Sapori di Veneto al Parlamento Europeo

L’eccellenza dell’enogastronomia veneta al Parlamento Europeo! Gli alimentaristi di Confartigianato Imprese Veneto e l’europarlamentare Mara Bizzotto sono stati protagonisti di un’iniziativa iniziata martedì 20 marzo scorso e che si conclude oggi presso la sede del Parlamento Europeo di Bruxelles, iniziativa volta a valorizzare i prodotti tipici e le eccellenze dell’enogastronomia veneta.

Tutela produzioni tipiche e locali. L’evento, cena di gala e colazione con i prodotti tipici regionali, è stata un’occasione di confronto e di sensibilizzazione con i parlamentari europei sulla tematica della tutela delle produzioni tipiche e locali attraverso una degustazione di piatti e prelibatezze particolarmente rappresentativi del territorio veneto. Gli Artigiani del Gusto di Confartigianato Imprese Veneto hanno presentato la loro selezione di prodotti, che rappresenta l’eccellenza nella straordinaria varietà dell’enogastronomia italiana. I maestri artigiani di tutti i mestieri della tradizione veneta (pasticceri, panificatori, pastai, gelatieri, cioccolatieri, ristoratori, casari, salumieri, gastronomi, molitori) hanno offerto le migliori produzioni dei loro territori in degustazione non solo per offrire un’esperienza originale, ma anche per valorizzare le eccellenze venete, difendere il Made in Italy e tutelare le produzioni di nicchia che rischiano di scomparire. E’ stata un’occasione, altresì, per chiedere all’Unione Europea l’attenzione che merita un giacimento di gusti e di identità culturali in campo alimentare di cui il Veneto è portatore per qualità e varietà.

(Fonte: Asterisconet.it)

Fotovoltaico a terra: la Regione Veneto individua i siti no. Coldiretti, bene la mappa per il fotovoltaico

La Giunta regionale ha individuato le aree e i siti non idonei all’installazione di impianti solari fotovoltaici, con moduli ubicati a terra, in base alle linee guida emanate nel 2010 per l’autorizzazione degli impianti alimentati da fonti rinnovabili.

Provvedimento da approvare in Commissione. “Cittadini e aziende erano in attesa che si facesse la necessaria chiarezza su questi delicati aspetti che condizionano l’attività in un settore di grande interesse economico e ambientale – rileva l’assessore regionale ai lavori pubblici e all’energia, Massimo Giorgetti –. Il provvedimento che abbiamo approvato sarà ora sottoposto alla valutazione della Commissione consiliare competente, in considerazione del fatto che lo strumento normativo ultimo con il quale dovranno essere definite le aree e i siti non idonei all’installazione degli impianti è il Piano Energetico Regionale, la cui approvazione è di competenza del Consiglio regionale”.

Aree idonee e non. “Il nostro obiettivo – ha continuato Giorgetti – è quello di rendere il più agevole, snello e veloce possibile l’iter di autorizzazione alla costruzione e all’esercizio degli impianti da fonti rinnovabili, offrendo agli operatori un quadro certo e chiaro di riferimento e orientamento per la loro localizzazione, ma sempre nel pieno rispetto degli strumenti di pianificazione ambientale, territoriale e paesaggistica. Non idonee, pertanto, a questo tipo di installazioni, in base poi anche alle diverse tipologie di impianti e alle loro dimensioni, sono quelle aree particolarmente vulnerabili alle trasformazioni, aree di pregio ambientale e storico-artistico, da tutelare per la loro peculiarità in tema di tradizioni agroalimentari locali, biodiversità e paesaggio rurale”.

Nel dettaglio. I siti considerati incompatibili con insediamenti di tipo fotovoltaico a terra che comportano maggior consumo di territorio individuati in questa fase sono: i siti inseriti nella lista mondiale dell’UNESCO; le zone umide di importanza internazionale designate ai sensi della Convenzione di Ramsar; la Rete Natura 2000; i territori inseriti nell’elenco delle aree naturali protette; le aree agricole interessate da produzioni agroalimentari di qualità (produzioni biologiche, DOP, IGP, DOC, DOCG, produzioni tradizionali); le aree ad elevata utilizzazione agricola, individuate dal PTRC.

Istituito un Registro regionale delle superfici. La Giunta veneta, confermando che in tutto il territorio regionale gli impianti solari fotovoltaici, con moduli a terra, possono essere realizzati subordinatamente alla compatibilità degli stessi con gli atti di pianificazione territoriale vigente, nonché con gli strumenti di tutela e di gestione previsti dalle specifiche normative di settore, ha anche stabilito che gli impianti di potenza fino a 6 kW rientrino nella categoria dell’autoconsumo e siano esclusi da questa disciplina. Inoltre, per garantire la corretta pianificazione delle trasformazioni nelle “aree ad elevata utilizzazione agricola”, si prevede l’istituzione di uno specifico Registro regionale delle superfici interessate alla realizzazione di impianti solari fotovoltaici con moduli collocati a terra. “Segnalo, infine – conclude Giorgetti – che siamo anche impegnati a conciliare le politiche di salvaguardia del territorio con quelle di sviluppo e valorizzazione delle energie rinnovabili e i nostri atti di programmazione debbono essere congruenti con la quota di burden sharing assegnataci, in base allo schema approvato recentemente dalla Conferenza Stato-Regioni”. Il burden sharing non è altro che il target vincolante di produzione attribuito sulle energie rinnovabili alle regioni: una ripartizione che stabilisce in quale misura ognuna di esse deve concorrere all’obiettivo nazionale in materia di sviluppo delle fonti energetiche pulite previsto dalla Direttiva europea 20 20 20, che per l’Italia è pari al 17% del consumo energetico lordo; la quota di contributo del Veneto per il 2020 è pari al 10,3 del totale nazionale.

Coldiretti Veneto, in 4 anni oltre 2milioni di mq coltivati a pannelli solari. “Il provvedimento è coerente con la nostra posizione che in questi anni ci ha visto sulle barricate per impedire lo spreco del suolo agricolo a favore dei pannelli solari”. E’ quanto afferma Coldiretti Veneto nell’apprendere la notizia che la Giunta Regionale ha individuato la mappa delle aree non idonee alla realizzazione di parchi fotovoltaici. Dopo aver intrapreso azioni legali per proteggere le campagne dalla speculazione di grosse società ben più interessate ai bilanci che alla salvaguardia ambientale, Coldiretti accoglie con soddisfazione il primo vero atto verso un Piano Energetico per il Veneto, che non può più essere rinviato. Coldiretti ricorda che solo nella provincia di Rovigo sono stati compromessi, dal 2008 ad oggi, oltre 2 milioni di metri quadrati di terreno produttivo dove ora si coltivano celle fotovoltaiche.

(Fonte: Regione Veneto/Coldiretti Veneto)

Semine annata agraria 2012, boom frumento tenero, giù quello duro

Le intenzioni di semina per la nuova annata agraria 2012, raccolte dagli esperti di Veneto Agricoltura presso gli operatori del territorio, indicano un recupero degli investimenti a frumento tenero in Veneto, a scapito degli altri cereali autunno – vernini, mentre mais e soia dovrebbero confermare le superfici del 2011.

Crollano le superfici coltivate a frumento duro ed orzo: per il primo si stima un calo superiore al 50%, mentre per quanto riguarda l’orzo la flessione dovrebbe attestarsi attorno al 30% in meno; entrambi dovrebbero scendere al di sotto dei 5.000 ettari coltivati. A beneficiarne, come detto, sarà il frumento tenero, per il quale è possibile prevedere un aumento nell’ordine del +10/15% delle superfici coltivate (95.000 ettari), in linea con i  livelli registrati nel 2009. Per quanto riguarda le colture a semina primaverile, si prevedono in crescita le superfici lavorate a barbabietola da zucchero (si stimano maggiori investimenti per 5.000 ettari circa), fino a sfiorare i 15.000 ettari complessivi. Mais e soia dovrebbero invece confermare le superfici coltivate nel 2011 (rispettivamente poco meno di 250.000 ettari per il mais granella e 77.000 ettari per la soia), con la possibilità di minime variazioni (+ / – 5%) rispetto al dato dello scorso anno.

Relativamente all’andamento dei mercati nelle principali piazze di contrattazione nazionale, si riflette in maniera fedele il trend internazionale. In particolare i prezzi registrati alla borsa merci di Padova sembrano essersi consolidati attorno ai 200-220 euro/t per il frumento (-25% circa rispetto al 2011), circa 200 euro/t per il mais (-17%) e 400 euro/t per la soia (-6% nei primi due mesi del 2012 rispetto all’anno precedente.

(Fonte: Veneto Agricoltura)

Piace sempre di più l’acquisto diretto dei prodotti agricoli

Gradita ai produttori e ai consumatori, la vendita diretta segna un + 53 per cento rispetto allo scorso anno nei mercati degli agricoltori e nei punti vendita aziendali visitati nel 2011 da 9,2 milioni di italiani.

Create nuove opportunità di lavoro. In pochi anni, secondo un’indagine di Coldiretti, sono nati in Italia 878 mercati degli agricoltori (cosiddetti Farmers market) dove sono coinvolti 20.800 produttori agricoli che hanno creato nuove opportunità di lavoro per 3.500 persone. Un risultato reso possibile grazie ai consumatori italiani che nel 2011 hanno fatto acquisti per 489 milioni di euro (+53 per cento rispetto all’anno precedente.

Cosa succeda a Verona. Nella provincia veronese la vendita diretta coinvolge circa 70 punti vendita aziendali nel circuito Punto di Campagna Amica della Coldiretti, 22 mercati a kilometro zero (7 in città) con oltre 100 aziende agricole coinvolte a rotazione a seconda della stagionalità. Il volume di affari si aggira intorno ai 2 milioni di euro per i punti vendita aziendali e 4 milioni di euro per i mercati a kilometro zero.  “Dato il successo delle nuove formule di vendita che di fatto tagliano le intermediazioni – spiega Pietro Piccioni, direttore di Coldiretti Verona – Impresa Verde formazione di Coldiretti Verona ha organizzato il primo corso di “tecnico superiore per la vendita diretta organizzataper preparare i giovani in un settore in cui Coldiretti crede fortemente per la valorizzazione del Made in Italy e del territorio. Il modello della vendita diretta, infatti, sta diventando un nuovo processo culturale per il territorio, i prodotti e le tradizioni con la riscoperta di valori non solo economici ma anche culturali di consumo”.

Addetto alla vendita in agriturismo, cantina e aziende agricole. Il corso rivolto a tredici giovani diplomati o laureati ha avuto l’obiettivo di valorizzare la filiera agricola e italiana tramite la preparazione di un profilo professione spendibile sul mercato del lavoro. Infatti, il tecnico superiore per la vendita diretta organizzata si colloca sulla filiera agroalimentare corta, vale a dire punti vendita di agriturismi, Cantine, aziende agricole e presso la rete di vendita dei Consorzi Agrari. Gli studenti, dopo aver svolto le ore formative in aula, hanno realizzato stage in aziende agricole. “L’esperienza sul campo  – precisa Gabriele Panziera, responsabile della formazione di Impresa Verde – ha consentito ai giovani di mettere in pratica quanto appreso dai docenti e sviluppare punti di vista interessanti e migliorativi per le aziende coinvolte. Siamo soddisfatti di questo primo corso di formazione e alcuni studenti hanno già contatti per l’inserimento lavorativo”.

Mercati agricoli, il chi è dell’acquirente tipo. Dall’osservatorio dei giovani studenti sono emerse indicazioni sui visitatori tipo dei mercati a kilometro zero. C’è il cliente minimamente competente che acquista prodotti “di moda” ed è facilmente influenzabile, il cliente esigente che vuole conoscere i particolari della coltivazione, il cliente attento al risparmio che mette in secondo piano la qualità e durata del prodotto, e infine il cliente timido che gira gira e fatica ad acquistare perché non esplicita i suoi dubbi. I prodotti più acquistati nei mercati degli agricoltori e nei punti vendita aziendali sono la verdura, la frutta, i formaggi, i salumi, il vino, il latte, le conserve di frutta, salumi e carni bovine, riso, miele, marmellate e olio extravergine di oliva.

(Fonte: Coldiretti Verona)

Il direttivo ARGAV incontra la Confederazione Italiana Agricoltori all’agriturismo “Far Fio” a Carbonera (TV)

Direttivo ARGAV incontra Cia Veneto

da sx Cristian e Michele Fava, agriturismo Far Fiò, Carbonera (TV)

Cia Veneto a tavola con l’ARGAV. Chi l’agricoltura la fa e chi invece l’agricoltura la scrive, insieme per una sera, a raccontarsi con le gambe sotto il tavolo.

Cucina tipica trevigiana. Ci siamo dati appuntamento a cena martedì 6 marzo all’agriturismo dell’associazione Turismo Verde, “Far Fiò”, a Pezzan di Carbonera (Treviso) in una serata dove la convivialità e gli ottimi sapori in cucina di Michele Fava e del figlio Cristian, vero “re dei risotti”, si sono mescolati ai temi “caldi” dell’agricoltura.

Si è parlato di IMU. A cominciare dal conto salato che dovranno pagare gli agricoltori con l’Imu. Cia Veneto calcola che la nuova tassa introdotta su fabbricati rurali, stalle, serre, fienili, (tutti strumenti di lavoro per l’agricoltore) peserà per circa per 150 milioni di euro sulle aziende agricole venete. Per questo, venerdì scorso, in tutte le città del Veneto le delegazioni provinciali della Confederazione italiana agricoltori hanno incontrato i Prefetti chiedendo di scrivere al Governo affinché venga rivista la tassazione sui fabbricati rurali e sugli estimi catastali dei terreni agricoli. “Sia chiaro – ha detto Daniele Toniolo, presidente Cia Veneto -, che l’agricoltura, in questo momento di crisi, vuole fare la sua parte. La nostra richiesta al Governo è di correggere le aliquote e di distinguere tra chi l’agricoltura la fa come professione per vivere e chi invece no”.

La compagine Cia Veneto

La compagine Cia Veneto. All’incontro erano presenti anche il presidente di Cia Treviso, Denis Susanna, il presidente di Cia Padova Claudio D’Ascanio, la presidente di Cia Belluno Marta Zampieri, il presidente di Cia Rovigo Giordano Aglio e il presidente di Cia Verona Flavio Furlani. Presente anche il presidente nazionale di Turismo Verde, l’associazione agriturismi della Cia, Giuseppe Gandin ed Alessandra Vendrame, addetta stampa Cia Veneto nonché socia ARGAV. “Per la Confederazione italiana agricoltori si è aperta una stagione nuova – ha puntualizzato il presidente Toniolo, nel presentare la sua squadra di lavoro – I presidenti sono e saranno sempre di più agricoltori. Come Cia Veneto siamo orgogliosi di avere due imprenditori agricoli veneti a rappresentare a livello nazionale un aspetto dell’agricoltura italiana, Bepi Gandin per Turismo Verde e Mara Longhi, presidente nazionale di Donne in Campo”.

Daniele Toniolo, presidente Cia Veneto, riceve la penna ricordo ARGAV

Tante le questioni aperte sulle quali il mondo dell’agricoltura aspetta una risposta. E tanti gli spunti e le domande da noi poste alle quali Cia Veneto ha puntualmente risposto: La vendita diretta? “Da sola non risolve i problemi dell’agricoltura”. I rapporti con la Gdo? “Sul fronte del decreto sulle liberalizzazioni la Cia sta lavorando per migliorare i rapporti tra mondo produttivo e grande distribuzione organizzata, rendendo più trasparenti i meccanismi di formazione dei prezzi, accelerare i pagamenti agli agricoltori, evitare speculazioni di eccesso e posizione dominante”. E sulla rappresentanza “frastagliata” delle organizzazioni del mondo agricolo? “Un costo che l’agricoltura non può più permettersi”.

CODIRO, 40 anni in difesa delle colture polesane

Quarant’anni di associazionismo hanno consentito di abbattere i costi delle polizze assicurative ed hanno garantito contro le calamità atmosferiche 2.525 imprese agricole socie (dati al 2011) per un valore assicurato di oltre 135 milioni di euro. Il futuro è fatto di polizze agevolate multirischio e fondi mutualistici per contrastare i cambiamenti climatici e l’altalena dei prezzi, finanziati con contributi europei. Ha festeggiato così il compleanno della maturità il “Consorzio polesano di difesa di attività e produzioni agricole” (Codiro), che ieri ha organizzato un convegno celebrativo e informativo al Censer, con la collaborazione del sistema dei consorzi di difesa nazionale Asnacodi e regionale Condifesa Veneto.

Quale futuro per la copertura dei rischi in agricoltura?Il presidente del Codiro, Mauro Giuriolo, ha fatto un excursus storico: «Il Consorzio è stato costituito l’8 marzo 1972 con 32 soci fondatori – ha ricordato – A fine 1973, dopo il primo anno di operatività delle polizze assicurative limitate a frutta, uva e pomodoro, contava 865 soci per un valore assicurato di tre miliardi e 158 milioni di vecchie lire (1,6 milioni di euro). Oggi – ha detto Giuriolo – siamo 2.529 soci con un valore assicurato di 135 milioni di euro fra produzioni vegetali, serre e strutture per impianti frutticoli, allevamenti di bovini e suini. Nel 2007 abbiamo introdotto le polizze pluri-rischio (copertura per i vento in aggiunta alla grandine); nel 2010, le polizze multi-rischio (grandine, vento, gelo e brina, eccesso di pioggia, siccità, colpo di sole, alluvione) che nel 2011 hanno inciso per il 30 per cento sul totale delle polizze: un orgoglio per noi ed una migliore copertura assicurativa per i nostri soci».

Cosa succede con la PAC post 2013. Il futuro del Codiro e del sistema dei consorzi di difesa è destinato ad aumentare di importanza poiché le ultime riforme della Politica agricola comunitaria/ Pac (la Healt check 2009-2013 e l’Europa 2020 2014-2020), ovvero di tutto il sistema di finanziamento europeo al settore primario, stabiliscono un contributo del tutto nuovo per la gestione del rischio in agricoltura, ossia per le assicurazioni e la mutualità. «La riforma della Pac che entrerà in funzione dal 2014 fino al 2020 – ha spiegato Angelo Frascarelli, professore associato di “Economia e politica agraria” all’Università di Perugia – in materia di gestione rischi, parte da due problematiche: i cambiamenti climatici che faranno aumentare gli eventi estremi nei prossimi anni (per l’Italia: rischio siccità e precipitazioni abbondanti e concentrate in brevi periodi, ondate di caldo ed erosione del suolo); e l’impressionante volatilità dei prezzi, che è diventata un fatto strutturale, ineliminabile, con la quale bisognerà convivere». Se questo è il futuro, un buon sistema assicurativo, che preveda entrambi questi “rischi” è una delle strategie necessarie per le aziende agricole. Infatti: «La Pac prevede fondi per i rischi sia nelle Ocm vino e ortofrutta – ha spiegato Frascarelli – ma, soprattutto, ed è la vera novità, prevede che i contributi europei arrivino attraverso la Politica di sviluppo rurale dei vari Piani di sviluppo rurale, oggi regionali (Psr)». «Attraverso i Psr – ha spiegato Frascarelli – arriveranno i contributi per i premi di assicurazione agevolate (max 65% come oggi); inoltre, saranno creati ex novo dei fondi di mutualizzazione per coprire le fitopatie e le emergenze ambientali; infine, un fondo di stabilizzazione del reddito che prevede degli indennizzi per perdite del raccolto superiore al 30%».«Questo futuro – ha concluso Frascarelli – significa che sarà necessario trovare una gestione rischi nazionale, perché è impensabile che sia frammentata tra i diversi Psr regionali attuali, con perdita di risorse e possibilità di disparità di trattamento tra aziende di regioni diverse. Il sistema dei consorzi veneto, che è già all’avanguardia nella sperimentazione di nuove forme di mutualizzazione, dovrà arrivare pronto al 2014, con progetti cantierabili, in modo da partire all’entrata in vigore della riforma».

Primario unico settore dove il costo assicurativo è in calo. Una riflessione sulla posizione degli agricoltori europei, rappresentati da Copa-Cogeca è arrivata da Paola Grossi, presidente del relativo “Gruppo gestione rischi” dell’organizzazione. «Il primario è l’unico settore – ha ricordato – dove il costo assicurativo è calato. Anche grazie all’aggregazione che le imprese agricole hanno sviluppato e la possibilità di contrattare con le compagnie assicurative, attraverso i Consorzi».«Noi andremo a chiedere in Europa – ha annunciato – che il sistema di gestione rischi deve servire unicamente a rafforzare le imprese agricole e non a creare business per le assicurazioni. Chiederemo che la gestione rischi avvenga con un Psr nazionale, flessibile, che non distorca la concorrenza tra aziende, e con un budget dedicato. Inoltre, crediamo che sia necessario incrementare la base assicurativa e fare mutualità tra tutte le regioni italiane, altrimenti i fondi stanziati non saranno sufficienti per coprire tutte le domande».

In 40 anni di attività, 5 presidenti. Il presidente di Asnacodi, Albano Agabiti, ha ricordato che il tasso medio è sceso dal 9,75% del 2003-04 all’attuale 5,50-5,60%, con un risparmio di 300 milioni di euro all’anno per gli agricoltori. Così ha lanciato le sfide prossime: «Grazie alla sperimentazione avvenuta in Veneto – ha detto – possiamo partire da quest’anno con un fondo mutualistico nazionale che agirà sul multi-rischio; stiamo mettendo in campo azioni per la semplificazione della gestione e pensiamo che ci siano ancora margini per espandere il nostro mercato: è vero che abbiamo abbassato i tassi e migliorato le condizioni contrattuali, ma dobbiamo aumentare le superfici assicurate per avere ancora una maggiore distribuzione di rischi e dei costi». Al convegno sono, quindi, stati ricordati i cinque presidenti che si sono avvicendati alla guida del Codiro dal 1972 ad oggi: prima chi non c’è più, Vito Barion e Antonio Mella. Poi, Mariano Patergnani, Paolo Piccolo e Mauro Giuriolo, cui sono stati attribuiti dei riconoscimenti, assieme al vicepresidente Lauro Ballani, alla dipendente Ettorina Destro (35 anni di lavoro) e al direttore Luigi Garavello. Presente alla giornata tutto il mondo delle organizzazioni agricole polesane, Coldiretti, Confagricoltura e Cia, oltre al sindaco di Rovigo Bruno Piva, alla presidente della Provincia Tiziana Virgili, al vice presidente della Commissione regionale Agricoltura Graziano Azzalin, al consigliere veneto Cristiano Corazzari.

(Fonte: Coldiretti RovigoI

Latte e derivati, Omega 3 trasmissibili attraverso “strategie” biologiche e naturali

Relatori e atleti al convegno "Latte nuovo nutrimento"

Il latte e i suoi derivati come “nuovo nutrimento” nella prevenzione e nella riduzione dei rischi di malattie cardiovascolari. Questi i risultati delle ricerche condotte da Latteria di Soligo in collaborazione con Università di Padova e Veneto Agricoltura, presentati nel corso del convegno che si è tenuto ieri a Marghera, al Parco scientifico tecnologico Vega, sede di Confindustria Venezia.

Omega 3 non aggiunto al latte ma ottenuto attraverso l’alimentazione dei bovini. Nell’alimentazione quotidiana, latte e formaggi possono diventare validi alleati nella prevenzione delle malattie cardiovascolari, grazie all’arricchimento naturale di Omega 3 (acidi grassi polisaturi), ottenuto attraverso l’alimentazione dei bovini basata sul lino estruso. I formaggi freschi, inoltre, possono rivelarsi veicoli ottimali per la trasmissione di organismi probiotici, ossia  batteri utili, ad esempio, alla colonizzazione o al ripristino di un’adeguata flora intestinale e delle funzioni intestinali. Ulteriori studi hanno inoltre dimostrato che i formaggi stagionati, come l’Asiago, hanno una valida funzione anti-ipertensiva e anti-microbica. “Da tempo abbiamo campito che attraverso il benessere degli animali possiamo migliorare i nostri alimenti, ma non possiamo lavorare da soli – ha affermato durante l’incontro Lorenzo Brugnera, presidente di Latteria di Soligo – e per questo, nel settore della ricerca, abbiamo collaborato con Veneto Agricoltura e l’Università di Padova per migliorare la qualità degli alimenti offrendo ai consumatori prodotti sani e sicuri. Il lavoro di ricerca ci consente inoltre di garantire ai nostri allevatori un futuro per le proprie aziende in un mercato competitivo”.

Ciclisti testimonial. Tutti i risultati convergono in un’unica direzione: l’adozione di una dieta equilibrata e variegata è una delle armi migliori per mantenere in salute l’organismo. Una filosofia testata e dimostrata nella pratica anche dal team ciclistico professionista Pro Cycling Team Liquigas-Cannondale. Da alcuni anni la squadra rifiuta l’utilizzo di integratori, investendo invece in un’alimentazione basata su prodotti naturali e di qualità, made in Italy, grazie alla selezione di un gruppo di aziende fornitrici, tra cui Latteria di Soligo.

Soglia Ue per gli Omega 3 raggiunta in alcuni formaggi stagionati. Durante il convegno, Lucia Bailoni del Dip. Biomedicina Comparata e Alimentazione dell’Università di Padova, ha affermato: “Per la prima volta nel panorama scientifico, Università di Padova e Latteria di Soligo hanno studiato la trasmissione degli Omega 3 dal latte ai formaggi derivati, verificando che i valori restano inalterati. Considerando che il fabbisogno giornaliero di Omega 3 (quanto meno per le donne adulte) è stimato in un grammo al giorno, la ricerca ha studiato l’efficacia di latte e formaggi come veicoli quotidiani degli acidi grassi. Al contrario di alcune aziende che arricchiscono il latte a posteriori con olio di pesce, la ricerca testimonia come vi sia un arricchimento del latte anche con “strategie” biologiche e naturali: nutrendo le vacche con razioni giornaliere di lino estruso, scelto perché tra tutti gli elementi naturali è quello che presenta un rapporto favorevole di 4:1 degli omega 3 rispetto agli omega 6, si è verificato un significativo arricchimento di Omega 3. Tuttavia, la soglia di 0,3 grammi per 100 grammi di prodotto, stabilita dall’Unione Europea, è stata raggiunta solo da alcuni formaggi stagionati.

(Fonte: Latteria di Soligo)

In Veneto ogni anno 400 giovani scelgono di fare l’agricoltore, a Verona il 28 febbraio 2012 il raduno degli imprenditori “under 30”

In Veneto un’impresa su cinque è giovane. Dal 2008 ad oggi 1100 neo agricoltori (su 1700 richiedenti) hanno beneficiato delle risorse previste dal Piano di Sviluppo Rurale per insediarsi o ammodernare l’azienda. “Siamo la linfa vitale di un comparto – spiega Alberto Mantovanelli, Presidente di Giovani Impresa Coldiretti – che  realizza 4,7 miliardi di euro di produzione lorda vendibile su una superficie di 850 mila ettari coltivata da circa 80 mila imprese agricole con 60 mila addetti alle dipendenze”.

Fondi pubblici e privati. “Purtroppo i fondi comunitari non sono sufficienti ad accontentare tutti – precisa Mantovanelli – mediamente diventano imprenditori agricoli per ogni bando 400 giovani, anche se solo la metà usufruisce dei contributi comunitari. Infatti sono state accolte fino ad ora più di mille istanze, erogando ai giovani oltre 50 milioni di euro di contributo sugli investimenti attivati. In realtà, la spesa totale promossa da queste imprese è pari al doppio, dato che i giovani ricorrono al capitale proprio o al credito per completare il progetto aziendale”.

A Verona, Palazzo della Gran Guardia, ore 15, il meeting dei giovani agricoltori del nord Italia. Gli under 30 che si stanno preparando al meeting di Verona fissato per il 28 febbraio hanno le idee chiare e il documento che presenteranno è la sintesi di tutte le istanze raccolte dalle province e che riguardano aspetti determinanti per il futuro: dalla sottrazione della pianura a favore di impianti fotovoltaico alla questione degli  incentivi  per l’acquisto di terreni agevolato da ISMEA,  dall’importanza della formazione e internazionalizzazione delle imprese alla necessità di sostenere le energie alternative dall’affermazione della realtà di montagna alla commercializzazione dei prodotti.

Agricoltori che innovano. “I dati in nostro possesso – continua Mantovanelli – confermano che chi si affaccia a questo mestiere è preparato: Il 26%  è diplomato in agraria e  il 7%  laureato in discipline agrarie e veterinarie”. La maggior parte di loro segue l’indirizzo prevalente impostato dai genitori in fattoria. Diffusa la propensione alla vitivinicoltura che rappresenta l’ambito di intervento prevalente.  La nuova generazione di agricoltori innova le cantine di famiglia con sistemi di imbottigliamento avanzati e spesso ricorre all’alta meccanizzazione per la cura dei vigneti. Significativa la ricerca e l’innovazione applicata dai neo titolari d’azienda che pur mantenendo gli aspetti tradizionali legati al settore ne riscoprono i valori in chiave moderna: nell’enologia infatti cominciano a farsi notare sui mercati  i vini da vitigni autoctoni come il Friularo, la Bianchetta, il Verdiso. Notevoli sono i nuovi talenti che si impegnano nella produzione di energia da fonti rinnovabili e che attuano interventi per il risparmio idrico. Chi invece continua a lavorare nel lattiero caseario rivoluziona la stalla con impianti robotizzati e con lo stesso latte  fa formaggi genuini.

Far sistema. “Siamo pronti a relazionarci con gruppi giovanili delle altre realtà economiche e politiche – conclude Mantovanelli – per creare una rete solidale legata alla volontà, alle idee, alla passione per un  progetto democratico, che sostenga il territorio e ricostruisca i rapporti interpersonali e fiduciari, mettendo al centro la persona”.

(Fonte: Coldiretti Veneto)

Per la conservazione del cibo, a Thiene (VI) si va oltre il “freddo”

Il frigorifero ha cambiato la vita degli uomini. Se infatti la qualità dei cibi è il frutto della serietà del lavoro svolto “dal campo alla tavola”, cioè di come si producono e trasformano le materie prime, come si conserva il prodotto finale? Strumenti fondamentali sono oggi i frigoriferi, i quali devono essere progettati e costruiti in modo da svolgere al meglio la loro funzione, e poi essere utilizzati correttamente.

Parola d’ordine, innovazione. A Thiene (VI), nei laboratori di biotecnologie e microbiologia dell’Istituto per la qualità e le tecnologie agroalimentari di Veneto Agricoltura, l’Azienda della Regione per i settori agricolo, forestale e agroalimentare, è in corso una sperimentazione per valutare l’efficacia di un nuovo sistema per il “contenimento della contaminazione microbica in banchi frigo”. Sono anche in corso verifiche e test, in collaborazione con aziende di settore, per valutare l’efficacia di innovativi sistemi di sterilizzazione e sanificazione, basati sull’applicazione di tecnologie alternative alle tradizionali. Si tratta di sistemi che prevedono l’utilizzo di radiazioni UV-C (onde corte) per la purificazione dell’aria e la sterilizzazione di utensili, o l’uso del vapore come detergente e disinfettante di superfici. Si sta anche valutando l’efficacia dell’ozono per la prevenzione della contaminazione microbiologica d’impianti di confezionamento e stagionatura dei prodotti lattiero – caseari, o di ioni di ossigeno per combattere i microrganismi nocivi in celle frigorifere, banchi frigo e trasporti refrigerati.

(Fonte: Veneto Agricoltura)

+5 Mld di euro, l’agricoltura veneta affronta la crisi

campo varietale radicchio

Cinque miliardi di euro. Ecco il valore della produzione dell’agricoltura veneta che, nel 2011 (sul 2010), cresce del 5%, riportandosi tra i livelli più elevati degli ultimi 10 anni.  Un dato confortante, emerso tra gli altri nella conferenza atampa tenutasi ieri in Corte Benedettina di Veneto Agricoltura a Legnaro (Pd), che segnala la vitalità del settore e degli operatori di questa regione, la terza in Italia per questo segmento economico.

Più occupati, meno imprese. Ad un incremento di occupati (+10%) nel primario si affianca la diminuzione del numero di imprese agricole scese nel Veneto a 74.400 unità, con una contrazione del 2,4% nei primi nove mesi del 2011 rispetto allo stesso periodo del 2010, comunque inferiore alla media nazionale (-3%). Per un’annata positiva ma altalenante, con un ultimo trimestre tendenzialmente negativo, le previsioni sul 2012 non sono delle migliori. “E proprio per questo – ha sottolineato l’Assessore Regionale Franco Manzato – temiamo le conseguenze del cosiddetto decreto “Salva Italia” e gli sviluppi di una Pac sfavorevole al “Belpaese”. Concetto condiviso da Paolo Pizzolato, Amministratore Unico di Veneto Agricoltura che ritiene “troppo penalizzante per la nostra imprenditoria agricola l’applicazione dell’IMU e l’aumento, causa accise, dei costi del gasolio da trazione. Ciò detto i risultati raggiunti sono gratificanti e devono spingerci una volta di più a sostenere questo comparto e la qualità dei nostri prodotti agroalimentari”.Proprio su questo aspetto “dobbiamo impegnarci – ritiene L’Assessore Manzato – per migliorare l’esportazione del “Made in Italy” con un accordo di filiera tra aziende e distribuzione organizzata, in accordo con le associazioni di categoria”.

I dati per comparto. Come da alcuni anni a questa parte, i dati che emergono dai Report dei tecnici di Veneto Agricoltura, Azienda della Regione, e presentati in conferenza stampa,  evidenziano che non tutti i comparti agricoli hanno contribuito in eguale misura a questo risultato. Se infatti il comparto vitivinicolo ha registrato un notevole aumento dei prezzi come la zootecnica, che dopo alcune annate caratterizzate da pesantezza dei mercati ha beneficiato di un significativo incremento del valore del prodotto (+8,8%), le coltivazioni erbacee hanno infatti subìto un arretramento (-3,5%), soprattutto per le deludenti performance del comparto orticolo. Per contro, la dinamica del comparto alimentare registra una leggera crescita delle imprese, salite nel terzo trimestre a oltre 3.700 unità (+0,2%), in controtendenza rispetto alla contrazione avvenuta in tutti gli altri settori di attività manifatturiera (-0,9%).

I dati sul lavoro. In significativo aumento gli occupati agricoli (+10%); non così invece per l’industria alimentare che registra una perdita di occupati rilevante (-9,6%) ben al di sopra della media del comparto industriale in generale (-1,3%). In aumento il deficit della bilancia commerciale dei prodotti agroalimentari veneti (917 milioni di euro, +45%) per effetto del maggiore incremento delle importazioni (+17%) rispetto alle esportazioni (+11%).

Cereali. Per quanto riguarda la situazione delle singole colture nel 2011, buona tenuta commerciale dei cereali con prezzi medi annui in crescita. Il mais si conferma la coltura principale in Veneto incrementando del 10% la superficie coltivata, che ha superato i 250.000 ettari, e del 13% la quantità prodotta, che ha raggiunto 2,5 milioni di tonnellate. Il prezzo medio annuo è calcolato in 224,3 euro/t, in crescita del 33% rispetto all’anno precedente. All’aumento della coltivazione del mais ha corrisposto una diminuzione del frumento tenero, sceso a 73.000 ettari (-23%) e 440.000 tonnellate (-21%) ma con quotazioni mediamente superiori del 37%, e del frumento duro. Andamenti analoghi per l’orzo (cala la superficie del 12% e la produzione dell’11%”%, ma aumenta il prezzo medio del 32%), mentre il riso segna un incremento della superficie investita del +10% e del prezzo del +26%.

Colture industriali, deciso calo degli ettari coltivati a barbabietola da zucchero (-37%) che tuttavia ha ottenuto valori elevati della produzione (3.100 €/ha, +48%) in forza dell’alto grado di polarizzazione e della richiesta dei mercati. Aumenta del +19% la superficie a soia e del +14% la relativa produzione, mediamente quotata in crescita del 10%; mentre cala notevolmente la coltivazione del tabacco (-22%) che dimostra anche una flessione del prezzo medio pari al 5-10%. Ancora in calo gli ettari di girasole (-4%), e il colza, che dopo cinque anni di continua espansione subisce una battuta d’arresto: la superficie è scesa del 16% e la produzione del 21%.

Il comparto orticolo registra un leggero incremento delle superfici che raggiungono 33.400 ettari (+2%); ma la pesantezza dei mercati e l’allarme del batterio E. Coli hanno depresso i listini, determinando una contrazione del valore prodotto stimata in -13% per gli ortaggi e in -21% per le piante da tubero.  Bene il radicchio, che per alcune varietà ha riscattato i deludenti risultati dell’anno precedente registrando un incremento del prezzo medio pari al 14%. Il comparto frutticolo ha vissuto un’annata generalmente positiva dal punto di vista produttivo ma poco soddisfacente sotto l’aspetto commerciale, con quotazioni spesso inferiori a quelle dell’anno precedente.

Per la vitivinicoltura veneta l’annata 2011 potrebbe rivelarsi qualitativamente di grande interesse. Confermati, comunque, i livelli produttivi degli ultimi anni con una produzione stimata in 1,1 milioni di tonnellate di uva e in 8,6 milioni di ettolitri di vino. Da sottolineare l’incremento del prezzo delle uve mediamente pari al +27% osservato presso le borse merci del Veneto.

Sorrisi per la zootecnia, il cui fatturato dopo alcuni anni di flessione torna a crescere per l’andamento generalmente favorevole dei mercati: latte +10%, carne bovina +5%, carne suina +15% e carne avicola +13%. Tuttavia preoccupa l’aumento dei costi di produzione, in particolare dei mangimi, che ha ridotto i margini di redditività degli allevamenti.

Pesca marittima i dati relativi ai primi 6 mesi del 2011 evidenziano un notevole calo dei quantitativi a livello regionale, scesi a 8.105 tonnellate (-16,8%), e conseguentemente del relativo fatturato (21,7 milioni di euro, -8,9%).

(Fonte: Veneto Agricoltura)