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Attuazione Piano Sviluppo Rurale, Veneto esempio di “buona pratica” per la Corte dei Conti europea

La Corte dei Conti Europea, nella sua ponderosa relazione riguardante gli “aiuti mirati all’ammodernamento delle aziende agricole”, in pratica la misura 121 dei Programmi di Sviluppo Rurale, evidenzia il Veneto come “esempio di buona pratica”, in quanto “massimizza la probabilità di selezionare i progetti di investimento che rispondono meglio ai bisogni individuati e alle priorità dell’UE”.

Impegno regionale: non assistenza ma supporto alla crescita. “Un giudizio del genere da una fonte tanto autorevole quanto severa non può che farci piacere – ha commentato l’assessore regionale all’agricoltura Franco Manzato – anche perché sottolinea quello che di fatto è stato il nostro impegno prioritario: non assistenza ma appunto supporto alla crescita per preparare la nostra agricoltura al futuro. Insomma, la regione ha semplicemente fatto il suo dovere”. La Corte dei Conti ha analizzato sia i contenuti sia le modalità, osservando che “per scegliere i progetti da finanziare fra tutte le proposte ammissibili, il Veneto ha fissato i propri criteri di selezione applicando inoltre un sistema di punteggio che tiene conto delle priorità definite nel PSR regionale e stilando elenchi di tipologie di ‘investimenti prioritari’ per settore.

Tra le priorità in questione, figurano i benefici ambientali, il potenziamento del valore dei prodotti, l’integrazione dell’azienda, l’ammodernamento strutturale, l’accesso alle tecnologie dell’informazione e della comunicazione, la riconversione e la ristrutturazione di particolari settori e progetti agricoli situati in zone montane”. “A titolo di esempio – riporta la Corte dei Conti europea – è stato selezionato un progetto per la costruzione di un magazzino e di un deposito frigorifero per le mele in quanto corrispondente alle priorità della produzione biologica (un aspetto che ne accresce il valore); il progetto impiega pannelli fotovoltaici per ridurre il consumo energetico (benefici ambientali) ed è situato in una zona montana”.

Continuità di scelte. Per contro, la Corte ha osservato che tutti gli Stati membri controllati hanno imposto ai richiedenti di comprovare la redditività economica delle iniziative proposte. Alcuni Stati, tuttavia, “non hanno tenuto conto degli elementi probatori ottenuti nel valutare la domanda di finanziamento del progetto”. “Gli Stati membri – ha raccomandato perciò la Corte dei Conti UE – dovrebbero perciò porre in atto procedure efficaci, commisurate al rischio, per impedire che siano concesse sovvenzioni a progetti in cui la redditività finanziaria dell’investimento o la sostenibilità dell’azienda siano dubbie”. “Per quanto riguarda il PSR e l’agricoltura veneta in generale – ha commentato Manzato – posso solo assicurare che la Regione continuerà su questa strada e seguirà nella sua azione questo genere di criteri”.

Etichetta facoltativa carni bovine: ottimo lavoro di squadra

Grande soddisfazione e compiacimento per il lavoro svolto a più mani – ha detto Fabiano Barbisan, presidente del Consorzio L’Italia Zootecnica e Unicarve, nell’apprendere, quasi in diretta, la notizia che la Commissione Ambiente, Sanità pubblica e Sicurezza alimentare (Envi), ha appena soppresso l’art. 14 della Proposta di Regolamento presentato dalla Commissione Europea che, di fatto, prevedeva, con una riga, di far sparire l’etichettatura facoltativa delle carni bovine.

Questo secondo round è andato bene ed ora si dovrà attendere l’accordo che Consiglio dei Ministri Eu e Parlamento dovranno trovare per presentare il testo definitivo in Aula di proposta di regolamento, tenuto conto che gli uffici legislativi dei vari Gruppi sono al lavoro per interpretare correttamente le modifiche che sono state apportate all’Art. 16 del Reg. 1760/2000 e valutare il “conflitto” di due “considerando” che dovranno essere sistemati prima del voto parlamentare. “E’ stato un ottimo lavoro di squadra – ha affermato Barbisan – che ha visto Parlamentari Europei di diverso schieramento politico tenere in considerazione le nostre richieste, sostenendole al momento opportuno. Molto rimane ancora da fare per garantire il mantenimento dell’etichettatura facoltativa, ma ho fiducia che i prossimi passaggi, decisivi, ci portino ad un risultato positivo. Per scaramanzia – ha concluso Barbisan – rinvio i ringraziamenti ufficiali alle persone che si sono molto impegnate nelle prime due fasi (Commissione Agri e Commissione Envi) a quando sarà chiusa definitivamente la partita perché porteremo la nostra carne etichettata a Bruxelles e li inviteremo tutti ad una grande grigliata liberatoria”.

(Fonte: Asterisconet.it)

Agricoltura, Regione Veneto per istituzione poli orticolo-frutticolo e vitivinicolo

Franco Manzato assessore Agricoltura Regione Veneto

La Regione del Veneto vuole “iniettare” innovazione nei suoi principali e più pregiati segmenti produttivi agricoli, promuovendo la creazione di Poli integrati, dove costruire una stretta interazione tra il mondo della ricerca, dell’impresa e della pubblica amministrazione. “L’obiettivo – ha spiegato l’assessore regionale all’agricoltura Franco Manzato – è di favorire, attraverso le necessarie sinergie, una maggior efficienza del sistema e di ogni sua componente, anche attraverso un programma di coordinamento delle attività relative alla ricerca, alla didattica, alla gestione dei processi produttivi e di trasformazione, nonché alla formazione e informazione del mondo ‘vitivinicolo e dei distillati’ e ‘ortofrutticolo del fresco e del trasformato’”.

In sei mesi, la proposta operativa. Per arrivare al risultato, la Giunta ha deciso nei giorni scorsi  di istituire un Gruppo di lavoro tecnico che, nel giro di sei mesi, elabori la proposta operativa per la costituzione, la gestione e il funzionamento dei Poli veneti di innovazione per i due settori orticolo, frutticolo e vitivinicolo. Il polo ortofrutticolo avrebbe la sua sede ideale nella provincia di Verona, mentre quello vitivinicolo potrebbe collocarsi nel trevigiano.

Produzioni d’eccellenza. “Ortofrutticolo e vitivinicolo – ha ricordato Manzato – sono al primo posto a livello regionale per le produzioni di eccellente qualità e, in generale, rappresentano le prime due voci dell’export agroalimentare italiano. In particolare, la produzione ortofrutticola, per un totale di 10,5 milioni di quintali, rappresenta il 20 per cento della produzione agricola veneta, incide per 35,7% sull’export dell’agroalimentare regionale, comprende 12 prodotti a indicazione geografica protetta (IGP) e 3 a denominazione di origine protetta (DOP), interessa circa 58.600 ettari di terreno agricolo. La produzione vitivinicola vale il 12 per cento del totale regionale, è la prima in Italia per quantità e per export (circa il 30 per cento del totale nazionale, ma anche una analoga percentuale dell’export agroalimentare regionale), comprende 28 DOC, 14 vini DOCG e 10 IGT”.

Rivoluzione settore primario veneto in atto. “Questi due poli – ha concluso Manzato – rappresenteranno altri due elementi innovativi della rivoluzione in atto nell’agricoltura veneta, avviata con il riordino di Avepa con l’istituzione dello Sportello Unico e la chiusura degli Ispettorati e che passa anche per la riforma di Veneto Agricoltura e del sistema dei Parchi regionali, allo scopo di dare efficienza al sistema e ridurre le spese operative per trasferirle sugli investimenti”.

(Fonte: Regione Veneto)

Far pascolare le pecore, sembra facile ma…

Davide Morandi insieme al papà

(di Marina Meneguzzi, socio ARGAV) Dalle rilevazioni Istat sull’occupazione (marzo 2012), Coldiretti ha stimato che nell’ultimo anno in Italia, circa 3 mila giovani hanno scelto di fare il pastore, complici la crisi economica ma anche il fascino di un mestiere che evoca ampi spazi e libertà d’azione. In realtà, allevare gli ovini oggi significa fare i conti non solo economici (la vendita della lana oramai non copre neanche i costi di tosatura), ma anche con i lacci e i lacciuoli della burocrazia. Ne sa qualcosa Davide Morandi, ospite lo scorso 30 maggio all’incontro di aggiornamento professionale ARGAV al circolo di campagna Wigwam Arzerello di Piove di Sacco (PD). Davide è titolare insieme ai fratelli di Allevamento Veneto Ovini, azienda di Anguillara Veneta (PD) nata dall’esperienza di ben tre generazioni, dedite tutte alla pastorizia e all’allevamento di pecore da carne.

Costi di pascolo lievitati. L’azienda di Morandi fa allevamento stanziale e da pascolo, quest’ultimo praticato da maggio a settembre presso una malga nel bellunese e in autunno lungo gli argini, nel padovano. In verità, pascolare su questi terreni, che appartengono al demanio idrico, è vietato (la norma che regola il divieto è un regio decreto del 1904) in virtù del fatto che le pecore potrebbero danneggiare l’argine e, di conseguenza provocare un rischio idraulico, nonché causare danni alla salute pubblica (ma oggi gli animali sono sottoposti a rigorosi controlli). C’è però la possibilità che gli argini vengano dati in concessione al pastore, solitamente per 5 anni, ma i divieti di pascolo sono sempre in agguato perché i sindaci dei paesi in cui si trovano gli argini, se sollecitati da cittadini che temono lo sporco delle pecore e i loro…belati troppo rumorosi, possono sempre emettere un’ordinanza e vietarne il transito. Comunque, a parte queste difficoltà che i pastori si trovano ad affrontare, nei giorni scorsi a Padova era tempo di rinnovo delle concessioni e Morandi, insieme ad altri piccoli allevatori della zona, ha scoperto che, questa volta, le concessioni presentavano la clausola del miglior offerente. La conseguenza è stata la lievitazione del prezzo, passato da 3 a 400 euro circa all’ettaro, un costo insostenibile per Davide che ha dovuto rinunciare mentre a beneficiarne, in questi casi, sono solitamente grandi aziende agricole, spesso non del territorio e che non hanno interesse al pascolo e allo sfalcio. Morandi, che considera ingiusto, ad esempio, il fatto che non siano stati previsti dei punteggi a favore degli allevatori locali, è pronto a ricorrere a vie legali per tutelare i propri diritti presso il Genio Civile ma al momento,  per il passaggio delle pecore, deve affidarsi alla disponibilità dei nuovi concessionari.

da sx Efrem Tassiato e Davide Morandi

I pastori del terzo millennio devono guardare alla multifunzionalità. Al dibattito è seguito un momento conviviale a base di salumi e carne di pecora, magistralmente preparato dal giornalista chef Efrem Tassinato, nostro anfitrione al Wigwam Arzerello. “Come la maggior parte dei pastori veneti – racconta Davide – alleviamo la pecora biellese e bergamasca, ma il consumo di carne ovina nella nostra regione, al di là del periodo pasquale e, oggi, della richiesta da parte degli immigrati islamici, è prossimo allo zero, così portiamo gli animali alle aziende di trasformazione del centro Italia, Toscana, Abruzzo e Umbria, regioni che hanno una maggiore tradizione culinaria a base di pecora”. Quindi, per dare un impulso alla nostra attività abbiamo avviato uno spaccio-macelleria, una fattoria didattica e tra poco apriremo un agriturismo, dove finalmente metterò a frutto anche i miei studi da cuoco”.

Martedì 12 giugno 2012, in barca sul Sile l’Assemblea di Turismo Verde Veneto

Turismo Verde Veneto, l’associazione degli agriturismi della Cia, riunisce in assemblea i suoi associati, martedì 12 giugno, con partenza da Casale sul Sile (TV) per eleggere il nuovo presidente regionale e gli organismi direttivi. Quest’anno si tratta di un’assemblea dalla caratteristica “itinerante”. Si svolgerà infatti a bordo di una barca da turismo, lungo il Sile, fiume di risorgiva che lambisce un tratto di pianura trevigiana e veneziana per poi sfociare in laguna.

Tra gli argomenti affrontati, il nuovo disegno di Legge regionale sull’agriturismo. L’originale iniziativa sarà l’occasione per fare il punto della situazione sul nuovo disegno di Legge regionale sull’agriturismo, di fondamentale importanza per lo sviluppo del settore, sempre più caratterizzato dalla multifunzionalità e dalla varietà di servizi offerti alla comunità: come le fattorie didattiche, anche con centri estivi per i più piccoli e le fattorie sociali. Sarà presente all’assemblea il presidente del Consiglio della Regione Veneto Clodovaldo Ruffato. Partecipano anche Graziano Azzalin consigliere regionale della IV Commissione consiliare agricoltura, Renato Francescon della Direzione promozione turistica della Regione, Elena Schiavonresponsabile delle Fattorie Didattiche. All’Assemblea saranno naturalmente presenti Daniele Toniolo, presidente Cia Veneto, Valter Brondolin, direttore Cia Veneto e Giuseppe Gandin, presidente nazionale Turismo Verde.

Le proposte di modifica della legge. Gli addetti ai lavori di Turismo Verde-Cia chiedono alla Regione Veneto un impegno concreto. Attualmente l’attività agrituristica in Veneto è regolamentata dalla Legge regionale 9/97, la stessa da 13 anni. E l’ultima proposta di legge, dicono gli agriturismi della Cia, non andrebbe incontro alle modifiche introdotte dalla Legge quadro nazionale sugli agriturismi 96/2006. Su questa strada Turismo Verde ha presentato al tavolo della Regione Veneto un testo unitario contenente importanti proposte di modica al nuovo disegno di Legge, chiedendo un utilizzo sempre maggiore di prodotti propri dell’azienda agrituristica e dell’attività agricola del territorio, introducendo la priorità della tracciabilità e fissando la percentuale di prodotti tipici dell’agricoltura locale da portare in tavola negli agriturismi veneti all’80%.

(Fonte: CIA Veneto)

Arrivano le zucchine gialle, squisite, ma sempre meno coltivate

Le zucchine gialle sono una “chicca” in cucina, squisite e versatili, ma è sempre più difficile trovarle. E’ adesso il momento migliore per la raccolta. Sono rimasti in pochi a coltivarle. Così nel Veneto se ne producono poche decine di quintali, pochissimo se si fa il confronto con altre varietà, in particolare con le verdi.

Produzione ridotta per la raccolta laboriosa. Il motivo è spiegato da Vittorio Tosatto, azienda orticola a Scorzè, in provincia di Venezia: “Sono alquanto spinose e questo rende la raccolta laboriosa, bisogna cercare la zucchina tra le tante foglie, e la resa è piuttosto bassa. Fatti bene i conti, il prodotto non dà grandissime soddisfazioni, anche se ha ancora alcuni validi sbocchi commerciali”. Il prezzo è superiore rispetto alle varietà che si trovano comunemente in commercio; sul finire di maggio hanno toccato i 3 euro e mezzo alla produzione.Nel frattempo la quotazione è scesa sensibilmente, ma si mantiene comunque su livelli considerati interessanti.

Gusto simile alla zucca. E’ un mercato ormai solo di nicchia, confermano a OPO Veneto, organizzazione di produttori orticoli di Zero Branco (Treviso), rivolto in particolare al mondo della ristorazione. Si trovano quasi soltanto dai fruttivendoli più attenti alle cose diverse, curiose e ricercate. Sono richieste da consumatori intelligenti che cercano prodotti buoni e tradizionali, che amano il piacere di scoprire gusti originali. Delle zucchine gialle apprezzano il sapore ben riconoscibile nella sua delicatezza, la dolcezza, la leggerezza e la digeribilità. E’ un gusto che si avvicina molto a quello della zucca. Con le zucchine gialle sono preparati deliziosi risotti oppure ottime frittate. Si distinguono per versatilità in cucina tanto che si prestano per antipasti, primi, secondi, contorni, dolci.La pianta (cucurbita pepo, famiglia delle cucurbitacee), originaria dall’America centro meridionale, è resistente e ama il caldo. Il colore delle zucchine è giallo oro, i fiori sono sul giallo arancione. La gialla, come tutte le zucchine, è un ortaggio ipocalorico, disintossicante, depurativo e digeribile: virtù che lo rendono ideale per chi vuole mantenersi leggero o si trova in dieta. In più offre un tocco di colore, di originalità e di dolcezza.

(Fonte: http://www.ortoveneto.it)

ARGAV in visita al pastificio Jolly Sgambaro, marchio simbolo per le tavole venete

Pasta Jolly Sgambaro (foto Maurizio Drago)

(di Emanuele Cenghiaro, socio ARGAV) Fare la pasta e farla bene è lo scopo del pastificio Jolly Sgambaro di Castello di Godego, in provincia di Treviso. Una delegazione Argav lo ha visitato l’1 giugno scorso traendo la conclusione che anche in Veneto è possibile fare una pasta di qualità.

Pier Antonio, Dino e Cristina Sgambaro con Fabrizio Stelluto, Mirka Cameran Schweiger di ARGAV e lo chef Giuseppe Agostini (foto Maurizio Drago)

Un’azienda da sempre all’avanguardia. Soprattutto in Veneto, verrebbe da dire, vista l’eccellenza assoluta del grano duro coltivato nella pianura Padana, come assicura Pierantonio Sgambaro, che oggi conduce l’azienda fondata a Cittadella nel 1947 da Tullio Sgambaro e poi proseguita dai figli Dino ed Enzo. E se, nel 2003, il pastificio aveva ottenuto, primo in Italia, la certificazione di prodotto di puro “Grano duro italiano” oggi impressa su tutte le confezioni rosse a marchio “Jolly”, a Pierantonio è sorta l’idea di fare di più: accostare al proprio prodotto di punta, la pasta a marchio “Jolly Sgambaro” in confezione gialla, l’idea del “Km 0”.

Pastificio Jolly Sgambaro (foto Maurizio Drago)

I vantaggi del km zero. “Non si tratta di una semplice trovata commerciale – spiega Pierantonio Sgambaro – perché per questa pasta si utilizzano solo grani selezionati provenienti da Veneto, Emilia Romagna, Lombardia e in parte Friuli Venezia Giulia. La massima distanza dal nostro molino è di 170 chilometri: un vero km 0 a paragone dei viaggi intercontinentali che devono effettuare i chicchi usati da altri pastifici”. E continua: “Attraverso la minor percorrenza possibile tra i campi di coltivazione del grano e il molino garantiamo la perfetta conservazione del grano come appena raccolto. E si assicura un maggior rispetto dell’ambiente, con minor consumo di energia e minore inquinamento”. A completare la qualità di questa pasta si aggiungono la lenta lavorazione e le basse temperature di essicazione, grazie alle quali le qualità organolettiche, il profumo e la fragranza del grano rimangono inalterate.

Dal molino al piatto, Jolly Sgambaro (Foto Maurizio Drago)

Non solo grano, ma anche farro, kamut e farine biologiche. La Jolly Sgambaro, che da anni garantisce la tracciabilità del prodotto, lavora circa 50mila tonnellate di grano duro all’anno, di cui 30mila frutto di un consolidato rapporto con agricoltori e cooperative della Puglia, le restanti 20mila provenienti da 9mila ettari di seminativi nella pianura Padana. Fiore all’occhiello è anche la produzione di pasta con farina di farro, ma non mancano prodotti con farine biologiche e kamut. Il rapporto diretto con i coltivatori, oltre a garantire la tracciabilità del prodotto già da ben prima che diventasse un obbligo di legge, permette all’azienda di ottenere una materia prima dalla qualità controllata (zero rilevabilità dei pesticidi, ad esempio), che viene lavorata in modo ottimale e trasformata in farina con metodo a sfregamento nel mulino annesso al pastificio. Un lettore ottico seleziona i chicchi ad uno ad uno.

Dino Sgambaro (foto Maurizio Drago)

Prossimo obiettivo: sostenibilità. Tutta l’energia elettrica utilizzata per i processi produttivi deriva da fonti rinnovabili, l’acqua viene pescata nelle falde sotterranee, le stesse usate da notissimi marchi di acque minerali (per 100 chili di pasta si utilizzano 28 litri d’acqua). Nell’agosto 2011 l’azienda ha conseguito la certificazione UNI EN CEI 16001:2009, primo passo verso il prossimo obiettivo: l’efficienza energetica e il minor impatto ambientale possibile. Lo stabilimento di Castello di Godego è inoltre dotato di un percorso didattico che illustra tutte le fasi della lavorazione, dal chicco alla pasta, ed è visitato ogni anno da migliaia di alunni.

Lavoro, vouchers per studenti e pensionati, no per cassaintegrati e disoccupati

Dal primo di giugno sino alla fine di settembre 2012 gli studenti dai 16 ai 25 anni, regolarmente iscritti ad un ciclo di studi, potranno lavorare in campagna grazie ai voucher e assieme ai pensionati. L’ok del Senato alla riforma del lavoro del Ministro Fornero se da un lato “salva” i giovani e gli anziani, dall’altro spazza via una opportunità di lavoro, nelle grandi imprese agricole, per cassaintegrati, disoccupati, inoccupati, casalinghe e lavoratori part time.

Nel 2011, impiegati 1 milione di vouchers. Una discriminazione inspiegabile per Coldiretti Veneto che ricorda il successo dei vouchers, passati inizialmente da qualche decina di migliaia al milione del 2011 facendo del nord est il capofila di uno strumento usato con consapevolezza da parte delle aziende per garantire trasparenza, sicurezza e legalità. Dopo la manifestazione dell’Organizzazione agricola è sparito dalla norma il limite di poter utilizzare il voucher per le sole imprese agricole che non superano i 7mila euro di fatturato mentre il valore del voucher sarà stabilito per decreto sentite la parti sociali dopo l’approvazione della legge. Va peraltro sottolineato – conclude la Coldiretti – che i voucher acquistati fino all’entrata in vigore della nuova legge sono anch’essi validi fino al 31 maggio 2013.

(Fonte: Coldiretti Veneto)

Il futuro di Veneto Agricoltura si chiama Agenzia Veneta per l’Innovazione nel Settore Primario

“La riforma di Veneto Agricoltura è un impegno programmatico sancito anche dalla Legge Finanziaria di quest’anno. Voglio però precisare che in questo momento c’è solo un primo testo che ho consegnato ai colleghi assessori per un’analisi del suo contenuto. Per ogni approfondimento voglio attendere la formale decisione di Giunta”. Lo ha sottolineato l’assessore regionale Franco Manzato, riferendosi all’interesse  mostrato dai mass media per l’azzeramento di vertici e partecipate di Veneto Agricoltura, che sarà sostituita da una nuova agenzia, più agile, meno costosa e più efficiente e che si chiamerà “Agenzia Veneta per l’innovazione nel settore primario”.

La nuova struttura dovrebbe costare la metà. “Ricordo che la Legge finanziaria – ha affermato Manzato – prevede espressamente che la Giunta presenti un disegno di legge di riordino di questa azienda regionale che, attraverso interventi di razionalizzazione e di miglioramento dell’efficienza delle funzioni e dei servizi, consenta di conseguire significativi risparmi nelle spese di funzionamento. Si tratta peraltro solo di una delle tappe del complessivo processo di rinnovamento del sistema pubblico agricolo del Veneto, con il quale vogliamo alleggerire apparati, burocrazia e la relativa spesa, liberando risorse per gli investimenti finalizzati alla competitività delle aziende agricole”.

E questo è appena l’inizio. “Questo significa – ha aggiunto Manzato – che il riordino riguarda tutti gli enti strumentali regionali che operano in ambito agricolo, in un percorso che ha già coinvolto Avepa e le strutture regionali periferiche, da ultimo con la costituzione dello Sportello Unico Agricolo, e che proseguirà con la riforma degli Enti parco, secondo criteri di efficienza, di contenimento dei costi, di eliminazione di duplicazioni o sovrapposizioni di compiti, in coerenza con quanto ha previsto per gli Enti Regionali il nuovo Statuto del Veneto”. “Quello che vogliamo costruire – ha concluso l’assessore – è uno strumento che sia davvero tale, e dunque non più un ente pubblico economico, a servizio delle politiche regionali e del sistema di imprese, rafforzando ruolo e funzioni di tipo tecnico – specialistiche per quanto riguarda la ricerca applicata e la sperimentazione finalizzate ad iniettare innovazioni tecnologiche e organizzative che contribuiscano a migliorare la competitività delle imprese e la sostenibilità ambientale nei comparti agricolo, agroalimentare e forestale”.

E Veneto Agricoltura fa sapere che… “Su 14 milioni di euro circa erogati all’Azienda dalla Regione Veneto nel 2011, abbiamo riversato nel territorio, a favore del settore primario, trenta milioni di euro di attività. La differenza è maturata attingendo ai finanziamenti europei”. Questo il dato più significativo, sottolineato da Paolo Pizzolato, Amministratore Unico di Veneto Agricoltura, estrapolabile dal bilancio di mandato 2009 – 2012 dell’Azienda consultabile da oggi sul sito internet aziendale. Veneto Agricoltura svolge la sua attività avvalendosi dei Centri Sperimentali, delle Aziende Agrarie e dell’Istituto Agroalimentare di Thiene amministrando anche il patrimonio affidatole in gestione dalla Regione Veneto. Sperimentazione, ricerca applicata e trasferimento dell’innovazione al settore primario, le mission dell’Ente.

Settori tutti in attivo. “Tutti i centri hanno prodotto reddito, per cui nessuno di questi è in perdita o gravato nel triennio da costi aggiuntivi rispetto al passato. Le compartecipate, per la prima volta nella storia dell’Azienda, sono tutte in attivo con dati significativi salvaguardando tutti i posti di lavoro. Veneto Agricoltura – continua Pizzolato – è riuscita nell’intento di mantenere fede al patto di stabilità sommando inoltre un risparmio nel corso del 2011 pari a circa 1.350.000,00 Euro. Tra le iniziative del 2011, ad esempio, si ricordano il supporto alla Regione nell’organizzazione e nella gestione della Conferenza Regionale dell’Agricoltura e dello Sviluppo Rurale, nell’avvio del portale “Piave”, le attività formative e divulgative legate al progetto “Riducareflui” (per la valorizzazione dei reflui zootecnici), le decine di conferenze, workshop, visite tecniche, sempre in stretta collaborazione con i diversi Settori tecnici dell’Aziernda e in coordinamento con le rispettive Direzioni Regionali”.

Il bilancio è servito. “Il Settore Bioenergia e Cambiamento climatico – continua Pizzolato – finanzia quasi completamente la sua attività utilizzando risorse che provengono da programmi europei (LIFE, IEE, INTERREG, etc.) o da progetti speciali regionali e nazionali, pesando marginalmente sul bilancio regionale. E l’Istituto per la Qualità e le Tecnologie Agroalimentari di Thiene (di Veneto Agricoltura), sempre per dare qualche esempio, chiude da anni il proprio budget con un avanzo di amministrazione in grado di ristorare larga parte delle proprie spese di gestione. Se poi ci soffermiamo su alcune realtà, alcune hanno assunto un’operatività ed una dimensione tali da interessare con i propri servizi e beni anche ambiti extraregionali, addirittura internazionali (è il caso di CSQA Certificazioni), ed in grado di accompagnare le imprese agricole ed agroalimentari nel difficilissimo mercato internazionale globalizzato del terzo millennio. Il tutto senza mai aver gravato sul bilancio di Veneto Agricoltura anzi”. Ecco il link al bilancio di mandato.

(Fonte: Regione Veneto/Veneto Agricoltura)

Chioggia Ortomercato del Veneto porta a tavola i prodotti del territorio insieme ai “Campioni” della pizza

Pizza e birra. Niente di più universale e quindi come collegarlo a un territorio specifico? Una sfida che Chioggia Ortomercato del Veneto ha voluto raccogliere coinvolgendo il pluripremiato pizzaiolo Gianni Calaon, primo classificato nella sezione Pizza Classica al Campionato Mondiale di Salsomaggiore nel 2010.

A cena dai “Campioni”. E così, nel nuovo ambiente che Calaon ha aperto nei locali del Ra Stua sul Lungomare di Sottomarina assieme a Manuel Baraldo, chef internazionale che si fregia di numerosi riconoscimenti dall’Accademia della Cucina Italiana, giovedì 31 maggio si potranno rivivere atmosfera e sapori del Campionato Mondiale della Pizza gustando le loro stuzzicanti specialità elaborate in un menù degustazione con prodotti tipici del Territorio Veneto. L’evento, intitolato “A cena dai Campioni!”, che si inserisce nell’ambito delle “Serate Enogastronomiche Clodiensi”, organizzate da Chioggia Ortomercato del Veneto in sinergia con le filiere produttive ed imprenditoriali del territorio con l’obiettivo di valorizzare i prodotti tipici locali, si svolgerà presso il ristorante “I Compari” (ex Ra Stua) a Sottomarina, Lungomare Adriatico 36/B, con inizio alle ore 20.00. Prenotazioni al 345.4553772 oppure via mail icomparichioggia@gmail.com.

Il menu. Si parte con schiacciatina al baccalà mantecato, focaccina farcita e focaccina con paté di fasolari; quindi seguono ravioli al baccalà su crema di piselli e risotto al radicchio di Chioggia con pomodorini in carpione; si prosegue con pizza “Oca e Bisi” e pizza “Laguna di Chioggia”; per finire formaggio stravecchio con marmellate di Chioggia e dessert dei Compari alla chioggiotta. Il tutto accompagnato in tavola dalla “Rossa di Chioggia”, la birra artigianale al Radicchio di Chioggia Igp, lanciata lo scorso anno dall’Ortomercato quale emblema delle produzioni tipiche clodiensi. Costo menu degustazione: 30 euro.

(Fonte: Chioggia Ortomercato del Veneto)