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Ordine Agronomi e Forestali del Veneto: “Contro le future siccità serve stoccare le acque, subito un tavolo di confronto fra le professionalità necessarie”

Tecnicamente si definisce “bacinizzazione” ed è la pratica di “stoccaggio” delle acque da utilizzare nei momenti di crisi idrica come l’attuale calda estate delle campagne venete. La “bacinizzazione” richiede l’apporto professionale di numerosi attori della filiera produttiva, perchè molteplici sono le problematiche da affrontare: dove trattenere l’acqua, come derivarla sino alle aziende agricole e con che costi, quali impatti paesaggistici derivano da allagamenti programmati del territorio, quali indennità per i proprietari e così via. Iniziamo a parlarne per non trovarci, come quest’anno, sempre in ritardo. A chiederlo, il rodigino Gianluca Carraro, Presidente della Federazione degli Ordini dei Dottori Agronomi e Forestali del Veneto.

Quanto “bevono” le colture venete? Ecco qualche indicazione. “I problemi di siccità, che le colture agrarie venete più rappresentative (mais , soia, barbabietola) stanno patendo, sono purtroppo noti; si concretizzeranno con cali di resa che, nelle peggiori situazioni, arriveranno a rendere antieconomica la raccolta.  Meno note, invece, sono alcune considerazioni di carattere quantitativo sul deficit d’acqua. Prendiamo ad esempio il mais, prosegue Carraro. Nelle campagne rodigine, padovane, veneziane, mediamente la necessità idrica stagionale della coltura è di circa 300 millimetri, vale a dire 3.000 metri cubi ad ettaro o, in altri termini ancora, 300 litri a metro quadro; di questo fabbisogno, l’apporto naturale delle piogge copre normalmente almeno il 70%. Nel corso di quest’anno, a parte qualche pioggia in aprile che ha apportato da 50 a 80 millimetri d’acqua, non si sono registrati eventi pluviali apprezzabili; oltre a ciò, le temperature si sono mantenute su valori superiori alla media sin dai momenti precedenti la fioritura, che per il mais è una fase di elevata sensibilità. Il deficit idrico maidicolo è dunque stimabile in circa 250 millimetri, cioè 250 litri a metro quadro. Con lo stesso approccio procedurale, il deficit idrico per la soia è stimabile in 180 millimetri e per la barbabietola in 150 millimetri. A questo punto, è facile calcolare i fabbisogni idrici complessivi, conoscendo le superfici coltivate”.

Parola chiave, programmazione. Questi dati, che l’organismo pagatore regionale AVEPA possiede certamente, servirebbero a programmare, ovviamente con ulteriori approfondimenti, le quantità di acqua da trattenere con la “bacinizzazione” delle acque, che da monte defluiscono verso il mare.  Ma c’è acqua a sufficienza?  “Basti pensare  – aggiunge Carraro  – che, per soddisfare il fabbisogno dei circa 60.000 ettari del comprensorio maidicolo rodigino in un’annata come quella attuale, in cui si sarebbero dovuti apportare 250 litri di acqua irrigua al metro quadro, sarebbe stata necessaria la portata del fiume Po, stimata in 1.200 metri cubi al secondo, per 35 ore! Da considerazioni come questa – conclude il Presidente di agronomi e forestali veneti – scaturisce la necessità di programmare come affrontare questi problemi, che hanno notevoli impatti di carattere economico, ma ancora da valutare compiutamente: dalla mancanza di prodotto nazionale all’ importazione di prodotto estero non sempre idoneo dal punto di vista sanitario fino all’incremento dei prezzi per il consumatore.”

Lotta alla fusariosi: a Lusia (RO) si intensifica la ricerca in un campo di insalate

C’è molta attesa a Lusia, nel Polesine, storica terra di orti, per i risultati di una ricerca in un campo di lattuga cappuccia e gentile, mirata a combattere la fusariosi dell’insalata, un fungo parassita che sta deprimendo le coltivazioni. Una prova varietale nella quale sono direttamente coinvolte una decina di aziende nazionali e multinazionali, che hanno messo a disposizione i loro prodotti. Tecnici, operatori del settore e orticoltori hanno visitato nei giorni scorsi il campo sperimentale che si trova nell’azienda “L’insalatiera” di Alessandro Braggion, presidente del Consorzio di tutela dell’insalata Igp di Lusia.

Una ricerca d’importanza nazionale. “La visita, commenta Massimo Pezzuolo, tecnico di Opo Veneto, ha avuto lo scopo di verificare come le insalate cappuccia e gentile stiano reagendo agli esperimenti in atto. E’ una prova varietale in campo assolutamente nuova, una ricerca di livello nazionale, forse unica in Italia e la sua valenza è data proprio dall’interesse mostrato dalle grandi multinazionali del settore. Si tratta di mettere a fuoco una lotta efficace alla fusariosi, che sia anche rispettosa dell’ambiente, quindi in qualche modo alternativa rispetto ai trattamenti basati soprattutto sulla chimica. Il metodo biologico, nell’immediato, mostra grossi limiti, si tentano perciò le possibilità che possono arrivare dalla genetica”. Nella ricerca sono impegnati il Consorzio di tutela dell’insalata Igp di Lusia, il Mercato ortofrutticolo di Lusia e la CCIAA di Rovigo, il Servizio Fitosanitario della Regione Veneto sede di Rovigo, attraverso Veneto Agricoltura e il Centro sperimentale di Po di Tramontana, che si trova nel Polesine.

(Fonte: http://www.ortoveneto.it)

Colture cerealicole e ortaggi, la siccità infiamma i prezzi, stime negative di produzione e raccolti 2012

Anche in Veneto le alte temperature di giugno/luglio e il perdurare del periodo siccitoso incominciano a provocare danni alle colture ed i prezzi, sulla scia di quelli internazionali, stanno puntando verso l’alto. È questa la sottolineatura più importante che emerge dall’ultima newsletter “I mercati del frumento, del mais e della soia”, realizzata dagli esperti di Veneto Agricoltura.

Risultati positivi per il frumento. Per quanto riguarda il frumento, le operazioni di raccolta sono ormai concluse e la siccità non ha fatto in tempo ad arrecare particolari danni. Anzi, l’aumento delle superfici investite, stimate in crescita a circa 95.000 ha (+13%) e un buon andamento stagionale che ha favorito la coltura, hanno permesso di ottenere buone rese e qualità interessanti. Nel complesso, quindi, è possibile prevedere che la produzione possa attestarsi a circa 570.000 tonnellate, in crescita di oltre il 10% rispetto al 2011, mentre i prezzi, nelle ultime sedute della Borsa merci di Padova, hanno superato i 240 euro/t (+10% rispetto al 2011).

Situazione critica per il mais nel Polesine. “Secondo le indicazioni raccolte presso gli operatori locali – affermano gli esperti di Veneto Agricoltura – la situazione è invece critica in particolare per quanto riguarda il mais: nelle zone produttive non irrigue del Polesine (circa 10.000 ettari su 50.000 totali) la perdita della produzione è pressoché totale e le aziende si vedono costrette a trinciare il mais per destinarlo a ceroso.”  Nelle altre aree della provincia, la maggior parte degli agricoltori è intervenuta con le irrigazioni di soccorso, anche se in alcuni casi tale intervento è avvenuto ormai “fuori tempo massimo” e le colture sono andate ugualmente in stress, compromettendo la produzione in maniera variabile dal 10% al 40%.

Perdita contenuta di mais nelle altre province venete, per la soia, stima ancora prematura. Nelle altre province, attualmente si può stimare una possibile perdita produttiva in media nell’ordine del 10%. A livello regionale, quindi, è possibile prevedere un minor raccolto di mais di circa il 15-20% rispetto al 2011; la produzione attesa scenderebbe dunque a circa 2 milioni di tonnellate.  Per la soia, la situazione può diventare critica se la siccità e le alte temperature continuassero anche per tutto il mese di agosto, ma è ancora prematura una valutazione complessiva: la coltura ha subito uno stress al momento dell’allegagione, ma se irrigata ha margini di ripresa. Nel complesso, per ora, è possibile stimare, in presenza di superfici stabili, una minor produzione a livello regionale di circa il 10% rispetto al 2011, al di sotto delle 250 mila tonnellate.

Cosa succede nel mondo in fatto di colture cerealicole. Avverse condizioni climatiche, con lunghi periodi siccitosi, si stanno registrando anche in altri paesi nel mondo, con stime di produzione riviste al ribasso sia per quanto riguarda il frumento (minori produzioni si attendono soprattutto in Russia e Kazakhstan), che per il mais, in calo in particolar modo negli Usa.  E così, nell’ultimo mese, le quotazioni dei futures quotati alla borsa merci di Chicago sono schizzati verso l’alto: il frumento e il mais sono saliti rispettivamente a 250 euro/t e 240 euro/t per il mais, praticamente quasi ai livelli massimi degli ultimi due anni. La soia ha oltrepassato i livelli record raggiunti nel 2008, oltre i 500 euro/t. E la situazione generale sembra orientata verso un ulteriore rialzo dei prezzi, trascinando anche i listini delle principali piazze di contrattazione nazionali e locali.

Ortaggi, micidiale il caldo torrido. Danni notevoli: si va, secondo alcune stime, da un dieci a un trenta per cento. E’ un dato tutto da verificare e sarà la raccolta a confermarlo oppure no. “Le perdite, afferma Federico Nadaletto di OPO Veneto, interessano un po’ tutti gli ortaggi e provocano, tra l’altro, un calo della qualità: sono stati attaccati fagioli, fagiolini, zucchine, cetrioli, fragole, radicchi, melanzane”. Si prevede quindi una diminuzione di produzione, con implicazioni dirette sulla qualità e sui prezzi. Le conseguenze si “peseranno” al momento di raccogliere verdura e frutta. I “colpi di sole” avranno conseguenze che si prolungheranno per tutta la vita delle piante di ortaggi. Il caldo torrido ha provocato, inoltre, la lievitazione della bolletta energetica per mantenere freschi e conservare i prodotti, resi più facilmente deperibili. “Inoltre, aggiunge Federico Nadaletto, c’è un altro aspetto molto negativo da segnalare: “Si è avuta un’esplosione di parassiti che amano il caldo: miridi, tripidi, acari, che hanno fatto e stanno facendo notevoli danni diretti (intaccano le piante, fanno cadere i fiori, indeboliscono la fertilità del polline) o indiretti in quanto essi trasmettono malattie virali anche violente”.

(Fonte: Veneto Agricoltura/www.ortoveneto.it)

CIA Treviso, missione Africa

villaggio Silinkine in Senegal

La solidarietà degli agricoltori di Cia Treviso raggiunge il Senegal. Un funzionario della Confederazione italiana agricoltori regionale è partito la scorsa settimana con destinazione Silinkine, un villaggio senegalese della regione meridionale di Casamance, per sviluppare alcune azioni del progetto di cooperazione rurale decentrata P.r.i.s (Projet rural intégré de Silinkine). L’iniziativa di solidarietà internazionale da un anno vede la Cia di Treviso in prima linea nel concretizzare azioni di sviluppo integrato dell’agricoltura del villaggio del Senegal del Sud, regione a forte vocazione agricola e pastorale.

Formazione su tecniche colturali e uso degli attrezzi agricoli. Il tecnico inviato dalla Cia avrà il compito di formare gli agricoltori del villaggio nell’utilizzo di tecniche colturali e di attrezzature agricole. La partecipazione di Cia Treviso come partner del progetto P.r.i.s è un segno tangibile della radicata cultura della solidarietà, oltre che del lavoro, propria degli agricoltori trevigiani. Caratteristica dell’iniziativa è quella di coinvolgere nel lavoro interamente la comunità locale del villaggio: a questo scopo è nata una cooperativa (Avis) Association villageouse de Silinkine, partner senegalese che ha individuato, partendo dalle reali necessità del territorio e della popolazione, le priorità e gli ambiti di intervento.

Circa 3 mila i senegalesi che vivono nella Marca trevigiana. Insieme a Cia Treviso altre associazioni sono impegnate in varie attività per la raccolta di fondi e la sensibilizzazione sui temi della cooperazione e della solidarietà per il progetto P.r.i.s. Capofila è l’associazione culturale senegalese Diamoral di Treviso. Oltre a Cia Treviso altri partner sono: il Comune di Fregona, l’associazione “I Care” Onlus, l’ACSI, l’associazione culturale senegalesi e la Consulta della associazioni culturali di Vittorio Veneto. Nella Marca trevigiana tra gli immigrati la comunità senegalese è tra le più numerose e ben integrate, sono circa tremila.

(Fonte: CIA Treviso)

Siccità in agricoltura, nel Polesine chiesta la calamità naturale

Richiesta la calamità naturale per la siccità in Polesine

E’ crisi idrica e siccità sulle fertili campagne del Polesine. Assenza di precipitazioni e temperature sopra la media stagionale stanno mettendo in ginocchio le coltivazioni dell’intera provincia e compromettendo i bilanci aziendali. Coldiretti Rovigo, Confagricoltura e Cia stimano danni per 150-200 milioni di euro diretti sulle colture (cereali, ortofrutta, barbabietole), in particolare sul mais; danni che sono destinati ad arrivare a 250-300 milioni di euro considerando l’indotto (la filiera dell’essicazione, stoccaggio, commercializzazione).

Situazione aggravata anche dalla risalita del cuneo salino. In una sofferta conferenza stampa in Prefettura, ieri le tre organizzazione agricole hanno divulgato l’intenzione congiunta di chiedere lo stato di calamità naturale per siccità. La domanda è già partita alla volta del governatore della Regione Veneto, Luca Zaia, di Avepa (ente regionale per i pagamenti in agricoltura) e per conoscenza a tutti i rappresentanti polesani al Parlamento, alla Giunta e al Consiglio del Veneto, alla Provincia di Rovigo. Le colture maggiormente colpite sono il mais e la soia, ma anche la bietola, le ortofrutticole. La siccità sta falcidiando soprattutto i territori del Medio e Basso Polesine, dove la situazione è aggravata anche dalla risalita del cuneo salino.

Richieste agevolazioni fiscali, condizioni agevolate di accesso al credito ed interventi sull’irrigazione di soccorso. “Non chiediamo contributi a fondo perduto – dichiara il presidente di Coldiretti Rovigo, Mauro Giuriolo – (siamo abbastanza responsabili per renderci conto che non si sono disponibilità), ma chiediamo agevolazioni fiscali e condizioni agevolate di accesso al credito, visto che ci sono imprese che hanno perso il cento per cento del raccolto e devono far fronte alle anticipazioni colturali per l’annata prossima e pagare i costi della campagna in corso”. “Chiediamo – aggiunge il direttore di Coldiretti Rovigo Adriano Toffoli – che la Regione Veneto preveda nel prossimo bando di Psr (Piano di sviluppo rurale), quanto le organizzazioni agricole avevano già proposto, cioè la previsioni di interventi specifici sull’irrigazione di soccorso, non solo per trasformare gli impianti irrigui esistenti, ma anche i nuovi, poiché sebbene storicamente il Polesine finora non aveva problemi d’irrigazione, a causa dei cambiamenti climatici ora deve misurarsi anche con la siccità, come se non bastassero le problematiche di bonifica e di risalita del cuneo salino”.

Regione Veneto: carburante agricolo agevolato. A proposito della siccità che colpito il Veneto, Franco Manzato, assessore regionale all’Agricoltura, nei giorni scorsi ha affermato che: “Giungono preoccupanti segnali d’allarme per la siccità che sta colpendo diverse zone della nostra regione e  quindi ho sollecitato l’AVEPA, in relazione alle competenze assunte dalla stessa con il subentro nella gestione dei procedimenti inerenti le verifiche per la delimitazione dei territori danneggiati da eccezionali eventi atmosferici, ad attivarsi urgentemente per rilevare le zone interessate dalla straordinaria carenza di precipitazioni piovose, per quantificare i danni e per effettuare una valutazione di eventuali provvedimenti da assumere al fine di fronteggiare i danni subiti dalle produzioni agricole”. I Centri di assistenza agricola (CAA) e gli Sportelli unici agricoli (SUA) dell’AVEPA sono stati autorizzati fino al 30 novembre prossimo al rilascio delle assegnazioni di carburante agricolo agevolato per gli interventi di irrigazione di soccorso in tutto il Veneto (a esclusione della provincia di Belluno) e per le colture per le quali tale intervento è previsto nelle vigenti tabelle ettaro-coltura, nella misura del 100% del quantitativo tabellare previsto. Lo stabilisce un decreto del direttore della stessa Agenzia”.

(Fonte: Coldiretti Rovigo/Regione Veneto)

Coldiretti premia con l’Oscar i giovani agricoltori veneti

Non superano i 30 anni e hanno una media di età intorno ai 22, sono i giovani agricoltori di Coldiretti Veneto, gli antiossidanti dell’agricoltura che ieri hanno partecipato alla finale regionale dell’Oscar Green, concorso a carattere nazionale che premia gli imprenditori junior e le loro esperienze professionali innovative.

Il concorso. Il Veneto ha risposto con uno spaccato moderno grazie a circa 50 adesioni, suddivise per sei categorie che rappresentano tutte le sfumature della multifunzionalità in agricoltura: dalla valorizzazione del territorio alla salvaguardia ambientale, dal recupero della tradizione, all’innovazione e la tecnologia, dal contributo alla qualità della vita al rapporto diretto con il cittadino consumatore. Il bando giunto alla decima edizione prevede anche la menzione speciale “Paese Amico” ovvero la segnalazione dell’amministrazione pubblica che ha incoraggiato maggiormente le iniziative promosse dai coltivatori a sostegno di un modello di sviluppo ecosostenibile.

La sestina dei vincitori è stata presentata prima in un filmato che li racconta uno dopo l’altro con immagini e slogan. E’ la provincia da Verona a far da padrona: con Stefano Righetti , vitivinicoltore di Pescantina che con il computer non chatta ma vende vino di alta quota, Giulia Lovato di Bonavicina si occupa di bambini fragili, che nella sua fattoria diventano speciali, Marco Daccordo di Castagnaro è convinto che nella vita non serve pepe ma aglio, il suo etichettato e certificato. Ed è il comune di Bardolino ad aggiudicarsi tutta l’amicizia con la campagna per aver avviato numerosi mercatini agricoli sul territorio e attivato una rete di servizi connessi per avvicinare cittadini e turisti alla tipicità locale. Nel vicentino Daiana Fongaro, perito agrario, prosegue l’attività di famiglia traendo dall’allevamento di maiali, bovini da carne, avicolo le migliori carni per poi venderle direttamente allo spaccio aziendale. Il suo motto ? Mille idee e realizzarle tutte purchè rimangano genuine e vere come le hanno insegnato, primo tra tutti il nonno e a seguire i genitori. C’è anche un padovano sul podio è Luca Piccolo, apicoltore di Loreggia che da quindici anni si occupa della “trasferta” di mille alveari: con la sua attività di nomadismo porta gli sciami di api alla ricerca dei migliori fiori italiani per dare il top del miele. Nel veneziano una società di dieci ragazzi pescatori “Adriamar” di Cavallino Tre Porti semina e coltiva 60 ettari di specchio d’acqua. Il loro raccolto di cozze e mitili viene offerto ai consumatori in postazioni itineranti con annesso servizio di take away. Propongono inoltre un servizio di pesca turismo per l’esplorare la laguna nord veneziana degno dei migliori racconti degli anziani marinai.

Applauditi dal vivo dalle autorità: senatore Paolo Scarpa Bonazza Buora, presidente commissione agricoltura, Giorgio Piazza, presidente Coldiretti Veneto e Alberto Mantovanelli, vice delegato nazionale Giovani Impresa Coldiretti si sono conquistati il lascia passare per la finale nazionale prevista a Roma a settembre guadagnandosi la corsia preferenziale per le fiere internazionali dell’agroalimentare. Un volo liberatorio di centinaia di palloncini ha simbolicamente chiuso la cerimonia con una speranza: che la politica conti sulle imprese agricole dei giovani veneti che con i piedi per terra fanno volare l’Italia. Su questo particolare sono giunte le parole rassicuranti del Presidente del Consiglio regionale Clodovaldo Ruffato che insieme all’Assessore all’Agricoltura Franco Manzato ha firmato il Patto dei Giovani con il Veneto. “Non una promessa – ha fatto sapere – ma un atto concreto di una politica regionale che guarda al futuro sostenendo un modello di sviluppo ecosostenibile. La campagna è la vocazione del nord est, una giusta scommessa per un domani caratterizzato da un’economia solidale”.

(Fonte: Coldiretti Veneto)

Consorzio Vini Venezia, riconfermato il vertice del CdA

Giorgio Piazza

Un patrimonio di 4500 produttori dei quali 180 soci produttori-imbottigliatori, dislocati in circa 3 mila ettari vitati di Veneto Orientale tra le province di Venezia, Treviso e una piccola parte di Pordenone; la tutela di 5 denominazioni delle quali due Docg (Lison e Malanotte del Piave) e tre Doc (Lison Pramaggiore, Piave e Venezia) per una produzione di circa 30 milioni di bottiglie l’anno. Ed un bagaglio culturale, storico, artistico e paesaggistico racchiuso in quel tesoro ammirato ed invidiato da tutto il mondo che è Venezia. È il Consorzio Vini Venezia, nato a settembre 2011 dalla fusione dei consorzi Doc Lison Pramaggiore e Vini del Piave Doc, che giovedì 12 luglio scorso ha rinnovato i vertici del consiglio di amministrazione, confermando alla presidenza Giorgio Piazza e alla vice presidenza Pierclaudio De Martin e Franco Passador.

Aprire a nuovi mercati. «L’obiettivo del Consorzio – ha affermato il Presidente Giorgio Piazza – è dare ai 4500 produttori gli strumenti per consolidare tale patrimonio, fornire adeguata rappresentatività ai prodotti, sia quelli dai tratti internazionali che incontrano già i gusti dei consumatori stranieri, sia quelli autoctoni che esprimono pienamente il carattere di questa terra. Il Consorzio sosterrà i produttori nella tutela delle loro produzioni, in un’ottica di crescita qualitativa, e nella promozione sul mercato nazionale ed internazionale, anche nella grande distribuzione, con particolare riferimento ai mercati tradizionali (Stati Uniti, Canada, Germania etc.) ma anche ai mercati emergenti (Cina, Russia, Brasile etc.)».

Altri rinnovi di Presidenza. Il Consorzio Vini Venezia ha rinnovato anche la presidenza dei cinque Comitati di Denominazione che risultano così composti: Giannino Gatti (Doc Piave), Mauro Stival (Doc Lison-Pramaggiore), Alessandro Botter (Doc Venezia), Sergio Luca (Docg Malanotte del Piave), Francesco Favro (Docg Lison).

(Fonte: Consorzio Vini Venezia)

Moody’s boccia l’Italia? CIA Veneto promuove a pieni voti l’acquisto di prodotti agroalimentari italiani

Anche Cia Veneto a fianco degli imprenditori agricoli e dei consumatori pronti a declassare Moody’s all’indomani dell’ennesima bocciatura che ha ridotto di due gradini la valutazione del debito italiano. Dopo la decisa presa di posizione dell’assessore veneto all’agricoltura, Franco Manzato, che ha invitato agricoltori e cittadini a insorgere contro “un sistema perverso che penalizza l’Italia sulla base di semplici opinioni”, anche la Confederazione agricoltori del Veneto è pronta a sostenere insieme alla tutela delle produzioni delle aziende agricole, i consumatori, nella loro scelta di prodotti alimentari italiani, beni non soltanto irrinunciabili, ma capaci di sostenere un’economia reale come quella del settore primario, in crescita.

Se Moody’ boccia il sistema italiano, l’agricoltura veneta è stata promossa a pieni voti. In Veneto, secondo i dati dell’ultimo report di Veneto Agricoltura, nel 2011 la produzione lorda vendibile ha superato i 5 miliardi. E il fatturato ha segnato più 9,5% rispetto a quello del 2010. L’invito di Cia Veneto è di consumare prodotti agroalimentari italiani per non indebolire un sistema d’eccellenza e mettere a repentaglio anche un settore che funziona come quello agricolo. E proprio per favorire la domanda interna, attraverso la scelta dei consumatori all’acquisto di prodotti agroalimentari made in Italy e degli agricoltori nostro territorio, da qualche mese Cia Veneto ha aperto la strada a una serie di collaborazioni con Federconsumatori in tutto il territorio regionale. Verranno realizzate iniziative mirate alla tutela dei diritti del cittadino-consumatore e alla diffusione una abitudine al consumo consapevole, a sostegno dei prodotti agroalimentari italiani, in difesa della qualità e contro il carovita.

(Fonte: CIA Veneto)

Dai “ferretti” del Piave una grande patata, in festa dal 26 luglio al 3 agosto 2012 a Moriago della Battaglia (Tv)

Li chiamano “ferretti”, sono i terreni trevigiani del Quartiere del Piave, rossi, ricchi di ferro e di potassio. Fertilissimi. Trasmettono le loro virtù ai prodotti che crescono su di essi, tra i quali eccellono le patate, la cui raccolta sta per incominciare.

Più buone che belle. Piccole partite si possono già trovare dai produttori come primizia. Si distinguono per il gusto, ma anche per la forma, che è irregolare, dovuta al fatto che il tubero si sviluppa su un terreno sassoso, al quale deve adattarsi. E’ tutta terra di sassi, che dà patate che possono sembrare non belle esteticamente, ma che sicuramente si differenziano per la consistenza della polpa (farinosa o a grana compatta, secondo le varietà) e sono deliziose. Prevalgono le cultivar Spunta e Monnalisa, considerate le meglio adattabili all’ambiente e resistenti alle malattie; sono presenti comunque le varietà Bintje, Cicero, Lutezia e altre.

26/7-3/8 a Moriago della Battaglia c’è la Festa della Patata. “Certo, rileva Luciano Gai, imprenditore agricolo di Bosco di Vidor e socio OPO Veneto, che le patate, che crescono su terreni sabbiosi, si presentano più belle, tutte uguali, di un colore uniforme, ma non hanno sicuramente il gusto, la resistenza e la resa in cucina delle nostre del “Quartiere del Piave”. Le nostre sono più buone che belle, eccezionali sul piatto, e questo fa la differenza e per questo sono ricercate”. Sono, comunque, tuberi che si piazzano bene sul mercato, con buone quotazioni. Non ci sono problemi di invenduto. Molto prodotto, per tradizione, è acquistato direttamente dai coltivatori. La produzione media è stimata attorno alle 1500 tonnellate. Ogni anno a Moriago della Battaglia, sulla Sinistra Piave, che fu teatro di uno dei più sanguinosi episodi della Prima guerra mondiale, a cavallo tra luglio e agosto, è organizzata la Festa della Patata, uno degli appuntamenti più popolari della zona. L’evento quest’anno è programmato dal 26 luglio al 3 agosto. Il Quartiere del Piave è un territorio con una precisa identità storica, geografica, culturale e colturale. Corrisponde all’antica area “Quartier al di là dal Piave” (una podesteria di Treviso ai tempi della Serenissima Repubblica di Venezia), limitata a sud dal fiume “Sacro alla Patria” e a nord dalle colline.

(Fonte: http://www.ortoveneto.it)

Siccità, in Veneto, registrato un calo del 25% delle precipitazioni negli ultimi 6 mesi, aziende agricole in sofferenza

Scipione, Caronte e infine Minosse. Questi i nomi dei cicloni subtropicali (dati da Antonio Sanò, de Ilmeteo.it, ndr) simboli indiscussi del sistema climatico globale che cambia e che mette alle strette l’economia agricola veneta.

L’acqua c’è ma non è sufficiente a soddisfare la domanda. L’aumento della temperatura media registrato negli ultimi 30 anni è stato quasi sempre superiore a quello medio globale sulla terraferma. L’acqua c’e’ ma non e’ sufficiente a soddisfare l’idroesigenza delle colture che han fatto del Veneto una delle regioni più importanti dal punto di vista della produzione agricola nazionale. Siamo di fronte ad un fenomeno mai visto. Negli ultimi sei mesi le precipitazioni medie sono state di 126 mm, contro i 350 previsti. Un deficit del 25% che sta mettendo in ginocchio le aziende agricole con perdite, in alcune zone del Polesine, anche del 100%.

Necessità di cambiare il sistema d’irrigazione. Il presidente dell’Unione Veneta Bonifiche, Giuseppe Romano, nel corso dell’ assemblea ANBI (Associazione Nazionale Bonifiche e Irrigazioni) tenutasi nei giorni scorsi a Roma, ha sottolineato la necessità di rinnovare il sistema irriguo: “In una situazione nuova come quella che stiamo affrontando, emerge la necessità di ammodernare la rete irrigua’ trasformandola da irrigazione a scorrimento a irrigazione a pioggia, così come di aumentare le riserve idriche, attraverso il recupero di ex cave dismesse e sfruttando le cave di alta pianura, andando di fatto a contenere l’acqua quando c’è in abbondanza, evitando i fenomeni alluvionali, per poi utilizzarla nei periodi siccitosi. Non ci può essere rilancio degli investimenti senza sicurezza idrogeologica e la valorizzazione del nostro territorio.”

(Fonte: Unione Veneta Bonifiche)