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Carlo Piccoli, “casaro sperimentatore” e i progetti della storica Latteria Perenzin

Emanuela Perenzin e Carlo Piccoli

Grande successo di pubblico (un’ottantina circa i presenti) per l’ultimo incontro di aggiornamento professionale prima della pausa estiva, che ARGAV ha tenuto come di consueto al circolo di campagna Wigwam ad Arzerello di Piove di Sacco (Pd) nella serata del 25 giugno scorso. Tra gli ospiti relatori, anche Carlo Piccoli, titolare assieme alla moglie Emanuela Perenzin della Latteria Perenzin a Bagnolo di San Pietro di Feletto (Tv). La Latteria, già premiata nel 1933 con la medaglia d’oro al “Salon des Arts Ménagers” di Bruxelles, produce formaggi da 4 generazioni e da più di una decina d’anni anche formaggi di capra biologici.

Un “casaro sperimentatore”. Carlo Piccoli, Maestro assaggiatore ONAF dal 1995, in 20 anni di attività in caseificio ha condotto continue sperimentazioni, con referenze che spaziano dai formaggi molli alle stagionature. Si definisce dunque un casaro “sperimentatore”, vocazione nata grazie al suo “doppio” lavoro, quello in produzione e in negozio, che gli ha permesso negli anni di avere un feedback diretto con i clienti. Tra le attività intraprese di recente da Carlo Piccoli ed Emanuela Perenzin, il nuovo Cheese Bar PER, (Percorsi Enogastronomici di Ricerca), un’ innovativa formula “tavola e bottega” dove il formaggio fa da padrone, assieme a scaffali di vini ed eccellenze del territorio, nonché la nascita della prima Accademia Internazionale dell’Arte Casearia, presieduta da Silvano Possagnolo, affiancato nella vicepresidenza da Emanuela Perenzin.

Obiettivo: creare lavoro e mantenere viva l’arte casearia. L’Accademia è l’unica presente in Italia, dopo quella di Thiene (Vi) istituita nel 1927 ma chiusa anni orsono ed è promossa e sostenuta tra gli altri anche dalla Latteria Perenzin, che ne mette a disposizione gli spazi dello stabilimento recentemente ampliato per i corsi, destinati ad aziende agricole, malghe con piccoli allevamenti, giovani imprenditori agricoli, addetti al settore caseario e gastronomico e a tutti coloro che sono interessati ad imparare un vecchio mestiere artigianale, che si sta sempre più industrializzando. In una zona dove è stato dato un valore significativo alla coltivazione e produzione del vino, si è pensato di fare altrettanto per il formaggio e per gli altri prodotti caseari, cosicché possano diventare oggetto di attività lavorative per i giovani. “In un momento in cui la crisi si fa sentire in ogni settore – ha affermato Carlo Piccoli, che sarà professore della nuova Accademia – è auspicabile un ritorno al contatto con la terra e con la natura, recuperando i mestieri della tradizione delle nostre zone. Purtroppo manca la conoscenza pratica di tali lavori. Per questo abbiamo pensato di istituire l’Accademia Internazionale dell’Arte Casearia, dove oltre all’insegnamento sulle varie fasi di trasformazione del latte, ci prefiggiamo di trasmettere una passione. Attraverso attività pratiche, le lezioni si baseranno anche sull’aspetto del marketing, al fine di insegnare a gestire in autonomia una piccola azienda”.

(Fonte: Latteria Perenzin)

A Verona è nata ANGA, la sezione giovanile di Confagricoltura e martedì 17 luglio 2012 incontra Davide Bendinelli, presidente della IV Commissione Agricoltura della Regione Veneto

Creare occasioni d’incontro per un utile scambio di idee tra giovani agricoltori, studiare i problemi sindacali, economici e tecnici, organizzare e favorire l’istruzione, l’aggiornamento e la formazione in Italia e all’estero, promuovere scambi di esperienze a livello nazionale ed internazionale nel settore dell’economia aziendale, della politica agroalimentare, della gestione del territorio, dell’ambiente e del patrimonio socio-culturale, organizzare concorsi, mostre e fiere campionarie di interesse generale ed agricolo in particolare: questi i principali obiettivi della sezione giovanile autonoma di Confagricoltura ANGA (Associazione Nazionale Giovani Agricoltori) Verona, da poco costituita, presieduta da Riccardo Artegiani insieme al vice presidente Piergiovanni Ferrarese.

Tra le prime iniziative in programma dell’ANGA Verona, c’è un incontro con Davide Bendinelli, presidente della IV^ Commissione Agricoltura della Regione Veneto, previsto martedì 17 luglio alle ore 18.30 presso la sede di Confagricoltura (via Sommacampagna 63, Verona). Bendinelli ha infatti espresso il desiderio di incontrare i soci ANGA, nonché gli addetti ai lavori che fossero interessati, per discutere su argomenti di stretta attualità legati al settore primario.

Tra i punti che l’ANGA porrà all’attenzione di Bendinelli, figurano le problematiche di inserimento dei giovani in agricoltura (burocrazia, startup, primo insediamento), l’IMU agricola e le energie rinnovabili, i controlli nelle aziende e gli incidenti sul lavoro. E ancora, una disamina delle leggi, delle norme e dei progetti al vaglio della IV commissione agricoltura nonché della proposta di patenti speciali per i trattoristi, che ANGA ritiene solo un ulteriore costo per le aziende.

Il rapporto con la Regione. Grande importanza per ANGA riveste il rapporto con la Regione, tutto da costruire e che dovrà essere, secondo il vicepresidente Ferrarese, “non subalterno ed equidistante dalle diverse forze politiche e all’insegna di azioni intraprese in sinergia per la realizzazione di futuri progetti legislativi nell’ambito del settore primario”. “I nostro obiettivo – continua Ferrarese – è di lavorare su proposte concrete e realizzabili e solo da un forte rapporto collaborativo tra mondo dell’imprenditoria agricolo e mondo politico può dar luogo a una sana e vera azione politica volta ad incentivare e promuovere il nostro territorio e l’economia del settore”. “Chi desidera iscriversi all’ANGA – conclude Ferrarese – o avere informazioni sulla nostra attività può contattarmi al numero 346.2383754 oppure scrivere al gruppo Facebook ANGA VERONA”.

(Fonte: ANGA Verona)

In agricoltura, filiere corte o vendita diretta? Cia Veneto ne parla stamattina a Padova

Filiere corte o vendita diretta per i prodotti agricoli? Nell’ambito della riforma della Pac, la politica agricola dell’Unione europea, Cia Veneto dedica un seminario di approfondimento questa mattina, lunedì 25 giugno, presso la Sala Convegni della Camera di Commercio di Padova coinvolgendo insieme agli agricoltori gli altri soggetti che operano all’interno della filiera e le istituzioni. All’incontro partecipa l’assessore regionale all’agricoltura Franco Manzato.

Garantire agricoltore e consumatore nel contempo. Si discuterà dell’importanza del ruolo e del peso dell’agricoltura nelle relazioni con gli altri protagonisti della filiera nella distribuzione e vendita dei prodotti. Come si può garantire maggior reddito all’imprenditore agricolo e tutelare il potere di acquisto del consumatore? Aumentando la produttività? Diminuendo i costi di produzione? Cambiando le relazioni e i pesi di ogni singolo segmento all’interno della filiera? Oppure accorciando la filiera fino a privilegiare la vendita diretta?  “E’ nell’interesse dell’agricoltura e della comunità che l’imminente riforma della Pac rappresenti l’avvio di una nuova politica economica – spiega il presidente di Cia Veneto, Daniele Toniolo – nella quale i rapporti tra i diversi settori produttivi siano improntati al reciproco interesse e alla reciproca integrazione”.

Programma.  Ore 9.30 Apertura dei lavori.  Introduzione: Claudio D’Ascanio, Presidente di Cia Padova.  Interventi:  Pino Cornacchia, Dipartimento sviluppo agroalimentare e territorio della Cia nazionale, Emanuela Barbiero, Responsabile regionale Unione alimentare Cna Veneto,  Nicola Rossi, Presidente Confesercenti Padova,  Giuliano Marchesin, Direttore Unicarve,  Franco Manzato, assessore all’Agricoltura Regione Veneto. Conclusioni:  Daniele Toniolo, Presidente Cia Veneto.

(Fonte: Cia Veneto)

Attuazione Piano Sviluppo Rurale, Veneto esempio di “buona pratica” per la Corte dei Conti europea

La Corte dei Conti Europea, nella sua ponderosa relazione riguardante gli “aiuti mirati all’ammodernamento delle aziende agricole”, in pratica la misura 121 dei Programmi di Sviluppo Rurale, evidenzia il Veneto come “esempio di buona pratica”, in quanto “massimizza la probabilità di selezionare i progetti di investimento che rispondono meglio ai bisogni individuati e alle priorità dell’UE”.

Impegno regionale: non assistenza ma supporto alla crescita. “Un giudizio del genere da una fonte tanto autorevole quanto severa non può che farci piacere – ha commentato l’assessore regionale all’agricoltura Franco Manzato – anche perché sottolinea quello che di fatto è stato il nostro impegno prioritario: non assistenza ma appunto supporto alla crescita per preparare la nostra agricoltura al futuro. Insomma, la regione ha semplicemente fatto il suo dovere”. La Corte dei Conti ha analizzato sia i contenuti sia le modalità, osservando che “per scegliere i progetti da finanziare fra tutte le proposte ammissibili, il Veneto ha fissato i propri criteri di selezione applicando inoltre un sistema di punteggio che tiene conto delle priorità definite nel PSR regionale e stilando elenchi di tipologie di ‘investimenti prioritari’ per settore.

Tra le priorità in questione, figurano i benefici ambientali, il potenziamento del valore dei prodotti, l’integrazione dell’azienda, l’ammodernamento strutturale, l’accesso alle tecnologie dell’informazione e della comunicazione, la riconversione e la ristrutturazione di particolari settori e progetti agricoli situati in zone montane”. “A titolo di esempio – riporta la Corte dei Conti europea – è stato selezionato un progetto per la costruzione di un magazzino e di un deposito frigorifero per le mele in quanto corrispondente alle priorità della produzione biologica (un aspetto che ne accresce il valore); il progetto impiega pannelli fotovoltaici per ridurre il consumo energetico (benefici ambientali) ed è situato in una zona montana”.

Continuità di scelte. Per contro, la Corte ha osservato che tutti gli Stati membri controllati hanno imposto ai richiedenti di comprovare la redditività economica delle iniziative proposte. Alcuni Stati, tuttavia, “non hanno tenuto conto degli elementi probatori ottenuti nel valutare la domanda di finanziamento del progetto”. “Gli Stati membri – ha raccomandato perciò la Corte dei Conti UE – dovrebbero perciò porre in atto procedure efficaci, commisurate al rischio, per impedire che siano concesse sovvenzioni a progetti in cui la redditività finanziaria dell’investimento o la sostenibilità dell’azienda siano dubbie”. “Per quanto riguarda il PSR e l’agricoltura veneta in generale – ha commentato Manzato – posso solo assicurare che la Regione continuerà su questa strada e seguirà nella sua azione questo genere di criteri”.

Etichetta facoltativa carni bovine: ottimo lavoro di squadra

Grande soddisfazione e compiacimento per il lavoro svolto a più mani – ha detto Fabiano Barbisan, presidente del Consorzio L’Italia Zootecnica e Unicarve, nell’apprendere, quasi in diretta, la notizia che la Commissione Ambiente, Sanità pubblica e Sicurezza alimentare (Envi), ha appena soppresso l’art. 14 della Proposta di Regolamento presentato dalla Commissione Europea che, di fatto, prevedeva, con una riga, di far sparire l’etichettatura facoltativa delle carni bovine.

Questo secondo round è andato bene ed ora si dovrà attendere l’accordo che Consiglio dei Ministri Eu e Parlamento dovranno trovare per presentare il testo definitivo in Aula di proposta di regolamento, tenuto conto che gli uffici legislativi dei vari Gruppi sono al lavoro per interpretare correttamente le modifiche che sono state apportate all’Art. 16 del Reg. 1760/2000 e valutare il “conflitto” di due “considerando” che dovranno essere sistemati prima del voto parlamentare. “E’ stato un ottimo lavoro di squadra – ha affermato Barbisan – che ha visto Parlamentari Europei di diverso schieramento politico tenere in considerazione le nostre richieste, sostenendole al momento opportuno. Molto rimane ancora da fare per garantire il mantenimento dell’etichettatura facoltativa, ma ho fiducia che i prossimi passaggi, decisivi, ci portino ad un risultato positivo. Per scaramanzia – ha concluso Barbisan – rinvio i ringraziamenti ufficiali alle persone che si sono molto impegnate nelle prime due fasi (Commissione Agri e Commissione Envi) a quando sarà chiusa definitivamente la partita perché porteremo la nostra carne etichettata a Bruxelles e li inviteremo tutti ad una grande grigliata liberatoria”.

(Fonte: Asterisconet.it)

Agricoltura, Regione Veneto per istituzione poli orticolo-frutticolo e vitivinicolo

Franco Manzato assessore Agricoltura Regione Veneto

La Regione del Veneto vuole “iniettare” innovazione nei suoi principali e più pregiati segmenti produttivi agricoli, promuovendo la creazione di Poli integrati, dove costruire una stretta interazione tra il mondo della ricerca, dell’impresa e della pubblica amministrazione. “L’obiettivo – ha spiegato l’assessore regionale all’agricoltura Franco Manzato – è di favorire, attraverso le necessarie sinergie, una maggior efficienza del sistema e di ogni sua componente, anche attraverso un programma di coordinamento delle attività relative alla ricerca, alla didattica, alla gestione dei processi produttivi e di trasformazione, nonché alla formazione e informazione del mondo ‘vitivinicolo e dei distillati’ e ‘ortofrutticolo del fresco e del trasformato’”.

In sei mesi, la proposta operativa. Per arrivare al risultato, la Giunta ha deciso nei giorni scorsi  di istituire un Gruppo di lavoro tecnico che, nel giro di sei mesi, elabori la proposta operativa per la costituzione, la gestione e il funzionamento dei Poli veneti di innovazione per i due settori orticolo, frutticolo e vitivinicolo. Il polo ortofrutticolo avrebbe la sua sede ideale nella provincia di Verona, mentre quello vitivinicolo potrebbe collocarsi nel trevigiano.

Produzioni d’eccellenza. “Ortofrutticolo e vitivinicolo – ha ricordato Manzato – sono al primo posto a livello regionale per le produzioni di eccellente qualità e, in generale, rappresentano le prime due voci dell’export agroalimentare italiano. In particolare, la produzione ortofrutticola, per un totale di 10,5 milioni di quintali, rappresenta il 20 per cento della produzione agricola veneta, incide per 35,7% sull’export dell’agroalimentare regionale, comprende 12 prodotti a indicazione geografica protetta (IGP) e 3 a denominazione di origine protetta (DOP), interessa circa 58.600 ettari di terreno agricolo. La produzione vitivinicola vale il 12 per cento del totale regionale, è la prima in Italia per quantità e per export (circa il 30 per cento del totale nazionale, ma anche una analoga percentuale dell’export agroalimentare regionale), comprende 28 DOC, 14 vini DOCG e 10 IGT”.

Rivoluzione settore primario veneto in atto. “Questi due poli – ha concluso Manzato – rappresenteranno altri due elementi innovativi della rivoluzione in atto nell’agricoltura veneta, avviata con il riordino di Avepa con l’istituzione dello Sportello Unico e la chiusura degli Ispettorati e che passa anche per la riforma di Veneto Agricoltura e del sistema dei Parchi regionali, allo scopo di dare efficienza al sistema e ridurre le spese operative per trasferirle sugli investimenti”.

(Fonte: Regione Veneto)

Far pascolare le pecore, sembra facile ma…

Davide Morandi insieme al papà

(di Marina Meneguzzi, socio ARGAV) Dalle rilevazioni Istat sull’occupazione (marzo 2012), Coldiretti ha stimato che nell’ultimo anno in Italia, circa 3 mila giovani hanno scelto di fare il pastore, complici la crisi economica ma anche il fascino di un mestiere che evoca ampi spazi e libertà d’azione. In realtà, allevare gli ovini oggi significa fare i conti non solo economici (la vendita della lana oramai non copre neanche i costi di tosatura), ma anche con i lacci e i lacciuoli della burocrazia. Ne sa qualcosa Davide Morandi, ospite lo scorso 30 maggio all’incontro di aggiornamento professionale ARGAV al circolo di campagna Wigwam Arzerello di Piove di Sacco (PD). Davide è titolare insieme ai fratelli di Allevamento Veneto Ovini, azienda di Anguillara Veneta (PD) nata dall’esperienza di ben tre generazioni, dedite tutte alla pastorizia e all’allevamento di pecore da carne.

Costi di pascolo lievitati. L’azienda di Morandi fa allevamento stanziale e da pascolo, quest’ultimo praticato da maggio a settembre presso una malga nel bellunese e in autunno lungo gli argini, nel padovano. In verità, pascolare su questi terreni, che appartengono al demanio idrico, è vietato (la norma che regola il divieto è un regio decreto del 1904) in virtù del fatto che le pecore potrebbero danneggiare l’argine e, di conseguenza provocare un rischio idraulico, nonché causare danni alla salute pubblica (ma oggi gli animali sono sottoposti a rigorosi controlli). C’è però la possibilità che gli argini vengano dati in concessione al pastore, solitamente per 5 anni, ma i divieti di pascolo sono sempre in agguato perché i sindaci dei paesi in cui si trovano gli argini, se sollecitati da cittadini che temono lo sporco delle pecore e i loro…belati troppo rumorosi, possono sempre emettere un’ordinanza e vietarne il transito. Comunque, a parte queste difficoltà che i pastori si trovano ad affrontare, nei giorni scorsi a Padova era tempo di rinnovo delle concessioni e Morandi, insieme ad altri piccoli allevatori della zona, ha scoperto che, questa volta, le concessioni presentavano la clausola del miglior offerente. La conseguenza è stata la lievitazione del prezzo, passato da 3 a 400 euro circa all’ettaro, un costo insostenibile per Davide che ha dovuto rinunciare mentre a beneficiarne, in questi casi, sono solitamente grandi aziende agricole, spesso non del territorio e che non hanno interesse al pascolo e allo sfalcio. Morandi, che considera ingiusto, ad esempio, il fatto che non siano stati previsti dei punteggi a favore degli allevatori locali, è pronto a ricorrere a vie legali per tutelare i propri diritti presso il Genio Civile ma al momento,  per il passaggio delle pecore, deve affidarsi alla disponibilità dei nuovi concessionari.

da sx Efrem Tassiato e Davide Morandi

I pastori del terzo millennio devono guardare alla multifunzionalità. Al dibattito è seguito un momento conviviale a base di salumi e carne di pecora, magistralmente preparato dal giornalista chef Efrem Tassinato, nostro anfitrione al Wigwam Arzerello. “Come la maggior parte dei pastori veneti – racconta Davide – alleviamo la pecora biellese e bergamasca, ma il consumo di carne ovina nella nostra regione, al di là del periodo pasquale e, oggi, della richiesta da parte degli immigrati islamici, è prossimo allo zero, così portiamo gli animali alle aziende di trasformazione del centro Italia, Toscana, Abruzzo e Umbria, regioni che hanno una maggiore tradizione culinaria a base di pecora”. Quindi, per dare un impulso alla nostra attività abbiamo avviato uno spaccio-macelleria, una fattoria didattica e tra poco apriremo un agriturismo, dove finalmente metterò a frutto anche i miei studi da cuoco”.

Martedì 12 giugno 2012, in barca sul Sile l’Assemblea di Turismo Verde Veneto

Turismo Verde Veneto, l’associazione degli agriturismi della Cia, riunisce in assemblea i suoi associati, martedì 12 giugno, con partenza da Casale sul Sile (TV) per eleggere il nuovo presidente regionale e gli organismi direttivi. Quest’anno si tratta di un’assemblea dalla caratteristica “itinerante”. Si svolgerà infatti a bordo di una barca da turismo, lungo il Sile, fiume di risorgiva che lambisce un tratto di pianura trevigiana e veneziana per poi sfociare in laguna.

Tra gli argomenti affrontati, il nuovo disegno di Legge regionale sull’agriturismo. L’originale iniziativa sarà l’occasione per fare il punto della situazione sul nuovo disegno di Legge regionale sull’agriturismo, di fondamentale importanza per lo sviluppo del settore, sempre più caratterizzato dalla multifunzionalità e dalla varietà di servizi offerti alla comunità: come le fattorie didattiche, anche con centri estivi per i più piccoli e le fattorie sociali. Sarà presente all’assemblea il presidente del Consiglio della Regione Veneto Clodovaldo Ruffato. Partecipano anche Graziano Azzalin consigliere regionale della IV Commissione consiliare agricoltura, Renato Francescon della Direzione promozione turistica della Regione, Elena Schiavonresponsabile delle Fattorie Didattiche. All’Assemblea saranno naturalmente presenti Daniele Toniolo, presidente Cia Veneto, Valter Brondolin, direttore Cia Veneto e Giuseppe Gandin, presidente nazionale Turismo Verde.

Le proposte di modifica della legge. Gli addetti ai lavori di Turismo Verde-Cia chiedono alla Regione Veneto un impegno concreto. Attualmente l’attività agrituristica in Veneto è regolamentata dalla Legge regionale 9/97, la stessa da 13 anni. E l’ultima proposta di legge, dicono gli agriturismi della Cia, non andrebbe incontro alle modifiche introdotte dalla Legge quadro nazionale sugli agriturismi 96/2006. Su questa strada Turismo Verde ha presentato al tavolo della Regione Veneto un testo unitario contenente importanti proposte di modica al nuovo disegno di Legge, chiedendo un utilizzo sempre maggiore di prodotti propri dell’azienda agrituristica e dell’attività agricola del territorio, introducendo la priorità della tracciabilità e fissando la percentuale di prodotti tipici dell’agricoltura locale da portare in tavola negli agriturismi veneti all’80%.

(Fonte: CIA Veneto)

Arrivano le zucchine gialle, squisite, ma sempre meno coltivate

Le zucchine gialle sono una “chicca” in cucina, squisite e versatili, ma è sempre più difficile trovarle. E’ adesso il momento migliore per la raccolta. Sono rimasti in pochi a coltivarle. Così nel Veneto se ne producono poche decine di quintali, pochissimo se si fa il confronto con altre varietà, in particolare con le verdi.

Produzione ridotta per la raccolta laboriosa. Il motivo è spiegato da Vittorio Tosatto, azienda orticola a Scorzè, in provincia di Venezia: “Sono alquanto spinose e questo rende la raccolta laboriosa, bisogna cercare la zucchina tra le tante foglie, e la resa è piuttosto bassa. Fatti bene i conti, il prodotto non dà grandissime soddisfazioni, anche se ha ancora alcuni validi sbocchi commerciali”. Il prezzo è superiore rispetto alle varietà che si trovano comunemente in commercio; sul finire di maggio hanno toccato i 3 euro e mezzo alla produzione.Nel frattempo la quotazione è scesa sensibilmente, ma si mantiene comunque su livelli considerati interessanti.

Gusto simile alla zucca. E’ un mercato ormai solo di nicchia, confermano a OPO Veneto, organizzazione di produttori orticoli di Zero Branco (Treviso), rivolto in particolare al mondo della ristorazione. Si trovano quasi soltanto dai fruttivendoli più attenti alle cose diverse, curiose e ricercate. Sono richieste da consumatori intelligenti che cercano prodotti buoni e tradizionali, che amano il piacere di scoprire gusti originali. Delle zucchine gialle apprezzano il sapore ben riconoscibile nella sua delicatezza, la dolcezza, la leggerezza e la digeribilità. E’ un gusto che si avvicina molto a quello della zucca. Con le zucchine gialle sono preparati deliziosi risotti oppure ottime frittate. Si distinguono per versatilità in cucina tanto che si prestano per antipasti, primi, secondi, contorni, dolci.La pianta (cucurbita pepo, famiglia delle cucurbitacee), originaria dall’America centro meridionale, è resistente e ama il caldo. Il colore delle zucchine è giallo oro, i fiori sono sul giallo arancione. La gialla, come tutte le zucchine, è un ortaggio ipocalorico, disintossicante, depurativo e digeribile: virtù che lo rendono ideale per chi vuole mantenersi leggero o si trova in dieta. In più offre un tocco di colore, di originalità e di dolcezza.

(Fonte: http://www.ortoveneto.it)

ARGAV in visita al pastificio Jolly Sgambaro, marchio simbolo per le tavole venete

Pasta Jolly Sgambaro (foto Maurizio Drago)

(di Emanuele Cenghiaro, socio ARGAV) Fare la pasta e farla bene è lo scopo del pastificio Jolly Sgambaro di Castello di Godego, in provincia di Treviso. Una delegazione Argav lo ha visitato l’1 giugno scorso traendo la conclusione che anche in Veneto è possibile fare una pasta di qualità.

Pier Antonio, Dino e Cristina Sgambaro con Fabrizio Stelluto, Mirka Cameran Schweiger di ARGAV e lo chef Giuseppe Agostini (foto Maurizio Drago)

Un’azienda da sempre all’avanguardia. Soprattutto in Veneto, verrebbe da dire, vista l’eccellenza assoluta del grano duro coltivato nella pianura Padana, come assicura Pierantonio Sgambaro, che oggi conduce l’azienda fondata a Cittadella nel 1947 da Tullio Sgambaro e poi proseguita dai figli Dino ed Enzo. E se, nel 2003, il pastificio aveva ottenuto, primo in Italia, la certificazione di prodotto di puro “Grano duro italiano” oggi impressa su tutte le confezioni rosse a marchio “Jolly”, a Pierantonio è sorta l’idea di fare di più: accostare al proprio prodotto di punta, la pasta a marchio “Jolly Sgambaro” in confezione gialla, l’idea del “Km 0”.

Pastificio Jolly Sgambaro (foto Maurizio Drago)

I vantaggi del km zero. “Non si tratta di una semplice trovata commerciale – spiega Pierantonio Sgambaro – perché per questa pasta si utilizzano solo grani selezionati provenienti da Veneto, Emilia Romagna, Lombardia e in parte Friuli Venezia Giulia. La massima distanza dal nostro molino è di 170 chilometri: un vero km 0 a paragone dei viaggi intercontinentali che devono effettuare i chicchi usati da altri pastifici”. E continua: “Attraverso la minor percorrenza possibile tra i campi di coltivazione del grano e il molino garantiamo la perfetta conservazione del grano come appena raccolto. E si assicura un maggior rispetto dell’ambiente, con minor consumo di energia e minore inquinamento”. A completare la qualità di questa pasta si aggiungono la lenta lavorazione e le basse temperature di essicazione, grazie alle quali le qualità organolettiche, il profumo e la fragranza del grano rimangono inalterate.

Dal molino al piatto, Jolly Sgambaro (Foto Maurizio Drago)

Non solo grano, ma anche farro, kamut e farine biologiche. La Jolly Sgambaro, che da anni garantisce la tracciabilità del prodotto, lavora circa 50mila tonnellate di grano duro all’anno, di cui 30mila frutto di un consolidato rapporto con agricoltori e cooperative della Puglia, le restanti 20mila provenienti da 9mila ettari di seminativi nella pianura Padana. Fiore all’occhiello è anche la produzione di pasta con farina di farro, ma non mancano prodotti con farine biologiche e kamut. Il rapporto diretto con i coltivatori, oltre a garantire la tracciabilità del prodotto già da ben prima che diventasse un obbligo di legge, permette all’azienda di ottenere una materia prima dalla qualità controllata (zero rilevabilità dei pesticidi, ad esempio), che viene lavorata in modo ottimale e trasformata in farina con metodo a sfregamento nel mulino annesso al pastificio. Un lettore ottico seleziona i chicchi ad uno ad uno.

Dino Sgambaro (foto Maurizio Drago)

Prossimo obiettivo: sostenibilità. Tutta l’energia elettrica utilizzata per i processi produttivi deriva da fonti rinnovabili, l’acqua viene pescata nelle falde sotterranee, le stesse usate da notissimi marchi di acque minerali (per 100 chili di pasta si utilizzano 28 litri d’acqua). Nell’agosto 2011 l’azienda ha conseguito la certificazione UNI EN CEI 16001:2009, primo passo verso il prossimo obiettivo: l’efficienza energetica e il minor impatto ambientale possibile. Lo stabilimento di Castello di Godego è inoltre dotato di un percorso didattico che illustra tutte le fasi della lavorazione, dal chicco alla pasta, ed è visitato ogni anno da migliaia di alunni.