Più agricoltura in 115 comuni del Veneto grazie alla “Carta di Matera” della CIA

Toniolo e Anci firmano la "Carta di Matera" a Padova

Centoquindici sindaci veneti hanno firmato a tutt’oggi la “Carta di Matera”, il manifesto programmatico e di intenti proposto dalla Confederazione italiana agricoltori (CIA) ai Comuni italiani per promuovere l’agricoltura in tutte le sue forme e difendere i terreni agricoli.

Delle 115 amministrazioni che in Veneto hanno sottoscritto la Carta di Matera, 51 sono della provincia di Padova, 36 Venezia, 18 Treviso (alle quali si aggiungeranno presto altre 8 firme), 8 Rovigo, 1 Belluno. Alle firme della Carta di Matera da parte dei Comuni veneti, si aggiunge quella sottoscritta tra il presidente di Cia Veneto, Daniele Toniolo e il presidente dell’Anci Veneto, Giorgio Dal Negro lo scorso 27 maggio a Palazzo Santo Stefano, sede della Provincia di Padova.

La lista è comunque destinata ad allungarsi entro la fine dell’anno, con la sottoscrizione del documento da parte di altri primi cittadini  che in tutte le province hanno espresso la volontà di tutelare di più il terreno agricolo e di valorizzare il settore primario. Grazie all’impegno di Cia Veneto e dei comuni firmatari si sta concretizzando un’inversione di marcia rispetto all’urbanizzazione diffusa che in Veneto ha avuto un’espansione a macchia d’olio: “Con la “Carta di Matera” ci siamo rivolti direttamente a tutti i primi cittadini, alle giunte e ai consigli comunali della nostra regione  –  spiega il presidente di Cia Veneto, Daniele Toniolo – con la consapevolezza che le amministrazioni locali non hanno né gli strumenti  né le risorse per definire un qualsivoglia progetto per l’agricoltura. Ma i Sindaci sono i primi ad avere la consapevolezza dell’importanza, non solo economica, dell’agricoltura, perché vivono quotidianamente i problemi della comunità che rappresentano. A cominciare dai sindaci possiamo far comprendere a tutti i cittadini veneti il valore dell’agricoltura anche per la sicurezza del nostro territorio”.

La “Carta” pensata esattamente un anno fa è un documento che la Confederazione propone ai sindaci di tutta Italia, avviando così un nuovo corso nell’attenzione verso il settore primario. E diffondendo una maggiore sensibilità nei confronti dell’ agricoltura da parte delle amministrazioni comunali. Come? Ad esempio stabilendo rapporti con gli agricoltori, stipulando accordi, concordando attività, attuando politiche sul territorio a favore della collettività che vedano coinvolte le aziende agricole.  La Carta di Matera si fonda su principi come la rivalutazione dell’attività agricola in tutte le sue forme, la salvaguardia del suolo e dell’ambiente, la valorizzazione del rapporto tra territorio e prodotti tipici. Non ultima la richiesta di una semplificazione della macchina burocratica che pesa non poco sull’attività dell’impresa agricola.

(fonte CIA Veneto)

Bando regionale per contributi alle imprese del tabacco, richieste entro il 30 settembre 2011

In applicazione della Misura 144 del Programma di Sviluppo Rurale, su iniziativa dell’assessore regionale all’agricoltura, Franco Manzato, la Giunta ha approvato un bando per l’assegnazione di contributi, fino a un massimo di 9 mila euro per azienda in un triennio, ai produttori di tabacco del Veneto che ne facciano richiesta entro il prossimo 30 settembre.

Le azioni finanziabili. “Tali risorse – spiega Manzato – vanno a compensare, seppur in minima parte, le imprese tabacchicole che hanno subito una riduzione dei premi erogati dall’Unione Europea nel 2010. L’importo erogato alle aziende aventi diritto sarà distribuito sotto forma di contributo triennale decrescente nel periodo dal 2011 al 2013”. L’azione regionale è volta a favorire interventi di ristrutturazione o riconversione per  contenere gli effetti negativi della riforma dell’Organizzazione Comune di Mercato. “Saranno finanziabili – spiega l’assessore – azioni quali l’acquisto di nuovi macchinari finalizzati alla ristrutturazione o riconversione colturale, l’acquisizione di hardware e software per attività di comunicazione e commercio elettronico, la realizzazione di impianti per la produzione di energia a esclusivo utilizzo aziendale, l’introduzione di attrezzature finalizzate alla riduzione dell’impatto ambientale dell’agricoltura, interventi di ammodernamento irriguo. Si tratta essenzialmente di incentivi alle innovazioni aziendali, al fine di rendere più competitive le circa 400 aziende della  filiera del tabacco, la cui coltivazione occupa nel Veneto all’incirca 8 mila ettari di superficie agricola”.

I requisiti necessari per accedere ai fondi sono innanzitutto aver subito la riduzione di almeno il 25% dei premi incassati dall’UE nella scorsa annualità rispetto al 2009, la  presentazione di un piano delle spese di investimento previste e l’impegno alla coltivazione di tabacco nel triennio dal 2011 al 2013, con un minimo di 5 mila metri quadri di superficie dedicata.

(fonte Regione Veneto)

Batteriosi del kiwi, agricoltori preoccupati nonostante i fondi stanziati dalla Regione Veneto

Preoccupazione degli agricoltori di Coldiretti Verona, nonostante il via libera della Regione Veneto, su proposta dell’Assessore all’agricoltura Franco Manzato, agli indennizzi per i coltivatori che hanno dovuto distruggere le piante di kiwi (actinidia) per prevenire il diffondersi del cancro batterico.

Una malattia che colpirà ancora migliaia di piante. “Gli importi stanziati, per complessivamente 281 mila euro da assegnare alle imprese agricole per risarcirle dei danni subiti – commenta Damiano Berzacola, presidente di Coldiretti Verona – rappresentano solo l’inizio degli aiuti necessari per gli agricoltori. Siamo, infatti, molto preoccupati per la malattia che ha colpito e colpirà migliaia di piante per cui sono necessari altri fondi da destinare al monitoraggio delle piante e alla ricerca di una soluzione. Di fondamentale importanza è stato il lavoro svolto dal Servizio Fitosanitario Regionale, che ringraziamo e che ci auguriamo prosegua anche nei prossimi mesi per il bene delle nostre colture”.

A Verona, situazione critica per una risorsa importante. Il kiwi rappresenta nella provincia di Verona una risorsa economica di grande importanza. Nel 2010 sono stati prodotti, infatti, 550 mila quintali di frutti per un valore di circa 40 milioni di euro in oltre 2000 ettari di terreno. La situazione a Verona, relativamente alla batteriosi del kiwi, è già critica. A cura del Servizio Fitosanitario Regionale sono stati controllati 328 ettari circa il 10% della superficie regionale investita a kiwi. Il 75% degli impianti piantati nel 2011 è risultato positivo al batterio PSA (Pseudomonas syringae pv. Actidinidiae). Su 175 campioni analizzati, 152 sono risultati positivi al batterio e su 95 piante prelevate e analizzate, 67 sono risultate positive. E’ importante anche l’analisi effettuata su 57 campioni asintomatici dei quali 42 sono risultati negativi, ma il 26% è tuttavia positivo senza dare segni esteriori e visibili. In questo momento, complice il clima caldo la malattia non si manifesta con virulenza; per un esame più approfondito bisognerà aspettare il prossimo inverno.

Da verificare il possibile blocco degli impianti. “La malattia ha una capacità di diffusione molto rapida e per i batteri, al momento, non esiste una cura – sottolinea Pietro Piccioni, direttore di Coldiretti Verona – L’unica cosa da fare è la prevenzione, specie nelle stagioni più a rischio come la primavera e l’autunno. Occorre, inoltre, continuare a fare opera d’informazione presso gli agricoltori per tenere basso il propagarsi della batteriosi, effettuare il monitoraggio continuo nei frutteti ed estirpare le piante malate o con sintomi. Resta aperto il problema del blocco degli impianti, cioè il divieto di mettere a dimora nuovi impianti senza l’assoluta sicurezza sanitaria, a oggi in vigore solo in Piemonte”.

(fonte Coldiretti Verona)

Regione Veneto, altri 600 mila euro alle comunità montane

Marmolada

Con una delibera approvata dalla Giunta regionale nella sua ultima seduta, altri 600 mila euro sono stati assegnati alle 19 Comunità Montane del Veneto, su proposta dell’assessore al turismo e allo sviluppo montano, Marino Finozzi. “Un nuovo riparto che si aggiunge alla somma di 1 milione e 700 mila euro stanziata quindici giorni fa – spiega Finozzi – e destinato a interventi di consolidamento e  sviluppo dell’agricoltura e tutela dei territori montani, a conferma dell’attenzione che la Giunta veneta pone sulla valorizzazione del grande patrimonio naturale e paesaggistico delle nostre montagne. Si tratta di contributi finalizzati alla salvaguardia delle attività svolte da chi vive e risiede in questi luoghi, cioè i primi e veri custodi della montagna”.

Con tali risorse saranno finanziati interventi per incentivare un razionale utilizzo delle superfici a prato, prevenendo fenomeni di abbandono e degrado dello spazio rurale, grazie alla coltivazione per almeno un quinquennio dei terreni, secondo criteri agronomici che ne conservino l’integrità. Contributi pari all’80% della spesa ammessa verranno poi erogati a chi si occuperà della manutenzione delle superfici agro forestali abbandonate, e per il 90% della spesa ammissibile a quanti manterranno in efficienza infrastrutture e manufatti interaziendali, come la viabilità interpoderale e gli acquedotti rurali, o effettueranno opere di sostegno e consolidamento delle pendici e di valorizzazione delle siepi e delle alberature.

In vista una nuova legge sullo sviluppo sostenibile e innovativo della montagna. “Sono contributi mirati – conclude l’assessore Finozzi – che consentono di attuare interventi tali da rendere più agevole e gradevole la vita in montagna. A queste iniziative la Regione del Veneto aggiunge l’impegno per la realizzazione di progetti di eccellenza legati al marchio Dolomiti Unesco patrimonio dell’umanità e quello di varare al più presto una nuova legge sullo sviluppo sostenibile e innovativo della montagna, una norma unica nel suo genere a livello nazionale”.

Caldo: frutta e verdura di stagione assicurano un pieno di salute

Il miglior modo per combattere il caldo è quello di mangiare frutta e verdura di stagione, che aiuta a sconfiggere l’afa di questi giorni e assicura un pieno di salute. In coerenza con le indicazioni del Ministero della Salute, Coldiretti Verona consiglia di consumare frutta e verdura fresca, fonte di vitamine, sali minerali e liquidi preziosi per mantenere l’organismo in efficienza e per combattere i radicali liberi prodotti come conseguenza dell’esposizione solare.
 
Consigli per ottimizzare la spesa. Antiossidanti “naturali” sono infatti le vitamine A, C ed E contenute in abbondanza in frutta e verdura fresca. In particolare in questo periodo pesche, nettarine, meloni e angurie sono a un prezzo ribassato e più che accessibile. Per evitare problemi di conservazione di frutta e verdura, ottimizzare la spesa e non buttare via niente, Coldiretti Verona consiglia di: 1) effettuare acquisti ridotti e ripetuti nel tempo, 2) scegliere i frutti con il giusto grado di maturazione, non appassiti, con aspetto turgido e non eccessivamente necrotizzati nei punti di taglio, 3) verificare l’etichettatura e preferire le produzioni e le varietà locali 4) preferire varietà di stagione che hanno tempi di maturazione naturali; 5) prediligere, compatibilmente con le esigenze, frutti interi (esempio cocomero) che si conservano più a lungo.
 
Per quanto riguarda il trasporto – aggiunge Coldiretti Verona – è bene fare la spesa poco prima di recarsi a casa ed evitare di lasciare troppo a lungo la frutta e verdura dove il sole e le alte temperature favoriscono i processi di maturazione ed è opportuno, nel caso di trasferimento con auto climatizzata, riporre i prodotti nel sedile posteriore piuttosto che nel bagagliaio, ma occorre anche mantenere separate le confezioni delle diverse varietà di frutta e verdura acquistate che vanno riposte in contenitori di carta piuttosto che in buste di plastica.
(fonte Coldiretti Verona)

Pedavena: “birreria di paese”

(di Pietro Bertanza, socio ARGAV) Nel pomeriggio del 24 giugno scorso un gruppetto di fortunati giornalisti ARGAV ha avuto l’occasione di poter visitare la birreria Pedavena (www.labirreriapedavena.com). Una realtà produttiva che può vantare innumerevoli traversie, così ci ha raccontato Italo Dalla Costa, responsabile dell’accoglienza e tuttofare dell’azienda bellunese.

La storia del birrificio inizia nel 1897 quando la famiglia Luciani parte da Canale D’Agordo (Bl) per stabilirsi a Pedavena, dove era risaputo che l’acqua fosse “buona” e non in base ad analisi chimiche, ma per quella saggezza popolare che non ha bisogno di prove empiriche. Qui ha il via la produzione della birra Pedavena che negli anni conquista sempre maggiori quote di mercato e si afferma come marchio. Nel 1974 arriva Heineken. L’azienda olandese acquisisce la birreria e la utilizza per produrre birre di alta qualità riconoscendo il merito alla fabbrica di Pedavena di saper fare prodotti di alto livello. Come un fulmine a ciel sereno nel 2004 Heineken decide di chiudere Pedavena senza che nessuno avesse percepito segnali di crisi. Tutti i dipendenti restano sbigottiti. Ma, passato il primo disorientamento, la popolazione intera, partendo dal sacerdote, al quale si aggiungono il sindaco, la gente comune, la stampa, ecc. fa del caso di Pedavena la propria bandiera. Fatto sta che nel 2006 il gruppo Castello di Udine rileva la birreria di Pedavena.

24/6/11, Pedavena, soci ARGAV in visita allo stabilimento Birreria Pedavena

Produrre birra di qualità è questione di acqua e quantità. Dopo questo breve riassunto di oltre 110 anni di storia, anche se molto altro ci sarebbe da raccontare, il nostro accompagnatore ci spiega come nasce una birra di qualità e svela qualche segreto. Il procedimento di produzione della birra Pedavena prevede l’introduzione del malto macinato (l’ingrediente fondamentale) nel tino di miscela con la famosa acqua. Il tutto viene portato ad una temperatura di circa 70 °C per far avvenire la saccarificazione (trasformazione dell’amido contenuto nel malto in saccarosio). La miscela va spostata nel tino di filtrazione, dove si separa la fase solida (il malto macinato) dalla liquida (il mosto) che va immessa nella caldaia di cottura. A questo punto si aggiunge il luppolo (conservante naturale della birra parte della componente amara) al mosto di birra che viene raffreddato a 7-8 °C e aggiunto di lieviti per far partire la fermentazione. Dopo 30-60 giorni (il tempo necessario per la maturazione) la birra è pronta per essere filtrata, imbottigliata e bevuta.

Fabbrica di paese. Aneddoti sulla birreria di Pedavena se ne possono raccontare a bizzeffe e sicuramente il più conosciuto riguarda la filosofia aziendale che i Luciani hanno voluto dare alla fabbrica sino dal 1897. Si tratta del nomignolo con cui è conosciuta l’azienda feltrina: la “fabbrica di paese”, proprio perché nella birreria lavorava la gente di Pedavena. Almeno un componente di ogni famiglia di Pedavena lavorava in birreria, così ci racconta Dalla Corte. Interessante è anche sapere che a Pedavena è tutt’ora in piena attività l’unica scuola per mastri birrai d’Italia dove sono stati formati i più importanti mastri birrai nazionali. Altra verità ci viene svelata da Gianni Pasa, il mastro birraio di Pedavena, alla domanda quale birra è la migliore Pasa risponde senza nessuna esitazione: la birra più semplice perché deve farsi bere senza tante preoccupazioni. Anche noi, dopo la suggestiva degustazione della birra del centenario (che, aimè, si può trovare solo a Pedavena) concordiamo con il mastro birraio della fabbrica di paese.

Lattebusche: prodotti lattiero-caseari per tutti i gusti

24/6/11, Busche, visita allo stabilimento Lattebusche dei soci ARGAV

(di Pietro Bertanza, socio ARGAV) La serie di incontri formativi dei giornalisti ARGAV segna una nuova puntata: lo scorso 24 giugno è stata la vota di Lattebusche (www.lattebusche.it), azienda del settore lattiero caseario con sede a Busche di Cesiomaggiore (Belluno). Lattebusche ama definirsi un’azienda Veneta e, sicuramente, il forte legame con il territorio che la contraddistingue da quando è nata (nel 1954) lo sottolinea. Ma, altrettanto al pari, non vuole fermare la sua crescita; infatti, Antonio Bortoli – direttore di Lattebusche – ci spiega come l’azienda bellunese sia anche vocata all’estero snocciolando una serie di premi e riconoscimenti vinti nei principali concorsi internazionali.

particolare Interno stabilimento Lattebusche

Le fasi di produzione. L’incontro di Busche inizia con un gelato ristoratore dentro lo storico bar Bianco di Busche, dove ci accoglie Tatiana Dallo responsabile di produzione dello stabilimento di Busche-. La parte tecnica dell’incontro entra nel vivo con Tatiana Dallo mentre spiega le varie fasi produttive che si svolgono nello stabilimento di Busche dove si producono formaggi freschi, freschissimi e stagionati, tra cui il famoso Piave. Da una finestra panoramica appositamente creata per seguire dall’alto tutte le fasi di lavorazione del latte la responsabile di produzione ci illustra i diversi macchinari che vengono impiegati nella produzione del formaggio: polivalenti (cisterna dove viene immesso il latte e portato a temperatura), casomatik (dove la cagliata viene tagliata e inserita nelle forme), pressa, salina e zona di stagionatura. Lattebusche produce oltre 50 referenze tra latte, yogurt, formaggi, gelati, ecc.

Fabrizio Stelluto (a sx), presidente ARGAV, consegna la penna ricordo ARGAV ad Antonio Bortoli, direttore Lattebusche

La storia e le prospettive future. L’onere-onore di raccontare la storia di Lattebusche, le strategie di marketing, l’identità dell’azienda e rispondere alle nostre curiosità è stato affidato a Antonio Bortoli, direttore di Lattebusche. L’azienda nasce nel 1954, proprio a Busche, con l’allora nome di Latteria sociale cooperativa della vallata feltrina. Lattebusche a tutt’oggi ha 4 stabilimenti di produzione: Busche(Belluno), Chioggia (Venezia), Sandrigo (Vicenza) e San Pietro in Gù (Padova), lavora oltre 2.800 ettolitri di latte al giorno e nel 2010 il fatturato ha superato gli 82 milioni di euro. Una realtà che ha sempre precorso i tempi (probabilmente proprio da questo deriva la sua forza), basti pensare che nel 1995 è diventata una tra le prime aziende italiane ad ottenere la certificazione del Sistema gestionale per la qualità UNI EN ISO 9002:94, inoltre, già dagli anni Ottanta ha iniziato delle campagne di comunicazione sostenendo manifestazioni sportive con i giovani quali principale target. “Un altro punto di forza della nostra azienda – ci spiega Bortoli – risiede nei nostri oltre 400 soci, che sono pronti a supportarci nelle decisioni e che conferiscono un latte di elevata qualità che ci permette di distinguerci.” Va sottolineato che Lattebusche è stata la prima azienda a premiare la qualità, infatti liquida i soci sull’effettivo valore qualitativo del latte, valutando diversi parametri come la percentuale di proteine, la quantità di grassi, ecc. Le strategie dell’azienda sono rappresentate dallo stretto legame con il territorio, dalla qualità e dalla tecnologia, queste in sintesi le linee che Lattebusche segue da sempre e che vuole continuare a seguire nei prossimi anni.

L’importanza di essere sul territorio. Nel 1969 Lattebusche apre il primo punto di vendita diretta dell’azienda: il bar Bianco di Busche. Da molti anni questo punto vendita è un punto di passaggio di oltre 1 milione di persone all’anno che si fermano per una sosta e per acquistare i prodotti lattiero-caseari. Il grande successo del bar Bianco di Busche ha spinto l’azienda ad aprire nuovi punti vendita in prossimità degli impianti produttivi. Questa grande presenza sul territorio e il legame con gli stabilimenti di produzione fa di Lattebusche una tra le prime fautrici del prodotto a “km zero”.

Coldiretti Veneto incontra Luca Zaia e gira al Governatore le richieste degli agricoltori

Tempo di bilancio per Coldiretti Veneto che ha riunito i dirigenti non solo per rispettare un appuntamento amministrativo ma anche per discutere con il Presidente della Regione Veneto, Luca Zaia, delle prospettive legate al settore agricolo alla luce della crisi alimentare provocata dalle recenti psicosi collettive, delle priorità agricole sul piano energetico regionale, delle iniziative concrete connesse alla salvaguardia ambientale post alluvione, compresi gli strumenti concreti per le imprese a sostegno della competitività del nostro patrimonio agroalimentare nel mondo.

Regione fanalino di coda nell’utilizzo risorse finanziarie. Nonostante la forte propensione agli investimenti dimostrata dalle aziende, in particolare da quelle condotte da “under 40” che nel Programma di Sviluppo Rurale trovano, nella misura del primo insediamento e di miglioramento aziendale, la prima “cassa”, la Regione Veneto è fanalino di coda nell’utilizzo delle risorse finanziarie. “La causa questa volta è dell’agroambiente, o meglio – spiega Giorgio Piazza – della codificazione delle misure ad hoc per la sostenibilità ambientale dell’agricoltura che sono lontane dalla realtà operativa, poco incentivanti ed estremamente vincolanti. Così – continua Piazza – corriamo il serio rischio di restituire una parte importante delle risorse dedicate che ammontano a quasi 200 milioni di euro”.

Lo snodo è ora nell’Unione Europea. Infatti dopo anni di nostre insistenze finalmente la struttura regionale ha deciso di proporre una manovra finanziaria alla Comunità per dirottare le disponibilità sull’asse 1 “competitività”, visto lo scarso esito dei bandi agro ambientali dell’asse 2. La risposta del Governatore non è tardata e, invitando l’organizzazione al pieno sostegno dell’azione dell’Assessore competente Franco Manzato,  ha continuato nella direzione della tutela ambientale assicurando un accordo quadro sulla opere post alluvione, e la massima attenzione al settore agricolo che può contribuire alla sicurezza territoriale alimentare e all’approvvigionamento energetico diffuso. Zaia l’ha definita la “terza rivoluzione industriale” che avrà come luogo non più le officine, ma i campi coltivati.

(fonte Coldiretti Veneto)

Insalata da guinness a Treviso contro la psicosi del batterio killer, per star tranquilli basta seguire i “consigli della nonna”

Il governatore del Veneto Luca Zaia mangia l'insalata di cetrioli all'azienda agricola Barzan di Treviso (foto La Tribuna di Treviso)

Il batterio killer dell’escherichia coli non abita qui: non nel made in Italy, non nel made in Veneto e tanto meno nel made in Treviso. Si cerchino le vere cause, ma soprattutto non si faccia terrorismo contro la verdura di casa nostra, ottima, di assoluta qualità, controllatissima e certificata, salutare. Lo hanno ribadito ieri Coldiretti e Regione del Veneto, secondo produttore nazionale di ortofrutta, primo nell’orticoltura, che oggi all’azienda agricola Barzan di Treviso hanno preparato un’insalata fresca da Guinnes dei primati, a base di cetrioli e pomodori locali, del peso di oltre mezza tonnellata, per manifestare la vicinanza agli agricoltori e confermare l’assoluta estraneità delle produzioni nostrane rispetto alla epidemia assassina che ha come fulcro l’area tedesca di Amburgo.

Tutti a mangiare l’insalata. Alla manifestazione, voluta dallo stesso presidente della Regione Luca Zaia assieme a Coldiretti nazionale, sono intervenuti anche il presidente di Coldiretti Veneto Giorgio Piazza, gli assessori regionalialla mobilità Renato Chisso, alla sanità Luca Coletto e alle politiche sociali Remo Sernagiotto, i vertici della sanità regionale, dell’ULSS locale e dello Zooprofilattico, il sindaco di Treviso Giampaolo Gobbo, amministratori dei Comuni limitrofi, parlamentari e senatori, oltre a tutti i produttori della zona.

Una psicosi che causa danni enormi all’economia agricola. Rispetto ai nefasti effetti dell’escherichia coli assassina, è stato ricordato che è certamente innocente l’ortofrutta italiana, ma è ormai considerata estranea anche la verdura spagnola, che all’inizio della crisi era stata messa sul banco degli accusati, causando a valanga una psicosi che ha ridotto la commercializzazione ai minimi termini in piena stagione produttiva, con pensanti ricadute economiche sulla nostra agricoltura di qualità. “In un settore nazionale che vale oltre 4 miliardi – ha sottolineato Zaia – la paura ingiustificata causa perdite per circa 3 milioni al giorno per mancata vendita, dei quali 600 mila euro solo nel Veneto. Stiamo parlando di un settore dove il Veneto esporta prodotti per 120 milioni l’anno e dove il blocco Russo adottato in seguito alle notizie provenienti dall’Europa comunitaria rischia effetti a cascata anche in altri Paesi.

Per stare tranquilli, basta seguire i consigli della nonna. La nostra è produzione sicura e di qualità, e chi avesse residui dubbi basta che applichi i vecchi e saggi consigli della nonna per stare tranquillo: lavare bene la verdura, tenere puliti arnesi da cucina e canovacci, usare acqua pulita. Di sicuro, se non ci fossero i nostri agricoltori, allora sì che la salute dei cittadini sarebbe a rischio”. “Siamo stanchi che la nostra agricoltura sia lasciata sola – gli ha fatto eco Piazza – e che i consumatori vengano bombardati da false informazioni. Le crisi che si sono succedute ci hanno sempre visto innocenti, ma intanto l abbiamo pagate noi: chiedo a tutti e soprattutto alla politica di stare vicini alla nostra agricoltura, che di fregature non ne ha mai date”.

(fonte Regione Veneto)

Nasce “La Rossa di Chioggia”, birra artigianale al radicchio, anteprima mercoledì 8 giugno 2011 al “Granso Stanco” di Sottomarina (VE)

Il Veneto si arricchisce di una nuova specialità gastronomica completamente autoctona: la birra al radicchio di Chioggia. Si tratta di un prodotto artigianale, nella cui formula originale al tradizionale luppolo viene affiancato il conosciutissimo radicchio nostrano, che nasce dalla collaborazione tra la Birreria San Gabriel di Ponte di Piave e Chioggia Ortomercato, ispirandosi alle antiche ricette delle “birre medicate” dei monaci Benedettini.

«Alla Rossa di Chioggia, così si chiamerà questa nuova birra, – annuncia il presidente di Chioggia Ortomercato del Veneto, Giuseppe Boscolo Palo – intendiamo affidare il rilancio dell’immagine del nostro ortaggio principe già in occasione della prossima “Sagra del Pesce” di questa estate. “La Rossa di Chioggia”, infatti, si abbina in modo gradevolissimo al fritto misto di pesce, che assieme ad un contorno di croccante radicchio, saranno la portata da non mancare nelle degustazioni dei nei 10 giorni della manifestazione (la sagra si terrà dall’8 al 17 luglio p.v.). Questa è un modo di dare concretezza al nostro slogan “il prodotto promuove il territorio”».

Serate Enogastronomiche Clodiensi. La presentazione, che si svolgerà mercoledì 8 giugno presso il ristorante “Granso Stanco” sul Lungomare Sud di Sottomarina, con inizio alle ore 20.30, si inserisce nell’ambito delle “Serate Enogastronomiche Clodiensi”, (la prima di queste, dedicata all’incontro tra gli orti e il mare di Chioggia con i vini e le grappe del Trentino si è svolta lo scorso 18 maggio al ristorante “El Gato” – n.d.r), attraverso le quali l’Ortomercato vuole valorizzare le tipiche risorse primarie locali, in integrazione sinergica tra la le filiere produttive ed imprenditoriali dell’intero territorio. Nel corso della serata, la Birra al Radicchio di Chioggia verrà proposta sia abbinata alle portate, che inserita nelle ricette dei piatti, dall’antipasto fino al dessert, in un menù degustazione che ne esalterà la poliedricità negli abbinamenti culinari, in particolare con il pesce.

Curiosità storiche per “La Rossa di Chioggia”. Già molto prima dell’Anno Mille, nell’estremo lembo meridionale della Laguna di Venezia, sull’allora isola di Brondolo a poche miglia da Chioggia, sorgeva il Monastero Benedettino di San Michele Arcangelo. Un luogo di preghiera, cultura e lavoro, ma anche di cura: qui i monaci confortavano i viandanti e guarivano gli ammalati con i loro preparati medico-farmacologici. Furono i Benedettini che perfezionarono la produzione della birra introducendo l’impiego del luppolo. Essa veniva utilizzata come rimedio terapeutico e aromatizzata con piante officinali.
Gli ortolani clodiensi, che in generazioni di paziente selezione delle piante, hanno creato negli scorsi decenni il caratteristico e rinomato Radicchio di Chioggia, apprezzato per il gusto e le benefiche proprietà, conferiscono il loro prodotto all’Ortomercato di Brondolo edificato – singolare coincidenza – proprio nei luoghi dove sorgeva l’antico Monastero Benedettino.

(fonte Chioggia Ortomercato del Veneto)