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27 e 28 febbraio, fa tappa a Rovigo il “Buon Pescato Italiano”, salubre, gustoso ed economico

buon-pescato-italianoMercoledì 27 e giovedì 28 febbraio, sosterà in Piazza della Repubblica a Rovigo il Promotruck del Buon Pescato Italiano, l’autoarticolato che sta girando il Veneto per far conoscere al grande pubblico le caratteristiche e le convenienze di sedici specie ittiche dei mari italiane, spesso sotto considerate dai mercati nazionali dove circa il 70 per cento del pesce venduto è di origine estera.

In marzo a Treviso. Il viaggio di istruzione del Promotruck è l’avanguardia della tre giorni del Villaggio veneto del Buon Pescato Italiano, che sarà allestito nell’area del Foro Boario di Treviso l’8, 9, 10 marzo, dove saranno ospitati feste e assaggi, corsi di cucina, convegni e iniziative ludiche. Il Veneto, a sua volta è una delle cinque Regioni, la prima e l’unica del Nord, interessate a questa iniziativa, che nei prossimi mesi si sposterà in Campania, Puglia, Calabria e Sicilia.

Si potrà visitare il Promotruck dalle 9 alle 13,30 e dalle 14,30 alle 19. Le specie La “Rotta del Buon Pescato Italiano” è infatti un progetto nazionale realizzato in collaborazione con le Regioni, finanziato con il Fondo Europeo della Pesca e promosso dal Ministero delle politiche agricole, finalizzato ad incentivare il consumo di specie marine pescate nei nostri mari: Aguglia, Alaccia, Alalunga, Costardella, Fasolaro, Lampuga, Lanzardo, Pagello, Palamita, Patella, Pesce Sciabola, Pesce Serra, Spratto, Sugarello, Tomabrello e Tonnetto. Anzi, proprio il Sugarello è stato scelto come mascotte dell’iniziativa e accoglierà i visitatori, del Promotruck, che potranno farsi fotografare al suo fianco e postare le foto sul web. All’interno dell’autoarticolato saranno fornite informazioni su queste specie e distribuiti gadget: magliette, cappelli, borse, righelli, matite, penne e ricettari di cucina. E’ inoltre a disposizione un’Area di Formazione Gioco per i più piccoli.

(Fonte: Regione Veneto)

Carne cavallo: il 75 per cento del consumo in Italia arriva da importazioni

carne cavalloDopo la notizia della scoperta di carne di cavallo in Repubblica Ceca nelle polpette preparate in Svezia per il gruppo Ikea, ne è stata sospesa la vendita anche in Italia.

Smpre più necessario l’obbligo di etichetta. Giusta l’attività di controllo, che deve però essere accompagnata – sottolinea Coldiretti – da interventi strutturali come l’obbligo di indicare in etichetta la provenienza di tutti gli alimenti dopo che lo scandalo della carne di cavallo ha evidenziato il grave ritardo della legislazione europea nel garantire trasparenza negli scambi commerciali e nel difendere i consumatori ed i produttori dal rischio di frodi ed inganni. La presenza di carne di cavallo in piatti pronti a base di manzo – continua la Coldiretti – prima della Repubblica Ceca aveva già portato a ritiri di prodotti, volontari o imposti dalle autorità, in Inghilterra, Francia, Germania, Bulgaria, Spagna, Portogallo, Svizzera, Austria, Norvegia, Finlandia, Danimarca, Belgio, Svezia.

Consumo carne di cavallo in Italia, il 75 per cento arriva dall’estero. In Italia sono stati prodotti nei macelli 16,5 milioni di chili di carne equina (per la maggioranza di cavallo) nel 2012, ma la Coldiretti stima che appena il 25 per cento derivi da animali nati, allevati e macellati a livello nazionale mentre la stragrande maggioranza viene dall’estero. La produzione nazionale è del tutto insufficiente per soddisfare il fabbisogno interno ed in Italia nel 2012 – sottolinea la Coldiretti – sono stati importati 30 milioni di chili di carne di cavallo senza l’obbligo di indicarne la provenienza in etichetta nella vendita al dettaglio tal quale o come ingrediente nei prodotti trasformati. Quasi la metà – precisa la Coldiretti – sono arrivati dalla Polonia, ma anche da Francia e Spagna mentre poco piu’ di un milione di chili proviene dalla Romania che sembra essere uno dei principali imputati dell’ “horsegate” che sta sconvolgendo l’Europa. Secondo le analisi della Coldiretti gli italiani sono tra i maggiori consumatori di carne di cavallo nel mondo insieme a Francia e Belgio con un quantitativo medio di meno di 1 chilo a testa per un totale di 42,5 milioni di chili.

(Fonte: Coldiretti Veneto)

Il socio ARGAV Giuseppe Boscolo Paolo eletto nuovo presidente del Consorzio di Tutela del Radicchio di Chioggia Igp

Giuseppe Boscolo, presidente Chioggia Ortomercato del Veneto

Giuseppe Boscolo, presidente Consorzio Tutela Radicchio di Chioggia Igp

Giuseppe Boscolo Palo, già presidente dell’Ortomercato di Chioggia, socio ARGAV, è stato eletto per acclamazione presidente del Consorzio di Tutela del Radicchio IGP di Chioggia. Subentra a Patrizio Garbin, il quale ha ricordato come si sia arrivato a questo rinnovo anche grazie alla decisa azione di Coldiretti, concertata con le altre organizzazioni agricole.

Il Consiglio di Amministrazione. L’assemblea, che si è svolta lo scorso 18 febbraio presso la Centrale orticola di Brondolo, ha nominato il nuovo CdA, costituito da sei produttori (Roberto Boscolo Bacchetto, Michele Boscolo Nale, Sandro Boscarato, Claudio Ferro, oltre a Giuseppe Palo e Patrizio Garbin) e tre confezionatori (OPO Veneto, OP Valle Padana e Pevianifrutta, rappresentati rispettivamente da Cesare Bellò, Giancarlo Boscolo Sesillo e Roberto Pavan).

Logo Radicchio Chioggia IgpRadicchio di Chioggia, varietà più coltiva in Italia e nel mondo. «È una sfida importante quella che ci accingiamo a intraprendere con lo strumento del Consorzio – ha detto Giuseppe Boscolo – poiché il Radicchio di Chioggia è oramai diventato una specie di commodity, essendo la varietà più coltivata in Italia e nel mondo. Sono comunque convinto che ci siano ancora ampi margini d’azione, dato che sono in crescita sia il trend dei consumi che quello del fatturato e perché il legame che questo prodotto ha con il territorio è unico e va quindi adeguatamente valorizzato. Cercheremo di coinvolgere nelle nostre iniziative tutti i soggetti istituzionali e i privati, penso ai ristoranti in primis, per avviare un’azione di rinnovata sensibilizzazione per non rischiare di sprecare una risorsa così importante per la promozione non solo del nostro radicchio ma anche di tutto il territorio di produzione che interessa 10 comuni e ben tre provincie».

Campi e confezione Radicchio di Chioggia IgpL’area di coltivazione del Radicchio di Chioggia Igp nella tipologia “tardivo” è infatti costituita dai comuni di Chioggia, Cavarzere e Cona in provincia di Venezia; Rosolina, Ariano Polesine, Taglio di Po, Porto Viro e Loreo in provincia di Rovigo; Codevigo e Correzzola in provincia di Padova. Mentre solo nei terreni litoranei di Chioggia e Rosolina può essere prodotta la tipologia “precoce”, attualmente in fase di trapianto e che sarà sul mercato già nei primi giorni di aprile. «Il rilancio dell’Igp e dell’immagine dell’ortaggio autentico, genuino e garantito nell’origine – ha aggiunto Cesare Bellò, direttore di OPO Veneto, presente da anni in maniera molto attiva nel Mercato orticolo di Chioggia e tra i maggiori produttori locali – è una condizione essenziale per migliorare le sue performances quanto a quotazione e a stabilità dei prezzi».

Le azioni da intraprendere. Il nuovo direttivo si riunirà già lunedì 25 febbraio, sia per affrontare le questioni logistiche e amministrative più urgenti, come l’ubicazione della sede del Consorzio, le verifiche finanziarie e i rapporti col CSQA (l’ente certificatore e di controllo); sia per avviare gli indispensabili contatti istituzionali con Province, Comuni, Camere di commercio, Organizzazioni agricole, Mercati ortofrutticoli e Veneto Agricoltura; sia infine per una prima valutazione delle azioni promozionali di marketing e di comunicazione da intraprendere e col reperimento delle risorse necessarie, come quelle messe a disposizione dal GAL e dal PSR. «Queste linee di intervento – spiega Giuseppe Palo – sono funzionali al raggiungimento di alcuni obiettivi prioritari, quali il coinvolgimento dei produttori dell’area IGP per la loro massiccia adesione al Consorzio di tutela, il possibile allargamento della base sociale ad altri soggetti della filiera, l’aumento del reddito dell’impresa agricola, una maggiore informazione al consumatore, il coinvolgimento delle varie componenti economiche di tutto il territorio e l’avvio, attraverso le azioni del Consorzio di una solida organizzazione della filiera».

(Fonte: Consorzio Tutela Radicchio di Chioggia Igp)

Aglio bianco polesano Dop, il successo della coltura passa attraverso l’organizzazione della filiera

aglio dopUna governance di filiera, che sia organizzata e che metta in campo una strategia per la gestione del prodotto e del mercato, integrata con politiche di marketing/ branding; il tutto affiancato all’azione delle singole imprese produttrici, che devono spingere al massimo la qualità. E’ ancora ciò che manca all’Aglio bianco polesano Dop (Denominazione d’origine protetta), secondo Corrado Giacomini, ordinario di economia agroalimentare all’università di Parma.

tavolo aglio“L’oro bianco” del Polesine. Se ne è parlato lo scorso 20 febbraio, al convegno “Essere Dop: attese e prospettive… la filiera dell’aglio bianco polesano Dop a confronto”, che si è tenuto in Camera di commercio, con l’organizzazione del Consorzio di tutela Abp Dop e dell’Azienda mercati, cui hanno partecipato produttori, confezionatori, distribuzione, ristorazione locale, consumatori e associazioni di categoria. Al centro dei lavori, quell’ “oro bianco” del Polesine, unico aglio veneto con la certificazione d’origine europea, prodotto in 29 comuni con una superficie investita di 70 ettari, ma con una potenzialità di 350 ettari. “Come Consorzio siamo nati nel 2010 con 20 soci, fra produttori e confezionatori – ha ricordato il presidente Massimo Tovo -. Oggi siamo una trentina. Nel 2011 abbiamo prodotto 200 quintali, nel 2012 siamo saliti a 1750. Oggi possiamo dire di disporre di un certo quantitativo, il nostro prodotto comincia ad entrare nella distribuzione ed è il momento giusto perché tutto il territorio faccia un investimento comune per portare l’aglio al successo presso il consumatore”. “Un successo – precisato il presidente di Coldiretti Rovigo, Mauro Giuriolo – che farebbe da traino agli altri prodotti polesani, ai due Mercati di Lusia e Rosolina e all’intera economia del territorio”.

Da marchio a “marca”. “Il marchio Dop da solo – ha incalzato Giacomini – è solo un istituto giuridico. Per determinare il successo di un prodotto a marchio, come nei casi di Melinda o Marléne, occorre che il marchio del Consorzio di tutela diventi una “marca”: un fatto psicologico, l’immediata evocazione nel consumatore di una cosa specifica fatta in un posto specifico. Ecco due elementi essenziali del successo – ha affermato il professore – Uno: il prodotto deve avere delle caratteristiche che lo rendono subito distinguibile dal consumatore; due: trattandosi di un bene comune, non di una proprietà privata, è essenziale un’azione collettiva di tutti gli attori della filiera, pubblici e privati, che approntino una strategia per organizzare efficacemente l’offerta del prodotto e per promuoverlo presso il consumatore con politiche di branding e co-branding”.

Cina, primo produttore mondiale di aglio. Sulla qualità e caratterizzazione di partenza dell’Aglio bianco, si è già avanti. “Produciamo con passione e con rispetto – ha detto in proposito Pierino Romagnolo, dell’omonima azienda agricola – L’attenzione alla qualità ci guida in tutte le fasi della lavorazione”. E qualità è la carta vincente sul mercato anche internazionale, come ha precisato Claudio Salvan, presidente della coop Il Polesine, grazia alla quale è partito l’iter per il riconoscimento del marchio Dop. “La Cina è il primo produttore mondiale di aglio da sempre – ha ricordato Salvan – Noi non possiamo e non dobbiamo competere con le sue 13 mila tonnellate di prodotto, che è più bianco e più grosso del nostro, ma non ha sapore e si conserva solo grazie all’invenzione delle celle frigo. E neppure possiamo competere sul prezzo con Corea del sud ed Egitto perché hanno bassissimi costi di produzione e altri standard di sicurezza alimentare. Però abbiamo l’Aglio bianco polesano Dop che ha grande sapore, molto aroma e ultra conservabilità: valorizzando in modo adeguato queste caratteristiche potremo trovare la nostra collocazione sul mercato. Quindi, il nostro compito è elevare sempre di più il livello di qualità e mantenere l’identità del nostro prodotto. Se siamo qui oggi è grazie all’incarico per avviare la procedura di riconoscimento che Coldiretti a dato alla coop Il Polesine e al direttore dell’Azienda mercati Stefano Milan”.

Gdo: si può fare qualità al giusto prezzo. D’altra parte, sulla stessa lunghezza d’onda sono stati gli esportatori, Matteo Suriani di Suriani srl e Lucio Duoccio della Duoccio srl, che hanno richiesto di analizzare le caratteristiche organolettiche attraverso dei pannel test e di pensare a certificazioni di prodotto (Global gap) per non precludersi la strada internazionale. Grande disponibilità da parte della grande distribuzione, che per bocca di Claudio Gamberini di Conad Italia, ha rilanciato: “Avere a che fare con una filiera organizzata per noi è un vantaggio in termini di costi e di programmazione degli acquisti. Noi siamo una catena che vive anche nei paesini e nei territori e abbiamo creato il marchio “Sapori e dintorni” per andare incontro a quei consumatori che cercano l’alta gamma. Inseriremo senza problemi l’aglio polesano sotto questo marchio, ma teniamo conto che l’aglio per noi è già una nicchia e un aglio Dop è la nicchia della nicchia. Abbiamo già l’aglio di Voghiera e non possiamo tenerne tanti tipi distinti, per cui sarebbe necessario fare un progetto comune col rispettivo consorzio per entrare sugli scaffali assieme, nel segmento aglio. In genere – ha concluso Gamberini -, nell’ortofrutta vale l’equazione prezzo basso uguale qualità bassa. Noi, con le nostre operazioni su prodotti specifici, ad esempio le arance rosse di Sicilia, vendute ad un euro e 30 cent, abbiamo dimostrato che si può fare qualità alta al giusto prezzo”.

(Fonte: Coldiretti Rovigo)

CIA, Confagricoltura e Copagri del Veneto a Zaia: “Destinare ai maiscoltori colpiti dall’emergenza aflatossine i soldi ritornati da Roma al Veneto”

aflatossine-pigozzoLa buona notizia è freschissima, risale al 18 febbraio, una volta tanto viene da Roma ed è contenuta in una lettera firmata dal ministro delle Politiche agricole Mario Catania: dall’applicazione del programma comunitario di attuazione del vecchio Obiettivo 5a sono avanzati 12,4 milioni, che ora sono messi a disposizione del Veneto.

Quei soldi sono dell’agricoltura. Del Veneto, certo, ma del Veneto agricolo, dal momento che sono fondi stanziati per un programma comunitario che riguarda il settore primario e che devono restare in quell’ambito anche adesso che ci sono stati restituiti. Forti di questa certezza, quindi, CIA, Confagricoltura e Copagri del Veneto si sono rivolti al presidente della Regione Luca Zaia sollecitandolo ad utilizzare l’inaspettata sopravvenienza attiva a favore delle oltre 70 mila aziende produttrici di mais che, a seguito della siccità e delle elevate temperature della scorsa estate, vedono a rischio il loro raccolto, contaminato dalle aflatossine, ed il loro reddito.  CIA, Confagricoltura e Copagri del Veneto chiedono l’adozione in tempi brevi di un provvedimento che metta a disposizione queste risorse direttamente delle aziende colpite dall’emergenza, permettendo loro di superare la crisi e di riprendersi sul piano economico.

(Fonte: CIA, Confagricoltura e Copagri del Veneto)

Caso Nestlè. Confartigianato Veneto: “Volete certezza degli ingredienti? Tornate a comperare prodotti artigiani 100% made in Italy”

Pasta artigianale fiera Sapori Italiani Longarone Fiere 2012“Non ci saranno problemi di sicurezza alimentare, come si è preoccupata di dichiarare subito la Nestlè mentre ritirava dagli scaffali italiani e spagnoli ravioli e tortellini di manzo Buitoni (società che fa capo al colosso alimentare) dopo che sono state rinvenute tracce di Dna di carne di cavallo pari all’1%. Sta di fatto però che, se i consumatori vogliono essere sicuri di quello che comperano –e mangiano-, farebbero bene a tornare ad acquistare prodotti artigianali freschi non solo per le occasioni speciali e le feste ma per l’alimentazione di tutti i giorni!” A dichiararlo Luca Da Corte, pastaio cadorino e Presidente Nazionale e Regionale Veneto dei produttori di pasta fresca aderenti a Confartigianato.

Colossi alimentari ≥ piccoli pastifici. “Da alcuni anni stiamo assistendo –prosegue Da Corte- ad una accentuata dicotomia in fatto di pasta. Da un lato abbiamo la pressione dei colossi alimentari per globalizzare, uniformare e sterilizzare la loro offerta a scapito della qualità, del gusto e soprattutto del controllo di filiera che porta, periodicamente, a “scandali” come quello di queste ultime settimane. Dall’altro c’è il crescente interesse in tema di biodiversità e prodotti a km 0 per opera e merito soprattutto dei piccoli pastifici (quasi 150 nella nostra Regione) che lavorano pasta fresca. Un lavoro straordinario, e sempre più apprezzato, frutto di un mix sapiente di tradizione, conoscenza, opera delle mani e ricerca di prodotti di qualità e soprattutto territoriali”.

Ingredienti made in Italy. “Nel mio pastificio ad esempio –spiega il Presidente- per le paste ripiene usiamo grano che si coltiva nel centro Cadore, ortaggi raccolti sotto le crode del monte Antelao e la carne è quella di agnello d’Alpago protagonista di un presidio Slow Food. Una attenzione che possiamo ritrovare nelle botteghe di tutti i miei colleghi veneti e non, dai “bigolari” di Treviso, Padova e Vicenza, sino a Valeggio sul Mincio dove abbiamo laboratori che producono i rinomati tortellini “nodo d’amore” il cui ripieno viene creato dalle mani sapienti di cuoche che bolliscono la carne e la tritano a mano ogni giorno”.

Pasta fresca e “pasta fresca pastorizzata”.  “E’ importante che i consumatori cambino le loro abitudini –precisa Da Corte- ma è assolutamente necessario che la Politica emani norme che aiutino le persone a distinguere le diverse produzioni e non il contrario. L’Unione Europea, ad esempio, invece che scendere in campo ed approvare una raffica di test su carne di manzo per verificarne la composizione a seguito del dilagare dello scandalo della carne di cavallo, farebbe bene ad intervenire sul grande scippo che è stato operato ai danni della piccola impresa artigiana con l’abrogazione della norma che fissava, in cinque giorni dalla data di produzione, la durabilità della pasta fresca. Un grosso regalo alle imprese industriali che ha annullato le differenze tra il prodotto artigiano e quello industriale, pregiudicando la libertà del consumatore di poter scegliere. Chissà che questo scandalo possa portare ad una ridenominazione delle paste sfuse in “pasta fresca” e “pasta fresca pastorizzata” dove, ovviamente, è solo la pasta fresca quella che garantisce ai consumatori tutte le peculiarità e le caratteristiche organolettiche del vero prodotto artigianale italiano”.

(Fonte: Confartigianato Veneto)

Oggi all’Università degli Studi di Padova si parla di nuovi modelli imprenditoriali e strategie d’impresa in agricoltura

lavoro-voucher-agricoltura-treviso-provincia-crisiIl mondo agricolo e agroindustriale, seppur in una fase di crisi economica strutturale, si sta caratterizzando per una transizione sempre più rapida verso nuovi modelli imprenditoriali, oltre che produttivi. Alcuni risultati positivi sono già oggi visibili, ma non mancano criticità sul piano della dimensione delle imprese, l’accesso al credito, l’internazionalizzazione e il lavoro per filiere.

Il seminario inizia alle ore 11.30. Due recenti ricerche, relative all’agro-industria e all’impresa agricola, testimoniano come la capacità di innovare rappresenti un fattore distintivo delle aziende di successo, assumendo direzioni inedite, orientate al futuro, ma in grado di dialogare con la tradizione. Gli esiti di queste ricerche saranno illustrati nel seminario: “Innovazioni primarie. Nuovi modelli imprenditoriali e strategie d’impresa in agricoltura e nell’agroindustria“, in programma oggi, mercoledì 20 febbraio, a partire dalle ore 11.30 presso l‘Università degli Studi di Padova – Emeroteca di Ca’ Borin, in via del Santo 22 a Padova.

Programma interventi. ore 11.30 – Introduzione. Daniele Marini, Università di Padova, Direttore Scientifico Fondazione Nord Est; ore 11.45 – Innovazioni primarie: il caso dell’agricoltura e dell’agroindustria. Paolo Angelini, Università di Padova, Silvia Oliva, Segretario alla Ricerca Fondazione Nord Est; ore 12.15 – Discussione con  Vasco Boatto, Università di Padova e Alberto Mantovanelli, Coldiretti Veneto.  ore 12.45 – dibattito.  ore 13.00 – chiusura dei lavori.

(Fonte: Università degli Studi di Padova)

A proposito di “Agrinsieme”, la posizione di Coldiretti Rovigo

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da sx Adriano Toffoli, direttore Coldiretti Rovigo e Mauro Giuriolo, presidente Coldiretti Rovigo

“A Coldiretti non sono mai piaciuti i discorsi di facciata e neppure le ammucchiate senza un vero programma economico a difesa del reddito agricolo delle imprese professionali”. Così commenta il presidente di Coldiretti Rovigo, Mauro Giuriolo, la notizia della nascita del coordinamento Agrinsieme in Polesine.

Farmer market. “Noi rappresentiamo la maggioranza assoluta dell’agricoltura polesana, ma se la restante parte vuol mettersi assieme per una rappresentanza unitaria è positivo e semplificatorio, anche se, per ora, non abbiamo visto un programma e, soprattutto, non abbiamo visto tavoli dove si presenta un unico rappresentante al posto di cinque. Viceversa, Coldiretti ha un progetto economico partito nel 2000, rompendo le ammucchiate di allora – continua il presidente – e, da soli contro tutti, abbiamo sostenuto la qualità delle produzioni legate al territorio, la sostenibilità e la valorizzazione del made in Italy, il dialogo col consumatore; ed è grazie all’opera di sensibilizzazione di Coldiretti se oggi la cultura del cibo è diventata un valore comune, e quelle stesse organizzazioni agricole che prendevano in giro i nostri “farmers’ markets”, oggi si mettono insieme a parlare di filiera corta, di produzioni sostenibili e di tutela dei consumatori e si danno battaglia per un posto in piazza delle loro aziende”.

Inviti. “Il nostro progetto è l’unico – aggiunge Giuriolo – che ha permesso a tante nostre imprese di fare reddito negli ultimi difficili anni ed anche i governi che si sono succeduti nell’ultimo decennio, ci hanno riconosciuto il merito di aver condotto un’azione positiva per lo sviluppo e la difesa dell’agricoltura italiana”. “Francamente – conclude Giuriolo – qui in Polesine non siamo stati invitati a nessun tavolo e degli inviti veniamo a sapere a mezzo stampa. Penso che tutto questo sia singolare e funzionale a chi ha da difendere altri tipi di interessi rispetto a quelli che oggi persegue la Coldiretti, nascondendosi dietro un “vogliamoci bene” come è avvenuto in passato”.

Ogm.  “Lo stravolgimento dei numeri è un basso tentativo di mistificare la realtà – aggiunge il direttore di Coldiretti Rovigo, Adriano Toffoli – In Polesine il 65 per cento delle aziende agricole sono associate Coldiretti e lavorano quasi il 50 per cento della superficie agricola coltivabile provinciale, come ampiamente documentato dai dati Avepa. E, in ogni caso, non è certo l’ampiezza della maglia poderale a fare l’impresa vincente, ma il progetto imprenditoriale. Anche in passato c’era gente che si voleva mettere assieme – ironizza il direttore Toffoli – Ma bisogna capire su quale programma comune. Dire sì o no agli Ogm, per esempio – prosegue il direttore di Coldiretti – è una questione di vitale importanza per le aziende polesane, che si difendono grazie al valore aggiunto dei prodotti tipici del territorio, che verrebbe invece del tutto azzerato con l’omologazione degli Ogm”.

Aflatossine. “Sulle aflatossine – ricorda il direttore – sottolineando che le imprese hanno bisogno di risposte più che di promesse, ci meraviglia che si continui ad inseguire la chimera dell’innalzamento del limite legale della contaminazione nel mais, quando il ministero della Salute stesso, ha scritto e ribadito nelle linee guida per affrontare l’emergenza (emanate il 16 gennaio), che una deroga al tenore massimo di aflatossine è “difficilmente perseguibile” per questioni di tutela della salute pubblica. Coldiretti si sta impegnando per dare risposte perseguibili nel breve periodo: prevenzione innanzitutto, sostegno alla ricerca e sperimentazione sui sistemi di detossificazione (che ci auguriamo portino presto a dei risultati, anche se su questo punto la ricerca ha perso molto tempo) e la richiesta al ministro del Mipaaf, Mario Catania, di stanziare dei fondi specifici per le aziende, nell’ambito dei provvedimenti conseguenti alla dichiarazione dello stato di eccezionale avversità atmosferica dovuto alla siccità 2012. Questo continuo riferimento all’innalzamento del limite legale delle aflatossine – conclude Toffoli – ha l’aria di una manovra per distogliere l’attenzione dal reale problema, che è la prevenzione e la formazione di tutti gli attori della filiera, che è attualmente l’unica strategia reale per far fronte, davvero, alla contaminazione da micotossine. Il limite legale è un palliativo che tende a scaricare il danno commerciale del mais contaminato tutto sulle imprese agricole produttrici, distogliendo dalle responsabilità di quegli operatori di filiera che non hanno saputo gestire l’emergenza. Tant’è vero che, come ci stanno riportando alcuni operatori, basta abbassare il prezzo del mais per trovare soluzioni di vendita”.

(Fonte: Coldiretti Rovigo)

“Agrinsieme” anche in Veneto. Coordinatore per il primo anno, Giangiacomo Bonaldi, presidente di Confagricoltura Veneto

imgIl Veneto non ha voluto lasciar cadere il testimone che gli ha consegnato idealmente Roma, dove, con la denominazione di “Agrinsieme”, è stato costituito il coordinamento che rappresenta a livello nazionale le aziende di CIA, Confagricoltura, Fedagri Confcooperative, Legacoop Agroalimentare, AGCI Agrital.

La frammentazione non paga. Quindi la stessa iniziativa è stata avviata anche nella nostra regione, sul presupposto che troppo a lungo la frammentazione ha penalizzato il settore agricolo non solo sul piano economico ma anche su quello della rappresentanza sindacale. Se si vuole portare alle istituzioni e al mondo della politica una voce più autorevole e convincente, insomma, bisogna che questa voce sia univoca, frutto della integrazione di patrimoni ideali diversi che non vengono annullati, ma possono incontrarsi con realismo in una strategia unitaria che guarda al futuro.

Un riferimento per 60 mila aziende agricole e 400 cooperative agroalimentari. “Agrinsieme Veneto” si è costituito nel corso di una riunione cui hanno partecipato i rappresentanti delle associazioni promotrici. E’ stato scelto come coordinatore, per il primo anno di operatività, il presidente di Confagricoltura Veneto Giangiacomo Bonaldi. Al nuovo organismo fanno capo circa 60 mila aziende agricole e quasi 400 cooperative agroalimentari.

(Fonte: Confagricoltura Veneto)

Il 24 marzo 2013 Giornata Europea del Gelato Artigianale

img-1Il prossimo 24 marzo sarà la prima Giornata Europea del Gelato Artigianale. Il senso e le iniziative in programma per la manifestazione sono stati illustrati al Presidente e agli assessori della giunta regionale, a Palazzo Balbi a Venezia, dal vicepresidente dell’Artglace (Confederazione delle associazioni dei gelatieri artigiani europei) Fausto Bortolot, insieme ai presidenti di Longarone Fiere Oscar De Bona e di Uniteis (l’Associazione dei Gelatieri Artigianali Italiani in Germania) Dario Olivier.

In Europa, un settore che impiega 300 mila lavoratori in 50 mila gelaterie. L’evento è stato istituito ufficialmente lo scorso 5 luglio dal Parlamento Europeo di Strasburgo, grazie alla sottoscrizione di 387 parlamentari e rappresenta una grande occasione per promuovere uno dei prodotti più amati non solo in Europa, ma nel mondo intero. Tra i prodotti lattiero-caseari freschi, il gelato artigianale rappresenta infatti un’eccellenza in termini di qualità e sicurezza alimentare e valorizza i prodotti agro-alimentari di ogni singolo Stato che accoglie gelaterie artigianali. Il settore in Europa contribuisce al diretto impiego, soprattutto giovanile, di circa 300 mila lavoratori in circa 50 mila gelaterie; il mercato del settore, nel suo complesso, vale oltre 4 miliardi di euro.

Gelatieri bellunesi e veneti pionieri in Europa. Il Gelato Artigianale è un modello culturale che resiste anche alla crisi economica che tutto il mondo sta vivendo. Lo scopo della giornata è quindi comunicare in modo chiaro ai consumatori i valori del gelato artigianale: “un’attività di cui tanti gelatieri bellunesi e veneti sono stati i pionieri in Europa”, ha detto il Presidente della Regione.  E’ stato presentato in anteprima anche il gusto speciale creato dai gelatieri per celebrare l’evento: si tratta di un Fior di Latte variegato al cioccolato con mandorle pralinate e si chiamerà “Fantasia d’Europa”.

(Fonte: Asterisco Informazioni)