Leadership femminile per il Consorzio polesano Codiro

Pia Rovigatti, presidente Codiro

Una giovane imprenditrice guiderà il Consorzio polesano di difesa di attività e produzioni agricole (Codiro), l’ente che concorre all’assicurazione degli agricoltori contro le calamità atmosferiche, per i prossimi tre anni (2012-2014). E’ stata eletta lo scorso 14 maggio all’unanimità per acclamazione, dall’assemblea convocata per il rinnovo cariche, la nuova presidente del Condifesa Rovigo, Pia Rovigatti, che succede a Mauro Giuriolo, dimissionario per aver assunto la presidenza provinciale Coldiretti.

Una nomina che si distingue all’interno del panorama agricolo polesano. Proprio nell’anno del suo 40esimo anniversario, celebrato lo scorso 5 marzo, il Condifesa Rovigo mostra d’essere il più moderno e innovativo ente di servizi al mondo agricolo, poiché ha scelto, unico ente agricolo polesano, una leadership femminile in un contesto tradizionalmente “per uomini”.  “Non nascondo la sorpresa per la mia nomina – ha commentato a caldo la neoeletta presidente Rovigatti – ma sono pronta a mettermi al servizio dei soci agricoltori in modo moderno ed efficiente. Il Codiro è una struttura prestigiosa, dalla storia segnata da buon funzionamento: mi propongo di continuare su questa strada e di migliorare ancora i servizi, soprattutto nell’ottica delle nuove polizze assicurative per proteggere il reddito agricolo dalle crisi di mercato, che il Codiro sta mettendo a punto secondo le direttive della nuova Pac (Politica agricola comunitaria) 2013-2020. Il futuro del Condifesa polesano, in rete con gli altri condifesa veneti e friulani, non sarà solo la copertura assicurativa delle coltivazioni contro eventi metereologici, bensì l’aiuto contro l’altalena dei prezzi dei prodotti agricoli dovuti alla globalizzazione dei mercati”.

Il nuovo CdA. Pia Rovigatti, originaria di Ficarolo (RO), laureata in Scienze agrarie a Bologna, sposata e con una figlia, è titolare di azienda agricola dal 1995. Ha raccolto l’eredità imprenditoriale di famiglia, in particolare affiancando lo zio, agricoltore da 60 anni, dal quale ha imparato quella “sapienza agraria” che non si studia sui manuali. La sua azienda è impiegata a frutteti fin dagli anni ’20: ancora oggi i 21 ettari di terreni si dividono tra cereali e impianti frutticoli per la produzione di nettarine, prugne e pere. Attualmente Pia Rovigatti è responsabile provinciale di Donne impresa, il movimento delle imprenditrici agricole di Coldiretti Rovigo. L’assemblea elettiva del Condifesa ha affiancato a Pia Rovigatti, il nuovo vice presidente Giuseppe Tasso, reggente di Confagricoltura per il Comune di Fratta Polesine. Grandi ringraziamenti sono stati rivolti al presidente uscente, che resterà come consigliere, Mauro Giuriolo per l’efficienza della struttura e per il lavoro svolto. Il resto del nuovo consiglio 2012-2014 è così composto: Fabrizio Beltrami, Albertino Bimbatti, Manuele Bimbatti, Mario Bortolin, Nicola Bozzolan, Diego Chiarion, Arnaldo Conti, Rodolfo Coser, Enrico Davì, Giuliano Ferrighi, Gherardo Franza, Mauro Giuriolo, Imo Gregualdo, Antonio Lionello, Giovanni Losi, Paolo Piccolo, Maurizio Roana, Mariano Rossi, Franco Tenan.

Attualmente il Consorzio polesano di difesa conta un valore assicurato di 135 milioni di euro e circa 2550 soci. Un risultato acquisito anche con la formulazione delle nuove polizze multi-rischio e la costituzione di cinque nuovi fondi mutualistici (risarcimento danni per partita, danni da gelo su kiwi, danni da alluvioni e catastrofi, fondo di risemina cereali e fondo mutualistico danni da animali selvatici), attraverso la partecipazione all’Associazione agrifondo mutualistico, costituita dai sette condifesa veneti e dal Condifesa Friuli Venezia Giulia.

(Fonte: Coldiretti Rovigo)

22 maggio 2012, tutti in piazza per protestare contro la legge taglia voucher, strumento importante per il settore agricolo

Coldiretti Verona scende in piazza martedì 22 maggio con gli agricoltori, i tanti studenti, le casalinghe e i pensionati che occasionalmente sono impegnati nella raccolta di frutta e ortaggi o nella vendemmia grazie ai voucher che rischiano di essere di fatto aboliti con la riforma del lavoro.

L’appuntamento è per le ore 9,30 davanti al Senato in piazza delle Cinque Lune dove saranno spiegate le ragioni della protesta nei confronti di una disattenzione che priva il settore agricolo di un importante strumento che concilia le esigenze di semplificazione delle imprese con la possibilità di garantire un sostegno alle classi sociali che più sentono la crisi. “In questi anni – evidenzia Damiano Berzacola, presidente di Coldiretti Verona – i voucher hanno contribuito alla trasparenza nel mercato del lavoro, nel rispetto delle caratteristiche e specifiche esigenze delle imprese agricole. Nella nostra provincia abbiamo utilizzato questo sistema rivelatosi utile e funzionale come dimostrano le cifre. I voucher non hanno sostituito altre forme contrattuali che, dopo l’entrata in funzione dei buoni, non sono mutate nel numero. Al contrario i voucher sono serviti a far emergere del lavoro nero, ma soprattutto hanno dato delle opportunità a imprese e lavoratori specie pensionati e studenti. Sarebbe una grave scorrettezza istituzionale procedere a modifiche specifiche della normativa lavoristica del settore essendo le rappresentanze delle imprese agricole le uniche ad essere state escluse dal tavolo di confronto durante l’iter di definizione del disegno di legge sulla riforma sul lavoro”.

I voucher nel veronese. I voucher utilizzati dalle aziende agricole iscritte a Coldiretti Verona sono stati nel 2010 53.000 e nel 2011 quasi 60.000 per un giro di affari di 600.00 euro (ogni tagliando vale 10 euro di cui, per un´ora di lavoro, 7,5 euro vanno al lavoratore e il resto in contribuzione Inps, Inail e costi). Nel 2011 le aziende committenti dei voucher sono state 745 e i lavoratori interessati sono stati circa 5.000. Di questi l’85% è rappresentato dai pensionati e il restante 15% per la maggior parte da studenti, a seguire casalinghe, cassaintegrati e disoccupati. L’utilizzo prevalente dei lavoratori “voucheristi” è nella vendemmia, ma sono utilizzati anche nella raccolta delle pesche, dei kiwi, delle mele. Le zone di maggior utilizzo sono Verona, Soave, Negrar, Caprino. “I voucher hanno contribuito alla trasparenza nel lavoro dei tanti studenti e pensionati con la minima in cerca di un reddito occasionale da percepire in forma corretta, cosa che la nuova norma cosi scritta non permetterà più – dice Pietro Piccioni, direttore di Coldiretti Verona – ora questa gente, stabilmente impegnata in altre attività, non lavorerà più e se lo farà lo dovrà fare in nero perché non esiste altra forma ragionevole per intercettare questa reciproca disponibilità di studenti, casalinghe, pensionati ed imprese. Per molti giovani, inoltre, lavorare nei campi ha significato prendere contatto con il mondo del lavoro e sostenere i propri studi in un momento di difficoltà economica.

Il Veneto la regione italiana dove si usano più voucher. La Coldiretti stima che circa 200mila giovani hanno trascorso la scorsa estate nei campi dove a far crescere la loro presenza è stata anche la possibilità di utilizzare i voucher (dal primo giugno per i ragazzi dai 16 ai 25 anni di età regolarmente iscritti ad un ciclo di studi)”. Il Veneto è la regione italiana dove si usano più voucher e Verona nel 2011 è la provincia che ne ha fatto maggior ricorso. Dal 2008 a oggi degli oltre 3,345 milioni di tagliandi usati in Regione, sui quasi 24 milioni in Italia, 879 mila sono stati acquistati a Treviso e 875.088 a Verona. Inizialmente previsti per studenti e pensionati, i voucher nel 2009 sono stati estesi anche alle casalinghe e successivamente, nel 2010, ai percettori di ammortizzatori sociali, lavoratori part- time, disoccupati e inoccupati con una iniziativa di tipo temporaneo, peraltro tuttora in vigore, concepita per far fronte all’emergenza lavoro in periodo di crisi. L’ampliamento delle categorie ammesse, ma soprattutto la forte domanda da parte delle aziende, hanno proiettato i voucher in un trend di crescita esponenziale.

(Fonte: Coldiretti Verona)

Nadal confermato alla guida di Condifesa Treviso, ad affiancarlo nella vicepresidenza il giovane Pasquale Piva

Valerio Nadal, imprenditore vitivinicolo di Santa Lucia di Piave (TV) è stato riconfermato al timone del Condifesa Treviso (Co.Di.TV). Il nuovo CdA, eletto nel corso dell’assemblea del 20 Aprile scorso, ha votato ieri all’unanimità la conferma del mandato al presidente uscente apprezzando il lavoro svolto fino ad oggi. Ad affiancarlo alla vicepresidenza del consorzio il giovane Pasquale Piva imprenditore cerealicolo di San Biagio di Callalta (TV), che va a sostituire Edoardo Piva, cui va la stima e la riconoscenza dell’intero CdA. Destra e sinistra Piave unite quindi per guidare il Consorzio di Difesa trevigiano nelle sfide che attendono il mondo agricolo con l’obiettivo di rafforzare il legame tra imprese ed istituzioni, lavorare ad una sburocratizzazione del comparto e garantire strumenti innovativi ed efficaci alla tutela delle colture e del reddito delle imprese, difendendo l’agricoltura locale.

(Fonte: Condifesa Treviso)

I soci ARGAV “scendono in campo” a Lusia (RO) per la prova varietale lattughe Igp

9 maggio 2012, visita soci ARGAV campo sperimentale insalata Lusia Igp

(di Orazio Cappellari, socio ARGAV) Il Consorzio di tutela dell’Insalata di Lusia si presenta:
” 2 province, 10 comuni, 26 aziende agricole e commerciali, 70 anni di storia, 337 kmq di area, 10.000 tonnellate di prodotto certificato”. Sono queste le carte vincenti, opportunamente presentate, con le quali Lusia ha ottenuto l’anno scorso il prestigioso riconoscimento da parte dell’Ue dell’IGP– Indicazione Geografica Protetta- delle sue insalate.

Riconosciuto il contenuto di una produzione: legame storico, culturale, agronomico, economico e, quindi, sociale con il territorio inteso nella più ampia e completa definizione che possa contenere l’accezione con l’uomo che ne determina la quotidianità. Nel logo del Consorzio, oltre a quello ufficiale dell’Ue, appare la Torre con sopra la scritta IGP e sotto Insalata di Lusia a significare il legame storico con il territorio. A Lusia si coltiva insalata, e non solo, da qualche secolo grazie al suo terreno dove prevale la frazione silicea depositata dalle acque dell’Adige. La disponibilità di acqua tutto il tempo dell’anno ne conferisce la benedizione.

Massimo Pezzuolo del Consorzio di Tutela Insalata Lusia Igp

Gentile e Cappuccina. “L’insalata non l’abbiamo inventata noi, la si produce un pò da per tutto, ma quella di Lusia è solo di Lusia”, afferma con un po’ di enfasi giustificata il Gran Maestro della Composita Renato Maggiolo che ha presentato nei giorni scorsi a un pubblico di agronomi, giornalisti dell’ARGAV- Associazione Regionale giornalisti Agroalimentari e Ambientali del Veneto e trentino-Alto Adige- sementieri, produttori e commercianti, i campi-prova delle due varietà riconosciute con IGP, la Cappuccina e la Gentilina. I campi, organizzati nell’azienda flli Giovanni e Danilo Dal Bello comprovano le ricerche effettuate sulle colture presso il Centro Sperimentale Po di Tramontana a Rosolina e condotte dal p.a. Massimo Pezzuolo per il Consorzio e da Franco Tosini per il Centro.

I soci ARGAV alla prova d’assaggio delle insalate Lusia Igp

Un’insalata croccante e gustosa. Cespi d’insalata che in 60 giorni dalla semina con il seme che pesa pochi milligrammi sono maturati con circa 300 grammi di foglia di un bel colore verde, croccante, gustosa nelle diverse gradazioni tipiche delle due varietà. L’assaggio, che è seguito alla visita in campo, ne ha decretato le peculiarità che ora devono essere proposte al consumatore con una appropriata azione di promozione a tutti i livelli. Questi ha il diritto di pretenderle dalla distribuzione perché le eccellenze del territorio sono patrimonio di tutti.

Veneto Food, alfiere dell’agroalimentare veneto all’estero

(di Marina Meneguzzi, socio ARGAV) “Abbiamo scelto come simbolo il leone di San Marco con una spada, perché quella che stiamo conducendo è una guerra”: a dirlo è Emanuele Boccardo,  presidente di Veneto Food, consorzio di libera iniziativa imprenditoriale costituitosi nel dicembre del 2011 (la sede è a Padova) per contrastare la perdita di posizione che l’agroalimentare italiano registra sempre più nell’export, non perché difetta nella qualità offerta, ma a causa delle troppe divisioni in seno al comparto. Boccardo, alla guida anche degli alimentaristi di Confindustria Padova, è stato ospite dell’incontro di formazione e aggiornamento ARGAV tenutosi al circolo di campagna Wigwam di Arzerello di Piove di Sacco (PD) lunedì 7 maggio scorso.

Emanule Boccardo, secondo da sx, insieme a Fabrizio Stelluto, presidente ARGAV

Rendere l’intera filiera veneta riconoscibile nel mondo come eccellenza. “Il nostro obiettivo è quello di mantenere le mille identità dell’agroalimentare veneto aggregandolo sotto un’unica bandiera – ha riferito Boccardo -, perché il comparto food ha tutte le carte in regola per diventare il settore trainante nelle politiche di export e nel rilancio del Made in Italy in tutto il mondo”. “Per questo – ha continuato Boccardo -, vanno adottate nuove politiche che non si limitino alla sola esportazione dei prodotti alimentari italiani, ma che invece mirino alla diffusione dell’intera filiera agroalimentare. Il binomio food-territorio può segnare in positivo il futuro economico del’Italia se coordinato e unito. Dobbiamo lavorare insieme per rendere riconoscibile nel mondo l’intera filiera veneta come eccellenza, e l’intero territorio veneto, economicamente e culturalmente parlando, come un patrimonio protetto e valorizzato”.

Stelvia

Progetti in corso. Tra le missioni e gli accordi commerciali internazionali realizzati o in atto, Boccardo ha citato dei progetti intrapresi nella Repubblica Ceca, paese ponte per i paesi dell’Est, in Giorgia (settore vitivinicolo)  e in Paraguay. “Quest’ultimo- ha riferito Boccardo – è un Paese che fa parte del Mercosur (Mercato comune del Sud), si estende su 400mila mq e ha una popolazione di 6 milioni di abitanti, produce materie prime alimentari da agricoltura e allevamento per 50 milioni di persone ma è privo di agroindustria e per questo dimostra un vivo interesse per lo sviluppo di joint venture con imprenditori italiani che possano portare know how e dunque sviluppare l’industrializzazione del comparto food”. “Abbiamo avviato dei contatti di collaborazione tra Università di Padova-Agripolis e i produttori paraguayani interessati allo sviluppo e alla diffusione commerciale della Stevia (pianta nativa delle montagne tra Paraguay e Brasile), da cui si estrae un dolcificante (autorizzato recentemente in area UE) che non incide sulla glicemia pur essendo 500 volte più forte dello zucchero”.

Per aderire, quota richiesta di 50 euro al mese. “Ai soci  – enti, istituzioni e imprenditori della filiera agro industriale – offriamo una struttura snella che funge da strumento di aggregazione operativa in Italia e da biglietto da visita unitario all’estero”, ha concluso Boccardo.  “Portiamo avanti come un fronte unico di valore e qualità l’intero territorio, e poi ogni imprenditore farà il proprio mestiere, ma in un ambiente professionale riconosciuto e di maggiore valore aggiunto”. Maggiori info: email info@veneto-food.it

Venerdì 11 maggio 2012, ARGAV in visita al grande Parco Faunistico Valcorba

Su iniziativa del consigliere ARGAV Maurizio Drago, i soci ARGAV sono invitati a partecipare alla visita del grande Parco Faunistico Valcorba, (tel. 0429-773055)) in località Stroppare di Pozzonovo (PD). Adesioni entro martedì domani 8 maggio (posti disponibili max 25) alla segretaria Mirka Cameran Schweiger
emai:  argav@fastwebnet.it, cell. 339 6184508.

Giunto al 12° anno di attività, il Parco Faunistico Valcorba è uno dei più grandi parchi faunistici del Veneto. Si estende in una curata area di 20 ettari ricca di vegetazione. Sono presenti 53 specie di animali provenienti da tutto il mondo, tra cui leoni, tigri, leopardi e pantere, lemuri, pappagalli, ippopotami, zebre, gru, cammelli, manguste, procioni, cervicapre, manguste, cercopiteci. Si tratta di centinaia di esemplari che vivono in un habitat sereno dove non esiste il concetto dello zoo.

Programma. Ore 10.00 – Ritrovo dei giornalisti nel piazzale di entrata del Parco, saluto dell’Amministratore Sig. Mazzonetto e dei Sindaci invitati (Pozzonovo,  Anguillara, Boara Pisani, Solesino, Stanghella, Bagnoli di Sopra e Tribano). Le amministrazioni comunali coglieranno l’occasione per presentare il loro territorio dal punto di vista turistico nonché i loro prodotti tipici d’eccellenza, come la patata dolce americana di Stroppare e Anguillara. Ore 11.15  – Presentazione video (12 min.) della storia del Parco e visita guidata con il personale specializzato del Parco. Ore 13.30 – pranzo a base di prodotti tipici della zona. Ore 15.00 – Visita guidata alla Villa Valcorba dei Conti Duse Masin. Ore 16.00 – Termine delle visite e partenza per le rispettive località di ritorno.

Negli orti del Polesine avanti con le bioenergie

In una decina di aziende orticole del Polesine, nella zona attorno a Lusia e a ridosso del fiume Adige, si è entrati nel secondo anno di sperimentazione di bioenergie. I risultati, commenta il tecnico di OPO Veneto Massimo Pezzuolo, sono più che incoraggianti.

Si utilizza materiale plastico biodegradabile (MaterBi) ottenuto da amido di mais per la pacciamatura, si adottano bioteli e si ricorre a impianti irrigui a basso consumo. La concimazione chimica è ridotta al minimo, sostituita da sostanze organiche, il cui tempo di decomposizione è di alcuni mesi, mentre occorrono mille anni per le materie plastiche sintetiche. Per l’imballaggio dei prodotti Igp si privilegia il mono-prodotto totalmente riciclabile. In sostanza, rileva Massimo Pezzuolo, si cerca di produrre nel rispetto dell’ambiente e del territorio, come, del resto, viene richiesto dall’Unione europea, le cui normative sono sempre più mirate in tale direzione.

Il progetto, di durata biennale, è realizzato in collaborazione con soggetti pubblici e privati, come il Mercato Ortofrutticolo di Lusia, il Consorzio di tutela dell’insalata Igp di Lusia, OPO Veneto, Veneto Agricoltura, azienda della Regione, il Servizio Fitosanitario Regionale. C’è la collaborazione di Novamont, azienda chimica italiana attiva nella ricerca e nella produzione di materiale bioplastico. In questo secondo anno di sperimentazione si è avviata un’operazione di verifica per cercare di parametrare scientificamente il “rapporto causa ed effetto”, ossia i risultati che si ottengono producendo con criteri sostenibili ed ecocompatibili.

Gettate le basi per un’orticoltura innovativa. In particolare per l’acqua di uso irriguo la ricerca sarà condotta con il dip. TESAF dell’Università di Padova. Nel frattempo continuano le prove varietali e la sperimentazione in campo di tecniche di produzione e di materiale biodegradabile. Gli orticoltori sono con continuità sensibilizzati attraverso azioni di informazione e di aggiornamento. A Lusia, dunque, ed è questo l’obiettivo di tutta l’operazione, si stanno gettando le basi per un’orticoltura innovativa, basata soprattutto su criteri di buone pratiche agricole, rispettose dell’ambiente e del territorio.

(Fonte: http://www.ortoveneto.it)

Km zero, il punto di vista del presidente ARGAV, Fabrizio Stelluto

Fabrizio Stelluto, presidente ARGAV

(di Fabrizio Stelluto, presidente ARGAV, direttore di Garantitaly.it) Stavolta, l’ingordigia mediatica del presidente della Regione Veneto, Zaia (o di chi lo consiglia) ha fatto flop: una cosa è parlare della primogenitura (autentica) della pasta “a kilometri zero” da parte di un’azienda (Jolly Sgambaro) di Castello di Godego, in provincia di Treviso; altra cosa è indicarlo come prodotto “autarchico” in contrapposizione ad analogo progetto, presentato a Roma da Coldiretti e Coop.

La conoscenza viaggia anche attraverso il cibo. Innanzitutto il termine autarchia non evoca proprio un periodo felice per il nostro Paese, né fu una scelta a tutela del prodotto, bensì un’opzione dettata dalla guerra. In secondo luogo, sostengo da tempo per il ruolo che mi compete, la scelta “kilometri zero” va interpretata come un escamotage di promozione del territorio, non come una scelta “culturale”. Altrimenti, qualcuno mi deve spiegare perché, se un prodotto italiano (il prosecco, ad esempio…) va all’estero, affermiamo sia ambasciatore della storia e delle tradizioni del nostro Paese (anche per questo lo promuoviamo), mentre al percorso inverso (prodotto straniero in Italia) non riconosciamo analoghe caratteristiche.

Viviamo in un mondo senza confini, il cui futuro è segnato dalla conoscenza, non dalla paura degli altri; stiamo costruendo una generazione di europei e parliamo di “autarchia”? Ma se gli altri applicassero tale filosofia, che fine farebbe il tanto decantato “made in Italy agroalimentare”? Affermiamo, invece, una cosa diversa: fatti salvi i prerequisiti di salubrità alimentare (devono esserci regole eguali per tutti), acquistiamo pasta fatta con grano duro italiano perché è più buona e privilegiamo i “kilometri zero”, perché abbattiamo l’inquinamento. Queste sono motivazioni assai diverse da un’opzione autarchica, controproducente soprattutto per un Paese vocato all’export come l’Italia. Sposando il “siamo ciò che mangiamo” del filosofo Feuerbach, consumiamo opportunamente, ma senza sensi di colpa, mango, kebab o sushi: conosceremo e saremo migliori.

Consulenza agli imprenditori agricoli, la Regione Veneto incrementa le risorse previste dal PSR

Passa da 2 milioni a 3,6 milioni di euro l’ammontare complessivo delle risorse che la Regione mette a disposizione per i servizi di consulenza rivolti agli imprenditori agricoli, previsti dalla misura 114, azione 1, del Programma di Sviluppo Rurale 2007-2013. L’aumento è stato deciso dalla Giunta regionale del Veneto su proposta dell’assessore agricoltura Franco Manzato, rispondendo così positivamente ad una richiesta delle organizzazioni più rappresentative del settore agricolo.

Sostegno fondamentale per la corretta applicazione delle norme. “Le domande di contributo pervenute sono 2.691 – spiega l’assessore –, per un fabbisogno che supera di 1 milione e 600 mila euro l’iniziale stanziamento. Considerato che esiste una buona disponibilità residuale della misura, abbiamo deciso di incrementare le risorse in modo da soddisfare tutte le domande presentate che saranno ritenute ammissibili dopo l’istruttoria. Questo ulteriore importo a valere sul bando comporta una compartecipazione a carico della Regione di 268.800 euro”. “Tengo a precisare – aggiunge l’assessore – che non stiamo parlando di consulenze superflue, ma di un sostegno fondamentale e imprescindibile per la corretta applicazione delle normative dalle quali derivano tutti i pagamenti diretti del primo pilastro della politica agricola comune, PAC, e tutte le operazioni delle misure agroambientali dell’asse 2 del Programma di Sviluppo Rurale”.

Possibilità di rimediare agli errori in cui si è incorso. “Inoltre, essendo emerso durante la recente fase istruttoria che i tecnici delle organizzazioni professionali e dei produttori ortofrutticoli che avevano aiutato i richiedenti nella presentazione della domanda, avevano indotto in errore più di qualche assistito, proponendo l’attivazione di una consulenza avanzata anche nei casi in cui  l’agricoltore non aveva precedentemente usufruito dei servizi di consulenza base, obbligatoria come primo livello di accesso alla misura, la Regione ha posto rimedio anche a questo problema. “Tenuto conto della volontà espressa di finanziare tutte le domande ammissibili e quindi del fatto che la modifica della domanda non inciderebbe sulla graduatoria – ha concluso l’assessore –, con questo stesso provvedimento, valutata la particolarità della situazione e le giustificazioni addotte, come peraltro già accaduto in situazioni analoghe, abbiamo deciso di consentire ai richiedenti che si trovassero in tali condizioni, di procedere ad una richiesta di rettifica della domanda entro il prossimo 31 maggio, modificando il livello di servizio richiesto”. Adesso sta ad AVEPA precisare e dettagliare a livello operativo gli indirizzi procedurali contenuti nella deliberazione.

(Fonte: Regione Veneto)

Infortuni in agricoltura, nelle campagne veronesi la maggior riduzione degli incidenti sul lavoro

E’ nelle campagne veronesi che si è verificata nel 2011 la maggiore riduzione degli infortuni sul lavoro con un unico caso mortale. Nel 2010 gli incidenti erano stati 6 e 9 nel 2009.  E’ quanto emerge dalla quinta riunione del Tavolo per la salute e la sicurezza in agricoltura presieduto dal prefetto di Verona, a cui hanno partecipato anche rappresentanti della Coldiretti di Verona.

In Italia, calo di incidenti del 2,6%. “La riduzione degli infortuni sul lavoro nei campi è continua – sottolinea Damiano Berzacola, presidente di Coldiretti Verona – e anche nel 2011 si è registrata una riduzione importante rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. La situazione veronese è in linea con quella nazionale che ha registrato sempre lo scorso anno un – 2,6% rispetto al 2010”.  “Proprio per i dati positivi emersi – prosegue Berzacola – c’è ancora lavoro da fare ed e’ necessario continuare con decisione sulla strada intrapresa con interventi per la semplificazione, la trasparenza, l’innovazione tecnologica e la formazione, che sappiano accompagnare le imprese nello sforzo di prevenzione in atto, anche grazie all’ottimo rapporto con lo Spisal provinciale e all’effettiva collaborazione reciproca”.

Dai controlli in 247 aziende agricole è emerso durante l’incontro in Prefettura un generale miglioramento delle condizioni di sicurezza delle aziende ispezionate. Negli accertamenti si è riservata particolare attenzione alla sicurezza dei mezzi agricoli perchè in passato il loro ribaltamento è stato causa di  gravi infortuni. La maggior parte dei trattori controllati sono risultati adeguatamente protetti. “Il trend registrato conferma il prezioso lavoro di ammodernamento delle imprese agricole fatto in questi anni – precisa Pietro Piccioni, direttore di Coldiretti Verona – per rendere il lavoro in agricoltura tecnologicamente più avanzato, ma anche più sicuro come dimostra il progressivo e costante calo degli infortuni rispetto ad altri settori. Un risultato che è frutto dell’impegno degli imprenditori e dei lavoratori per lo sviluppo di un’agricoltura al servizio della sicurezza, della salute, dell’ambiente e dell’alimentazione, che vuole conciliare gli interessi delle imprese, degli occupati e dei consumatori.

L’accordo tra le istituzioni. Lo scorso settembre Ministero del Lavoro, Coldiretti, organizzazioni sindacali e dei datori di lavoro agricolo hanno sottoscritto un avviso comune sulla semplificazione delle procedure in materia di sicurezza negli ambienti di lavoro.  L’accordo riguarda la sorveglianza sanitaria, la formazione e l’informazione dei lavoratori agricoli stagionali, attività che potranno essere svolte una volta sola anche attraverso la bilateralità territoriale, avranno validità due anni e saranno applicabili a tutte le imprese. “L’intesa raggiunta –conclude Berzacola – rappresenta un esempio di come, senza abbassare le tutele, si possa rendere applicabile la normativa sulla sicurezza anche al settore agricolo che è caratterizzato da rapporti di breve durata”.

(Fonte: Coldiretti Verona)