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Economia, nel 2012 tiene l’agricoltura veneta

Immagine 1Il barometro della congiuntura economica europea e internazionale indica ancora “brutto”. Ad esempio il PIL Veneto 2012 è stimato in calo del 2,1%. Dentro a questo quadro la sostanziale tenuta del settore primario veneto, rispetto al 2011, è una notizia confortante. Lo è ancora di più considerato che lo scorso anno l’andamento meteorologico anomalo, caratterizzato da elevate temperature ed un prolungato periodo di siccità, ha sicuramente penalizzato il comparto agricolo; ne hanno sofferto in particolare mais e soia.

Manzato: “Razionalizzare le risorse per un settore primario che crea reddito e lavoro”. L’outlook che gli esperti di Veneto Agricoltura hanno presentato ieri in Corte Benedettina a Legnaro (Pd), presenti l’Assessore regionale e il Commissario Straordinario dell’Azienda sull’annata agraria 2012, non lascia spazio alle interpretazioni. Proprio secondo l’Assessore Regionale all’agricoltura, confortato da dati che confermano i punti di forza dell’agricoltura e dell’agroalimentare veneto, ha ribadito la necessità di razionalizzare le risorse pubbliche e supportare con efficienza il tessuto economico del settore primario in grado di creare reddito e lavoro. Dimensioni aziendali adeguate, sostegno a ricerca ed innovazione, rafforzamento dell’ufficio regionale in Europa, lotta alla contraffazione, in vista della nuova Pac (Politica agricola comunitaria) e nuovo PSR (Programma di Sviluppo Rurale), gli obiettivi principali. Sulla stessa linea il Commissario Straordinario di Veneto Agricoltura che ha evidenziato il ruolo che l’Azienda di Legnaro (Pd) continua a esercitare sulla ricerca e sull’innovazione per le imprese e sulla progettazione europea a sostegno della competitività del settore.

I dati. Il fatturato complessivo, grazie ai prezzi in crescita, si è attestato su un livello leggermente superiore rispetto al 2011 (5,27 miliardi di euro, +0.5%). Sulla produzione delle coltivazioni agricole domina però, mediamente, il segno negativo, proprio a causa dell’andamento meteorologico sfavorevole. Cresce lievemente, come detto, il valore della produzione (+0.5%), diminuisce il numero delle imprese agricole (-2,1%, soprattutto ditte individuali mentre aumentano società di persone e di capitali); continua l’incremento del numero di occupati (+11%, più donne e dipendenti) aumenta l’export di prodotti agroalimentari (+9%) e si riduce il deficit della bilancia commerciale (-32%).

La contrazione delle aziende. Nel dettaglio, ha interessato tutte le province ad esclusione di quella di Belluno; in particolare Padova (-3,1%) e Venezia (-2,9%) dimostrano perdite superiori alla media regionale. Verona, con 17.100 imprese agricole attive (-2,1%) si conferma la prima provincia in Veneto (23,5% delle aziende), seguita da Treviso (15.430, -1,2%) con il 21,2% e Padova (14.940 aziende), dove si localizza il 20,5% delle imprese agricole regionali.

I risultati di singole colture. Cereali: produzioni in aumento per i cereali autunno-vernini (frumento tenero +26%, frumento duro +11% e orzo +6%) e in diminuzione per quelli primaverili-estivi (mais -35%, riso -10%). Il mais si conferma prima coltura in Veneto con 270.000 ettari (+10%), in aumento anche la superficie a frumento tenero (+4%), mentre calano gli ettari coltivati a frumento duro (-5%), orzo (-9%) e riso (-15%). Colture industriali: ripresa degli ettari per barbabietola da zucchero (+39%, produzione +23%) ma per il meteo cala la resa (-12%). Anche la soia ha sofferto la siccità estiva (-43%), calo dovuto anche alla contrazione della superficie (-11%); bene i prezzi di mercato piuttosto elevati soprattutto in corrispondenza della nuova campagna di commercializzazione. Male per tabacco (-37% conseguenza di una notevole diminuzione della superficie -46%), girasole (-13%) e colza (-16%). Buona invece la tenuta per patate e ortaggi che confermano le superfici aumentando leggermente il valore della produzione (+1,2%). Mercati per queste colture sono stati altalenanti: il prezzo medio annuo ha subìto un calo per radicchio (-8%) e patata (-15%); rialzi invece per lattuga (+18%) e fragola (+24%). Le colture frutticole non ridono: melo -5%, pero -12%, pesco -13%. Tuttavia la minore offerta e la buona qualità del prodotto hanno consentito di spuntare prezzi vantaggiosi. La vitivinicoltura veneta ha subìto una contrazione produttiva significativa sia in termini di produzione di uva (-7%) che di vino (-13%) a causa dell’andamento meteorologico anomalo. La contrazione dell’offerta ha sostenuto però i listini, determinando per il terzo anno consecutivo l’aumento dei prezzi delle uve (mediamente +10%) e un’ottima tenuta di quelli dei vini.

Zootecnia. Questo settore ha avuto risultati alterni ma complessivamente positivi. Il prezzo del latte, la cui produzione si è da qualche anno stabilizzata intorno a 11 milioni di quintali, ha subìto una contrazione di circa il 5% dopo la ripresa dell’anno precedente. Bene le vendite di carne bovina e suina (rispettivamente +10% e +5%), stabili le quotazioni degli avicoli e in notevole aumento il prezzo delle uova. Ma, il forte incremento di prezzo di mais e soia nella seconda parte dell’anno ha ridotto significativamente il margine di redditività degli allevamenti. Pesca: in calo i quantitativi raccolti nei primi 6 mesi del 2012 da quella marittima a livello regionale (-3%), mentre il prezzo medio di vendita del pescato è sceso di circa il 9%. Note positive invece dalla produzione di molluschi bivalvi, tornata a livelli di normalità dopo la crisi che ha attanagliato il settore dal 2008 al 2011. Info Report Completo e Slide di presentazione: Veneto Agricoltura.

(Fonte: Veneto Agricoltura)

Siccità in Veneto, pubblicato il provvedimento ministeriale, domande entro il 21 febbraio 2013

siccitaE’ stato pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 5 del 7 gennaio 2013 il decreto ministeriale 5434 del 7 dicembre 2012 che dichiara, su richiesta della Regione del Veneto, l’esistenza del carattere di eccezionalità per la siccità nel periodo 1 giugno – 2 settembre dello scorso anno nelle province di Padova, Rovigo, Treviso, Venezia, Verona e Vicenza. La fortissima siccità estiva dello scorso anno, seguita ad un periodo invernale di scarse precipitazioni – ha ricordato l’assessore regionale all’agricoltura – ha fortemente compromesso i redditi di molte aziende e questa iniziativa consente di poter sostenere la ripresa dell’attività produttiva a quanti hanno visto compromesso il proprio reddito e la propria capacità di disporre di liquidità ordinaria, sulla base delle risorse nazionali disponibili.

Domande ad Avepa. Le imprese agricole ricadenti nei territori già delimitati dalla Regione che hanno subito un danno superiore al 30 per cento della normale produzione lorda vendibile, potranno presentare richiesta di indennizzi compensativi, in deroga alle previsioni contenute nel piano assicurativo agricolo 2012, entro giovedì 21 febbraio 2013 agli Sportelli Unici del’Agenzia Veneta per i pagamenti in agricoltura (Avepa). Per semplificare la presentazione delle domande da parte delle imprese agricole AVEPA è stata incaricata di predisporre una specifica procedura che consenta la compilazione utilizzando automaticamente i dati utili del fascicolo aziendale. Nel sito di AVEPA sono consultabili la normativa di riferimento e le modalità di presentazione delle richieste.

Buona regola per il futuro assicurarsi. E’ chiaro in ogni caso – ha ribadito l’assessore regionale – che, di fronte ad eventi meteorologici similari futuri, gli imprenditori agricoli non potranno più fare affidamento né sulla buona sorte né sulla ripetizione di simili interventi: assicurarsi deve diventare una normale decisione economica imprenditoriale e il relativo costo deve essere messo a bilancio. In futuro, gli indirizzi del settore primario non potranno prescindere da una reale prevenzione economica del danno attraverso gli strumenti assicurativi, da incentivare nell’ambito della prossima programmazione Europea, mentre servono l’ottimizzazione e la massima valorizzazione delle risorse idriche, per il quale è stata chiesta la piena disponibilità finanziaria del Governo.

(Fonte: Regione Veneto)

Pagamenti AVEPA agli agricoltori comunicati tempestivamente via mail

ImmagineUna e-mail avviserà gli agricoltori veneti del pagamento da parte di Avepa (Agenzia veneta per i pagamenti in agricoltura) degli aiuti richiesti, anticipando di qualche giorno l’informazione rispetto al momento dell’effettivo accredito dei soldi in conto corrente, che può variare a seconda dei giorni di valuta tra banche.

Un servizio gratuito, attivo da dicembre 2013. Avepa ha attivato questo nuovo servizio di comunicazione rapida dell’avvenuto pagamento di aiuti e contributi con l’obiettivo di aiutare gli agricoltori ad affrontare gli impegni assunti organizzando e pianificando al meglio la propria attività. Il servizio è gratuito e può essere attivato semplicemente comunicando un indirizzo di posta elettronica (meglio se certificata) a chi detiene il fascicolo aziendale, cioè al proprio Centro di assistenza agricola (CAA) o allo Sportello unico agricolo di Avepa. Avepa invita tutti gli agricoltori a cogliere questa opportunità che va nella direzione già intrapresa dall’Agenzia di ampliare l’offerta di servizi e di riuscire, anche in tempi di spending review, a fare meglio con minori costi.

(Fonte: Regione Veneto)

“Università e scuole, date spazio alle abilità manuali”, l’invito di Donne Impresa Coldiretti Veneto per recuperare i lavori perduti

consiglio regionale donne impresaUn master dei mestieri all’università e il ripristino della lezione di applicazioni tecniche nelle scuole medie, è questa la proposta del coordinamento di Donne Impresa Coldiretti Veneto, che ieri a Mestre ha presentato l’officina itinerante delle arti povere, un’idea per coinvolgere tutti gli istituti scolastici nell’obiettivo di salvare un patrimonio professionale e culturale in via di estinzione ovvero la capacità di saper fare con le mani.

donne impresa all'opera

Donne Impresa Coldiretti Veneto all’opera

I mestieri a rischio estinzione. Se come dicono le statistiche tra dieci anni ci saranno solo 3mila casari, ovvero gli occupati attuali del settore di età compresa tra i 15 e i 24 anni in quanto quelli over 65 anni sono 17mila, sono a rischio i formaggi della nostra storia, cosi come i salumi e gli insaccati visto che il lavoro del norcino è praticato ormai dagli anziani. Stessa sorte potrebbe essere riservata anche a  sarte, ricamatrici, impagliatori, falegnami, potatori. L’elenco dei lavori perduti che hanno fatto la ricchezza del nord est è lungo,  tanto da aver convinto le imprenditrici agricole di Coldiretti a lanciare un appello per il ritorno a queste professioni, almeno come ore di studio affinchè  siano tramandate con rinnovato interesse ai giovani.

Attività formativa già in atto. Questa presa di coscienza viene proprio dalla parte rosa dell’agricoltura, cioè quel 30 percento del totale regionale che conta 120 mila imprese e che,  a tutti gli effetti,  rappresentano le realtà più informatizzate, d’avanguardia, allineate coi sistemi moderni di comunicazione per seguire amministrazione  o per collegarsi direttamente con un clic al mercato globale. Forti del progetto di Educazione alla Campagna Amica che ogni anno fa aderire circa 10 mila studenti impegnati attivamente in laboratori di cucina, orti sociali, campi verdi, vacanze green, visite in fattorie didattiche, le donne di Coldiretti invitano docenti e presidi a valutare l’ipotesi di introdurre nell’orario scolastico lo spazio per sviluppare attitudini e abilità manuali.

Le agricoltrici venete riconfermano alla presidenza la veronese Castellani. “Non si tratta di un attacco nostalgico – spiega la neo eletta Franca Castellani  – ma di una semplice riflessione che parte dal granaio di saperi della campagna, la stessa che ha dimostrato, anche con i numeri, di poter battere la crisi praticando un’economia solidale secondo la tradizione reinterpretata in chiave nuova. Attori di questo ritrovato sviluppo sono proprio i giovani che scelgono di fare i pescatori, i pastori, vivaisti, allevatori, orticoltori.

lavori donne impresa

I lavori eseguiti dalle agricoltrici di Donne Impresa Veneto Coldiretti

L’agricoltura è un’economia reale non virtuale, produce con la manualità delle cose semplici e crea addirittura business – continua Castellani,  che ha illustrato alla stampa come Agnese intreccia cartocci di pannocchie facendo eleganti cestini,  come Mariella ricicla gli indumenti per trasformarli in articoli regalo, Laura si inventa segnaposto con la frutta secca, come Monica fa con la semplice farina di mais e l’acqua il “didò” casalingo,  come Florina lavora a maglia e all’uncinetto per fare gioielli e creazioni alla moda e Caterina, come terapia rilassante, regala agli ospiti del suo agriturismo lavoretti con la lana per souvenir. E tanto altro ancora lasciato all’immaginazione tipo i gusci di chiocciole di Elisanna che diventano profuma biancheria o variopinti addobbi natalizi, i quadri dipinti  con i colori vegetali o  i segreti della bellezza di Franca con i saponi naturali fatti in casa.

Riduzione dello spreco, attenzione alla terra e alla biodiversità. “La società agricola con questa saggezza è una garanzia – prosegue Castellani – ed è molto più avanti della politica sull’individuazione di pratiche virtuose per un futuro migliore sintetizzato in riduzione dello spreco, attenzione alla terra e alla biodiversità”. Anche in questa occasione non è mancato il riferimento alla sana alimentazione sviluppata anche attraverso la modalità della scelta dei prodotti di qualità che esprime quanto gli agricoltori siano molto di più di una componente del sistema economico, c’è una visione olistica più forte. Basti pensare che dietro ai contadini ci sono i panettieri, i salumai, ci sono le mense, ci sono i cuochi. C’è un’umanità anche intorno al cibo quotidiano che determina uno dei valori aggiunti più straordinari per l’Italia e se si continua a cercare questa benedetta crescita senza accorgerci che ci siamo seduti sopra, si perde solo del tempo.

(Fonte: Coldiretti Veneto)

Coldiretti: “I regali” sotto l’albero per l’agricoltura veneta, chiaro esempio di federalismo imperfetto”

agricolturaBalzelli burocratici, rimpalli tra assessorati, delibere in sospeso: la politica regionale chiude cosi non solo un anno, ma anche la porta in faccia a tutti i tentativi di semplificazione in agricoltura. Coldiretti Veneto elenca una serie di “regalini” sotto l’albero che evidenziano quanto il settore primario sia ignorato dalla strategia politico ed economica regionale, come se non fosse l’unico comparto che crea ancora occupazione e muove l’interesse delle nuove generazioni sviluppando una produzione lorda vendibile che supera i 5 milardi di euro.

Controlli sanitari per gli agricoltori, esonero ma non per il passato. Tanto vale fare cassa sventolando in una delibera della Giunta, quella della Vigilia di Natale, un esonero sui controlli sanitari per gli agricoltori già previsto da leggi nazionali, fatto salvo richiedere la riscossione delle annate precedenti vale a dire 800 euro ad azienda, cantina o laboratorio. Il riferimento è un decreto legislativo, il numero 194 del 2008, in nome del quale saranno inviate le cartelle agli imprenditori veneti considerati inadempienti a causa di una mancata presa di posizione a tempo debito come han fatto invece altre Regioni confinanti, visto che la normativa comunitaria originaria, di fatto, escludeva a priori la produzione primaria trasformata da questo procedimento. Come se le attività agroalimentari interessate non fossero già oggetto di una pluralità di verifiche di vario genere per comprovare la qualità e la salubrità di prodotti tipici.

Fotovoltaico a terra, molte le contraddizioni regionali. Dietro la buona notizia si nasconde sempre la sorpresa – insiste Coldiretti – anche nel caso dell’annunciato divieto su gran parte del suolo agricolo del fotovoltaico a terra. Addirittura la firma è di quattro assessori in materia che rimandano però il tutto al Consiglio regionale. Nel frattempo ì funzionari competenti non esitano ad attivare le procedure espropriative per fantomatici tralicci per altrettanto fantomatici impianti in aree ad alta vocazione agricola con coltivazioni di pregio. Il primato della contraddizione spetta all’unica Regione che non ha adottato un piano energetico, per garantire, da un lato, la possibilità di progredire con queste fonti secondo disposizioni europee e, dall’altro, salvaguardare le produzioni agricole, il paesaggio, le tradizioni locali, come peraltro stabilito dalle direttive nazionali.

Difesa del territorio, previste colate di cemento in zone rurali. Altra chicca – continua Coldiretti – riguarda la difesa del territorio che tutti vogliono ma nessuno cerca di preservare, vedi il nuovo ma già vecchio PTRC (piano territoriale regionale di coordinamento) che introduce progetti faraonici in zone rurali con previsioni di grandi colate di cemento incoraggiando pure gli enti locali a procedere sulla strada del consumo di campagna. “La lista, che non termina qui – spiega Coldiretti – è un chiaro esempio di federalismo più parlato che fatto, cioè incompiuto”.

(Fonte: Coldiretti Veneto)

Il farmer market piace al consumatore veneto

farmers_marketCresce il numero di farmer market in Veneto. Sulla base dell’ultimo monitoraggio effettuato dalla Regione Veneto, aggiornato a giugno 2012, i mercati attivi risultano essere 72, 28 in più (+68%) rispetto ai 44 censiti e monitorati da Veneto Agricoltura nel 2009, che ora ha rielaborato i dati.

La situazione per provincia. I farmer market sono aumentati in particolare a Vicenza (da 4 a 13, il 18% del totale) e a Verona (da 9 a 17); Venezia con 18 mercati (+3 rispetto al 2009), si conferma la prima per presenze in Veneto con il 25% dei farmer market esistenti. Seguono per importanza, Treviso, con 12 mercati, Padova con 6, Rovigo stabile con 4 e Belluno con 2 farmer market. Considerando che oltre il 60% dei produttori è presente abitualmente in 2 e più mercati (fino anche a 5 o 6) durante la settimana, di fatto è possibile stimare in circa 400 (+43%) i gli imprenditori agricoli coinvolti in questa attività di vendita. “Si tratta – affermano a Veneto Agricoltura -, di “veri e propri” professionisti della vendita diretta, che hanno puntato già da anni (per la maggior parte da più di 8 anni) su questa modalità di cessione dei propri prodotti aziendali (e non solo). Essi hanno investito sia in attrezzature di vendita che in risorse umane, modificando la gestione aziendale, orientandola alla commercializzazione, attraverso la quale veicolano circa il 70% della produzione.

L’identikit del farmer market. Per quanto riguarda le caratteristiche dei farmer market, crescono i mercati settimanali aperti principalmente durante un giorno feriale (58% dei casi rispetto al 52% del 2009). Calano invece quelli quindicinali o mensili, così come diminuisce la quota di mercati aperti nel fine settimana. E com’è un farmer market? Secondo l’indagine realizzata da Veneto Agricoltura, il farmer market tipo è costituito mediamente da 12 bancarelle di vendita, di dimensioni medio – piccole (meno di 5 mq) per lo più coperte con dei gazebo (l’80% dei casi) e che si svolge in una piazza del centro cittadino o nelle immediate vicinanze. Attualmente le giornate di apertura all’anno sono pari a circa 3.400 (+900 rispetto al 2009) e i consumatori, stimati in oltre un milione, effettuano circa 2,3 milioni di atti di acquisto per un giro d’affari stimato in oltre 15 milioni di euro all’anno. Crescono infine anche le postazioni per la vendita, predisposte dai comuni, che passano da circa 760 a 1.240 (+63%). In questo caso, gli imprenditori agricoli effettivamente presenti, sono ovviamente un numero inferiore (875), comunque in crescita del 52% rispetto ai circa 570 del 2009.

(Fonte: Veneto Agricoltura)

Coldiretti Rovigo: mai mega fotovoltaico su suolo agricolo

Mauro Giuriolo,

Mauro Giuriolo, presidente Coldiretti Rovigo

“Sull’impianto fotovoltaico di Canaro, Coldiretti andrà avanti fino a quando il giudice amministrativo si pronuncerà sul merito e, comunque, ci opporremo con forza e convinzione, a tutti i parchi fotovoltaici con pannelli su suolo agricolo che non siano connessi con l’attività agricola e che vadano a sottrarre indebitamente terreno fertile alla produzione di alimenti per persone ed animali”. Così il presidente di Coldiretti Rovigo, Mauro Giuriolo, all’indomani dell’assemblea elettiva che lo ha riconfermato alla guida dell’organizzazione provinciale fino al 2016, riprende l’argomento della realizzazione di mega impianti fotovoltaici nelle campagne polesane.

Espropri per eletrodotti. L’argomento è tornato in discussione tra gli agricoltori, a seguito di un avviso che la Regione Veneto ha inviato a molti proprietari di terreni di Fiesso e Pincara, in cui si annuncia l’esproprio per la costruzione di elettrodotti a servizio di due grandi parchi fotovoltaici, da realizzare in piena campagna, ancora in fase autorizzativa. “Sul ricorso amministrativo di Coldiretti contro l’impianto di Canaro – precisa Giuriolo – si sono scritte delle inesattezze, poiché la sentenza non ha affatto dato torto a Coldiretti e, anzi, non è entrata nel merito della legittimità o meno del parco fotovoltaico. Semplicemente il Tar Veneto si è fermato su un cavillo tecnico, cioè che non c’era un interesse ad agire da parte nostra, dal momento che l’impianto era stato frazionato e la frazione oggetto del ricorso non era confinante con i terreni del nostro socio che era parte processuale insieme a noi. Ma appelleremo per tutti i gradi di giudizio che ci sono consentiti – dichiara il presidente – perché non deve passare il messaggio che i terreni agricoli possono essere oggetto di libera speculazione. In ogni caso è pendente un altro ricorso che ha per oggetto un’altra frazione dello stesso impianto e su questo il Tar dovrà scendere nel merito”.

Contromosse in via di definizione. In riferimento ai due nuovi parchi fotovoltaici, di tre e quattro megawatt, che dovrebbero essere realizzati al centro di un’area di elevato interesse agricolo tra Pincara e Fiesso, il presidente di Coldiretti non ha esitazioni: “Stiamo già preparando le contromosse, a tutela dei terreni, dei loro proprietari e del paesaggio rurale. – dichiara Giuriolo – Intanto non si può fare a meno di sottolineare le contraddizioni di una Regione Veneto, la cui Giunta con l’assessore Massimo Giorgetti in testa, esulta il 29 ottobre 2012 per aver adottato una delibera che inserisce le “aree ad elevata utilizzazione agricola” tra quelle vietate agli impianti solari fotovoltaici a terra; e l’11 dicembre 2012, praticamente alla vigilia delle feste, gli uffici della Direzione urbanistica e paesaggio della stessa Regione Veneto, avvisano degli ignari agricoltori che saranno espropriati per far correre i tralicci elettrici di due campi fotovoltaici a terra, in piena campagna, che, fra l’altro, non sono ancora stati autorizzati”.

(Fonte: Coldiretti Rovigo)

Carni bovine, la forza della filiera certificata per affrontare le sfide del mercato post 2020

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da sx Giuseppe Borin e Fabio Scomparin (Direttore e Presidente Azove), Franco Manzato (Ass.re Regionale Agricoltura), Maria Chiara Ferrarese (Resp. Divisione Food CSQA Certificazioni); Gianluca Fregolent (Direttore ICQ Repressione Frodi Triveneto)

“Azove è una realtà unica in Italia – ha spiegato il Presidente Fabio Scomparin nel corso della tavola rotonda che si è tenuta a Padova a margine dell’assemblea dei soci – perché riesce a garantire nell’intera filiera, dalla stalla alla macellazione, la qualità della carne veneta grazie a standard elevati”. Nelle parole del Presidente dell’unica organizzazione di produttori riconosciuta in Veneto nel comparto delle carni bovine, c’è tutta la soddisfazione di chi sa di aver raggiunto importanti traguardi: un + 8% di fatturato nel mese di settembre e un + 9% nei capi macellati, contro una crisi che ad altri gruppi sta facendo registrare un calo anche del 12% e che comunque segna una contrazione del comparto a livello nazionale. Azove quindi, grazie alle certificazioni costruite in anni di duro lavoro (dalla consolidata Iso 90001, alla Rintracciabilità di Filiera Iso 22005) e portate avanti con determinazione coinvolgendo gli allevatori associati, confrontandosi con gli enti certificatori e dialogando con le istituzioni locali, oggi è pronta ad affrontare le sfide che il mercato porrà, soprattutto con la PAC 2020.

(Fonte: AZOVE)

Manzato: “Il futuro prossimo dell’agricoltura veneta sta nelle decisioni di oggi e questa è una responsabilità che la politica deve saper prendersi”

Conferenza Manzato 20 dicembre 2012(di Marina Meneguzzi, socio ARGAV) Un 2012 non di certo facile per l’agricoltura veneta, colpita, già in tempi di spending review, dalla forte siccità estiva e dalla presenza di un elevato tasso di aflatossine nel mais, ma che ha visto anche il completamento di un’azione riformatrice volta a sburocratizzare e snellire l’apparato agricolo veneto – dalla realizzazione dello Sportello Unico all’azione di riordino di Veneto Agricoltura e Avepa (quest’ultima completata a inizio 2013) -, in modo da  affrontare al meglio le prossime sfide, PAC 2013-2020 in primis e poi la costruzione del Piano di Sviluppo Rurale, che vedrà l’interazione fra mondo accademico,  imprenditoriale e istituzionale. Ma che dovrà soprattutto affrontare ciò che succederà dopo il 2020, quando “le aziende agricole saranno libere di stare sul mercato ma saranno anche prive di sussidi e aiuti comunitari e dunque, ogni decisione presa oggi ricadrà in modo determinante nel prossimo decennio e questa è una responsabilità che la politica deve sapere prendersi”. Con queste parole, Franco Manzato, assessore all’Agricoltura della Regione Veneto, ha accolto la stampa nell’incontro di fine anno organizzato in collaborazione con ARGAV giovedì 20 dicembre scorso, presso la sede della Regione Veneto a Mestre (VE), per fare il punto sul futuro prossimo dell’agricoltura veneta, un settore produttivo che crea valore, lavoro ed export nonostante la crisi, ma che dovrà fare i conti con le nuove regole  della programmazione comunitaria. A questo riguardo, vista l’importanza della questione, il socio ARGAV Renzo Michieletto di Europe Direct Veneto, sportello d’informazioni sull’Unione Europea di Veneto Agricoltura-Ufficio Stampa, ne ha tracciato una sintesi, che riportiamo di seguito.

La prossima riforma della PAC, la sesta in vent’anni, è già stata disegnata. Per definirne i dettagli bisognerà però attendere l’approvazione del Quadro Finanziario Pluriennale 2014-2020, comprensivo del capitolo di spesa destinato alle politiche agricole e di sviluppo rurale. Solo a questo punto sarà possibile chiudere una partita iniziata nel 2010  con la presentazione dei primi orientamenti da parte della Commissione europea. Quella della riforma della Pac è una partita che per la prima volta, dopo l’entrata in vigore del Trattato di Lisbona, vede il Parlamento europeo svolgere un ruolo davvero importante: tutti gli atti legislativi relativi alla politica agricola europea dovranno infatti essere approvati congiuntamente dal Consiglio dell’Ue e dal Parlamento europeo (Co-decisione), rendendo le procedure più democratiche ma senz’altro più complesse. Gli oltre settemila emendamenti alle proposte della Commissione, esaminati in questi ultimi mesi dal Parlamento europeo, fanno comprendere quanto complesso sia stato l’iter di avvicinamento della Riforma, ma in definitiva la futura PAC 2014-2020 risulta oggi delineata. Ecco i punti salienti:

  1. Aiuti al reddito, ancora colonna portante della futura PAC. Il reddito degli agricoltori continuerà ad essere sostenuto, in maniera più semplice e mirata rispetto al passato, anche nei prossimi sette anni di programmazione (fino al 2020). L’aiuto di base riguarderà solo gli agricoltori in attività e sarà distribuito in modo più equo tra Regioni e Stati Membri. Altri aiuti saranno “spachettati” (Greening, Giovani, ecc.).
  2. Un aiuto “verde” per conservare la produttività e tutelare gli ecosistemi. Al fine di rafforzare la sostenibilità ecologica del settore agricolo, la nuova PAC riserverà una quota degli aiuti alle pratiche che consentono un uso ottimale delle risorse naturali. Sarà questa la grande novità della PAC 2014-2020: gli agricoltori dovranno svolgere pratiche semplici ed efficaci dal punto di vista ecologico comprendenti la diversificazione delle colture, la conservazione dei pascoli permanenti, la salvaguardia delle riserve ecologiche e del paesaggio, ecc.
  3. Maggiore attenzione alle zone fragili. Per evitare la desertificazione e preservare la ricchezza dei territori, sarà data la possibilità agli Stati Membri di fornire un maggiore sostegno, grazie a un’indennità supplementare, agli agricoltori che si trovano in zone soggette a vincoli naturali.
  4. Facilitare l’insediamento dei giovani agricoltori. Per incentivare l’occupazione e incoraggiare le giovani generazioni a dedicarsi all’attività agricola, la PAC 2014-2020 prevede l’istituzione di nuove agevolazioni all’insediamento giovanile.
  5. Finanziamenti per la ricerca e l’innovazione. Al fine di dar vita ad un’agricoltura della conoscenza che sia anche competitiva, la futura PAC rafforzerà gli stanziamenti destinati alla ricerca e all’innovazione in campo agronomico. L’obiettivo è quello di fare in modo che i risultati della ricerca si concretizzino nella pratica attraverso un nuovo partenariato per l’innovazione.
  6. Una filiera alimentare più competitiva ed equilibrata. Per rafforzare la posizione degli agricoltori saranno sostenute le Organizzazioni di produttori e interprofessionali. Saranno sviluppate le filiere corte dal produttore al consumatore, con l’eliminazione dei troppi intermediari che oggi appesantiscono il comparto.
  7. Stimolare l’occupazione rurale e lo sviluppo locale. La futura PAC promuoverà l’occupazione e l’imprenditorialità nelle zone rurali. Incoraggerà le iniziative di sviluppo locale (progetti di microimpresa) e rafforzerà il ruolo del GAL.
  8. Semplificazione e nuovi strumenti. La nuova PAC propporrà meccanismi gestionali più semplici (sburocratizzazione, sostegno ai piccoli agricoltori, condizionalità, sistemi di controllo, ecc.) e delle reti di sicurezza più efficaci e reattive per i comparti più esposti (intervento pubblico e ammasso privato).

Diritti d’impianto. Durante la conferenza stampa si è parlato anche della questione dei diritti d’impianto, una norma che regolamenta la produzione vinicola. Alcuni Paesi Ue, soprattutto quelli non produttori di vino, vorrebbero liberalizzare il settore. Se ciò dovesse accadere, si potrebbero impiantare ovunque nuovi vigneti, favorendo così le aziende agricole di grandi dimensioni, a scapito però della produzione di vino di qualità. La norma, dibattuta il 18 e il 19 dicembre scorso a Bruxelles in occasione della riunione del Consiglio, ha registrato una novità: il passaggio da un sistema di diritti a uno ad autorizzazioni all’impianto, da valutare ancora se far entrare in vigore nel 2016 o 2018. “Presenteremo a gennaio la proposta alla commissione Agricoltura del Parlamento Ue – ha detto Ciolos al termine dei lavori – pensiamo che le conclusioni a cui si è giunti con il Gruppo d’alto livello siano coerenti, in quanto si consentirà agli Stati membri di modulare le autorizzazioni a seconda dell’andamento di mercato e tenendo conto delle specificità locali, il tutto al fine di tenere sotto controllo le produzioni, patrimonio ereditato dalla riforma del 2008 che ha dato sotto questo punto di vista ottimi risultati”.

ANGA Verona è la migliore sezione giovanile italiana di Confagricoltura

PREMIAZIONE 19-12-2012

Da dx, Piergiovanni Ferrarese (Vice Presidente ANGA VR), Nicola Motolese (Presidente Nazionale ANGA), Riccardo Artegiani (Presidente ANGA VR), Filippo Sussi (Presidente ANGA VENETO)

ANGA Verona, la sezione giovanile di Confagricoltura della provincia scaligera, è stata premiata da Confagricoltura come la migliore sezione italiana, a pari merito con la sezione ANGA Cosenza, per “l’mpegno e la costanza profusi nell’organizzare le numerose attività e la rappresentanza sindacale”.

(Fonte: ANGA Verona)