• Informativa per i lettori

    Nel rispetto del provvedimento emanato, in data 8 maggio 2014, dal garante per la protezione dei dati personali, si avvisano i lettori che questo sito si serve dei cookie per fornire servizi e per effettuare analisi statistiche completamente anonime. Pertanto proseguendo con la navigazione si presta il consenso all' uso dei cookie. Per un maggiore approfondimento leggere la sezione Cookie Policy nel menu
  • Post più letti

  • Archivio articoli

Orti urbani, giardini “interculturali” che fanno bene a persone e ambiente

orto_raccolta_1Sostenibili, intraculturali, sociali, estetici e volti ad alimentare comunità: è questa la fotografia più attuale del fenomeno degli orti urbani, che dalle grandi città si stanno diffondendo anche nei piccoli centri in tutta Italia. Se ne è parlato a Montichiari (BS) alla Fiera di Vita in Campagna 2014, nel convegno “Gli orti comunali: un fenomeno sociale in continua espansione”  dove sono state fornite stime, tendenze e testimonianze del fenomeno.

A coltivarli, non più solo anziani, ma studenti e persone con disagio sociale. “In base a dati Istat il 38% delle amministrazioni comunali capoluogo di provincia ha dedicato spazi urbani da adibire ad orti con un elevato risvolto sociale” dice Giorgio Vincenzi, direttore di Vita in Campagna. E se all’inizio del 2000 questi spazi recuperati da aree degradate venivano concesse agli anziani per favorire la socializzazione, oggi vengono assegnati anche a scuole, a persone con disagio sociale e di tutte le età. Tra i tanti lati positivi anche quello che numerosi parchi urbani un tempo lasciati a se stessi, tornano a essere popolati e vissuti”.

Tanti i benefici. “In base al protocollo con Italia Nostra abbiamo stimato in 500.000 mq gli orti urbani diffusi in Italia ha detto Fabrizio Montepara, Presidente di ResTipica-Anci. Particolarmente concentrati in grandi città come Torino, Padova e Genova, per fare solo qualche caso, stanno crescendo anche in piccoli centri. In media la dimensione media degli appezzamenti è tra i 30 e i 50 mq”. Ulteriori dati sono emersi dalla testimonianza di un esperto, da 15 anni attivo nel settore. “Il Comune fornisce terreno e acqua con un canone minimo che arriva fino ai 200 euro annui per gli orti urbani e tra i 25 e i 100 euro l’anno per gli orti urbani sociali” ha stimato Giorgio Prosdocimi Gianquinto, docente di orticoltura all’Università di Bologna. Tra le funzioni più rilevanti quella sociale, perchè permette il dialogo tra culture e fasce della popolazione di età e tradizioni diverse, terapeutica, estetica ma soprattutto ecologica, perchè favorisce la riduzione di Co2 in atmosfera e permette la nobilitazione di alcuni materiali residui che vengono riutilizzati”.

Giardini interculturali. Nati alla metà dell’800 in Germania, gli orti urbani si sono rapidamente diffusi in tutta Europa e oggi consentono di produrre fino a 50 kg/mq di prodotti freschi all’anno. Spiccata l’evoluzione fino ai nostri giorni: “I più diffusi sono quelli di quartiere – ha continuato l’esperto. Ma negli ultimi anni sono diventati sempre più tematici, per coinvolgere donne, disabili, scolari, hanno una valenza di “giardino interculturale” per facilitare interscambio e soprattutto da realtà prive di scopi di lucro stanno diventando “fattorie urbane” volte ad alimentare chi ci lavora o sostenere il progetto”.

Case history, l’orto sociale di Livorno. Un caso di successo emblematico, approfondito nel convegno alla Fiera di Vita in Campagna, è costituito dal Comune di Livorno dove è stato progettato un modello di orto sociale pionieristico e per tutti: “Ottenuta la copertura finanziaria di circa il 50% dalla Regione Toscana e aggiudicati i lavori, tra l’ottobre del 2004 e il maggio del 2005 sono stati realizzati 227 orti di cui 10 riservati per casi sociali rilevanti, 7 alle scuole e 210 assegnati in base al solo criterio dell’età anagrafica – spiega Mirco Branchetti, responsabile Ufficio Gestione Verde Urbano, Agricoltura e Foreste del Comune di Livorno. In media ogni orto è costato sui 1.000 euro all’anno con una produzione di 120-140 kg per una produzione totale tra i 25 e i 30.000 kg. Il pomodoro è stato l’ortaggio più coltivato in primavera-estate, mentre insalata, cavoli e cipolle hanno registrato una produzione costante”.

(Fonte: Fiera di Vita in Campagna)

Tradizioni rurali venete, da Ballotta a Torreglia (PD), “Amarcord” firmato carni Brianza

Serata Ballotta Un dì di respiro

Salatura e taglia mezzene Antica Trattoria Ballotta (foto Mario Stramazzo)

(di Marina Meneguzzi, socio ARGAV) Per qualche fortunato di origine contadina,  è stato un tuffo nelle tradizioni rurali venete, per il resto degli avventori, la possibilità di scoprire un passaggio fondamentale per il sapore del prosciutto Dop di Montagnana che da lì a poco avrebbero gustato. Stiamo parlando della dimostrazione di salatura del prosciutto e a cui hanno assistito i tanti presenti alla serata “Un dì de respiro”, irriverente ma gustoso strappo alla regola del “mangiar di magro” in Quaresima proposto da Fabio e Cristina Legnaro dell’Antica Trattoria Ballotta di Torreglia (PD) domenica 23 marzo scorso.

 

Brianza e Legnaro serata Ballotta Un dì di respiro

da sx, noricini e titolare Salumificio Brianza insieme a Fabio Legnaro, patron Antica Trattoria Ballotta (foto Mario Stramazzo)

Un sapido massaggio. La sapiente massaggiatura con il sale di Cervia della coscia di maiale nonché la dimostrazione del taglio delle mezzene sulla mejoara (termine veneto per definire il piano di legno dove si taglia, trita, amalgama e insacca la carne di maiale), è avvenuta per mano dei norcini del Salumificio Brianza di Montagnana (PD), specializzato nella produzione di prosciutto crudo, in particolare del pregiato Prosciutto Veneto, tipico di Montagnana, realizzato con carni scelte di prima qualità proveniente unicamente da allevamenti italiani certificati, come previsto dal marchio DOP del Consorzio di tutela.

Dal piedino, la provenienza. Invitati a partecipare alle feste dedicate al prelibato insaccato (lFesta del Prosciutto di Montagnana, 16- 25/5/14 e Festa del Maiale di Montagnana, gennaio 2015) e soddisfatte le numerose curiosità sulla produzione del prosciutto, tra cui l’accortezza di osservare in occasione di un prossimo acquisto, oltre al marchio impresso, se la coscia ha tutto il piedino (prosciutto San Daniele) o ne sia privo (prosciutto di Parma e, in maniera un po’ più accentuata, prosciutto di Montagnana), gli avventori sono passati alla degustazione di crudo e insaccati insieme ad altre prelibatezze di stagione, come i bruschi, gli asparagi selvatici tipici dei colli Euganei. Seduti a tavola, dopo lo sbroeton (minestra) di verze, è seguita la grigliata di carne di maiale a volontà con polenta, verze e fagioli stufati, il tutto innaffiato da vino rosso Doc dei colli Euganei. Tra le sorprese riservate agli ospiti, anche le piccole delizie (bacetti, maranei e zaletti) della rinomata pasticceria Loison, proposte dall’eclettico e vulcanico patron, Dario.

Pasta Zara, successo “glocal” italiano, investe nei mercati di Nord Africa e Medio Oriente e assume in Italia

Stabilimento pastificio zara

Particolare interno stabilimento Pasta Zara di Riese PIo X (TV)

(di Marina Meneguzzi, socio ARGAV) Nella marca trevigiana c’è una azienda che conferma ancora una volta come l’agroalimentare sia attualmente l’argine in grado di salvare l’economia italiana dal dilagare della crisi. Si tratta di Pasta Zara di Riese Pio X, azienda fondata più di un secolo fa dalla famiglia Bragagnolo che, nel giro di quattro generazioni (qui le tappe), ha saputo trasformare un piccolo laboratorio di pasta artigianale in un’azienda di dimensioni mondiali.

Gruppo soci ARGAV pastificio Zara

Gruppo soci ARGAV in visita al pastificio Zara

Marco Prosdocimi, responsabile controllo qualità Pasta Zara

Marco Prosdocimi, responsabile controllo qualità Pasta Zara

Nel proprio Dna, l’export. Lunedì 10 marzo scorso i soci ARGAV hanno avuto la bella opportunità di visitare l’azienda, accolti dal presidente Furio Bragagnolo, insieme a Giovanni Bertizzolo, responsabile comunicazione e a Marco Prosdocimi, responsabile controllo qualità.  Ecco qualche cifra per far capire l’importanza dell’azienda: un fatturato di 235 milioni di euro nel 2013 (+ 14% circa rispetto al 2012, 92% estero, 8% Italia), tre stabilimenti, tutti in Italia (Riese in Veneto, Muggia in Friuli Venezia Giulia e Rovato in Lombardia) aperti 362 giorni l’anno (con il placet sindacale) e che producono a ciclo continuo 22 linee di pasta, 384 dipendenti. Ed ancora, il 14,5% della pasta secca italiana consumata nel mondo è prodotta da Pasta Zara, un risultato che mette l’azienda al primo posto tra gli esportatori italiani di pasta, con il proprio marchio e con la produzione per altri marchi (private label), e al secondo posto tra i produttori in Italia. Pasta Zara è da sempre orientata all’export, fin da quando nel 1932 scelse la Dalmazia, allora veneta, per approcciare il mercato dell’est, esperienza poi conclusa dopo la II^ Guerra Mondiale e la confisca di Tito ma rimasta indelebile nel nome della compagnia. Oggi, l’azienda è presente in 108 Paesi conquistati dai Bragagnolo, prima Umberto, poi Franco ed oggi Furio, palmo a palmo, con un serrato lavoro “porta a porta” e la partecipazione a fiere. “Intendiamo rafforzare il mercato italiano, ma il nostro futuro guarda soprattutto verso il Medio Oriente e il Nord Africa, dove ad Alessandria d’Egitto stiamo aprendo un ufficio commerciale, e prevediamo un ulteriore sviluppo nei Paesi dell’Est Europa“, ha raccontato ai soci ARGAV Furio Bragagnolo.

Bragagnolo e Stelluto

da sx, Fulvio Bragagnolo, presidente Pasta Zara riceve da Fabrizio Stelluto, presidente ARGAV, la penna ricordo ARGAV

Produzione pasta Zara 2

Pasta Zara, particolare produzione

Proiettati nel domani. La famiglia Bragagnolo (oltre a Furio in azienda lavorano i fratelli Arianna, Umberto e Franca), ha sempre investito in uomini e prodotti. Va in questo senso la bella notizia di una cinquantina di prossime nuove assunzioni tra Muggia, lo stabilimento più nuovo ed avanzato del gruppo in fatto di capacità produttiva e Rovato. Quest’ultimo stabilimento è stato acquisito nel 2010 per dare all’azienda uno sbocco ad ovest attraverso il vicino porto di Genova. Senza l’intervento dei Bragagnolo lo stabilimento sarebbe stato chiuso mentre così sono stati salvati 90 posti di lavoro e create le condizioni per una crescita ulteriore. Per quanto riguarda i prodotti, sottoposti a continui e accurati controlli, in collaborazione con le Università di Padova e Bologna sono in via di sviluppo diverse innovazioni volte a intercettare nuove nicchie di mercato, tra cui una pasta più ricca di fibre ma dalla classica colorazione dorata, una pasta “salutista” ricca di omega 3 ed una pasta più proteica grazie all’impiego di farina di fagioli. Importante anche la ricerca di una sempre maggiore sostenibilità aziendale: compiendo una scelta oggi lungimirante, dal 2008 Pasta Zara trasporta in treno le semole dal sud Italia ai 3 stabilimenti e fa largo impiego di energie rinnovabili grazie alla presenza di impianti fotovoltaici sui tetti degli stabilimenti (a Riese viene prodotto l’80% circa di energia, a Muggia il 55%, mentre lo stabilimento di Rovato è agli albori).

Contraffazione alimentare, i pacchi di pasta polacchi che ricordano nell'imballo la pasta Zara

Contraffazione alimentare, i pacchi di pasta polacchi che ricordano nell’imballo la pasta Zara

Successo del made in italy, il rovescio della medaglia. Si chiama “Italian sounding“, ovvero l’utilizzo fraudolento di denominazioni geografiche, immagini e marchi che evocano l’Italia – ma che non hanno niente a che fare con il Bel Paese – per promuovere e vendere prodotti di qualità, nella migliore delle ipotesi, inferiore a quella italiana. E di recente, proprio nell’Est europeo, in Polonia, pasta Zara ha registrato degli episodi di contraffazione del marchio. “E’ un problema serio per l’Italia . ha commentato Bragagnolo – perché ci vengono sottratte quote importanti di mercato, purtroppo all’estero non è obbligatorio mettere nell’etichetta la zona di produzione, e questo ci penalizza fortemente”.

Dino Baggio Andrea Casellato ristorante Fior Castelfranco

da sx Dino Baggio e Andrea Casellato ristorante Fior di Castelfranco

Gustoso assaggio. La visita dei soci ARGAV è terminata con un assaggio di pasta Zara, preparata in modo eccellente all’interno dello stabilimento in una cucina a vista dallo chef Andrea Casellato e servita di tutto punto da Dino Baggio, entrambi del rinomato ristorante Fior di Castelfranco Veneto (TV).

Bruciatura ramaglie in campagna, emendamento Consiglio Regione Veneto lo consente

Bruciatura sterpaglieCon l’emendamento approvato lo scorso 20 marzo 2014 in Consiglio Regionale sulla combustione controllata sul posto di ramaglie, tralci e materiale vegetale residuo, il Veneto si allinea ad altre regioni che avevano già legiferato in merito responsabilizzando i Comuni sulle specificità del loro territorio.

Fuochi sul terreno consentiti dalle normative vigenti nei comuni. Lo afferma Coldiretti nell’apprendere il positivo epilogo della vicenda della bruciatura di scarti derivanti dalle operazioni di potatura, sfalcio, manutenzione e cura della campagna. Saranno le amministrazioni comunali, dunque, ad individuare le aree, il periodo, gli orari in cui sono consentiti i fuochi sul terreno nel rispetto delle normative vigenti. Di tutt’altra impostazione era, invece, la lettera inviata dagli uffici regionali a tutti i Sindaci che invitava ad applicare un provvedimento nazionale elencando addirittura le sanzioni anche penali.

Coldiretti Veneto: “Siamo al paradosso, agricoltori obbligati a far valere le buone prassi agricole”. “E’ una prassi consolidata e rientra nel codice delle buone pratiche agricole”, spiega Coldiretti che ricorda quanto questo metodo a volte sia stato utile per fermare epidemie da parassiti delle piante anche in area urbana come il bruco americano e la Psa del kiwi. “La vigilanza da parte del produttore o del conduttore del fondo è una condizione necessaria in questi casi per evitare danni – commenta Coldiretti – ma come si applica in agricoltura sarebbe consigliato che la stessa attenzione e cura fosse riservata anche da parte di chi emana circolari che creano solo allarmismi aggravati da prese di posizione su stampa inutili. Diamo atto che la “politica del fare” ha reso giustizia al lavoro quotidiano della gente dei campi nell’interesse generale della collettività”.

(Fonte: Coldiretti Veneto)

Franca Castellani riconfermata presidente del Consorzio VeroNatura

Franca Castellani

Franca Castellani

Franca Castellani è stata confermata nei giorni scorsi alla presidenza del Consorzio VeroNatura. Castellani, titolare di un’azienda ortofrutticola a Verona, è al secondo mandato alla guida del Consorzio che gestisce i 27 mercati a kilometro zero di Campagna Amica di Coldiretti a Verona e provincia, oltre 100 aziende agricole impegnate a rotazione secondo la stagionalità con un totale di 18.000 visitatori medi all’anno. Rinnovato anche il consiglio di amministrazione composto da Loredana Bimestre, Daniela Castagna, Paolo Colpo, Giuseppe Desto, Claudio Girardi, Francesca Mainenti, Giampaolo Martinelli, Filippo Merlin, Graziano Poli e Andrea Schiavo.

In arrivo altri tre nuovi mercati a km zero nel veronese. “Siamo soddisfatti dei risultati ottenuti dal Consorzio in questi anni – ha detto la presidente – Nelle prossime settimane apriremo tre nuovi mercati a kilometro zero, uno a Lugagnano a Castel d’Azzano e uno a Malcesine. I mercati degli agricoltori difendono la stagionalità dei prodotti e, allo stesso tempo, sono la risposta all’esasperazione del mercato. A ogni stagione noi possiamo mangiare qualsiasi tipo di frutta o verdura coltivata in ogni parte del mondo ma in questo modo non siamo più in grado di apprezzare i prodotti della stagione e gustarli nel loro sapore autentico. Si rischia di non riconoscere più il gusto del pomodoro di giugno maturato in pieno sole sul territorio rispetto a quello cresciuto in serra con forzatura del ciclo produttivo e che ha impiegato settimane per arrivare sulle nostre tavole. E’ il cosiddetto “controstagione” che rappresenta un danno per l’agricoltura, definendone il prezzo”.

(Fonte: Coldiretti Verona)

Nasce in Veneto la Strada del Gelato, il “battesimo” del nuovo percorso il 24 marzo, nella Giornata europea del Gelato Artigianale

gelato

Gelato artigianale

L’area dell’Altamarca e del Bellunese hanno in progetto una Strada del Gelato, itinerario che vuole mettere in risalto le grandi capacità delle gelaterie del territorio ma anche il patrimonio storico-culturale forte di oltre un secolo di storia che ha portato i gelatai veneti a emigrare in tutto il Mondo. Come quel cadorino, Italo Marchioni, che nel 1903 depositò negli USA il brevetto del cono, inventandosi il gelato da passeggio.

24 marzo, Giornata europea del Gelato Artigianale. L’anticipazione del progetto della Strada del Gelato è emersa nell’ambito dell’Antica Fiera di San Gregorio, appena conclusasi con successo a Valdobbiadene (TV). Oscar De Bona, presidente di Longarone Fiere Dolomiti, presente nei giorni di fiera, ha annunciato anche la data ufficiale di nascita della nuova Strada del Gelato: il prossimo 24 marzo, in occasione della Giornata europea del Gelato Artigianale.

Lusia (Ro), polo orticolo tra i più importanti del Veneto, si rafforza

CAMPI_LUSIAOPO (Organizzazione Produttori Ortofrutticoli) Veneto sta realizzando una nuova piattaforma dentro il mercato ortofrutticolo di Lusia, in provincia di Rovigo. Sarà il suo punto di riferimento per gli ortaggi delle terre tra il Po e l’Adige, dove da anni è presente con suoi tecnici e operatori.

Gettate le basi per il futuro sviluppo economico del territorio. Sarà una struttura fortemente innovativa e funzionale a servizio dei soci, ma a anche di quanti riterranno di poter usufruire delle proposte logistiche. I lavori sono partiti e procedono speditamente. L’opera è stata presentata in un incontro nella Camera di commercio a Rovigo, presenti autorità e operatori del settore. Per gli orticoltori di Lusia e dintorni è un segnale positivo molto importante, tanto più che cade in un momento di sensibile difficoltà per i principali ortaggi di Lusia, alle prese con un mercato stanco, frutto della stagnazione dei consumi, e di prezzi che non offrono tante soddisfazioni. “Lusia, comunque, è una bella realtà sulla quale merita scommettere, ha commentato Cesare Bellò, consigliere delegato di OPO Veneto. E’ una sfida sul futuro, per la quale occorrono uomini di qualità e fortemente motivati. Con la nuova struttura OPO Veneto conta di raddoppiare in poco tempo il fatturato nel territorio di Lusia perché ci sono tutte le premesse”.

Lusia, polo orticolo tra i più importanti del Veneto. Al di là delle difficoltà del momento, ha rilevato Massimo Pezzuolo, tecnico di OPO Veneto, si opera dentro un polo orticolo tra i più importanti del Veneto e conosciuto a livello nazionale. Su 2 mila ettari si raccolgono più di 500 mila quintali di ortaggi. Negli ultimi anni c’è stata una flessione nella produzione, che adesso pare essersi fermata. Nel frattempo molte aziende hanno investito nella innovazione, hanno diversificato le produzioni, si sono piazzate su nuovi mercati. Lusia orticola, insomma, non si è arresa a tante difficoltà. Sono cresciuti alcuni vivai, dai quali escono milioni di piantine: 200 milioni solo da uno.

(Fonte: http://www.ortoveneto.it)

Mercati a km zero, nel veronese il consumatore tipo è donna, attenta ai costi e alla salute

agriturismo_donnaDonna, tra i 35 e i 54 anni di età, con scolarità media e medio stato socio economico. E’ questo l’identikit del consumatore tipo dei mercati degli agricoltori, realizzato dal Consorzio VeroNatura che gestisce i mercati di Campagna Amica di Verona nei primi mesi del 2014 con una serie di interviste a utenti e produttori.

Nel dettaglio. A fronte di una presenza femminile pari al 62 per cento, si registra anche una presenza maschile pari al 38 per cento. Dall’analisi, è emerso che il consumatore tipo spende in media 13 euro ai mercati a kilometro zero. Acquista per lo più frutta e verdura e poi formaggi, carne, uova e salumi. Le ragioni della spesa nei mercati sono legate alla volontà di mangiare cibi sani, raccogliere informazioni su ciò che si consuma ed essere rassicurati su quello che si porta in tavola. Mangiare, dicono gli intervistati, è del resto un piacere. La soddisfazione dei consumatori dei mercati a kilometro zero è per il 75 per cento alta. “Cerchiamo di capire periodicamente – precisa Franca Castellani, presidente del Consorzio VeroNatura – chi sono i nostri clienti e cosa possiamo offrire nei nostri mercati. Del resto, da un’analisi di questi giorni su scala nazionale di Coldiretti, emerge che aumentano del 67 per cento gli acquisti degli italiani nei mercati degli agricoltori, in netta controtendenza con l’andamento negativo dei consumi alimentari, in calo del 4 per cento nel 2013.

Festa della donna. “Per ringraziare le nostre clienti, attente consumatrici – conclude Castellani – sabato 8 marzo nei mercati a kilometro zero di Borgo Roma e di Calmasino, daremo un omaggio a tutte le signore che si recheranno a fare la spesa”.

(Fonte: Coldiretti Verona)

Pietro Piccioni nuovo direttore Coldiretti Veneto

Pietro Piccioni Coldiretti Veneto

Pietro Piccioni neodirettore Coldiretti Veneto

Pietro Piccioni è il nuovo direttore di Coldiretti Veneto. Originario di Ascoli Piceno, 47 anni, sposato con tre figli è stato alla guida della Federazione di Verona per cinque anni.Già nella squadra dei sette responsabili provinciali che con i rispettivi presidenti costituiscono la Giunta regionale, metterà a disposizione un’esperienza maturata nel campo sindacale, tecnico ed economica più che ventennale.

Alla guida di una compagine di 73 mila imprese. Piccioni raccoglie il testimone da Enzo Pagliano nominato a Cuneo. Il passaggio è stato convalidato oggi in Consiglio alla presenza del Responsabile dell’area organizzativa Confederale, Bruno Rivarossa. Coldiretti conta in Veneto 73 mila imprese (il 60% della rappresentanza agricola). “Un’agricoltura così strutturata, dinamica, capace di grandi numeri, e di annoverare tipicità conosciute in tutto il mondo, merita la giusta attenzione politica e una gestione dei servizi attenta e moderna” – ha detto Pietro Piccioni – sottolineando quanto Coldiretti sia concentrata su importanti progetti che vedono coinvolta l’intera filiera agricola italiana, per creare un sistema forte e coeso in grado di coniugare le sfide del mercato con gli interessi dei soci e della società civile tutta”.

Piccioni Pagliano Coldiretti Veneto

il passaggio di testimone da sx Pietro Piccioni ed Enzo Pagliano

Il triennio passato. Nel salutare i dirigenti e collaboratori Enzo Pagliano ha ricordato alcuni passaggi che hanno caratterizzato questi ultimi tre anni di conduzione: dall’accordo per la realizzazione dei bacini di laminazione delle piene al rinnovo del protocollo per gli espropri della Pedemontana, dalla costituzione di UeCoop composta da 200 cooperative operanti nei diversi settori, alla creazione del polo più grande d’Italia dei consorzi agrari che interessa le province di Venezia, Padova, Rovigo, Verona, Brescia e Mantova, non ultimo il consolidamento della ristrutturazione del sistema di rappresentanza degli allevatori. Sul piano legislativo l’importante traguardo di due leggi strategiche per il settore: quella sull’agriturismo e l’agricoltura sociale. Sul tavolo, invece, l’imminente avvio della Programmazione dello Sviluppo Rurale e la decisiva impostazione della Politica Agricola Comunitaria che influenzerà in modo significativo l’agroalimentare veneto.

(Fonte: Coldiretti Veneto)

Febbraio 2014, temperature miti anticipano la produzione di asparagi bianchi

punte-asparagiIn provincia di Padova, sotto le serre, sono spuntati i primi asparagi bianchi. Sono arrivati con sorprendente anticipo, dovuto al fatto che febbraio si sta presentando con una temperatura relativamente mite rispetto alla media stagionale.

Difficoltà, causa maltempo, per le coltivazioni all’aperto. Gli asparagi rispecchiano i loro valori migliori, che sono di un elevato livello, ed essendo i primi hanno anche una soddisfacente quotazione. Le richieste superano l’offerta tanto più che vengono trattati anche dalla Grande distribuzione. Per gli asparagi in serra la partenza, dunque, è stata buona, con aspettative di miglioramento. “E’ presto, però, per fare previsioni sulla stagione dell’asparago 2014 in provincia di Padova, spiega Ettore Petranzan, presidente della cooperativa “Terre Euganee” di Pernumia, associata a OPO Veneto: per le coltivazioni in serra non ci sono grossi problemi e la produzione potrebbe essere la stessa dello scorso anno o leggermente superiore, visto che non ci sono stati particolari investimenti o ampliamenti delle serre”. Qualche preoccupazione c’è, invece, per le produzioni all’aperto, che sono state parecchio disturbate dal maltempo e dalle piogge. Ci sono evidenti segnali di stress in diversi impianti. Quasi il 90 per cento dell’asparago del Padovano è coltivato all’aperto. Sulla stagione dell’asparago c’è l’incognita crisi: si tratterà di capire, osserva Petranzan, quanto i consumatori sono disponibili a pagare il prodotto in una fase in cui il reddito disponibile delle famiglie si è fortemente contratto.

La produzione in Veneto. Il Veneto, con quasi 1.400 ettari coltivati e 62 mila quintali di asparagi raccolti nel 2012, si situa al secondo posto per produzione: ha davanti la Puglia ed è seguito a distanza dalla Campania. E’ la provincia di Padova la “capitale” dell’asparago veneto. Produce sui 16 mila quintali. E’ vicina per quantità la provincia di Verona con 14 mila quintali. La cooperativa “Terre Euganee” ne tratta oltre 2 mila quintali. Sono i primi asparagi del Veneto a fare capolino, e c’è la spiegazione. Crescono in area termale, dove la terra è più calda e più morbida, favorevole quindi alla coltivazione dell’ortaggio.

(Fonte: http://www.ortoveneto.it)