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Fino all’11 dicembre 2011, a Piombino Dese (PD) manifestazione dedicata ai radicchi e agli ortaggi invernali

A Piombino Dese, in provincia di Padova, è in programma fino all’11 dicembre “Gusta l’inverno, le terre del Dese”, kermesse gastronomica dedicata ai radicchi e ad altri ortaggi tipici della zona e dei mesi freddi. Si potrà gustare l’ortaggio preparato nei piatti tradizionali, collegato ad altri prodotti del luogo di ieri e di oggi. Spazio a spettacoli e a iniziative culturali. In particolare è previsto un convegno per fare il punto sulle strade del radicchio: Piombino Dese è crocicchio dei tracciati ideali che vengono indicati per gustare il radicchio e per godere del paesaggio, dell’ambiente, delle opere dell’uomo.

In provincia di Padova la maggiore produzione del variegato di Castelfranco. Piombino Dese è il solo comune padovano, assieme a Trebaseleghe, compreso nel territorio Igp del rosso di Treviso (precoce e tardivo). Il variegato, invece, si può considerare ormai cittadino padovano, avendo “quasi abbandonato” Castelfranco, la terra di origine. In provincia di Padova si ha infatti la maggiore produzione (complessivamente più di 5 mila tonnellate) e si hanno le maggiori adesioni al consorzio di tutela Igp. E’ conosciuto anche come il “fior di Maserà”.
Dunque si coltivano sempre più radicchi nella terra padovana, a conferma della vitalità e della richiesta di un ortaggio che sta incontrando, come dicono i recenti dati di mercato, sempre più appeal da parte dei consumatori. Se ne sottolinea, inoltre, la capacità di essere calamita turistica tanto che le manifestazioni, che gli si dedicano, risultano tra le più frequentate, soprattutto se si svolgono in aree di interesse culturale, paesaggistico, naturalistico.

Suggestivi scorci agresti, paesaggistici e colturali. Piombino Dese, sotto questo aspetto, è un territorio con condizioni ottimali: dentro i suoi confini si trovano le sorgenti del Sile, nel cui parco è compreso; è attraversato da un fiume fratello, il Dese, che gli dà il nome. Stesse caratteristiche, un analogo percorso, acque miracolose per le colture di ortaggi pregiati. Suggestivi scorci agresti, paesaggistici e colturali offrono gli altri fiumi che lo bagnano, quali il Marzenego, lo Zero, il Draganziolo. Si possono ammirare due splendide ville: villa Cornaro, progettata dal Palladio, patrimonio dell’umanità protetto dall’Unesco (Organizzazione delle Nazioni unite per l’educazione, la scienza e la cultura) e la sontuosa Villa Marcello, dove hanno soggiornato re d’Italia e personaggi del bel mondo.

(fonte OPO Veneto)

Campagna saccarifera 2011, la migliore degli ultimi 5 anni per il gruppo cooperativo Coprob

Si è conclusa a fine ottobre la campagna nazionale bieticolo-saccarifera del Gruppo Cooperativo Coprob che ha registrato soddisfacenti risultati sia dal punto di vista della qualità delle bietole lavorate che in termini di rese produttive. Il Gruppo ha prodotto, nel periodo agosto-ottobre circa 217mila tonnellate di zucchero nei suoi stabilimenti di Minerbio (BO) e Pontelongo (PD).

I dati. Particolarmente significativi sono risultati i dati della filiera agricola che, su circa 26mila coltivati da 3.367 aziende, ha ottenuto una produzione media di 61,7 tonnellate di bietole per ettaro, una polarizzazione media di 16,55° ed una produzione di saccarosio media per ettaro pari a 10,21 tonnellate. Di altrettanto rilievo sono stati i risultati delle attività di trasformazione con una produzione di zucchero pari a circa 2.800 tonnellate giornaliere ed un consumo di metano per la produzione di vapore ridottosi a circa 210 metri cubi per tonnellata di zucchero.

La coltura della bietola. “Siamo molto soddisfatti per la campagna appena conclusa – afferma Claudio Gallerani, presidente di Coprob – che conferma le capacità produttive della nostra filiera bieticolo-saccarifera: siamo quindi confidenti che i nostri soci saranno pienamente ripagati, al momento della consuntivazione di bilancio, per la fiducia che hanno dimostrato nella Cooperativa e nella coltura della bietola. Siamo convinti che anche la campagna 2012 sarà affrontata con forte determinazione e partecipazione dalla filiera di Coprob. Peraltro non ci dimentichiamo la forte criticità derivante dal ritardo inaccettabile da parte dello Stato nell’erogazione degli aiuti per la bieticoltura relativi agli anni 2009 e 2010. Non lasceremo nulla di intentato affinché gli impegni da parte della Pubblica Amministrazione  vengano mantenuti”.

(fonte: agricolturaonweb)

Giovedì 1 dicembre 2011, alle 18.30 a Pedavena (BL) si parla di Agricoltura, Terra e Cibo

Il socio ARGAV Edoardo Comiotto invita i soci a partecipare alla Conferenza Dibattito “Agricoltura Terra e Cibo” organizzata da Lions Club Feltre Host e che si terrà oggi alle 18.30  a Pedavena (BL)  presso la Sala Guarnieri dell’Istituto Comprensivo (via Ugo Foscolo). Si tratta di un importante appuntamento con un esperto del settore, Giorgio Zasio, di origini feltrine, che farà una disamina a 360° gradi di  importanti e dibattute tematiche quali il rapporto fra l’agricoltura e la gestione del territorio, l’evoluzione delle coltivazioni, l’utilizzo delle nuove scoperte scientifiche al fine di avere alimenti più salubri e genuini, la tracciabilità del prodotto.

L’Ortomercato di Chioggia apre a nuove imprese del settore agroalimentare, entro il 31 dicembre 2011 le richieste di assegnazione

Chioggia Ortomercato del Veneto, la nuova società cui l’Amministrazione comunale ha da un paio d’anni affidato la gestione della Centrale orticola di Brondolo, mette a disposizione altri spazi per l’ingresso di nuove imprese all’interno dell’area mercantile. Si tratta di un’area di 850 mq nel padiglione ovest, frazionabile in due o tre lotti, per ospitare attività del settore agroalimentare e di un posteggio di circa 300 mq nel padiglione est per esposizione e contrattazione di prodotti ortofrutticoli.

Integrazione tra mercato e produzione. «Con questi due nuovi bandi – spiega il presidente Giuseppe Boscolo Palo – puntiamo al completamento degli investimenti in strutture per l’agroalimentare nell’ala ovest e ad attivare nuovi inserimenti per il conferimento di prodotti ortofrutticoli nell’ala est della Centrale orticola di Brondolo per rendere operativa nei circa 8000 mq coperti della nostra struttura l’integrazione tra mercato alla produzione, mercato all’ingrosso e polo agroalimentare, a servizio delle attività turistico-ricettive della città di Chioggia e del suo circondario».

Richieste entro il 31 dicembre 2011. Le manifestazioni di interesse e le richieste di assegnazione devono essere presentate a Chioggia Ortomercato del Veneto entro il 31 dicembre 2011, secondo le modalità specificate nell’avviso pubblico del 23 novembre 2011 esposto all’Albo Pretorio del Comune di Chioggia e scaricabile dal sito “www.chioggia.org”. I bandi sono disponibili anche presso la direzione del mercato orticolo (tel. 041.5543430 – mail: chioggiaortomercatoveneto@yahoo.it).

(fonte: Chioggia Ortomercato del Veneto)

Chiusura annata agraria 2010/11 nel rodigino, Polesine ancora il granaio del Veneto, male però l’ortofrutta

Marco Giuriolo, presidente Coldiretti Rovigo

Al termine dell’annata agraria, in coincidenza con la Giornata provinciale del ringraziamento, il presidente di  Coldiretti Rovigo Mauro Giuriolo fa il punto sulle principali produzioni polesane. Calano le superfici di frumento (-18 per cento) e della soia (-18 per cento), ma aumentano quelle a mais (+35 per cento), quelle ad ortaggi (+11 per cento) e l’aglio (+7 per cento). Sul fronte prezzi, bene i cereali e crisi nera sull’ortofrutta.

Polesine granaio del Veneto. «La riduzione del grano è dovuta alle difficoltà meteorologiche incontrate nel periodo delle semine – commenta Giuriolo – ma è stata compensata dal netto aumento delle coltivazioni a mais». ll Polesine si conferma granaio del Veneto con i suoi 22 mila ettari di grano tenero e 54 mila di mais su un totale di 118 mila ettari coltivabili. «I prezzi sui cereali hanno tenuto – continua Giuriolo – mentre il vero disastro è stato per il comparto ortofrutticolo, dove i prezzi di vendita sono crollati sotto i costi di produzione, anche del 50 per cento. La contrazione dei consumi, dovuta in parte alla paura del tristemente famoso “batterio killer” ha compromesso l’intera annata, compresa quella dell’Insalata di Lusia Igp, dove i produttori stanno molto investendo per offrire il top della qualità ai consumatori».

Diminuiti i prodotti ortofrutticoli che transitano nei Mercati di Lusia e Rosolina. Le coltivazioni più specializzate, come quelle orticole delle zone di Lusia e di Rosolina, soffrono quindi maggiormente sul lato prezzi, nonostante gli aumenti di produzione e l’ottimo livello dei prodotti. «In particolare, sull’ortofrutta – prosegue il presidente Giuriolo – negli ultimi dieci anni, i dati dicono che, nonostante gli aumenti di produzione, sono invece nettamente diminuiti i prodotti che transitano per i Mercati di Lusia e di Rosolina: meno 30 per cento del volume d’affari alla centrale di Lusia con meno 28 per cento quintali conferiti nell’ultimo decennio; meno 19 per cento del volume a Rosolina, con meno 38 per cento dei quintali di prodotto negli ultimi dieci anni. Questo è un forte segnale che i servizi forniti dai due mercati sono diventati insufficienti rispetto alle attuali necessità delle imprese agricole per raggiungere il consumatore e, pertanto, diventa fondamentale pensare ad un adeguamento e ad una riorganizzazione delle due strutture».

 Fra le altre principali produzioni polesane, il comparto zootecnico sta attraversando un periodo nero, che sembra migliorare soltanto per i bovini da carne: +2 per cento dei bovini, per un totale di 43.450 capi; ma – 6 per cento delle vacche da latte, che si contraggono ad appena 3.340 capi; calo anche dei suini con -10 per cento e restano 68.700 capi. «In tutto questo – conclude Giuriolo – resta alta la forbice tra prezzi alla produzione e prezzi al consumo e per aumentare quei 17 centesimi che vanno al produttore, per ogni euro speso dal consumatore, il progetto economico di Coldiretti per la realizzazione di una filiera agricola tutta italiana anche qui in Polesine, è la nostra strada maestra».

(fonte Coldiretti Rovigo)

Nuova Pac e bandi a favore di giovani agricoltori le tematiche affrontate nel primo incontro ARGAV/Regione Veneto assessorato Agricoltura

14.11.11 Mestre (VE) incontro ARGAV -Assessorato Agricoltura Regione Veneto(di Marina Meneguzzi, socio ARGAV) Il Veneto rischia di lasciare sul tavolo della riforma agricola comunitaria ben 150 milioni di euro all’anno con picchi del 74% in meno dei pagamenti per superficie rispetto alla situazione attuale. Per avere dunque qualche speranza in più di far sentire il proprio scontento a Bruxelles, meglio fare fronte comune con le regioni italiane che condividono con il Veneto problematiche e caratteristiche: ecco perché giovedì 24 novembre p.v. l’assessore all’Agricoltura regionale Franco Manzato s’incontrerà a Venezia con i colleghi delle Regioni Emilia Romagna, Friuli Venezia Giulia, Lombardia e Piemonte, con l’obiettivo di discutere e definire una comune posizione sulla nuova Politica Agricola Europea.

Da gennaio 2012, un nuovo periodico regionale d’informazione per gli agricoltori. La nuova PAC  è stata al centro della prima consultazione informativa ARGAV/Assessorato Agricoltura Regione Veneto avvenuta per iniziativa del presidente dell’ARGAV Fabrizio Stelluto lo scorso 14 novembre nella sede regionale a Mestre (VE). Insieme all’assessore Manzato, all’incontro erano presenti anche Riccardo De Gobbi, Pietro Cecchinato e Andrea Comacchio della direzione del settore Primario regionale. La proposta di incontri periodici con i soci ARGAV è stata colta con particolare favore dall’assessore Manzato, conscio della necessità di comunicare le informazioni necessarie agli imprenditori agricoli veneti non solo attraverso i canali istituzionali regionali (per inciso, da gennaio 2012 sarà pubblicato un nuovo periodico in 80 mila copie con news redatte da Regione Veneto/Veneto Agricoltura/Avepa).

La Regione guarda ai giovani agricoltori. Oltre che della riforma comunitaria, Manzato ha parlato dei nuovi bandi del Programma di Sviluppo Rurale attivati. “Gli interventi riguardano nel complesso 228 milioni di euro – ha sottolineato Manzato – dei quali 45 milioni sono stati indirizzati per il pacchetto giovani B, comprensivo delle Misure 111 azione 3 ‘Formazione professionale’, 112 ‘Insediamento di giovani agricoltori’, 114 ‘Utilizzo di servizi di consulenza’, 121 ‘Ammodernamento delle aziende agricole’ e 132 ‘Partecipazione a sistemi di qualità’. Pensiamo di poter finanziare circa 400 iniziative, che porteranno a oltre 1550 i giovani che in quattro anni abbiamo accompagnato a insediarsi come imprenditori a capo di una azienda rurale. Il nostro futuro è nelle loro mani, giovani ma molto preparati sull’intero fronte lungo il quale dovranno confrontarsi con la mondializzazione, capaci di innovazione e coraggiosi. Ricordo per inciso che diventare imprenditore agricolo è un impegno sotto ogni profilo, compreso quello finanziario: la terra è carissima e incominciare significa indebitarsi”. Gli altri bandi riguardano misure distribuite tra Asse 1 “Miglioramento della competitività del settore agricolo e forestale”, Asse 2 “Miglioramento dell’ambiente e dello spazio rurale”e Asse 3 “Qualità della vita nelle zone rurali e diversificazione dell’economia”. Alla montagna sono destinati altri 11 milioni, per contribuire superare gli svantaggi a causa della conformazione territoriale.

Agroalimentare, per vincere la sfida con l’export gli agricoltori italiani devono aggregarsi

L’agroalimentare veronese si interroga sulla crisi. La buona notizia è che in questo momento il settore scaligero ha grandi opportunità specie per l’export nei Paesi emergenti dove c’è una richiesta ancora insoddisfatta di prodotti Made in Italy riconosciuti come buoni e di qualità. Per conquistare tali mercati, però, è necessario che gli imprenditori agricoli si aggreghino, migliorino le loro capacità di vendita e finalizzino il prodotto ai nuovi mercati, che sono quelli, che da qui ai prossimi dieci anni, potranno ancora crescere. Questi, in sintesi, i temi emersi durante il convegno “Il mondo sta cambiando: strategie e prospettive per il Made in Italy” organizzato da Coldiretti di Verona nei giorni scorsi a cui ha partecipato come relatore Giuliano Noci, professore di marketing al Politecnico di Milano, dipartimento di Ingegneria Gestionale.

Gli agricoltori e il marketing. “E’ fondamentale conoscere e interpretare lo scenario mondiale per comprendere le reali opportunità che le imprese hanno in chiave internazionale. – ha precisato nella sua relazione Noci – Infatti, in questo periodo di crisi il settore agroalimentare può cogliere nuove opportunità ma, purtroppo, ce le facciamo continuamente sfilare”. “ Gli imprenditori agricoli – ha proseguito – non possono più pensare solo o prevalentemente alle produzioni ma devono dedicarsi alla vendita e finalizzare il prodotto verso i mercati emergenti, altrimenti le conseguenze saranno molto pesanti”.

L’Italia ha un export che vale circa 20 miliardi di euro con un peso del 3% delle esportazioni mondiali. Altri Stati come Francia, Brasile, Stati Uniti, sono più competitivi del nostro Paese presso gli Stati emergenti, come la Cina. E la Cina, infatti, è stata al centro della relazione del professore del Politecnico di Milano in quanto mercato ampio e ricco da conquistare da parte dei prodotti Made in Italy ancora troppo poco presenti. “Le analisi e le previsioni fino al 2025 ci dicono che la crescita mondiale non dipende più dai Paesi occidentali. La Cina conosce e apprezza i prodotti italiani, specie quelli alimentari ma le imprese, per fare massa critica, devono aggregarsi e raggiungere i volumi richiesti dal mercato cinese oltre a fare promozione e informazione per aumentare la loro notorietà, la conoscenza e il valore dei prodotti”.

Italian sounding. Tutto il mondo è attratto dal mercato cinese e molti conoscendo il valore dell’Italian sounding lo sfruttano anche illegalmente commerciando prodotti Made in Italy falsi. L’agropirateria è cresciuta al punto che i volumi d’affari dei falsi sono tre volte superiori ai volumi dell’export italiano e quindi pari a 60 milioni di euro. “Il nostro Paese  – ha proseguito Noci – come del resto le imprese devono imparare a vendersi meglio perché non si tratta di promuovere solo i prodotti ma anche la cultura, le tradizioni e il territorio italiano che generano richiesta e turismo. E’ importare il ruolo di soggetti che possano fare da registi per un’operazione di export, in primis le associazioni di categoria come Coldiretti, ma non dimentichiamo anche il ruolo del sistema bancario che può sostenere le imprese con progetti innovativi”.

Necessario l’aiuto delle Istituzioni. “Il progetto Coldiretti entra a pieno titolo in quanto espresso dal prof. Noci – ha sottolineato Damiano Berzacola, presidente di Coldiretti Verona – con la promozione dei prodotti Made in Italy e la battaglia contro le contraffazioni alimentari. Anche i principi della sicurezza, salubrità e territorio, tanto ricercati dai consumatori, sono da sempre condivisi dalla nostra Confederazione. Un esempio è il nuovo progetto delle Botteghe di Campagna Amica che promuove i prodotti locali degli agricoltori associati sull’intero territorio nazionale”. “Gli imprenditori agricoli – ha continuato il presidente – devono fare sistema per essere più competitivi e più forti ma questo messaggio deve essere condiviso anche da altri mondi come ad esempio quello istituzionale”. “L’internazionalizzazione – ha concluso Berzacola – spesso viene erroneamente associata alla sola vendita di prodotti all’estero; in realtà coinvolge fattori ben più vasti a partire dalla promozione del territorio e della sua cultura. Per fare ciò risulta determinante e necessario dotarsi di strutture, contatti e programmazione, tutte cose che non possono essere gestite dal singolo ma che competono, come detto, alle istituzioni”.

(fonte Coldiretti Verona)

Fare agricoltura con i cavalli, se ne parla a Veronafiere fino al 6 novembre

Cosa significa lavorare oggi i terreni con il supporto dei cavalli? Per scoprirlo merita una visita la mostra di attrezzature per lavorare i campi con il traino dei cavalli curata dall’Associazione “Noi e il cavallo” in collaborazione con il mensile “Vita in Campagna”, allestita dal 3 al 6 novembre a Fieracavalli a Verona, nel Padiglione 1 – Salone del Turismo.

In Italia, un “fenomeno” agli inizi. “In Gran Bretagna, Svezia, Svizzera, Francia, Belgio e Germania è già un fenomeno, in Italia è agli inizi ed è in voga in modo particolare nell’agricoltura biologica, specie nelle piccole aziende in collina e in montagna di Veneto, Lombardia,  Toscana, Umbria e Trentino Alto-Adige – spiega Giorgio Vincenzi, direttore del mensile “Vita in Campagna”. Il cavallo viene infatti utilizzato nei boschi per l’asporto del legname, in pieno campo per arature, lavorazioni del terreno, semine, sarchiature, lavorazione del foraggio, ecc.”. Tra le razze più impiegate nel nostro Paese troviamo il Tpr (cavallo agricolo italiano da Tiro pesante rapido), il Norico e l’Avelignese.

La filosofia “slow” e di rispetto va adottata anche per l’addestramento del cavallo. Il presupposto è non attendersi risultati immediati, ma instaurare un rapporto di reciproca intesa con l’animale educandolo con pazienza e impartendo ordini molto precisi con le redini o modulando il tono della voce. Chi desidera lavorare con i cavalli ha anche un’ampia scelta di attrezzature, in base a un monitoraggio realizzato da “Vita in Campagna” nel 2010. Si parte da un elemento base, il portattrezzi, utile per collegare l’animale all’attrezzatura vera e propria (1.800-2.500 euro) all’aratro (nelle due versioni: condotto a mano, con un costo di 1.400-2.000 euro, oppure da pieno campo, con un costo di circa 3.500 euro). La seminatrice comporta una spesa media di 3.500-6.000 euro, mentre il coltivatore prevede diversi regimi: a mano (1.350-2.200 euro), da pieno campo (con traino da 2- 3 cavalli sui 2.600 euro), canadese per piccoli appezzamenti (850 euro). Tra le possibilità di acquisto anche la barra falciante, l’andanatore e il voltafieno. “Anche se siamo nel periodo della tecnologia più sfrenata, fa piacere che ci siano ancora persone che si dedicano alla ricerca di un modo di vivere più a misura d’uomo. Naturalmente la trazione animale non può sostituire la meccanizzazione in agricoltura, ma possiamo certamente considerarla come una soluzione che in alcuni casi, in certi contesti, può costituire ancora una valida risposta ai problemi dell’agricoltura di collina e di montagna”, conclude Vincenzi.

(fonte Edizioni Informatore Agrario)

Cia Veneto chiede alla Regione per il giorno del Ringraziamento (11 novembre) azioni per semplificare il Psr

Parola d’ordine “meno burocrazia”. Via carte e balzelli inutili per fare in modo che i 1.050 milioni di euro di risorse pubbliche disponibili  in Veneto per il Programma di sviluppo rurale dal 2007 fino al 2013 servano realmente al loro scopo: quello di  dare competitività alle aziende agricole. A chiederlo è la Confederazione italiana agricoltori del Veneto che a Padova ha organizzato presso la sala meeting della Banca BCC di via Longhin un convegno ad hoc sul Psr al quale insieme ai vertici e ai rappresentanti di Cia ha partecipato anche l’assessore veneto all’agricoltura Franco Manzato.

La semplificazione dei processi burocratici per l’accesso ai finanziamenti erogati dal Psr all’economia rurale rimane per Cia Veneto una questione aperta. Alla Regione, attraverso l’assessore e la Giunta regionale, la Confederazione domanda di accelerare i tempi di un percorso di sburocratizzazione avviato, come ha ricordato lo stesso assessore Manzato,  nel 2009.E di spiegare attraverso quali azioni intende attuare la semplificazione. Per stringere i tempi Cia Veneto ha posto come termine ultimo il prossimo 11 novembre: data necessaria per dare risposte concrete agli agricoltori bloccati dal peso della burocrazia. E giorno di valenza simbolica, nel quale il mondo rurale festeggia la giornata del Ringraziamento per i frutti del lavoro dei campi: “Per far funzionare veramente gli interventi del Programma di sviluppo rurale serve meno burocrazia e più semplificazione delle procedure –ha spiegato il presidente di Cia Veneto, Daniele Toniolo-. Ora chiediamo all’assessore Manzato e alla Giunta regionale di spiegarci concretamente come intendono realizzare questo processo. Gli agricoltori non possono più aspettare le lungaggini della burocrazia. Chiediamo che entro il prossimo 11 novembre, il giorno del Ringraziamento per l’agricoltura, ci venga detto come la Regione intende alleggerire il carico della burocrazia”.

Per il Psr in Veneto è un momento importante di svolta che vede il passaggio dal programma “sulla carta” ai  progetti “sul campo”. Per questo Cia Veneto  ha voluto a Padova fare il punto della situazione attuale, dei finanziamenti erogati, del numero delle domande finanziate, degli interventi più ricorrenti: “Il futuro del Prs ha come obiettivo l’innovazione, l’ambiente e le azioni a sostegno delle variazioni sui cambiamenti climatici -ha puntualizzato il presidente di Cia Veneto Toniolo-. Interventi sempre più necessari per le aziende agricole venete”.

Gli agricoltori si attendono risposte anche dalla nuova Pac, la politica agricola comunitaria dal 2014 al 2020. Il piano di politica agricola comune presentato il 12 ottobre a Bruxelles  prevede infatti per il nostro paese una “sforbiciata” in bilancio Ue agli aiuti diretti del 6,9 per cento, che in termini reali diventa un meno 18 per cento di contributi percepiti dagli agricoltori. Una situazione che richiede a tutti i rappresentanti del mondo agricolo, a partire dalle organizzazioni professionali, una nuova stretta di mano: “Ora più che mai il mondo agricolo ha bisogno di un patto di unità -conclude Toniolo-. Per presentarsi con proposte unitarie che aiutino ad aprire una nuova fase necessaria all’agricoltura”.

(fonte Confederazione Italiana Agricoltori)

Valdastico Nord: secondo Confagricoltura Veneto, sviluppo necessario ma doveroso il coinvolgimento degli agricoltori in fase di progettazione

Per valutare costi e benefici che la realizzazione del progetto Valdastico Nord dovrebbe comportare per l’agricoltura dei territori interessati, il vicepresidente nazionale dei giovani di Confagricoltura, Enrico Pizzolo, è partito dall’ XI rapporto Nomisma sulla competitività del settore agricolo.

Imprese e non imprese agricole. Il rapporto evidenzia come, in Italia, le aziende agricole si dividano in non imprese ed imprese. Queste ultime, che rappresentano il 17% del totale, hanno una superficie media di 22 ha, un reddito annuo di 45000 € e generano posti di lavoro circa per 2 unità lavorative a tempo pieno, tendono all’integrazione a monte e a valle e possiedono una forte propensione all’export. Non possono, quindi, essere contrarie alla realizzazione di un’arteria autostradale che colleghi Emilia, Veneto e Trentino; né può esserlo Confagricoltura, che di tali imprese è la prima se non unica portavoce.

Sviluppo che deve essere regolato. Tuttavia, se lo sviluppo civile ed economico non  può essere rallentato, certo deve essere regolato secondo logiche razionali, che considerino il territorio compreso quello agricolo, le risorse idriche, il paesaggio, come beni preziosi da tutelare. L’agricoltura, in particolare, è l’attività produttiva che deve sostenere l’onere maggiore della modernizzazione, non solo a causa degli espropri dei terreni, che rappresentano di per sé un costo non indifferente per l’imprenditore agricolo, ma anche per tutti quegli effetti collaterali che all’esproprio conseguono: aziende spaccate a metà da strade, inquinamento atmosferico ed acustico che può incidere negativamente sulle attività produttive, danni ad abitazioni rurali e alle reti scolanti irrigue.

Necessario il coinvolgimento degli agricoltori. Come conciliare, quindi, si è chiesto Pizzolo, le esigenze del progresso con quelle, che peraltro ne sono parte costitutiva, dell’attività produttiva agricola? Un modo c’è, ha risposto il vicepresidente nazionale dei giovani di Confagricoltura: coinvolgere gli agricoltori nella progettazione di queste nuove arterie stradali e garantire loro un equo e rapido indennizzo per il danno subito, in modo tale che l’impresa possa eventualmente riattrezzarsi e superare la criticità. Tali obiettivi, ha concluso Pizzolo, sono validamente garantiti dagli accordi in materia di espropri fino ad ora conclusi, che responsabilizzano congiuntamente la Regione, le ditte appaltatrici dei lavori e le associazioni di rappresentanza degli agricoltori, intorno all’interesse comune della realizzazione dell’opera nel minor tempo e con la minore conflittualità possibile. La politica di Confagricoltura, infatti, è sempre stata quella di non ostacolare il progresso quando è portatore di bene comune ma insieme di fare in modo che a chi ne subisce i disagi maggiori sia riconosciuta la giusta remunerazione.

(fonte Confagricoltura Veneto)