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Km zero, il punto di vista del presidente ARGAV, Fabrizio Stelluto

Fabrizio Stelluto, presidente ARGAV

(di Fabrizio Stelluto, presidente ARGAV, direttore di Garantitaly.it) Stavolta, l’ingordigia mediatica del presidente della Regione Veneto, Zaia (o di chi lo consiglia) ha fatto flop: una cosa è parlare della primogenitura (autentica) della pasta “a kilometri zero” da parte di un’azienda (Jolly Sgambaro) di Castello di Godego, in provincia di Treviso; altra cosa è indicarlo come prodotto “autarchico” in contrapposizione ad analogo progetto, presentato a Roma da Coldiretti e Coop.

La conoscenza viaggia anche attraverso il cibo. Innanzitutto il termine autarchia non evoca proprio un periodo felice per il nostro Paese, né fu una scelta a tutela del prodotto, bensì un’opzione dettata dalla guerra. In secondo luogo, sostengo da tempo per il ruolo che mi compete, la scelta “kilometri zero” va interpretata come un escamotage di promozione del territorio, non come una scelta “culturale”. Altrimenti, qualcuno mi deve spiegare perché, se un prodotto italiano (il prosecco, ad esempio…) va all’estero, affermiamo sia ambasciatore della storia e delle tradizioni del nostro Paese (anche per questo lo promuoviamo), mentre al percorso inverso (prodotto straniero in Italia) non riconosciamo analoghe caratteristiche.

Viviamo in un mondo senza confini, il cui futuro è segnato dalla conoscenza, non dalla paura degli altri; stiamo costruendo una generazione di europei e parliamo di “autarchia”? Ma se gli altri applicassero tale filosofia, che fine farebbe il tanto decantato “made in Italy agroalimentare”? Affermiamo, invece, una cosa diversa: fatti salvi i prerequisiti di salubrità alimentare (devono esserci regole eguali per tutti), acquistiamo pasta fatta con grano duro italiano perché è più buona e privilegiamo i “kilometri zero”, perché abbattiamo l’inquinamento. Queste sono motivazioni assai diverse da un’opzione autarchica, controproducente soprattutto per un Paese vocato all’export come l’Italia. Sposando il “siamo ciò che mangiamo” del filosofo Feuerbach, consumiamo opportunamente, ma senza sensi di colpa, mango, kebab o sushi: conosceremo e saremo migliori.

Consulenza agli imprenditori agricoli, la Regione Veneto incrementa le risorse previste dal PSR

Passa da 2 milioni a 3,6 milioni di euro l’ammontare complessivo delle risorse che la Regione mette a disposizione per i servizi di consulenza rivolti agli imprenditori agricoli, previsti dalla misura 114, azione 1, del Programma di Sviluppo Rurale 2007-2013. L’aumento è stato deciso dalla Giunta regionale del Veneto su proposta dell’assessore agricoltura Franco Manzato, rispondendo così positivamente ad una richiesta delle organizzazioni più rappresentative del settore agricolo.

Sostegno fondamentale per la corretta applicazione delle norme. “Le domande di contributo pervenute sono 2.691 – spiega l’assessore –, per un fabbisogno che supera di 1 milione e 600 mila euro l’iniziale stanziamento. Considerato che esiste una buona disponibilità residuale della misura, abbiamo deciso di incrementare le risorse in modo da soddisfare tutte le domande presentate che saranno ritenute ammissibili dopo l’istruttoria. Questo ulteriore importo a valere sul bando comporta una compartecipazione a carico della Regione di 268.800 euro”. “Tengo a precisare – aggiunge l’assessore – che non stiamo parlando di consulenze superflue, ma di un sostegno fondamentale e imprescindibile per la corretta applicazione delle normative dalle quali derivano tutti i pagamenti diretti del primo pilastro della politica agricola comune, PAC, e tutte le operazioni delle misure agroambientali dell’asse 2 del Programma di Sviluppo Rurale”.

Possibilità di rimediare agli errori in cui si è incorso. “Inoltre, essendo emerso durante la recente fase istruttoria che i tecnici delle organizzazioni professionali e dei produttori ortofrutticoli che avevano aiutato i richiedenti nella presentazione della domanda, avevano indotto in errore più di qualche assistito, proponendo l’attivazione di una consulenza avanzata anche nei casi in cui  l’agricoltore non aveva precedentemente usufruito dei servizi di consulenza base, obbligatoria come primo livello di accesso alla misura, la Regione ha posto rimedio anche a questo problema. “Tenuto conto della volontà espressa di finanziare tutte le domande ammissibili e quindi del fatto che la modifica della domanda non inciderebbe sulla graduatoria – ha concluso l’assessore –, con questo stesso provvedimento, valutata la particolarità della situazione e le giustificazioni addotte, come peraltro già accaduto in situazioni analoghe, abbiamo deciso di consentire ai richiedenti che si trovassero in tali condizioni, di procedere ad una richiesta di rettifica della domanda entro il prossimo 31 maggio, modificando il livello di servizio richiesto”. Adesso sta ad AVEPA precisare e dettagliare a livello operativo gli indirizzi procedurali contenuti nella deliberazione.

(Fonte: Regione Veneto)

Infortuni in agricoltura, nelle campagne veronesi la maggior riduzione degli incidenti sul lavoro

E’ nelle campagne veronesi che si è verificata nel 2011 la maggiore riduzione degli infortuni sul lavoro con un unico caso mortale. Nel 2010 gli incidenti erano stati 6 e 9 nel 2009.  E’ quanto emerge dalla quinta riunione del Tavolo per la salute e la sicurezza in agricoltura presieduto dal prefetto di Verona, a cui hanno partecipato anche rappresentanti della Coldiretti di Verona.

In Italia, calo di incidenti del 2,6%. “La riduzione degli infortuni sul lavoro nei campi è continua – sottolinea Damiano Berzacola, presidente di Coldiretti Verona – e anche nel 2011 si è registrata una riduzione importante rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. La situazione veronese è in linea con quella nazionale che ha registrato sempre lo scorso anno un – 2,6% rispetto al 2010”.  “Proprio per i dati positivi emersi – prosegue Berzacola – c’è ancora lavoro da fare ed e’ necessario continuare con decisione sulla strada intrapresa con interventi per la semplificazione, la trasparenza, l’innovazione tecnologica e la formazione, che sappiano accompagnare le imprese nello sforzo di prevenzione in atto, anche grazie all’ottimo rapporto con lo Spisal provinciale e all’effettiva collaborazione reciproca”.

Dai controlli in 247 aziende agricole è emerso durante l’incontro in Prefettura un generale miglioramento delle condizioni di sicurezza delle aziende ispezionate. Negli accertamenti si è riservata particolare attenzione alla sicurezza dei mezzi agricoli perchè in passato il loro ribaltamento è stato causa di  gravi infortuni. La maggior parte dei trattori controllati sono risultati adeguatamente protetti. “Il trend registrato conferma il prezioso lavoro di ammodernamento delle imprese agricole fatto in questi anni – precisa Pietro Piccioni, direttore di Coldiretti Verona – per rendere il lavoro in agricoltura tecnologicamente più avanzato, ma anche più sicuro come dimostra il progressivo e costante calo degli infortuni rispetto ad altri settori. Un risultato che è frutto dell’impegno degli imprenditori e dei lavoratori per lo sviluppo di un’agricoltura al servizio della sicurezza, della salute, dell’ambiente e dell’alimentazione, che vuole conciliare gli interessi delle imprese, degli occupati e dei consumatori.

L’accordo tra le istituzioni. Lo scorso settembre Ministero del Lavoro, Coldiretti, organizzazioni sindacali e dei datori di lavoro agricolo hanno sottoscritto un avviso comune sulla semplificazione delle procedure in materia di sicurezza negli ambienti di lavoro.  L’accordo riguarda la sorveglianza sanitaria, la formazione e l’informazione dei lavoratori agricoli stagionali, attività che potranno essere svolte una volta sola anche attraverso la bilateralità territoriale, avranno validità due anni e saranno applicabili a tutte le imprese. “L’intesa raggiunta –conclude Berzacola – rappresenta un esempio di come, senza abbassare le tutele, si possa rendere applicabile la normativa sulla sicurezza anche al settore agricolo che è caratterizzato da rapporti di breve durata”.

(Fonte: Coldiretti Verona)

A Belluno, grazie ai giovani, rinasce l’agricoltura di montagna

“La passione per la terra non si ferma neanche davanti alla burocrazia e quello che sta succedendo a Belluno ne è la testimonianza concreta”– è quanto afferma Coldiretti in occasione dell’incontro con i giovani imprenditori agricoli e l’Assessore regionale all’Agricoltura Franco Manzato previsto per oggi a Lozzo di Cadore (BL).

In 4 anni, 1.500 nuovi giovani agricoltori di montagna. Per l’associazione agricola parlano chiaro i numeri: dal 2008 al 2012 si sono insediati nel bellunese 175 nuovi agricoltori ovvero 11% del totale veneto. In quattro anni, dunque, ben 1.500 under 40 hanno scelto di diventare titolari d’azienda sfruttando i finanziamenti del Programma di Sviluppo Agricolo.  “Questi i fortunati – spiega Coldiretti – che, è bene specificare, per ogni euro ricevuto ne devono sborsare almeno un altro di tasca propria. Gli altri, diciamo più sfortunati, ovvero gli esclusi dai benefici europei, non si fermano e investono direttamente i loro risparmi”.

Una ventata di nuove produzioni agricole. La provincia appare rigenerata tanto che sui ripidi pendii si cominciano a notare insolite colture (almeno fino a qualche decennio fa) come ad esempio la vite, gli ortaggi, i cereali tipo farro, mais e segale, piccoli frutti oppure allevamenti cosiddetti minori: ovini e caprini.  E’ in questa area, inoltre, che si concentrano, gli operatori sotto i trenta anni dimostrando presto attitudine al rischio imprenditoriale.  Con titoli di studio conseguiti negli atenei più prestigiosi e, non sempre attinenti all’agricoltura, la maggior parte di loro continua il mestiere dei genitori spesso improntato sull’allevamento bovino aggiungendo magari quel quid innovativo nella sala dei formaggi, ma c’è chi volta pagina completamente e si dedica alla pastorizia, all’agriturismo, alle api, alla frutticoltura.

Il Cadore, il Comelico e la Val Zoldana possono contare su numerose espressioni giovanili del fare impresa: la coltivazione dell’orzo per servire la birra a kmzero, la raccolta di piccoli frutti che diventano in loco gustosi succhi (anche nella versione a base di sambuco), distese di piante officinali per le erboristerie di campagna, l’ eco turismo con slitte trainate da cani o cavalli, persino cantine con vini autoctoni delle Dolomiti e il ritorno alla pastorizia per riscoprire la filatura della lana.  “Gli sforzi di questi ragazzi vanno premiati con una politica attenta alla specificità del territorio – commenta Coldiretti – è in queste zone che si registra l’erosione più alta della superficie agricola utilizzata. Un fenomeno non tanto legato allo sviluppo infrastrutturale quanto invece all’abbandono di pascoli. Allora – conclude Coldiretti – perché non consegnare nelle mani volenterose delle nuove generazioni il recupero di questi terreni, cosi da rimetterli in circuito produttivo e riattivare l’intero sistema?”.

(Fonte: Coldiretti Veneto)

Nuovo CdA e nuove sfide per Consorzio di difesa delle attività agricole di Treviso

Valerio Nadal, Ampelio Dal Pos, Pietro Bernardi, Lucio Campagnola, Gianfranco Tomasi, Davide Marcuzzo, Luigi Fabian, Pierluca Bonicelli, Pasquale Piva, Domenico Marcoliin e Angelo Modolo sono gli 11 consiglieri che compongono il nuovo Consiglio di Amministrazione di Condifesa (Consorzio Difesa Attività Agricole) di Treviso. A comporre il nuovo collegio sindacale, i 3 sindaci effettivi Michele Genovese, Giampaolo Casarin e Sonia Speronello affiancati da Giuseppe Fabiane e Paolo Fabbro eletti come Sindaci Supplenti. I primi di maggio 2012,il Cda neoeletto eleggerà al suo interno il nuovo Presidente.

Danni in agricoltura. “Il momento che l’agricoltura sta vivendo non è dei più facili – è intervenuto il Presidente del Condifesa Treviso Valerio Nadal al termine del dibattito – ma ci sono diverse cose che possiamo fare ed iniziative che noi in quanto consorzio abbiamo avviato. Bisogna sburocratizzare il sistema che sta soffocando le imprese, non solo perché sono necessari diversi adempimenti per ottenere l’erogazione dei contributi per le aziende danneggiate, ma anche perché la burocrazia è impietosa e per un nonnulla spesso gli agricoltori rischiano di perdere il contributo pubblico. Per questo noi come Co.Di.TV ci facciamo garanti da anni presso gli agricoltori soci e le istituzioni delle procedure di stipula e riscossione delle polizze. Ma non ci siamo fermati a questo, abbiamo attivato diversi fondi mutualistici regionali ed interregionali contro le calamità, perché abbiamo preso coscienza da trempo che nel futuro dell’agricoltura andrà diminuendo l’impegno delle istituzioni e quindi ci rimbocchiamo le maniche e troviamo soluzioni alternative ed efficaci per le nostre imprese.”

Accesso al credito e fitofarmaci. Un’impegno, quello del Condifesa Treviso, che è stato riconosciuto dalle associazioni presenti in sala che hanno lanciato anche altri temi quali quello della sicurezza del credito e quello spinoso della tutela ambientale, della salute umana e dell’uso dei fitofarmaci. “Stiamo lavorando anche a nuovi strumenti per rendere certo il credito agli agricoltori – ha proseguito Valerio Nadal – perché oggi i mancati pagamenti stanno metteno in ginocchio diverse imprese, ma siamo anche impegnati da sempre sul fronte di un utilizzo attento dei fitofarmaci. Dal 1988 con la nostra rete agrometeorologica, la più grande d’Europa, monitoriamo attentamente l’andamento geoclimatico della nostra provincia diramando bollettini puntuali sui trattamenti fitoiatrici da effettuare. Così facendo riduciamo ogni anno di ben 70 tonnellate le sostanze attive distribuite nei campi con un risparmio di circa 5 milioni di euro. Basti pensare che solo il comparto vitivinicolo, che è quello più esteso nella nostra provincia, ha ridotto del 25%-27% l’utilizzo di agrofarmaci, migliorando altresì i mezzi di distribuzione.”

Altre attività del Consorzio. Inoltre il Condifesa Treviso Co.Di.TV ha collaborato attivamente alla stesura del Regolamento di Polizia Rurale che coinvolge i 15 comuni della Docg Conegliano Valdobbiadene Prosecco Superiore e al Protocollo Viticolo della Docg. Ogni anno, da sei anni, il Consorzio raccoglie oltre 20 multinazionali produttrici di agrofarmaci a Conegliano nell’unico Forum Fitoiatrico Interregionale che permette agli agricoltori di confrontarsi direttamente con le aziende, verificando i progressi nell’ambito dell’impatto ambientale e dell’efficiacia in agricoltura dei prodotti, nonché aggiornando gli imprenditori stessi sulle ultime novità di mercato. “Stiamo facendo sforzi importanti – ha concluso il Presidente Nadal – ed abbiamo intenzione di proseguire su questa strada rafforzando la logica di sistema che abbiamo intrapreso collaborando con i Consorzi delle altre province venete e con quelle del Friuli Venezia Giulia per risolvere insieme in modo efficace problemi concreti dei nostri agricoltori. Intendiamo inoltre realizzare un rapporto di collaborazione sempre più stretta con le sitituzioni, perché questo è l’unico modo per salvaguardare e far crescere l’agricoltura di casa nostra.”

(Fonte: CO.DI.TV.)

La conferenza organizzativa di Confagricoltura Veneto e Friuli-Venezia Giulia

Come può l’associazione degli imprenditori agricoli restare al passo con i tempi per recitare un ruolo non meramente conservativo delle posizioni già acquisite e rappresentare in maniera  attendibile i valori e gli interessi che le sono affidati? Come può aiutare gli imprenditori agricoli ad affrontare una contingenza economica così difficile non rinunciando alla funzione strategica che l’agricoltura comunque rappresenta in una società postmoderna? Una risposta è stata data, nella storica cornice del Castello di San Salvatore di Susegana (Treviso), da Confagricoltura Veneto e Confagricoltura Friuli Venezia Giulia, che, nella loro conferenza organizzativa svoltasi nei giorni scorsi, hanno provato ad analizzare l’oggi per aprirsi verso il futuro.

Intese e sinergie. Come hanno sottolineato i presidenti Giangiacomo Gallarati Scotti Bonaldi e Piergiovanni Pistoni, il primo segnale di cambiamento è rappresentato proprio dal fatto che l’iniziativa sia stata condotta insieme dalle due Federazioni regionali; le quali  testimoniano così che il futuro dell’associazione degli imprenditori agricoli non può prescindere dalla ricerca di intese e sinergie fra i suoi diversi livelli territoriali, per mettere insieme le idee, le risorse, le iniziative e dare così maggior forza ed incisività ad una presenza che i tempi richiedono sempre più organizzata. Su questa linea si sono inseriti anche il direttore generale di Confagricoltura Luigi Mastrobuono e il presidente nazionale Mario Guidi. Le loro riflessioni hanno permesso ai presenti di valutare la posizione che le agricolture del Veneto e del Friuli Venezia Giulia, le cui caratteristiche sono state oggetto di un’accurata analisi da parte dell’esperto Alberto Braghin, potranno occupare nel contesto nazionale e comunitario.

L’importanza di far rete. Mastrobuono ha sottolineato l’importanza dell’aggregazione estesa a tutta la filiera per andare oltre la crisi, perché “non ci si salva da soli ma insieme”, indicando il contratto di rete come lo strumento privilegiato per realizzare sinergie fra gli imprenditori agricoli senza sacrificarne l’autonomia.
Per quanto riguarda il sindacato, Mastrobuono ha affermato che Confagricoltura vuole diventare l’associazione di categoria agricola più innovativa perché “l’innovazione è vincente”, puntando sulla valorizzazione e la circolazione del grande patrimonio di conoscenze e di informazioni che contraddistingue il nostro mondo.

La PAC? Nasce già vecchia. Anche il presidente confederale Mario Guidi ha insistito sul concetto di rete, da applicarsi non solo alle imprese come strumento giuridico che le mette insieme “perché ottengano qualcosa di più di quanto otterrebbero da sole”, ma anche all’interno dell’organizzazione, ove si tratta di collegare i suoi diversi livelli territoriali perché diano vita ad uno scambio continuo di informazioni. L’obiettivo ultimo, ha detto Guidi, è quello di promuovere un modello di organizzazione che si ponga al servizio delle imprese, dando loro risposte adeguate in un momento economico ed istituzionale di grave difficoltà. La nuova PAC, infatti, disporrà di risorse sempre più basse e nasce già vecchia, perché punta ancora sul disaccoppiamento, sistema sbagliato quanti altri mai perché non tiene conto delle capacità dell’imprenditore e delle esigenze produttive di ogni singolo Paese. Il quadro nazionale, a sua volta, si contraddistingue per una diffusa indifferenza verso le sorti dell’impresa agricola, da un lato stretta da una pesantissima morsa fiscale che si è riusciti ad allentare solo temporaneamente, dall’altro priva di qualunque misura orientata allo sviluppo. Ma della politica, ha concluso il presidente nazionale di Confagricoltura, abbiamo ancora bisogno e “dobbiamo aiutarla a ricostruire i suo fondamentali”.

(Fonte: Confagricoltura Veneto)

Voucher in agricoltura, Veneto pigliatutto

“Il Veneto si riconferma capofila nell’impiego dei vouchers in agricoltura” – è quanto afferma Coldiretti nel commentare i dati Inps 2011 che rivelano il successo dello strumento usato dal comparto agricolo per quasi il 62% del totale. La domanda delle imprese regionali è  pari a 1 milione e 700 mila buoni, un milione dei quali è stato assegnato agli imprenditori agricoli per l’impiego occasionale  di pensionati, studenti, disoccupati.

Un trend positivo che rispetto al 2010 segna un aumento del 50%. Solo la provincia di Treviso ne ha usati oltre 280 mila, seguita a sorpresa da Vicenza che duplicando (196 mila) ha scalzato Verona passata al quarto posto della classifica. Il terzo podio spetta a Padova con i suoi 168 mila buoni lavoro (valore triplicato rispetto al 2010). “Questi numeri significano occupazione in agricoltura – sottolinea Coldiretti – che seppur temporanea è strategica per l’economia veneta. Giovani e non, italiani e stranieri scelgono sempre più di praticare lavori in campagna come la  raccolta frutta verdura, vendemmia e cura degli animali”. “Altro aspetto da non trascurare – conclude Coldiretti –  è la consapevolezza da parte delle aziende di intraprendere questa soluzione per garantire trasparenza, sicurezza e legalità durante il periodo di lavoro”.

(Fonte: Coldiretti Veneto)

Cansiglio (BL-TV): cervi e foresta, quale convenienza?

Nei giorni scorsi l’Anpa ha organizzato a Tambre (Centro sociale, sala convegni) un convegno dal titolo “Cervi, Cansiglio, Prati e Foreste. Quale convivenza?” per dettagliare tutti gli aspetti del “Piano” e spiegarne l’urgenza e l’indifferibilità.

Il Piano di controllo. L’incontro avviene dopo l’ultima approvazione del “Piano di controllo del cervo in Cansiglio (Bl – Tv)”, che da il via alle operazioni di contenimento nell’area demaniale del Cansiglio della presenza dei cervi autorizzando il prelievo di 40 capi (a cura del personale di polizia delle Amministrazioni Provinciali e del CFS) e quello di altri 360 (120 per provincia), in modalità caccia, fuori dal demanio regionale nelle riserve limitrofe alla Piana. Il Piano in oggetto è stato approvato con parere favorevole dall’ISPRA nel 2010 e successivamente condiviso con un apposito protocollo d’intesa sottoscritto da Regione Veneto, Regione Friuli Venezia Giulia, Amministrazione provinciale di Belluno, Amministrazione provinciale di Treviso, Veneto Agricoltura e Corpo Forestale dello Stato. Le “regole d’ingaggio” del Piano prevedono che non siano abbattute femmine gravide. I capi prelevati saranno trasportati ad un macello autorizzato e, dopo i trattamenti e passaggi sanitari previsti, verranno messi in vendita. Gli eventuali introiti confluiranno in un fondo specifico che andrà a coprire interventi di miglioramento ambientale in foresta, per compensare i danni creati dai cervi.

Possibile il trasloco capi, a patto che…Resta attuale ed applicabile infine la possibilità di catturare e trasferire gli animali in altre aree. Va detto però che a due anni dalla comunicazione in tutta Italia di questa possibilità, ad oggi sono arrivate a Veneto Agricoltura solo alcune generiche richieste di informazione. Ed è opportuno sapere che queste operazioni di “trasloco capi” possono essere effettuate solo se vi è un richiedente che abbia un piano approvato di ripopolamento del cervo per una determinata area e che ovviamente si faccia carico delle spese di cattura e trasporto.

(Fonte: Veneto Agricoltura)

Giovani in agricoltura, accordo Regione Veneto e Ismea

La Giunta veneta ha approvato nei giorni scorsi lo schema di accordo quadro di programma tra la Regione e l’Istituto di Servizi per il Mercato Agricolo Alimentare (ISMEA) finalizzato alla realizzazione di servizi in comune a sostegno del comparto agricolo e agroalimentare. “E’ l’inizio di un percorso – spiega Franco Manzato, assessore regionale all’agricoltura – che porterà allo stanziamento di 6 milioni di euro, equamente divisi tra Regione e ISMEA, a favore dell’imprenditoria agricola giovanile e per l’estensione della rete di monitoraggio delle principali filiere agricole regionali.

Investimento per il futuro dell’agricoltura. “Tale cifra – continua Manzato – va ad aggiungersi ai 288 milioni del Programma di Sviluppo Rurale, inseriti nel maxi pacchetto di bandi del settore primario reso disponibile da gennaio 2012, dei quali ben 45 milioni sono stati destinati agli under 40. Metteremo, così, a punto uno strumento integrato che denomineremo Progetto Giovani Veneto – ISMEA”. L’ISMEA è un ente pubblico economico vigilato dal Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali, che opera per lo sviluppo della capacità competitiva delle imprese e dei loro bisogni, realizzando servizi integrati di assistenza alla Pubblica Amministrazione, informativi e di mercato, finanziari, assicurativi, di riordino fondiario e di ricambio generazionale in agricoltura.

I problemi che i giovani trovano in agricoltura. “Nel corso degli ultimi anni – spiega Manzato – la nostra Regione ha attivato varie forme di collaborazione con l’Istituto e lo scorso 6 marzo il Consiglio Regionale ha approvato una deliberazione, conseguente a una mozione, con cui si impegna la Giunta ad attivare un bando di concorso congiunto Regione-ISMEA per il subentro e l’insediamento dei giovani in agricoltura, accompagnandoli nella crescita imprenditoriale e consentendo loro di affrontare subito i problemi di ristrutturazione e ammodernamento delle aziende, prevedendo, inoltre, la possibilità di accedere agli aiuti mediante la presentazione di un’unica domanda”.

Definito l’accordo-quadro. “Nel pieno rispetto delle volontà espresse dal Consiglio e con sollecitudine – prosegue l’assessore – abbiamo predisposto l’accordo quadro approvato oggi che definisce gli ambiti di collaborazione tra Regione e ISMEA e le seguenti prioritarie attività da sviluppare: iniziative a sostegno dell’insediamento dei giovani in agricoltura; assistenza tecnica nella programmazione dello sviluppo rurale 2014-2020; estensione della rete di monitoraggio delle principali filiere agricole regionali; sviluppo e valorizzazione dello strumento del Business Plan On Line (BPOL), semplificando le procedure nel settore primario; definizione ipotesi di partecipazione a nuovi strumenti in fase di sperimentazione, come ad esempio il sostegno allo sviluppo di reti di imprese”. “Puntiamo – ha concluso l’assessore, delegato dal presidente della Regione alla firma della convenzione – a nuove forme di gestione delle misure incentivanti con l’obiettivo di semplificare e rendere più efficiente l’accesso alle agevolazioni da parte dei giovani:una scelta che premia le nuove generazioni, un progetto che favorisce l’ingresso di braccia e menti giovani in un settore strategico”.

(Fonte: Regione Veneto)

L’agriturismo raddoppia, in Veneto la vacanza è in campagna

Il 2011 è stato caratterizzato dal successo dell’eco vacanza in Veneto. L’agriturismo dimostra infatti percentuali raddoppiate rispetto alla media, con l’11% in più degli arrivi e oltre l’8% delle presenze registrate negli alloggi, risultato della vasta offerta di una campagna curata e attrezzata, con percorsi alternativi, organizzati in pacchetti ma anche bellezze artistiche sconosciute preservate dagli agricoltori. I dati sono stati presentati nei giorni scorsi in Villa Foscarini Rossi a Strà (Ve) in occasione del convegno dal titolo “L’agriturismo con la A maiuscola” organizzato da Coldiretti Veneto al quale hanno partecipato i delegati delle 600 aziende iscritte a Terranostra su un totale di 1200 realtà a livello regionale.

Gli interventi. Al tavolo dei relatori, Roberto Weber, direttore del centro studi SWG di Trieste che ha incoraggiato gli operatori a codificare le numerose attività svolte spontaneamente in azienda affinchè il turista le interpreti come possibilità di svago mentre Sabrina Meneghello, ricercatore Ciset (centro internazionale studi del turismo)  ha elencato gli sforzi del settore turistico che in Veneto traina l’economia con un contributo sul PIL che sfiora il 5%, Tulio Marcelli, presidente nazionale di Terranostra, ha invece posto l’attenzione sulla promozione on line e sul fenomeno soprattutto “emozionale” legato al territorio che obbliga le agenzie viaggi ad affrontare modalità diverse dai soliti schemi come ad esempio il passaparola. A Diego Scaramuzza, presidente di Terranostra regionale, il compito di  illustrare la proposta di promozione turistica con il progetto delle guide coordinate che vede Venezia pronta a far da apripista. Giorgio Piazza di Coldiretti Veneto ha evidenziato la risorsa “ambiente” quale leva competitiva per tornare a crescere in modo sostenibile considerando il “terroir” il vero valore aggiunto del “Made in Italy”.

Qualche dato. Secondo la ricerca di SWG-Coldiretti, la presenza di attrazioni naturalistiche e paesaggistiche incide per il 55% nella scelta di una meta turistica, a seguire la storia (49%), il relax e tranquillita’ (33%) e divertimento (22%). L’agriturismo piace soprattutto ad un pubblico giovane anche se il core business rimane l’intera famiglia. A far la differenza rispetto ad altre formule non solo le tipicità da degustare ma anche attività sportive dal nordic walking  al tiro con l’arco fino all’area camping attrezzata per la sosta di camper. Le novità proposte dagli imprenditori agricoli interessano la sfera sociale: ad esempio le lezioni di cucina per non vedenti, la cura e benessere del corpo, i centri estivi, ma anche quel quid che nella ristorazione di città non si trova: dal kit per il pic nic all’aperto al servizio di “agritata” per i bimbi. Da non sottovalutare che in una fattoria trovano ospitalità anche gli amici a quattro zampe: quasi un terzo degli operatori accoglie con simpatia l’amico “fido” a volte anche in appositi spazi per non creare disagi agli ospiti a tavola.

(Fonte: Coldiretti Veneto)