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Siccità, in agguato le speculazioni, a pagare sono produttori e consumatori

La siccità si sta facendo pesantemente risentire anche nel Veneto, con i suoi effetti negativi soprattutto per l’agricoltura, che ha bisogno di acqua che però scarseggia. “Alla vigilia della dichiarazione dello stato di crisi – ha affermato l’assessore regionale alle politiche agricole, Franco Manzato, – voglio sottolineare tuttavia i veri pericoli che questa situazione può avere per imprenditori agricoli e cittadini. Le colture soffrono e soffriranno, la produzione certamente ne risentirà, specie quella di colture come l’asparago e altre produzioni primaverili. Però attenzione: il vero rischio è che a pagare gli effetti di questa vera e propria calamità naturale siano solo i consumatori e i produttori”.

Segnalare le speculazioni. “A fronte dei potenziali danni alla produzione – ha spiegato l’assessore – gli agricoltori possono ricorrere al sistema assicurativo agevolato, mentre la Regione opererà per regimare nel modo più razionale l’utilizzo delle risorse idriche in modo da annullare o limitare i danni. Per contro, e per questo ho atteso a fare dichiarazioni su questo argomento, la sola parola “siccità”, così come “gelo”, “alluvione” e così via, rischia di far lievitare i prezzi sui banchi di vendita, senza che i produttori ne abbiano alcun beneficio, né diretto né indiretto, con un peso aggiuntivo per le tasche già ben impoverite dei consumatori, mentre a guadagnarci sarà ancora una volta la speculazione che si manifesta in diverse fasi della catena distributiva. Avremo il paradosso che potrebbero rincarare, come già accaduto in passato, anche i prodotti agricoli provenienti da Paesi dove il problema non esiste”. “Invito perciò tutti a vigilare su eventuali sbalzi e impennate nel prezzo finale delle produzioni agricole e a segnalarle alle autorità locali, alle nostra associazioni dei consumatori o anche direttamente agli uffici regionali della tutela dei consumatori – ha concluso l’assessore regionale – perché questo ci aiuta molto a contrastare un fenomeno negativo e meschino, che provoca un vero e proprio danno sociale”.

(Fonte: Regione Veneto)

Il gruppo Alimentaristi di Confartigianato Imprese Veneto “mette a tavola” i parlamentari europei a Bruxelles per sensibilizzare l’Ue su tipicità e tradizione territoriale

Il presidente di Confartigianato Veneto Giuseppe Sbalchiero con gli artigiani del Gusto a Bruxelles

(di Maurizio Drago, socio ARGAV) Il 21 e 22 marzo scorso, gli artigiani alimentaristi veneti della Confartigianato hanno offerto ai parlamentari e ai funzionari di Bruxelles i piatti tipici della cucina regionale nella sede del Parlamento Europeo.

La cena a Bruxelles

Le specialità venete gustate. Un successo preannunciato, visto che alla cena si sono presentati oltre 500 fra eurodeputati, funzionari, corpo diplomatico: tutti hanno gustato le tipicità venete: la sopressa vicentina, il formaggio Monte Veronese, gli spuncioni antipasti, l’asparago bianco di Bassano, il bacalà alla vicentina, i bigoi in salsa, il risotto con l’anguilla, i tortellini di Valeggio burro e salvia, il prosciutto di Montagnana, il risotto radicchio e salsiccia  e tanti altri prodotti. Il tutto innaffiato da una selezione di vini locali: dal durello dei Lessini al Valpolicella al moscato fior d’arancio e altri.

No ad un’enogastronomia standartizzata. La missione è stata curata nei minimi particolari da 25 maestri artigiani di tutti i mestieri della nostra tradizione (ristoratori, pasticceri, panificatori, pastai, salumieri, caseari…) che hanno voluto dimostrare al Parlamento Europeo che l’eccellenza dell’enogastronomia artigiana veneta deve essere valorizzata e non soppressa da leggi europee a favore di potenti lobbies industriali che vogliono “standardizzare” i prodotti a loro tornaconto. E tutti, parlamentari e funzionari europei, hanno apprezzato le specialità venete, tanto è vero che è rimasto ben poco nei tavoli al termine della cena. Dal Veneto è partito un tir carico di oltre 700 kg di prelibatezze pronte e 300 bottiglie di vino. Alcuni dati: 45 kg di bacalà alla vicentina; 80 kg di casunziei, bigoli, cappelletti; 87 kg di dolce e 70 di pane; 159 kg di antipasti.

Claudio Miotto, vice presidente Nazionale Confartigianato a Bruxell

Le nostre specialità contro scatolette e Ogm. Una super cena “super apprezzata” da tutti: spagnoli, francesi, tedeschi e degli altri paesi europei. Un “riscatto” d’orgoglio per gli stessi europarlamentari italiani che hanno visto apprezzare (e molto!) il palato dei loro colleghi europei, prima fra tutte l’europarlamentare veneta Mara Bizzotto che ha appoggiato l’importante iniziativa. L’eccezionale evento è stato organizzato da Confartigianato Alimentazione Veneto con il contributo dell’Ebav. Il presidente veneto Giuseppe Sbalchiero nella conferenza stampa tenutasi a Bruxelles ha fatto un duro intervento lanciando il grido d’allarme: l’Europa deve rispettare chi effettua produzioni, anche limitate, con la tipicità e la tradizione territoriale.  L’Europa sta esagerando nel porre continue regole che tendono a sopprimere la filiera artigiana. “In Europa vogliono condizionare il made in Italy a favore di potenti lobbies”.  Invece il buon cibo deve essere prodotto e consumato in tempi rapidi, si deve rispettare questa regola naturale e non imporre leggi che vanno contro l’alta qualità legata alla tradizione dei prodotti curati con amore. Non siamo d’accordo con le manipolazioni  e con chi vuole distruggere il nostro grandissimo patrimonio della cultura gastronomica. Altro che scatolette, cibo confezionato e ogm. Il vice presidente nazionale della Confartigianto Claudio Miotto insiste affinchè i parlamentari italiani stiano attenti e vigilino concretamente, con cognizione, e si punti a una seria valorizzazione del Made in Italy.

Più di 8 mila le imprese artigiane alimentari in Veneto. E, dopo la cena, i pasticceri veneti hanno preparato – la mattina successiva – sempre al Parlamento Europeo, la colazione a base di fugassa veneta, gata vicentina, kodinza bellunese, segno trevisano, torta ciosota, miazza rodigina e altre specialità del territorio veneto. La verità è che l’Italia non fa sentire, con competenza, capacità e determinazione,  la sua voce nella sede europea  per la salvaguardia di uno dei  beni piu’ preziosi che ha ereditato, quello della gastronomia e dei prodotti, frutto di una cultura centenaria. Le imprese artigiane attive nel Veneto, solo nel comparto dell’alimentazione, sono piu’ di 8 mila, con un forte indotto che dà occupazione a decine di migliaia di persone, pensando poi allo stretto binomio fra enogastronomia e turismo.

Innovazione, da una selezione di tori, latte a maggiore attitudine casearia

Il Veneto è la prima realtà zootecnica al mondo ad analizzare di routine il tempo di coagulazione e la forza del coagulo del latte destinato alla trasformazione casearia e a selezionare i tori riproduttori per accrescere queste peculiarità.

Il 75% del latte italiano diventa formaggio. Un primato importante, frutto di una ricerca accurata presentata nei giorni scorsi presso l’Azienda ValleVecchia di Veneto Agricoltura a Caorle (Ve) nel nuovo “Centro Tori” – di Intermizoo alla presenza, tra gli altri, dell’Assessore Regionale all’Agricoltura Franco Manzato, dell’Amministratore Unico di Veneto Agricoltura e Presidente di Intermizoo Paolo Pizzolato e di altre quattrocento persone. L’Italia conta ben 44 dei 203 formaggi a Denominazione di Origine. Oltre alle produzioni tutelate possiede un patrimonio unico di prodotti di valenza locale o di nicchia, molto apprezzate da consumatori sia italiani che esteri.  Il 75% del latte italiano è destinato alla produzione di formaggi, la metà dei quali è DOP.

Alla ricerca del latte più idoneo per la trasformazione casearia. Avviato da Intermizoo e Veneto Agricoltura attraverso i suoi laboratori di Thiene, con “Veneto Cheese” ovvero il Distretto Veneto Lattiero Caseario, insieme al Dipartimento di Scienze Animali dell’Università di Padova – Prof. Martino Cassandro (da oggi Dipartimento di Agronomia Animali Alimenti Risorse Naturali e Ambiente – DAFNAE), e ARAV, lo studio, frutto del lavoro di ricerca applicata, sperimentazione e innovazione ha raggiunto conclusioni rivoluzionarie per il comparto per disporre di un latte idoneo alla trasformazione casearia; cioè: elevato contenuto di grasso e soprattutto di caseina; contenuto di cellule somatiche basso; attitudine casearia ottimale.

Creato un catalogo di tori miglioratori. In generale, l’attitudine casearia può essere definita come la capacità del latte a reagire con un coagulante ed a formare una cagliata di consistenza idonea e nei tempi ottimali per la lavorazione. Un latte con un’attitudine casearia ottimale può avere una resa dal 2 al 10% superiore al latte con un’attitudine casearia scadente. Un latte con un’attitudine casearia ottimale produce un formaggio che non ha problemi durante la stagionatura avendo una pasta più asciutta e compatta, senza imperfezioni e risultando più equilibrato nel gusto e nell’aroma. Su questo ultimo punto è stato attivato lo studio presentato, con risultati come detto “rivoluzionari”: e’ possibile migliorare geneticamente il latte aumentandone l’attitudine casearia perché questa caratteristica è legata all’ereditabilità.  Primo risultato concreto: la ricerca ha portato alla creazione oggi di un catalogo specifico di tori miglioratori per razza di appartenenza. Dal 2000 ad oggi, il settore lattiero-caseario ha avuto un trend positivo. Pur diminuendo il consumo interno di formaggi è cresciuto di gran lunga l’export. E proprio per questi motivi la sperimentazione ha visto il diretto coinvolgimento delle imprese casearie e delle associazioni produttori come l’Aprolav, Agriform, Consorzio Provinciale Zootecnico e Lattiero Caseario di Vicenza, Lattebusche, Latterie Venete, Latterie Vicentine, Toniolo Casearia e Latteria di Soligo.

(Fonte: Veneto Agricoltura)

Sapori di Veneto al Parlamento Europeo

L’eccellenza dell’enogastronomia veneta al Parlamento Europeo! Gli alimentaristi di Confartigianato Imprese Veneto e l’europarlamentare Mara Bizzotto sono stati protagonisti di un’iniziativa iniziata martedì 20 marzo scorso e che si conclude oggi presso la sede del Parlamento Europeo di Bruxelles, iniziativa volta a valorizzare i prodotti tipici e le eccellenze dell’enogastronomia veneta.

Tutela produzioni tipiche e locali. L’evento, cena di gala e colazione con i prodotti tipici regionali, è stata un’occasione di confronto e di sensibilizzazione con i parlamentari europei sulla tematica della tutela delle produzioni tipiche e locali attraverso una degustazione di piatti e prelibatezze particolarmente rappresentativi del territorio veneto. Gli Artigiani del Gusto di Confartigianato Imprese Veneto hanno presentato la loro selezione di prodotti, che rappresenta l’eccellenza nella straordinaria varietà dell’enogastronomia italiana. I maestri artigiani di tutti i mestieri della tradizione veneta (pasticceri, panificatori, pastai, gelatieri, cioccolatieri, ristoratori, casari, salumieri, gastronomi, molitori) hanno offerto le migliori produzioni dei loro territori in degustazione non solo per offrire un’esperienza originale, ma anche per valorizzare le eccellenze venete, difendere il Made in Italy e tutelare le produzioni di nicchia che rischiano di scomparire. E’ stata un’occasione, altresì, per chiedere all’Unione Europea l’attenzione che merita un giacimento di gusti e di identità culturali in campo alimentare di cui il Veneto è portatore per qualità e varietà.

(Fonte: Asterisconet.it)

Fotovoltaico a terra: la Regione Veneto individua i siti no. Coldiretti, bene la mappa per il fotovoltaico

La Giunta regionale ha individuato le aree e i siti non idonei all’installazione di impianti solari fotovoltaici, con moduli ubicati a terra, in base alle linee guida emanate nel 2010 per l’autorizzazione degli impianti alimentati da fonti rinnovabili.

Provvedimento da approvare in Commissione. “Cittadini e aziende erano in attesa che si facesse la necessaria chiarezza su questi delicati aspetti che condizionano l’attività in un settore di grande interesse economico e ambientale – rileva l’assessore regionale ai lavori pubblici e all’energia, Massimo Giorgetti –. Il provvedimento che abbiamo approvato sarà ora sottoposto alla valutazione della Commissione consiliare competente, in considerazione del fatto che lo strumento normativo ultimo con il quale dovranno essere definite le aree e i siti non idonei all’installazione degli impianti è il Piano Energetico Regionale, la cui approvazione è di competenza del Consiglio regionale”.

Aree idonee e non. “Il nostro obiettivo – ha continuato Giorgetti – è quello di rendere il più agevole, snello e veloce possibile l’iter di autorizzazione alla costruzione e all’esercizio degli impianti da fonti rinnovabili, offrendo agli operatori un quadro certo e chiaro di riferimento e orientamento per la loro localizzazione, ma sempre nel pieno rispetto degli strumenti di pianificazione ambientale, territoriale e paesaggistica. Non idonee, pertanto, a questo tipo di installazioni, in base poi anche alle diverse tipologie di impianti e alle loro dimensioni, sono quelle aree particolarmente vulnerabili alle trasformazioni, aree di pregio ambientale e storico-artistico, da tutelare per la loro peculiarità in tema di tradizioni agroalimentari locali, biodiversità e paesaggio rurale”.

Nel dettaglio. I siti considerati incompatibili con insediamenti di tipo fotovoltaico a terra che comportano maggior consumo di territorio individuati in questa fase sono: i siti inseriti nella lista mondiale dell’UNESCO; le zone umide di importanza internazionale designate ai sensi della Convenzione di Ramsar; la Rete Natura 2000; i territori inseriti nell’elenco delle aree naturali protette; le aree agricole interessate da produzioni agroalimentari di qualità (produzioni biologiche, DOP, IGP, DOC, DOCG, produzioni tradizionali); le aree ad elevata utilizzazione agricola, individuate dal PTRC.

Istituito un Registro regionale delle superfici. La Giunta veneta, confermando che in tutto il territorio regionale gli impianti solari fotovoltaici, con moduli a terra, possono essere realizzati subordinatamente alla compatibilità degli stessi con gli atti di pianificazione territoriale vigente, nonché con gli strumenti di tutela e di gestione previsti dalle specifiche normative di settore, ha anche stabilito che gli impianti di potenza fino a 6 kW rientrino nella categoria dell’autoconsumo e siano esclusi da questa disciplina. Inoltre, per garantire la corretta pianificazione delle trasformazioni nelle “aree ad elevata utilizzazione agricola”, si prevede l’istituzione di uno specifico Registro regionale delle superfici interessate alla realizzazione di impianti solari fotovoltaici con moduli collocati a terra. “Segnalo, infine – conclude Giorgetti – che siamo anche impegnati a conciliare le politiche di salvaguardia del territorio con quelle di sviluppo e valorizzazione delle energie rinnovabili e i nostri atti di programmazione debbono essere congruenti con la quota di burden sharing assegnataci, in base allo schema approvato recentemente dalla Conferenza Stato-Regioni”. Il burden sharing non è altro che il target vincolante di produzione attribuito sulle energie rinnovabili alle regioni: una ripartizione che stabilisce in quale misura ognuna di esse deve concorrere all’obiettivo nazionale in materia di sviluppo delle fonti energetiche pulite previsto dalla Direttiva europea 20 20 20, che per l’Italia è pari al 17% del consumo energetico lordo; la quota di contributo del Veneto per il 2020 è pari al 10,3 del totale nazionale.

Coldiretti Veneto, in 4 anni oltre 2milioni di mq coltivati a pannelli solari. “Il provvedimento è coerente con la nostra posizione che in questi anni ci ha visto sulle barricate per impedire lo spreco del suolo agricolo a favore dei pannelli solari”. E’ quanto afferma Coldiretti Veneto nell’apprendere la notizia che la Giunta Regionale ha individuato la mappa delle aree non idonee alla realizzazione di parchi fotovoltaici. Dopo aver intrapreso azioni legali per proteggere le campagne dalla speculazione di grosse società ben più interessate ai bilanci che alla salvaguardia ambientale, Coldiretti accoglie con soddisfazione il primo vero atto verso un Piano Energetico per il Veneto, che non può più essere rinviato. Coldiretti ricorda che solo nella provincia di Rovigo sono stati compromessi, dal 2008 ad oggi, oltre 2 milioni di metri quadrati di terreno produttivo dove ora si coltivano celle fotovoltaiche.

(Fonte: Regione Veneto/Coldiretti Veneto)

Semine annata agraria 2012, boom frumento tenero, giù quello duro

Le intenzioni di semina per la nuova annata agraria 2012, raccolte dagli esperti di Veneto Agricoltura presso gli operatori del territorio, indicano un recupero degli investimenti a frumento tenero in Veneto, a scapito degli altri cereali autunno – vernini, mentre mais e soia dovrebbero confermare le superfici del 2011.

Crollano le superfici coltivate a frumento duro ed orzo: per il primo si stima un calo superiore al 50%, mentre per quanto riguarda l’orzo la flessione dovrebbe attestarsi attorno al 30% in meno; entrambi dovrebbero scendere al di sotto dei 5.000 ettari coltivati. A beneficiarne, come detto, sarà il frumento tenero, per il quale è possibile prevedere un aumento nell’ordine del +10/15% delle superfici coltivate (95.000 ettari), in linea con i  livelli registrati nel 2009. Per quanto riguarda le colture a semina primaverile, si prevedono in crescita le superfici lavorate a barbabietola da zucchero (si stimano maggiori investimenti per 5.000 ettari circa), fino a sfiorare i 15.000 ettari complessivi. Mais e soia dovrebbero invece confermare le superfici coltivate nel 2011 (rispettivamente poco meno di 250.000 ettari per il mais granella e 77.000 ettari per la soia), con la possibilità di minime variazioni (+ / – 5%) rispetto al dato dello scorso anno.

Relativamente all’andamento dei mercati nelle principali piazze di contrattazione nazionale, si riflette in maniera fedele il trend internazionale. In particolare i prezzi registrati alla borsa merci di Padova sembrano essersi consolidati attorno ai 200-220 euro/t per il frumento (-25% circa rispetto al 2011), circa 200 euro/t per il mais (-17%) e 400 euro/t per la soia (-6% nei primi due mesi del 2012 rispetto all’anno precedente.

(Fonte: Veneto Agricoltura)

Piace sempre di più l’acquisto diretto dei prodotti agricoli

Gradita ai produttori e ai consumatori, la vendita diretta segna un + 53 per cento rispetto allo scorso anno nei mercati degli agricoltori e nei punti vendita aziendali visitati nel 2011 da 9,2 milioni di italiani.

Create nuove opportunità di lavoro. In pochi anni, secondo un’indagine di Coldiretti, sono nati in Italia 878 mercati degli agricoltori (cosiddetti Farmers market) dove sono coinvolti 20.800 produttori agricoli che hanno creato nuove opportunità di lavoro per 3.500 persone. Un risultato reso possibile grazie ai consumatori italiani che nel 2011 hanno fatto acquisti per 489 milioni di euro (+53 per cento rispetto all’anno precedente.

Cosa succeda a Verona. Nella provincia veronese la vendita diretta coinvolge circa 70 punti vendita aziendali nel circuito Punto di Campagna Amica della Coldiretti, 22 mercati a kilometro zero (7 in città) con oltre 100 aziende agricole coinvolte a rotazione a seconda della stagionalità. Il volume di affari si aggira intorno ai 2 milioni di euro per i punti vendita aziendali e 4 milioni di euro per i mercati a kilometro zero.  “Dato il successo delle nuove formule di vendita che di fatto tagliano le intermediazioni – spiega Pietro Piccioni, direttore di Coldiretti Verona – Impresa Verde formazione di Coldiretti Verona ha organizzato il primo corso di “tecnico superiore per la vendita diretta organizzata” per preparare i giovani in un settore in cui Coldiretti crede fortemente per la valorizzazione del Made in Italy e del territorio. Il modello della vendita diretta, infatti, sta diventando un nuovo processo culturale per il territorio, i prodotti e le tradizioni con la riscoperta di valori non solo economici ma anche culturali di consumo”.

Addetto alla vendita in agriturismo, cantina e aziende agricole. Il corso rivolto a tredici giovani diplomati o laureati ha avuto l’obiettivo di valorizzare la filiera agricola e italiana tramite la preparazione di un profilo professione spendibile sul mercato del lavoro. Infatti, il tecnico superiore per la vendita diretta organizzata si colloca sulla filiera agroalimentare corta, vale a dire punti vendita di agriturismi, Cantine, aziende agricole e presso la rete di vendita dei Consorzi Agrari. Gli studenti, dopo aver svolto le ore formative in aula, hanno realizzato stage in aziende agricole. “L’esperienza sul campo  – precisa Gabriele Panziera, responsabile della formazione di Impresa Verde – ha consentito ai giovani di mettere in pratica quanto appreso dai docenti e sviluppare punti di vista interessanti e migliorativi per le aziende coinvolte. Siamo soddisfatti di questo primo corso di formazione e alcuni studenti hanno già contatti per l’inserimento lavorativo”.

Mercati agricoli, il chi è dell’acquirente tipo. Dall’osservatorio dei giovani studenti sono emerse indicazioni sui visitatori tipo dei mercati a kilometro zero. C’è il cliente minimamente competente che acquista prodotti “di moda” ed è facilmente influenzabile, il cliente esigente che vuole conoscere i particolari della coltivazione, il cliente attento al risparmio che mette in secondo piano la qualità e durata del prodotto, e infine il cliente timido che gira gira e fatica ad acquistare perché non esplicita i suoi dubbi. I prodotti più acquistati nei mercati degli agricoltori e nei punti vendita aziendali sono la verdura, la frutta, i formaggi, i salumi, il vino, il latte, le conserve di frutta, salumi e carni bovine, riso, miele, marmellate e olio extravergine di oliva.

(Fonte: Coldiretti Verona)

Il direttivo ARGAV incontra la Confederazione Italiana Agricoltori all’agriturismo “Far Fio” a Carbonera (TV)

Direttivo ARGAV incontra Cia Veneto

da sx Cristian e Michele Fava, agriturismo Far Fiò, Carbonera (TV)

Cia Veneto a tavola con l’ARGAV. Chi l’agricoltura la fa e chi invece l’agricoltura la scrive, insieme per una sera, a raccontarsi con le gambe sotto il tavolo.

Cucina tipica trevigiana. Ci siamo dati appuntamento a cena martedì 6 marzo all’agriturismo dell’associazione Turismo Verde, “Far Fiò”, a Pezzan di Carbonera (Treviso) in una serata dove la convivialità e gli ottimi sapori in cucina di Michele Fava e del figlio Cristian, vero “re dei risotti”, si sono mescolati ai temi “caldi” dell’agricoltura.

Si è parlato di IMU. A cominciare dal conto salato che dovranno pagare gli agricoltori con l’Imu. Cia Veneto calcola che la nuova tassa introdotta su fabbricati rurali, stalle, serre, fienili, (tutti strumenti di lavoro per l’agricoltore) peserà per circa per 150 milioni di euro sulle aziende agricole venete. Per questo, venerdì scorso, in tutte le città del Veneto le delegazioni provinciali della Confederazione italiana agricoltori hanno incontrato i Prefetti chiedendo di scrivere al Governo affinché venga rivista la tassazione sui fabbricati rurali e sugli estimi catastali dei terreni agricoli. “Sia chiaro – ha detto Daniele Toniolo, presidente Cia Veneto -, che l’agricoltura, in questo momento di crisi, vuole fare la sua parte. La nostra richiesta al Governo è di correggere le aliquote e di distinguere tra chi l’agricoltura la fa come professione per vivere e chi invece no”.

La compagine Cia Veneto

La compagine Cia Veneto. All’incontro erano presenti anche il presidente di Cia Treviso, Denis Susanna, il presidente di Cia Padova Claudio D’Ascanio, la presidente di Cia Belluno Marta Zampieri, il presidente di Cia Rovigo Giordano Aglio e il presidente di Cia Verona Flavio Furlani. Presente anche il presidente nazionale di Turismo Verde, l’associazione agriturismi della Cia, Giuseppe Gandin ed Alessandra Vendrame, addetta stampa Cia Veneto nonché socia ARGAV. “Per la Confederazione italiana agricoltori si è aperta una stagione nuova – ha puntualizzato il presidente Toniolo, nel presentare la sua squadra di lavoro – I presidenti sono e saranno sempre di più agricoltori. Come Cia Veneto siamo orgogliosi di avere due imprenditori agricoli veneti a rappresentare a livello nazionale un aspetto dell’agricoltura italiana, Bepi Gandin per Turismo Verde e Mara Longhi, presidente nazionale di Donne in Campo”.

Daniele Toniolo, presidente Cia Veneto, riceve la penna ricordo ARGAV

Tante le questioni aperte sulle quali il mondo dell’agricoltura aspetta una risposta. E tanti gli spunti e le domande da noi poste alle quali Cia Veneto ha puntualmente risposto: La vendita diretta? “Da sola non risolve i problemi dell’agricoltura”. I rapporti con la Gdo? “Sul fronte del decreto sulle liberalizzazioni la Cia sta lavorando per migliorare i rapporti tra mondo produttivo e grande distribuzione organizzata, rendendo più trasparenti i meccanismi di formazione dei prezzi, accelerare i pagamenti agli agricoltori, evitare speculazioni di eccesso e posizione dominante”. E sulla rappresentanza “frastagliata” delle organizzazioni del mondo agricolo? “Un costo che l’agricoltura non può più permettersi”.

CODIRO, 40 anni in difesa delle colture polesane

Quarant’anni di associazionismo hanno consentito di abbattere i costi delle polizze assicurative ed hanno garantito contro le calamità atmosferiche 2.525 imprese agricole socie (dati al 2011) per un valore assicurato di oltre 135 milioni di euro. Il futuro è fatto di polizze agevolate multirischio e fondi mutualistici per contrastare i cambiamenti climatici e l’altalena dei prezzi, finanziati con contributi europei. Ha festeggiato così il compleanno della maturità il “Consorzio polesano di difesa di attività e produzioni agricole” (Codiro), che ieri ha organizzato un convegno celebrativo e informativo al Censer, con la collaborazione del sistema dei consorzi di difesa nazionale Asnacodi e regionale Condifesa Veneto.

Quale futuro per la copertura dei rischi in agricoltura?Il presidente del Codiro, Mauro Giuriolo, ha fatto un excursus storico: «Il Consorzio è stato costituito l’8 marzo 1972 con 32 soci fondatori – ha ricordato – A fine 1973, dopo il primo anno di operatività delle polizze assicurative limitate a frutta, uva e pomodoro, contava 865 soci per un valore assicurato di tre miliardi e 158 milioni di vecchie lire (1,6 milioni di euro). Oggi – ha detto Giuriolo – siamo 2.529 soci con un valore assicurato di 135 milioni di euro fra produzioni vegetali, serre e strutture per impianti frutticoli, allevamenti di bovini e suini. Nel 2007 abbiamo introdotto le polizze pluri-rischio (copertura per i vento in aggiunta alla grandine); nel 2010, le polizze multi-rischio (grandine, vento, gelo e brina, eccesso di pioggia, siccità, colpo di sole, alluvione) che nel 2011 hanno inciso per il 30 per cento sul totale delle polizze: un orgoglio per noi ed una migliore copertura assicurativa per i nostri soci».

Cosa succede con la PAC post 2013. Il futuro del Codiro e del sistema dei consorzi di difesa è destinato ad aumentare di importanza poiché le ultime riforme della Politica agricola comunitaria/ Pac (la Healt check 2009-2013 e l’Europa 2020 2014-2020), ovvero di tutto il sistema di finanziamento europeo al settore primario, stabiliscono un contributo del tutto nuovo per la gestione del rischio in agricoltura, ossia per le assicurazioni e la mutualità. «La riforma della Pac che entrerà in funzione dal 2014 fino al 2020 – ha spiegato Angelo Frascarelli, professore associato di “Economia e politica agraria” all’Università di Perugia – in materia di gestione rischi, parte da due problematiche: i cambiamenti climatici che faranno aumentare gli eventi estremi nei prossimi anni (per l’Italia: rischio siccità e precipitazioni abbondanti e concentrate in brevi periodi, ondate di caldo ed erosione del suolo); e l’impressionante volatilità dei prezzi, che è diventata un fatto strutturale, ineliminabile, con la quale bisognerà convivere». Se questo è il futuro, un buon sistema assicurativo, che preveda entrambi questi “rischi” è una delle strategie necessarie per le aziende agricole. Infatti: «La Pac prevede fondi per i rischi sia nelle Ocm vino e ortofrutta – ha spiegato Frascarelli – ma, soprattutto, ed è la vera novità, prevede che i contributi europei arrivino attraverso la Politica di sviluppo rurale dei vari Piani di sviluppo rurale, oggi regionali (Psr)». «Attraverso i Psr – ha spiegato Frascarelli – arriveranno i contributi per i premi di assicurazione agevolate (max 65% come oggi); inoltre, saranno creati ex novo dei fondi di mutualizzazione per coprire le fitopatie e le emergenze ambientali; infine, un fondo di stabilizzazione del reddito che prevede degli indennizzi per perdite del raccolto superiore al 30%».«Questo futuro – ha concluso Frascarelli – significa che sarà necessario trovare una gestione rischi nazionale, perché è impensabile che sia frammentata tra i diversi Psr regionali attuali, con perdita di risorse e possibilità di disparità di trattamento tra aziende di regioni diverse. Il sistema dei consorzi veneto, che è già all’avanguardia nella sperimentazione di nuove forme di mutualizzazione, dovrà arrivare pronto al 2014, con progetti cantierabili, in modo da partire all’entrata in vigore della riforma».

Primario unico settore dove il costo assicurativo è in calo. Una riflessione sulla posizione degli agricoltori europei, rappresentati da Copa-Cogeca è arrivata da Paola Grossi, presidente del relativo “Gruppo gestione rischi” dell’organizzazione. «Il primario è l’unico settore – ha ricordato – dove il costo assicurativo è calato. Anche grazie all’aggregazione che le imprese agricole hanno sviluppato e la possibilità di contrattare con le compagnie assicurative, attraverso i Consorzi».«Noi andremo a chiedere in Europa – ha annunciato – che il sistema di gestione rischi deve servire unicamente a rafforzare le imprese agricole e non a creare business per le assicurazioni. Chiederemo che la gestione rischi avvenga con un Psr nazionale, flessibile, che non distorca la concorrenza tra aziende, e con un budget dedicato. Inoltre, crediamo che sia necessario incrementare la base assicurativa e fare mutualità tra tutte le regioni italiane, altrimenti i fondi stanziati non saranno sufficienti per coprire tutte le domande».

In 40 anni di attività, 5 presidenti. Il presidente di Asnacodi, Albano Agabiti, ha ricordato che il tasso medio è sceso dal 9,75% del 2003-04 all’attuale 5,50-5,60%, con un risparmio di 300 milioni di euro all’anno per gli agricoltori. Così ha lanciato le sfide prossime: «Grazie alla sperimentazione avvenuta in Veneto – ha detto – possiamo partire da quest’anno con un fondo mutualistico nazionale che agirà sul multi-rischio; stiamo mettendo in campo azioni per la semplificazione della gestione e pensiamo che ci siano ancora margini per espandere il nostro mercato: è vero che abbiamo abbassato i tassi e migliorato le condizioni contrattuali, ma dobbiamo aumentare le superfici assicurate per avere ancora una maggiore distribuzione di rischi e dei costi». Al convegno sono, quindi, stati ricordati i cinque presidenti che si sono avvicendati alla guida del Codiro dal 1972 ad oggi: prima chi non c’è più, Vito Barion e Antonio Mella. Poi, Mariano Patergnani, Paolo Piccolo e Mauro Giuriolo, cui sono stati attribuiti dei riconoscimenti, assieme al vicepresidente Lauro Ballani, alla dipendente Ettorina Destro (35 anni di lavoro) e al direttore Luigi Garavello. Presente alla giornata tutto il mondo delle organizzazioni agricole polesane, Coldiretti, Confagricoltura e Cia, oltre al sindaco di Rovigo Bruno Piva, alla presidente della Provincia Tiziana Virgili, al vice presidente della Commissione regionale Agricoltura Graziano Azzalin, al consigliere veneto Cristiano Corazzari.

(Fonte: Coldiretti RovigoI

Latte e derivati, Omega 3 trasmissibili attraverso “strategie” biologiche e naturali

Relatori e atleti al convegno "Latte nuovo nutrimento"

Il latte e i suoi derivati come “nuovo nutrimento” nella prevenzione e nella riduzione dei rischi di malattie cardiovascolari. Questi i risultati delle ricerche condotte da Latteria di Soligo in collaborazione con Università di Padova e Veneto Agricoltura, presentati nel corso del convegno che si è tenuto ieri a Marghera, al Parco scientifico tecnologico Vega, sede di Confindustria Venezia.

Omega 3 non aggiunto al latte ma ottenuto attraverso l’alimentazione dei bovini. Nell’alimentazione quotidiana, latte e formaggi possono diventare validi alleati nella prevenzione delle malattie cardiovascolari, grazie all’arricchimento naturale di Omega 3 (acidi grassi polisaturi), ottenuto attraverso l’alimentazione dei bovini basata sul lino estruso. I formaggi freschi, inoltre, possono rivelarsi veicoli ottimali per la trasmissione di organismi probiotici, ossia  batteri utili, ad esempio, alla colonizzazione o al ripristino di un’adeguata flora intestinale e delle funzioni intestinali. Ulteriori studi hanno inoltre dimostrato che i formaggi stagionati, come l’Asiago, hanno una valida funzione anti-ipertensiva e anti-microbica. “Da tempo abbiamo campito che attraverso il benessere degli animali possiamo migliorare i nostri alimenti, ma non possiamo lavorare da soli – ha affermato durante l’incontro Lorenzo Brugnera, presidente di Latteria di Soligo – e per questo, nel settore della ricerca, abbiamo collaborato con Veneto Agricoltura e l’Università di Padova per migliorare la qualità degli alimenti offrendo ai consumatori prodotti sani e sicuri. Il lavoro di ricerca ci consente inoltre di garantire ai nostri allevatori un futuro per le proprie aziende in un mercato competitivo”.

Ciclisti testimonial. Tutti i risultati convergono in un’unica direzione: l’adozione di una dieta equilibrata e variegata è una delle armi migliori per mantenere in salute l’organismo. Una filosofia testata e dimostrata nella pratica anche dal team ciclistico professionista Pro Cycling Team Liquigas-Cannondale. Da alcuni anni la squadra rifiuta l’utilizzo di integratori, investendo invece in un’alimentazione basata su prodotti naturali e di qualità, made in Italy, grazie alla selezione di un gruppo di aziende fornitrici, tra cui Latteria di Soligo.

Soglia Ue per gli Omega 3 raggiunta in alcuni formaggi stagionati. Durante il convegno, Lucia Bailoni del Dip. Biomedicina Comparata e Alimentazione dell’Università di Padova, ha affermato: “Per la prima volta nel panorama scientifico, Università di Padova e Latteria di Soligo hanno studiato la trasmissione degli Omega 3 dal latte ai formaggi derivati, verificando che i valori restano inalterati. Considerando che il fabbisogno giornaliero di Omega 3 (quanto meno per le donne adulte) è stimato in un grammo al giorno, la ricerca ha studiato l’efficacia di latte e formaggi come veicoli quotidiani degli acidi grassi. Al contrario di alcune aziende che arricchiscono il latte a posteriori con olio di pesce, la ricerca testimonia come vi sia un arricchimento del latte anche con “strategie” biologiche e naturali: nutrendo le vacche con razioni giornaliere di lino estruso, scelto perché tra tutti gli elementi naturali è quello che presenta un rapporto favorevole di 4:1 degli omega 3 rispetto agli omega 6, si è verificato un significativo arricchimento di Omega 3. Tuttavia, la soglia di 0,3 grammi per 100 grammi di prodotto, stabilita dall’Unione Europea, è stata raggiunta solo da alcuni formaggi stagionati.

(Fonte: Latteria di Soligo)