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Coldiretti Rovigo, imprese agricole under 40, in 4 anni più che raddoppiate

giovani 2 Tobia

Un giovane imprenditore polesano: Tobia Braggion di Lusia col suo prodotto, l’insalata di Lusia Igp

Negli ultimi 4 anni le imprese agricole associate a Coldiretti Rovigo condotte da under 40 sono aumentate del 100 per cento. Lo annuncia con soddisfazione la maggiore organizzazione agricola polesana, specificando che, mentre nel 2008 le aziende di giovani agricoltori erano 153, secondo i dati del 2012 sono più che raddoppiate, diventando 380 (fra cui 71 donne).

Aziende medie o medie piccole che producono reddito e soddisfazioni professionali. Di queste giovani imprese, l’86 per cento sono ditte individuali, con la titolarità direttamente in campo al giovane imprenditore, che ha il potere decisionale; nel restante 14 per cento dei casi, sono società agricole, dove il giovane partecipa all’impresa come socio. Il dato ancora più interessante è che queste giovani imprese gestiscono aziende con ettarati medi o medio piccoli, che però non impediscono di produrre reddito e soddisfazioni professionali. “Questo dimostra che non è la grandezza della maglia poderale, l’ampiezza della Sau (Superficie agricola utilizzata) che fa l’impresa agricola moderna – commenta con orgoglio il presidente di Coldiretti Rovigo, Mauro Giuriolo – bensì la capacità dell’imprenditore di ottimizzare i fattori produttivi, fra cui la professionalità, la multifunzionalità e soprattutto, la creatività che fa la vera differenza tra l’imprenditore ed il mero proprietario”. “C’è un grande bisogno di idee – aggiunge il direttore di Coldiretti, Adriano Toffoli – e questi dati ci dimostrano che quando un progetto imprenditoriale è forte ed è accompagnato da un’organizzazione agricola che lo sa valorizzare, non ha importanza quanto grande o piccola la Sau”.

Chi sono. Gli imprenditori under 40 sono per oltre il 70 per cento laureati o diplomati. Molti provengono da altre esperienze lavorative extra-agricole e tendono ad investire nei settori più innovativi dell’agricoltura multifunzionale, come percorsi di filiere corte, dalla produzione, alla trasformazione, alla vendita diretta dei prodotti; o, ancora, agriturismi e fattorie sociali. Dal 2000 ad oggi sono 216 i giovani che si sono insediati in agricoltura beneficiando dei sostegni comunitari del Psr (Piano di sviluppo rurale); altri 150 hanno aperto per la prima volta un’azienda agricola con le proprie sole risorse economiche, a prescindere dal Psr.

(Fonte: Coldiretti Rovigo)

A Chioggia (VE) nasce un nuovo piatto della laguna: la “padela ciosota”

Simone Maggio con la moglie Romina e i figli Alice e Gianmarco(di Maurizio Drago, socio ARGAV) Simone Maggio e la moglie Romina, titolari del ristorante Facecook di Chioggia, hanno lavorato alcuni mesi con i collaboratori della loro cucina per inventare la “padela ciosota”, che da oggi si potrà mangiare. Dopo decine di prove sono riusciti a realizzare il nuovo piatto della laguna e giovedi 7 febbraio scorso hanno aperto il loro locale a decine di invitati proponendolo con successo ai tavoli. Presenti anche il vice presidente ARGAV Umberto Tiozzo e i consiglieri ARGAV Nadia Donato e Maurizio Drago.

Piatto unico. La “padela ciosota” costituisce un piatto unico formato con i prodotti del territorio: il radicchio rosso di Chioggia Igp, il riso, le cozze, i fasolari, le vongole veraci, le vongole e i lupini, gli scampi, la canocchia, la capasanta, i canestrelli, la mazzancolla, il calamari, la rana pescatrice e le seppie. Tutti ingredienti provenienti dal mare e dalle terre di Chioggia e dintorni che – messi sapientemente assieme – intendono costituire un piatto tipico che si lega alla città lagunare. Simone Maggio, con un punto d’orgoglio, ha sottolineato che ha voluto realizzare un “piatto tipico che esalta le ricchezze del territorio”. E su questo ha fatto centro, sentendo il parere dei commensali fra i quali erano presenti l’assessore provinciale Lucio Gianni, l’ex presidente dell’Ortomercato di Chioggia Giuseppe Boscolo Palo (è anche nostro socio ARGAV) che da sempre si batte per la valorizzazione e diffusione dei prodotti agricoli locali e altre autorità cittadine: tutti hanno dato la benedizione mangiando le abbondanti porzioni.

Prezzo contenuto. La “padela ciosota” vuole essere un piatto unico che si puo’ trovare a Chioggia e a Sottomarina. Un piatto ricco e abbondante, di qualità e piacevole, con un costo sopportabile, circa 20 euro. Simone Maggio insiste: la padela ciosota avrà una forte crescita, è nata nel mio ristorante ma puo’ essere un piacevole piatto che si puo’ trovare per chi arriva a Chioggia e Sottomarina. Anche noi siamo convinti che questo piatto farà strada…

Frutta nelle scuole, l’educazione alimentare nasce dai campi

logo-frutta-nelle-scuoleOltre 99 mila bambini tra i 6 e gli 11 anni di 649 nuove scuole elementari del Veneto aderiscono anche quest’anno a “Frutta nelle scuole”, progetto nazionale finanziato dall’Unione Europea per educare ed abituare i giovani al consumo di frutta e verdura.

Motivare bambini (e genitori) al consumo di frutta e verdura. I prodotti verranno distribuiti alle sedi scolastiche due volte la settimana, per un totale di oltre 795 tonnellate di prodotti freschi, dal Raggruppamento temporaneo di Imprese (RTI) “Benessere a Colori”, che si è aggiudicato l’appalto. La fornitura riguarda frutta e verdura di tutti i tipi a seconda della stagionalità: pere, arance, albicocche, carote, clementine, fragole, cachi, mandarini, mele, pomodori, pesche, susine, uva e ancora spremute d’arancia e centrifugati di mele. “Benessere a Colori” non si limiterà al trasporto di ortofrutticoli, ma attuerà un piano di lavoro che punta ad incoraggiare e motivare i bambini (e attraverso loro le famiglie) al consumo di questi prodotti. In particolare, metterà a disposizione degli insegnanti informazioni, mezzi, laboratori, uscite didattiche e materiali vari. Ogni Scuola che ne farà richiesta, inoltre, riceverà in omaggio il gioco “L’orto in classe”, una vera e propria serra per coltivare frutta e verdura in tutte le stagioni.

Frutta Day. Le Scuole ospiteranno anche i “Frutta Day”, condotti da animatori che parleranno ai bambini di educazione alimentare attraverso un percorso completo e multidisciplinare alla scoperta della frutta e dei suoi benefici. Anche le famiglie potranno partecipare al Progetto, tramite il sito dedicato www.benessereacolori.it, dove grandi e piccoli potranno testare le loro conoscenze in materia, giocare, informarsi e condividere esperienze, impressioni e immagini nell’area blog dedicata. Sempre dal sito sono scaricabili le Linee guida dove trovare tante informazioni e spunti per imparare.

Al RTI “Benessere a Colori” aderiscono: OP COP, Organizzazione di produttori veronese costituita da 13 cooperative; BRIO SPA, filiale commerciale dell’OP APO Scaligera di Verona; OP APOVF con sede a Treviso e operatività prevalentemente in Veneto e Friuli Venezia Giulia; AOP UNOLOMBARDIA (che associa 12 OP con più di 1250 soci); OP KIWI SOLE LATINA (associa agricoltori in Lazio, Emilia Romagna, Veneto, Lombardia, Basilicata, Piemonte e Trentino Alto Adige); AOP ARMONIA, con sede legale a Salerno (associa 2 OP con circa 100 aziende agricole concentrate prevalentemente nella Piana del Sele); AOP PIEMONTE (associa 3 OP e opera in cinque Regioni: Piemonte, Lazio, Liguria, Lombardia e Valle d’Aosta. In Europa, l’iniziativa coinvolge otto milioni i bambini, cui vanno 43 mila tonnellate di frutta e verdura. Il commissario europeo all’agricoltura Dacian Ciolos ha annunciato, in proposito, che intende presentare una proposta legislativa per accrescere l’impatto dei programmi già esistenti.

(Fonte: Regione Veneto)

Agroalimentare veneto: la cooperazione cambia pelle

agricoltura-giovaniLa cooperazione agroalimentare veneta regge la botta. Lo dicono i numeri raccolti e studiati dagli esperti di Veneto Agricoltura la cui analisi sull’andamento congiunturale 2009 – 2011 si presta alle interpretazioni: diminuiscono le cooperative, il numero di soci ed il fatturato aggregato, ma aumentano il numero di addetti ed il valore della produzione liquidato ad ogni singolo socio. Dati non così negativi quindi, considerato che il fatturato complessivo è diminuito, in proporzione, meno del numero dei soci, risultando di fatto accresciuto il ricavo degli associati.

Nel dettaglio il numero di cooperative agroalimentari attive in Veneto nel 2011 (363) è calato del 12% rispetto al 2009, i soci hanno raggiunto le 66.850 unità (75.370 nel 2009, -11%) ed il fatturato aggregato ha raggiunto i 2,9 miliardi di euro, in flessione del 6% circa rispetto agli oltre tre miliardi del 2009. Ciò nonostante i lavoratori sono aumentati del 4% nel 2011 rispetto al 2009 raggiungendo le 10.750 unità mentre il valore della produzione riconosciuto e liquidato ad ogni singola azienda agricola associata, come detto, è salito in media, dai 40.700 euro del 2009 ai 43.000 del 2011 ed il fatturato medio per cooperativa è cresciuto da 7,4 milioni di euro a 7,9 milioni. Considerando i vari comparti produttivi, il maggior numero di cooperative rientrano nell’ambito dei servizi (24%), ed in quello ortofrutticolo (23%), seguiti dal lattiero-caseario (18%); il 30% del fatturato della cooperazione agroalimentare regionale viene generato dalle cooperative del settore vitivinicolo e il 20% da quello dei servizi, seguito dal settore lattiero-caseario (18%), zootecnico (15%) e ortofrutticolo (14%).

A livello provinciale Verona conferma la maggior propensione all’aggregazione con il 35% delle cooperative regionali, il 36% delle aziende agricole associate e il 51% del fatturato aggregato. Seguono la provincia di Padova (16% delle cooperative) e Treviso (15%). Guardando ai dati distinti per classi di fatturato, emerge un consistente aumento di quota (29% rispetto al 17% del 2009) della categoria di cooperative con meno di 500 mila euro di fatturato e contestualmente una flessione (43,5% rispetto al 54% del 2009) della classe di fatturato compreso tra uno e dieci milioni di euro. Calano, inoltre, le cooperative con 50-100 soci (10,3%), mentre cresce leggermente la quota di cooperative (23,7%) della classe tra 100 e 1000 soci. Una dinamica che confermerebbe la tendenza delle strutture cooperative a consolidarsi aumentando contestualmente la produzione aggregata.

(Fonte: Veneto Agricoltura)

A Vicenza, il primo Master della cucina italiana. Ai dieci allievi, gli insegnamenti di Alajmo e di altri 13 chef nazionali stellati.

Il Master della Cucina Italiana Esac Vicenza

Il Master della Cucina Italiana Esac Vicenza

(di Maurizio Drago, socio ARGAV) Il Master della Cucina Italiana prende il “via” a Vicenza. Dieci allievi, con un’età che va dai 20 ai 42 anni (8 maschi e 2 donne), provenienti da Veneto, Lombardia, Lazio e Toscana, un ottimo curriculum e una dura selezione, iniziano questo Master lavorando a fianco di 14 chef stellati “Cavalieri della Cucina Italiana”. A fare da “tutor” il pluristellato Massimiliano Alajmo che, con il presidente della Confcommercio di Vicenza, lunedì 4 febbraio scorso ha presentato alla stampa  il primo Master della Cucina Italiana al nuovissimo Centro Esac formazione di Vicenza.

A lezione con gli chef stellati. Si tratta di un percorso formativo unico in Italia per la qualità dei docenti MASTER Cucina Italiana Esac1coinvolti e per l’innovativo piano di studi. E ci saranno anche gli chef nazionali come Massimo Bottura, Heinz Beck, Andrea Berton, Antonio Canavacciuolo, Moreno Cedroni, Chicco Cerea, Gennaro Esposito, Giancarlo Perbellini, Niko Romito, Giovanni Santini, Davide Scabin, Ciccio Sultano e Mauro Ulliasi. Il Master si chiuderà ufficialmente il 5 luglio, dopo 5 mesi e 800 ore di lezione, poi gli allievi potranno affrontare un’esperienza diretta in alcuni dei migliori ristoranti italiani della durata di 4 mesi. Non sarà difficile trovare i futuri chef nelle cucine di alcuni noti ristoranti: sicuramente, per loro, non sarà difficile trovare un lavoro dopo aver frequentato questo prestigioso Master.

Da sx,l'endocrinologo Mauro Defendente, lo chef Massimiliano Alajmo, il presidente Esac Sergio Rebecca

da sx, l’endocrinologo Mauro Defendente, lo chef Massimiliano Alajmo, il presidente Esac Sergio Rebecca

1 luglio, Massimiliano Alajmo sale in cattedra. Ma prima di essere “sfornati”, gli allievi (e non solo loro) potranno ascoltare una lectio magistralis di Massimiliano Alajmo che si terrà il 1. Luglio: una visione sul futuro della cucina Italiana, dove gli stessi partecipanti del Master potranno trasformare in idee originali le proprie potenzialità e i propri talenti. Sergio Rebecca, presidente della Confcommercio vicentina e “patron” dell’Esac sottolinea che questo primo Master darà l’avvio a una serie qualificata di corsi di alta cucina: un vanto, questo, per l’Italia e una opportunità per i talenti della cucina.

11 febbraio 2013, Confagricoltura Rovigo va in Assemblea, a moderare i lavori il presidente ARGAV Fabrizio Stelluto

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Lorenzo Nicoli, presidente Confagricoltura Rovigo

L’atmosfera pre-elettorale non poteva non contagiare anche i lavori dell’assemblea di Confagricoltura Rovigo, che si svolgerà lunedì 11 febbraio, con inizio alle ore 9.30, a Rovigo, nella Sala “A. Bisaglia” CENSER di Rovigo Fiere (viale Porta Adige 45). L’assemblea ospiterà un confronto che promette di essere molto stimolante fra tre autorevoli candidati alla Camera dei deputati nella circoscrizione Veneto 1: Gian Pietro Dal Moro (Pd), componente uscente della Commissione agricoltura della Camera; Giancarlo Galan (Pdl), già ministro delle Politiche agricole; Stefano Valdegamberi, presidente del Gruppo UdC nel Consiglio regionale del Veneto.

A moderare l’incontro, il presidente ARGAV. I tre politici saranno coinvolti in un dibattito, coordinato dal presidente ARGAV, il giornalista Fabrizio Stelluto, sull’agenda agricola dei rispettivi partiti. E’ prevedibile che ne usciranno indicazioni utili per permettere agli agricoltori di orientare con intelligenza il loro voto. I lavori, che saranno introdotti dalla relazione del presidente di Confagricoltura Rovigo Lorenzo Nicoli e vedranno la partecipazione anche del presidente di Confagricoltura Veneto Giangiacomo Bonaldi, saranno chiusi dal presidente nazionale di Confagricoltura Mario Guidi.

(Fonte: Confagricoltura Veneto)

Difesa del suolo, gli obiettivi 2013 della Regione Veneto

agricolturaDare avvio, entro il mese di settembre 2013, ai lavori del primo lotto dei bacini di espansione sul torrente Timonchio in Comune di Caldogno e sul torrente Agno–Guà nei Comuni di Trissino e Arzignano (Vicenza); pubblicare i bandi di gara per l’appalto dei lavori del bacino sul torrente Muson nei Comuni di Fonte e Riese Pio X (Treviso), del bacino S. Lorenzo sul torrente Tramigna nei Comuni di Soave e San Bonifacio e del bacino sul torrente Alpone, in località Colombaretta, in Comune di Montecchia di Crosara (Verona); concludere la progettazione definitiva delle casse di espansione in progetto. Sono alcuni degli obiettivi che la Direzione Difesa del Suolo della Regione si pone per quest’anno.

Gli obiettivi per il 2013 prevedono, tra l’altro, la predisposizione di un “testo unico” del procedimento di rilascio della concessione di derivazione d’acqua e dell’autorizzazione alla costruzione ed esercizio; l’elaborazione di disegni di legge per la semplificazione in materia di autorizzazione degli impianti di produzione di energia da fonti rinnovabili e per il rilascio dell’autorizzazione alla terebrazione e ricerca di acque sotterranee per uso domestico; la prosecuzione dell’attività relativa alla realizzazione degli interventi per la vivificazione delle lagune deltizie e di Caorle, per la manutenzione delle barriere antintrusione del cuneo salino e per il funzionamento dei Centri di Emergenza. Interventi sono previsti a favore della manutenzione e gestione delle opere di bonifica e di irrigazione, portando anche a termine il procedimento di approvazione dei Piani di classifica per la contribuenza consortile.

Cosa è stato fatto nel 2012. In materia di difesa idrogeologica nel corso del 2012 sui capitoli di spesa regionali sono stati impegnati oltre 68 milioni di euro e ne sono stati liquidati più di 58 milioni. Per quanto riguarda la contabilità speciale relativa all’alluvione del 2010, la gestione commissariale ha impegnato circa 105 milioni di euro (liquidati 81 milioni) per 277 interventi di cui 245 conclusi e 32 in corso. Tra le attività svolte, la Regione ha avviato anche la predisposizione di un progetto di studio e monitoraggio della linea di costa per la definizione degli interventi di difesa dei litorali veneti dai diffusi fenomeni di erosione, per la sistemazione dei quali nel 2012 sono stati ripartiti 2,5 milioni di euro.

(Fonte: Regione Veneto)

 

Il Consiglio Regionale approva il provvedimento contro il fotovoltaico a terra. Coldiretti: “Senza piano energetico il rischio è la deregulation”.

impianto-solare-fotovoltaico-pannelli-fotovoltaici-conto-energiaCon l’approvazione definitiva avvenuta ieri in Consiglio del provvedimento “barriera” contro il fotovoltaico a terra, la Regione mette una pezza sulla deregulation energetica che sta interessando il Veneto a causa dell’assenza di un piano energetico regionale. “L’intervento normativo – spiega Coldiretti – salva i terreni oggetto di business da parte di varie multinazionali che investono capitali proprio nell’area della Pianura Padana ad elevata utilizzazione agricola dove si producono tipicità”.

Impianti a biogas, ancora fermo il documento che ne regola l’installazione. “Bene dunque l’impegno profuso dall’organo legislativo – commenta Coldiretti – in merito ad una questione che riguarda tutto il territorio, in particolare la provincia di Rovigo, segnata in molti comuni da numerose richieste da parte di società che nulla hanno a che fare con l’agricoltura, provocando la reazione di molti imprenditori che hanno dovuto ricorrere alle vie legali. Pur apprezzando questo importante traguardo amministrativo Coldiretti insiste nella sua posizione:” Se il Veneto avesse adottato da subito un piano energetico per garantire lo sviluppo di queste fonti secondo le direttive europee e nazionali salvaguardando il paesaggio e le produzioni, gli speculatori non sarebbero stati tentati da nessuna coltivazione di pannelli solari nel nord est”. “Per lo stesso motivo – conclude Coldiretti – dovremmo percorrere la medesima strada anche in merito al documento che regola l’installazione degli impianti a biogas ancora fermo all’ok della Giunta dell’ agosto 2012. Quest’ultimo, nelle aree a primaria tutela agricola o con coltivazione di qualità, limita la potenza installabile ad 1 MW e vieta la possibilità di alimentazione preponderante con silomais”.

(Fonte: Coldiretti Veneto)

Aflatossine, si va verso l’innalzamento dei livelli?

aflatossine-pigozzoAflatossine, si va verso l’innalzamento dei livelli? La domanda sorge spontanea dopo aver letto una nota stampa di Confagricoltura Veneto, in cui il presidente Giangiacomo Bonaldi, informa che “il ministero della Sanità ha convocato i rappresentanti del coordinamento cereali (gli organismi che si erano attivati per un innalzamento del limite di aflatossine nel mais e quindi esclusa la Coldiretti ), (qui la risposta del ministero della Sanità, ndr) per affrontare le ben note problematiche conseguenti alla presenza delle pericolose muffe nei raccolti dello scorso anno”.

Incontro previsto il 30 gennaio. “Il ministero della Sanità ha convocato i rappresentanti del coordinamento cereali per il giorno 30 gennaio 2013.  Qualche volta le manifestazioni –  continua nella nota Bonaldi – soprattutto se accompagnate da un’azione sindacale pressante e fondata su solide motivazioni, ottengono qualche risultato, almeno quello di smuovere le acque”.  “E’ difficile, infatti – prosegue nella nota Bonaldi – non collegare l’importante manifestazione di Cerea, cui hanno partecipato un migliaio di produttori e tenutasi il 21 gennaio, con la convocazione del ministero, partita il 23 dello stesso mese. In ogni caso, considerato che la richiesta di un incontro urgente portava la data del 18, possiamo apprezzare la prontezza con cui, almeno questa volta, le istituzioni romane hanno raccolto l’urgenza espressa dal mondo agricolo di essere ascoltato e di ottenere delle risposte”. “E’ troppo presto, naturalmente – conclude Giangiacomo Bonaldi -, per cantare vittoria. Ma è giusto almeno riconoscere che un primo risultato è stato raggiunto, grazie all’impegno di tutti coloro che, come Confagricoltura, si sono schierati da subito a fianco dei produttori”.

In attesa di conoscere quindi l’esito del prossimo incontro istituzionale, nel convegno “E’ possibile avere mais senza aflatossine?”, organizzato da Latteria Soligo nei giorni scorsi, alcuni studiosi dell’Università di Padova, relatori all’incontro, hanno espresso alcune idee in merito, che riportiamo di seguito, ricavato dalla nota stampa ricevuta dalla cooperativa del latte veneta.

Buone pratiche. Il prof. Roberto Causin del Dipartimento Territorio e Sistemi Agroforestali dell’Università di Padova ha messo sul tavolo i dati raccolti dal 2003 al 2012 ed è convinto che il fenomeno che la scorsa estate è esploso in modo particolarmente violento, facendo reagire il comparto agricolo all’emergenza, vada affrontato oramai come una delle diverse criticità della pratica agricola e come tale la prevenzione del fenomeno debba partire fin dalla semina (preparazione del terreno, scelta dell’ibrido adatto …), adottando la buona pratica agricola come prima azione di contenimento del fenomeno. L’attenzione dell’agricoltore va quindi focalizzata sullo stress della pianta: una pianta in salute è capace di contrastare naturalmente la diffusione delle aflatossine.

Soglie di tolleranza. Ma una volta che la contaminazione è partita, quali possono essere i rimedi per contenere l’epidemia e gestire la produzione colpita da aflatossine? A questa domanda degli agricoltori ha risposto la prof.ssa Lucia Bailoni del dipartimento di Scienze Animali dell’Università di Padova. Il latte dei bovini è più soggetto a contaminazione rispetto alla carne, la situazione cambia nel caso dei suini e del pollame, bisogna quindi prestare molta attenzione in tutta la filiera. Oggi ci sono diversi strumenti con i quali agire a partire dalla diversificazione delle partite che arrivano agli essicatoi, è fondamentale che la granella buona non venga messa a contatto con quella contaminata, pena la perdita dell’intera partita. Poi la granella colpita da aflatossine può venire decontaminata (allontanando le parti infette) o detossificata (distruggendo le micotossine) utilizzando metodi chimici, biologici, meccanici o agenti leganti. La cosa su cui riflettere però resta la forte discrepanza nelle soglie di tolleranza europea e statunitense che obbliga i produttori europei a mantenere il latte entro la soglia di 50 ppb di aflatossina M1 contro i 500 ppb di quella USA.

E’ quindi auspicabile aumentare un po’ il limite di tolleranza europeo? Su questo argomento ha fatto luce l’intervento del prof. Marco De Liguoro del Dipartimento di Sanità Pubblica ed Igene Venetrinaria dell’Università di Padova, che ha focalizzato l’attenzione su uno studio in cui la soglia di tolleranza europea nel mais destinato all’alimentazione animale è di 20 µg/kg con l’eccezione di animali giovani e produttori di latte per i quali la soglia si abbassa a 5 µg/kg. Negli Stati Uniti le soglie stabilite sono invece le seguenti: 300 µg/kg per prodotti del granoturco da destinare a vitelloni in finissaggio (fase della nutrizione 60-90 gg prima della macellazione), 200 µg/kg per prodotti del granoturco da destinare a suini in finissaggio e 100 µg/kg per prodotti da granoturco da destinare a bovini da carne e suini riproduttori o a pollame adulto. Spostando in alto quindi, l’assicella di tolleranza fino ad un limite massimo di 100 ppb per i prodotti carnei (vitelloni, suini adulti, polli) le analisi evidenziano solo tracce di aflatossine nel fegato ed eventualmente nelle carni, ma le concentrazioni sono comunque nettamente inferiori a 1 µg/kg e dovrebbero rappresentare un rischio trascurabile per il consumatore, visto che attualmente il limite di tolleranza di aflatossine nei cereali destinati per il consumo umano è di 2 µg/kg.

Cosa sono le aflatossine. L’Aspergillus flavus è un fungo presente nelle colture ceralicole in quantità modeste, ma può diventare un problema producendo un numero elevato di aflatossine in caso di elevate temperature (da 32°C a 42°C) e di particolare stress della pianta (mancanza o eccesso d’acqua, competizione delle malerbe, mancanza o eccesso di azoto, etc.) che non è in grado di contrastare naturalmente la diffusione di queste micotossine. Il problema principale di questo fungo è che produce aflatossine di tipo B1 (che si trasmettono alla carne dell’animale) e M1 (che si trasmettono al latte bovino) che possono passare facilmente dall’animale all’uomo attraverso il cibo. In dosi controllate il loro effetto è nullo, ma se le dosi sono elevate può causare problemi di salute. Al momento il rischio per l’uomo è pari a 0 perché la normativa europea ha stabilito dei rigidi livelli di tolleranza per la commercializzazione di alimenti e materie prime per mangimi senza compromettere la salute del consumatore, quindi la tutela del consumatore arriva attraverso rigido controlli alla fine della filiera produttiva prima dell’immissione del prodotto nel mercato, ma questo atteggiamento rischia di mettere in difficoltà la filiera, è quindi necessario che il controllo e la gestione del problema Aflatossine nel mais sia spostato a monte della produzione, agendo fin dalla semina.

(Fonte: Confagricoltura Veneto/Latteria Soligo)

31 gennaio 2013, CIA Veneto in Assemblea a Padova elegge il nuovo presidente

Invito Assemblea Cia Veneto 31 genn 2013Venerdì 31 gennaio p.v. alle ore 10,15 si tiene presso l’Hotel Crowne Plaza di Limena (PD), in via Po 197, l’Assemblea CIA Veneto, che eleggerà a nuovo presidente regionale un imprenditore agricolo, come indicato nell’ultima assemblea elettiva del 2010. Si tratta questo, di un ulteriore, determinante passo, verso la realizzazione dell’autoriforma liberamente scelta e decisa da Confederazione Italiana Agricoltori in modo che gli imprenditori agricoli siano sempre più protagonisti del proprio futuro.

Programma. Dopo il saluto di Daniele Toniolo, presidente uscente, ci sarà quindi la presentazione del programma del nuovo presidente dell’organizzazione agricola, quindi seguiranno gli interventi dal mondo politico, economico e istituzionale, fino ad arrivare alle conclusioni, tenute da Giuseppe Politi, presidente CIA nazionale.

(Fonte: CIA Veneto)