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Aglio bianco polesano Dop, il successo della coltura passa attraverso l’organizzazione della filiera

aglio dopUna governance di filiera, che sia organizzata e che metta in campo una strategia per la gestione del prodotto e del mercato, integrata con politiche di marketing/ branding; il tutto affiancato all’azione delle singole imprese produttrici, che devono spingere al massimo la qualità. E’ ancora ciò che manca all’Aglio bianco polesano Dop (Denominazione d’origine protetta), secondo Corrado Giacomini, ordinario di economia agroalimentare all’università di Parma.

tavolo aglio“L’oro bianco” del Polesine. Se ne è parlato lo scorso 20 febbraio, al convegno “Essere Dop: attese e prospettive… la filiera dell’aglio bianco polesano Dop a confronto”, che si è tenuto in Camera di commercio, con l’organizzazione del Consorzio di tutela Abp Dop e dell’Azienda mercati, cui hanno partecipato produttori, confezionatori, distribuzione, ristorazione locale, consumatori e associazioni di categoria. Al centro dei lavori, quell’ “oro bianco” del Polesine, unico aglio veneto con la certificazione d’origine europea, prodotto in 29 comuni con una superficie investita di 70 ettari, ma con una potenzialità di 350 ettari. “Come Consorzio siamo nati nel 2010 con 20 soci, fra produttori e confezionatori – ha ricordato il presidente Massimo Tovo -. Oggi siamo una trentina. Nel 2011 abbiamo prodotto 200 quintali, nel 2012 siamo saliti a 1750. Oggi possiamo dire di disporre di un certo quantitativo, il nostro prodotto comincia ad entrare nella distribuzione ed è il momento giusto perché tutto il territorio faccia un investimento comune per portare l’aglio al successo presso il consumatore”. “Un successo – precisato il presidente di Coldiretti Rovigo, Mauro Giuriolo – che farebbe da traino agli altri prodotti polesani, ai due Mercati di Lusia e Rosolina e all’intera economia del territorio”.

Da marchio a “marca”. “Il marchio Dop da solo – ha incalzato Giacomini – è solo un istituto giuridico. Per determinare il successo di un prodotto a marchio, come nei casi di Melinda o Marléne, occorre che il marchio del Consorzio di tutela diventi una “marca”: un fatto psicologico, l’immediata evocazione nel consumatore di una cosa specifica fatta in un posto specifico. Ecco due elementi essenziali del successo – ha affermato il professore – Uno: il prodotto deve avere delle caratteristiche che lo rendono subito distinguibile dal consumatore; due: trattandosi di un bene comune, non di una proprietà privata, è essenziale un’azione collettiva di tutti gli attori della filiera, pubblici e privati, che approntino una strategia per organizzare efficacemente l’offerta del prodotto e per promuoverlo presso il consumatore con politiche di branding e co-branding”.

Cina, primo produttore mondiale di aglio. Sulla qualità e caratterizzazione di partenza dell’Aglio bianco, si è già avanti. “Produciamo con passione e con rispetto – ha detto in proposito Pierino Romagnolo, dell’omonima azienda agricola – L’attenzione alla qualità ci guida in tutte le fasi della lavorazione”. E qualità è la carta vincente sul mercato anche internazionale, come ha precisato Claudio Salvan, presidente della coop Il Polesine, grazia alla quale è partito l’iter per il riconoscimento del marchio Dop. “La Cina è il primo produttore mondiale di aglio da sempre – ha ricordato Salvan – Noi non possiamo e non dobbiamo competere con le sue 13 mila tonnellate di prodotto, che è più bianco e più grosso del nostro, ma non ha sapore e si conserva solo grazie all’invenzione delle celle frigo. E neppure possiamo competere sul prezzo con Corea del sud ed Egitto perché hanno bassissimi costi di produzione e altri standard di sicurezza alimentare. Però abbiamo l’Aglio bianco polesano Dop che ha grande sapore, molto aroma e ultra conservabilità: valorizzando in modo adeguato queste caratteristiche potremo trovare la nostra collocazione sul mercato. Quindi, il nostro compito è elevare sempre di più il livello di qualità e mantenere l’identità del nostro prodotto. Se siamo qui oggi è grazie all’incarico per avviare la procedura di riconoscimento che Coldiretti a dato alla coop Il Polesine e al direttore dell’Azienda mercati Stefano Milan”.

Gdo: si può fare qualità al giusto prezzo. D’altra parte, sulla stessa lunghezza d’onda sono stati gli esportatori, Matteo Suriani di Suriani srl e Lucio Duoccio della Duoccio srl, che hanno richiesto di analizzare le caratteristiche organolettiche attraverso dei pannel test e di pensare a certificazioni di prodotto (Global gap) per non precludersi la strada internazionale. Grande disponibilità da parte della grande distribuzione, che per bocca di Claudio Gamberini di Conad Italia, ha rilanciato: “Avere a che fare con una filiera organizzata per noi è un vantaggio in termini di costi e di programmazione degli acquisti. Noi siamo una catena che vive anche nei paesini e nei territori e abbiamo creato il marchio “Sapori e dintorni” per andare incontro a quei consumatori che cercano l’alta gamma. Inseriremo senza problemi l’aglio polesano sotto questo marchio, ma teniamo conto che l’aglio per noi è già una nicchia e un aglio Dop è la nicchia della nicchia. Abbiamo già l’aglio di Voghiera e non possiamo tenerne tanti tipi distinti, per cui sarebbe necessario fare un progetto comune col rispettivo consorzio per entrare sugli scaffali assieme, nel segmento aglio. In genere – ha concluso Gamberini -, nell’ortofrutta vale l’equazione prezzo basso uguale qualità bassa. Noi, con le nostre operazioni su prodotti specifici, ad esempio le arance rosse di Sicilia, vendute ad un euro e 30 cent, abbiamo dimostrato che si può fare qualità alta al giusto prezzo”.

(Fonte: Coldiretti Rovigo)

CIA, Confagricoltura e Copagri del Veneto a Zaia: “Destinare ai maiscoltori colpiti dall’emergenza aflatossine i soldi ritornati da Roma al Veneto”

aflatossine-pigozzoLa buona notizia è freschissima, risale al 18 febbraio, una volta tanto viene da Roma ed è contenuta in una lettera firmata dal ministro delle Politiche agricole Mario Catania: dall’applicazione del programma comunitario di attuazione del vecchio Obiettivo 5a sono avanzati 12,4 milioni, che ora sono messi a disposizione del Veneto.

Quei soldi sono dell’agricoltura. Del Veneto, certo, ma del Veneto agricolo, dal momento che sono fondi stanziati per un programma comunitario che riguarda il settore primario e che devono restare in quell’ambito anche adesso che ci sono stati restituiti. Forti di questa certezza, quindi, CIA, Confagricoltura e Copagri del Veneto si sono rivolti al presidente della Regione Luca Zaia sollecitandolo ad utilizzare l’inaspettata sopravvenienza attiva a favore delle oltre 70 mila aziende produttrici di mais che, a seguito della siccità e delle elevate temperature della scorsa estate, vedono a rischio il loro raccolto, contaminato dalle aflatossine, ed il loro reddito.  CIA, Confagricoltura e Copagri del Veneto chiedono l’adozione in tempi brevi di un provvedimento che metta a disposizione queste risorse direttamente delle aziende colpite dall’emergenza, permettendo loro di superare la crisi e di riprendersi sul piano economico.

(Fonte: CIA, Confagricoltura e Copagri del Veneto)

Caso Nestlè. Confartigianato Veneto: “Volete certezza degli ingredienti? Tornate a comperare prodotti artigiani 100% made in Italy”

Pasta artigianale fiera Sapori Italiani Longarone Fiere 2012“Non ci saranno problemi di sicurezza alimentare, come si è preoccupata di dichiarare subito la Nestlè mentre ritirava dagli scaffali italiani e spagnoli ravioli e tortellini di manzo Buitoni (società che fa capo al colosso alimentare) dopo che sono state rinvenute tracce di Dna di carne di cavallo pari all’1%. Sta di fatto però che, se i consumatori vogliono essere sicuri di quello che comperano –e mangiano-, farebbero bene a tornare ad acquistare prodotti artigianali freschi non solo per le occasioni speciali e le feste ma per l’alimentazione di tutti i giorni!” A dichiararlo Luca Da Corte, pastaio cadorino e Presidente Nazionale e Regionale Veneto dei produttori di pasta fresca aderenti a Confartigianato.

Colossi alimentari ≥ piccoli pastifici. “Da alcuni anni stiamo assistendo –prosegue Da Corte- ad una accentuata dicotomia in fatto di pasta. Da un lato abbiamo la pressione dei colossi alimentari per globalizzare, uniformare e sterilizzare la loro offerta a scapito della qualità, del gusto e soprattutto del controllo di filiera che porta, periodicamente, a “scandali” come quello di queste ultime settimane. Dall’altro c’è il crescente interesse in tema di biodiversità e prodotti a km 0 per opera e merito soprattutto dei piccoli pastifici (quasi 150 nella nostra Regione) che lavorano pasta fresca. Un lavoro straordinario, e sempre più apprezzato, frutto di un mix sapiente di tradizione, conoscenza, opera delle mani e ricerca di prodotti di qualità e soprattutto territoriali”.

Ingredienti made in Italy. “Nel mio pastificio ad esempio –spiega il Presidente- per le paste ripiene usiamo grano che si coltiva nel centro Cadore, ortaggi raccolti sotto le crode del monte Antelao e la carne è quella di agnello d’Alpago protagonista di un presidio Slow Food. Una attenzione che possiamo ritrovare nelle botteghe di tutti i miei colleghi veneti e non, dai “bigolari” di Treviso, Padova e Vicenza, sino a Valeggio sul Mincio dove abbiamo laboratori che producono i rinomati tortellini “nodo d’amore” il cui ripieno viene creato dalle mani sapienti di cuoche che bolliscono la carne e la tritano a mano ogni giorno”.

Pasta fresca e “pasta fresca pastorizzata”.  “E’ importante che i consumatori cambino le loro abitudini –precisa Da Corte- ma è assolutamente necessario che la Politica emani norme che aiutino le persone a distinguere le diverse produzioni e non il contrario. L’Unione Europea, ad esempio, invece che scendere in campo ed approvare una raffica di test su carne di manzo per verificarne la composizione a seguito del dilagare dello scandalo della carne di cavallo, farebbe bene ad intervenire sul grande scippo che è stato operato ai danni della piccola impresa artigiana con l’abrogazione della norma che fissava, in cinque giorni dalla data di produzione, la durabilità della pasta fresca. Un grosso regalo alle imprese industriali che ha annullato le differenze tra il prodotto artigiano e quello industriale, pregiudicando la libertà del consumatore di poter scegliere. Chissà che questo scandalo possa portare ad una ridenominazione delle paste sfuse in “pasta fresca” e “pasta fresca pastorizzata” dove, ovviamente, è solo la pasta fresca quella che garantisce ai consumatori tutte le peculiarità e le caratteristiche organolettiche del vero prodotto artigianale italiano”.

(Fonte: Confartigianato Veneto)

Oggi all’Università degli Studi di Padova si parla di nuovi modelli imprenditoriali e strategie d’impresa in agricoltura

lavoro-voucher-agricoltura-treviso-provincia-crisiIl mondo agricolo e agroindustriale, seppur in una fase di crisi economica strutturale, si sta caratterizzando per una transizione sempre più rapida verso nuovi modelli imprenditoriali, oltre che produttivi. Alcuni risultati positivi sono già oggi visibili, ma non mancano criticità sul piano della dimensione delle imprese, l’accesso al credito, l’internazionalizzazione e il lavoro per filiere.

Il seminario inizia alle ore 11.30. Due recenti ricerche, relative all’agro-industria e all’impresa agricola, testimoniano come la capacità di innovare rappresenti un fattore distintivo delle aziende di successo, assumendo direzioni inedite, orientate al futuro, ma in grado di dialogare con la tradizione. Gli esiti di queste ricerche saranno illustrati nel seminario: “Innovazioni primarie. Nuovi modelli imprenditoriali e strategie d’impresa in agricoltura e nell’agroindustria“, in programma oggi, mercoledì 20 febbraio, a partire dalle ore 11.30 presso l‘Università degli Studi di PadovaEmeroteca di Ca’ Borin, in via del Santo 22 a Padova.

Programma interventi. ore 11.30 – Introduzione. Daniele Marini, Università di Padova, Direttore Scientifico Fondazione Nord Est; ore 11.45 – Innovazioni primarie: il caso dell’agricoltura e dell’agroindustria. Paolo Angelini, Università di Padova, Silvia Oliva, Segretario alla Ricerca Fondazione Nord Est; ore 12.15 – Discussione con  Vasco Boatto, Università di Padova e Alberto Mantovanelli, Coldiretti Veneto.  ore 12.45 – dibattito.  ore 13.00 – chiusura dei lavori.

(Fonte: Università degli Studi di Padova)

A proposito di “Agrinsieme”, la posizione di Coldiretti Rovigo

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da sx Adriano Toffoli, direttore Coldiretti Rovigo e Mauro Giuriolo, presidente Coldiretti Rovigo

“A Coldiretti non sono mai piaciuti i discorsi di facciata e neppure le ammucchiate senza un vero programma economico a difesa del reddito agricolo delle imprese professionali”. Così commenta il presidente di Coldiretti Rovigo, Mauro Giuriolo, la notizia della nascita del coordinamento Agrinsieme in Polesine.

Farmer market. “Noi rappresentiamo la maggioranza assoluta dell’agricoltura polesana, ma se la restante parte vuol mettersi assieme per una rappresentanza unitaria è positivo e semplificatorio, anche se, per ora, non abbiamo visto un programma e, soprattutto, non abbiamo visto tavoli dove si presenta un unico rappresentante al posto di cinque. Viceversa, Coldiretti ha un progetto economico partito nel 2000, rompendo le ammucchiate di allora – continua il presidente – e, da soli contro tutti, abbiamo sostenuto la qualità delle produzioni legate al territorio, la sostenibilità e la valorizzazione del made in Italy, il dialogo col consumatore; ed è grazie all’opera di sensibilizzazione di Coldiretti se oggi la cultura del cibo è diventata un valore comune, e quelle stesse organizzazioni agricole che prendevano in giro i nostri “farmers’ markets”, oggi si mettono insieme a parlare di filiera corta, di produzioni sostenibili e di tutela dei consumatori e si danno battaglia per un posto in piazza delle loro aziende”.

Inviti. “Il nostro progetto è l’unico – aggiunge Giuriolo – che ha permesso a tante nostre imprese di fare reddito negli ultimi difficili anni ed anche i governi che si sono succeduti nell’ultimo decennio, ci hanno riconosciuto il merito di aver condotto un’azione positiva per lo sviluppo e la difesa dell’agricoltura italiana”. “Francamente – conclude Giuriolo – qui in Polesine non siamo stati invitati a nessun tavolo e degli inviti veniamo a sapere a mezzo stampa. Penso che tutto questo sia singolare e funzionale a chi ha da difendere altri tipi di interessi rispetto a quelli che oggi persegue la Coldiretti, nascondendosi dietro un “vogliamoci bene” come è avvenuto in passato”.

Ogm.  “Lo stravolgimento dei numeri è un basso tentativo di mistificare la realtà – aggiunge il direttore di Coldiretti Rovigo, Adriano Toffoli – In Polesine il 65 per cento delle aziende agricole sono associate Coldiretti e lavorano quasi il 50 per cento della superficie agricola coltivabile provinciale, come ampiamente documentato dai dati Avepa. E, in ogni caso, non è certo l’ampiezza della maglia poderale a fare l’impresa vincente, ma il progetto imprenditoriale. Anche in passato c’era gente che si voleva mettere assieme – ironizza il direttore Toffoli – Ma bisogna capire su quale programma comune. Dire sì o no agli Ogm, per esempio – prosegue il direttore di Coldiretti – è una questione di vitale importanza per le aziende polesane, che si difendono grazie al valore aggiunto dei prodotti tipici del territorio, che verrebbe invece del tutto azzerato con l’omologazione degli Ogm”.

Aflatossine. “Sulle aflatossine – ricorda il direttore – sottolineando che le imprese hanno bisogno di risposte più che di promesse, ci meraviglia che si continui ad inseguire la chimera dell’innalzamento del limite legale della contaminazione nel mais, quando il ministero della Salute stesso, ha scritto e ribadito nelle linee guida per affrontare l’emergenza (emanate il 16 gennaio), che una deroga al tenore massimo di aflatossine è “difficilmente perseguibile” per questioni di tutela della salute pubblica. Coldiretti si sta impegnando per dare risposte perseguibili nel breve periodo: prevenzione innanzitutto, sostegno alla ricerca e sperimentazione sui sistemi di detossificazione (che ci auguriamo portino presto a dei risultati, anche se su questo punto la ricerca ha perso molto tempo) e la richiesta al ministro del Mipaaf, Mario Catania, di stanziare dei fondi specifici per le aziende, nell’ambito dei provvedimenti conseguenti alla dichiarazione dello stato di eccezionale avversità atmosferica dovuto alla siccità 2012. Questo continuo riferimento all’innalzamento del limite legale delle aflatossine – conclude Toffoli – ha l’aria di una manovra per distogliere l’attenzione dal reale problema, che è la prevenzione e la formazione di tutti gli attori della filiera, che è attualmente l’unica strategia reale per far fronte, davvero, alla contaminazione da micotossine. Il limite legale è un palliativo che tende a scaricare il danno commerciale del mais contaminato tutto sulle imprese agricole produttrici, distogliendo dalle responsabilità di quegli operatori di filiera che non hanno saputo gestire l’emergenza. Tant’è vero che, come ci stanno riportando alcuni operatori, basta abbassare il prezzo del mais per trovare soluzioni di vendita”.

(Fonte: Coldiretti Rovigo)

“Agrinsieme” anche in Veneto. Coordinatore per il primo anno, Giangiacomo Bonaldi, presidente di Confagricoltura Veneto

imgIl Veneto non ha voluto lasciar cadere il testimone che gli ha consegnato idealmente Roma, dove, con la denominazione di “Agrinsieme”, è stato costituito il coordinamento che rappresenta a livello nazionale le aziende di CIA, Confagricoltura, Fedagri Confcooperative, Legacoop Agroalimentare, AGCI Agrital.

La frammentazione non paga. Quindi la stessa iniziativa è stata avviata anche nella nostra regione, sul presupposto che troppo a lungo la frammentazione ha penalizzato il settore agricolo non solo sul piano economico ma anche su quello della rappresentanza sindacale. Se si vuole portare alle istituzioni e al mondo della politica una voce più autorevole e convincente, insomma, bisogna che questa voce sia univoca, frutto della integrazione di patrimoni ideali diversi che non vengono annullati, ma possono incontrarsi con realismo in una strategia unitaria che guarda al futuro.

Un riferimento per 60 mila aziende agricole e 400 cooperative agroalimentari. “Agrinsieme Veneto” si è costituito nel corso di una riunione cui hanno partecipato i rappresentanti delle associazioni promotrici. E’ stato scelto come coordinatore, per il primo anno di operatività, il presidente di Confagricoltura Veneto Giangiacomo Bonaldi. Al nuovo organismo fanno capo circa 60 mila aziende agricole e quasi 400 cooperative agroalimentari.

(Fonte: Confagricoltura Veneto)

Il 24 marzo 2013 Giornata Europea del Gelato Artigianale

img-1Il prossimo 24 marzo sarà la prima Giornata Europea del Gelato Artigianale. Il senso e le iniziative in programma per la manifestazione sono stati illustrati al Presidente e agli assessori della giunta regionale, a Palazzo Balbi a Venezia, dal vicepresidente dell’Artglace (Confederazione delle associazioni dei gelatieri artigiani europei) Fausto Bortolot, insieme ai presidenti di Longarone Fiere Oscar De Bona e di Uniteis (l’Associazione dei Gelatieri Artigianali Italiani in Germania) Dario Olivier.

In Europa, un settore che impiega 300 mila lavoratori in 50 mila gelaterie. L’evento è stato istituito ufficialmente lo scorso 5 luglio dal Parlamento Europeo di Strasburgo, grazie alla sottoscrizione di 387 parlamentari e rappresenta una grande occasione per promuovere uno dei prodotti più amati non solo in Europa, ma nel mondo intero. Tra i prodotti lattiero-caseari freschi, il gelato artigianale rappresenta infatti un’eccellenza in termini di qualità e sicurezza alimentare e valorizza i prodotti agro-alimentari di ogni singolo Stato che accoglie gelaterie artigianali. Il settore in Europa contribuisce al diretto impiego, soprattutto giovanile, di circa 300 mila lavoratori in circa 50 mila gelaterie; il mercato del settore, nel suo complesso, vale oltre 4 miliardi di euro.

Gelatieri bellunesi e veneti pionieri in Europa. Il Gelato Artigianale è un modello culturale che resiste anche alla crisi economica che tutto il mondo sta vivendo. Lo scopo della giornata è quindi comunicare in modo chiaro ai consumatori i valori del gelato artigianale: “un’attività di cui tanti gelatieri bellunesi e veneti sono stati i pionieri in Europa”, ha detto il Presidente della Regione.  E’ stato presentato in anteprima anche il gusto speciale creato dai gelatieri per celebrare l’evento: si tratta di un Fior di Latte variegato al cioccolato con mandorle pralinate e si chiamerà “Fantasia d’Europa”.

(Fonte: Asterisco Informazioni)

Coldiretti Rovigo, imprese agricole under 40, in 4 anni più che raddoppiate

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Un giovane imprenditore polesano: Tobia Braggion di Lusia col suo prodotto, l’insalata di Lusia Igp

Negli ultimi 4 anni le imprese agricole associate a Coldiretti Rovigo condotte da under 40 sono aumentate del 100 per cento. Lo annuncia con soddisfazione la maggiore organizzazione agricola polesana, specificando che, mentre nel 2008 le aziende di giovani agricoltori erano 153, secondo i dati del 2012 sono più che raddoppiate, diventando 380 (fra cui 71 donne).

Aziende medie o medie piccole che producono reddito e soddisfazioni professionali. Di queste giovani imprese, l’86 per cento sono ditte individuali, con la titolarità direttamente in campo al giovane imprenditore, che ha il potere decisionale; nel restante 14 per cento dei casi, sono società agricole, dove il giovane partecipa all’impresa come socio. Il dato ancora più interessante è che queste giovani imprese gestiscono aziende con ettarati medi o medio piccoli, che però non impediscono di produrre reddito e soddisfazioni professionali. “Questo dimostra che non è la grandezza della maglia poderale, l’ampiezza della Sau (Superficie agricola utilizzata) che fa l’impresa agricola moderna – commenta con orgoglio il presidente di Coldiretti Rovigo, Mauro Giuriolo – bensì la capacità dell’imprenditore di ottimizzare i fattori produttivi, fra cui la professionalità, la multifunzionalità e soprattutto, la creatività che fa la vera differenza tra l’imprenditore ed il mero proprietario”. “C’è un grande bisogno di idee – aggiunge il direttore di Coldiretti, Adriano Toffoli – e questi dati ci dimostrano che quando un progetto imprenditoriale è forte ed è accompagnato da un’organizzazione agricola che lo sa valorizzare, non ha importanza quanto grande o piccola la Sau”.

Chi sono. Gli imprenditori under 40 sono per oltre il 70 per cento laureati o diplomati. Molti provengono da altre esperienze lavorative extra-agricole e tendono ad investire nei settori più innovativi dell’agricoltura multifunzionale, come percorsi di filiere corte, dalla produzione, alla trasformazione, alla vendita diretta dei prodotti; o, ancora, agriturismi e fattorie sociali. Dal 2000 ad oggi sono 216 i giovani che si sono insediati in agricoltura beneficiando dei sostegni comunitari del Psr (Piano di sviluppo rurale); altri 150 hanno aperto per la prima volta un’azienda agricola con le proprie sole risorse economiche, a prescindere dal Psr.

(Fonte: Coldiretti Rovigo)

A Chioggia (VE) nasce un nuovo piatto della laguna: la “padela ciosota”

Simone Maggio con la moglie Romina e i figli Alice e Gianmarco(di Maurizio Drago, socio ARGAV) Simone Maggio e la moglie Romina, titolari del ristorante Facecook di Chioggia, hanno lavorato alcuni mesi con i collaboratori della loro cucina per inventare la “padela ciosota”, che da oggi si potrà mangiare. Dopo decine di prove sono riusciti a realizzare il nuovo piatto della laguna e giovedi 7 febbraio scorso hanno aperto il loro locale a decine di invitati proponendolo con successo ai tavoli. Presenti anche il vice presidente ARGAV Umberto Tiozzo e i consiglieri ARGAV Nadia Donato e Maurizio Drago.

Piatto unico. La “padela ciosota” costituisce un piatto unico formato con i prodotti del territorio: il radicchio rosso di Chioggia Igp, il riso, le cozze, i fasolari, le vongole veraci, le vongole e i lupini, gli scampi, la canocchia, la capasanta, i canestrelli, la mazzancolla, il calamari, la rana pescatrice e le seppie. Tutti ingredienti provenienti dal mare e dalle terre di Chioggia e dintorni che – messi sapientemente assieme – intendono costituire un piatto tipico che si lega alla città lagunare. Simone Maggio, con un punto d’orgoglio, ha sottolineato che ha voluto realizzare un “piatto tipico che esalta le ricchezze del territorio”. E su questo ha fatto centro, sentendo il parere dei commensali fra i quali erano presenti l’assessore provinciale Lucio Gianni, l’ex presidente dell’Ortomercato di Chioggia Giuseppe Boscolo Palo (è anche nostro socio ARGAV) che da sempre si batte per la valorizzazione e diffusione dei prodotti agricoli locali e altre autorità cittadine: tutti hanno dato la benedizione mangiando le abbondanti porzioni.

Prezzo contenuto. La “padela ciosota” vuole essere un piatto unico che si puo’ trovare a Chioggia e a Sottomarina. Un piatto ricco e abbondante, di qualità e piacevole, con un costo sopportabile, circa 20 euro. Simone Maggio insiste: la padela ciosota avrà una forte crescita, è nata nel mio ristorante ma puo’ essere un piacevole piatto che si puo’ trovare per chi arriva a Chioggia e Sottomarina. Anche noi siamo convinti che questo piatto farà strada…

Frutta nelle scuole, l’educazione alimentare nasce dai campi

logo-frutta-nelle-scuoleOltre 99 mila bambini tra i 6 e gli 11 anni di 649 nuove scuole elementari del Veneto aderiscono anche quest’anno a “Frutta nelle scuole”, progetto nazionale finanziato dall’Unione Europea per educare ed abituare i giovani al consumo di frutta e verdura.

Motivare bambini (e genitori) al consumo di frutta e verdura. I prodotti verranno distribuiti alle sedi scolastiche due volte la settimana, per un totale di oltre 795 tonnellate di prodotti freschi, dal Raggruppamento temporaneo di Imprese (RTI) “Benessere a Colori”, che si è aggiudicato l’appalto. La fornitura riguarda frutta e verdura di tutti i tipi a seconda della stagionalità: pere, arance, albicocche, carote, clementine, fragole, cachi, mandarini, mele, pomodori, pesche, susine, uva e ancora spremute d’arancia e centrifugati di mele. “Benessere a Colori” non si limiterà al trasporto di ortofrutticoli, ma attuerà un piano di lavoro che punta ad incoraggiare e motivare i bambini (e attraverso loro le famiglie) al consumo di questi prodotti. In particolare, metterà a disposizione degli insegnanti informazioni, mezzi, laboratori, uscite didattiche e materiali vari. Ogni Scuola che ne farà richiesta, inoltre, riceverà in omaggio il gioco “L’orto in classe”, una vera e propria serra per coltivare frutta e verdura in tutte le stagioni.

Frutta Day. Le Scuole ospiteranno anche i “Frutta Day”, condotti da animatori che parleranno ai bambini di educazione alimentare attraverso un percorso completo e multidisciplinare alla scoperta della frutta e dei suoi benefici. Anche le famiglie potranno partecipare al Progetto, tramite il sito dedicato www.benessereacolori.it, dove grandi e piccoli potranno testare le loro conoscenze in materia, giocare, informarsi e condividere esperienze, impressioni e immagini nell’area blog dedicata. Sempre dal sito sono scaricabili le Linee guida dove trovare tante informazioni e spunti per imparare.

Al RTI “Benessere a Colori” aderiscono: OP COP, Organizzazione di produttori veronese costituita da 13 cooperative; BRIO SPA, filiale commerciale dell’OP APO Scaligera di Verona; OP APOVF con sede a Treviso e operatività prevalentemente in Veneto e Friuli Venezia Giulia; AOP UNOLOMBARDIA (che associa 12 OP con più di 1250 soci); OP KIWI SOLE LATINA (associa agricoltori in Lazio, Emilia Romagna, Veneto, Lombardia, Basilicata, Piemonte e Trentino Alto Adige); AOP ARMONIA, con sede legale a Salerno (associa 2 OP con circa 100 aziende agricole concentrate prevalentemente nella Piana del Sele); AOP PIEMONTE (associa 3 OP e opera in cinque Regioni: Piemonte, Lazio, Liguria, Lombardia e Valle d’Aosta. In Europa, l’iniziativa coinvolge otto milioni i bambini, cui vanno 43 mila tonnellate di frutta e verdura. Il commissario europeo all’agricoltura Dacian Ciolos ha annunciato, in proposito, che intende presentare una proposta legislativa per accrescere l’impatto dei programmi già esistenti.

(Fonte: Regione Veneto)