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I prodotti ittici polesani in “tour” nelle piazze del nord Italia

Un’ iniziativa pensata per avviare uno scambio, un trasferimento di conoscenze e informazioni che fa bene a tutti: operatori, turisti e istituzioni. Perché i risultati migliori nascono sempre dal confronto e dall’unione delle forze. CONSVIPO (Consorzio per lo Sviluppo del Polesine) in collaborazione con la Provincia di Rovigo, il Parco Regionale Veneto del Delta del Po, il Distretto Ittico Rovigo e i Consorzi Pescatori del Delta del Po, ha in questi mesi avviato un progetto articolato per la valorizzazione del pescato del Polesine.

Tra le iniziative prioritarie rientra il tour che vedrà i prodotti ittici polesani protagonisti di un “viaggio” in varie piazze del nord Italia, per farsi conoscere e apprezzare dai consumatori: Lombardia, Piemonte, Emilia-Romagna e Friuli-Venezia Giulia le tappe di questo esperimento. Sarà l’occasione per presentare ad un vasto pubblico ciò che il Polesine è in grado di offrire dal punto di vista turistico, a partire dal Delta più importante d’Italia, dal fiume e dal mare. I prodotti esposti e preparati per la degustazione sono: Anguilla del Delta del Po, Cefalo del Polesine, Cozza di Scardovari, Pesce Azzurro del Delta del Po, Vongola Verace del Polesine. Il “tour” dei prodotti rappresenta un modo per ribadire che la qualità di ciò che si consuma deve essere al primo posto: i prodotti agroalimentari del Polesine sono detentori di tutti i requisiti necessari per veicolare il concetto di genuinità, qualità, salute, benessere, grazie a caratteristiche e proprietà di alto livello.

Le date del “Tour”.  Nelle scorse settimane i prodotti del polesine sono già stati esposti in Lombardia e Piemonte.  Venerdì 25 e sabato 26 febbraio saranno dl turno l’Emilia-Romagna (Centro Commerciale Vialarga) e sabato 12 e domenica 13 marzo il Friuli-Venezia Giulia (Centro Commerciale Città Fiera). “La qualità, riconosciuta anche al di là dei confini del nostro Paese – spiega Angelo Zanellato, Presidente di CONSVIPO – è un risultato ottenuto grazie al lavoro e all’impegno delle aziende che operano nel settore, degli imprenditori della pesca, che portano avanti un lavoro duro e difficile, nonostante i mezzi all’avanguardia e le tecnologie modernissime oggi a loro disposizione. Così, il Polesine può vantare un posto di primo piano nel panorama nazionale e mettere sul mercato pesci e molluschi che si distinguono per la loro bontà e freschezza, per qualità e caratteristiche nutrizionali”.

Tanti i soggetti coinvolti nel progetto, coordinati da CONSVIPO, promotore dell’iniziativa. Un lavoro di squadra che sta avviando nel territorio polesano un circolo virtuoso, per far fronte alle sfide del mercato, salvaguardare le tipicità e creare le condizioni organizzative e culturali per superare una visione frammentaria e promuovere invece la cooperazione e la filiera. Questi i soggetti coinvolti nel progetto “Pescato del Delta del Po”: Provincia di Rovigo, Parco Regionale Veneto del Delta del Po,Distretto Ittico Rovigo, Consorzi Pescatori del Delta del Po, Consorzio Cooperative Pescatori del Polesine, Consorzio Delta Nord, Consorzio Foce del Po di Maistra, Consorzio Al.m.e.ca.

(fonte Asterisco Informazioni)

I soci della Latteria di Soligo versano 22.233 euro a favore degli alluvionati del Veneto

da sx Luca Zaia (governatore Veneto) e Lorenzo Brugnera (presidente Latteria di Soligo)

I soci della Latteria di Soligo hanno aggiunto altri 22.233 euro alla solidarietà a favore delle comunità alluvionate del Veneto. L’assegno per quella cifra è stato consegnato dal presidente della cooperativa Lorenzo Brugnera al presidente della Regione Luca Zaia, commissario per il superamento dell’emergenza alluvione, alla presenza dell’intera Giunta. Il contributo è frutto dell’accantonamento di un centesimo per ognuno dei 2.223.300 litri di latte fresco prodotto dai soci, venduti dal 17 novembre 2010 al 31 gennaio scorso in tutte le province del Veneto e del Friuli-Venezia Giulia.

Generosità di un settore che non nuota di certo nell’oro. Proprio per ricordare ai clienti l’iniziativa, le confezioni di latte riportavano sul cartone un’immagine della tragedia, con la dicitura della finalizzazione dell’introito. Anche gli esercizi commerciali aderenti alla campagna solidale, circa 5 mila, hanno collaborato esponendo cartelli dedicati all’iniziativa che hanno raggiunto l’obiettivo prefissato. Va sottolineato che l’introito di solidarietà non è stato ottenuto con aumenti di prezzo, ma è stato a carico dei produttori conferenti, che hanno deciso di donare a quanti hanno perduto tutto con l’alluvione 1 centesimo del loro guadagno: un segno molto concreto, tenuto conto che ogni litro di latte viene pagato al produttore socio 35 centesimi. “Da questa esperienza – ha sottolineato Brugnera – sono emersi due dati significativi. Anzitutto la generosità dei produttori di un settore che non nuota certo nell’oro. Dall’altro la sensibilità dei consumatori, che hanno risposto in massa all’appello lanciato dall’azienda trevigiana e dalla Regione Veneto due mesi fa. I clienti degli esercizi commerciali interessati hanno cercato e acquistato apposta il latte veneto per farsi interpreti di una grande opera di solidarietà”.

Si ricorda che è ancora attivo il conto corrente Solidarietà: Unicredit SpA – intestazione “Regione Veneto – Emergenza Alluvione Novembre 2010” – CODICE IBAN: IT62D0200802017000101116078; codice BIC SWIFT UNCRITM1VF2

(fonte Latteria di Soligo)

Nasce il “super Consorzio” Radicchi Veneti per promuovere nei mercati internazionali la rinomata cicoria

Presentazione Consorzio Radicchi Veneti a Berlino (foto http://www.viniesapori.net)

Una “cabina di regia” per coordinare e favorire la penetrazione commerciale dei Radicchi IGP Veneti nel mercato internazionale. Questo è quanto si propongono i tre Consorzi di tutela delle diverse varietà del prodotto Igp veneto (Radicchio Rosso di Treviso e Variegato di Castelfranco IGP, Radicchio di Verona Igp e Radicchio di Chioggia Igp), intenzionati ad adottare una strategia che prevede la creazione di un Consorzio di secondo livello, capace di rendere sinergica l’azione dei singoli Consorzi.

Un progetto inedito a livello nazionale, presentato lo scorso 11 febbraio alla fiera ortofrutticola internazionale Fruit Logistica. Dallo stand espositivo della Regione Veneto, Paolo Manzan, presidente del Consorzio tutela Radicchio Rosso di Treviso e Variegato di Castelfranco Igp (soggetto capofila del progetto), assieme a Lorenzo Ambrosi e Patrizio Garbin, presidenti rispettivamente del Consorzio Radicchio di Verona Igp e del Consorzio Radicchio di Chioggia Igp, hanno illustrato nel dettaglio il piano d’azione mirato ad un accrescimento qualitativo della comunicazione del prodotto radicchio e quindi ad un aumento del fatturato delle imprese produttrici.

Nello scenario nazionale ed internazionale del mercato dei prodotti agroalimentari, il settore dell’ortofrutta rappresenta un’importante sezione dell’economia agroalimentare veneta, soprattutto per quanto riguarda alcuni mercati chiave dell’Europa Centrale e degli Stati Uniti. In questo momento di crisi globale, l’Euro forte ha danneggiato le produzioni europee a vantaggio delle produzioni del Nuovo Mondo, che godevano di un rapporto qualità prezzo più alto già in precedenza. La competizione si è stabilizzata verso il basso, verso prodotti di prima fascia, dove le produzioni italiane purtroppo a parità di prezzo si dimostrano essere meno competitive in termini di valore aggiunto.

Necessità di far sistema. La concorrenza con questi Paesi si può contrastare intraprendendo un percorso di miglioramento dell’immagine, connesso ad un’attività di promozione che sappia rivalutare il territorio e l’insieme della produzione stessa. Da qui la necessità di “fare sistema” per una più efficace incidenza commerciale del prodotto radicchio. Il nuovo Consorzio nasce dunque per coordinare una campagna di informazione univoca, che porti a una maggiore conoscenza sia della marca che della certificazione del prodotto. Un’iniziativa capace non solo di contribuire al fatturato dei produttori veneti, ma anche di generare importanti riflessi sull’intera economia regionale: puntando sulla stretta correlazione tra cibo e territorio di origine, la campagna informativa promossa dal nuovo Consorzio porterà ad un aumento della consapevolezza da parte dei consumatori e distributori dell’importanza di questo legame, che rappresenta per il Veneto un’essenziale leva per la valorizzazione, anche turistica, dei prodotti e dei territori.

(fonte Asterisco Informazioni)

L’agricoltura veneta reclama dignità, valore, orgoglio…e lavoro

Franco Manzato, assessore Agricoltura regione Veneto, alla Fiera di Padova

“Da Padova l’agricoltura veneta reclama dignità e considerazione, forte dei valori culturali, morali ed economici dei quali e portatrice. Lo fa aprendosi a tutta la società veneta, con l’orgoglio di rappresentarne un elemento strategica e insostituibile”. Franco Manzato, Ass.reg.le all’Agricoltura, si fa portavoce di una platea variegata presente lo scorso 11 febbraio alla Fiera patavina per il Congresso finale dell’Agricoltura e dello sviluppo rurale, che sta decidendo le strategie per affrontare il prossimo decennio, che si annuncia in ogni caso difficile e denso di incognite.

Agricoltura oggetto di speculazioni e appetiti internazionali. L’agricoltura infatti non è più la campagna della periferia delle nostre città, ma un pezzo essenziale e ambìto della scacchiera economica mondiale. E come tale è investito da speculazioni e appetiti internazionali, le cui decisioni non sono prese nei campi ma in luoghi dai quali l’agricoltura e gli imprenditori agricoli sono spesso lontani, se non esclusi. “Dalla loro, l’agricoltura e gli imprenditori veneti hanno i numeri e le scelte – ha ribadito Manzato – perché sono capaci di essere al primo posto nell’export italiano di prodotti dei campi, con un valore crescente che nel terzo trimestre del 2010 è stato certificato 616 milioni di euro. E questo benchè la superifice agricola utile sia di 820.201 ha, al settimo posto tra le regioni italiane, mentre la Produzione Lorda vendibile si colloca al terzo posto dopo Lombardia ed Emilia Romagna.

Sviluppo, benessere e qualità di vita. “Questo significa che i nostri imprenditori e il nostro sistema hanno molto da dire e da pretendere – ha affermato Manzato, perché hanno reso vincente nei fatti la scelta della qualità, della varietà, della tipicità e del territorio, e pur nelle difficoltà che ancora incontra una ottimale organizzazione dell’offerta. In più l’agricoltura crea ricchezza, con un aumento dell’occupazione nel 2010 rispetto all’anno precedente che è stimata attorno all’8 per cento, senza eguali negli altri settori e anzi a fronte di 130 mila lavoratori che in Veneto conoscono la disoccupazione”. “Oltre a questo, l’agricoltura rappresenta un fulcro fondamentale, attorno al quale ruotano molti fattori e variabili dello sviluppo, del benessere e della qualità della vita dei cittadini veneti. E tutti questi fattori e variabili hanno un denominatore comune ossia l’uomo e la sua persona – ha concluso Manzato – che nell’agricoltura e nelle aree rurali trova ancora i principali riferimenti della sua identità, della sua cultura e del suo benessere complessivo”.

La protesta dei lavoratori agricoli e forestali. All’incontro hanno partecipato oltre 600 persone, ovvero tutto il mondo agricolo veneto. Partecipanti che hanno trovato ad “accoglierli” le rappresentanze dei lavoratori agricoli e forestali che manifestavano a difesa del posto di lavoro, preoccupate dai forti tagli che la Regione sembra sarà costretta ad apportare per le ristrettezze di bilancio. Manzato si è soffermato con loro, ascoltando le preoccupazioni, disponibile ad un incontro a breve di approfondimento.

Cinque mesi di lavoro e incontri. In sintesi i temi affrontati dalla Conferenza partivano dalla base di un lavoro preparatorio fatto a Veneto Agricoltura e durato cinque mesi attraverso sei incontri. Parole d’ordine? Più innovazione e competitività, gestione dei sistemi produttivi più equilibrata e sostenibile, qualità delle produzioni agricole ancora più diffusa e riconosciuta, concreta applicazione dei principi di sussidiarietà e federalismo, ulteriore semplificazione della burocrazia. Queste le priorità strategiche che la Regione Veneto intende perseguire per far crescere l’agricoltura regionale da qui al 2020, il periodo operativo della nuova PAC (2013-2020). Senza comunque tralasciare altri aspetti quali, per esempio, la lotta ai cambiamenti climatici, la gestione sostenibile delle risorse idriche, la produzione di energie rinnovabili per i quali il settore primario avrà in futuro un ruolo sempre più attivo.

Un contesto in cui le incertezze non mancano. La Conferenza agricola regionale, voluta da Manzato, ha prodotto l’”Agenda delle priorità strategiche regionali per il sistema agricolo e rurale”. Un documento snello ma al tempo stesso corposo, che contiene precise strategie, obiettivi da raggiungere, azioni da svolgere indispensabili per garantire alle imprese agricole venete un futuro il più possibile “certo” in un contesto in cui le incertezze non mancano. Le incertezze maggiori della prossima politica agricola europea riguardano le risorse che la stessa PAC avrà a disposizione nel periodo 2014/2020, in primis i finanziamenti da destinare ai pagamenti unici agli agricoltori (i cosiddetti premi PAC). La Commissione europea, a questo proposito, sta elaborando le sue proposte, ma è quasi certo che sarà ridotto notevolmente l’automatismo degli interventi comunitari, lasciando agli Stati membri, e quindi alle Regioni, grandi margini di discrezionalità. In futuro, le Regioni potrebbero così non svolgere più solo un ruolo di erogatore di spesa in ambito PAC, in quanto potrebbero essere chiamate a svolgere anche un ruolo importante nella programmazione. Una grande responsabilità, dunque, per le Regioni che dovranno così coordinare la programmazione della politica agricola con quella dello sviluppo rurale, vale a dire con i Piani di Sviluppo Rurale regionali. Quindi una visione delle attività agricole orientate non solo alla produzione di beni alimentari, ma anche allo sviluppo di quei servizi legati all’ambiente, al territorio, all’imprenditoria turistica, per fare qualche esempio, tradizionalmente svolti e mai riconosciuti e quindi retribuiti.

(fonte Veneto Agricoltura)

Nuove opportunità di reddito per la filiera agroalimentare grazie all’accordo tra Regione Veneto e Istituto Sviluppo Agroalimentare

“Creare nuove opportunità di reddito per le imprese agroalimentari è il modo per dare vigore all’economia del territorio e sostenere  un circolo virtuoso che premia chi sceglie la sicura provenienza, la trasparenza e la qualità” – Giorgio Piazza Presidente di Coldiretti Veneto saluta con queste parole l’accordo siglato nei giorni scorsi tra Regione Veneto e l’Istituto Sviluppo Agroalimentare Spa (ISA) del Ministero delle Politiche Agricole che concede mutui ipotecari ad un tasso pari al 30% del parametro di riferimento fissato dalla Commissione Europea.

In sostanza Isa valuterà tutte le domande del Programma di Sviluppo Agricolo presentate dalle cooperative e dalle agroindustrie e non finanziate dalla misura 123 che prevedeva agevolazioni in conto capitale per investimenti nel settore della trasformazione. Quelle ritenute ammissibili potranno quindi essere riconsiderate sfruttando un importante aiuto in conto interessi. Tale ipotesi vale per la metà delle aziende che non ha beneficiato dei contributi, tutte meritevoli dell’intervento dell’istituto nazionale che ha deciso di impegnarsi direttamente per il Veneto.

(fonte Coldiretti Veneto)

Venerdì 11 febbraio p.v. in Fiera a Padova s’incontra il mondo agricolo veneto

Venerdì 11 febbraio, in Fiera a Padova, ore 9.00, nella grande sala dei Carraresi, in via Nicolò Tommaseo 59, è atteso tutto il mondo agricolo per la “Conferenza regionale dell’Agricoltura e dello Sviluppo rurale del Veneto”. Un progetto unico fin’ora in Italia, voluto e disegnato dalla Regione Veneto per affrontare a 360 gradi le problematiche dell’agricoltura, con l’obiettivo di redigere l’Agenda delle priorità, quindi gli indirizzi e le opzioni strategiche dopo il 2013, quando entrerà in vigore la nuova PAC, la politica agricola europea.

Ore 11:00 conferenza stampa. Per facilitare il lavoro dei giornalisti, l’Assessore regionale all’Agricoltura Franco Manzato incontrerà la stampa alle ore 11,00 (durante la pausa caffè) per illustrare i punti salienti dell’Agenda e le problematiche in campo.

Temi sul tavolo. Durante l’incontro si parlerà quindi di sicurezza alimentare, lotta ai cambiamenti climatici, gestione delle risorse idriche, cura del territorio, uso corretto dei terreni, impiego di fonti energetiche rinnovabili di origine agricola, ecc., elementi della strategia che l’Assessore Manzato, promotore dell’evento, divulgherà alla chiusura del meeting alla Fiera di Padova; un percorso per assicurare un futuro, da qui al 2020, al mondo delle imprese agricole e alle aree rurali venete.

Relatori. All’evento, oltre al Governatore Luca Zaia, all’Assessore regionale all’Agricoltura Franco Manzato e a Paolo De Castro (Pres. Comm.ne Agricoltura Parlamento europeo), è prevista la partecipazione di alcuni tra i massimi esperti del mondo accademico, tra i quali Giacomo Zanni dell’Università di Ferrara, Corrado Giacomini (Parma), Edi De Francesco (Padova), Andrea Povellato (INEA), Gian Angelo Bellati (Unioncamere del Veneto), nonché Loretta Dormal Marino della Direzione Generale Agricoltura della Commissione europea, Adriano Rasi Caldogno, e Andrea Comacchio (Regione Veneto).

Lavoratori dell’agricoltura in sciopero venerdì 11 febbraio. Mentre nelle sale della Fiera a Padova si svolgeranno i lavori di chiusura della Conferenza regionale, all’entrata dell’ente fieristico ci saranno i lavoratori dell’agricoltura del Veneto in sciopero contro i tagli della Regione Veneto al settore primario. “Fai-Cisl, Flai-Cgil e Uila-Uil – si legge in una nota sindacale – hanno organizato la protesta per manifestare il loro dissenso contro le decisioni della giunta Zaia che mettono a rischio numerosi posti di lavoro. In particolare sono interessati i settori servizio forestale, Veneto Agricoltura, Consorzio di bonifica, progetto di riconversione dello zuccherificio di Porto Viro, strutture allevatori APA/ARAV”.

(fonte Veneto Agricoltura/Il Gazzettino)

Carne veneta: i dati 2010

Bene l’avicola, male la cunicola, stazionaria la bovina, così così la suina. Il comparto carni in Italia e nel Veneto ha vissuto un 2010 altalenante per la produzione e i consumi. Vediamo i dati dalle ultime ricerche di Veneto Agricoltura.

Carne bovina. Nel 2010 il quantitativo di carni bovine immesse nel mercato nazionale ha segnato una leggera ripresa sul 2009 (+1,2%). Non sono aumentati i capi macellati ma è cresciuto il peso morto, in particolare della categoria vitelloni femminili. Fortemente negative le stime sui consumi dove i dati ISMEA evidenziano una contrazione del 3,5%. Particolarmente colpito il bovino adulto, categoria importante nel Veneto. Aumentano, inoltre, le difficoltà di collocazione del prodotto allevato in Italia rispetto, soprattutto, alla carne fresca e refrigerata importata dall’estero e acquistabile attraverso i canali della GDO (Grande Distribuzione Organizzata). Diminuiscono del –2,5% (622.000 capi) il numero di bovini importati in Veneto (per la maggior parte ristalli) nel 2010. Dalla sola Francia sono arrivati 404.000 capi (+3,3%), per lo più di razza Charolaise, Limousine e incroci, 89.000 (-15%) dalla Polonia, dall’Irlanda 31.000 (+29%) ed il resto da Austria, Germania e Romania. A peggiorare il reddito degli allevamenti ha contribuito, in particolare, l’aumento del costo di alimentazione da agosto 2010 in poi, lievitato mediamente negli ultimi 5 mesi di oltre il 15%.

Carne suina. Aumenta la disponibilità di carne suina nel 2010 grazie, soprattutto, all’importazione di carne (+7,8%) e di animali vivi (+7%) da ingrasso e da macello, ma frenano i consumi. Diminuisce (-1%) la macellazione di suini destinati alla filiera DOP (cosce marchiate). In controtendenza il prosciutto Veneto Berico–Euganeo DOP che ha registrato un incremento nella richiesta di cosce omologate destinate alla stagionatura del 30% (oltre 80.000). Il prezzo medio annuo di vendita dei suini pesanti ha ricalcato l’andamento del 2009. Da anni il comparto versa in una situazione di stagnazione dovuta ai bassi prezzi degli animali da macello e all’aumento costante dei costi di produzione, in particolare quelli di alimentazione.

Carne avicola. Il comparto avicolo italiano, dominato dal Veneto (40% del totale nazionale), fa segnare la migliore produzione degli ultimi anni (+5%) con circa 1,2 milioni di tonnellate a peso morto. Aumentate le macellazioni dei polli (+5,4%) e dei tacchini (+3%). Meno debole, rispetto agli anni scorsi, l’andamento nazionale della domanda: aumento (+1,8%) per i polli e leggera flessione per i tacchini (-2,7%). La redditività delle aziende ha risentito negativamente dell’aumento dei costi del mangime, soprattutto nel secondo semestre dell’anno, con aumenti medi superiori al +25/30%.  Da segnalare che il Veneto detiene una produzione di uova pari a circa due miliardi di pezzi, mantenutasi sugli stessi livelli del 2009 grazie alla tenuta della domanda interna.

Carne cunicola. Negativo il 2010 in termini di redditività con una produzione nel 2010 in calo del 5% circa sul 2009. Diverse le motivazioni. Nel corso del 2010 il Piano Cunicolo Nazione per il rilancio del settore è stato approvato dalla conferenza Stato-Regioni ed è ora in attesa dei decreti attuativi. Inoltre sono rimasti attivi in Veneto solamente tre macelli specializzati, dei quali due di piccole dimensioni e uno grande gestito dall’AIA (Associazione Italiana Allevatori).

(fonte Veneto Agricoltura)

Farmer Market: tra i banchetti degli agricoltori veneti si nascondono introvabili chicche

Nespole

Nespole, giuggiole, radicchio di cavin, miele di barena: tutti prodotti d’autore. Han passaporto per il mondo trimbato “genuino” e un curriculum ricco di tradizione.

Antichi detti, sapori attuali. Perché chi non ha mai detto almeno una volta “col tempo maturano anche le nespole” senza sapere magari che questo frutto ha proprio bisogno di passare qualche mese tra la paglia prima di essere pronto per essere mangiato. E quella frase usata per esprimere un particolare momento romantico come “sono in brodo di giuggiole” ? Ebbene niente di nuovo per i coltivatori di Arquà Petrarca in provincia di Padova che attribuiscono ad una vecchia leggenda questo modo di dire secondo la quale il sommo poeta che qui ha vissuto scriveva versi rapito d’amore.

Miele e radicchio. Grado di parentela lontano rispetto a quello più famoso, non per questo meno importante, soprattutto raro come i suoi semi è il “radicchio di cavin o di troso” dipende da dove viene raccolto (cavin nel dialetto padovano o vicentino sta per capezzagna come identico è il significato del trevigiano “troso”). Stessa storia per il miele di barena, particolare area lagunare sempre più compromessa dal flusso dei motoscafi, che per la presenza di piante autoctone offre alle api fiori dal nettare insolito.

Chicche della biodiversità veneta. Non c’è bisogno di setacciare in lungo e largo tutta la regione per imbattersi in queste prelibatezze. Lo sa bene chi frequenta i circa 90 mercatini agricoli di Campagna Amica della Coldiretti. Ognuna di loro appartiene ad una stagione, ma può essere anche conservata e trasformata. Quel che serve sapere è che ognuna di loro ha anche un indirizzo preciso e la garanzia del volto di un agricoltore custode: Rinaldo Zambellin detto il “cencio” nell’alta padovana ha ancora gli arbusti di Nespolo, Loris Bressanin sui Colli Euganei gli alberi del Giuggiolo, Carlo Meggiarin nel vicentino  raccoglie per la vendita diretta il radicchio di campo le cui sementi sono tramandate da padre in figlio e l’apicoltore veneziano Giancarlo Montagner porta a spasso nella laguna minore, quella meno conosciuta, i suoi sciami. Un tempo produzioni comuni, sacrificate da attività agricole più redditizie, ora non hanno più  un preciso interesse economico. La straordinarietà sta nelle persone che le tutelano gli unici in grado di svelare i segreti di una cultura senza età anticipando a volte insospettabili verità: ad esempio la nespola che era presente negli orti dei conventi per fare elisir e decotti è ora ingrediente principe per alcuni brandy e liquori di fattura industriale.

(fonte Coldiretti Veneto)

Riparte “Frutta nelle scuole”

Riparte il programma comunitario Frutta nelle scuole, coordinato dal Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali, che coinvolgerà oltre 10.000 scuole primarie di tutte le Regioni.
Sono state selezionate le organizzazioni di produttori che negli 8 lotti regionali procederanno alla distribuzione dei prodotti frutticoli e orticoli, privilegiando i prodotti stagionali, di qualità (Biologico, DOP, IGP) e del territorio, con una particolare attenzione all’impatto ambientale (utilizzo contenitori e confezioni biodegradabili o riutilizzabili). Almeno una volta alla settimana, fino alla conclusione dell’anno scolastico, la merenda di metà mattina sarà sostituita da frutta fresca o da spremute e centrifughe preparate al momento. Il programma ha l’obiettivo di incrementare il consumo di frutta e verdura tra i bambini delle scuole primarie e di far conoscere ed apprezzare le nostre produzioni ortofrutticole per una sana alimentazione.

Lotto 3: PA Bolzano e Trento – Veneto – Friuli Venezia Giulia Valore: 3.701.647,33. Offerte presentate:
1.RTI-capofila AOP VENETO ORTOFRUTTA – mandanti Brio s.p.a., AOP Unolombardia, OP Kiwi Sole, OP Friulfruct;
2. RTI capofila APOT– mandanti Apoconerpo, Apofruit Italia, Alegra, Naturitalia, Orogel Fresco e VOG Products
Aggiudicatario: RTI- capofila AOP VENETO ORTOFRUTTA – mandanti Brio s.p.a., AOP Unolombardia, OP Kiwi Sole, OP Friulfruct.

(fonte Frutta nelle Scuole)

Latte veneto: i dati 2010

Diminuiscono nel 2010 gli allevamenti da latte nel Veneto e si contrae in parte la produzione. Questo il dato principale che emerge dalle ultime ricerche sul lattiero-caseario dell’Osservatorio Economico di Veneto Agricoltura. Un lavoro che conferma sfortunatamente il trend negativo del settore iniziato con la campagna 2004/2005 (1.203.000 tonnellate prodotti nel 2003/04 e 1.106.000 nel 2009/10).

Nonostante ciò il comparto nel Veneto tiene; e si conferma terzo produttore nazionale di latte con una quota pari al 10% (40% la Lombardia e 16% l’Emilia Romagna). Un risultato apprezzabile considerati gli annosi problemi di mercato e la riduzione progressiva delle quotazioni del latte crudo alla stalla. Con picchi che hanno sfiorato il +50%, è anche cresciuta l’anno scorso la media regionale di produzione di latte per azienda, passata dai 1.765 quintali del 2003/2004 ai 2.607 (+60% a Treviso e Venezia). Un dato che, considerato che il numero di aziende è diminuito dalle 6.814 del 2003/04 alle 4.223 del 2009/10, spiega il processo in atto di concentrazione e progressiva industrializzazione rurale nella produzione del latte, mirante al contenimento dei costi e la redditività aziendale.

Vicenza la provincia regina nel totale della produzione regionale (30%), seguita sul podio da Verona (25%) e Treviso (15%). Il valore della produzione 2009 è stato di circa quattrocento milioni di euro pari al 10% di tutto il settore agricolo Veneto, in diminuzione rispetto al 2008, dovuto all’andamento negativo del prezzo del latte alla stalla. La “mandria” di vacche da latte è composta da poco più di 200.000 capi che coprono circa l’11% del totale nazionale. Le razze più presenti in regione sono la Bruna Alpina, la Pezzata Rossa e, soprattutto, la Frisona italiana che, con quasi 100.000 vacche, rappresenta quindi il 50% circa del patrimonio regionale. L’indagine di Veneto Agricoltura conferma inoltre che la maggior parte del latte veneto viene destinata alla caseificazione, per la produzione di formaggi tipici e a denominazione d’origine.

(fonte Veneto Agricoltura)