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Arte bianca. Molino Rachello di Musestre (TV) fra i primi in Italia nel settore a presentare il bilancio di sostenibilità

Oasi rachello PortegrandiLa sostenibilità è ancora un concetto poco chiaro, percepito soprattutto in riferimento a tematiche ambientali e non viene associato ad aspetti sociali e di “governance”: è quanto emerge da un’indagine di Molino Rachello presso i propri stakeholders e riportata a commento del primo bilancio di sostenibilità dell’azienda molitoria con sede a Musestre, nel trevigiano e presentato in occasione dell’annuale meeting “Terreni d’incontro” con i partner del progetto Oasi.

“Si tratta di una scelta etica e volontaria, perché vogliamo misurare, rendicontare e monitorare le attività ed i progetti collegati alle tematiche ESG, valorizzando il nostro contributo all’Agenda ONU 2030: sono 10 gli obiettivi e 17 i target, che validano le azioni da noi finora intraprese per garantire modelli sostenibili di produzione e di consumo” dichiara Gabriele Rachello, direttore generale del Molino, giunto alla sesta generazione. Il bilancio è articolato in tre “impegni” per consapevolezza alimentare, ambiente e persone: per ognuno vengono presentate le scelte fin qui messe in atto, nonchè indicati gli orizzonti e gli obbiettivi, che l’azienda vuole raggiungere.

Profilo. Molino Rachello fattura annualmente 31 milioni di euro e macina circa 52.000 tonnellate di grano (di cui 8.000 bio), da cui ne ricava 40.000 di farina; il 97% del mercato è nazionale con preponderanza del Triveneto: il 53% della produzione è destinata all’industria alimentare, il 31% al comparto artigiano, 8% ai distributori, il 5% alla Grande Distribuzione Organizzata ed ai suoi panifici; la linea “Oasi Rachello”, composta da farine di cereali italiani con filiera certificata e controllata, rappresenta al momento circa il 10% del volume e si rivolge sia al canale professionale che a quello del consumatore finale attraverso i supermercati e la vendita on-line. I valori affermati sono quelli di sicurezza e trasparenza, tracciabilità e controllo di filiera, innovazione e ricerca (trasmissione di competenze e “know how”), digitalizzazione (ottimizzazione dell’efficienza produttiva), nutrizione sana (incentivazione di metodi colturali naturali e biologici, nonchè organizzazione di momenti informativi, indirizzati all’opinione pubblica).

L’Oasi Rachello comprende terreni agricoli italiani (attualmente in Veneto, Friuli Venezia Giulia e Toscana), ubicati lontano da fonti d’inquinamento e dove viene promossa un’agricoltura controllata, secondo un condiviso disciplinare colturale a basso impatto ambientale; ai produttori viene riconosciuto un premio aggiuntivo, che va dal 5% al 7% in più rispetto ai listini della borsa merci di Bologna. Un’interessante conferma arriva dal confronto fra le aree coltivate in modo convenzionale e quelle biologiche: queste ultime hanno una minore incidenza sull’ecosistema, dovuta all’uso limitato di fertilizzanti ed all’assenza di fitofarmaci. Proprio l’esperienza delle Oasi permette di ridurre fortemente le emissioni di anidride carbonica, legate alle attività agricole necessarie alla produzione del grano. Nel ciclo produttivo di Molino Rachello non esistono praticamente scarti di lavorazione, perché anche la crusca ed il cruschello, cioè le parti più esterne del chicco, sono utilizzati per la produzione di farine integrali o destinati a mangime zootecnico (la quantità di rifiuto corrisponde allo 0,05% della materia prima utilizzata, mentre il 72,6% dei rifiuti collegati al ciclo produttivo sono riciclabili).

Grande attenzione viene dedicata all’imballo totalmente riciclabile seppur, per legge, i confezionamenti in carta a diretto contatto con prodotti alimentari devono essere composti da prodotto vergine; ciò significa che i pack non possono derivare da materiali riciclati. Utilizzando un LCA (Life Cycle Assessment) è anche emerso che il ciclo di vita dell’organizzazione aziendale ha impatti significativi sull’ambiente, dovuti per quasi il 92 % alla produzione agricola del grano, e per poco più dell’8% alla fase di produzione farina, packaging e trasporto. Per mitigarli, Molino Rachello si impegna ad attuare azioni mirate ed inserite, per quanto possibile, tra i propri obiettivi futuri.“Questo primo bilancio di sostenibilità – conclude Gabriele Rachello – rappresenta un punto di partenza importante, perché ci ha permesso di prendere piena consapevolezza dell’impatto delle nostre scelte sull’ambiente. Il nostro impegno rimane ora rivolto al miglioramento continuo, al cambiamento ed all’innovazione, perché vogliamo essere riconosciuti come azienda affidabile, credibile e soprattutto sostenibile”.

Fonte: servizio stampa Molino Rachello

Presentata a Noventa Vicentina (VI) la Mappa delle attrattività dell’area Berica

comuni-del-distretto-del-commercio-area-berica-con-associazioni-e-studenti-aderenti-al-progettoIl Distretto territoriale del commercio “Area Berica” che comprende i comuni di Agugliaro, Albettone,  Asigliano, Campiglia dei Berici, Noventa Vicentina, Pojana Maggiore e Sossano ha presentato lo scorso 20 giugno 2024 la Mappa delle Attrattività dell’Area Berica. La presentazione, svoltasi nel comune di Noventa Vicentina (VI) ha visto la presenza dei Sindaci dei Comuni aderenti, le realtà associative di natura economica, sociale e culturale, gli studenti dell’Istituto “Umberto Masotti” che hanno contribuito alla realizzazione della mappa e alcune realtà commerciali.

Interventi. Mattia Veronese, sindaco del Comune  di Noventa Vicentina che ospita l’evento e funge da capofila, ha sottolineato la qualità del progetto che ha messo in rete i comuni dell’area berica permettendo così delle azioni concordate per l’incremento economico con l’attrattiva del turismo culturale, sportivo, gastronomico. Franco Frazzarin, manager del Distretto del commercio Area Berica, ha evidenziato l’importanza della promozione dell’area e del  commercio, gli obiettivi della Mappa delle Attrattività e del logo che costituisce il marchio di area che deve valorizzare e promuovere le risorse nell’area dei Sette Comuni del Distretto del Commercio. “E’ ancor più importante in questo momento storico che vede mutare la domanda dei viaggiatori con attenzione al turismo lento, esperienziale, a contatto con la natura, usando spesso la bici ecc. È dunque un passaggio per arrivare a costruire il “prodotto turistico dell’area” visto che tutti gli elementi del nuovo turismo sono offribili dall’area”. Importante è stata la scelta di rivolgersi ai giovani studenti per la realizzazione della Mappa delle Attrattività, quelli dell’I.I.S. “Umberto Masotto” di Noventa Vicentina, assistiti dai loro docenti con il coordinamento del prof. Gianni Ciscato. Maurizio Drago, giornalista enogastroturista consigliere Argav, ha puntato sulla comunicazione del turismo e della gastronomia, due formidabili risorse per l’Area Berica. “La gente viene in questo territorio per gustare il territorio stesso in senso lato e per mangiare prodotti e piatti tipici. Il turismo enogastronomico si è sviluppato enormemente in questi anni e i dati del Rapporto sul Turismo Enogastronomico Italiano 2024 dimostrano che per oltre il 57% dei turisti si muove per recarsi in territori e provare le tipicità gastronomiche di quei luoghi, oltre che a vivere un’esperienza. È importante fornire a loro una mappa delle attrattività che permetta una rapida visione di quello che può offrire il territorio stesso”. Gianni Ciscato, docente di disegno e storia dell’arte, ha affermato: “La mappa delle attrattività dell’Area Berica che abbiamo predisposto con alcune classi del nostro Liceo identifica alcune pregevoli opere architettoniche del territorio, meritevoli di attenzione e di visita. Due sono i filoni individuati: quello delle Ville venete, alcune addirittura precorritrici della Civiltà di villa, che ci raccontano del raffinato equilibrio tra terra e acqua così risolto dall’uomo che qui ha operato. Ulteriore filone è quello degli edifici religiosi che con la loro presenza in ogni centro sono segni di una fede comune antica.” Giulia Dal Maso, studentessa della classe 4. Liceo scientifico, ha aggiunto: “Io ho approfondito la Villa palladiana “Poiana”, edificio simbolo di Poiana Maggiore. Ho capito che la villa è un grande racconto dell’identità dei committenti e dell’epoca in cui essi hanno vissuto e operato. Quella dei Poiana fu una famiglia anticamente dedita alle imprese militari, poi impegnata nella gestione e bonifica di vasti terreni agricoli e che, nel corso del Cinquecento, ha inoltre abbracciato la cultura dell’umanesimo secondo la sensibilità veneta”. Riccardo Gobbi, studente della classe 4. Liceo scientifico, ha chiosato: “Io ho approfondito Villa Barbarigo, edificio simbolo e sede municipale di Noventa vicentina. Questa è una villa di stampo decisamente nobile, di proprietà di una ricca famiglia veneziana che qui a Noventa Vicentina disponeva di vasti possedimenti. La rilevanza della famiglia la si vede dalle dimensioni dell’opera. Edificio e spazi esterni, e dall’apparato decorativo degli affreschi interni che celebrano l’eroica storia familiare e le virtù umane nonché gli impegni agricoli della famiglia”.

Fonte: Servizio stampa Distretto del commercio Area Berica

44^ rassegna gastronomica dell’Asparago bianco di Bassano Dop: fino al 13 giugno 2024, possibilità di gustare il prelibato germoglio negli esercizi lungo la Strada dell’asparago

L'asparago DOP di Bassano è anche protagonista di una rassegna gastronomica(di Marina Meneguzzi, consigliere Argav) Da San Giuseppe (19 marzo) a Sant’Antonio (13 giugno): è fra le due celeberrime ricorrenze di Santi che cade, bizze del meteo permettendo, il periodo di produzione e raccolta quotidiana dell’asparago bianco di Bassano del Grappa Dop, prelibato germoglio che viene coltivato lungo la Strada dell’asparago, ossia il tratto di Pedemontana comprensivo dei 10 Comuni che dal 2007 rientrano nella denominazione di origine protetta (Bassano del Grappa, Cassola, Cartigliano, Marostica, Mussolente, Pove del Grappa, Romano d’Ezzelino, Rosà, Rossano Veneto e Tezze sul Brenta). Nello stesso periodo di tempo, ristoranti, trattorie, bistrò, pizzerie e persino una gelateria dislocati nel territorio della Dop, consentono agli appassionati del “Re bianco” di Bassano di assaporarlo in tante interpretazioni e consistenze offerte in menu degustazione sempre disponibili o in specifiche cene di gala in occasione della 44^ edizione della rassegna gastronomica dedicata al prezioso ortaggio e organizzata da Confcommercio mandamento di Bassano del Grappa. Non solo. I tipici mazzi da 1 kg o 1,5 kg legati con un ramoscello di salice o vimini (in dialetto veneto stroppa) dal quale pende il bollino con il marchio di riconoscimento, si possono anche acquistare nelle bancarelle di vendita che si susseguono lungo la Strada dell’asparago (info esercizi e date eventi bassanodascoprire.eu).

Il presidente del Consorzio di Tutela Paolo Brotto

Tutti i numeri della Dop. L’asparago bianco di Bassano Dop nasce sotto cumuli di terreno sabbioso coperto da teli per impedire la fotosintesi clorofilliana e farlo rimanere nel suo splendido candore. “Da disciplinare, la Denominazione di origine protetta impone le caratteristiche estetiche che devono possedere gli asparagi di Bassano – spiega il giovane presidente del Consorzio di Tutela (asparagobassano.it), il quarantenne Paolo Brotto (nella foto in alto, credits Germana Cabrelle). Innanzitutto devono essere assolutamente di colore bianco, ben formati, dritti, interi e con apice serrato, teneri e non legnosi, di aspetto e odore freschi, privi di sapori estranei e con delle dimensioni ben precise”. La Dop si compone oggi di quaranta coltivatori certificati per una ventina di ettari di asparagiaie che forniscono, mediamente, 600 quintali di asparagi all’anno. Questa tipologia di asparago ha proprietà nutrizionali notevoli: i germogli contengono moltissimo potassio e risultano benefici per il cuore e la salute dei muscoli, oltre ad avere effetti depurativi e diuretici che si manifestano con la comparsa del tipico odore nelle urine.

Alle spalle, una storia gastronomica di cinque secoliLe particolarità principali della varietà di asparago Dop bassanese sono la tenerezza, il gusto delicato e la possibilità di prepararlo in molte versioni: dal tradizionale piatto di asparagi lessati con le uova, di cui suggeriamo poi la ricetta per prepararli in 25 minuti, al risotto, dalla vellutata alla pizza, dalla tempura al gelato. Il miglior abbinamento in tavola con il vino resta territorialmente in Veneto e nel vicentino, accordando la preferenza al Vespaiolo di Breganze. Ovi e spàrasi è il piatto che tradizionalmente in Veneto va per la maggiore e che è quasi d’obbligo consumare in famiglia o tra amici. Per 4 persone ci vogliono 2 kg di asparagi bianchi di Bassano Dop, uova fresche di gallina. Per la preparazione, si taglia la parte sottostante dura dell’asparago. In una pentola capiente si fa bollire dell’acqua, salandola e immergendovi gli asparagi, cuocendoli coperti per circa 20 minuti. Nel contempo, si cuociono le uova in acqua bollente per circa 5 minuti (barzotte). Dopodiché si tolgono gli asparagi dall’acqua, adagiandoli in un piatto e servendoli con 2 uova intere a persona. Condire con olio extra vergine di oliva, sale, pepe e aceto.

Tour della città. L’assaggio delle specialità a base di asparago di Bassano Dop nelle località della Strada consente la visita alle principali testimonianze culturali del luogo: dalla visita al Museo Civico (fra i più antichi del Veneto) ospitato nell’ex convento dei frati francescani con il bellissimo chiostro e un’ala interna dedicata allo scultore neoclassico Antonio Canova (museibassano.it) alla salita alla Torre Civica con l’orologio dalla cui sommità (43 metri) si ammira un bellissimo panorama alla passeggiata lungo lo storico Ponte degli Alpini, opera in legno dell’architetto cinquecentesco Andrea Palladio e simbolo di Bassano del Grappa.

Asparagi DOP sul Ponte di Bassano

In Polesine, sinergie in atto tra agricoltura e cooperazione per aumentare il reddito delle aziende

Villa Nani 1-02-2024 (2)Creare unione tra le aziende agricole su percorsi comuni. In un momento delicato per l’agricoltura e per la stessa sopravvivenza delle imprese del primario, in cui i malumori esplodono in direzioni diverse, la cooperativa di prodotti e servizi per l’agricoltura Villa Nani di Castelguglielmo, in provincia di Rovigo, lancia il suo messaggio di unità e comincia per prima a dare l’esempio. Tutto il mondo dei soci, dei clienti e dei simpatizzanti che fa rete attorno alla vivace realtà cooperativistica altopolesana, ha mostrato il proprio consenso e approvazione, partecipando in massa all’annuale incontro tecnico primaverile: un approfondimento dei mezzi e delle tecniche di coltivazione più economicamente sostenibili con l’intervento di relatori specializzati, uno sguardo al percorso cooperativistico attuale dal punto di vista del Coordinamento di Confcooperative ed un immancabile momento conviviale, che crea nuove reti e collaborazioni, col tocco di uno chef d’eccezione, il sindaco di Bagnolo di Po, Amor Zeri.

Unirsi per fare massa critica. “La forza sinergica tra agricoltura e cooperazione per aumentare il reddito delle aziende” è il titolo della serata che si è svolta, la scorsa settimana, alla sala Polifunzionale di Runzi a Bagnolo, sede della Pro loco di Bagnolo di Po, che da anni collabora alle iniziative di Villa Nani.  «La cooperativa è sempre più radicata nel territorio e continua a raccogliere adesioni – ha commentato il presidente Damiano Giacometti. – È una grande soddisfazione, ma anche una responsabilità e una sfida entusiasmante. Non credo che ci siano altre strade per difendere il reddito delle nostre aziende agricole, se non unirsi per fare massa critica e, a nostra volta riuniti in cooperativa, creare dei percorsi assieme ad altre strutture cooperativistiche di secondo livello. Dobbiamo valorizzare e difendere la nostra agricoltura e il nostro territorio, che non è l’insieme dei singoli campanili». Oltre ai relatori tecnici, ha partecipato alla serata Emilio Pellizzari della cooperativa vicentina Agriberica e del Coordinamento cerealicolo veneto di Confcooperative, che ha segnalato le nuove opportunità da cogliere in collaborazione tra le coop di un territorio, e anche tracciato l’identikit della cooperativa economicamente sostenibile.

Tra gli interventi tecnici, si è parlato di concimazione, di irrigazione con ala gocciolante per mais e soia, di soluzioni per apportare sostanza organica al terreno, di mappatura satellitare delle campagne. Villa Nani ha presentato i servizi finanziari dedicati all’azienda agricola, con pagamenti rateali specifici e finanziamenti ad hoc.

Fonte: Servizio stampa Villa Nani

Firmato a Verona in occasione di Fieragricola l’accordo quadro per la promozione e la valorizzazione delle piccole produzioni locali venete

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“Ppl Venete, Piccole Produzioni Locali, non è solo un marchio, non è solamente un consorzio ma è una filiera del ‘buono, sicuro e sano’. È il sinonimo di garanzia, tradizioni, autorevolezza di ciò che nasce nel territorio, grazie a piccoli imprenditori che producono e lavorano i loro prodotti alimentari in maniera artigianale, e arriva nelle tavole del consumatore. Perchè mangiare in modo sicuro inizia supportando chi produce nell’ottica di tutelare coloro che acquistano direttamente dai produttori primari agricoli e ittici. Grazie all’accordo sottoscritto come Regione intendiamo vigilare non solo su sicurezza e l’igiene ma anche sulla corretta concorrenza. Con il coinvolgimento delle nostre aziende sanitarie venete, ancora una volta la Prevenzione gioca un ruolo cruciale “. Così l’assessore regionale alla Sanità e al Sociale, Manuela Lanzarin, ha annunciato la nascita della cabina di regia che coordinerà le attività definite nell’Accordo Quadro sottoscritto a Veronafiere, in occasione di Fieragricola, con Veneto Agricoltura, l’Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie e il Consorzio Ppl Venete.

Trecentomila veneti hanno consumato piccole produzioni locali nel 2023. “Si tratta di un progetto che ha come finalità il miglioramento della qualità della vita, la tutela della biodiversità, la sicurezza alimentare e la salvaguardia del territorio – ha specificato l’assessore -. In sintesi è un investimento per aumentare la consapevolezza su cosa acquistiamo e cosa consumiamo, in quanto grazie a questo percorso offriamo prodotti a kmzero, a filiera corta, che sono espressione della stagionalità e delle tradizioni del nostro territorio”. “Le Ppl sono una grande opportunità, ma soprattutto sinonimo di sostenibilità e sicurezza alimentare: un patrimonio prezioso della nostra produzione agroalimentare locale – ha concluso Lanzarin-. I dati ci dicono che nel 2023 300mila veneti hanno consumato piccole produzioni locali e l’obiettivo è raggiungere il milione di consumatori”.

Il paniere delle Ppl oggi conta 12 categorie agoralimentari e sono 1500 i piccoli imprenditori aderenti al progetto regionale, con la supervisione del personale dei Servizi dei Dipartimenti di Prevenzione delle Aziende ULSS. 500 sono le produzioni di Treviso, luogo in cui è nato e si è sviluppato il progetto coinvolgendo a partire dal 2008 tutte le altre province venete.

Fonte: Servizio stampa Regione Veneto, foto Servizio stampa Regione Veneto

Il futuro del kiwi è la scienza: innovazione varietale, portinnesti e buone prassi agricole

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Per il futuro del kiwi non esiste solo un’unica soluzione ma devono essere attivate un insieme di azioni. A partire da maggiori investimenti su scienza e sperimentazione per un rinnovo varietale più tollerante a malattie, moria e cambiamenti climatici, si deve attuare nel tempo un’attenta verifica dei portinnesti e delle loro finalità, adottare coperture contro grandine eccesso di piogge e freddo e seguire buone prassi agricole. Questo, in sintesi, quanto emerso durante il convegno “Quale futuro per il kiwi a Verona. Varietà a confronto” svoltosi a dicembre 2023 a Bussolengo (Vr) a cui hanno partecipato oltre 300 agricoltori e produttori e in cui sono emerse problematiche e soluzioni possibili a supporto della coltivazione di actinidia che ancora oggi rappresenta un settore strategico per la frutticoltura italiana e scaligera.

Interventi. L’incontro, moderato dalla giornalista Ada Sinigalia, è stato organizzato dai Comuni di Bussolengo e Pescantina e dalla Fondazione prodotti agricoli di Bussolengo e Pescantina con il supporto di Valpolicella Benaco Banca. Il prof. Guglielmo Costa, già docente all’Università di Bologna, nel suo intervento ha illustrato a che punto è arrivata la scienza e la sperimentazione nello studio dell’actinidia mostrando ai presenti le diverse varietà e portinnesti oggi sul mercato. L’esperto ha sottolineato che: “La situazione del kiwi in Italia è problematica. Dopo un periodo in cui era presente un’unica specie esente da malattie, l’Hayward a polpa verde, che nei primi anni di coltivazione ha dato redditi elevati agli agricoltori, si sono realizzati molti impianti tanto da far diventare l’Italia il primo paese del mondo. Oggi c’è la Cina che copre oltre il 50% della superficie mondiale. Dopo diversi anni sono comparsi una malattia (Psa) che ha falcidiato diversi ettari italiani e una sindrome – la moria – che con un insieme di concause fa morire la pianta”. “Oggi – ha continuato Costa – ci sono diverse varietà di kiwi a polpa gialla e a polpa rossa che il mercato apprezza molto e che stanno prendendo il posto di quella a polpa verde ma che sono più sensibili alla malattia Psa. Il futuro è problematico: bisogna riuscire a creare una varietà, e quindi speriamo nelle tecniche di miglioramento genetico avanzato, resistente o meglio più tollerante alla malattia Psa che ha diverse varianti”.

Coltura rilevante per il comparto italiano e veronese. Di varietà di kiwi a polpa gialla ne ha parlato Giampaolo Dal Pane del Consorzio Dori Europe e di Dal Pane Vivai che, nella relazione “Il futuro del kiwi tra innovazione e rischi. Il progetto Dori”, ha mostrato diversi casi di coltivazioni ed evidenziato costi e benefici di nuovi impianti. Massimo Ceradini di Ceradini Group con l’intervento “Il modello Jingold: coltivare kiwi giallo con un progetto collaudato” ha a sua volta illustrato le potenzialità e i risultati di diverse varietà di kiwi a polpa rossa, gialla e verde oltre alle prospettive del mercato. Ugo Palara, responsabile tecnico di Agrintesa nelle conclusioni ha sottolineato: “Questo comparto produttivo rischia di perdere la leadership per una serie di motivi già evidenziati durante il convegno. Si parla molto di innovazione varietale, che è una delle strade per pensare al futuro del settore, ma dobbiamo porre l’accento anche su altri aspetti come la gestione agronomica e la ricerca di maggiore adattabilità ai cambiamenti climatici. Il kiwi, come altre piante da frutto, non è in grado, se non attraverso diverse soluzioni, di affrontare situazioni ambientali difficili. Dobbiamo lavorare intensamente con la ricerca su tanti campi, a partire da quello varietale, per ridisegnare e ristrutturare il settore e dare un futuro ai tanti coltivatori di kiwi in Veneto e in Italia”.

Fonte: Servizio stampa

17 gennaio 2024, a Santa Lucia di Piave (TV) il convegno “I cuochi contadini: una storia tutta Made in Italy”

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“I successi del turismo che portano il Veneto ai vertici nazionali in termini di fatturato sono strettamente legati al patrimonio agroalimentare regionale che oltre 60mila imprese agricole continuano a coltivare ed allevare per garantire la biodiversità enogastronomica. Un impegno strategico, espressione delle eccellenze della ‘Dop economy‘ che realizza, a livello regionale un bilancio di 3,70 mld di euro sugli 8 mld di produzione lorda vendibile. Se il concetto di “tornare nei luoghi della vacanza” è vincente gran parte del merito va alle attività di accoglienza, ospitalità e ristorazione promosse dai 1600 agriturismi localizzati negli oltre 300 piccoli borghi dove si custodiscono le tipicità locali che fanno grande il Made in Italy nel mondo”. Con questa premessa Coldiretti Veneto organizza il convegno “I cuochi contadini: una storia tutta Made in Italy” in programma mercoledì 17 gennaio alle ore 9.30 nello spazio della Filanda dell’Ente Fiera di Santa Lucia di Piave (TV).

Esperti del settore e rappresentanti istituzionali rifletteranno sulle nuove sfide offerte dal recente aggiornamento della legge regionale sull’agriturismo. Confermata la presenza dell’assessore al Turismo e Agricoltura, Federico Caner che illustrerà le novità per il settore a partire dal protagonismo degli “agrichef” la cui accademia nazionale ha radici venete. Da nord a sud d’Italia – ricorda Coldiretti – sono già oltre mille gli ambasciatori della Dieta Mediterranea e del Made in Italy, richiesti ai Villaggi di Coldiretti, alle rassegne di cucina fino alle trasmissioni televisive nazionali di punta, sono ora dei veri testimonial di piatti e ricette della tradizione rurale.  Una figura ricercata dai media e dai gourmet che con la formazione si è qualificata aggiungendo ulteriori perfomance ad una professione che abbina sia capacità di coltivazione e allevamento alla competenza ai fornelli, abbinando doti di narrazione e comunicative. Un mestiere ambito anche dalle nuove generazioni che intraprendono progetti di fattoria didattica, sociale, agricampeggi sviluppando le modalità emergenti del turismo, come quella esperienziale, creativa, integrata e slow.

Interventi. Su questo tema si confronteranno, dopo i saluti del sindaco di Santa Lucia di Piave Fiorenzo Fantinel, del  presidente dell’Ente Fiera Alberto Nadal e del presidente di Coldiretti Treviso Giorgio Polegato gli ospiti della tavola rotonda: il neo eletto presidente di Terranostra Dominga Cotarella – alla sua prima uscita nazionale in Veneto -, il direttore Fondazione Campagna Amica Carmelo Troccoli, Diego Scaramuzza presidente regionale Terranostra (nella foto in alto), moderati dal direttore di Coldiretti Veneto Marina Montedoro. “Gli agricoltori, da veri custodi, hanno conservato in secoli di storia e tradizione rurale centinai di prodotti strappandoli all’estinzione – spiega Carlo Salvan, presidente di Coldiretti Veneto che concluderà i lavori della mattinata  –  preservando razze e specialità che Coldiretti ha raccolto in un album creando così una ricchezza di “sigilli di Campagna Amica” ricercati souvenir dei soggiorni passati nei confini veneti, in sicurezza, tra colli, laghi, spiagge, altopiani e monti. La ricerca del buon cibo aiuta a salvare un tesoro di oltre 5.500 prodotti alimentari tradizionali vanto italiano – aggiunge Salvan – che non rappresenta solo un valore economico, ma anche storico, culturale ed ambientale”.

Fonte: Servizio stampa Coldiretti

Aglio, buon raccolto in Polesine rispetto al siccitoso 2022, con aumento di superfici e prodotto di qualità. Scarseggia, però, la manodopera

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Il 2023 si chiude con un ottimo bilancio per l’aglio veneto, concentrato per il 90% in provincia di Rovigo, decisamente in rimonta rispetto al siccitoso 2022 che causò sofferenza alle produzioni.

Secondo i dati 2022 di Veneto Agricoltura, in tutto il Veneto la superficie ad aglio è aumentata, portandosi a 550 ettari con un aumento del 14,5% rispetto all’anno precedente. Rovigo resta la regina regionale, con 490 ettari di oro bianco polesano, e un incremento del 21,3%, con l’aglio bianco polesano dop a recitare una parte importante sul mercato, con circa 140 ettari di coltivazione, 600 tonnellate di produzione certificata annua e 3,3 milioni di euro di valore alla produzione. In Polesine si coltivano anche altre tipologie: dall’aglio precoce di maggio, che ha bisogno di una lavorazione particolare per evitare l’ossidazione, all’aglio rosa francese, pure precoce. A tracciare un bilancio è Sandro Targa, che segue il settore come tecnico di Confagricoltura Rovigo: “Rispetto all’anno scorso, quando le altissime temperature e la siccità portarono alla crescita di calibri piccoli, la stagione 2023 si può definire soddisfacente sia come produzione, sia come qualità. Qualche problema c’è stato nel periodo primaverile, con piogge persistenti che hanno reso difficoltosa la lavorazione in campo. Ma in generale le aziende sono riuscite a portare il prodotto a maturazione e ad ottenere un buon raccolto per quantità, con pezzature di qualità”.

Aumento delle superficie coltivate ad aglio nel 2024. Aggiunge Lauro Ballani, presidente di Confagricoltura Rovigo: “Si prefigura una buona annata con un prezzo buono, dato che per l’aglio a mazzo, raccolto e seccato, si viaggia mediamente attorno ai 180 euro a quintale. La richiesta dei commercianti è però sempre di più di prodotto semilavorato, che viene pagato oltre 250 euro a quintale, in modo che gli scarti di lavorazione restino in capo al produttore. La panoramica positiva del settore porta a pensare che ci sarà un aumento delle superfici coltivate ad aglio anche nel 2024, anche perché pare che in Francia, nostro principale competitor, siano in diminuzione”.

Fonte: Servizio stampa Confagricoltura Veneto

L’aglio è una coltura meccanizzata nella raccolta, che necessita però di manodopera nella fase di lavorazione, immagazzinamento, stoccaggio e confezionamento in trecce, grappoli, canestrini e mazzi. E questo è il tasto dolente. “Le aziende più grosse hanno personale formato per le varie fasi – spiega Targa -, mentre altre faticano soprattutto nel periodo estivo a reperire persone con fisico e voglia di lavorare in luglio, quando si raccoglie e si lavora l’aglio dop polesano, sotto il sole cocente nelle campagne di Pontecchio, Grignano, Lusia, Guarda Veneta e altri luoghi di produzione polesani. Una volta c’erano molti studenti e gente del posto, mentre oggi bisogna affidarsi sempre di più alle cooperative. E i braccianti sono quasi tutti stranieri”.

29 ottobre 2023, il Festival delle Dop torna a Villa Contarini di Piazzola sul Brenta (Pd) 

Banner-x-sito-venetoagricoltura-1-2400x1524_cFormaggi, radicchio, olio extravergine d’oliva, riso, sopressa, asparagi, solo per citarne alcuni. Stiamo parlando dei 42 prodotti dell’agroalimentare veneto riconosciuti dai marchi di qualità dell’Unione Europea, vale a dire le Dop (Denominazioni di Origine Controllata), le Igp (Indicazione Geografica Protetta) e le Sta (Specialità Tradizionale Garantita), senza tralasciare i 53 vini Doc (Denominazione di Origine Controllata), Docg (Denominazione di Origine Controllata e Garantita) e Igt (Indicazione Geografica Tipica) e i 77 prodotti a marchio regionale Qv(Qualità Verificata).

Si tratta di un paniere agroalimentare di altissima qualità, frutto del lavoro di produttori, agricoltori e allevatori, che domenica 29 ottobre dalle ore 10:00 alle 18:00 tornerà a Piazzola sul Brenta (Pd), a Villa Contarini, in occasione della 9^ edizione del Festival delle DOP, kermesse promossa da Regione del Veneto e Veneto Agricoltura con la collaborazione dei Consorzi di Tutela del Veneto, che parteciperanno con i loro prodotti: i vini e i formaggi, la Sopressa Vicentina, il Radicchio Rosso di Treviso e Variegato di Castelfranco, l’Olio Veneto, l’Aglio Bianco Polesano, il Riso Vialone Nano veronese, la Ciliegia di Marostica al Miele delle Dolomiti, Pesca di Verona IGP e tanti altri! “Il Festival delle DOP diventa un appuntamento d’obbligo – sottolinea Federico Caner, assessore regionale all’Agricoltura – per far conoscere ai consumatori, sempre più attenti e consapevoli, l’importanza dell’agricoltura veneta che produce qualità di altissimo livello”. Sono previste degustazioni guidate a cura degli Agrichef Coldiretti, nonché dei formaggi veneti e pizze guarnite ai formaggi a cura di Aprolav-Caseus Veneti e Uvive che seguirà le degustazioni dei vini  del Veneto.

Fonte: Servizio stampa Veneto Agricoltura

Agricoltura, Verona e il Veneto locomotive d’Italia

Veronamercato

Verona e il Veneto sono sempre più la locomotiva agricola d’Italia. Nel 2022 il valore della produzione agricola regionale ha sfiorato i 7,4 miliardi di euro, pesando per oltre l’11% del totale nazionale, con una crescita del 18,6%: quasi 3 punti in più dell’Italia. Verona rimane leader, con un valore aggiunto (la differenza tra il valore delle produzioni e il costo dei beni e servizi intermedi) che la vede seconda provincia in Italia dietro a Bolzano e seconda dopo Cuneo per l’export dell’agroalimentare. La città scaligera fa segnare il segno positivo (+1,8%) per il valore aggiunto, mentre il Veneto presenta una perdita del 0,4% rispetto al 2021 e del 4,4 per cento guardando ai dati 2019. A pesare sono ancora il forte aumento dei costi e la siccità, che hanno penalizzato fortemente il settore.

Sono i dati del report semestrale 2023 “Economia, agricoltura e agroalimentare” di Confagricoltura Verona, realizzato in collaborazione con l’Ufficio Studi CGIA di Mestre, illustrati lo scorso 15 settembre nella sede dell’associazione agricola, con il consuntivo 2022 e le prime proiezioni sul 2023 relativi ai diversi comparti agricoli, ai prezzi e all’escalation dei costi, e numeri aggiornati sulla manodopera e sull’export. Di particolare interesse un’appendice dedicata al meteo degli ultimi 15 anni, con le medie annuali di precipitazioni nelle province del Nord Italia.

Dall’elaborazione CGIA su dati Istat si nota come sia stato il processo inflattivo a determinare una salita molto netta del valore nominale delle produzioni nell’ultimo biennio: nel 2022, rispetto al 2019, i prezzi pagati agli agricoltori sono risultati infatti superiori del 27,3%. Per valore delle produzioni sono gli allevamenti zootecnici a fare da traino, con un + 25,4% rispetto al 2021 grazie alla buona performance di carne, latte, uova e miele. Dopo un pessimo 2021, ripartono le produzioni di frutta, con crescita boom dei kiwi in termini quantitativi e di valore, e buone performance per le pere, le pesche e le mele. Per i prodotti vitivinicoli, gli ortaggi e i cereali si registrano incrementi meno rilevanti, ma vantaggi relativi: a variazioni nominali positive, corrispondono infatti riduzioni dei volumi prodotti.

Costi. Ma se il valore della produzione regionale nel 2022 è di 7,4 miliardi di euro, il valore aggiunto è di 3,3 miliardi: in termini reali – 0,4% rispetto al 2021 e addirittura – 4,4% rispetto al 2019. Sono soprattutto i costi, in particolare energetici e dei fertilizzanti, a ridurre i margini degli agricoltori: in appena 3 anni il peso dei costi sul valore della produzione è salito di 6 punti percentuali schizzando al 58,6% nel 2022. Pesano anche l’impennata dei costi dei mezzi di produzione (+28,4% nell’ultimo biennio) e del costo del denaro. Per il 2023 le previsioni indicano un’ulteriore flessione del valore aggiunto (-0,5%), ad eccezione di Verona, che con 1 miliardo di euro pesa per il 30% sul totale regionale, per la quale il segno si prefigura positivo (+0,6%).

Primati scaligeri. La provincia veronese presenta, infatti, una marcia in più grazie all’export agroalimentare, che vale circa il 45% di quello Veneto e il 7% di quello nazionale. Dal 2007 al 2022 il suo valore è più che raddoppiato, passando da 1,6 miliardi a 4 miliardi (+147%), mentre il Veneto non va oltre i 9 miliardi. Una crescita più veloce, per l’agroalimentare scaligero, rispetto al totale dell’export di Verona (+82%), tanto che si piazza al secondo posto in Italia dopo Cuneo e davanti a Milano, Bologna e Parma. Nei primi venti posti del ranking si inseriscono tre province venete: Treviso, con l’undicesimo piazzamento, Vicenza con il quindicesimo e Venezia con il diciassettesimo. Anche in termini di manodopera il peso veneto e veronese è rilevante, con 94.600 unità di lavoro in Veneto (dati 2022) su 232.000 del Nordest e 1,1 milioni dell’Italia. Le previsioni 2023 confermano, però, la flessione in atto da alcuni anni, con 90.800 unità nelle campagne. Verona manterrà il numero più elevato, con 25.500 lavoratori (30%), davanti a Treviso con 18.700, Padova con 13.200, Venezia con 11.700, Vicenza con 9.800, Rovigo con 9.000 e Belluno con 2.900.

Verona è tra le prime posizioni anche nella classifica dolente delle città più siccitose, occupando l’ottavo posto, rispetto alle 10 principali province agricole, per precipitazioni più scarse, con una media annua di 788 millimetri dal 2006 al 2021. È il grado di piovosità tra i più bassi del Nord d’Italia, con Venezia (679 millimetri) e Rovigo (667 millimetri) che seguono a ruota, mentre Belluno si distingue per indice di precipitazioni molto alto (1.563 millimetri), seguita da Vicenza (1.137 millimetri) e Treviso (1.111) con indice alto, mentre quello di Padova è medio (922 millimetri).

Fonte: Servizio stampa Confagricoltura Veneto