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8 milioni di euro a sostegno delle aziende agricole in alta quota

Dopo l’approvazione in Giunta, la Regione Veneto dà l’ok al bando della misura 121 del Programma di Sviluppo Rurale, così anche le aziende di ‘alta quota’ potranno accedere ai finanziamenti per adeguare la propria struttura, apportando migliorie.

Un’azione che interessa 4 province. La preparazione di un provvedimento che deve tener conto della specificità della montagna veneta che interessa le aree difficili nelle quali si pratica l’attività zootecnica prevalentemente, accanto ad altre in cui  si  attuano produzioni pregiate come quella del Prosecco, o addirittura coltivazioni di nicchia come frutti di bosco e fragole, ha richiesto diverso tempo agli uffici regionali – commenta Coldiretti Veneto – man l’esito finale è quello di un’azione ad hoc che privilegia il lavoro svolto nelle zone più impervie, cucendo insieme quattro province distinte come Belluno, Vicenza, Verona, Treviso.

Alla IV commissione consigliare il compito il via operativo. L’amministrazione pubblica riconosce lo sforzo richiesto a questi agricoltori – spiega Coldiretti – che operando tra gli svantaggi forniscono anche servizi straordinari verso la collettività. E’ proprio la presenza dell’agricoltore a garantire la salvaguardia ambientale, la conservazione del paesaggio, della biodiversità e la tutela del territorio – insiste Coldiretti – e quindi va giustamente riconosciuta ogni forma di sostegno per mantenere la competitività di stalle, malghe alla pari delle altre fattorie di pianura. Spetta ora alla IV commissione consigliare esprimere il giudizio e dare l’ultimo nulla osta all’operatività immediata.

(fonte Coldiretti Veneto)

Confagricoltura Veneto, nominato nuovo presidente Giangiacomo Gallarati Scotti Bonaldi

Giangiacomo Gallarati Scotti Bonaldi, attuale presidente di Confagricoltura Treviso, è il nuovo presidente di Confagricoltura Veneto per il prossimo triennio e sostituisce il veronese Guidalberto di Canossa, giunto al termine dei due mandati concessi dallo Statuto. Lo ha eletto per acclamazione il Consiglio direttivo.

Bonaldi, nato a Roma nel 1961, vive a Ponte di Piave (Tv) ed è imprenditore agricolo. Dopo la maturità classica e la laurea in Scienze Politiche all’Università L.U.I.S.S. di Roma ha svolto il sevizio militare come tenente dei Carabinieri. Dal 1987 al 1999 ha lavorato all’ufficio finanziamenti speciali della FIAT. Dal 1999 è socio amministratore della Soc. Agricola Liasora s.s. di Ponte di Piave e dal 2003 è Presidente del Consorzio Maiscoltori Cerealicoltori del Piave. E’ inoltre componente della commissione prezzi cereali della Camera di commercio di Treviso.

Il nuovo presidente di Confagricoltura Veneto ha indicato una doppia linea d’azione su cui intende orientare il proprio mandato: una interna, partendo da una riflessione approfondita sul sistema associazione per rilanciarlo secondo un progetto condiviso da tutti; ed una esterna, che ha nella Regione e nella Confederazione centrale i punti di riferimento fondamentali, nei confronti dei quali il Veneto deve rendere sempre più propositiva ed incisiva la propria presenza.

(fonte Asterisco Informazioni)

Il radicchio di Chioggia in Tv su Canale Italia

Mimmo Vita intervista Giuseppe Boscolo Palo, presidente di Chioggia Ortmercato

La trasmissione televisiva “Bianco Rosso e Verde”, settimanale di cultura agroalimentare, enogastronomia e turismo, condotta da Mimmo Vita (presidente Unaga) con Anna Brogno e Paola Natali, ospita un servizio sul radicchio di Chioggia con immagini e interviste della manifestazione “Chioggia Capitale del Radicchio”, la campionaria delle attività produttive agricole e artigianali clodiensi svoltasi nei padiglioni del Mercato Orticolo di Brondolo il 2 e 3 aprile scorsi, nella puntata che va in onda domani, sabato 30 aprile alle 11.30, sui canali internazionali CANALE ITALIA 83 e SKY 883.

Logo trasmissione Canale Italia "Bianco, Rosso e Verde"

Una replica del programma che accompagna alla scoperta delle meraviglie dei saperi e sapori del nostro Paese, andrà in onda sul canale digitale nazionale CANALE ITALIA mercoledì 4 maggio alle ore 18.00. Da quel momento questa puntata di “Bianco Rosso e Verde” sarà scaricabile per una settimana dal sito “www.canaleitalia.it”.

(Fonte: Chioggia Ortomercato e Canale Italia)

Marrone di Combai Igp, una vespa mette a rischio il 60 per cento della produzione, al via azione di lotta biologica

Domani, mercoledì 20 aprile, verrà avviata la lotta biologica alla famigerata vespa “cinipide galligeno” che sta mettendo in seria difficoltà la produzione di marroni IGP.  Alle ore 15.00,  presso l’Area sperimentale Canesella dell’Associazione dei Produttori del Marrone di Combai IGP, verrà rilasciato il “Torymus Sinensis” l’antagonista naturale della vespa del marrone. Accanto ai produttori, in questa sperimentazione di lotta biologica ci saranno: il Servizio Fitosanitario della Regione del Veneto, il Servizio Forestale Regionale di Treviso, l’Università di Padova e l’università di Torino. Il Piemonte infatti, terra dalla lunga tradizione castanicola, ha sperimentato per primo il successo della lotta biologica a questa specie proveniente dalla Cina.

L’attacco della vespa “Dryocosmus Kuriphilus” (cinipide galligeno) è partito nel 2006 nell’area boschiva della destra Piave allargandosi, due anni dopo, anche all’area della sinistra Piave provocando gravi danni alla produzione. Si prevede anche quest’anno un calo del 60% della produzione dovuto all’attacco di quest’insetto che inciderà, in termini quantitativi, con una minore produzione di circa 500 quintali sugli 800 totali. Una perdita ingente alla quale i produttori hanno deciso di opporsi con intelligenza, salvaguardando lo stato ambientale del bosco. Si calcola che l’attività dell’insetto antagonista (Torymus Sinensis) entrerà a regime nel giro di 5 anni, consentendo poi di salvaguardare gran parte della produzione.

La lotta biologica – spiega il Presidente dell’Associazione Produttori Gianni Pagos – non dà risultati immediati e costanti, ci saranno delle variazioni dovute al proliferare della specie predatrice che porteranno ad un calo della vespa e ad un conseguente calo del predatore. Tutta la lotta si svolgerà secondo cicli naturali con un andamento che non sarà lineare, ma noi ci crediamo perché il Piemonte sta portando avanti quest’intervento con ottimi risultati. Non dobbiamo mai dimenticare che la coltura del castagno, essendo una coltura boschiva, subisce delle forti limitazioni normative sull’uso della chimica e questo ci consente di sperimentare nuovi metodi di lotta ai parassiti, indubbiamente efficaci e al contempo rispettosi dell’ambiente naturale del nostro bosco.”

(fonte Associazione Produttori Marrone di Combai IGP)

Campionato del Mondo della Pizza, sul podio anche la tipicità veneta

Gianni Calaon

Si è tenuta nei giorni scorsi a Salsomaggiore (PR) la ventesima edizione del Campionato del Mondo della Pizza, con l’ennesima affermazione veneta. Infatti, nella categoria “pizza a due”, pizzaiolo e cuoco, il campione uscente 2010 Gianni Calaon (Pizzeria Penelope, Padova) è salito ancora una volta sul podio, questa volta con Manuel Baraldo (Rist. Sette Teste, Padova); superato, nella stessa categoria dai suoi epigoni Nicoletta Fornasiero (pizzaiolo) e Matteo Bellini (cuoco), con una pizza al fegato alla veneziana, rivisitata.

Calaon aveva invece presentato una inedita “oca e bisi”, che in anteprima era stata proposta in degustazione la settimana scorsa ad un gruppo di giornalisti ed esperti nel ristorante Corte Benedettina di Legnaro (PD). Veneto Agricoltura infatti, nella cui sede si trova il ristorante, ha dato il proprio patrocinio alla squadra veneta, proprio in relazione alla tipicità delle realizzazioni che Calaon e C. avevano portato a Salsomaggiore. Primo classificato nella categoria un pizzaiolo di Crema, Ignazio Di Marzo, siciliano di nascita, con la pizza “Pappagallo” (crema di carciofi, pomodorini pachino, asparigi, pesce spada e code di gamberoni, con un grattugiato di pistacchio). Alla manifestazione hanno partecipato oltre 20 nazioni e circa 500 concorrenti, che si sono sfidati sia nella varie specialità  gastronomiche (dalla Pizza classica a quella in Teglia, fino alla “senza glutine”), che nelle differenti gare di abilità: pizza più larga, velocità, stile libero individuale, ecc.

(fonte Veneto Agricoltura)

 

Veneto, regione capofila nell’impiego di voucher in agricoltura

foto L'Arena.it

E’ il Veneto, con oltre 370.000 voucher, secondo i dati Inps, la prima regione d’Italia per numero di buoni lavoro acquistati dalle imprese agricole che scelgono questa opportunità per l’impiego occasionale in agricoltura di pensionati, studenti, disoccupati.

Solo la provincia di Treviso nel 2010 ne ha impiegato 160.000, seguita da Verona con 112.000. Tradotto in occupazione questi numeri rivelano che, dalla prima sperimentazione del 2008 ad oggi, sono stati “assunte” circa 61.000 persone per attività di raccolta frutta verdura, vendemmia e cura degli animali (pari a 180.000 giornate) su un totale complessivo di 130.000 lavoratori che hanno sfruttato questa possibilità. “Si tratta di una soluzione super gettonata dalle nostre aziende – commenta Giorgio Piazza Presidente di Coldiretti Veneto – che puntano sempre più alla trasparenza del rapporto di lavoro, non tralasciando gli aspetti legati alla sicurezza in ambito professionale”.

(fonte Coldiretti Veneto)

Farmers Market veneti: un settore che muove oltre 300 produttori agricoli, circa 650 mila consumatori all’anno e ha un giro d’affari di oltre 10 milioni di euro

I Farners Market veneti sono una realtà. Uno dei dati più interessanti delle analisi di Veneto Agricoltura sui nostri FM (farmers markets), è che essi coinvolgono oltre 300 produttori agricoli e attirano circa 650 mila consumatori all’anno, i quali effettuano quasi un milione e mezzo di atti di acquisto per un giro d’affari stimato in oltre 10 milioni di euro. Significativa anche la progressione.

Subito dopo la loro regolamentazione (decreto del Mipaaf del 20 novembre 2007), anche nel Veneto sono sorti numerosi FM. Nel 2008 23 e l’anno dopo 21, per un totale di ben 44 a fine 2009. Uno sviluppo sorprendente, per un fenomeno che evidentemente ha colto nel segno, incontrando i favori dei consumatori da una parte e degli imprenditori agricoli dall’altra. Con l’ultimo monitoraggio effettuato dalla Regione Veneto a dicembre 2010, di FM istituiti e operativi se ne contano 49, cinque in più. Insomma dopo il boom, una crescita più lenta e, possiamo dire, razionale. Va segnalato inoltre che a fianco di questi, chiamiamoli ufficiali in quanto rispettano completamente la normativa emanata dal Ministero, ne vanno segnalati altri 30 circa, perfettamente operativi, ma frutto di iniziative locali e non ancora censiti in quanto non hanno concluso il percorso burocratico previsto.

La suddivisione per province. In testa Venezia con 15 (31%), che si conferma prima dalla rilevazione 2009; cresce di due Verona (11 FM, 22%), stabile Treviso (9 FM, 18%), cresce di tre Padova (ora 6 FM, 12%). Invariate le altre province: Vicenza e Rovigo 4 FM, nessuno a Belluno. L’ identikit del “perfetto” farmers market: è composto di 12 postazioni di vendita, la metà delle quali occupate da produttori che vendono frutta e verdura, 1 o 2 che propongono latte e formaggi, carne e derivati o vino, non più di una postazione per piante e fiori, miele, olio (oppure derivati dai cereali), prodotti trasformati vegetali.

I produttori intervistati sono dei “professionisti” della vendita presso i farmers market; infatti si dedicano alla vendita diretta da più di quattro anni nei tre quarti dei casi. Il 60% di essi partecipa a più di un mercato (il 17% anche a più di quattro!). Un terzo di loro percorre meno di 10 km per raggiungere il farmers market e un altro terzo si mantiene tra 10 e 20 km. Il 76% dei produttori ha dichiarato di aver dovuto effettuare degli investimenti per partecipare al mercato: in prevalenza (38%) si è trattato di attrezzature (espositori, bancarelle, gazebo) o strumenti di vendita (24%), quali bilance, carrelli, cassette, cartelli segna-prezzo,…). Tra le diverse modalità di vendita diretta, se continua a prevalere quella in azienda (44% delle vendite dirette in valore), quelle presso i farmers market rappresentano una quota del 33% del totale. Comunque il 71% dei produttori realizza attraverso il farmers market meno del 20% del proprio fatturato. Nel complesso, il 94% dei produttori giudica positivamente la propria partecipazione ai farmers market.

I consumatori che frequentano i farmers market sono prevalentemente donne (65%) e di età compresa tra 40 e 60 anni (41%) o superiore (38%). Quasi l’80% di loro percorre meno di 5 km per recarsi al mercato; la metà circa lo fa settimanalmente (54%), a piedi (28%) o in bicicletta (22%). Il modo con cui si viene a conoscenza dell’esistenza del mercato è perlopiù il passaparola.  La “hit” degli acquisti vede in testa frutta e verdura (dichiarato dal 95% dei consumatori); poi (48%) i prodotti lattiero-caseri, quindi carne e derivati (18%), miele (12%), vino (10%) conserve, marmellate o altri prodotti trasformati (9%) o fiori (8%). La spesa media si aggira sui 15 euro: circa il 75% dichiara infatti di spendere un importo compreso tra 5 e 20 euro per ogni visita al mercato.

Le motivazioni? Interessanti. Se infatti garanzia di genuinità e freschezza (69% dei consumatori) e gusto e sapore (53%) sono quelle indicate anche dai produttori, sul resto ci sono pareri contrastanti. I consumatori dichiarano che si recano al mercato per il basso prezzo 46%, per la fiducia nel produttore (31%) e per una maggiore garanzia di sicurezza e salubrità dei prodotti (29%); mentre i produttori pensano che siano la fiducia nel produttore (54%) e la possibilità di un rapporto diretto con il produttore (38%), a muovere i consumatori.

Assieme ad generale apprezzamento sono emersi anche dei distinguo. Infatti i farmers market meglio riusciti, legittimati da una costante significativa partecipazione di consumatori e produttori, sono principalmente quelli nei comuni con un maggior numero di abitanti (superiori a 20.000), dove gli FM sono una effettiva risposta ad un bisogno della cittadinanza. Altro fattore positivo è stata la promozione dell’iniziativa da parte dell’istituzione comunale. Meglio ancora, quando questa si è occupata direttamente della gestione del mercato.

(fonte Veneto Agricoltura)

Dal 22 marzo 2011 possibile l’assunzione on line per 7.400 stagionali in Veneto

Nonostante i tagli apportati al numero degli ingressi assegnati al Veneto per gli operai agricoli stagionali, ben 7400 extracomunitari sono pronti per il lavoro di raccolta di fragole, ortaggi, cura del bestiame e prossima vendemmia nonché per essere occupati nel comparto turistico alberghiero.

“La nostra regione è costretta a rinunciare a circa 1.400 risorse – spiega Giorgio Piazza Presidente di Coldiretti Veneto – ma poteva andare peggio come nel caso della Basilicata che nel 2010 disponeva di una quota pari a 5.450 unità e quest’anno invece se ne ritrova 800, mentre la sforbiciata non ha colpito altre realtà come ad esempio l’Emilia Romagna o quella autonoma di Trento”. “Il minor afflusso potrebbe essere determinato da un effetto che la crisi continua a registrare sul sistema economico regionale – commenta Piazza – per quanto riguarda l’agricoltura la riduzione dei permessi non pregiudicherà le normali attività delle nostre aziende”. Da ieri, martedì 22 marzo, si può procedere dunque all’invio on line delle domande per ottenere la possibilità di entrare in Italia. Tutti gli uffici di Coldiretti sono autorizzati all’inoltro delle istanze.Quote manodopera stagionale 2011. Belluno 170 ingressi; Padova 550 ingressi; Rovigo 600 ingressi; Treviso  200 ingressi; Venezia 800 ingressi; Verona 5.000 ingressi; Vicenza 80 ingressi.
(fonte Coldiretti Veneto)

Semina 2011: Veneto a mais e soia

Un tappeto di soia e mais coprirà le superfici coltivate in Veneto nel 2011. Queste le previsioni, considerate le intenzioni di semina raccolte dall’Istat a livello nazionale e da Veneto Agricoltura per quanto riguarda gli operatori veneti. Le elaborazioni parlano chiaro. Diminuiscono a livello nazionale le semine di frumento tenero (-5%), di frumento duro (-13,5%) e aumentano gli ettari coltivati a mais (+6% circa) e soia (+15%) mentre in Veneto, complici le pessime condizioni climatiche dello scorso autunno (piogge abbondanti ed eventi alluvionali), che hanno di fatto impedito le operazioni di semina, la diminuzione dei terreni investiti a cereali dovrebbe risultare superiore al 30%. Se a questo, sempre relativamente al Veneto, aggiungiamo le aree in cui i fondi danneggiati potrebbero essere inutilizzabili anche per le semine primaverili (e tenuto conto che anche gli investimenti a barbabietola da zucchero sono in calo) è lecito attendersi un consistente aumento delle superfici coltivate a mais (nell’ordine del +5/10%) e soprattutto a soia (+20/30%).

Per quanto riguarda la situazione di mercato dei cereali, si può notare, dopo un aumento dei prezzi di frumento, soia e mais nei mercati internazionali di inizio 2011, un tendenziale raffreddamento della domanda che potrebbe durare per i prossimi mesi, tipico della fase di attesa pre-raccolto. A movimentare le quotazioni potrebbero contribuire le prime stime produttive per la nuova campagna commerciale di frumento (che inizierà a luglio 2011): eventuali preoccupazioni per una nuova minor disponibilità di prodotto potrebbero determinare una ripresa dei listini attualmente in flessione.

(fonte Veneto Agricoltura)

Il miele delle Dolomiti Bellunesi è DOP

Il Veneto dei primati nell’agroalimentare di qualità ha ufficialmente conquistato la 17ª Denominazione d’Origine Protetta. E’ quella del “Miele delle Dolomiti Bellunesi DOP”, della quale è stato pubblicato sulla Gazzetta ufficiale dell’Unione europea L 66 di sabato 12 marzo scorso il Regolamento di esecuzione (UE) n. 241 dell’11 marzo relativo alla registrazione della nuova denominazione. Il regolamento entra in vigore il ventesimo giorno successivo alla pubblicazione nella Gazzetta ufficiale dell’UE ed è obbligatorio in tutti i suoi elementi e direttamente applicabile in ciascuno degli Stati membri.

“Il primato veneto, nazionale ed europeo, in fatto di denominazioni si consolida ulteriormente – ha commentato l’assessore all’agricoltura Franco Manzato – a riprova della volontà degli imprenditori e del sistema agricolo e agroalimentare di perseguire il miglioramento del reddito e il riposizionamento sul mercato valorizzando la tipicità e il territorio. Alla faccia di chi vorrebbe inseguire fanfaluche mondialistiche che farebbero solo arretrare la nostra economia, magari in maniera illegale, affidando le sorti del lavoro e dell’imprenditoria dei campi alla volatilità delle borse internazionali delle granaglie. Sulle quali non saremo mai competitivi se non valorizziamo la nostra tipicità”.

Il “Miele delle Dolomiti Bellunesi” DOP è prodotto a partire dal nettare dei fiori del territorio montano bellunese, dall’ecotipo locale di “Apis mellifera” che deriva da incroci naturali tra diverse razze apistiche e che si è particolarmente adattata nel corso del tempo alle caratteristiche dell’ambiente montano alpino bellunese e permette di ottenere buone rese di miele.
In funzione delle differenti specie botaniche che fioriscono durante il periodo di produzione, Il “Miele delle Dolomiti Bellunesi “ DOP comprende le seguenti tipologie: Millefiori, di Acacia, di Tiglio, di Castagno, di Rododendro e di Tarassaco.

Queste le caratteristiche delle singole varietà: Millefiori (o multiflora): colore dal giallo chiaro all’ambrato, sapore dolciastro, morbido con spiccata tendenza alla cristallizzazione. Acacia (o Robinia): colore chiaro, ambrato, trasparente, sapore delicato e molto dolce, con profumo che ricorda i fiori di robinia, tipicamente liquido. Tiglio: colore variabile dal giallo al verdolino, sapore con leggero retrogusto amaro, odore fresco, balsamico, aspetto pastoso con cristallizzazione ritardata.
Castagno: colore bruno scuro, sapore poco dolce, amarognolo, tannico, odore pungente e aromatico, tendenzialmente liquido.
Rododendro: da quasi incolore fino al bianco o beige chiaro dopo la cristallizzazione, sapore delicato, odore vegetale e fruttato, aspetto liquido e poi pastoso a granulazione fine. Tarassaco: miele con riflessi gialli, poco o normalmente dolce, solitamente acido, leggermente amaro, astringente.

Per essere DOP. Il “Miele delle Dolomiti Bellunesi” viene prodotto, trasformato e lavorato esclusivamente nel territorio della Provincia di Belluno. Per il confezionamento devono essere utilizzati contenitori di vetro da 250, da 500 o da 1.000 grammi, chiusi con tappo metallico e sigillati con l’etichetta. E’ inoltre consentito confezionare il miele in formato monodose, utilizzando piccoli contenitori in vetro, bustine, vaschette o altro contenitore in materiale idoneo. E’ possibile inserire in etichetta l’indicazione aggiuntiva “prodotto della montagna”. Le confezioni devono riportare il logo della DOP, contraddistinto dalla riproduzione delle Tre Cime di Lavaredo.

Da sempre il miele delle Dolomiti Bellunesi è utilizzato anche in molti piatti tipici, come ingrediente per dolci e pani caratteristici cadorini ed ampezzani (del Cadore e dell’ Ampezzo) nonché nel tipico liquore di miele e in abbinamento con i formaggi locali. Il prodotto é oggi molto ricercato dai consumatori, specialmente dai turisti che, riconoscendo le peculiarità che lo caratterizzano, lo acquistano nei periodi di ferie per il consumo di tutto l’anno, diffondendolo in tutte le regioni italiane.

Con questa nuova DOP la tipicità e qualità del Veneto si presenta oggi con 17 DOP, 18 IGP, 27 DOC di Vini e 11 vini a DOCG, oltre a 7 Indicazioni geografiche Tipiche, che coniugano tipicità, qualità e anche quantità. La posizione di eccellenza è completata da 367 prodotti tradizionali.

(fonte Regione Veneto)