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Il vicentino Luigi Bassani nuovo direttore di Confagricoltura Veneto

bassani_luigiLuigi Bassani è il nuovo direttore di Confagricoltura Veneto. Lo ha deciso all’unanimità il Consiglio direttivo nel corso della riunione che ha preceduto le festività natalizie.

Chi è. Luigi Bassani, imprenditore agricolo vicentino, vanta una lunga e varia esperienza in Confagricoltura, come presidente dei giovani agricoltori e vicepresidente di Confagricoltura Vicenza (ANGA), quindi come direttore di Confagricoltura Vicenza, di Confagricoltura Padova e attualmente di Confagricoltura Verona, ove ha avuto modo di mettere in evidenza quelle doti manageriali che lo hanno fatto ritenere idoneo a rivestire l’incarico regionale. E’ anche presidente dell’Ente Bilaterale per l’Agricoltura Veronese. La scelta di Bassani, che manterrà anche la direzione di Verona, rappresenta l’aspetto più visibile di una riforma che vuole rilanciare Confagricoltura Veneto come una realtà sindacale organica al cui interno la componente regionale e quelle provinciali interagiscono e collaborano secondo una logica di rete.

(Fonte: Confagricoltura Veneto)

E’ trevigiana la prima pasta veneta “carbon free”

ARGAV SGAMBARO 093Non solo l’unica a chilometro zero, ora la pasta Sgambaro è anche la prima carbon footprint. E’ di questi giorni la notizia dell’acquisto di cento tonnellate di Co2 nell’ambito del mercato volontario dei crediti di carbonio da parte dell’azienda di Castello di Godego (TV), visitata nel 2012 anche dai soci ARGAV.

Un’azienda dall’impronta verdeL’ossigeno acquistato dal pastificio trevigiano è prodotto dagli alberi del bosco di Lusiana in provincia di Vicenza che, grazie all’investimento del molino trevigiano, potranno continuare a produrre legna per altri decenni. Una decisione maturata nella consapevolezza della salvaguardia ambientale da sempre cara a Pierantonio Sgambaro, tanto da averne fatto una vera e propria scelta aziendale: dal 2002 in questo molino si produce pasta ottenuta con farina da grano duro nazionale certificato dal Csqa. Fedele al kmzero quale progetto per una migliore sicurezza ed educazione alimentare, Sgambaro ha fatto in questi anni un ulteriore salto imprenditoriale organizzando in casa la filiera corta: i chicchi lavorati sono frutto del lavoro degli agricoltori pugliesi, veneti, emiliani e friulani. L’imprenditore pioniere ha così anticipato la rintracciabilità obbligatoria del prodotto, seguendo in prima persona le coltivazioni in tutta Italia: delle 40mila tonnellate, 30 sono frutto della consolidata alleanza con le cooperative della Puglia, mentre le restanti 10mila provengono dai 9mila ettari seminati nelle vicine campagne. A lui il merito di aver fatto dell’insospettabile provincia di Rovigo l’avamposto del grano duro, incentivando la semina proprio nella Pianura padana che, grazie alle variazioni climatiche, ha riscoperto un’antica vocazione, fino ad ora tipica del Tavoliere del sud.

Farro, risposta europea al kamut americano. Leader anche nella distribuzione di confezioni a base di farro, cereale europeo, Pierantonio Sgambaro risponde con contratti tricolore – in particolare toscano- umbri- al kamut ormai completamente raccolto nei campi lontani a stelle e strisce. La sua scommessa green continua verso la montagna, in provincia di Belluno dove le conifere del comune di Mel attendono di essere rivalutate e in attesa di ulteriori polmoni vegetali guarda ai principi etici intrattenendo accordi con i missionari impegnati in Amazzonia e in Africa.

(Fonte: Jolly Sgambaro)

Consumo del suolo-Piano Casa: Coldiretti, “la campagna non vuole più deroghe”

VolantinoConsumoSuolo“Sindaci o Assessori l’importante è la responsabilità del governo del territorio che non si controlla a colpi di deroghe né con la burocrazia”. Lo afferma Coldiretti Veneto alla vigilia delle audizioni in Consiglio regionale sulla proposta di legge per la tutela del consumo del suolo e a poche ore da un convegno in programma sul Piano Casa recentemente approvato dalla Regione.

Riqualificare senza compromettere ulteriore campagna. “I due provvedimenti dovrebbero essere letti in parallelo – sottolinea Coldiretti – azzerare lo spreco di terreno agricolo non significa bloccare lo sviluppo insediativo chiudendo migliaia di imprese edili con relative conseguenze pesanti per l’occupazione, ma, attraverso la riqualificazione delle case e degli edifici produttivi spesso collocati in zona impropria è possibile, senza compromettere ulteriore campagna, migliorare il tessuto urbano esistente assicurando lo sviluppo all’economia veneta”. Per questo Coldiretti ha detto “si” al Piano Casa sollecitando una normativa coerente.

Il ruolo dei comuni. “Ci dovremmo chiedere però perché il Consiglio regionale ha ritenuto necessario supplire la parte di competenza dei Comuni – si interroga Coldiretti – forse perché i casi di burocrazia inefficiente sono innumerevoli e quelli paradossali sono pressoché quotidiani? Abbattere una stalla per rifarla tale e quale, oppure abbassare un tetto di qualche centimetro perché lo dice un Ente Parco? Coltivare una proprietà spezzettata dal passaggio di un’autostrada dovendo “guadare” un sottopasso continuamente allagato, perdere il finanziamento comunitario già assegnato per un puntiglio dell’amministrazione? Addirittura attendere le concessioni demaniali obbligando le persone a vivere da abusivi nelle proprie case”.  Lunga e triste casistica che impone riflessioni ai primi cittadini che non possono più trincerarsi dietro l’accumulo di carte affermando che questo sia il baluardo della salvaguardia territoriale, tutt’altro, si consolida un certo modo di agire che sottintende l’adagio: ‘chi può fa e chi non ha i soldi aspetta’. “I Sindaci hanno ragione a sostenere la propria potestà rispetto alle norme urbanistiche – conclude Coldiretti – ma questo implica una responsabilità rispetto alle scelte nell’interesse dei cittadini, ai quali non può venir meno il diritto alla bellezza del paesaggio che passa anche attraverso la valorizzazione degli immobili presenti costruiti in altre epoche. Se questa nuova responsabilità non si afferma con forza è giusto che il Veneto volti pagina”.

(Fonte: Coldiretti Veneto)

Carne, pesce, frutta e vino nella dieta degli antichi veneziani

dieta-veneziana-150x150La dieta dei primi abitanti dell’isola veneziana di Torcello era, già nel IV secolo, equilibrata e di grande qualità: prevedeva infatti, sia il pesce (molluschi e pesci di mare aperto), sia la carne (ovini e suini). Lo rivelano le prime analisi sui reperti ritrovati durante il recente scavo archeologico dell’università Ca’ Foscari a Torcello.

Cosa mangiavano i torcellani.  All’interno di un’anforetta in ceramica depurata, sono stati rinvenuti resti organici appartenenti a quella che sembra essere stata una composta di pesche: le analisi archeobotaniche sui semi e sui resti vegetali antichi hanno confermato come l’isola, fino dal IV-V secolo, fosse coltivata, con specie orticole (tra cui cetrioli), ma soprattutto con viti e alberi da frutto (numerosi i semi d’uva e i noccioli di pesca ritrovati). Tante anche le anfore rinvenute contenenti olio e vino proveniente dal Mediterraneo orientale del sud Italia. Le analisi arche-zoologiche effettuate sui resti degli animali hanno permesso di stabilire che nell’isola erano allevati maiali, capre, pecore e bovini: tra il V e VI secolo, i torcellani consumavano più carne di maiale, mentre nelle età successive, preferivano carni capro-ovine. Capre e pecore erano tenute in vita a lungo, probabilmente per poterne sfruttare il latte e il vello di lana per la tessitura. Lo scavo ha dimostrato anche che il numero dei buoi è aumentato nell’età moderna (XV-XVI secolo) quando gli abitanti tendevano a trasferirsi in altre isole o a Venezia: questi animali erano sicuramente utilizzati per l’aratura e per il trasporto, come testimoniano le ossa macellate provenienti da animali tenuti in vita fino a tarda età.

(Fonte: Garantitaly.it)

Approvata la legge sul pane fresco in Veneto, chiara distinzione tra pane fresco e riscaldato

Pane in consiglioLegge sul pane fresco in Veneto: un registro, un marchio di qualità e l’obbligo di indicare la provenienza, permetteranno di distinguere tra pane industriale e pane artigianale. Il pane fresco sarà etichettato per riconoscerlo da quello riscaldato nel punto vendita. Questa la principale novità della nuova legge regionale approvata il 16 dicembre scorso dal Consiglio Regionale del Veneto.

da sx Ruffato Malinverni (in piedi) Trentin (in blu)

da sx Clodovaldo Ruffato presidente Consiglio Regionale e Christian Malinverni, presidente Confartigianato Veneto Alimentazione

Malinverni: ”In 5 anni persi solo 11 forni artigiani grazie alla qualità ma è bene che la  legge ci distingua”. “In Regione Veneto negli ultimi 5 anni sono calati di solo 11 unità i veri “forni” artigiani. La qualità ci ha salvaguardato. Ma ora con il calo dei consumi -6,7% e boom dell’import di prodotti semilavorati e congelati dall’Est Europa +43%, senza una norma che distingua il pane fresco da quello precotto e i forni dalle rivendite rischiavamo di perdere una fetta importante del nostro patrimonio di sapienza nella panificazione” Questo il commento di sulla legge di Christian Malinverni, presidente regionale veneto della Federazione Alimentazione di Confartigianato.

I PANIFICATORI CON ASS COPPLA

Il gruppo Panificatori Confartigianato Veneto con l’assessore Isy Coppola (a dx)

Regolamento, registro e marchio di qualità sono gli strumenti che la legge utilizza per fare chiarezza e regolare in modo trasparente la concorrenza tra forni e punti vendita, tra panifici artigianali e aziende che commercializzano prodotti precotti o congelati, premiando così la qualità del pane impastato, lievitato e sfornato in giornata. Per valorizzare i panifici che sfornano prodotti tipici, espressione delle tradizioni culturali e culinarie del Veneto, si prevede l’istituzione del marchio “forno di qualità”. Ma registro e marchio non sono l’unica novità. Nella legge sono contenute infatti norme sulla formazione professionale di chi lavora nei forni e anche un registro regionale delle specialità tipiche del Veneto a partire dalle quattordici eccellenze inserite nella pubblicazione di Confartigianato Imprese Veneto. In caso di mancato rispetto dei requisiti dell’arte panificatoria o dei relativi obblighi formativi scatteranno sanzioni variabili dai mille ai 12 mila euro, destinate a raddoppiare in caso di recidiva.

PANE DI CONFARTIGIANATODistinguere il pane sfornato in giornata. “Una giornata storica per le tradizioni culturali e culinarie della nostra Regione”. Queste le parole con cui Nicola Trentin, presidente regionale dei Panificatori di Confartigianato esprime tutta la sua soddisfazione per l’approvazione di una legge da sempre sollecitata dalla categoria. “Il pane –prosegue- rappresenta un bene fondamentale della piramide alimentare e disciplinarne gli aspetti produttivi, nonché alcuni requisiti identificativi degli esercizi di vendita, significa fornire al consumatore una ulteriore garanzia di tutela della salute. Dobbiamo essere in grado di capire se si sta acquistando un prodotto realmente fresco o un prodotto che è stato semplicemente cotto nel punto vendita. Ma è anche necessario che il consumatore possa distinguere se sta acquistando pane in un punto vendita o in un panificio e quindi in una bottega tradizionale che il pane lo produce nell’arco della giornata con un procedimento produttivo unico e continuo. Che inizia con la formazione dell’impasto di sfarinati, lievito, sale e acqua, e finisce sulla bocca del forno, con il pane caldo appena sfornato e pronto per la vendita al consumatore finale. Procedimento quest’ultimo che richiede una professionalità ed un impegno molto più alti per dare al consumatore il prodotto fragrante che egli aspetta di avere”.

I panifici artigiani in Veneto. Delle 1.680 botteghe artigiane oggi in attività, ben 342 lavorano in provincia di Venezia. Belluno è invece quella con il numero minore, 87 ma in ragione di una popolazione molto inferiore. Rovigo, Treviso e Venezia sono le province dove si è concertata maggiormente la riduzione di imprese negli ultimi 5 anni rispettivamente -6%, -4,6% e –3,1%. Bene invece Verona e Belluno con rispettivamente una variazione del -2,1% e dello 0%”. “Ma la qualità non basta quando poi è l’inganno a fare da padrone –dichiara Malinverni-. Come accade nei centri commerciali che “spacciano” per pane fresco prodotti non solo precotti e congelati ma, di norma, neppure fatti nel nostro Paese ma confezionati nell’Est Europa. Ungheria, Polonia, Slovacchia, Slovenia, Repubblica Ceca e Romania. Negli ultimi anni, il fenomeno è andato incrementandosi a tal punto che le importazioni da questi Paesi di prodotti a base di cereali sono cresciuti del +43,2% nell’ultimo anno. 1,5 milioni di euro in più che portano il giro d’affari a 4,43 milioni di euro pari al 4,1% delle importazioni venete del settore”. “Questa legge –conclude- fa finalmente chiarezza e, sono certo, darà nuovo slancio alla produzione 100% made in Italy salvaguardando il lavoro e rafforzando una filiera portante per il nostro Paese”.

(Fonte: Confartigianato Veneto)

Ospitalità in Veneto, coro (dissonante) di voci in materia. Fra ristoratori in attacco, agriturismi in difesa, il presidente ARGAV auspica un ritorno alle origini.

Carne griglia Festa Agricoltura MiranoAntefatto. Lo scorso 17 dicembre il Consiglio regionale del Veneto ha approvato le modifiche alla legge in materia di agriturismo, ittiturismo e pescaturismo. Il disegno di legge, che modifica la normativa finora esistente (qui trovate le modifiche contestate dalla Federazione Italiana Pubblici Esercizi in un precedente articolo), è stato proposto dall’assessore all’agricoltura Franco Manzato, dopo essere stato preventivamente approvato dalla Giunta regionale, sentito il parere dell’apposita commissione consigliare.

Albergatori e ristoratori: un provvedimento dannoso. Ad approvazione delle modifiche di legge avvenuta, sono seguite le rimostranze dei ristoratori (qui trovate anche il parere di Confesercenti Venezia), a cui le organizzazioni di categoria hanno ritenuto necessario rispondere e di cui riportiamo di seguito le repliche.

Giorgio Piazza, presidente Coldiretti Veneto e Venezia

Giorgio Piazza, presidente Coldiretti Veneto e Venezia

Coldiretti Veneto: “Una legge che esalta il grande potenziale turistico della campagna”.  Fattorie sociali, didattiche, agri e ittiturismi hanno una legge, la Regione Veneto ora disciplina il lavoro di queste realtà che contribuiscono al fatturato dell’agricoltura veneto pari a 5 miliardi di euro. “Le tante sfumature non devono trarre in inganno – spiega Coldiretti – si tratta sempre e comunque di aziende agricole che coltivano, allevano, trasformano e producono servizi per la collettività. E’ questa la sostanziale differenza rispetto ad altre simili attività del sistema economico”. Il provvedimento legislativo approvato in Consiglio Regionale rende giustizia agli agriturismi, nati inizialmente come opportunità di integrazione al reddito e maturati nel tempo non solo professionalmente ma anche come offerta che va dalla ristorazione alla pratica di sport, con l’introduzione di proposte che interessano anche la sfera sociale. E’ questo il motivo che fa scegliere l’ agriturismo: un servizio tagliato su misura dalla famiglia agricola a quella di città ed il valore aggiunto al comparto del turismo  dimostrato dalla loro presenza, anche in  aree marginali, che garantisce ai clienti più esigenti di godere appieno dell’ambito rurale a volte non raggiunto dai tour operator. Coldiretti che conta circa 600 aziende agrituristiche, quasi la metà del totale regionale, plaude al salto di qualità che la politica ha dimostrato nell’approvare un testo unico in grado di recepire il grande potenziale pronto ad esprimersi anche attraverso le limitazioni date dal livello produttivo aziendale. Contemporaneamente la legge quadro presenta una flessibilità che gli operatori non interpretano come una serie di “libere concessioni” piuttosto uno sprone per confermare  la serietà e credibilità di chi pratica l’accoglienza e la ricezione in campagna con l’innato buon senso dell’agricoltore”.

David Nicoli Agriturist Veneto

David Nicoli presidente Agriturist Veneto e vicepresidente Agriturist Nazionale

David Nicoli, presidente Agriturist Veneto e vicepresidente nazionale Agriturist. “Gli attacchi scomposti e disinformati di cui l’agriturismo è stato oggetto in questo periodo da parte delle associazioni di rappresentanza di albergatori e ristoratori, impongono una replica pacata ma decisa.  In primo luogo, spiace che si dimentichino i più elementari principi di correttezza criminalizzando indiscriminatamente un’intera categoria di operatori economici, come le associazioni sopra citate tendono a fare nei confronti dell’offerta agrituristica veneta. I casi di illegalità vanno isolati e denunciati e questa è la linea sempre seguita dalle associazioni agrituristiche, che non hanno alcun interesse a coprire furbi e disonesti. Ma nessuno si permette di affermare che la ristorazione ordinaria nel suo complesso agisce fuori legge perché, tanto per portare un esempio, di tanto in tanto si scoprono dei rappresentanti della categoria che si comportano in maniera per così dire disinvolta nei confronti di turisti stranieri. Ma verso le aziende agrituristiche, chissà perché, si ritiene di potersi esprimere pubblicamente senza osservare queste elementari regole di correttezza. Ancora. Le aziende agrituristiche beneficiano di un regime fiscale forfetario (reddito imponibile calcolato nella misura del 25% dei ricavi), che peraltro tendono a non adottare preferendo quello ordinario. Si tratta di un’agevolazione da considerarsi come parziale compensazione dei limiti che la legge pone all’esercizio ed all’espansione delle attività agrituristiche in quanto connesse e complementari a quelle agricole: in quanto, cioè, devono essere strettamente legate all’azienda agricola di cui sono espressione e devono impegnare un numero di giornate di lavoro inferiore a quello richiesto dalle attività agricole in senso stretto. Ci si riferisce soprattutto al fatto che l’ospitalità agrituristica al chiuso e all’aperto non può superare le 30 persone e che nella ristorazione agrituristica il 65% dei prodotti deve provenire dall’azienda. Sono limiti che valgono comunque, indipendentemente dalle capacità produttive, ricettive ed organizzative della singola azienda. Sono quegli stessi limiti che hanno indotto diverse aziende agrituristiche di successo ad entrare nell’offerta turistica ordinaria, nella quale, contrariamente all’agriturismo, possono organizzarsi ed ampliarsi a piacimento. E’ ben strano che queste aziende agrituristiche abbiano deciso di trasformarsi in alberghi e ristoranti veri e propri, se l’agriturismo, come viene detto, è un bengodi dove si fa quello che si vuole e non si rispettano le leggi. In realtà l’agriturismo, in quanto attività legata a quella agricola e da questa dipendente, è sottoposto non solo a pesanti adempimenti burocratici ma anche, come si è accennato, a limiti severi e precisi, sulla cui osservanza vigilano diversi organi di controllo, quali NAS (Nuclei Antisofisticazione dei Carabinieri), Guardia di Finanza, Province, INPS, ASL…Autorità tutte, com’è giusto, molto attive, puntuali e presenti in azienda anche più volte all’anno. Sarebbe veramente miracoloso che l’agriturismo riuscisse ad eludere un tale schieramento di forze violando sistematicamente la legge…Va anche precisato, a scanso di ogni equivoco, che la manodopera impegnata nelle attività agrituristiche è regolarmente inquadrata a norma dei contratti collettivi vigenti per il settore agricolo e comporta a carico dell’azienda oneri retributivi e previdenziali corrispondenti a quelli degli altri settori produttivi.  In conclusione, l’agriturismo in Veneto è ormai un’attività affermata, che si è guadagnata uno spazio piccolo (1% dell’offerta turistica complessiva, 4% di quella di ristorazione) ma apprezzato dai consumatori, grazie alla capacità degli operatori di intercettare una domanda specifica che forse albergatori e ristoratori non erano in grado di soddisfare. A questi ultimi, cogliendo anche l’occasione delle prossime festività natalizie, rivolgiamo l’invito di deporre le armi della polemica e di avviare con il mondo agrituristico una proficua collaborazione, nella convinzione che il Veneto, per poter esprimere appieno le proprie enormi potenzialità in campo turistico, non possa più fare a meno di un’offerta che sia nello stesso tempo diversificata e integrata”.

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Fabrizio Stelluto, presidente ARGAV

Il presidente ARGAV, Fabrizio Stelluto, ha posto al presidente di Agriturist, David Nicoli, una riflessione, invitandolo a una discussione. “Pregiatissimo David Nicoli, ho appena ricevuto il vostro comunicato stampa sull’ennesima polemica fra operatori della ristorazione ed agriturismi. Aldilà dei toni (magari “sopra le righe”) dell’attacco nei vostri confronti, devo dire che tocca “un nervo scoperto”, nei cui confronti (chi mi conosce lo sa anche in Confagricoltura Veneto) lamento da tempo un’eccessiva disattenzione da parte delle Organizzazioni Professionali Agricole e delle associazioni di settore. Nel merito dell’odierno comunicato mi ha colpito in particolare questo passaggio: “Ci si riferisce soprattutto al fatto che l’ospitalità agrituristica al chiuso e all’aperto non può superare le 30 persone e che nella ristorazione agrituristica il 65% dei prodotti deve provenire dall’azienda.” Questa è sicuramente la norma, ma è la cecità verso una realtà troppo spesso diversa, che sconcerta. C’è un errore di fondo che, ritengo, possa ascriversi al noto detto “contadino, scarpe grosse e cervello fino”, vale a dire, fiutato l’affare (il “business”), si è dimenticato l’obbiettivo originario (la “mission”) che, ricordo, era quella di far vivere la campagna a me, cittadino; oggi il rapporto si è rovesciato e molti(ssimi) agriturismi si adeguano alle esigenze del turista: dai menù ricercati e dimentichi delle tradizioni del territorio al cambio quotidiano delle lenzuola in camera alla piscina e, magari, anche al centro benessere; ma di che azienda agricola stiamo parlando? Senza considerare che, in tanti casi, l’agriturismo non è integrazione al reddito agricolo, ma la coltivazione è solo il pretesto ad avere l’agriturismo. Mi scuso, ma sono osservazioni, che mi vengono dal cuore, dall’esperienza e dalla tristezza di veder naufragare consumisticamente un progetto, che dovrebbe essere, prima di tutto, culturale. Sperando in un cortese cenno di riscontro, saluto cordialmente ed auguro buone Feste!”

Cuore padovano, vocazione internazionale: i soci ARGAV alla scoperta del Birrificio Antoniano di Ronchi di Villafranca (PD)

Entrata Birrificio Antoniano(di Marina Meneguzzi, socio ARGAV) “Restituire ai padovani l’orgoglio e il sentimento di avere una birra made in Padova”: questo il progetto di Sandro Vecchiato, fondatore nel 2011 insieme al fratello Michele del Birrificio Antoniano di Ronchi di Villafranca (PD). Una dichiarazione di “amorosi intenti” che il direttore generale del birrificio ha rivelato ai soci ARGAV, in visita lo scorso 17 dicembre agli stabilimenti ubicati nell’alta padovana, accolti anche da Enrico Pinton, che per l’azienda cura le relazioni esterne.

Birra AntonianaUn vuoto da colmare. Il birrificio è sorto per il desiderio dei fratelli Vecchiato di colmare il vuoto creato a Padova negli anni ’70 dalla dipartita di Itala Pilsen, marchio storico nazionale della birra padovana, nato nel 1919 dalla fusione di due birrifici (Birra Cappellari e Birra Maura). L’Itala Pilsen, che aveva stabilimenti in pieno centro città, fra l’attuale parcheggio di  piazza Insurrezione e le botteghe di Galleria Borromeo, dagli anni ’50/70 del secolo scorso è infatti proprietà di Birra Peroni (oggi del gruppo SabMiller), azienda con sede a Roma.

Per spiccare il volo, sciacquati i panni…in America. Così, i due fratelli, agli inizi degli anni ’80 presero in mano le redini di Interbrau, azienda leader in Italia nella distribuzione di birre speciali, fondata dal padre Luigi. Forti di questa esperienza pluridecennale nel mercato delle birre di alta gamma e mossi da una passione straordinaria per la “cervogia”, i fratelli Vecchiato decisero, come prima cosa, di sciacquare i panni…in America, “Paese in cui si determinano i trend di mercato“, ha spiegato Sandro Vecchiato, confessando un’iniziale diffidenza verso gli States. Ben presto vinta, visto che nell’arco di cinque anni, Vecchiato ha calpestato il suolo americano ben 14 volte, uscendone con la convizione di dover creare, per riuscire a ritagliarsi una fetta di mercato, una birra dal cuore padovano ma con una spiccata vocazione internazionale. Fino al 1866 a Padova si beveva birra di stile viennese, che si caratterizza per il colore ambrato, il gusto delicato e un tasso alcolico di buon tenore. I Vecchiato, decisero qundi che la loro birra Antoniana avrebbe ricalcato questo stile.

Alcuni soci ARGAV con Enrico Pinton

La ricetta della birra made in Padova: orzo (in gran parte autoprodotto), lieviti (in futuro autoctoni?), luppolo (nel 2014 autoprodotto) e acqua del Sindaco. Altra decisione importante dei fratelli Vecchiato fu quella di dare al birrificio un’impronta agricola. “Non una scelta di comodo o una strategia di marketing  – ha spiegato Vecchiato – ma consapevole volontà di legarsi alla terra che dona gli ingredienti base “. Una terra, in verità, che potremmo definire non solo padovana ma nordestina. Dopo lunghe ricerche, infatti, il birrificio ha reperito un appezzamento di circa 80 ettari di terreno in zona Marano Lagunare (provincia di Udine) e altri 10 ettari in zona Mestrino, dove viene coltivato l’orzo, da cui si ricava il malto.

Il mastro birraio Luciano Masocco

Il mastro birraio Luciano Masocco

Fabrizio Stelluta omaggia Sandro Vecchiato con la penna ARGAV

Fabrizio Stelluta omaggia Sandro Vecchiato con la penna ARGAV

La produzione attuale si attesta sui 3 mila ettolitri con la prospettiva di produrne 10 mila. Le birre, a bassa fermentazione, rimandano nel nome a luoghi e tradizioni cari alla città del Santo. Oltre alla birra Antoniana, la birra che reinterpreta lo stile Vienna e che nell’etichetta riporta l’effige del Gattamelata di Donatello, viene prodotta la birra Altinate, che ricorda nel nome l’antica porta romana ad est della città, un simbolico ponte, dunque, tra oriente e occidente, che unisce gusti nostrani e aromi esotici.

Birra di NataleBirra stagionale. Nel periodo natalizio, viene inolte prodotta la birra di Natale Santa Lucia, dal delicato retrogusto di mandorla, e che riprende nell’etichetta il cielo blu intenso e stellato affrescato da Giotto nella Cappella degli Scrovegni. Nel prossimo futuro, sarà avviata anche la produzione delle birre Portello e Ponte Molino, altri due luoghi simbolo della città. Nel territorio padovano i prodotti del Birrificio Antoniano si possono trovare presso la Casa della Birra, che ha 4 punti vendita (via Roma, a Mestrino, a Roncaglia e all’Arcella) e, servendosi della struttura Interbrau, nei migliori negozi di birra speciale ma presto sarà presente anche sugli scaffali della grande distribuzione, oltre che all’estero, dove è stata ben accolta in occasione delle maggiori fiere del settore. A giugno 2014, ci sarà anche la prima Festa della Trebbiatura, prevista una settimana di festeggiamenti in notturna, naturalmente dopo la messe diurna.

Report Veneto Agricoltura: in dieci anni, imprese under 30 in calo. Rispetto al dato nazionale, in Veneto anche meno donne in agricoltura.

lavoro-voucher-agricoltura-treviso-provincia-crisiL’unica fascia ad aumentare la propria quota di incidenza è quella con conduttori over 70 pari al 32% del totale delle imprese agricole venete.  Il Rapporto “Giovani in Agricoltura”, curato dagli esperti economici di Veneto Agricoltura indaga la situazione delle imprese agricole condotte da giovani imprenditori di età inferiore a 40 anni nella nostra regione. I dati di riferimento risalgono al 2012, mentre il Censimento in Agricoltura è del 2010.

In dieci anni, – 30% di aziende agricole condotte da giovani agricoltori ma negli utimi 3anni diminuzione stabilizzata. Il contesto generale disegna una situazione che negli ultimi dieci anni (2002-2012) vede la continua diminuzione del numero di imprese agricole attive iscritte al Registro delle Imprese presso le Camera di Commercio provinciali del Veneto: nel terzo trimestre 2013 sono scese ulteriormente a 68.248; una flessione che nel decennio è stata di oltre il 30%. Ciò che fa riflettere è che questo calo è stato percentualmente maggiore per le imprese delle fasce dai 18 ai 29 anni (-48,4%) e dai 30 ai 49 anni (-43,2%); è diminuita quindi la loro incidenza sul totale, passando rispettivamente dal 2,3 all’1,7% e dal 26,9% al 22,3%. Di contro, aspetto positivo specie in questo periodo di crisi economica, va evidenziato che negli ultimi anni (2010 – I trimestre 2013) si registra una stabilizzazione del numero di imprese attive nelle fasce di età compresa tra 18 e 29 anni, la cui quota rimane comunque inferiore al 2%. La percentuale di imprese giovani, condotte da imprenditori under 40 anni, nel 2013 è pari al 7,3%, mentre continuano a prevalere le imprese delle classi di età tra 50 e 65 anni e superiori.

Determinanti le politiche di sostegno regionali. Analizzando l’andamento del numero di iscrizioni di nuove imprese per fasce di età nel corso degli anni, è possibile individuare una correlazione di dipendenza con le politiche di sostegno all’imprenditoria giovanile attivate dalla Regione Veneto. Emerge infatti, soprattutto negli ultimi anni, una sempre maggior incidenza delle imprese beneficiarie di contributo al primo insediamento sul numero di nuove imprese giovani iscritte.  Di fatto, negli ultimi dieci anni, le imprese under 30 sono in continuo calo rispetto al numero totale di imprese agricole attive; e le nuove iscrizioni non riescono ad essere in numero tale da “sostituire” le cessazioni di aziende delle fasce di età più elevata.L’analisi dei dati del Censimento dell’Agricoltura 2010 evidenzia che l’incidenza delle imprese condotte da giovani in Veneto è più bassa rispetto alla media nazionale; minore anche la presenza di imprenditori di sesso femminile.

Gli aspetti positivi. I giovani imprenditori agricoli veneti presentano però un più elevato grado di istruzione specie ad indirizzo agrario. Inoltre, in Veneto, in termini di numero di aziende, di superficie coltivata e di valore della produzione generato l’incidenza delle imprese condotte da giovani è maggiore nelle alte classi di reddito e in quegli orientamenti tecnico-economici (OTE), le quali presentano, tendenzialmente, un elevato peso del lavoro e intensità tecnica. In parole povere, da noi le imprese condotte da giovani sono mediamente più grandi e investono nei settori produttivi a maggior redditività.

(Fonte: Veneto Agricoltura)

Nasce in Veneto il primo Festival del cinema e del documentario agricolo. La prima edizione si terrà a settembre 2014.

lavoro-voucher-agricoltura-treviso-provincia-crisiIn occasione della 1353ª Fiera dell’Agricoltura, che si è appena conclusa a Santa Lucia di Piave (TV), è stata annunciata la nascita del primo Festival del cinema e del documentario agricolo, che si terrà per la prima edizione a settembre 2014.

Ad aprile 2014, il bando per il concorso. Il Festival sarà articolato in un concorso aperto a tutti per il miglior documentario audiovisivo che rappresenti l’intera filiera del prodotto agroalimentare made in Italy – dalla coltivazione in campo alla tavola – e in una rassegna del cinema e del documentario agricolo del passato. Entro il prossimo aprile verrà divulgato il bando per il concorso.

(Fonte: Ente Fiera Santa Lucia di Piave)

Imprenditrici agricole di Coldiretti Veneto: “A scuola insegniamo a non dimenticare gli antichi mestieri”

antichi mestieri 2Per la lavandaia non c’è detersivo sbiancante quanto stendere il bucato di prima mattina sull’erba, il fabbro lavora al buio perché dal colore della fiamma dipende l’efficacia del ferro battuto, il contadino sa che se brucia le stoppie non avrà parassiti al raccolto. Certo cose d’altri tempi: ora la lavatrice centrifuga e asciuga, il maniscalco è chiuso in una fabbrica di metalli pesanti e se l’imprenditore agricolo accende il fuoco vicino al campo rischia di essere multato.

L’antica arte del saper fare. Per fortuna gli anziani hanno trasmesso i contenuti del mestiere sennò alle nuove generazioni sfuggirebbero segreti e saggezza racchiuse nella pratica di una professione ad alta abilità manuale. Ad esempio 3mila casari under 30 cosi come i 2mila norcini l’hanno imparata salvando un patrimonio di conoscenza che si trasforma in formaggi e salumi genuini. Lavori in cerca d’autore che a distanza di un anno dal lancio provocatorio del ripristino dell’ora di applicazione tecnica ne hanno trovati addirittura due: Laura Simeoni e Michele Rigo rispettivamente giornalista e professore che hanno scritto un libro dal titolo “Antichi Mestieri” presentato ieri in Coldiretti Veneto da Franca Castellani, presidente di Donne Impresa, l’organo di rappresentanza che raggruppa 24 mila aziende “rosa”.

In Coldiretti sono le imprenditrici agricole a promuovere le attività di educazione nelle scuole e le visite nelle fattorie didattiche coinvolgendo ogni anno oltre 10mila bambini con lezioni in classe e laboratori di campagna impegnando studenti e docenti nella coltivazione di orti sociali, organizzazione di campi verdi, vacanze green. In tutte queste occasioni le agricoltrici hanno consigliato di valutare l’ipotesi di introdurre nell’orario scolastico lo spazio per sviluppare attitudini e abilità manuali. “Non ci sono più alibi – ha detto Franca Castellani – se in soccorso arriva pure un testo, stampato grazie al contributo ministeriale”. Un manuale illustrato e di facile lettura, che racconta del tipografo, fabbro, contadino, lavandaia, carbonaio, vasaio, casalinga e dell’approccio empirico scientifico di queste attività, elementi che possono incrociare varie materie: scienza, storia e letteratura. Ad apprezzare il volumetto edito da De Bastiani anche Davide Frisoli del distretto didattico Viale San Marco e la maestra Gladis Omaia Capponi della scuola elementare “T.Vecellio” entrambi di Mestre ed estimatori convinti di questa iniziativa. Tra il pubblico le protagoniste di questa formazione “sul campo”, alcune di loro “premiate” con la consegna preziosa di vecchi strumenti utili alle dimostrazioni in aula: dal violino da semina, al cardano per la lana fino al baco per la pasta fatta in casa.

(Fonte: Coldiretti Veneto)