• Informativa per i lettori

    Nel rispetto del provvedimento emanato, in data 8 maggio 2014, dal garante per la protezione dei dati personali, si avvisano i lettori che questo sito si serve dei cookie per fornire servizi e per effettuare analisi statistiche completamente anonime. Pertanto proseguendo con la navigazione si presta il consenso all' uso dei cookie. Per un maggiore approfondimento leggere la sezione Cookie Policy nel menu
  • Post più letti

  • Archivio articoli

Dal 22 marzo 2011 possibile l’assunzione on line per 7.400 stagionali in Veneto

Nonostante i tagli apportati al numero degli ingressi assegnati al Veneto per gli operai agricoli stagionali, ben 7400 extracomunitari sono pronti per il lavoro di raccolta di fragole, ortaggi, cura del bestiame e prossima vendemmia nonché per essere occupati nel comparto turistico alberghiero.

“La nostra regione è costretta a rinunciare a circa 1.400 risorse – spiega Giorgio Piazza Presidente di Coldiretti Veneto – ma poteva andare peggio come nel caso della Basilicata che nel 2010 disponeva di una quota pari a 5.450 unità e quest’anno invece se ne ritrova 800, mentre la sforbiciata non ha colpito altre realtà come ad esempio l’Emilia Romagna o quella autonoma di Trento”. “Il minor afflusso potrebbe essere determinato da un effetto che la crisi continua a registrare sul sistema economico regionale – commenta Piazza – per quanto riguarda l’agricoltura la riduzione dei permessi non pregiudicherà le normali attività delle nostre aziende”. Da ieri, martedì 22 marzo, si può procedere dunque all’invio on line delle domande per ottenere la possibilità di entrare in Italia. Tutti gli uffici di Coldiretti sono autorizzati all’inoltro delle istanze.Quote manodopera stagionale 2011. Belluno 170 ingressi; Padova 550 ingressi; Rovigo 600 ingressi; Treviso  200 ingressi; Venezia 800 ingressi; Verona 5.000 ingressi; Vicenza 80 ingressi.
(fonte Coldiretti Veneto)

Semina 2011: Veneto a mais e soia

Un tappeto di soia e mais coprirà le superfici coltivate in Veneto nel 2011. Queste le previsioni, considerate le intenzioni di semina raccolte dall’Istat a livello nazionale e da Veneto Agricoltura per quanto riguarda gli operatori veneti. Le elaborazioni parlano chiaro. Diminuiscono a livello nazionale le semine di frumento tenero (-5%), di frumento duro (-13,5%) e aumentano gli ettari coltivati a mais (+6% circa) e soia (+15%) mentre in Veneto, complici le pessime condizioni climatiche dello scorso autunno (piogge abbondanti ed eventi alluvionali), che hanno di fatto impedito le operazioni di semina, la diminuzione dei terreni investiti a cereali dovrebbe risultare superiore al 30%. Se a questo, sempre relativamente al Veneto, aggiungiamo le aree in cui i fondi danneggiati potrebbero essere inutilizzabili anche per le semine primaverili (e tenuto conto che anche gli investimenti a barbabietola da zucchero sono in calo) è lecito attendersi un consistente aumento delle superfici coltivate a mais (nell’ordine del +5/10%) e soprattutto a soia (+20/30%).

Per quanto riguarda la situazione di mercato dei cereali, si può notare, dopo un aumento dei prezzi di frumento, soia e mais nei mercati internazionali di inizio 2011, un tendenziale raffreddamento della domanda che potrebbe durare per i prossimi mesi, tipico della fase di attesa pre-raccolto. A movimentare le quotazioni potrebbero contribuire le prime stime produttive per la nuova campagna commerciale di frumento (che inizierà a luglio 2011): eventuali preoccupazioni per una nuova minor disponibilità di prodotto potrebbero determinare una ripresa dei listini attualmente in flessione.

(fonte Veneto Agricoltura)

Il miele delle Dolomiti Bellunesi è DOP

Il Veneto dei primati nell’agroalimentare di qualità ha ufficialmente conquistato la 17ª Denominazione d’Origine Protetta. E’ quella del “Miele delle Dolomiti Bellunesi DOP”, della quale è stato pubblicato sulla Gazzetta ufficiale dell’Unione europea L 66 di sabato 12 marzo scorso il Regolamento di esecuzione (UE) n. 241 dell’11 marzo relativo alla registrazione della nuova denominazione. Il regolamento entra in vigore il ventesimo giorno successivo alla pubblicazione nella Gazzetta ufficiale dell’UE ed è obbligatorio in tutti i suoi elementi e direttamente applicabile in ciascuno degli Stati membri.

“Il primato veneto, nazionale ed europeo, in fatto di denominazioni si consolida ulteriormente – ha commentato l’assessore all’agricoltura Franco Manzato – a riprova della volontà degli imprenditori e del sistema agricolo e agroalimentare di perseguire il miglioramento del reddito e il riposizionamento sul mercato valorizzando la tipicità e il territorio. Alla faccia di chi vorrebbe inseguire fanfaluche mondialistiche che farebbero solo arretrare la nostra economia, magari in maniera illegale, affidando le sorti del lavoro e dell’imprenditoria dei campi alla volatilità delle borse internazionali delle granaglie. Sulle quali non saremo mai competitivi se non valorizziamo la nostra tipicità”.

Il “Miele delle Dolomiti Bellunesi” DOP è prodotto a partire dal nettare dei fiori del territorio montano bellunese, dall’ecotipo locale di “Apis mellifera” che deriva da incroci naturali tra diverse razze apistiche e che si è particolarmente adattata nel corso del tempo alle caratteristiche dell’ambiente montano alpino bellunese e permette di ottenere buone rese di miele.
In funzione delle differenti specie botaniche che fioriscono durante il periodo di produzione, Il “Miele delle Dolomiti Bellunesi “ DOP comprende le seguenti tipologie: Millefiori, di Acacia, di Tiglio, di Castagno, di Rododendro e di Tarassaco.

Queste le caratteristiche delle singole varietà: Millefiori (o multiflora): colore dal giallo chiaro all’ambrato, sapore dolciastro, morbido con spiccata tendenza alla cristallizzazione. Acacia (o Robinia): colore chiaro, ambrato, trasparente, sapore delicato e molto dolce, con profumo che ricorda i fiori di robinia, tipicamente liquido. Tiglio: colore variabile dal giallo al verdolino, sapore con leggero retrogusto amaro, odore fresco, balsamico, aspetto pastoso con cristallizzazione ritardata.
Castagno: colore bruno scuro, sapore poco dolce, amarognolo, tannico, odore pungente e aromatico, tendenzialmente liquido.
Rododendro: da quasi incolore fino al bianco o beige chiaro dopo la cristallizzazione, sapore delicato, odore vegetale e fruttato, aspetto liquido e poi pastoso a granulazione fine. Tarassaco: miele con riflessi gialli, poco o normalmente dolce, solitamente acido, leggermente amaro, astringente.

Per essere DOP. Il “Miele delle Dolomiti Bellunesi” viene prodotto, trasformato e lavorato esclusivamente nel territorio della Provincia di Belluno. Per il confezionamento devono essere utilizzati contenitori di vetro da 250, da 500 o da 1.000 grammi, chiusi con tappo metallico e sigillati con l’etichetta. E’ inoltre consentito confezionare il miele in formato monodose, utilizzando piccoli contenitori in vetro, bustine, vaschette o altro contenitore in materiale idoneo. E’ possibile inserire in etichetta l’indicazione aggiuntiva “prodotto della montagna”. Le confezioni devono riportare il logo della DOP, contraddistinto dalla riproduzione delle Tre Cime di Lavaredo.

Da sempre il miele delle Dolomiti Bellunesi è utilizzato anche in molti piatti tipici, come ingrediente per dolci e pani caratteristici cadorini ed ampezzani (del Cadore e dell’ Ampezzo) nonché nel tipico liquore di miele e in abbinamento con i formaggi locali. Il prodotto é oggi molto ricercato dai consumatori, specialmente dai turisti che, riconoscendo le peculiarità che lo caratterizzano, lo acquistano nei periodi di ferie per il consumo di tutto l’anno, diffondendolo in tutte le regioni italiane.

Con questa nuova DOP la tipicità e qualità del Veneto si presenta oggi con 17 DOP, 18 IGP, 27 DOC di Vini e 11 vini a DOCG, oltre a 7 Indicazioni geografiche Tipiche, che coniugano tipicità, qualità e anche quantità. La posizione di eccellenza è completata da 367 prodotti tradizionali.

(fonte Regione Veneto)

I prodotti ittici polesani in “tour” nelle piazze del nord Italia

Un’ iniziativa pensata per avviare uno scambio, un trasferimento di conoscenze e informazioni che fa bene a tutti: operatori, turisti e istituzioni. Perché i risultati migliori nascono sempre dal confronto e dall’unione delle forze. CONSVIPO (Consorzio per lo Sviluppo del Polesine) in collaborazione con la Provincia di Rovigo, il Parco Regionale Veneto del Delta del Po, il Distretto Ittico Rovigo e i Consorzi Pescatori del Delta del Po, ha in questi mesi avviato un progetto articolato per la valorizzazione del pescato del Polesine.

Tra le iniziative prioritarie rientra il tour che vedrà i prodotti ittici polesani protagonisti di un “viaggio” in varie piazze del nord Italia, per farsi conoscere e apprezzare dai consumatori: Lombardia, Piemonte, Emilia-Romagna e Friuli-Venezia Giulia le tappe di questo esperimento. Sarà l’occasione per presentare ad un vasto pubblico ciò che il Polesine è in grado di offrire dal punto di vista turistico, a partire dal Delta più importante d’Italia, dal fiume e dal mare. I prodotti esposti e preparati per la degustazione sono: Anguilla del Delta del Po, Cefalo del Polesine, Cozza di Scardovari, Pesce Azzurro del Delta del Po, Vongola Verace del Polesine. Il “tour” dei prodotti rappresenta un modo per ribadire che la qualità di ciò che si consuma deve essere al primo posto: i prodotti agroalimentari del Polesine sono detentori di tutti i requisiti necessari per veicolare il concetto di genuinità, qualità, salute, benessere, grazie a caratteristiche e proprietà di alto livello.

Le date del “Tour”.  Nelle scorse settimane i prodotti del polesine sono già stati esposti in Lombardia e Piemonte.  Venerdì 25 e sabato 26 febbraio saranno dl turno l’Emilia-Romagna (Centro Commerciale Vialarga) e sabato 12 e domenica 13 marzo il Friuli-Venezia Giulia (Centro Commerciale Città Fiera). “La qualità, riconosciuta anche al di là dei confini del nostro Paese – spiega Angelo Zanellato, Presidente di CONSVIPO – è un risultato ottenuto grazie al lavoro e all’impegno delle aziende che operano nel settore, degli imprenditori della pesca, che portano avanti un lavoro duro e difficile, nonostante i mezzi all’avanguardia e le tecnologie modernissime oggi a loro disposizione. Così, il Polesine può vantare un posto di primo piano nel panorama nazionale e mettere sul mercato pesci e molluschi che si distinguono per la loro bontà e freschezza, per qualità e caratteristiche nutrizionali”.

Tanti i soggetti coinvolti nel progetto, coordinati da CONSVIPO, promotore dell’iniziativa. Un lavoro di squadra che sta avviando nel territorio polesano un circolo virtuoso, per far fronte alle sfide del mercato, salvaguardare le tipicità e creare le condizioni organizzative e culturali per superare una visione frammentaria e promuovere invece la cooperazione e la filiera. Questi i soggetti coinvolti nel progetto “Pescato del Delta del Po”: Provincia di Rovigo, Parco Regionale Veneto del Delta del Po,Distretto Ittico Rovigo, Consorzi Pescatori del Delta del Po, Consorzio Cooperative Pescatori del Polesine, Consorzio Delta Nord, Consorzio Foce del Po di Maistra, Consorzio Al.m.e.ca.

(fonte Asterisco Informazioni)

I soci della Latteria di Soligo versano 22.233 euro a favore degli alluvionati del Veneto

da sx Luca Zaia (governatore Veneto) e Lorenzo Brugnera (presidente Latteria di Soligo)

I soci della Latteria di Soligo hanno aggiunto altri 22.233 euro alla solidarietà a favore delle comunità alluvionate del Veneto. L’assegno per quella cifra è stato consegnato dal presidente della cooperativa Lorenzo Brugnera al presidente della Regione Luca Zaia, commissario per il superamento dell’emergenza alluvione, alla presenza dell’intera Giunta. Il contributo è frutto dell’accantonamento di un centesimo per ognuno dei 2.223.300 litri di latte fresco prodotto dai soci, venduti dal 17 novembre 2010 al 31 gennaio scorso in tutte le province del Veneto e del Friuli-Venezia Giulia.

Generosità di un settore che non nuota di certo nell’oro. Proprio per ricordare ai clienti l’iniziativa, le confezioni di latte riportavano sul cartone un’immagine della tragedia, con la dicitura della finalizzazione dell’introito. Anche gli esercizi commerciali aderenti alla campagna solidale, circa 5 mila, hanno collaborato esponendo cartelli dedicati all’iniziativa che hanno raggiunto l’obiettivo prefissato. Va sottolineato che l’introito di solidarietà non è stato ottenuto con aumenti di prezzo, ma è stato a carico dei produttori conferenti, che hanno deciso di donare a quanti hanno perduto tutto con l’alluvione 1 centesimo del loro guadagno: un segno molto concreto, tenuto conto che ogni litro di latte viene pagato al produttore socio 35 centesimi. “Da questa esperienza – ha sottolineato Brugnera – sono emersi due dati significativi. Anzitutto la generosità dei produttori di un settore che non nuota certo nell’oro. Dall’altro la sensibilità dei consumatori, che hanno risposto in massa all’appello lanciato dall’azienda trevigiana e dalla Regione Veneto due mesi fa. I clienti degli esercizi commerciali interessati hanno cercato e acquistato apposta il latte veneto per farsi interpreti di una grande opera di solidarietà”.

Si ricorda che è ancora attivo il conto corrente Solidarietà: Unicredit SpA – intestazione “Regione Veneto – Emergenza Alluvione Novembre 2010” – CODICE IBAN: IT62D0200802017000101116078; codice BIC SWIFT UNCRITM1VF2

(fonte Latteria di Soligo)

Nasce il “super Consorzio” Radicchi Veneti per promuovere nei mercati internazionali la rinomata cicoria

Presentazione Consorzio Radicchi Veneti a Berlino (foto http://www.viniesapori.net)

Una “cabina di regia” per coordinare e favorire la penetrazione commerciale dei Radicchi IGP Veneti nel mercato internazionale. Questo è quanto si propongono i tre Consorzi di tutela delle diverse varietà del prodotto Igp veneto (Radicchio Rosso di Treviso e Variegato di Castelfranco IGP, Radicchio di Verona Igp e Radicchio di Chioggia Igp), intenzionati ad adottare una strategia che prevede la creazione di un Consorzio di secondo livello, capace di rendere sinergica l’azione dei singoli Consorzi.

Un progetto inedito a livello nazionale, presentato lo scorso 11 febbraio alla fiera ortofrutticola internazionale Fruit Logistica. Dallo stand espositivo della Regione Veneto, Paolo Manzan, presidente del Consorzio tutela Radicchio Rosso di Treviso e Variegato di Castelfranco Igp (soggetto capofila del progetto), assieme a Lorenzo Ambrosi e Patrizio Garbin, presidenti rispettivamente del Consorzio Radicchio di Verona Igp e del Consorzio Radicchio di Chioggia Igp, hanno illustrato nel dettaglio il piano d’azione mirato ad un accrescimento qualitativo della comunicazione del prodotto radicchio e quindi ad un aumento del fatturato delle imprese produttrici.

Nello scenario nazionale ed internazionale del mercato dei prodotti agroalimentari, il settore dell’ortofrutta rappresenta un’importante sezione dell’economia agroalimentare veneta, soprattutto per quanto riguarda alcuni mercati chiave dell’Europa Centrale e degli Stati Uniti. In questo momento di crisi globale, l’Euro forte ha danneggiato le produzioni europee a vantaggio delle produzioni del Nuovo Mondo, che godevano di un rapporto qualità prezzo più alto già in precedenza. La competizione si è stabilizzata verso il basso, verso prodotti di prima fascia, dove le produzioni italiane purtroppo a parità di prezzo si dimostrano essere meno competitive in termini di valore aggiunto.

Necessità di far sistema. La concorrenza con questi Paesi si può contrastare intraprendendo un percorso di miglioramento dell’immagine, connesso ad un’attività di promozione che sappia rivalutare il territorio e l’insieme della produzione stessa. Da qui la necessità di “fare sistema” per una più efficace incidenza commerciale del prodotto radicchio. Il nuovo Consorzio nasce dunque per coordinare una campagna di informazione univoca, che porti a una maggiore conoscenza sia della marca che della certificazione del prodotto. Un’iniziativa capace non solo di contribuire al fatturato dei produttori veneti, ma anche di generare importanti riflessi sull’intera economia regionale: puntando sulla stretta correlazione tra cibo e territorio di origine, la campagna informativa promossa dal nuovo Consorzio porterà ad un aumento della consapevolezza da parte dei consumatori e distributori dell’importanza di questo legame, che rappresenta per il Veneto un’essenziale leva per la valorizzazione, anche turistica, dei prodotti e dei territori.

(fonte Asterisco Informazioni)

L’agricoltura veneta reclama dignità, valore, orgoglio…e lavoro

Franco Manzato, assessore Agricoltura regione Veneto, alla Fiera di Padova

“Da Padova l’agricoltura veneta reclama dignità e considerazione, forte dei valori culturali, morali ed economici dei quali e portatrice. Lo fa aprendosi a tutta la società veneta, con l’orgoglio di rappresentarne un elemento strategica e insostituibile”. Franco Manzato, Ass.reg.le all’Agricoltura, si fa portavoce di una platea variegata presente lo scorso 11 febbraio alla Fiera patavina per il Congresso finale dell’Agricoltura e dello sviluppo rurale, che sta decidendo le strategie per affrontare il prossimo decennio, che si annuncia in ogni caso difficile e denso di incognite.

Agricoltura oggetto di speculazioni e appetiti internazionali. L’agricoltura infatti non è più la campagna della periferia delle nostre città, ma un pezzo essenziale e ambìto della scacchiera economica mondiale. E come tale è investito da speculazioni e appetiti internazionali, le cui decisioni non sono prese nei campi ma in luoghi dai quali l’agricoltura e gli imprenditori agricoli sono spesso lontani, se non esclusi. “Dalla loro, l’agricoltura e gli imprenditori veneti hanno i numeri e le scelte – ha ribadito Manzato – perché sono capaci di essere al primo posto nell’export italiano di prodotti dei campi, con un valore crescente che nel terzo trimestre del 2010 è stato certificato 616 milioni di euro. E questo benchè la superifice agricola utile sia di 820.201 ha, al settimo posto tra le regioni italiane, mentre la Produzione Lorda vendibile si colloca al terzo posto dopo Lombardia ed Emilia Romagna.

Sviluppo, benessere e qualità di vita. “Questo significa che i nostri imprenditori e il nostro sistema hanno molto da dire e da pretendere – ha affermato Manzato, perché hanno reso vincente nei fatti la scelta della qualità, della varietà, della tipicità e del territorio, e pur nelle difficoltà che ancora incontra una ottimale organizzazione dell’offerta. In più l’agricoltura crea ricchezza, con un aumento dell’occupazione nel 2010 rispetto all’anno precedente che è stimata attorno all’8 per cento, senza eguali negli altri settori e anzi a fronte di 130 mila lavoratori che in Veneto conoscono la disoccupazione”. “Oltre a questo, l’agricoltura rappresenta un fulcro fondamentale, attorno al quale ruotano molti fattori e variabili dello sviluppo, del benessere e della qualità della vita dei cittadini veneti. E tutti questi fattori e variabili hanno un denominatore comune ossia l’uomo e la sua persona – ha concluso Manzato – che nell’agricoltura e nelle aree rurali trova ancora i principali riferimenti della sua identità, della sua cultura e del suo benessere complessivo”.

La protesta dei lavoratori agricoli e forestali. All’incontro hanno partecipato oltre 600 persone, ovvero tutto il mondo agricolo veneto. Partecipanti che hanno trovato ad “accoglierli” le rappresentanze dei lavoratori agricoli e forestali che manifestavano a difesa del posto di lavoro, preoccupate dai forti tagli che la Regione sembra sarà costretta ad apportare per le ristrettezze di bilancio. Manzato si è soffermato con loro, ascoltando le preoccupazioni, disponibile ad un incontro a breve di approfondimento.

Cinque mesi di lavoro e incontri. In sintesi i temi affrontati dalla Conferenza partivano dalla base di un lavoro preparatorio fatto a Veneto Agricoltura e durato cinque mesi attraverso sei incontri. Parole d’ordine? Più innovazione e competitività, gestione dei sistemi produttivi più equilibrata e sostenibile, qualità delle produzioni agricole ancora più diffusa e riconosciuta, concreta applicazione dei principi di sussidiarietà e federalismo, ulteriore semplificazione della burocrazia. Queste le priorità strategiche che la Regione Veneto intende perseguire per far crescere l’agricoltura regionale da qui al 2020, il periodo operativo della nuova PAC (2013-2020). Senza comunque tralasciare altri aspetti quali, per esempio, la lotta ai cambiamenti climatici, la gestione sostenibile delle risorse idriche, la produzione di energie rinnovabili per i quali il settore primario avrà in futuro un ruolo sempre più attivo.

Un contesto in cui le incertezze non mancano. La Conferenza agricola regionale, voluta da Manzato, ha prodotto l’”Agenda delle priorità strategiche regionali per il sistema agricolo e rurale”. Un documento snello ma al tempo stesso corposo, che contiene precise strategie, obiettivi da raggiungere, azioni da svolgere indispensabili per garantire alle imprese agricole venete un futuro il più possibile “certo” in un contesto in cui le incertezze non mancano. Le incertezze maggiori della prossima politica agricola europea riguardano le risorse che la stessa PAC avrà a disposizione nel periodo 2014/2020, in primis i finanziamenti da destinare ai pagamenti unici agli agricoltori (i cosiddetti premi PAC). La Commissione europea, a questo proposito, sta elaborando le sue proposte, ma è quasi certo che sarà ridotto notevolmente l’automatismo degli interventi comunitari, lasciando agli Stati membri, e quindi alle Regioni, grandi margini di discrezionalità. In futuro, le Regioni potrebbero così non svolgere più solo un ruolo di erogatore di spesa in ambito PAC, in quanto potrebbero essere chiamate a svolgere anche un ruolo importante nella programmazione. Una grande responsabilità, dunque, per le Regioni che dovranno così coordinare la programmazione della politica agricola con quella dello sviluppo rurale, vale a dire con i Piani di Sviluppo Rurale regionali. Quindi una visione delle attività agricole orientate non solo alla produzione di beni alimentari, ma anche allo sviluppo di quei servizi legati all’ambiente, al territorio, all’imprenditoria turistica, per fare qualche esempio, tradizionalmente svolti e mai riconosciuti e quindi retribuiti.

(fonte Veneto Agricoltura)

Nuove opportunità di reddito per la filiera agroalimentare grazie all’accordo tra Regione Veneto e Istituto Sviluppo Agroalimentare

“Creare nuove opportunità di reddito per le imprese agroalimentari è il modo per dare vigore all’economia del territorio e sostenere  un circolo virtuoso che premia chi sceglie la sicura provenienza, la trasparenza e la qualità” – Giorgio Piazza Presidente di Coldiretti Veneto saluta con queste parole l’accordo siglato nei giorni scorsi tra Regione Veneto e l’Istituto Sviluppo Agroalimentare Spa (ISA) del Ministero delle Politiche Agricole che concede mutui ipotecari ad un tasso pari al 30% del parametro di riferimento fissato dalla Commissione Europea.

In sostanza Isa valuterà tutte le domande del Programma di Sviluppo Agricolo presentate dalle cooperative e dalle agroindustrie e non finanziate dalla misura 123 che prevedeva agevolazioni in conto capitale per investimenti nel settore della trasformazione. Quelle ritenute ammissibili potranno quindi essere riconsiderate sfruttando un importante aiuto in conto interessi. Tale ipotesi vale per la metà delle aziende che non ha beneficiato dei contributi, tutte meritevoli dell’intervento dell’istituto nazionale che ha deciso di impegnarsi direttamente per il Veneto.

(fonte Coldiretti Veneto)

Venerdì 11 febbraio p.v. in Fiera a Padova s’incontra il mondo agricolo veneto

Venerdì 11 febbraio, in Fiera a Padova, ore 9.00, nella grande sala dei Carraresi, in via Nicolò Tommaseo 59, è atteso tutto il mondo agricolo per la “Conferenza regionale dell’Agricoltura e dello Sviluppo rurale del Veneto”. Un progetto unico fin’ora in Italia, voluto e disegnato dalla Regione Veneto per affrontare a 360 gradi le problematiche dell’agricoltura, con l’obiettivo di redigere l’Agenda delle priorità, quindi gli indirizzi e le opzioni strategiche dopo il 2013, quando entrerà in vigore la nuova PAC, la politica agricola europea.

Ore 11:00 conferenza stampa. Per facilitare il lavoro dei giornalisti, l’Assessore regionale all’Agricoltura Franco Manzato incontrerà la stampa alle ore 11,00 (durante la pausa caffè) per illustrare i punti salienti dell’Agenda e le problematiche in campo.

Temi sul tavolo. Durante l’incontro si parlerà quindi di sicurezza alimentare, lotta ai cambiamenti climatici, gestione delle risorse idriche, cura del territorio, uso corretto dei terreni, impiego di fonti energetiche rinnovabili di origine agricola, ecc., elementi della strategia che l’Assessore Manzato, promotore dell’evento, divulgherà alla chiusura del meeting alla Fiera di Padova; un percorso per assicurare un futuro, da qui al 2020, al mondo delle imprese agricole e alle aree rurali venete.

Relatori. All’evento, oltre al Governatore Luca Zaia, all’Assessore regionale all’Agricoltura Franco Manzato e a Paolo De Castro (Pres. Comm.ne Agricoltura Parlamento europeo), è prevista la partecipazione di alcuni tra i massimi esperti del mondo accademico, tra i quali Giacomo Zanni dell’Università di Ferrara, Corrado Giacomini (Parma), Edi De Francesco (Padova), Andrea Povellato (INEA), Gian Angelo Bellati (Unioncamere del Veneto), nonché Loretta Dormal Marino della Direzione Generale Agricoltura della Commissione europea, Adriano Rasi Caldogno, e Andrea Comacchio (Regione Veneto).

Lavoratori dell’agricoltura in sciopero venerdì 11 febbraio. Mentre nelle sale della Fiera a Padova si svolgeranno i lavori di chiusura della Conferenza regionale, all’entrata dell’ente fieristico ci saranno i lavoratori dell’agricoltura del Veneto in sciopero contro i tagli della Regione Veneto al settore primario. “Fai-Cisl, Flai-Cgil e Uila-Uil – si legge in una nota sindacale – hanno organizato la protesta per manifestare il loro dissenso contro le decisioni della giunta Zaia che mettono a rischio numerosi posti di lavoro. In particolare sono interessati i settori servizio forestale, Veneto Agricoltura, Consorzio di bonifica, progetto di riconversione dello zuccherificio di Porto Viro, strutture allevatori APA/ARAV”.

(fonte Veneto Agricoltura/Il Gazzettino)

Carne veneta: i dati 2010

Bene l’avicola, male la cunicola, stazionaria la bovina, così così la suina. Il comparto carni in Italia e nel Veneto ha vissuto un 2010 altalenante per la produzione e i consumi. Vediamo i dati dalle ultime ricerche di Veneto Agricoltura.

Carne bovina. Nel 2010 il quantitativo di carni bovine immesse nel mercato nazionale ha segnato una leggera ripresa sul 2009 (+1,2%). Non sono aumentati i capi macellati ma è cresciuto il peso morto, in particolare della categoria vitelloni femminili. Fortemente negative le stime sui consumi dove i dati ISMEA evidenziano una contrazione del 3,5%. Particolarmente colpito il bovino adulto, categoria importante nel Veneto. Aumentano, inoltre, le difficoltà di collocazione del prodotto allevato in Italia rispetto, soprattutto, alla carne fresca e refrigerata importata dall’estero e acquistabile attraverso i canali della GDO (Grande Distribuzione Organizzata). Diminuiscono del –2,5% (622.000 capi) il numero di bovini importati in Veneto (per la maggior parte ristalli) nel 2010. Dalla sola Francia sono arrivati 404.000 capi (+3,3%), per lo più di razza Charolaise, Limousine e incroci, 89.000 (-15%) dalla Polonia, dall’Irlanda 31.000 (+29%) ed il resto da Austria, Germania e Romania. A peggiorare il reddito degli allevamenti ha contribuito, in particolare, l’aumento del costo di alimentazione da agosto 2010 in poi, lievitato mediamente negli ultimi 5 mesi di oltre il 15%.

Carne suina. Aumenta la disponibilità di carne suina nel 2010 grazie, soprattutto, all’importazione di carne (+7,8%) e di animali vivi (+7%) da ingrasso e da macello, ma frenano i consumi. Diminuisce (-1%) la macellazione di suini destinati alla filiera DOP (cosce marchiate). In controtendenza il prosciutto Veneto Berico–Euganeo DOP che ha registrato un incremento nella richiesta di cosce omologate destinate alla stagionatura del 30% (oltre 80.000). Il prezzo medio annuo di vendita dei suini pesanti ha ricalcato l’andamento del 2009. Da anni il comparto versa in una situazione di stagnazione dovuta ai bassi prezzi degli animali da macello e all’aumento costante dei costi di produzione, in particolare quelli di alimentazione.

Carne avicola. Il comparto avicolo italiano, dominato dal Veneto (40% del totale nazionale), fa segnare la migliore produzione degli ultimi anni (+5%) con circa 1,2 milioni di tonnellate a peso morto. Aumentate le macellazioni dei polli (+5,4%) e dei tacchini (+3%). Meno debole, rispetto agli anni scorsi, l’andamento nazionale della domanda: aumento (+1,8%) per i polli e leggera flessione per i tacchini (-2,7%). La redditività delle aziende ha risentito negativamente dell’aumento dei costi del mangime, soprattutto nel secondo semestre dell’anno, con aumenti medi superiori al +25/30%.  Da segnalare che il Veneto detiene una produzione di uova pari a circa due miliardi di pezzi, mantenutasi sugli stessi livelli del 2009 grazie alla tenuta della domanda interna.

Carne cunicola. Negativo il 2010 in termini di redditività con una produzione nel 2010 in calo del 5% circa sul 2009. Diverse le motivazioni. Nel corso del 2010 il Piano Cunicolo Nazione per il rilancio del settore è stato approvato dalla conferenza Stato-Regioni ed è ora in attesa dei decreti attuativi. Inoltre sono rimasti attivi in Veneto solamente tre macelli specializzati, dei quali due di piccole dimensioni e uno grande gestito dall’AIA (Associazione Italiana Allevatori).

(fonte Veneto Agricoltura)