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Nasce “prodotti veneti in tavola”, sito web a tutela dei consumatori

Prodotti veneti in tavolaE’ nata la rubrica web “prodotti veneti in tavola”, realizzata da Regione Veneto in collaborazione con le associazioni dei consumatori operanti nel territorio regionale e Veneto Agricoltura. Alla pagina in questione si accede tramite il seguente link.

Conoscere meglio i prodotti di stagione del territorio. “Abbiamo voluto creare questa rubrica – ha spiegato l’assessore all’agricoltura e alla tutela del consumatore del veneto, Franco Manzato – non tanto e non solo per promuovere le produzioni di stagione delle nostre terre, ma come operazione culturale ed economica ad un tempo. La gente, i consumatori, spesso ignorano i prodotti tipici e quasi nessuno conosce più i tempi e i ritmi delle stagioni, quando i vari tipi di frutta e verdura sono naturalmente maturi, abbondanti e più buoni e spesso meno cari. La pubblicità e la maggior parte delle società agroalimentari multinazionali non aiutano e anzi tendono a proporre alimenti e prodotti senza tempo, di origine non nota, che hanno viaggiato settimane per raggiungere i nostri mercati, coltivati con regole e rispetto che non sono i nostri. Noi vogliamo far sapere cosa ci è vicino e quando”.

A servizio dei consumatori. La rubrica, all’interno non a caso del sito www.venetoconsumatori.it viene aggiornata mensilmente con tutti i prodotti di stagione, sia quelli freschissimi, sia quelli raccolti in precedenza ma utilizzabili al meglio e disponibili in commercio. Vengono anche segnalati i prodotti tradizionali del Veneto, illustrati da una scheda che individua le peculiarità, la zona di provenienza e fornisce informazioni sulla storia e le tradizioni del prodotto, il processo di produzione e il periodo di disponibilità nel corso dell’anno. Naturalmente, dalla pagina si può accedere alle altre rubriche del portale a servizio dei consumatori: risparmio, casa, assicurazioni, famiglia, lavoro, consulenze e così via. “Resto convinto che i consumatori vogliono garanzie su ciò che acquistano e che portano in tavola – ha concluso Manzato – cercano il risparmio ma non il rischio, anzi il contrario. ‘Prodotti veneti in tavola’ vuole essere uno strumento, una guida utile a disposizione, che suggerisce a tutti cosa cercare e cosa chiedere al venditore. E’ anche il biglietto da visita dell’agricoltura regionale di qualità, un connubio tra le tradizioni, la storia e le peculiarità che caratterizzano la nostra regione”.

(Fonte: Regione Veneto)

Accesso al credito delle imprese agricole, accordo Confagricoltura Veneto con Banca Popolare di Vicenza

Banca Popolare Firma con Confagricoltura 12-03-2013

da sx, Gianni Zonin e Giangiacomo Bonaldi

Confagricoltura Veneto e Banca Popolare di Vicenza hanno siglato un importante accordo a sostegno delle imprese del settore agroalimentare. L’annuncio è stato dato durante la conferenza stampa svoltasi martedì 12 marzo scorso nella sede dell’Istituto alla presenza di Giangiacomo Bonaldi e Sergio Bucci, rispettivamente presidente e direttore di Confagricoltura Veneto, nonché di Gianni Zonin e Samuele Sorato, l’uno presidente e l’altro direttore generale di Banca Popolare di Vicenza.

I servizi offerti. L’iniziativa è il risultato del concreto dialogo instaurato tra la Banca e l’Associazione, finalizzato ad individuare le reali esigenze delle aziende del settore, alle quali l’Istituto è ponto a proporre un’offerta dedicata con prodotti e servizi bancari su misura, che tengono conto dei diversi fabbisogni finanziari legati alle peculiarità dell’esercizio dell’attività agricola. Con l’obiettivo di favorire il rafforzamento e il consolidamento delle oltre 20.000 imprese agricole associate a Confagricoltura Veneto agevolandone l’attività di investimento e di gestione, Banca Popolare di Vicenza mette a disposizione a particolari condizioni il conto corrente Semprepiù Impresa Programma Agricoltori e la linea di finanziamenti Mondo Verde, progettata appositamente per soddisfare le necessità del settore agricolo. In particolare, i finanziamenti potranno supportare le diverse esigenze di credito a breve mediante sconto di cambiale agraria connesse all’attività agricola; sostenere il fabbisogno finanziario delle aziende derivante dall’impianto e/o dalla ristrutturazione dei vigneti, dei frutteti, degli oliveti, in genere di tutte le coltivazioni arboree poliennali; sostenere le imprese agricole che devono affrontare l’acquisto di terreni, la costruzione o ristrutturazione di immobili agricoli o la trasformazione del debito di precedenti passività a breve e medio termine.

Confagricoltura Veneto, prima associazione agricola nazionale per data di nascita e tradizione, associa circa il 45% della Superficie Agricola Utilizzata e la gran parte dei datori di lavoro agricoli della regione, rappresentando così l’Associazione agricola più rappresentativa sotto il profilo economico ed imprenditoriale. La stipula dell’accordo rappresenta una sicurezza sia per gli agricoltori, che possono beneficiare di un’offerta bancaria dedicata, usufruendo di condizioni favorevoli, sia per l’associazione, che cerca in Banca Popolare di Vicenza un partner solido e affidabile.

(Fonte: Confagricoltura Veneto)

Coldiretti in Consiglio Regionale con coniglietti, cuccioli di campagna e un falco: chiesta una legge per l’agricoltura sociale

Agricoltori e animali testimonial a Venezia per agricoltura sociale

Agricoltori Coldirtti con i loro animali testimonial a Venezia per legge agricoltura sociale

Giovanni insieme alla moglie è già titolare del primo agriasilo d’Italia, Stefano vuole trasformare il suo agriturismo in un ospizio di campagna, Giulia, è una giovane architetto e nella sua azienda si occupa di bambini autistici, l’impegno di Benedetta, invece, è per le persone disabili, Fabiano aiuta il recupero di chi è affetto da disturbi alimentari, Monica si prende cura dei malati di Alzheimer, Alberto accoglie i bambini timidi nel regno dei rapaci.

Animali testimonial a Venezia per agricoltura socialeAgricoltori “di comunità”. Non sono medici nè operatori sociali, sono tutti agricoltori, soprattutto imprenditrici agricole. Tante le storie in Veneto di chi come loro ha deciso di abbinare l’attività produttiva aziendale alla solidarietà, spesso in modo automatico perché da sempre la famiglia rurale è accoglienza e in questo ambito trovano spazio i portatori di handicap, le persone anziane che contribuiscono ugualmente agli altri al lavoro. Tutto quindi è normale, come non pesare sulla spesa pubblica garantendo benessere, e cure e attenzione a chi è in difficoltà. Dai primi segnali sperimentali promossi dalle donne in particolar modo, queste realtà sono ora diffuse in tutto il Veneto, una nuova forma di “agricoltura di comunità”, non di sussistenza, ma utile e a disposizione degli altri. Per questo ieri a Venezia, i protagonisti di quella che viene chiamata anche “agricoltura sociale”, dopo aver attraversato il Canal Grande con le barche, hanno bussato alle porte del Palazzo Ferro Fini insieme ai dirigenti di Coldiretti, per chiedere al Consiglio del Veneto un quadro normativo dove inserire le tante espressioni di fattorie sociali.

agricoltore Coldiretti con falcoA Venezia corteo di agricolotri e coniglietti, cuccioli di campagna e un falcoHanno portato con loro i piccoli animali domestici: coniglietti, porcellini d’India, cuccioli, persino il falco Burian per testimoniare simbolicamente quanto la natura metta già a disposizione per cominciare a stare meglio: il verde di un paesaggio, il contatto con gli animali, il lavoro dei campi come coinvolgimento ad un progetto semplice che alla fine dà sempre i suoi frutti.  Gli agricoltori di Coldiretti con le loro mascotte hanno voluto manifestare cosi la capacità delle aziende agricole di essere al servizio della società proponendo vere e proprie assistenze riabilitative che vanno dalla pet therapy ai soggiorni per anziani in campagna, dall’integrazione nel mondo del lavoro dei carcerati al rinforzo psicofisico dei portatori d’handicap nonchè l’inserimento in società dei tossicodipendenti.

Già firmato un provvedimento dal Consiglio Regionale. Esperienze lodevoli esercitate sul territorio in maniera spontanea, con accordi locali con le strutture sanitarie e amministrazioni pubbliche che ne hanno compreso l’importanza intercettando le esigenze delle famiglie oltre che quelle delle fasce deboli che riconoscono il valore e i benefici in termini terapeutici, o di inserimento lavorativo, o inclusione nel sistema solidale.  La delegazione guidata dal Presidente Giorgio Piazza e da Franca Castellani di Donne Impresa è stata ricevuta dal Presidente del Consiglio Clodovaldo Ruffato e tutti i consiglieri che non si sono fatti cogliere impreparati tanto da rispondere alle richieste già con un provvedimento firmato da tutti i capi gruppo che sarà presentata alle commissioni e in aula. “Si tratta della conferma del grande contributo della campagna alla qualità della vita – ha spiegato ai politici presenti Giorgio Piazza – che propone nuovi modelli di sviluppo meritando l’attenzione delle istituzioni e soprattutto leggi all’altezza dell’enorme potenziale agricolo che ha ancora molto da dare alla collettività in termini di benessere, sicurezza alimentare e servizi”.

(Fonte: Coldiretti Veneto)

Visita dei soci ARGAV all’Istituto Zooprofilattico delle Venezie, ente pubblico d’eccellenza scientifica italiana, dove operano ricercatori di altissimo livello

Soci ARGAV in visita all'IZSVe 1 marzo 2013

1 marzo 2013, i soci ARGAV in visita all’Istituto Zooprofilattico delle Venezie di Legnaro (PD)

(di Efrem Tassinato, socio ARGAV nonché tesoriere UNAGA e Marina Meneguzzi, socio ARGAV). Lo scorso 1 marzo un gruppo di soci ARGAV ha incontrato i dirigenti e ha visitato i laboratori dellIstituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie a Legnaro (Pd), ente sanitario di diritto pubblico, certamente uno dei luoghi dell’eccellenza scientifica italiana.

Omaggio ARGAV A Igino Andrighetto

Fabrizio Stelluto, presidente ARGAV, fa omaggio della targa-ricordo dell’Associazione a Igino Andrighetto, direttore generale dell’IZSVe

Punto di riferimento mondiale nell’ambito della ricerca per la sanità e il benessere animale, della sicurezza alimentare e della tutela ambientale. La presentazione dell’Istituto di Igino Andrighetto, direttore generale di IZSVE, omaggiato con la targa-ricordo dal presidente ARGAV Fabrizio Stelluto, ha messo in luce la particolarità di questa esperienza nata nel 1929 come laboratorio per incrementare le risorse zootecniche ed oggi proiettata sulla scena nazionale e internazionale come punto di riferimento per il monitoraggio e la ricerca per la prevenzione nell’ambito della sanità e del benessere animale, della sicurezza alimentare e della tutela ambientale. Una realtà, territorialmente competente per le tre regioni del Nord est italiano, il Veneto, il Friuli Venezia Giulia e il Trentino Alto Adige e che occupa 600 addetti, la gran parte dei quali ricercatori.

Ilaria Capua Premio ARGAV 2012

Il premio ARGAV 2012 a Ilaria Capua

Centro di referenza mondiale per l’aviaria. In specie, l’Istituto assolve al ruolo di centro specialistico sull’influenza aviaria perché il Veneto rappresenta un’area di eccellenza delle produzioni avicole, secondo solo agli Stati Uniti nell’allevamento dei tacchini. Era perciò ovvio che il virus dell’influenza aviaria fosse scoperto qui. E’ venuta quindi spontanea la domanda sui nuovi rapporti che potranno instaurarsi tra l’Istituto e la famosa ricercatrice Ilaria Capua, premio ARGAV 2012, che qui dirigeva un gruppo composto da una settantina di ricercatori, ora che è stata eletta alla Camera dei Deputati. La riposta di Andrighetto è stata che i rapporti certamente continueranno, ovviamente su un piano che tenga conto della nuova situazione, per certi aspetti interessate per la contiguità tra il lavoro di ricerca e la politica, in un Paese dove la ricerca non è tenuta in adeguato conto. “L’istituto”, ha continuato Andrighetto “è una struttura sanitaria pubblica con una regolamentazione dell’aspettativa che per la Capua scatterà il 15 marzo prossimo, più rigida rispetto ad esempio all’istruzione. Ciò che però teniamo a dire è che essa rappresenta una risorsa con la quale mantenere stretti rapporti ed anche perciò non sarà nominato un sostituto.”

Una compagine di ricercatori di altissimo livello. Al di là dell’indiscusso valore di Ilaria Capua, il direttore generale Andrighetto ha tenuto infatti a sottolineare come l’IZSVenezie abbia in seno una compagine di ricercatori di altissimo livello, ad iniziare da Stefano Marangon, direttore sanitario dell’Istituto, che ci ha illustrato l’organizzazione della struttura a cui poi è seguita la visita ai laboratori. E che per merito di un lavoro collettivo e di un sistema – pubblico, per una volta tanto – fortemente efficiente, l’Istituto Zooprofilattico delle Venezie è attualmente sede di 7 centri di referenza nazionali: apicoltura, influenza aviaria e malattia di Newcastle, interventi assistiti con gli animali (pet therapy), malattie dei pesci, molluschi e crostacei, rabbia, salmonellosi, ricerca scientifica sulle malattie infettive nell’interfaccia uomo-animale. Molto interessante anche l’attività di informazione rivolta al consumatore intrapresa dall’Istituto, e di cui potete avere un assaggio a questo link, dove è visibile il primo video della sezione IZSVe Scienza sulla sicurezza alimentare in ambito domestico.

Aflatossine, un problema a cuore, nella diversità, alle organizzazioni agricole venete

aflatossine-pigozzoAncora in primo piano sul nostro sito il problema del mais contaminato dalle aflatossine che ha colpito il Veneto la scorsa estate, affrontato dalle organizzazioni agricole venete in modo deciso seppur diverso, come vedrete dai comunicati che pubblichiamo di seguito. Iniziamo con la posizione di Confagricoltura, CIA, Confcooperative Fedagri, AMI, AIRES e COMPAG.

Platea2Al convegno tenutosi a Rovigo sabato 2 marzo scorso sul problema del mais contaminato dalle aflatossine c’erano i produttori in un numero imponente, oltre settecento; c’erano le loro rappresentanze, quelle che da subito si sono fatte carico del problema e hanno promosso l’evento, cioè Confagricoltura, CIA, Confcooperative Fedagri, A.M.I. (Associazione Italiana Maiscoltori); c’era l’AIRES (Associazione Italiana Raccoglitori e Stoccatori) e COMPAG (Federazione Commercianti Prodotti per l’Agricoltura), anch’esse fra gli organizzatori della giornata; c’era il mondo accademico, presente di persona con l’Università di Padova e, attraverso un’apprezzata relazione, con quella di Torino. E tutti erano decisi a pretendere risposte chiare su di una vera e propria calamità, che, in conseguenza del lungo periodo di siccità e delle elevate temperature della scorsa estate, sta minacciando i raccolti e quindi i redditi dei maiscoltori.

Cosa fare del mais contaminato? E’ immaginabile che il prodotto che supera il limite massimo di tossicità possa essere interamente convogliato nelle centrali produttrici di biogas o destinato ad alimentare le centrali termiche o termoelettriche? Perché non si prende in considerazione, su basi solidamente scientifiche, la possibilità che il limite massimo di aflatossine nel mais possa essere innalzato almeno per il prodotto destinato all’alimentazione dei bovini da carne? Che orientamenti si possono dare agli agricoltori per la prossima annata agraria? Queste le domande che sono echeggiate anche nell’intervento del presidente di Confagricoltura Veneto, Giangiacomo Bonaldi, durante la tavola rotonda che ha chiuso i lavori.  Bonaldi ha ricordato come i maiscoltori attendano da tempo delle risposte chiare che le istituzioni non hanno ancora fornito, a livello nazionale in primo luogo, ma anche a quello regionale, ove la consapevolezza della gravità del problema non sembra essere quella dovuta. Eppure, ha ricordato il presidente di Confagricoltura Veneto, il mais non conforme per la presenza di micotossine risulta almeno un quarto del raccolto 2012. Eppure si tratta di una produzione fondamentale per l’economia agroalimentare veneta, considerato l’indotto che sviluppa a monte e soprattutto a valle, ove una zootecnia di alto livello imprenditoriale è strettamente legata al mais per l’alimentazione del bestiame. C’è solo da augurarsi, ha concluso Giangiacomo Bonaldi, che la migliore agricoltura veneta, presente in questa occasione a Rovigo, riesca ora a far sentire la propria voce alle istituzioni affinché intervengano presto e bene.

Ed ecco la posizione di Coldiretti Veneto.

aflatossine 2Da emergenza, a possibile routine. Biogas e bioplastiche col mais contaminato, trattamenti con ammoniaca e ozono per abbattere la tossicità, semine precoci e irrigazione a goccia, piani assicurativi, rispetto delle linee guida ministeriali in tutte le fasi della lavorazione, dal campo alla commercializzazione: è così che le aflatossine del mais “da emergenza devono (e possono) diventare una routine”, come ha annunciato il presidente di Coldiretti Veneto Giorgio Piazza. Senza polemiche, pericoli e danni per nessuno: né per la salute del consumatore, né per il reddito dei produttori o degli essiccatori. Una sorta di lotta integrata di strumenti per difendere la filiera del mais veneto, da cui dipende la sopravvivenza delle filiere della carne rossa e bianca e del latte. In un’assemblea partecipata da 350 soci e dirigenti, lo scorso 4 marzo al Censer di Rovigo, la Coldiretti polesana ha analizzato la questione delle aflatossine sul mais 2012 in tutti i suoi aspetti, tecnici, scientifici, economici, commerciali. Anzitutto si è sgombrato il campo dal bluff delle variazioni della soglia legale di tossicità: “Nell’Unione europea si segue il principio di precauzione a guardia della sicurezza alimentare del consumatore (noi tutti compresi), con limiti rigorosi posti dall’Efsa (ente per la sicurezza alimentare) e dalla Commissione Ue. – ha spiegato Rolando Manfredini dell’Area sicurezza alimentare della Confederazione – Un sistema di minima tolleranza sul presupposto che non è possibile stabilire con sicurezza un consumo di aflatossine privo di rischi; negli Usa si segue il principio della massima tolleranza possibile e non si applica la regola della precauzione. Quindi sono sistemi non paragonabili”. E’ chiaro che se una sostanza è riconosciuta pericolosa per la salute non sarà l’innalzamento della soglia di presenza a farla sparire dal mais, come sostengono altre organizzazioni agricole.

Il mais non conforme ai limiti normativi è comunque una materia utilizzabile per il no-food: infatti può andare ad alimentare i biodigestori (impianti per la produzione di energia da biogas), dove la presenza di tossine è del tutto ininfluente e, pertanto, il prodotto deve essere acquistato a prezzo di mercato. Già in marzo, secondo il presidente del Cai, Pierluigi Guarise, il mais può uscire dai magazzini per questa destinazione. Al tavolo verde regionale si stanno poi, mettendo a punto degli accordi in tal senso. In quest’opera saranno avvantaggiati gli essiccatori che hanno differenziato il prodotto: “In Regione Veneto si sono date apposite linee guida già nel 2005 – ha ricordato il presidente di Coldiretti Rovigo, Mauro Giuriolo – ma tanti centri di raccolta non si sono adeguati e per questo è scoppiata l’emergenza”. Fra gli stoccatori virtuosi, oltre ad alcune coop polesane, si è distinto il Consorzio agrario del Nord est che col direttore Paolo Martin, ha portato la sua esperienza: “Ci siamo posti subito alcuni problemi. – ha dichiarato Martin – Preservare il reddito di tutti gli agricoltori, premiare quelli con un prodotto migliore. Per questo, anche se con metodo empirico, abbiamo verificato tutto il mais alla lampada per un primo orientamento, facendo una prima distinzione di prodotto; quindi abbiamo analizzato 10 mila campioni. Con questo metodo posso dire, nella nostra area, abbiamo raccolto un milione e 400 mila quintali di mais, di cui 310 mila in Polesine; di questo ne è stato acquistato circa il 75 per cento e quello non ancora liquidato lo sarà presto”.

Sul fronte scientifico, Igino Andrighetto, direttore dell’Istituto zooprofilattico delle Venezie, ha spiegato gli ottimi risultati ottenuti dalla sua équipe di lavoro sul trattamento del mais contaminato, all’interno dei magazzini della cooperativa Agribagnolo di Lonigo (Vi), in collaborazione con l’Università di Padova ed il patrocinio della Regione Veneto. “Iniettando ammoniaca e ozono sul mais fatto passare per delle coclee – ha spiegato il professore – abbiamo ottenuto l’abbattimento delle aflatossine. La tossina si rompe e perde la tossicità. Siamo riusciti a portare entro i limiti di legge anche mais con 60-100 ppb di contaminazione”. Buon risutalto della tecnica, che unito alla buona separazione al centro di stoccaggio e alle corrette pratiche agronomiche può risolvere il problema. Dato che le aflatossine si sviluppano con alte temperature e siccità; e posto che i cambiamenti climatici in atto sono destinati a far ripresentare con maggior frequenza le condizioni atmosferiche favorevoli per aflatossine, la prevenzione in campo con buone pratiche agronomiche diventa un inevitabile tassello di questo piano di difesa integrato. Pierluigi Guarise, presidente di Consorzi agrari d’Italia, ha parlato dell’importanza di scegliere per le prossime semine le varietà di mais più adatte per una semina precoce ed una precoce fioritura. “L’obiettivo è – ha detto – anticipare la fioritura al 15 giugno, quando vi è il 17 per cento di energia solare radiante in più e la pianta si può irrobustire. Evitare gli stress da carenza idrica, il che significa irrigare, ma nel giusto modo, con impianti a goccia e non con aspersione e scorrimento, in quanto non devo avvicinarmi al punto di appassimento, ma mantenere una costante umidità. La raccolta va effettuata con umidità non inferiori al 20 per cento, poiché la secchezza produce fratture nella granella e possibilità di contaminazione”.

Copertura assicurativa. Quando tutto è corretto, serve comunque una copertura assicurativa ed il Consorzio di difesa di Rovigo ha modificato il piano assicurativo nazionale per arrivare a proporre polizze contro le aflatossine.  Ma serve ancora qualcosa. “Una corretta gestione commerciale – ha spiegato Guarise – Oggi, alle condizioni di mercato attuali, siamo in grado di stipulare contratti per la consegna di mais ad un prezzo minimo garantito, che copre le spese, con la possibilità di partecipare all’eventuale aumento dei prezzi al momento della vendita”. Hanno fatto seguito gli interventi del mondo cooperativistico polesano, quindi la chiusura del presidente regionale di Coldiretti, Giorgio Piazza che ha ricordato: “Ci siamo battuti anche per avere un aiuto straordinario ed il Mipaaf ci ha stanziato 12,4 milioni di euro solo per il Veneto per le aflatossine come fenomeno collegato allo stato di eccezionale calamità atmosferica. Ora sorveglieremo che questi soldi vadano agli agricoltori e non all’adeguamento di alcuni centri di raccolta, magari di quelli che non hanno mai investito coi loro profitti e si sono messi su un piano di attesa”. “Dobbiamo fare tesoro di questa esperienza del 2012 – ha concluso Piazza – e rispondere in termini di sistema: approcciare la questione con tutte le conoscenze tecnico- scientifiche, con la giusta divulgazione, l’uso di strumenti di gestione dei rischi, i mezzi finanziari e fare in modo che non spariscano i 300 mila ettari di capacità di coltivazione a mais del Veneto, perché sarebbe un grave problema per l’agricoltura”.

(Fonte: Confagricoltura Veneto/CIA/Confcooperative Fedagri/AMI/AIRES/COMPAG e Coldiretti Veneto)

Aflatossine, Coldiretti dice stop agli attacchi all’organizzazione sui limiti legali di tossine

mais“Coldiretti Rovigo non è più disposta a tollerare le ingiustificate accuse e le offese gratuite che altre associazioni agricole, direttamente e indirettamente, mandando avanti i loro militanti, ci stanno rivolgendo da mesi”. Così il presidente di Coldiretti Rovigo, Mauro Giuriolo, pone fine alle voci che, sulla stampa e ai convegni, cercano di far ricadere sulla massima organizzazione agricola polesana, le responsabilità per le difficoltà di commercializzazione del mais contaminato da aflatossine. L’accusa mossa a Coldiretti è di non aver appoggiato la proposta delle altre organizzazioni agricole di elevare il limite legale minimo di tossine nel granturco, per far sparire di colpo la contaminazione, agevolando così la commercializzazione anche del prodotto non conforme.

Aflatossine, resa dei conti. “Abbiamo organizzato per oggi (lunedì 4 marzo) – riferisce il presidente – una grande assemblea coi dirigenti ed i soci interessati, in cui faremo chiarezza, dati alla mano, sulla reale portata del problema delle aflatossine e sulle responsabilità del danno ai produttori maidicoli. La prima responsabilità va a coloro che hanno gestito l’emergenza senza applicare quanto previsto dalla direttiva della Regione Veneto del 2005, non differenziando il mais in base alla presenza di tossine riscontrate (o non riscontrate) e che non lo hanno lavorato, fin da subito, perdendo così tempo prezioso. Al contrario – prosegue Giuriolo – hanno stoccato una massa confusa di mais nei depositi, salvo rendersi conto che in questo modo era invendibile ed allora si è preferito proporre l’innalzamento dei limiti di legge, pur sapendo che non era praticabile, come ha risposto il ministero della Salute. Questa falsa soluzione è stata appoggiata da alcune associazioni di categoria, che hanno trovato un motivo per scaricare le responsabilità, invece di impegnarsi a cercare soluzioni per collocare il mais da trattare. Il mais polesano, in particolare – spiega Giuriolo – sta ancora pagando la campagna denigratoria apparsa sui quotidiani locali ad agosto e settembre 2012, tanto che da allora è passato da mais fra i migliori d’Italia a mais ‘da evitare’, per questo abbiamo parlato di speculazione in atto. Dove sta la ricerca pubblica, che tanto ha dato una mano all’agricoltura veneta nel passato?”

Le possibili soluzioni. “Nella nostra assemblea – specifica il direttore di Coldiretti Rovigo, Adriano Toffoli – parleremo anche degli interventi che abbiamo fatto per dare una risposta al problema, sia in termini economici che di sbocco per il prodotto no-food. Inoltre, ci dedicheremo alla specifica trattazione di come i produttori si possono attrezzare con le migliori tecniche agronomiche di prevenzione delle aflatossine, poiché siamo di fronte ad un problema strutturale, che può ripresentarsi, anche se, ci auguriamo, non con l’intensità del 2012. Vogliamo dare il messaggio positivo che le aflatossine non sono una tragedia, se vengono affrontate da tutti gli attori della filiera, produttori, essiccatori ed operatori, con senso di responsabilità e rispetto delle normative”.

(Fonte: Coldiretti Rovigo)

Nuove leggi per Veneto Agricoltura e parchi regionali. Manzato: “Auspico una rapida approvazione, ritardi ci costano milioni”

Franco Manzato, assessore Agricoltura Regione Veneto

Franco Manzato, assessore Agricoltura Regione Veneto

“Terminati gli impegni elettorali, auspico che il consiglio regionale approvi il più rapidamente possibile i disegni di legge riguardanti la riforma di Veneto Agricoltura e il riordino del sistema dei Parchi regionali. E’ un fatto organizzativo e di servizio ai cittadini ma anche economico, perché eventuali ritardi possono costarci qualche milione di euro”. E’ l’invito formulato dall’assessore all’agricoltura e alle aree protette Franco Manzato, a fronte di proposte presentate dalla Giunta ancora nello scorso luglio e ritenute urgenti dalla generalità delle forze politiche.

Veneto Agricoltura. “La riforma dell’attuale agenzia regionale per il settore primario – ha fatto presente Manzato – ha come obiettivo il miglioramento delle attività di servizio alle aziende e la riduzione delle spese di Veneto Agricoltura. Proprio in attesa della riforma, la struttura è stata commissariata negli ultimi mesi dello scorso anno, per garantire la migliore transizione a quella che sarà una vera e propria “agenzia per l’innovazione”, facendo rientrare talune funzioni in Regione e dismettendo i patrimoni e società possedute o partecipate. In questo modo verrebbero “liberati” 7 dei 14 milioni di euro che la Regione spende ogni anno per mantenere l’impianto attuale di questo braccio strumentale”.

Parchi. “Il disegno di legge relativo ai Parchi regionali prevede dal canto suo un direttore unico che assumerà le funzioni degli attuali Direttori dei parchi del Delta del Po, del Fiume Sile, dei Colli Euganei, mentre per quelli della Lessinia e delle Dolomiti d’Ampezzo non cambierà nulla, in quanto gestiti rispettivamente dalla Comunità Montana e dalle regole d’Ampezzo. Questa soluzione ci permetterà però un risparmio totale che si aggira intorno al mezzo milione di euro”.

Chiusura del cerchio. “Dopo l’istituzione dello sportello unico agricolo, che ha permesso di risparmiare 1,8 milioni di euro – ha riassunto a conclusione Manzato – dopo l’accordo con la Cassa Depositi e Prestiti che ha consentito alle aziende di accedere ai suoi finanziamenti a tasso agevolato; dopo gli accordi sulla ristrutturazione del debito, sui prestiti di conduzione e sul fondo di garanzia di Veneto Sviluppo (quasi 3 milioni di euro alle aziende agricole) e dopo l’accordo con l’Ismea (3 milioni di euro a cui si aggiungono gli investimenti strutturali del ministero), siamo chiamati a chiudere il cerchio del riassetto strutturale con l’approvazione dei due disegni di legge in questione”.

(Fonte: Regione Veneto)

27 e 28 febbraio, fa tappa a Rovigo il “Buon Pescato Italiano”, salubre, gustoso ed economico

buon-pescato-italianoMercoledì 27 e giovedì 28 febbraio, sosterà in Piazza della Repubblica a Rovigo il Promotruck del Buon Pescato Italiano, l’autoarticolato che sta girando il Veneto per far conoscere al grande pubblico le caratteristiche e le convenienze di sedici specie ittiche dei mari italiane, spesso sotto considerate dai mercati nazionali dove circa il 70 per cento del pesce venduto è di origine estera.

In marzo a Treviso. Il viaggio di istruzione del Promotruck è l’avanguardia della tre giorni del Villaggio veneto del Buon Pescato Italiano, che sarà allestito nell’area del Foro Boario di Treviso l’8, 9, 10 marzo, dove saranno ospitati feste e assaggi, corsi di cucina, convegni e iniziative ludiche. Il Veneto, a sua volta è una delle cinque Regioni, la prima e l’unica del Nord, interessate a questa iniziativa, che nei prossimi mesi si sposterà in Campania, Puglia, Calabria e Sicilia.

Si potrà visitare il Promotruck dalle 9 alle 13,30 e dalle 14,30 alle 19. Le specie La “Rotta del Buon Pescato Italiano” è infatti un progetto nazionale realizzato in collaborazione con le Regioni, finanziato con il Fondo Europeo della Pesca e promosso dal Ministero delle politiche agricole, finalizzato ad incentivare il consumo di specie marine pescate nei nostri mari: Aguglia, Alaccia, Alalunga, Costardella, Fasolaro, Lampuga, Lanzardo, Pagello, Palamita, Patella, Pesce Sciabola, Pesce Serra, Spratto, Sugarello, Tomabrello e Tonnetto. Anzi, proprio il Sugarello è stato scelto come mascotte dell’iniziativa e accoglierà i visitatori, del Promotruck, che potranno farsi fotografare al suo fianco e postare le foto sul web. All’interno dell’autoarticolato saranno fornite informazioni su queste specie e distribuiti gadget: magliette, cappelli, borse, righelli, matite, penne e ricettari di cucina. E’ inoltre a disposizione un’Area di Formazione Gioco per i più piccoli.

(Fonte: Regione Veneto)

Carne cavallo: il 75 per cento del consumo in Italia arriva da importazioni

carne cavalloDopo la notizia della scoperta di carne di cavallo in Repubblica Ceca nelle polpette preparate in Svezia per il gruppo Ikea, ne è stata sospesa la vendita anche in Italia.

Smpre più necessario l’obbligo di etichetta. Giusta l’attività di controllo, che deve però essere accompagnata – sottolinea Coldiretti – da interventi strutturali come l’obbligo di indicare in etichetta la provenienza di tutti gli alimenti dopo che lo scandalo della carne di cavallo ha evidenziato il grave ritardo della legislazione europea nel garantire trasparenza negli scambi commerciali e nel difendere i consumatori ed i produttori dal rischio di frodi ed inganni. La presenza di carne di cavallo in piatti pronti a base di manzo – continua la Coldiretti – prima della Repubblica Ceca aveva già portato a ritiri di prodotti, volontari o imposti dalle autorità, in Inghilterra, Francia, Germania, Bulgaria, Spagna, Portogallo, Svizzera, Austria, Norvegia, Finlandia, Danimarca, Belgio, Svezia.

Consumo carne di cavallo in Italia, il 75 per cento arriva dall’estero. In Italia sono stati prodotti nei macelli 16,5 milioni di chili di carne equina (per la maggioranza di cavallo) nel 2012, ma la Coldiretti stima che appena il 25 per cento derivi da animali nati, allevati e macellati a livello nazionale mentre la stragrande maggioranza viene dall’estero. La produzione nazionale è del tutto insufficiente per soddisfare il fabbisogno interno ed in Italia nel 2012 – sottolinea la Coldiretti – sono stati importati 30 milioni di chili di carne di cavallo senza l’obbligo di indicarne la provenienza in etichetta nella vendita al dettaglio tal quale o come ingrediente nei prodotti trasformati. Quasi la metà – precisa la Coldiretti – sono arrivati dalla Polonia, ma anche da Francia e Spagna mentre poco piu’ di un milione di chili proviene dalla Romania che sembra essere uno dei principali imputati dell’ “horsegate” che sta sconvolgendo l’Europa. Secondo le analisi della Coldiretti gli italiani sono tra i maggiori consumatori di carne di cavallo nel mondo insieme a Francia e Belgio con un quantitativo medio di meno di 1 chilo a testa per un totale di 42,5 milioni di chili.

(Fonte: Coldiretti Veneto)

Il socio ARGAV Giuseppe Boscolo Paolo eletto nuovo presidente del Consorzio di Tutela del Radicchio di Chioggia Igp

Giuseppe Boscolo, presidente Chioggia Ortomercato del Veneto

Giuseppe Boscolo, presidente Consorzio Tutela Radicchio di Chioggia Igp

Giuseppe Boscolo Palo, già presidente dell’Ortomercato di Chioggia, socio ARGAV, è stato eletto per acclamazione presidente del Consorzio di Tutela del Radicchio IGP di Chioggia. Subentra a Patrizio Garbin, il quale ha ricordato come si sia arrivato a questo rinnovo anche grazie alla decisa azione di Coldiretti, concertata con le altre organizzazioni agricole.

Il Consiglio di Amministrazione. L’assemblea, che si è svolta lo scorso 18 febbraio presso la Centrale orticola di Brondolo, ha nominato il nuovo CdA, costituito da sei produttori (Roberto Boscolo Bacchetto, Michele Boscolo Nale, Sandro Boscarato, Claudio Ferro, oltre a Giuseppe Palo e Patrizio Garbin) e tre confezionatori (OPO Veneto, OP Valle Padana e Pevianifrutta, rappresentati rispettivamente da Cesare Bellò, Giancarlo Boscolo Sesillo e Roberto Pavan).

Logo Radicchio Chioggia IgpRadicchio di Chioggia, varietà più coltiva in Italia e nel mondo. «È una sfida importante quella che ci accingiamo a intraprendere con lo strumento del Consorzio – ha detto Giuseppe Boscolo – poiché il Radicchio di Chioggia è oramai diventato una specie di commodity, essendo la varietà più coltivata in Italia e nel mondo. Sono comunque convinto che ci siano ancora ampi margini d’azione, dato che sono in crescita sia il trend dei consumi che quello del fatturato e perché il legame che questo prodotto ha con il territorio è unico e va quindi adeguatamente valorizzato. Cercheremo di coinvolgere nelle nostre iniziative tutti i soggetti istituzionali e i privati, penso ai ristoranti in primis, per avviare un’azione di rinnovata sensibilizzazione per non rischiare di sprecare una risorsa così importante per la promozione non solo del nostro radicchio ma anche di tutto il territorio di produzione che interessa 10 comuni e ben tre provincie».

Campi e confezione Radicchio di Chioggia IgpL’area di coltivazione del Radicchio di Chioggia Igp nella tipologia “tardivo” è infatti costituita dai comuni di Chioggia, Cavarzere e Cona in provincia di Venezia; Rosolina, Ariano Polesine, Taglio di Po, Porto Viro e Loreo in provincia di Rovigo; Codevigo e Correzzola in provincia di Padova. Mentre solo nei terreni litoranei di Chioggia e Rosolina può essere prodotta la tipologia “precoce”, attualmente in fase di trapianto e che sarà sul mercato già nei primi giorni di aprile. «Il rilancio dell’Igp e dell’immagine dell’ortaggio autentico, genuino e garantito nell’origine – ha aggiunto Cesare Bellò, direttore di OPO Veneto, presente da anni in maniera molto attiva nel Mercato orticolo di Chioggia e tra i maggiori produttori locali – è una condizione essenziale per migliorare le sue performances quanto a quotazione e a stabilità dei prezzi».

Le azioni da intraprendere. Il nuovo direttivo si riunirà già lunedì 25 febbraio, sia per affrontare le questioni logistiche e amministrative più urgenti, come l’ubicazione della sede del Consorzio, le verifiche finanziarie e i rapporti col CSQA (l’ente certificatore e di controllo); sia per avviare gli indispensabili contatti istituzionali con Province, Comuni, Camere di commercio, Organizzazioni agricole, Mercati ortofrutticoli e Veneto Agricoltura; sia infine per una prima valutazione delle azioni promozionali di marketing e di comunicazione da intraprendere e col reperimento delle risorse necessarie, come quelle messe a disposizione dal GAL e dal PSR. «Queste linee di intervento – spiega Giuseppe Palo – sono funzionali al raggiungimento di alcuni obiettivi prioritari, quali il coinvolgimento dei produttori dell’area IGP per la loro massiccia adesione al Consorzio di tutela, il possibile allargamento della base sociale ad altri soggetti della filiera, l’aumento del reddito dell’impresa agricola, una maggiore informazione al consumatore, il coinvolgimento delle varie componenti economiche di tutto il territorio e l’avvio, attraverso le azioni del Consorzio di una solida organizzazione della filiera».

(Fonte: Consorzio Tutela Radicchio di Chioggia Igp)