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Agroalimentare veneto: la cooperazione cambia pelle

agricoltura-giovaniLa cooperazione agroalimentare veneta regge la botta. Lo dicono i numeri raccolti e studiati dagli esperti di Veneto Agricoltura la cui analisi sull’andamento congiunturale 2009 – 2011 si presta alle interpretazioni: diminuiscono le cooperative, il numero di soci ed il fatturato aggregato, ma aumentano il numero di addetti ed il valore della produzione liquidato ad ogni singolo socio. Dati non così negativi quindi, considerato che il fatturato complessivo è diminuito, in proporzione, meno del numero dei soci, risultando di fatto accresciuto il ricavo degli associati.

Nel dettaglio il numero di cooperative agroalimentari attive in Veneto nel 2011 (363) è calato del 12% rispetto al 2009, i soci hanno raggiunto le 66.850 unità (75.370 nel 2009, -11%) ed il fatturato aggregato ha raggiunto i 2,9 miliardi di euro, in flessione del 6% circa rispetto agli oltre tre miliardi del 2009. Ciò nonostante i lavoratori sono aumentati del 4% nel 2011 rispetto al 2009 raggiungendo le 10.750 unità mentre il valore della produzione riconosciuto e liquidato ad ogni singola azienda agricola associata, come detto, è salito in media, dai 40.700 euro del 2009 ai 43.000 del 2011 ed il fatturato medio per cooperativa è cresciuto da 7,4 milioni di euro a 7,9 milioni. Considerando i vari comparti produttivi, il maggior numero di cooperative rientrano nell’ambito dei servizi (24%), ed in quello ortofrutticolo (23%), seguiti dal lattiero-caseario (18%); il 30% del fatturato della cooperazione agroalimentare regionale viene generato dalle cooperative del settore vitivinicolo e il 20% da quello dei servizi, seguito dal settore lattiero-caseario (18%), zootecnico (15%) e ortofrutticolo (14%).

A livello provinciale Verona conferma la maggior propensione all’aggregazione con il 35% delle cooperative regionali, il 36% delle aziende agricole associate e il 51% del fatturato aggregato. Seguono la provincia di Padova (16% delle cooperative) e Treviso (15%). Guardando ai dati distinti per classi di fatturato, emerge un consistente aumento di quota (29% rispetto al 17% del 2009) della categoria di cooperative con meno di 500 mila euro di fatturato e contestualmente una flessione (43,5% rispetto al 54% del 2009) della classe di fatturato compreso tra uno e dieci milioni di euro. Calano, inoltre, le cooperative con 50-100 soci (10,3%), mentre cresce leggermente la quota di cooperative (23,7%) della classe tra 100 e 1000 soci. Una dinamica che confermerebbe la tendenza delle strutture cooperative a consolidarsi aumentando contestualmente la produzione aggregata.

(Fonte: Veneto Agricoltura)

A Vicenza, il primo Master della cucina italiana. Ai dieci allievi, gli insegnamenti di Alajmo e di altri 13 chef nazionali stellati.

Il Master della Cucina Italiana Esac Vicenza

Il Master della Cucina Italiana Esac Vicenza

(di Maurizio Drago, socio ARGAV) Il Master della Cucina Italiana prende il “via” a Vicenza. Dieci allievi, con un’età che va dai 20 ai 42 anni (8 maschi e 2 donne), provenienti da Veneto, Lombardia, Lazio e Toscana, un ottimo curriculum e una dura selezione, iniziano questo Master lavorando a fianco di 14 chef stellati “Cavalieri della Cucina Italiana”. A fare da “tutor” il pluristellato Massimiliano Alajmo che, con il presidente della Confcommercio di Vicenza, lunedì 4 febbraio scorso ha presentato alla stampa  il primo Master della Cucina Italiana al nuovissimo Centro Esac formazione di Vicenza.

A lezione con gli chef stellati. Si tratta di un percorso formativo unico in Italia per la qualità dei docenti MASTER Cucina Italiana Esac1coinvolti e per l’innovativo piano di studi. E ci saranno anche gli chef nazionali come Massimo Bottura, Heinz Beck, Andrea Berton, Antonio Canavacciuolo, Moreno Cedroni, Chicco Cerea, Gennaro Esposito, Giancarlo Perbellini, Niko Romito, Giovanni Santini, Davide Scabin, Ciccio Sultano e Mauro Ulliasi. Il Master si chiuderà ufficialmente il 5 luglio, dopo 5 mesi e 800 ore di lezione, poi gli allievi potranno affrontare un’esperienza diretta in alcuni dei migliori ristoranti italiani della durata di 4 mesi. Non sarà difficile trovare i futuri chef nelle cucine di alcuni noti ristoranti: sicuramente, per loro, non sarà difficile trovare un lavoro dopo aver frequentato questo prestigioso Master.

Da sx,l'endocrinologo Mauro Defendente, lo chef Massimiliano Alajmo, il presidente Esac Sergio Rebecca

da sx, l’endocrinologo Mauro Defendente, lo chef Massimiliano Alajmo, il presidente Esac Sergio Rebecca

1 luglio, Massimiliano Alajmo sale in cattedra. Ma prima di essere “sfornati”, gli allievi (e non solo loro) potranno ascoltare una lectio magistralis di Massimiliano Alajmo che si terrà il 1. Luglio: una visione sul futuro della cucina Italiana, dove gli stessi partecipanti del Master potranno trasformare in idee originali le proprie potenzialità e i propri talenti. Sergio Rebecca, presidente della Confcommercio vicentina e “patron” dell’Esac sottolinea che questo primo Master darà l’avvio a una serie qualificata di corsi di alta cucina: un vanto, questo, per l’Italia e una opportunità per i talenti della cucina.

11 febbraio 2013, Confagricoltura Rovigo va in Assemblea, a moderare i lavori il presidente ARGAV Fabrizio Stelluto

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Lorenzo Nicoli, presidente Confagricoltura Rovigo

L’atmosfera pre-elettorale non poteva non contagiare anche i lavori dell’assemblea di Confagricoltura Rovigo, che si svolgerà lunedì 11 febbraio, con inizio alle ore 9.30, a Rovigo, nella Sala “A. Bisaglia” CENSER di Rovigo Fiere (viale Porta Adige 45). L’assemblea ospiterà un confronto che promette di essere molto stimolante fra tre autorevoli candidati alla Camera dei deputati nella circoscrizione Veneto 1: Gian Pietro Dal Moro (Pd), componente uscente della Commissione agricoltura della Camera; Giancarlo Galan (Pdl), già ministro delle Politiche agricole; Stefano Valdegamberi, presidente del Gruppo UdC nel Consiglio regionale del Veneto.

A moderare l’incontro, il presidente ARGAV. I tre politici saranno coinvolti in un dibattito, coordinato dal presidente ARGAV, il giornalista Fabrizio Stelluto, sull’agenda agricola dei rispettivi partiti. E’ prevedibile che ne usciranno indicazioni utili per permettere agli agricoltori di orientare con intelligenza il loro voto. I lavori, che saranno introdotti dalla relazione del presidente di Confagricoltura Rovigo Lorenzo Nicoli e vedranno la partecipazione anche del presidente di Confagricoltura Veneto Giangiacomo Bonaldi, saranno chiusi dal presidente nazionale di Confagricoltura Mario Guidi.

(Fonte: Confagricoltura Veneto)

Difesa del suolo, gli obiettivi 2013 della Regione Veneto

agricolturaDare avvio, entro il mese di settembre 2013, ai lavori del primo lotto dei bacini di espansione sul torrente Timonchio in Comune di Caldogno e sul torrente Agno–Guà nei Comuni di Trissino e Arzignano (Vicenza); pubblicare i bandi di gara per l’appalto dei lavori del bacino sul torrente Muson nei Comuni di Fonte e Riese Pio X (Treviso), del bacino S. Lorenzo sul torrente Tramigna nei Comuni di Soave e San Bonifacio e del bacino sul torrente Alpone, in località Colombaretta, in Comune di Montecchia di Crosara (Verona); concludere la progettazione definitiva delle casse di espansione in progetto. Sono alcuni degli obiettivi che la Direzione Difesa del Suolo della Regione si pone per quest’anno.

Gli obiettivi per il 2013 prevedono, tra l’altro, la predisposizione di un “testo unico” del procedimento di rilascio della concessione di derivazione d’acqua e dell’autorizzazione alla costruzione ed esercizio; l’elaborazione di disegni di legge per la semplificazione in materia di autorizzazione degli impianti di produzione di energia da fonti rinnovabili e per il rilascio dell’autorizzazione alla terebrazione e ricerca di acque sotterranee per uso domestico; la prosecuzione dell’attività relativa alla realizzazione degli interventi per la vivificazione delle lagune deltizie e di Caorle, per la manutenzione delle barriere antintrusione del cuneo salino e per il funzionamento dei Centri di Emergenza. Interventi sono previsti a favore della manutenzione e gestione delle opere di bonifica e di irrigazione, portando anche a termine il procedimento di approvazione dei Piani di classifica per la contribuenza consortile.

Cosa è stato fatto nel 2012. In materia di difesa idrogeologica nel corso del 2012 sui capitoli di spesa regionali sono stati impegnati oltre 68 milioni di euro e ne sono stati liquidati più di 58 milioni. Per quanto riguarda la contabilità speciale relativa all’alluvione del 2010, la gestione commissariale ha impegnato circa 105 milioni di euro (liquidati 81 milioni) per 277 interventi di cui 245 conclusi e 32 in corso. Tra le attività svolte, la Regione ha avviato anche la predisposizione di un progetto di studio e monitoraggio della linea di costa per la definizione degli interventi di difesa dei litorali veneti dai diffusi fenomeni di erosione, per la sistemazione dei quali nel 2012 sono stati ripartiti 2,5 milioni di euro.

(Fonte: Regione Veneto)

 

Il Consiglio Regionale approva il provvedimento contro il fotovoltaico a terra. Coldiretti: “Senza piano energetico il rischio è la deregulation”.

impianto-solare-fotovoltaico-pannelli-fotovoltaici-conto-energiaCon l’approvazione definitiva avvenuta ieri in Consiglio del provvedimento “barriera” contro il fotovoltaico a terra, la Regione mette una pezza sulla deregulation energetica che sta interessando il Veneto a causa dell’assenza di un piano energetico regionale. “L’intervento normativo – spiega Coldiretti – salva i terreni oggetto di business da parte di varie multinazionali che investono capitali proprio nell’area della Pianura Padana ad elevata utilizzazione agricola dove si producono tipicità”.

Impianti a biogas, ancora fermo il documento che ne regola l’installazione. “Bene dunque l’impegno profuso dall’organo legislativo – commenta Coldiretti – in merito ad una questione che riguarda tutto il territorio, in particolare la provincia di Rovigo, segnata in molti comuni da numerose richieste da parte di società che nulla hanno a che fare con l’agricoltura, provocando la reazione di molti imprenditori che hanno dovuto ricorrere alle vie legali. Pur apprezzando questo importante traguardo amministrativo Coldiretti insiste nella sua posizione:” Se il Veneto avesse adottato da subito un piano energetico per garantire lo sviluppo di queste fonti secondo le direttive europee e nazionali salvaguardando il paesaggio e le produzioni, gli speculatori non sarebbero stati tentati da nessuna coltivazione di pannelli solari nel nord est”. “Per lo stesso motivo – conclude Coldiretti – dovremmo percorrere la medesima strada anche in merito al documento che regola l’installazione degli impianti a biogas ancora fermo all’ok della Giunta dell’ agosto 2012. Quest’ultimo, nelle aree a primaria tutela agricola o con coltivazione di qualità, limita la potenza installabile ad 1 MW e vieta la possibilità di alimentazione preponderante con silomais”.

(Fonte: Coldiretti Veneto)

Aflatossine, si va verso l’innalzamento dei livelli?

aflatossine-pigozzoAflatossine, si va verso l’innalzamento dei livelli? La domanda sorge spontanea dopo aver letto una nota stampa di Confagricoltura Veneto, in cui il presidente Giangiacomo Bonaldi, informa che “il ministero della Sanità ha convocato i rappresentanti del coordinamento cereali (gli organismi che si erano attivati per un innalzamento del limite di aflatossine nel mais e quindi esclusa la Coldiretti ), (qui la risposta del ministero della Sanità, ndr) per affrontare le ben note problematiche conseguenti alla presenza delle pericolose muffe nei raccolti dello scorso anno”.

Incontro previsto il 30 gennaio. “Il ministero della Sanità ha convocato i rappresentanti del coordinamento cereali per il giorno 30 gennaio 2013.  Qualche volta le manifestazioni –  continua nella nota Bonaldi – soprattutto se accompagnate da un’azione sindacale pressante e fondata su solide motivazioni, ottengono qualche risultato, almeno quello di smuovere le acque”.  “E’ difficile, infatti – prosegue nella nota Bonaldi – non collegare l’importante manifestazione di Cerea, cui hanno partecipato un migliaio di produttori e tenutasi il 21 gennaio, con la convocazione del ministero, partita il 23 dello stesso mese. In ogni caso, considerato che la richiesta di un incontro urgente portava la data del 18, possiamo apprezzare la prontezza con cui, almeno questa volta, le istituzioni romane hanno raccolto l’urgenza espressa dal mondo agricolo di essere ascoltato e di ottenere delle risposte”. “E’ troppo presto, naturalmente – conclude Giangiacomo Bonaldi -, per cantare vittoria. Ma è giusto almeno riconoscere che un primo risultato è stato raggiunto, grazie all’impegno di tutti coloro che, come Confagricoltura, si sono schierati da subito a fianco dei produttori”.

In attesa di conoscere quindi l’esito del prossimo incontro istituzionale, nel convegno “E’ possibile avere mais senza aflatossine?”, organizzato da Latteria Soligo nei giorni scorsi, alcuni studiosi dell’Università di Padova, relatori all’incontro, hanno espresso alcune idee in merito, che riportiamo di seguito, ricavato dalla nota stampa ricevuta dalla cooperativa del latte veneta.

Buone pratiche. Il prof. Roberto Causin del Dipartimento Territorio e Sistemi Agroforestali dell’Università di Padova ha messo sul tavolo i dati raccolti dal 2003 al 2012 ed è convinto che il fenomeno che la scorsa estate è esploso in modo particolarmente violento, facendo reagire il comparto agricolo all’emergenza, vada affrontato oramai come una delle diverse criticità della pratica agricola e come tale la prevenzione del fenomeno debba partire fin dalla semina (preparazione del terreno, scelta dell’ibrido adatto …), adottando la buona pratica agricola come prima azione di contenimento del fenomeno. L’attenzione dell’agricoltore va quindi focalizzata sullo stress della pianta: una pianta in salute è capace di contrastare naturalmente la diffusione delle aflatossine.

Soglie di tolleranza. Ma una volta che la contaminazione è partita, quali possono essere i rimedi per contenere l’epidemia e gestire la produzione colpita da aflatossine? A questa domanda degli agricoltori ha risposto la prof.ssa Lucia Bailoni del dipartimento di Scienze Animali dell’Università di Padova. Il latte dei bovini è più soggetto a contaminazione rispetto alla carne, la situazione cambia nel caso dei suini e del pollame, bisogna quindi prestare molta attenzione in tutta la filiera. Oggi ci sono diversi strumenti con i quali agire a partire dalla diversificazione delle partite che arrivano agli essicatoi, è fondamentale che la granella buona non venga messa a contatto con quella contaminata, pena la perdita dell’intera partita. Poi la granella colpita da aflatossine può venire decontaminata (allontanando le parti infette) o detossificata (distruggendo le micotossine) utilizzando metodi chimici, biologici, meccanici o agenti leganti. La cosa su cui riflettere però resta la forte discrepanza nelle soglie di tolleranza europea e statunitense che obbliga i produttori europei a mantenere il latte entro la soglia di 50 ppb di aflatossina M1 contro i 500 ppb di quella USA.

E’ quindi auspicabile aumentare un po’ il limite di tolleranza europeo? Su questo argomento ha fatto luce l’intervento del prof. Marco De Liguoro del Dipartimento di Sanità Pubblica ed Igene Venetrinaria dell’Università di Padova, che ha focalizzato l’attenzione su uno studio in cui la soglia di tolleranza europea nel mais destinato all’alimentazione animale è di 20 µg/kg con l’eccezione di animali giovani e produttori di latte per i quali la soglia si abbassa a 5 µg/kg. Negli Stati Uniti le soglie stabilite sono invece le seguenti: 300 µg/kg per prodotti del granoturco da destinare a vitelloni in finissaggio (fase della nutrizione 60-90 gg prima della macellazione), 200 µg/kg per prodotti del granoturco da destinare a suini in finissaggio e 100 µg/kg per prodotti da granoturco da destinare a bovini da carne e suini riproduttori o a pollame adulto. Spostando in alto quindi, l’assicella di tolleranza fino ad un limite massimo di 100 ppb per i prodotti carnei (vitelloni, suini adulti, polli) le analisi evidenziano solo tracce di aflatossine nel fegato ed eventualmente nelle carni, ma le concentrazioni sono comunque nettamente inferiori a 1 µg/kg e dovrebbero rappresentare un rischio trascurabile per il consumatore, visto che attualmente il limite di tolleranza di aflatossine nei cereali destinati per il consumo umano è di 2 µg/kg.

Cosa sono le aflatossine. L’Aspergillus flavus è un fungo presente nelle colture ceralicole in quantità modeste, ma può diventare un problema producendo un numero elevato di aflatossine in caso di elevate temperature (da 32°C a 42°C) e di particolare stress della pianta (mancanza o eccesso d’acqua, competizione delle malerbe, mancanza o eccesso di azoto, etc.) che non è in grado di contrastare naturalmente la diffusione di queste micotossine. Il problema principale di questo fungo è che produce aflatossine di tipo B1 (che si trasmettono alla carne dell’animale) e M1 (che si trasmettono al latte bovino) che possono passare facilmente dall’animale all’uomo attraverso il cibo. In dosi controllate il loro effetto è nullo, ma se le dosi sono elevate può causare problemi di salute. Al momento il rischio per l’uomo è pari a 0 perché la normativa europea ha stabilito dei rigidi livelli di tolleranza per la commercializzazione di alimenti e materie prime per mangimi senza compromettere la salute del consumatore, quindi la tutela del consumatore arriva attraverso rigido controlli alla fine della filiera produttiva prima dell’immissione del prodotto nel mercato, ma questo atteggiamento rischia di mettere in difficoltà la filiera, è quindi necessario che il controllo e la gestione del problema Aflatossine nel mais sia spostato a monte della produzione, agendo fin dalla semina.

(Fonte: Confagricoltura Veneto/Latteria Soligo)

31 gennaio 2013, CIA Veneto in Assemblea a Padova elegge il nuovo presidente

Invito Assemblea Cia Veneto 31 genn 2013Venerdì 31 gennaio p.v. alle ore 10,15 si tiene presso l’Hotel Crowne Plaza di Limena (PD), in via Po 197, l’Assemblea CIA Veneto, che eleggerà a nuovo presidente regionale un imprenditore agricolo, come indicato nell’ultima assemblea elettiva del 2010. Si tratta questo, di un ulteriore, determinante passo, verso la realizzazione dell’autoriforma liberamente scelta e decisa da Confederazione Italiana Agricoltori in modo che gli imprenditori agricoli siano sempre più protagonisti del proprio futuro.

Programma. Dopo il saluto di Daniele Toniolo, presidente uscente, ci sarà quindi la presentazione del programma del nuovo presidente dell’organizzazione agricola, quindi seguiranno gli interventi dal mondo politico, economico e istituzionale, fino ad arrivare alle conclusioni, tenute da Giuseppe Politi, presidente CIA nazionale.

(Fonte: CIA Veneto)

Il Veneto delle Dop e Igp fa “sistema” per crescere

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Paolo Manzan, presidente Consorzio Radicchio rosso di Treviso Igp e Variegato di Castelfranco Igp

Nove consorzi di tutela di prodotti Igp e Dop del Veneto si sono messi insieme per progettare e realizzare attività promozionali e di valorizzazione delle produzioni a denominazione di origine. Insieme per “far sistema e crescere”. Hanno presentato, nell’ambito della Misura 133 del PSR, un progetto aggregato tra più consorzi di tutela che operano nel campo della salvaguardia, della promozione e valorizzazione delle denominazioni di origine. Il progetto comune denominato, “Promozione di qualità, ortofrutta, riso e olio del Garda, per crescere”, è stato approvato e finanziato dalla Regione Veneto. A tal fine i nove Consorzi hanno costituito un’Ati (Associazione temporanea dei imprese) con l’obiettivo di investire in sinergia e di valorizzare quindi al massimo le risorse messe a disposizione dal PSR (Piano regionale di sviluppo del Veneto).

Capofila del progetto, il Consorzio del radicchio Igp di Treviso e Castelfranco. E’ la prima volta che si mettano assieme tanti consorzi di tutela, e il fatto è rilevante per il valore di forza aggregante e per la capacità di sviluppare iniziative innovative, coordinate, capaci di far emergere, in tutte le loro potenzialità i prodotti di qualità e il territorio dove questi vengono coltivati. E’ un’esperienza, quindi, alla quale si guarda con grande interesse perché potrebbe far scuola. E’ un esempio di aggregazione, di coesione e di sinergia in un settore (quello dell’agroalimentare) nel quale si continua a “denunciare” l’eccessiva frammentazione e l’esasperato campanilismo, che impoveriscono anziché arricchire il tessuto economico e sociale. Capofila del Progetto è il Consorzio del radicchio Igp di Treviso e di Castelfranco, presieduto da Paolo Manzan. “Siamo convinti, commenta Manzan, che abbiamo cominciato un ottimo percorso. E’ tempo di muoversi insieme e di adottare strategie comuni per essere sempre più competitivi sui mercati”. Gli altri consorzi coinvolti sono quelli del Radicchio di Chioggia (presidente Patrizio Garbin), del radicchio di Verona (presidente Lorenzo Ambrosi), dell’insalata Igp di Lusia (presidente Alessandro Braggion), del riso vialone nano veronese (presidente Ernesto Artegiani), dell’olio extravergine del Garda (presidente Andrea Bertazzi), dell’asparago di Badoere (presidente Antonio Benozzi), dei produttori di marroni del Monfenera (presidente Antonio Fragosa) e dei produttori di marroni di Combai (Gianni Pagos).

In Veneto, 35 prodotti certificati. OPO Veneto, rileva il direttore Cesare Bellò, vede nel progetto una grande opportunità per valorizzare e far emergere sui mercati i prodotti di qualità certificata”. Il Veneto, con 35 prodotti certificati, è la prima regione italiana per numero di prodotti a marchio: 17 prodotti DOP e 18 IGP. Il comparto merceologico con più riconoscimenti è quello di verdura e frutta.

(Fonte: http://www.ortoveneto.it)

Giorgio Piazza, appena confermato alla guida di Coldiretti Veneto, lancia l’allarme “Nel bilancio regionale, solo spiccioli per l’agricoltura”

Giunta Coldiretti Veneto 2013“Il Veneto ha voltato pagina, la politica no”. Lo ha detto Giorgio Piazza, confermato Presidente regionale dall’ assemblea di Coldiretti Veneto, sottolineando i numeri di una rinnovata vocazione agricola che conta oltre 5 miliardi di euro maturati già 2011 di produzione lorda vendibile, un’occupazione positiva in una fase difficile per l’economia regionale ed un “tesoretto” di 2mila giovani agricoltori insediatisi negli ultimi tre anni.

La politica non dà il giusto peso economico al settore primario. “I “numeri” della politica sono invece ancorati ad una visione anacronistica del Veneto – ha proseguito Piazza – manifestando una contraddizione tipica del Nord-Est industrializzato: imprese di punta e politici che considerano il settore primario come una attività di risulta, complementare alle altre attività economiche”. Per il Presidente dell’organizzazione agricola, che ha tutti i numeri della rappresentanza: più di 66 mila tesserati ovvero quasi il 64 % delle imprese agricole iscritte alla Camera di Commercio, va recuperata, una visione coerente del settore agricolo che si è andata smarrendo negli anni convulsi della crescita del Veneto e che ora, con la crisi economico-finanziaria e dei modelli di sviluppo che fin qui hanno sorretto l’economia regionale, presenta possibilità concrete di rilancio. Da ciò discende la necessità di salvaguardia dell’impresa agricola come elemento imprescindibile per la crescita economica sostenibile della regione.

Risorse per il settore agricolo ridotte allo 0,61% del bilancio regionale. “La nostra – ha spiegato Piazza – e’ una terra di grandi prospettive con 811 mila ettari di superficie agricola utilizzata e 120 mila aziende deve fare i conti con un’urbanizzazione spesso sfrenata, con i cambiamenti climatici e con una carenza di regole più che di risorse. Il sistema politico – secondo Piazza – non è in grado di leggere le eccellenze, né di disegnare una strategia per il futuro. Lo dimostra il disinteresse quasi totale per un settore che sa reggere in questa fase di crisi che si protrae oramai dal 2008 e la “capacità di risposta” del bilancio regionale, dove l’impegno per il nostro settore si è ridotto allo 0,61% del totale, per la gran parte assorbito dalle agenzie regionali che svolgono funzioni prettamente di carattere amministrativo.

Cambiare per affrontare le sfide del futuro. A disposizione del settore primario, che pesa dunque poco più dello 0,5% del bilancio regionale, c’è solo un unico strumento di azione strategica: il Programma di sviluppo rurale, gettonatissimo, tanto da impegnare tutto il finanziamento, usufruendo anche di un surplus dall’asse ambientale per gli investimenti con il bando di 88 milioni di euro in corso, per l’alta capacità di spesa dimostrata. Mancando all’appello completamente la programmazione settoriale, addirittura un piano energetico che metta al centro l’anima green del territorio, una seria revisione degli enti strumentali (Avepa e Veneto Agricoltura), nonché le linee direttive per il credito per le aziende del comparto, con all’attivo leggi appena emanate e gia’ da correggere (Agriturismo), occorre guardare alle sfide dei prossimi anni mutando radicalmente atteggiamento in primis facendo un salto culturale che le imprese hanno già fatto.

Prossime elezioni politiche. “I segnali giunti fino ad ora non fanno ben sperare. Con una campagna sempre più sfruttata seminata per il biogas, con bacini di laminazione bloccati, Coldiretti con l’avvicinarsi della fase elettorale – ha concluso Piazza – non si nasconde e rende noto che avra’ cura di sostenere quei candidati delle forze politiche che con decisione nell’agire quotidiano si sono impegnati a favore dell’agricoltura, condividendo il nostro modello di agroalimentare e la nostra idea di sviluppo come chiaramente tracciato nei dieci punti nel documento “L’Italia che vogliamo” presentato alle segreterie dei partiti già nell’ottobre scorso”.

La nuova Giunta Coldiretti Veneto. Insieme alla conferma di Giorgio Piazza, imprenditore vitivinicolo di Annone Veneto (Ve),  è stata nominata anche la giunta esecutiva composta dai sette presidenti provinciali di Coldiretti: Silvano Dal Paos di Belluno, Walter Feltrin di Treviso, Martino Cerantola di Vicenza, Jacopo Giraldo di Venezia, Claudio Valente di Verona, Mauro Giuriolo di Rovigo, Federico Miotto di Padova. Nella stanza dei bottoni anche la responsabile di Donne Impresa, Franca Castellani, il delegato dei giovani agricoltori Alberto Mantovanelli e il responsabile degli over 65, Giovanni Cassandro.

(Fonte: Coldiretti Veneto)

Impianti fotovoltaici a terra, azione Regione Veneto contradditoria

impianto-solare-fotovoltaico-pannelli-fotovoltaici-conto-energia«Abbiamo sostenuto sempre il nostro “no” coerente e convinto, agli impianti fotovoltaici industriali su terreno agricolo (non a quelli agricoli, connessi all’impresa agricola), e continuiamo a farlo anche adesso, nel caso di questi ultimi progetti in discussione, che riguardano i comuni di Castelgugliemo, Pincara, Fiesso, Canaro e Adria». Così il presidente di Coldiretti Rovigo, Mauro Giuriolo, intervenendo lo scorso 10 gennaio a Fiesso, in una riunione indetta coi soci sottoposti ad esproprio dalla Direzione Urbanistica della Regione Veneto.

Esproprio sui terreni prima ancora di sapere se gli impianti saranno approvati. E’ in itinere, infatti, l’approvazione di due impianti fotovoltaici a terra, in piena campagna, a Castelguglielmo e a Pincara, (rispettivamente di 12,99 ettari per la potenza di 4.462 kWp e di 7,74 ettari per 3.069,6 kWp,) che saranno collegati da un mega elettrodotto di sei chilometri che andrà fino a Canaro e che attraverserà letteralmente quasi 50 proprietà private. Prima ancora di sapere se questi impianti saranno approvati e prima di ogni dichiarazione di pubblica utilità, la Direzione Urbanistica ha pensato bene di avviare l’esproprio sui terreni che dovrebbero essere attraversati dai pali della corrente elettrica e che farebbero da collegamento fra i due impianti con la cabina primaria di Canaro.

Regione Veneto in piena contraddizione. “Siamo in presenza di un procedimento anomalo – ha spiegato il direttore di Coldiretti, Adriano Toffoli – e assistiamo al disallineamento della volontà politica regionale rispetto agli uffici amministrativi. Da un lato la Giunta ha approvato il 7 agosto 2012 una delibera per impedire il consumo di suolo agricolo da parte di impianti solari a terra e proprio il 10 gennaio scorso – continua Toffoli – è stata approvata all’unanimità dalla terza commissione consiliare, ed è pronta per l’ok del consiglio, la delibera che fermerà definitivamente la coltivazione di pannelli solari nei campi agricoli; dall’altro lato la Direzione regionale urbanistica se ne esce con questo esploit, senza mai nemmeno aver tentato un accordo bonario, come solitamente fanno le altre direzioni regionali. Il tutto – spiega Toffoli – in presenza di una normativa che ha tolto gli incentivi statali per i nuovi impianti a terra e, pertanto, non sarà più economicamente conveniente metterne in funzione di nuovi».

Difendere la terra, strumento primario di lavoro. Nella riunione, partecipata da tutti i soci sottoposti ad esproprio, oltre a qualche associato di altre organizzazioni, si è redatto e firmato un documento di osservazioni tecniche e sindacali, che sarà spedito alla Direzione Urbanistica e agli assessorati regionali di competenza. Intanto, Coldiretti Rovigo, fin dalle prime notizie sulla questione, ha attivato la consorella Coldiretti Veneto ed entrambe, lo scorso dicembre, hanno fatto pervenire una lettera ufficiale ai vertici regionali. «Ci attiveremo in tutte le sedi e a tutti i livelli – ha concluso il presidente Mauro Giuriolo – per difendere quello strumento primario di lavoro di cui ogni agricoltore ha bisogno, che è la nostra terra. Abbiamo la fortuna di avere ancora un paesaggio rurale sano – ha aggiunto – verde, non antropizzato e con terreni che producono delle eccellenze dell’enogastronomia. Ci batteremo per difenderlo dagli speculatori senza scrupoli, che mettono solo il profitto nella loro scala di valori».

(Fonte: Coldiretti Rovigo)