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17 gennaio 2024, a Santa Lucia di Piave (TV) il convegno “I cuochi contadini: una storia tutta Made in Italy”

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“I successi del turismo che portano il Veneto ai vertici nazionali in termini di fatturato sono strettamente legati al patrimonio agroalimentare regionale che oltre 60mila imprese agricole continuano a coltivare ed allevare per garantire la biodiversità enogastronomica. Un impegno strategico, espressione delle eccellenze della ‘Dop economy‘ che realizza, a livello regionale un bilancio di 3,70 mld di euro sugli 8 mld di produzione lorda vendibile. Se il concetto di “tornare nei luoghi della vacanza” è vincente gran parte del merito va alle attività di accoglienza, ospitalità e ristorazione promosse dai 1600 agriturismi localizzati negli oltre 300 piccoli borghi dove si custodiscono le tipicità locali che fanno grande il Made in Italy nel mondo”. Con questa premessa Coldiretti Veneto organizza il convegno “I cuochi contadini: una storia tutta Made in Italy” in programma mercoledì 17 gennaio alle ore 9.30 nello spazio della Filanda dell’Ente Fiera di Santa Lucia di Piave (TV).

Esperti del settore e rappresentanti istituzionali rifletteranno sulle nuove sfide offerte dal recente aggiornamento della legge regionale sull’agriturismo. Confermata la presenza dell’assessore al Turismo e Agricoltura, Federico Caner che illustrerà le novità per il settore a partire dal protagonismo degli “agrichef” la cui accademia nazionale ha radici venete. Da nord a sud d’Italia – ricorda Coldiretti – sono già oltre mille gli ambasciatori della Dieta Mediterranea e del Made in Italy, richiesti ai Villaggi di Coldiretti, alle rassegne di cucina fino alle trasmissioni televisive nazionali di punta, sono ora dei veri testimonial di piatti e ricette della tradizione rurale.  Una figura ricercata dai media e dai gourmet che con la formazione si è qualificata aggiungendo ulteriori perfomance ad una professione che abbina sia capacità di coltivazione e allevamento alla competenza ai fornelli, abbinando doti di narrazione e comunicative. Un mestiere ambito anche dalle nuove generazioni che intraprendono progetti di fattoria didattica, sociale, agricampeggi sviluppando le modalità emergenti del turismo, come quella esperienziale, creativa, integrata e slow.

Interventi. Su questo tema si confronteranno, dopo i saluti del sindaco di Santa Lucia di Piave Fiorenzo Fantinel, del  presidente dell’Ente Fiera Alberto Nadal e del presidente di Coldiretti Treviso Giorgio Polegato gli ospiti della tavola rotonda: il neo eletto presidente di Terranostra Dominga Cotarella – alla sua prima uscita nazionale in Veneto -, il direttore Fondazione Campagna Amica Carmelo Troccoli, Diego Scaramuzza presidente regionale Terranostra (nella foto in alto), moderati dal direttore di Coldiretti Veneto Marina Montedoro. “Gli agricoltori, da veri custodi, hanno conservato in secoli di storia e tradizione rurale centinai di prodotti strappandoli all’estinzione – spiega Carlo Salvan, presidente di Coldiretti Veneto che concluderà i lavori della mattinata  –  preservando razze e specialità che Coldiretti ha raccolto in un album creando così una ricchezza di “sigilli di Campagna Amica” ricercati souvenir dei soggiorni passati nei confini veneti, in sicurezza, tra colli, laghi, spiagge, altopiani e monti. La ricerca del buon cibo aiuta a salvare un tesoro di oltre 5.500 prodotti alimentari tradizionali vanto italiano – aggiunge Salvan – che non rappresenta solo un valore economico, ma anche storico, culturale ed ambientale”.

Fonte: Servizio stampa Coldiretti

Aglio, buon raccolto in Polesine rispetto al siccitoso 2022, con aumento di superfici e prodotto di qualità. Scarseggia, però, la manodopera

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Il 2023 si chiude con un ottimo bilancio per l’aglio veneto, concentrato per il 90% in provincia di Rovigo, decisamente in rimonta rispetto al siccitoso 2022 che causò sofferenza alle produzioni.

Secondo i dati 2022 di Veneto Agricoltura, in tutto il Veneto la superficie ad aglio è aumentata, portandosi a 550 ettari con un aumento del 14,5% rispetto all’anno precedente. Rovigo resta la regina regionale, con 490 ettari di oro bianco polesano, e un incremento del 21,3%, con l’aglio bianco polesano dop a recitare una parte importante sul mercato, con circa 140 ettari di coltivazione, 600 tonnellate di produzione certificata annua e 3,3 milioni di euro di valore alla produzione. In Polesine si coltivano anche altre tipologie: dall’aglio precoce di maggio, che ha bisogno di una lavorazione particolare per evitare l’ossidazione, all’aglio rosa francese, pure precoce. A tracciare un bilancio è Sandro Targa, che segue il settore come tecnico di Confagricoltura Rovigo: “Rispetto all’anno scorso, quando le altissime temperature e la siccità portarono alla crescita di calibri piccoli, la stagione 2023 si può definire soddisfacente sia come produzione, sia come qualità. Qualche problema c’è stato nel periodo primaverile, con piogge persistenti che hanno reso difficoltosa la lavorazione in campo. Ma in generale le aziende sono riuscite a portare il prodotto a maturazione e ad ottenere un buon raccolto per quantità, con pezzature di qualità”.

Aumento delle superficie coltivate ad aglio nel 2024. Aggiunge Lauro Ballani, presidente di Confagricoltura Rovigo: “Si prefigura una buona annata con un prezzo buono, dato che per l’aglio a mazzo, raccolto e seccato, si viaggia mediamente attorno ai 180 euro a quintale. La richiesta dei commercianti è però sempre di più di prodotto semilavorato, che viene pagato oltre 250 euro a quintale, in modo che gli scarti di lavorazione restino in capo al produttore. La panoramica positiva del settore porta a pensare che ci sarà un aumento delle superfici coltivate ad aglio anche nel 2024, anche perché pare che in Francia, nostro principale competitor, siano in diminuzione”.

Fonte: Servizio stampa Confagricoltura Veneto

L’aglio è una coltura meccanizzata nella raccolta, che necessita però di manodopera nella fase di lavorazione, immagazzinamento, stoccaggio e confezionamento in trecce, grappoli, canestrini e mazzi. E questo è il tasto dolente. “Le aziende più grosse hanno personale formato per le varie fasi – spiega Targa -, mentre altre faticano soprattutto nel periodo estivo a reperire persone con fisico e voglia di lavorare in luglio, quando si raccoglie e si lavora l’aglio dop polesano, sotto il sole cocente nelle campagne di Pontecchio, Grignano, Lusia, Guarda Veneta e altri luoghi di produzione polesani. Una volta c’erano molti studenti e gente del posto, mentre oggi bisogna affidarsi sempre di più alle cooperative. E i braccianti sono quasi tutti stranieri”.

29 ottobre 2023, il Festival delle Dop torna a Villa Contarini di Piazzola sul Brenta (Pd) 

Banner-x-sito-venetoagricoltura-1-2400x1524_cFormaggi, radicchio, olio extravergine d’oliva, riso, sopressa, asparagi, solo per citarne alcuni. Stiamo parlando dei 42 prodotti dell’agroalimentare veneto riconosciuti dai marchi di qualità dell’Unione Europea, vale a dire le Dop (Denominazioni di Origine Controllata), le Igp (Indicazione Geografica Protetta) e le Sta (Specialità Tradizionale Garantita), senza tralasciare i 53 vini Doc (Denominazione di Origine Controllata), Docg (Denominazione di Origine Controllata e Garantita) e Igt (Indicazione Geografica Tipica) e i 77 prodotti a marchio regionale Qv(Qualità Verificata).

Si tratta di un paniere agroalimentare di altissima qualità, frutto del lavoro di produttori, agricoltori e allevatori, che domenica 29 ottobre dalle ore 10:00 alle 18:00 tornerà a Piazzola sul Brenta (Pd), a Villa Contarini, in occasione della 9^ edizione del Festival delle DOP, kermesse promossa da Regione del Veneto e Veneto Agricoltura con la collaborazione dei Consorzi di Tutela del Veneto, che parteciperanno con i loro prodotti: i vini e i formaggi, la Sopressa Vicentina, il Radicchio Rosso di Treviso e Variegato di Castelfranco, l’Olio Veneto, l’Aglio Bianco Polesano, il Riso Vialone Nano veronese, la Ciliegia di Marostica al Miele delle Dolomiti, Pesca di Verona IGP e tanti altri! “Il Festival delle DOP diventa un appuntamento d’obbligo – sottolinea Federico Caner, assessore regionale all’Agricoltura – per far conoscere ai consumatori, sempre più attenti e consapevoli, l’importanza dell’agricoltura veneta che produce qualità di altissimo livello”. Sono previste degustazioni guidate a cura degli Agrichef Coldiretti, nonché dei formaggi veneti e pizze guarnite ai formaggi a cura di Aprolav-Caseus Veneti e Uvive che seguirà le degustazioni dei vini  del Veneto.

Fonte: Servizio stampa Veneto Agricoltura

Agricoltura, Verona e il Veneto locomotive d’Italia

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Verona e il Veneto sono sempre più la locomotiva agricola d’Italia. Nel 2022 il valore della produzione agricola regionale ha sfiorato i 7,4 miliardi di euro, pesando per oltre l’11% del totale nazionale, con una crescita del 18,6%: quasi 3 punti in più dell’Italia. Verona rimane leader, con un valore aggiunto (la differenza tra il valore delle produzioni e il costo dei beni e servizi intermedi) che la vede seconda provincia in Italia dietro a Bolzano e seconda dopo Cuneo per l’export dell’agroalimentare. La città scaligera fa segnare il segno positivo (+1,8%) per il valore aggiunto, mentre il Veneto presenta una perdita del 0,4% rispetto al 2021 e del 4,4 per cento guardando ai dati 2019. A pesare sono ancora il forte aumento dei costi e la siccità, che hanno penalizzato fortemente il settore.

Sono i dati del report semestrale 2023 “Economia, agricoltura e agroalimentare” di Confagricoltura Verona, realizzato in collaborazione con l’Ufficio Studi CGIA di Mestre, illustrati lo scorso 15 settembre nella sede dell’associazione agricola, con il consuntivo 2022 e le prime proiezioni sul 2023 relativi ai diversi comparti agricoli, ai prezzi e all’escalation dei costi, e numeri aggiornati sulla manodopera e sull’export. Di particolare interesse un’appendice dedicata al meteo degli ultimi 15 anni, con le medie annuali di precipitazioni nelle province del Nord Italia.

Dall’elaborazione CGIA su dati Istat si nota come sia stato il processo inflattivo a determinare una salita molto netta del valore nominale delle produzioni nell’ultimo biennio: nel 2022, rispetto al 2019, i prezzi pagati agli agricoltori sono risultati infatti superiori del 27,3%. Per valore delle produzioni sono gli allevamenti zootecnici a fare da traino, con un + 25,4% rispetto al 2021 grazie alla buona performance di carne, latte, uova e miele. Dopo un pessimo 2021, ripartono le produzioni di frutta, con crescita boom dei kiwi in termini quantitativi e di valore, e buone performance per le pere, le pesche e le mele. Per i prodotti vitivinicoli, gli ortaggi e i cereali si registrano incrementi meno rilevanti, ma vantaggi relativi: a variazioni nominali positive, corrispondono infatti riduzioni dei volumi prodotti.

Costi. Ma se il valore della produzione regionale nel 2022 è di 7,4 miliardi di euro, il valore aggiunto è di 3,3 miliardi: in termini reali – 0,4% rispetto al 2021 e addirittura – 4,4% rispetto al 2019. Sono soprattutto i costi, in particolare energetici e dei fertilizzanti, a ridurre i margini degli agricoltori: in appena 3 anni il peso dei costi sul valore della produzione è salito di 6 punti percentuali schizzando al 58,6% nel 2022. Pesano anche l’impennata dei costi dei mezzi di produzione (+28,4% nell’ultimo biennio) e del costo del denaro. Per il 2023 le previsioni indicano un’ulteriore flessione del valore aggiunto (-0,5%), ad eccezione di Verona, che con 1 miliardo di euro pesa per il 30% sul totale regionale, per la quale il segno si prefigura positivo (+0,6%).

Primati scaligeri. La provincia veronese presenta, infatti, una marcia in più grazie all’export agroalimentare, che vale circa il 45% di quello Veneto e il 7% di quello nazionale. Dal 2007 al 2022 il suo valore è più che raddoppiato, passando da 1,6 miliardi a 4 miliardi (+147%), mentre il Veneto non va oltre i 9 miliardi. Una crescita più veloce, per l’agroalimentare scaligero, rispetto al totale dell’export di Verona (+82%), tanto che si piazza al secondo posto in Italia dopo Cuneo e davanti a Milano, Bologna e Parma. Nei primi venti posti del ranking si inseriscono tre province venete: Treviso, con l’undicesimo piazzamento, Vicenza con il quindicesimo e Venezia con il diciassettesimo. Anche in termini di manodopera il peso veneto e veronese è rilevante, con 94.600 unità di lavoro in Veneto (dati 2022) su 232.000 del Nordest e 1,1 milioni dell’Italia. Le previsioni 2023 confermano, però, la flessione in atto da alcuni anni, con 90.800 unità nelle campagne. Verona manterrà il numero più elevato, con 25.500 lavoratori (30%), davanti a Treviso con 18.700, Padova con 13.200, Venezia con 11.700, Vicenza con 9.800, Rovigo con 9.000 e Belluno con 2.900.

Verona è tra le prime posizioni anche nella classifica dolente delle città più siccitose, occupando l’ottavo posto, rispetto alle 10 principali province agricole, per precipitazioni più scarse, con una media annua di 788 millimetri dal 2006 al 2021. È il grado di piovosità tra i più bassi del Nord d’Italia, con Venezia (679 millimetri) e Rovigo (667 millimetri) che seguono a ruota, mentre Belluno si distingue per indice di precipitazioni molto alto (1.563 millimetri), seguita da Vicenza (1.137 millimetri) e Treviso (1.111) con indice alto, mentre quello di Padova è medio (922 millimetri).

Fonte: Servizio stampa Confagricoltura Veneto

30 settembre e 1 ottobre, a Piazzola sul Brenta (PD) c’è Caseus, con oltre 500 formaggi in gara

CaseusVenetiSabato 30 settembre e domenica 1° ottobre 2023, dalle 10:00 alle 19:00 a Villa Contarini, Piazzola sul Brenta (PD), si svolgerà Caseus, il più importante evento regionale sui formaggi, promosso dalla Regione del Veneto.

La manifestazione riunirà grandi caseifici e piccoli produttori di malga, dando vita a un confronto che continua da ben 19 anni e che ha visto una crescita esponenziale di partecipanti e interesse. Nel 2022, infatti, i visitatori hanno raggiunto quota 80.000, e oltre 500 formaggi hanno partecipato al concorso. Per l’edizione 2023 verrà mantenuto lo spirito internazionale avviato l’anno scorso, ospitando e presentando tre percorsi: Caseus Veneti, Caseus Italie e Caseus Mundi. Anche quest’anno è confermata la presenza dello stand regionale “Casa Veneto”, in cui Veneto Agricoltura offrirà un programma ricco di degustazioni e incontri a tema con il supporto di Csqa, Bioagro, Intermizoo, il Consorzio PPL (Piccole Produzioni Locali) del Veneto e l’Accademia del Tartufo. Si preannunciano, quindi, due giornate di grandi occasioni per apprezzare il gusto autentico dei formaggi, con degustazioni guidate, abbinamenti enogastronomici, incontri con i casari, masterclass e momenti di formazione e confronto. Di seguito il calendario completo della manifestazione: https://caseusitaly.it/programma/

Fonte: Servizio stampa Veneto Agricoltura

11 settembre, soci Argav in Polesine per l’iniziativa “Tutti pazzi per le paste”, organizzata in collaborazione con CNA Veneto e CNA Padova e Rovigo

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La ripresa delle attività Argav dopo la pausa estiva avverrà oggi, lunedì 11 settembre, con l’iniziativa “Tutti pazzi per le paste” organizzata in collaborazione con la Confederazione Nazionale Artigianato e Piccole Imprese Veneto e sezione di Padova e Rovigo.

Cna, associazione di micro, piccole e medie imprese e artigiani desidera mostrare alla stampa di settore come nascono le eccellenze artigianali del territorio attraverso la visita di due imprese che si occupano, in modo diverso, di “paste”: un giovane pastificio, nato dalle mani di Sara e Samuele, ed una pasticceria che festeggia i primi 50 anni di attività guardando all’innovazione e alla crescita di nuove generazioni di imprenditori.

L’appuntamento è alle 10.00 per la visita al pastificio artigianale “Il Tortellaio matto”, a Boara Pisani (via 1° Maggio, 57). Alle 13.00 è prevista la visita alla “Schiesari Catering &Banqueting a Ceregnano (via San Francesco d’Assisi, 412). Alle 15.00, infine, è in programma la visita all’impresa “Schiesari Pasticceria” di Villadose (via S, Leonardo, 5b).

Pomodoro da industria, il maggior prezzo bilancia le perdite

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Le piogge e la grandine che hanno connotato l’estate 2023 in Veneto non sono state favorevoli per la coltivazione del pomodoro da industria, anche se il caldo di agosto ha permesso un recupero limitando le perdite di prodotto. Tuttavia, il maggior prezzo riconosciuto agli agricoltori grazie all’accordo con l’industria siglato nel maggio scorso, pari a 150 euro a tonnellata, bilancia in ogni caso i mancati guadagni, anche se bisognerà attendere la fine campagna a metà settembre per tracciare un conteggio definitivo.

Perdite di circa il 30 per cento, prezzo superiore del 20 per cento rispetto agli anni precedenti. “La campagna quest’anno è stata difficile, perché è piovuto molto e ha fatto freddo – sottolinea Camillo Brena, presidente della sezione di prodotto Pomodoro da industria e orticole di Confagricoltura Veneto, titolare di un’azienda a Taglio di Po nel Rodigino -. In Polesine ci sono stati tanti problemi dovuti all’eccesso di acqua, causando asfissia nelle piante e bacche molto piccole, mentre nelle province di Verona e Venezia la situazione è stata migliore. Possiamo, in generale, parlare di perdite medie di produzione fino al 30%, anche se c’è chi può vantare una raccolta ottimale. Fortunatamente l’accordo di maggio sul prezzo del pomodoro da industria ci permette di compensare le eventuali mancanze di prodotto, dato che è del 20% superiore rispetto a quello degli anni precedenti. Ora siamo al 60% della raccolta e ci auguriamo un settembre caldo e soleggiato, per consentirci di arrivare alla meta con buoni risultati”.

Da parte dell’industria la richiesta è alta, anche in conseguenza della mancanza di prodotto sul mercato dovuta all’alluvione in Romagna. In Veneto, secondo i dati di Veneto Agricoltura 2022, la superficie coltivata a pomodoro da industria è salita a circa 1.760 ettari (+ 2%), con Verona che conferma la leadership con circa 1.100 ettari (+14%), seguita da Rovigo (370 ettari, – 26%) e Venezia (200 ettari, + 25%). L’anno scorso la produzione fu di 114.000 tonnellate. In Italia quest’anno sono stati messi a coltura 68.600 ettari, il 5% in più rispetto alla scorsa stagione.

Fonte: Servizio stampa Confagricoltura Veneto

L’editoriale. Il contrasto al granchio blu non può essere uno show-cooking

granchio blu

(di Fabrizio Stelluto, presidente Argav) Si è soliti dire che gli italiani mostrano il meglio di sé nell’emergenza; è vero, ma ora c’è anche l’eccezione, che conferma la regola: l’invasione dei granchi blu, una calamità affrontata comunicativamente in maniera superficiale, come la si potesse risolvere, abbuffandosi del crostaceo alieno (a Settembre organizzeremo un corso di formazione sui problemi del comparto ittico).

L’informazione estiva, attenta più al costume che ad approfondire le questioni, è scappata di mano agli stessi promotori dell’utilizzo del granchio blu in cucina ed ora corrono ai ripari, evidenziando quanto perderemo della nostra tradizione culinaria (e non solo), se non si riuscirà a respingere l’animale invasore (con buona pace di chi lo vuole proporre come eccellenza alimentare veneta!).

Accettarne opportunisticamente la presenza fa parte della furbesca italianità, che se pare contrastare il problema, in realtà non lo risolve. E’ lecito allora chiedersi perché la soluzione gastronomica in grande stile va bene per i granchi blu, ma non per gli assai più buoni cinghiali, divenuti un problema per gli agricoltori (e non solo)? Vogliamo provare a cibarci coi siluri e le nutrie (altrove già lo fanno), tornando per altro a riutilizzarne il manto per le pellicce di castorino? E poi, perchè i granchi blu sì e la farina di grilli (per altro allevati) no?

La verità è che il granchio blu è una calamità, che sta azzerando la molluschicoltura e cui non si potrà certo rispondere a base di scorpacciate bensì, ad esempio, (re)introducendo fauna ittica antagonista; bisogna, però, davvero fare presto, altrimenti è come se svendessimo gioielli di famiglia, perché dietro ogni prodotto del territorio c’è veramente la storia e la cultura di una comunità. Dietro il granchio blu italiano non c’è nulla.

Ben fanno i pescatori di Goro che, catturati gli indesiderati ospiti, li (ri)spediscono negli Stati Uniti, dove pare siano ricercatissimi dai loro palati (e già questo la dovrebbe dire lunga sulle caratteristiche gustative…).

Infine, una domanda: della presenza del crostaceo alieno ci si è accorti quest’estate o qualcuno, in anni recenti, ha fatto orecchi da mercante a segnali premonitori? Con una battuta amara, una cosa è certa: l’emergenza granchio blu, che pregiudica il futuro di un importante settore della pesca italiana e la vita dei suoi operatori, non lo si può risolvere a tarallucci e vino.

Alto Vicentino/1. Ciliegie di Marostica Igp, Torcolato Doc Breganze e olio evo della Pedemontana del Grappa danno vita a una “dolce impronta” che testimonia l’eccellenza delle produzioni agricole del territorio

Giuseppe Zuech Consorzio Ciliegia Marostica Igp

(di Marina Meneguzzi, consigliere Argav) Ciliegia di Marostica Igp, Torcolato Doc Breganze, Olio evo della Pedemontana del Grappa: sono i principali ingredienti de “La Peca del Salbaneo” (ovvero, “l’impronta del Salbaneo”, folletto di origine leggendaria), dolce emblema della Pedemontana Vicentina. La torta, composta da una frolla all’olio, un morbido strato di purea di ciliegie sormontato da un croccante strato di farina di mais e Torcolato e impreziosito da ciliegie semicandite e cristalli di zucchero, è stato ideato e realizzato per destagionalizzare l’offerta dei tre prodotti agricoli d’eccellenza del territorio dagli enti impegnati nel valorizzarli e tutelarli: il Consorzio di tutela della ciliegia di Marostica Igp, il Consorzio per la tutela della Doc dei vini Breganze e la Cooperativa Pedemontana del Grappa. A parlare ai soci Argav della dolce novità, creata da alcuni maestri pasticceri dell’Alto Vicentino, è stato Giuseppe Zuech, presidente del Consorzio della Ciliegia di Marostica Igp, in conclusione della visita da noi organizzata lo scorso 10 giugno all’Ecomuseo della Paglia di Crosara, frazione di Marostica, di cui parleremo in un prossimo post.

Peca Salbaneo

Una produzione seconda in Veneto solo alla ciliegia veronese. Coltivata tra il torrente Astico e il Brenta in zona collinare, la ciliegia di Marostica è parte integrante della cultura e della tradizione dell’Alto Vicentino. Vanta il primato di essere stata la prima fra le ciliege della comunità europea a ottenere nel 2001 il marchio Igp (Identificazione geografica protetta). Nel corso del tempo, è stata fatta una selezione delle varietà, oggi in tutto una quarantina tra precoci, medio precoci e tardive, a beneficio di quelle che si conservano meglio, caratteristica fondamentale per il commercio di un prodotto delicato e altamente deperibile come la ciliegia. Coltivata su un territorio ben esposto al sole, non soggetto a gelate tardive e ben ventilato in primavera ma nel contempo riparato dalle Prealpi Vicentine, anche la ciliegia di Marostica Igp deve fare i conti, come tutte le produzioni agricole, con il meteo, gli insetti alloctoni (in questo caso della Drosophila suzukii) e del cambiamento climatico in corso. Quest’anno, con 3 giorni di pioggia continuativi durante l’invaiatura a maggio, c’è stata una perdita del 40 per cento del prodotto rispetto ai raccolti precedenti (in media 4/5 mila quintali), anche se nella fase finale della maturazione c’è stato un recupero produttivo. “Il nostro è diventato sempre più un lavoro di specializzazione e di ricerca, praticato per fortuna anche da giovani agricoltori. E’ importante, infatti, dare continuità all’offerta nei mercati di un prodotto di alta qualità”, ha spiegato Zuech.

Cuoriforme, con buccia e polpa soda, dal gusto pieno e dolce. A Marostica ogni anno, fra maggio e giugno, si tengono sagre e mostre mercato dedicate a questo frutto delizioso, mentre nei ristoranti e negli agriturismi del territorio si possono gustare menù a tema. Nel periodo di produzione, oltre che nelle feste, le ciliegie si possono acquistare nelle aziende agricole e nei fruttivendoli che espongono il marchio ciliegia di Marostica Igp. Ricca di sali minerali (potassio fosforo, calcio, magnesio, manganese, rame e zinco) e vitamine (in particolare A e C),di polifenoli e zuccheri ben tollerati anche dai diabetici, la ciliegia è un frutto povero in caloriee (38 kcal per 100 gr di prodotto) con cui si può fare anche un tonico corroborante per il fisico e lo spirito. La ricetta prevede la cottura di1-2 kg di ciliegie con 0,75 cl di vino bianco e l’aggiunta di un cucchiaio di miele. Ulteriori informazioni a questo link

“Sosteniamo l’Igp della pesca e nettarina veronese”: i comuni scaligeri ambasciatori della denominazione insieme agli attori della filiera

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Le Amministrazioni comunali veronesi si fanno ambasciatrici della denominazione della pesca di Verona. Gli 11 Comuni della provincia scaligera maggiormente vocati alla peschicoltura si uniscono, con capofila Bussolengo, per sensibilizzare i propri produttori a valorizzare le pesche locali che possono nuovamente fregiarsi dell’Indicazione Geografica Protetta (IGP).

All’iniziativa aderiscono i Comuni di Bussolengo, Pescantina, Sona, Castelnuovo del Garda, Villafranca, Lazise, Sommacampagna, San Pietro in Cariano, Torri del Benaco, Pastrengo e Verona. Il via libera all’utilizzo del marchio Igp è stato dato nei giorni scorsi dal CSQA, ente certificatore veneto, che ha terminato i controlli. Gli obiettivi della certificazione sono molteplici: dare alle pesche e nettarine veronesi un riconoscimento per la loro qualità in un territorio storico vocato alla produzione, offrire un ulteriore impulso alle vendite e differenziarsi dalle pesche di altri territori nazionali e stranieri, tra cui Spagna e Grecia. La caratteristica che contraddistingue le pesche IGP è quella di essere strettamente legata al territorio di provenienza e presentarsi con peculiarità ben definite e garantite. Infatti, le Denominazioni, tra cui l’IGP, conferiscono un valore aggiunto ai prodotti agroalimentari di un determinato territorio con la tutela di standard qualitativi, la salvaguardia di metodi di produzione, fornendo ai consumatori informazioni chiare sulle caratteristiche delle produzioni.

La provincia veronese ha perso negli anni significativi ettari di superfici coltivate a pesche e nettarine arrivando a poco più di mille ettari nel 2022. Una tendenza che riguarda tutta Italia con un calo più al Nord che al Sud. Negli ultimi tempi, tuttavia, nel veronese si registra un nuovo interesse alla peschicoltura con installazione di impianti rinnovati per ottenere frutta di eccellenza, per la quale c’è una significativa domanda da parte del mercato. L’IGP potrebbe dare quindi un ulteriore impulso alle coltivazioni. “Fattore di questo successo è stato il gioco di squadra di tutti gli attori. L’obiettivo è dare un valore aggiunto al prodotto con la speranza che resti una maggiore marginalità ai produttori”, ha detto Marco Andreoli, presidente della Commissione agricoltura della Regione Veneto.

Offerta un’opportunità. “La valorizzazione dei nostri prodotti tipici – sottolinea il vicesindaco di Bussolengo Massimo Girelli – è una missione importante che ha l’obiettivo di sostenere la produzione locale oltre ad essere un veicolo per la promozione del territorio, la cui storia ed identità si esprime anche attraverso le tipicità, come nel caso della pesca che è simbolo di gusto ed eccellenza veronese. Come amministrazione siamo da sempre impegnati in questo senso anche attraverso eventi ed iniziative per far conoscere e apprezzare le nostre pesche ad un pubblico sempre più ampio. Il riconoscimento dell’IGP ci offre sicuramente un’opportunità e per questo vogliamo rafforzare la sinergia con gli altri Comuni e tutti gli attori coinvolti”. “La pesca veronese è il nostro frutto più rappresentativo – afferma l’assessore all’Agricoltura del comune di Bussolengo Giovanni Amantia – e il riconoscimento della denominazione IGP è una conferma alla qualità della produzione, che grazie alla filiera corta garantisce ai consumatori freschezza e genuinità. Merito del grande lavoro dei nostri agricoltori e di tutti i soggetti coinvolti che ogni anno si impegnano per portare sulle nostre tavole un prodotto buono, sano e gustoso. Come amministratori abbiamo il dovere di sostenere l’agricoltura locale perché possa crescere ed essere competitiva, creando valore per il territorio”. “Finalmente dopo anni di inattività – precisa Alex Vantini, il presidente di Coldiretti Verona – riparte il progetto di valorizzazione della pesca di Verona IGP, un prodotto di grande qualità del nostro territorio con una tradizione millenaria in una provincia, quella veronese, vocata alla frutticoltura. La Coldiretti ha voluto essere partner di questo percorso e inizieremo a breve l’iter per costituire il consorzio di tutela al fine di riuscire a garantire soddisfazione ai produttori per investire maggiormente su questa coltura e valorizzare il territorio della provincia scaligera”. “La nostra Fondazione si attiva per valorizzare i prodotti veronesi anche in collaborazione con le amministrazioni comunali del territorio. Per le pesche e nettarine locali utilizziamo il marchio Principesca, riconosciuto come sinonimo di qualità e certezza della provenienza da consumatori e grande distribuzione organizzata. Le denominazioni, come l’IGP, possono sicuramente dare un valore aggiunto alle produzioni agricole”, dice Gianluca Fugolo, presidente della Fondazione prodotti agricoli di Bussolengo e Pescantina .“La Certificazione di origine protetta – evidenzia Leonardo Odorizzi, produttore e rappresentante della Grande Bellezza Italiana, organizzazione incaricata della distribuzione del prodotto. – rappresenta la strada per portare ai consumatori i valori del territorio, dell’ambiente e la garanzia di un prodotto controllato e garantito da un disciplinare molto stringente per una qualità superiore. La Grande distribuzione organizzata sta dando ampio spazio ai prodotti dei territori per andare incontro alla richiesta del consumatore che cerca certezze per un acquisto consapevole. Per i produttori la certificazione è il modo migliore per distinguersi in un mercato sempre più globalizzato così da raccogliere le giuste remunerazioni per garantire il proseguimento dell’agricoltura italiana”.

Fonte: Servizio stampa Comune di Bussolengo