma va dritto a Bruxelles tramite il semestre italiano affinchè sia attivata la clausola di salvaguardia che ogni Stato può chiedere viste le gravi ripercussioni al sistema economico, che si dia attuazione finalmente alla legge di etichettatura d’origine per tutti i prodotti oltre che l’applicazione di severi controlli delle merci in entrata.

(Fonte: Coldiretti Veneto)

11-13 luglio 2014, a Caorle (VE) in mostra i formaggi Dop e le produzioni casearie tipiche del Veneto

formaggi veneti2I formaggi tipici del Veneto si mettono in mostra nel centro storico di Caorle (VE) da venerdì 11 luglio a domenica 13 luglio 2014, per far conoscere le peculiarità dell’eccellente produzione casearia veneta. Si potrà imparare a conoscere le numerose Denominazioni di Origine Protetta: dal celebre Grana Padano, alla Casatella Trevigiana, dal Monte Veronese, al Montasio, fino all’Asiago, in un viaggio ideale tra i territori della regione.

Formaggi Dop e di nicchia. Un incontro tra grande pubblico e produttori che A.Pro.La.V. (Associazione Produttori Latte del Veneto) promuove per aiutare i consumatori a saper riconoscere le grandi produzioni tipiche, i marchi che li distinguono, i processi di lavorazione unici legati a disciplinari che danno certezza di qualità, imparando anche a apprezzarne le diverse gradazioni di gusto legate alla stagionatura o al territorio. Non solo grandi DOP, A.Pro.La.V. è impegnata a anche a promuovere le produzioni tipiche di nicchia, fortemente legate alla storia e alla tradizione dei territori. Formaggi come l’Inbriago, affinato in vinacce o il Monte Cesen. Oppure il Morlacco e Bastardo del Grappa entrambi legati ad un progetto regionale di recupero della vacca burlina, unica razza autoctona del Veneto di cui sopravvivono nelle aree pedemontane poche centinaia di capi. Sicuramente meno produttive, ma adatte alle aree montane e capaci di dare latte di grande qualità. Naturalmente si potranno seguire le degustazioni guidate dei formaggi in abbinamento a marmellate e composte.

Orari ingresso. Sotto la tensostruttura realizzata in piazza Giovanni XXIII, saranno presenti per degustazione e vendita anche 5 caseifici trevigiani e 1 dal veneziano: Lovagricola, Caseificio Tomasoni, Caseificio f.lli Castellan, Centro Veneto Formaggi e Latteria Sant’Andrea. Dalla provincia di Venezia sarà presente il Caseificio Cozzi Stefano. Orari: venerdì 11 luglio dalle 18:00 alle 23:00, mentre sabato 12 e domenica 13 luglio dalle 10:30 alle 12:00 e dalle 18:00 alle 23:00.

(Fonte: A.Pro.La.V.)

 

 

Formaggi di malga bellunesi, in arrivo il “distillato” della biodiversità microbica, i casari della provincia possono già farne richiesta

Cartina-Veneto-Formaggi-DOPI formaggi di montagna dell’area bellunese potranno ora godere di un’ulteriore valorizzazione della loro tipicità. L’importante risultato è stato ottenuto con il progetto europeo di cooperazione transfrontaliera Interreg Italia-Austria “Divers” (Biodiversità dei sapori della montagna), coordinato dalla Regione Veneto, il cui obiettivo è stato proprio quello di definire un’impronta inconfondibile e tipica ai formaggi d’alpeggio. In pratica, i ricercatori di Veneto Agricoltura mettono oggi a disposizione dei piccoli ma numerosi caseifici della montagna bellunese una sorta di “distillato” della biodiversità microbica presente negli alpeggi del territorio, che consentirà di valorizzare ancor più la loro produzione.

Il progetto “Divers” ha preso il via nell’estate del 2012. Gli alpeggi rappresentativi di quattro diverse aree della provincia di Belluno hanno dapprima fornito ai tecnici di Veneto Agricoltura i campioni di latte e cagliate dalle quali selezionare dei batteri lattici. Successivamente, nel 2013, in ciascun alpeggio sono state condotte delle lavorazioni casearie con le colture microbiche sperimentali. Sono poi seguite delle attività dimostrative di produzione e di valutazione sensoriale dei formaggi prodotti. Assolutamente interessanti i risultati ottenuti dalla ricerca. Grazie a questo “distillato” della biodiversità microbica, i caseifici dell’area dolomitica (e non) avranno infatti a disposizione due miscele di colture microbiche in grado di dare un’impronta positiva alle proprie produzioni casearie. La restituzione al proprio ambiente di origine di questi concentrati di biodiversità microbica, costituiti da batteri lattici selezionati per le loro qualità, si concretizzerà in processi di fermentazione più rispondenti alle aspettative dei casari sia in termine di acidificazione che di capacità di contrasto allo sviluppo di fermentazioni indesiderate.

I casari possono già richiedere i fermenti autoctoni. I conduttori di alpeggi della provincia di Belluno potranno richiedere la fornitura di fermenti autoctoni per i quali sarà chiesto solo un contributo a copertura dei costi di produzione, di distribuzione e di assistenza agli utilizzatori. Per richiedere i fermenti: Centro Produzione Fermenti, mail: paola.dedea@venetoagricoltura.org; tel. 0445.802300. Per assistenza tecnica agli utilizzatori dei fermenti, mail: daniele.slongo@venetoagricoltura.org; tel. 348.7396756. Per informazioni: Veneto Agricoltura-Istituto per la Qualità e le Tecnologie Agroalimentari; mail: angiolella.lombardi@venetoagricoltura.org; Tel. 0445.802300.

(Fonte: Veneto Agricoltura)


Coldiretti Rovigo: “Mangime per polli alla diossina, bene i controlli”

mais“E’ proprio per evitare rischi e seri pericoli per la sicurezza alimentare che Coldiretti sta portando avanti il progetto per la valorizzazione e distintività del made in Italy, non solo del prodotto finito, ma anche della materia prima per altri trasformati, come il mais per i mangimi”. E’ il commento del presidente di Coldiretti Rovigo, Mauro Giuriolo, alla vicenda del mangime per polli alla diossina, prodotto con mais contaminato proveniente dall’Ucraina che ha messo in giusto allarme l’Ulss 18, in quanto rivenduto anche a Lendinara e Borsea (RO).

Carne di pollo, nessun pericolo. Nella patria del mais, il Polesine, dove su 110 mila ettari di superficie agricola utilizzabile ben 50 mila sono coltivati a granoturco, sembra un controsenso che arrivino produzioni con mais straniero, per di più contaminato. “Sono queste le vicende che dimostrano due cose – prosegue Giuriolo. – La prima è che i controlli sanitari polesani funzionano bene e questo ci conforta e ci inorgoglisce, perché ci permettono di bloccare subito il dilagare della contaminazione. A questo proposito invito tutti i consumatori alla calma e ad acquistare carne di pollo con fiducia. La seconda cosa dimostrata da questa vicenda – aggiunge Giuriolo – è la bontà del nostro progetto di Coldiretti, che sta sviluppando filiere dei cereali tutte italiane e completamente gestite dai produttori italiani, con l’aiuto della rete dei consorzi agrari. Un obiettivo indispensabile per differenziare il prodotto e dare, contemporaneamente, più certezze al consumatore e più reddito al produttore”.

Leggere sempre l’etichetta di provenienza. “Infine – conclude il presidente – ricordo a tutti che grazie a Coldiretti e solo dopo un altro allarme alimentare, l’influenza aviaria, dal 2005 è obbligatoria l’etichetta di provenienza per la carne di pollo, che può orientare i consumatori. Ma non basta. Una miglior sicurezza ci potrà essere quando avremo l’etichettatura anche delle materie prime che entrano in tutta la filiera del pollo e di ogni prodotto, come chiediamo da tempo. Una proposta giustificata anche dal fatto che l’82 per cento degli allarmi alimentari che si sono verificati in Italia nel 2013, sono stati provocati da prodotti a basso costo provenienti dall’estero, secondo i dati del Sistema di allerta rapido europeo (Rasf)”.

(Fonte: Coldiretti Rovigo)

 

Produzione patate, Veneto terza regione in Italia e Verona primo polo produttivo della regione

C-cassette patateArrivano dalla campagna veneta le prime patate. Sono belle, sane e abbondanti, soprattutto se sono confrontate con la produzione dello scorso anno. Le previsioni parlano di un più 20 per cento rispetto al 2013, quando si è registrato un meno 40 per cento.

La provincia di Verona il polo produttivo di patate nel Veneto. “C’è un notevole interesse commerciale attorno al prodotto, commenta Gianni Lora, presidente della Cooperativa “Corte Veneta” di Cologna Veneta, che fa capo a OPO Veneto, e questo fa sperare, benché non manchino criticità e qualche preoccupazione sulla tenuta del prezzo”. Questa è la situazione che si delinea nella provincia di Verona che, con 50 mila tonnellate raccolte, rappresenta in assoluto il più importante polo produttivo di patate nel Veneto. Il dato si riferisce sempre allo scorso anno. E’ famosa la “patata dorata” dei terreni rossi del fiume Guà, la quale si distingue per il colore giallo oro della buccia e per la bontà della polpa. Si piazza bene sui mercati proprio per la sua gradevolezza, consistenza, compattezza e versatilità in cucina. “Tutte queste qualità, rileva Gianni Lora, si stanno confermando nella produzione che sta per cominciare: è una patata eccellente e la resa è buona, vedremo adesso i prezzi, ma nel complesso possiamo dirci fiduciosi”.

Veneto terza regione italiana per produzione. Più problemi, almeno fino a questo momento, stanno presentando le patate novelle che si coltivano a Rosolina, nel Polesine, e nella vicina provincia di Padova. La raccolta sta procedendo tra difficoltà perché il mercato non tira e i prezzi sono al ribasso. “C’è troppa produzione sul mercato, commenta Daniele Fincato, socio OPO Veneto, un produttore di Conche, in provincia di Padova: il prodotto, eccellente sotto tutti gli aspetti, in questo momento è piuttosto fermo”. Stessi umori tra i coltivatori del “Quartiere del Piave”, in provincia di Treviso, dove, nelle terre rosse, chiamate “ferretti”, cresce una patata eccezionale per valori organolettici, consumata soprattutto sul posto. La raccolta quest’anno è arrivata con largo anticipo rispetto alla norma (quasi una ventina di giorni). Si prevede un eccesso di produzione a fronte di un mercato stanco, dovuto anche al calo di consumi di prodotti di qualità. “Si è piantato troppo, rileva Luciano Giotto, produttore di Moriago della Battaglia, socio OPO Veneto; bisognerebbe invece programmare la coltivazione in base a realistiche valutazioni di mercato”. Il Veneto è la terza regione italiana per produzione di patate: si piazza dopo la Campania (attorno ai 2 milioni di quintali) e all’Emilia Romagna (1,3 milioni di quintali circa).

(Fonte OPO Veneto)

Agroalimentare veneto, nel 2013 segnali di tenuta di fronte alla crisi

agricoltura“Il settore agroalimentare veneto mostra solidità e i dati presentati da Veneto Agricoltura ne sono la conferma. Ora, con i nuovi strumenti finanziari a disposizione – ovvero PAC e PSR 2014-2020 – le imprese agricole venete avranno la possibilità di rafforzare ulteriormente la loro competitività. Peccato che in fase di accordo tra Stato e Regioni, in merito alla definizione dei diversi aspetti dell’applicazione dei pagamenti accoppiati agli agricoltori, il Governo non abbia accolto la nostra richiesta di puntare tutto sul comparto della carne bovina, come ha fatto la Francia”. Così l’assessore all’Agricoltura della Regione Veneto, Franco Manzato, ha introdotto a Legnaro-PD la tradizionale conferenza stampa di Veneto Agricoltura per la presentazione del Report 2013 sulla congiuntura del settore agroalimentare regionale.

I dati. L’agricoltura veneta nel 2013 ha saputo difendersi bene dalla crisi che attanaglia l’economia nel suo insieme. Un dato su tutti: il valore della produzione agricola è aumentato complessivamente di circa il 4% rispetto al 2012, sfiorando i 5,5 miliardi/€, un risultato ottenuto grazie alla buona performance di alcune produzioni quali mais, soia e vino. La fotografia dell’agroalimentare veneto 2013 mostra però anche altri dati; su tutti l’ulteriore calo del numero delle imprese agricole attive iscritte al Registro delle Imprese delle Camere di Commercio, sceso a 67.682 aziende, legato al lento ricambio generazionale e al contemporaneo accorpamento delle proprietà (-6,5% rispetto al 2012). In calo anche il numero di occupati in agricoltura, scesi nel 2013 a 65.536 addetti (-13% rispetto all’anno precedente).

Cereali e colture industriali. L’eccezionale piovosità della primavera 2013 ha penalizzato i cereali autunno-vernini (frumento tenero -14% e frumento duro -40%). La quantità di orzo è aumentata invece del +26% ma solo grazie all’incremento della superficie investita (+34%). Il mais si è confermato la prima coltura regionale con una superficie di 248.000 ettari (-8%) e una produzione salita a 2,2 milioni tonnellate (+48%). Relativamente alle colture industriali, va segnalata la straordinaria performance della soia (superficie +20%; produzione 295.000 t, +88%, record degli ultimi dieci anni; +4% il prezzo medio annuo). Bene anche il tabacco (+11%) e girasole (superficie +128%, produzione +123%). In calo invece barbabietola da zucchero (-27% per superficie e produzione) e colza (-27%).

Colture ortofrutticole. Nel 2013 le superfici totali investite a orticole hanno segnato una leggera flessione (circa 31.200 ettari, -1% rispetto al 2012); di queste, quelle in pieno campo, circa l’80% degli ortaggi coltivati nel Veneto, ha raggiunto circa i 25.500 ettari (+5%). Tra le principali colture va segnalata la forte flessione della produzione di patate (-47%) e il calo produttivo della lattuga (-10%); l’aumento della superficie e della produzione di radicchio (rispettivamente +20% e +14%) e la tenuta della fragola (+1,5%). Per la frutticoltura legnosa si segnala un’annata scarsamente produttiva per melo (-11%), pero (-16%) e pesco (-4%), e moderatamente positiva per il kiwi (+8%). I prezzi medi della frutta hanno invece registrato incrementi significativi: mele +23%, pere +12%, pesche +57% e kiwi +16%.

Florovivaismo. Anche per questo comparto si segnala un calo della superficie lavorata (3.550 ettari, -5,5%) e del numero di aziende attive (1.600 unità, -1,3%). La produzione complessiva regionale ha superato comunque i 2,2 miliardi di piante (+5%). Difficoltà sono emerse per l’anomalo andamento climatico primaverile e a causa della domanda non particolarmente vivace, con conseguenti problemi di liquidità da parte delle aziende con riduzioni del fatturato tra il 10% e il 20%.

Vitivinicoltura. Il vigneto veneto ha raggiunto nel 2013 un’estensione di 77.480 ettari (+1% rispetto al 2012), con una vendemmia pari a 11,8 milioni di quintali di uva (+9%), dai quali sono stati ottenuti 9 milioni di ettolitri di vino (+11,5%). Il prezzo delle uve da vino in Veneto è diminuito (mediamente -11%), mentre il prezzo dei vini DOP ha registrato un incremento medio annuo del +5-10%. Ancora in crescita le esportazioni di vino, che nel 2013 hanno di poco superato i 600 milioni di kg (+0,5%) per un fatturato che sfiora 1,6 miliardi/€ (+10%).

Zootecnia. Il calo della produzione di latte (10,6 milioni di ettolitri, -1,1%) e del numero di allevamenti (3.662, -4,4%) hanno consentito di evitare lo splafonamento della quota assegnata al Veneto e di aumentare il prezzo del latte, salito mediamente a circa 42 €/100 litri (+7%). La produzione veneta di carne bovina è scesa a 193.200 tonnellate (-4,6%), mentre l’annata è stata sostanzialmente favorevole per la carne suina (produzione +2,4%, prezzo medio annuo +1%). La carne avicola ha subìto una flessione produttiva (-4,7%), ma ha beneficiato di un andamento di mercato favorevole (+2,6% il prezzo medio annuo).

Pesca e acquacoltura. Il pescato sbarcato nei mercati ittici veneti nel 2013 è stato di circa 17.465 tonnellate (-0,1%) per complessivi incassi pari a 41,4 milioni di euro (+1,1%). La flotta peschereccia ha subìto un’ulteriore perdita di unità, scendendo a 699 unità (-0,7%), come pure le aziende impegnate nella produzione ittica primaria (2.964 unità, -2,6%).

Industria alimentare. Nel 2013 il numero delle Industrie alimentari venete attive iscritte al Registro delle Imprese delle Camere di Commercio è rimasto sostanzialmente invariato (3.650 unità), mentre le altre imprese manifatturiere hanno subìto complessivamente una flessione del -2,6%.

Import/Export. Il deficit della bilancia commerciale dei prodotti agroalimentari nel 2013 è salito a 880 milioni di euro rispetto ai 751 milioni registrati nel 2012 (+17,2%) in seguito a un aumento delle importazioni (+7,6%) rispetto alle esportazioni (+6,1%). Nello specifico, la crescita delle importazioni è dovuta principalmente alle colture agricole non permanenti (+16,1%), granaglie, amidi e prodotti amidacei (+19,8%), prodotti delle industrie lattiero-casearie (+13,3%), prodotti da forno e farinacei (+13,2%) e carne lavorata e conservata e prodotti a base di carne (+12,7%). Per quanto riguarda l’export, i maggiori incrementi hanno riguardato oli e grassi vegetali e animali (+38,9%), prodotti della pesca (+24,2%), piante vive (+14,3%), prodotti della silvicoltura (+12%), prodotti per l’alimentazione degli animali (+11,3%) e bevande (+10,4%), in particolare vino.

 Primi risultati 2014. Circa la nuova annata agraria, vengono date in calo le superfici coltivate a frumento tenero (-10/15%) e frumento duro (-20%), mentre per l’orzo si stima una crescita (+5% circa). Tra le colture a semina primaverile, in aumento la barbabietola da zucchero (+50%) e la soia (+20%); in calo invece le semine di mais (-10/15%, con punte di -15/20% nelle province di Padova e Rovigo). Per le orticole si segnala oggi un regolare sviluppo, ma la maturazione anticipata di fragole e asparagi ha provocato la sovrapposizione con la merce proveniente da altri areali produttivi nazionali ed esteri, generando un surplus di offerta che ha penalizzato i prezzi. Per i vigneti, la vendemmia 2014 sarà anticipata di almeno una settimana rispetto all’anno precedente, prevedendo la raccolta delle uve Pinot grigio e Chardonnay a ridosso di ferragosto e quelle di Merlot nella prima decade di settembre. Lo stato fitosanitario è giudicato buono, con una bassa incidenza delle malattie fungine, ma la resa è stimata in calo di circa il 5-10% rispetto all’anno precedente. Nel primo semestre del 2014 le quotazioni del latte sono rimaste su livelli più elevati di circa +10% rispetto al medesimo periodo del 2013. Il mercato della carne bovina sta subendo il calo dei prezzi degli animali da macello a fronte di un aumento del numero dei capi macellati. Le quotazioni dei suini dimostrano un andamento leggermente più favorevole rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Il Report completo può essere scaricato al seguente indirizzo: http://www.venetoagricoltura.org/basic.php?ID=5207

(Fonte: Veneto Agricoltura)

 

Agrinsieme Veneto: “scelte PAC del Ministero in fatto di zootecnica da carne mancano di visione strategica, bene ha fatto Manzato a non aderire”

5/5/11, Piove di Sacco (Pd), visita soci azienda Dimensione Carne, fasi lavorazione

La decisione con cui l’assessore regionale Franco Manzato non ha aderito, unico in Italia, agli orientamenti ministeriali relativi ai criteri di funzionamento della nuova PAC (Politica Agricola Comunitaria), ha trovato il pieno consenso e l’appoggio incondizionato delle associazioni agricole aderenti ad Agrinsieme Veneto.

Penalizzata in particolare la zootecnia da carne. La presa di posizione di Manzato, commentano, è da condividere, perché il documento ministeriale manca di visione strategica per tutti i comparti produttivi agricoli ed in particolare per la zootecnia da carne: un comparto già in difficoltà per la crisi generale del mercato e gravemente colpito dall’impostazione adottata per la riforma della PAC, al quale sono riservate risorse insufficienti. Sarebbe opportuno, invece, utilizzare tutto il plafond nazionale previsto per i pagamenti accoppiati (15%), al fine di destinare ulteriori risorse finanziarie al bovino da carne. Il plafond destinato a tale comparto appare assolutamente inadeguato anche alla luce delle scelte operate in merito dai principali Paesi concorrenti, scelte ben più favorevoli di quelle italiane per la zootecnia da carne e che quindi rischiano di mettere fuori mercato la nostra produzione.

Comparto zootecnia da carne, Veneto prima regione italiana. Agrinsieme Veneto ricorda che il valore della produzione del bovino da carne vale per la nostra regione ben oltre mezzo miliardo di euro all’anno con quasi 210.000 tonnellate di produzione di carne, che rappresentano poco più del 25% della produzione nazionale. In questo comparto il Veneto risulta la prima regione italiana. L’orientamento ministeriale, spiegano i rappresentanti di Agrinsieme Veneto, penalizza un comparto di importanza strategica per tutta l’agricoltura nazionale ed in particolare per quella veneta. Ne deriveranno gravi ripercussioni sull’occupazione e su tutte le attività a monte e a valle, che danno vita ad una filiera fra le più ricche ed articolate di tutta l’economia veneta. Alla zootecnia, infatti, sono legate a monte le produzioni foraggere e cerealicole per l’alimentazione del bestiame, a valle i macelli e l’agroindustria mangimistica, senza tenere conto dell’intensa attività veterinaria, di assistenza tecnica e di controllo. Di conseguenza la scelta dell’assessore Manzato di “chiamarsi fuori” va appoggiata completamente. Non si può, infatti, avallare in alcun modo una linea che, nonostante le critiche serie ed argomentate giunte dal mondo agricolo al Ministero, rimane fortemente e ottusamente penalizzante per un comparto di importanza vitale per tutta l’economia agricola e agroalimentare di un intero Paese.

(Fonte: Agrinsieme Veneto)

 

 

Assemblea di Confagricoltura Padova, lanciata la sfida del cambiamento

IMG_2012La “sfida del cambiamento” è il tema su cui ha dibattuto nei giorni scorsi l’assemblea di Confagricoltura Padova alla presenza del presidente nazionale Mario Guidi e di esponenti della Regione: il presidente del Consiglio regionale Clodovaldo Ruffato, l’assessore all’ambiente Maurizio Conte e il presidente della Camera di Commercio di Padova e di Unioncamere del Veneto Fernando Zilio.

Sicurezza idraulica, una priorità. Giordano Emo Capodilista, presidente di Confagricoltura Padova,  ha puntato il dito contro gli sprechi della pubblica amministrazione, le spese per opere inutili e le ruberie di vario genere che purtroppo stanno emergendo in tutta la loro gravità e drammaticità anche nella nostra regione. Queste cose, ha precisato Capodilista, “fanno aumentare la rabbia di tutti i cittadini e in particolare di quelli che nei mesi scorsi sono stati sommersi dall’acqua per oltre una settimana a causa dell’incuria e dell’inadeguatezza  in cui versano fiumi indispensabili per la sicurezza idraulica come il Fratta-Gorzone e il Bacchiglione.  La sicurezza idraulica è una priorità e i soldi vanno trovati nel bilancio della Regione se non arrivano dallo Stato, altrimenti continueranno a pagare le aziende agricole, perdendo ogni anno i loro raccolti e anche la voglia di coltivare e di fare impresa”.

Burocrazia, ostacolo alle imprese. Confagricoltura ha poi sottolineato l’importanza per il settore del piano di sviluppo rurale (PSR) approvato nei giorni scorsi dalla Giunta regionale con la sua dotazione di un 1 miliardo 184 milioni che “devono andare alle imprese agricole -e non ad altri soggetti-  per migliorare le loro strutture, i loro prodotti e per contribuire a creare nuovi posti di lavoro” ha detto il presidente di Confagricoltura Veneto Lorenzo Nicoli. Ma nello stesso tempo, secondo Confagricoltura, Regione e Stato devono semplificare leggi e procedure e devono togliere la zavorra di burocrazia che sta opprimendo le imprese. Le autorizzazioni per gli investimenti devono essere celeri, lo sportello unico (suap) è spesso un intralcio e un costo per le imprese più che un mezzo per velocizzare l’iter amministrativo, scadenze amministrative e fiscali e vari obblighi burocratici non possono contrastare la normale attività delle imprese. Gli errori formali -spesso dovuti alle complicazioni burocratiche- vanno distinti dalle truffe e dall’evasione fiscale. “Non siamo delinquenti perché ci dimentichiamo una scadenza o una firma” ha concluso Nicoli.

Sviluppo dell’economia italiana solo se si investe. Mario Guidi si è soffermato sull’importanza delle produzioni agricole e agroalimentari italiane per l’economia nazionale. Esse costituiscono il 17% del prodotto interno lordo e producono 33 miliardi di esportazioni. “Volumi che si possono raddoppiare nel giro di pochi anni se si tutelano i marchi del made in Italy -ha aggiunto il presidente di Confagricoltura- ma soprattutto se si investe nelle filiere produttive, negli accordi agroindustriali e nelle infrastrutture commerciali  per far conoscere e vendere in tutti i paesi del mondo i prodotti delle nostre imprese agricole ed agroalimentari”.

(Fonte: Confagricoltura Padova)

 

Sarchiatrice a guida satellitare, ovvero, quando l’innovazione e la meccanica battono la chimica

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prototipo sarchiatrice

E’ partita dal Condifesa Treviso l’idea che potrebbe rivoluzionare le pratiche di diserbo nella coltivazione dei seminativi, con possibili applicazioni anche nell’agricoltura biologica. Nasce dall’esperienza sul campo e da un attento lavoro di monitoraggio, l’idea del tecnico Oddino Bin di realizzare e sperimentare un prototipo di sarchiatrice a 8 file capace di lavorare il terreno abbattendo drasticamente l’utilizzo della chimica nella gestione delle malerbe.

Un lavoro in sinergia. Non si tratta di un progetto in solitaria, ma di un grande risultato raggiunto grazie ad una rete di collaborazioni che ha visto impegnati oltre al Condifesa Treviso guidato dal presidente Valerio Nadal, Veneto Agricoltura con Lorenzo Furlan dirigente del Settore Ricerca Agraria, Il CNR con Maurizio Sattin, Luigi Sartori associato TESAF dell’Università di Padova e le aziende Maschio Gaspardo, John Deere, Sergio Bassan, Barbaran Servizi, Dema di Mason Sergio & C per la preparazione del prototipo e le società agricole  Stalla Sociale di Monastier e Case Levi di Zenson di Piave opinion leader nel settore, che hanno messo a disposizione 20 ha di superficie coltivata a mais per la sperimentazione.

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particolare guida satellitare

La sperimenazion. La chiave di volta del progetto è racchiusa nelle infinite possibilità che la tecnologia può oggi offrire all’agricoltura, infatti la sperimentazione è partita dall’agricoltura di precisione, allestendo la sarchiatrice con un sistema di guida satellitare GPS/RTK con cui si è lavorato il terreno fin dalla semina, avvenuta il 20 e il 30 marzo scorsi, mappando l’intera superficie. Quindi gli interventi di sarchiatura e diserbo localizzato sono stati effettuati nei giorni 13 e 14 maggio dove era stata rilevata una forte presenza di malerbe in particolare a foglia larga e graminacee. Al contrario della tecnica tradizionale, non sono stati utilizzati 6kg di erbicida (4kg in pre-emergenza e 2kg in post-emergenza) ma solo 200g abbattendo così del 97% l’utilizzo di prodotti chimici sul campo. La sarchiatrice ha potuto lavorare oltre 4ha/h ad una velocità di 8km/h diserbando una fascia di 7-8 cm dalla pianta, solo tra pianta e pianta è stato irrorato l’erbicida grazie ad un nuovo sistema di ugelli incrociati che colpiscono la pianta lateralmente con un minore utilizzo di prodotto. Nell’ipotesi di applicazione di questo sistema sull’agricoltura biologica, grazie alla lavorazione meccanica di precisione ottenuta con l’impiego delle più moderne tecnologie, è possibile immaginare la diffusione della pratica biologica anche su grandi estensioni di terreno, accettando  il possibile  sviluppo di infestanti su una superficie del 10% sul totale di quella coltivata. Perché dunque ricorrere alla chimica laddove è possibile arrivare con una “zappa elettronica”? Con questa sperimentazione l’innovazione tecnologica e la meccanica battono la chimica.   

(Fonte: Condifesa Treviso)

 

La Giunta del Veneto adotta il Programma di Sviluppo Rurale 2014–2020

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I rappresentanti del Tavolo Verde insieme all’assessore all’Agricoltura Manzato

La Giunta regionale, su iniziativa dell’assessore Franco Manzato, ha formalmente adottato il documento per il Programma di Sviluppo Rurale del Veneto 2014 – 2020, frutto di oltre un anno di confronti con il sistema agricolo e le sue rappresentanze, da ultimo il Tavolo Verde. Il PSR passerà ora all’esame del Consiglio e poi della Commissione Europea prima della sua definitiva approvazione.

184 milioni di euro per i sette anni di programmazione. Il programma veneto dispone di una dotazione finanziaria complessiva di un miliardo 184 milioni di euro per i sette anni del periodo di programmazione: risorse che saranno finalizzate allo sviluppo delle aziende agricole e al consolidamento della competitività del settore agricolo e agroalimentare regionale.I contenuti e le finalità della declinazione regionale della prossima programmazione comunitaria nell’agricoltura Veneta sono stati illustrati ieri a Palazzo Balbi di Venezia, dopo la Giunta, dallo stesso Manzato, affiancato dai presidenti regionali di Coldiretti Giorgio Piazza; Confagricoltura Lorenzo Nicoli; Cia Flavio Furlani per Cia, Coopagri Renzo Aldegheri.

La tempistica. “Il testo adottato – ha detto Manzato – è una dimostrazione di sostanziale compattezza e lavoro all’unisono, con le dovute mediazioni, al quale hanno aderito con la massima partecipazione soprattutto i rappresentanti dei giovani. Il PSR, rispetto al quale saranno possibili ulteriori aggiustamenti e ritocchi, dovrà partire per Bruxelles entro il 22 luglio, dove la Commissione Europea avrà sei mesi di tempo per le sue osservazioni. Entro gennaio 2015 dobbiamo essere pronti a partire. Auspico che il Consiglio regionale lo esamini al più presto, in proposito ho già parlato con il presidente Clodovaldo Ruffato, e ce lo restituisca entro il 15 luglio”.

Le ripartizioni della disponibilità finanziaria. “Rispetto alla passata programmazione – ha aggiunto – i finanziamenti destinati alle aziende private passano da 480 a 800 milioni. 150 milioni li destiniamo ai giovani per avviare almeno altre 2000 aziende under 40. Un focus particolare riguarda la montagna, alla quale è stata garantito oltre il 35 per cento delle risorse, che equivale al valore di 417 milioni di euro. Abbiamo ridotto il numero delle Misure da 132 a 44, eliminato i finanziamenti a pioggia e semplificato il testo, ridotto ad un terzo rispetto al precedente, e le norme”.

Le organizzazioni agricole, commenti. Dal canto loro i presidenti delle organizzazioni professionali hanno accolto positivamente l’adozione del PSR, che per Giorgio Piazza: “Un salto culturale che interesserà oltre 70 mila aziende per il prossimo settennio, un piano fortemente innovativo ma che si può ancora migliorare”. “Di “percorso positivo” hanno parlato anche Furlani e Aldegheri, secondo i quali il percorso “non è ancora concluso e va seguito per migliorarlo, anche in corso d’opera. Lorenzo Nicoli, ha apprezzato in primis la semplificazione concreta e non solo di facciata che è stata realizzata. “Bisogna accompagnare con attenzione l’iter del provvedimento – ha aggiunto Nicoli – è necessario, infatti, che il nuovo PSR conservi e possibilmente migliori, nel corso delle varie tappe che dovrà ancora superare, quelle caratteristiche di chiarezza e di attenzione verso le esigenze delle imprese che fino ad ora lo hanno fatto apprezzare dalle rappresentanze agricole”.

Altri dettagli del nuovo PSR. Continua l’agevolazione della “diversificazione” (agriturismo, fattorie didattiche e sociali), nella ricerca di nuove forme di reddito dell’attività agricola. New entry. Finanziamento in conto/interessi per i giovani e non, che potranno accedere a finanziamenti bancari a tasso agevolato. Altra new entry. La regione metterà a disposizione un fondo di garanzia, con la funzione di facilitare l’accesso al credito delle aziende agricole. Cambia il modo di fare agricoltura: verranno premiate le realtà più competitive, che prevedono anche azioni trasversali su più ambiti, che potranno accedere ai bandi in modo facilitato; nel periodo di transizione tra la vecchia e la nuova programmazione la Regione sta conducendo un regime di continuità, senza interruzioni di bandi e contributi verso le aziende agricole. Utilizzando le possibilità offerte dai regolamenti transitori dell’UE, per la prima volta, gli agricoltori non percepiscono nessuna interruzione dei finanziamenti. Nelle due precedenti programmazioni si è dovuto attendere un anno e mezzo (2007) e 3 anni (2000) tra la pubblicazione dell’ultimo bando del precedente PSR e il primo del successivo. Ciò consente di riuscire ad utilizzare le risorse ancora disponibili nel periodo 2007-2013. Tutti i materiali di preparazione al nuovo programma sono disponibili nel portale integrato dell’agricoltura veneta PIAVe http://www.piave.veneto.it.

(Fonte: Regione Veneto/Confagricoltura Veneto/Coldiretti Veneto)