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Farmer Market: tra i banchetti degli agricoltori veneti si nascondono introvabili chicche

Nespole

Nespole, giuggiole, radicchio di cavin, miele di barena: tutti prodotti d’autore. Han passaporto per il mondo trimbato “genuino” e un curriculum ricco di tradizione.

Antichi detti, sapori attuali. Perché chi non ha mai detto almeno una volta “col tempo maturano anche le nespole” senza sapere magari che questo frutto ha proprio bisogno di passare qualche mese tra la paglia prima di essere pronto per essere mangiato. E quella frase usata per esprimere un particolare momento romantico come “sono in brodo di giuggiole” ? Ebbene niente di nuovo per i coltivatori di Arquà Petrarca in provincia di Padova che attribuiscono ad una vecchia leggenda questo modo di dire secondo la quale il sommo poeta che qui ha vissuto scriveva versi rapito d’amore.

Miele e radicchio. Grado di parentela lontano rispetto a quello più famoso, non per questo meno importante, soprattutto raro come i suoi semi è il “radicchio di cavin o di troso” dipende da dove viene raccolto (cavin nel dialetto padovano o vicentino sta per capezzagna come identico è il significato del trevigiano “troso”). Stessa storia per il miele di barena, particolare area lagunare sempre più compromessa dal flusso dei motoscafi, che per la presenza di piante autoctone offre alle api fiori dal nettare insolito.

Chicche della biodiversità veneta. Non c’è bisogno di setacciare in lungo e largo tutta la regione per imbattersi in queste prelibatezze. Lo sa bene chi frequenta i circa 90 mercatini agricoli di Campagna Amica della Coldiretti. Ognuna di loro appartiene ad una stagione, ma può essere anche conservata e trasformata. Quel che serve sapere è che ognuna di loro ha anche un indirizzo preciso e la garanzia del volto di un agricoltore custode: Rinaldo Zambellin detto il “cencio” nell’alta padovana ha ancora gli arbusti di Nespolo, Loris Bressanin sui Colli Euganei gli alberi del Giuggiolo, Carlo Meggiarin nel vicentino  raccoglie per la vendita diretta il radicchio di campo le cui sementi sono tramandate da padre in figlio e l’apicoltore veneziano Giancarlo Montagner porta a spasso nella laguna minore, quella meno conosciuta, i suoi sciami. Un tempo produzioni comuni, sacrificate da attività agricole più redditizie, ora non hanno più  un preciso interesse economico. La straordinarietà sta nelle persone che le tutelano gli unici in grado di svelare i segreti di una cultura senza età anticipando a volte insospettabili verità: ad esempio la nespola che era presente negli orti dei conventi per fare elisir e decotti è ora ingrediente principe per alcuni brandy e liquori di fattura industriale.

(fonte Coldiretti Veneto)

Riparte “Frutta nelle scuole”

Riparte il programma comunitario Frutta nelle scuole, coordinato dal Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali, che coinvolgerà oltre 10.000 scuole primarie di tutte le Regioni.
Sono state selezionate le organizzazioni di produttori che negli 8 lotti regionali procederanno alla distribuzione dei prodotti frutticoli e orticoli, privilegiando i prodotti stagionali, di qualità (Biologico, DOP, IGP) e del territorio, con una particolare attenzione all’impatto ambientale (utilizzo contenitori e confezioni biodegradabili o riutilizzabili). Almeno una volta alla settimana, fino alla conclusione dell’anno scolastico, la merenda di metà mattina sarà sostituita da frutta fresca o da spremute e centrifughe preparate al momento. Il programma ha l’obiettivo di incrementare il consumo di frutta e verdura tra i bambini delle scuole primarie e di far conoscere ed apprezzare le nostre produzioni ortofrutticole per una sana alimentazione.

Lotto 3: PA Bolzano e Trento – Veneto – Friuli Venezia Giulia Valore: 3.701.647,33. Offerte presentate:
1.RTI-capofila AOP VENETO ORTOFRUTTA – mandanti Brio s.p.a., AOP Unolombardia, OP Kiwi Sole, OP Friulfruct;
2. RTI capofila APOT– mandanti Apoconerpo, Apofruit Italia, Alegra, Naturitalia, Orogel Fresco e VOG Products
Aggiudicatario: RTI- capofila AOP VENETO ORTOFRUTTA – mandanti Brio s.p.a., AOP Unolombardia, OP Kiwi Sole, OP Friulfruct.

(fonte Frutta nelle Scuole)

Latte veneto: i dati 2010

Diminuiscono nel 2010 gli allevamenti da latte nel Veneto e si contrae in parte la produzione. Questo il dato principale che emerge dalle ultime ricerche sul lattiero-caseario dell’Osservatorio Economico di Veneto Agricoltura. Un lavoro che conferma sfortunatamente il trend negativo del settore iniziato con la campagna 2004/2005 (1.203.000 tonnellate prodotti nel 2003/04 e 1.106.000 nel 2009/10).

Nonostante ciò il comparto nel Veneto tiene; e si conferma terzo produttore nazionale di latte con una quota pari al 10% (40% la Lombardia e 16% l’Emilia Romagna). Un risultato apprezzabile considerati gli annosi problemi di mercato e la riduzione progressiva delle quotazioni del latte crudo alla stalla. Con picchi che hanno sfiorato il +50%, è anche cresciuta l’anno scorso la media regionale di produzione di latte per azienda, passata dai 1.765 quintali del 2003/2004 ai 2.607 (+60% a Treviso e Venezia). Un dato che, considerato che il numero di aziende è diminuito dalle 6.814 del 2003/04 alle 4.223 del 2009/10, spiega il processo in atto di concentrazione e progressiva industrializzazione rurale nella produzione del latte, mirante al contenimento dei costi e la redditività aziendale.

Vicenza la provincia regina nel totale della produzione regionale (30%), seguita sul podio da Verona (25%) e Treviso (15%). Il valore della produzione 2009 è stato di circa quattrocento milioni di euro pari al 10% di tutto il settore agricolo Veneto, in diminuzione rispetto al 2008, dovuto all’andamento negativo del prezzo del latte alla stalla. La “mandria” di vacche da latte è composta da poco più di 200.000 capi che coprono circa l’11% del totale nazionale. Le razze più presenti in regione sono la Bruna Alpina, la Pezzata Rossa e, soprattutto, la Frisona italiana che, con quasi 100.000 vacche, rappresenta quindi il 50% circa del patrimonio regionale. L’indagine di Veneto Agricoltura conferma inoltre che la maggior parte del latte veneto viene destinata alla caseificazione, per la produzione di formaggi tipici e a denominazione d’origine.

(fonte Veneto Agricoltura)

E’ nato il Consorzio di tutela dell’Insalata IGP di Lusia (RO)

Venerdì 21 gennaio scorso, presso il Mercato Ortofrutticolo di Lusia (RO), è stato costituito il Consorzio di tutela dell’Insalata IGP di Lusia. Il Consorzio promuoverà e diffonderà l’insalata certificata polesana dal produttore al consumatore. Avrà inoltre il compito di sorvegliare la corretta produzione e commercializzazione dell’insalata IGP di Lusia, difendendone il marchio e promuovendolo sui mercati nazionali ed esteri. A far parte del Consorzio, che sarà effettivamente attivo dalla prossima primavera, 20 produttori e 6 confezionatori. Il CdA è composto da 6 produttori (Alessandro Braggion, Presidente,  Mauro Magon,  Vice Presidente e poi Giovanni Dal Bello, Paolo Barsison, Giovanni Pavarin, Gianni Pomaro) e da 3 confezionatori (Luca Gastaldello, Fabio Masiero e Renato Maggiolo).

Il chi è dell’insalata IGP di Lusia. Appartiene alla famiglia Asteracee Lactuca Sativa e si presenta nelle due varietà Capitata o Cappuccia e Crispa o Gentile. La zona di produzione ricade all’interno di alcuni comuni della provincia di Rovigo, quali Lusia, Badia Polesine, Lendinara, Costa di Rovigo, Fratta Polesine, Villanova del Ghebbo e della provincia di Padova quali Barbona, Vescovana e Sant’Urbano. Il periodo di coltivazione garantisce la presenza sul mercato del prodotto per 10/11 mesi all’anno. L’Insalata di Lusia IGP va conservata in luoghi freschi e asciutti, al riparo da luce o fonti di calore. Per non compromettere la turgidità e la croccantezza delle foglie, è importante che le fasi di raccolta, toelettatura, lavaggio e confezionamento dell’Insalata di Lusia IGP siano molto ravvicinate. L’Insalata di Lusia IGP contiene vitami­na A e C, calcio e ferro, è ricca di fibre ed è conosciuta per le sua dote rinfrescante e depurativa. La lattuga è ricca di acido folico regolatore del sistema ormonale che aiuta il risveglio primaverile; inoltre per la composizione del lattice il consumo di lattuga risulta essere un blando analgesico e un ottimo rilassante.

Le origini dell’insalata di Lusia. La produzione di ortaggi ha avuto inizio nel Veneto a partire dai primi anni del Novecento, inizialmente ad esclusiva conduzione familiare. A partire dal 1933 compare chiaramente la dicitura lattuga o salata riferita alla Lattuga Cappuccia. La prima documentazione statistica, che risale agli anni ‘50 e coincide con la fondazione della Centrale Ortofruttucola di Lusia, vede le insalate tra i primi prodotti, in termini quantitativi, seconde alla patata. Negli anni ’60 poi alcuni commercianti di Lusia, che frequentavano il mercato di Verona, notarono la Lattuga Gentile che venne presto introdotta nella maggior parte delle aziende locali, con ottimi risultati. Queste ultime furono così inentivate a mettere in atto una vera e propria selezione per migliorare la coltivazione e le caratteristiche organolettiche di questa insalata.

(fonte flashplaza.it/provincia di Rovigo)

31 gennaio 2011: click day per 4 mila stagionali

A pochi giorni dalla pubblicazione del Decreto Flussi  per l’ingresso in Italia di circa 98 mila lavoratori non stagionali, il Ministero dell’Interno dà la possibilità di convertire complessivamente 4 mila posizioni stagionali in permesso di lavoro subordinato.L’opportunità riguarda anche l’agricoltura.

Instaurato rapporti di fiducia reciproca. Ciò significa che possono rientrare in questa quota anche casi di operai agricoli salariati assunti temporaneamente dagli imprenditori per le fasi di raccolta. Dunque la manodopera straniera entrata nel nostro territorio per esigenze professionali periodiche, destinata al rientro nel Paese d’origine per poi ritornare  l’anno successivo, potrà essere “stabilizzata”. Come segnala Coldiretti Veneto – i casi di rapporto fidelizzato nel tempo sono diventati sempre  più frequenti, le aziende ortofrutticole e vitivinicole ad esempio tendono a privilegiare le richieste nominative avendo instaurato rapporti di fiducia reciproca.

L’invio telematico delle richieste scatta per tutti il 31 gennaio alle ore 8.00. Ad aprile dello scorso anno il  Veneto s’era aggiudicato oltre  8 mila ingressi per lavoratori stagionali, la tendenza per il 2011 è di un’ulteriore conferma. Il settore agricolo pur registrando cali occupazionali in questo decennio ha evidenziato piccoli  segnali di ripresa già nel primo trimestre 2010. Nonostante il settore si stia orientando verso una meccanizzazione altamente tecnologica l’apporto umano rimane caratteristica fondamentale nelle fattorie venete. Attenzione – ricorda Coldiretti – che le 4 mila conversioni non saranno oggetto di ripartizione regionale. Per cui l’invio telematico delle richieste scatterà per tutti il 31 gennaio dalle ore 8.00. A tal proposito tutti gli uffici Coldiretti presenti capillarmente sono pronti per garantire la necessaria assistenza.

(fonte Coldiretti Veneto)

23 gennaio 2011: a Zermeghedo (VI) i “Picai del Recioto”. Precede la spremitura un convegno moderato da Mimmo Vita, presidente Unaga.

Torna domenica 23 gennaio a Zermeghedo (VI), a partire dalle ore 15, l’annuale appuntamento con la pigiatura pubblica del Recioto di Gambellara DOCG. In piazza Regaù , da un antico torchio in legno, scenderanno le prime gocce dell’annata 2010 del mosto, che successivamente fermenterà fino alla prossima primavera, prima di diventare ufficialmente Recioto di Gambellara, unica DOCG del territorio vicentino. L’uva di tutti i produttori della denominazione verrà portata in piazza da figuranti a bordo di trattori d’epoca, dopo un lungo appassimento sotto forma di picai.

A moderare il convegno, il presidente di Unaga Mimmo Vita. Al mattino, la manifestazione di piazza sarà preceduta da un convegno dal titolo “Energie rinnovabili dall’agricoltura: Zermeghedo esempio regionale”. Interverranno Giuseppe Castaman , Sindaco di Zermeghedo, Antonio Tonello, Presidente dell’Associazione Strada del Recioto e dei vini Gambellara DOC, Giuseppe Zonin, Presidente del Consorzio Tutela Vini DOC Gambellara, Laura Realdon, Presidente di Energeica Srl, Ivan Boaretti, Amministratore di Demetra Energy Spa, Paolo Pizzolato, Amministratore unico di Veneto Agricoltura. Modererà il giornalista Mimmo Vita.

Una manifestazione itinerante. “Continuiamo  sulla strada della promozione di tutto il territorio della nostra denominazione – dichiara Antonio Tonello, presidente della Strada del Recioto e dei vini Gambellara DOC – come dimostra questa manifestazione, che abbiamo voluto itinerante proprio per  valorizzare, di anno in anno, i quattro comuni della DOC Gambellara”. La settima edizione de “I Picai del Recioto: Prima pigiatura pubblica della Garganega” è organizzata dalla Strada del Recioto e dei vini Gambellara DOC, in collaborazione con il Consorzio Tutela Vini DOC Gambellara e l’amministrazione comunale e la Pro Loco di Zermeghedo, con il contributo di Banca Popolare di Vicenza, Energeica srl, Demetra Energy e Medio Chiampo spa, e con la partecipazione di Veneto Agricoltura.

Prime valutazioni 2010 settore agroalimentare veneto: molte luci e qualche ombra

Vigneto a Conegliano (TV)

La parola d’ordine è garantire l’occupazione, la produttività e il reddito delle imprese agricole, passando per la sburocratizzazione amministrativa del settore. Lo ha detto ieri, mercoledì 19 gennaio, a Legnaro (Pd) Franco Manzato, Assessore regionale all’Agricoltura, introducendo le “Prime valutazioni 2010 sull’andamento del settore agroalimentare veneto”, rapporto elaborato come ogni anno da Veneto Agricoltura.

Agricoltura veneta in ripresa. Manzato ha anche sottolineato che, nonostante le difficoltà di bilancio, l’attenzione della Regione Veneto per il settore primario non verrà meno e i dati 2010 che ne evidenziano una leggera ripresa sono di grande conforto per il lavoro che si sta facendo. Anche Paolo Pizzolato, Amministratore Unico di Veneto Agricoltura, ha evidenziato che i dati 2010 relativi il settore primario fanno ben sperare. L’agricoltura veneta si incardina infatti in un sistema economico generale che posiziona la nostra Regione tra le locomotive del treno-Italia.

I dati presentati da Veneto Agricoltura. Rispetto ai risultati negativi del 2009 (contrazione del fatturato pari al –8,4%), l’agricoltura veneta ha registrato nel 2010 un significativo recupero del valore della produzione che ha raggiunto i 4,8 miliardi di euro (+7%) per effetto della ripresa dei mercati. Nei dettagli, invece, va sottolineato che nella nostra regione il 2010 ha registrato una fisiologica diminuzione del numero di imprese attive (77.500 unità –2,6% sul 2009). Invece, è continuato a crescere il numero di imprese del comparto alimentare salite a oltre 7.600 aziende (+2% rispetto al 2009) mentre contemporaneamente è calato del 12% il deficit della bilancia commerciale dei prodotti agroalimentari. Questo risultato scaturisce da un aumento delle esportazioni (+12%) che risulta essere più che proporzionale rispetto a quello delle importazioni (+7%). Il saldo negativo è pertanto sceso a circa 635 milioni di euro (nello stesso periodo del 2009 era di circa 720 milioni).

Esaminando i singoli comparti, bene il vino che per l’annata 2010 ha confermato il Veneto regione leader nazionale con una produzione di 1,1 milioni di tonnellate di uva (+ 2%) per 8,2 milioni di ettolitri di vino. I prezzi delle uve sono tornati a crescere con un aumento medio del 14% ma con punte del 30-40%. Non si può dire altrettanto per il latte, per il cui comparto la campagna 2010/11 è iniziata con 4.278 allevamenti, 135 in meno rispetto alla precedente campagna, mentre la quota totale di produzione assegnata di 11,62 milioni di quintali è in diminuzione di circa 5.600 quintali (- 2%) sull’anno precedente. Il Veneto mantiene comunque il suo peso a livello nazionale intorno al 10,4% e Vicenza rimane l’area a più alta produzione di latte della regione registrando il 31% del totale delle aziende. Il prezzo del latte crudo si è mantenuto basso per i primi sei mesi mentre ha recuperato da giugno in poi.

Carne bovina: la produzione veneta è stimata attorno alle 210.000 tonnellate, in linea con quella dell’anno precedente, ma con quotazioni in calo, aggravate dall’aumento dei costi di produzione nel secondo semestre, dovuti specialmente alle spese di alimentazione degli animali. Come se non bastasse, il quadro si incupisce in quanto le stime sui consumi nazionali stanno fornendo segnali fortemente negativi. Infatti, i dati ISMEA sui consumi delle famiglie stimano, per il 2010, una contrazione del consumo di carne bovina intorno al -3,5% (5% per il bovino adulto, categoria importante in Veneto). Infine, l’importazione di carne dall’estero, in particolare quella fresca o refrigerata, è aumentata nei primi sei mesi del 2010 del 5%.

Polli, suini e prodotti ittici. Diverso il discorso per il comparto avicolo che dovrebbe far segnare la miglior performance degli ultimi anni con un aumento della produzione di carne di circa il 5%, pari a circa 1,2 milioni di tonnellate di prodotto a peso morto). Stagnazione invece per il comparto suinicolo, in generale crisi. La produzione di carne suina è stimata in circa 140.000 tonnellate, analoga a quella del 2009. Anche la pesca non va bene: i dati relativi ai primi cinque mesi del 2010 indicano una produzione in significativo calo (-17% in quantità e -22% in valore).

Migliori notizie dalle colture erbacee che hanno registrato nel 2010 una produzione simile a quella dell’anno precedente ma con prezzi in notevole aumento, soprattutto per i cereali. Il mais si conferma la coltura più estesa in Veneto con una superficie di circa 275.000 ettari (-1% sul 2009) e una produzione di oltre 2,2 milioni di tonnellate (-2%). Il prezzo medio annuo si è attestato sui 168,8 euro/t, in crescita del 40% rispetto all’anno precedente. In diminuzione, ben più netta però rispetto al mais, anche la superficie coltivata a frumento tenero (92.000 ettari, -8%), sostenuta però da un buon aumento della resa di oltre il 5%. Ciò ha permesso di contenere il calo produttivo al 3% per una produzione complessiva di 545.000 tonellate. Il prezzo medio annuo, pari a 182 euro/t, è risultato in aumento del 15% rispetto alla quotazione media del 2009.

Annata positiva anche per le colture industriali, barbabietola da zucchero a parte. Aumenta considerevolmente la produzione di soia (272.000 tonnellate, +22% rispetto all’anno precedente). Positiva poi l’annata del tabacco con una crescita sia degli investimenti (8.500 ha, +12%) che della resa (+12%) e una produzione finale stimata in circa 32.700 tonnellate (+25%).

Calano infine le superfici investite a orticole scese a 32.600 ettari (-1%). La risalita delle quotazioni ha comunque consentito al comparto di aumentare il valore della produzione di circa il 10%. Specificatamente alla produzione di radicchio, va sottolineato che nel 2010 gli ettari coltivati sono rimasti invariati rispetto all’anno precedente (8.400 ha) segnando un incremento in provincia di Venezia (1.900 ha, +17) a cui si contrappone una riduzione di superfici coltivate in provincia di Padova (2000 ha, -14%). Il miglioramento della resa ha consentito di ottenere una produzione complessiva di radicchio di circa 119.500 tonnellate di prodotto (+11% rispetto al 2009). Resta simile a quella del 2009 la produzione del comparto frutticolo, che comunque registra per alcune colture delle buone performance con notevoli aumenti delle quotazioni: pesche e nettarine (+48%), ciliegie (+14%), actinidia (11%). Nel 2010 si è interrotto invece il trend di crescita della superficie destinata al florovivaismo (3.200 ha, -1% rispetto al 2009). La provincia di Padova ha confermato la sua leadership concentrando il 33% degli ettari (1.050) coltivati a livello regionale. Complessivamente nel Veneto si sono prodotte 1,48 miliardi di piante (+7%).

(fonte Veneto Agricoltura)

Domenica 16 gennaio 2011: torna in piazza a Breganze (VI) la “prima del Torcolato”

Domenica 16 gennaio p.v. pomeriggio si rinnova l’appuntamento con la “Prima del Torcolato“, la tradizionale festa che i viticoltori della Pedemontana vicentina mettono in scena per la festeggiare il loro dolcissimo passito Doc, uno fra i più ricercati ed amati del panorama enologico italiano.

Quella di Breganze, prima Doc del vicentino a vedere la luce. Le uve di Vespaiola della vendemmia 2010, dopo quattro mesi di appassimento nei fruttai, nei solai delle cantine e delle case, verranno spremute pubblicamente in un vecchio torchio degli anni Trenta, messo a disposizione da un socio della Strada del Torcolato. Con questa manifestazione nella centrale piazza Mazzini, da sedici anni a questa parte si rievoca un’antica tradizione che riunisce le famiglie di viticoltori locali. Breganze si fregia della Denominazione di Origine Controllata dal 1968: è la prima DOC del Vicentino a vedere la luce.

Prima di poter essere imbottigliato, il nettare che si ottiene dalla spremitura impiegherà almeno altri diciotto mesi di maturazione controllata. Un lavoro lungo e scrupoloso, che dà vita ad un vino inconfondibile per il colore giallo dorato, il profumo intenso di miele di acacia e fiori bianchi, il sentore in bocca di frutta, di fichi e di albicocche secchi, di datteri e nocciole, con leggere note di agrumi, come di scorze d’arancia o di mandarino, e il gradevole accenno speziato, impartito dall’affinamento in legni nobili nell’interpretazione di alcuni produttori. La sua straordinaria dolcezza è contemperata da una buona acidità, che gli deriva dall’uva autoctona Vespaiola, leggermente aromatica ed esclusiva della zona di Breganze, da cui ha origine.

Il perché di Torcolato. Il nome nell’opinione più diffusa deriva dal metodo utilizzato per asciugarne le uve subito dopo la vendemmia: attorcigliate, “torcolate” per l’appunto, con una coppia di spaghi, vengono lasciate appese nei mesi invernali alle travi di soffitte pulite e ben aerate. Secondo altri invece il nome sarebbe dovuto dal fatto che l’uva appassita viene torchiata: quest’interpretazione lascia perplesso più di qualche produttore, per cui quale delle due versioni sia con certezza la più fondata non si saprà, probabilmente, mai. Durante la manifestazione si potrà inoltre assistere alla sfilata della Magnifica Fraglia del Torcolato, seguita dalla nomina dei nuovi confratelli e dalla proclamazione pubblica dell’Ambasciatore del Torcolato nel mondo per l’anno 2011. Si proseguirà con la vendita benefica delle bottiglie della “Prima del Torcolato Vendemmia 2008” e la premiazione della sesta edizione del concorso “Realizza l’etichetta della Prima del Torcolato”, il cui vincitore avrà l’onore di “etichettare” la bottiglia celebrativa della “Prima del Torcolato D.O.C. Breganze vendemmia 2010” con la propria opera.

In occasione della Prima, si terrà il classico mercatino dei prodotti tipici della Strada del Torcolato e dei Vini di Breganze, con possibilità di degustare ed acquistare i Torcolati dei Soci del Consorzio Tutela Vini D.O.C. Breganze ed altri specialità enogastronomiche tipiche. Sarà inoltre possibile visitare il campanile di Breganze, il più alto del Veneto dopo quello veneziano di San Marco.

(fonte Associazione Strada del Torcolato e dei Vini di Breganze)

Dal Veneto un monito contro il rischio di nuove schiavitù per chi lavora la terra

“All’agricoltura serve un modello di sviluppo economico che abbia al centro anzitutto l’uomo, se vogliamo lasciare alle prossime generazioni un valore in più e non una secca perdita. Per questo considero obiettivo prioritario tutelare l’imprenditorialità da qualunque fattore ne restringa invece i margini”. Lo ha ribadito l’assessore all’agricoltura del Veneto Franco Manzato, richiamando “le pesanti, dolorose ma necessitate scelte fatte con la proposta di bilancio regionale anche per il settore primario”.

I soldi sono sempre utili – ha afferamto l’assessore – ma il nostro obiettivo deve essere quello di liberare l’imprenditore da elementi condizionanti, da illusioni e dal rischio, sempre più serio, che a decidere cosa e come deve produrre non sia più lui ma qualcun altro, magari in nome di interessi diversi da quelli di chi effettivamente produce e anche di chi consuma. Stiamo assistendo ad una pericolosa parabola di molte forme di agricoltura, di fronte ad una economia mondiale che guarda alle convenienze finanziarie dell’immediato, molto più che al futuro. Si dimentica che l’agricoltura non è semplicemente un raccolto anno per anno, ma alberi, vigneti, ortaggi, siepi: insomma il territorio e la sua salvaguardia e conservazione”.

“Per questo condivido la lungimiranza del cardinale Peter Kodwo Appiah Turkson, responsabile del Pontificio Consiglio per la Giustizia e la Pace, quando sostiene la necessità di un modello di sviluppo economico e agroalimentare a misura d’uomo per rimuovere le vere cause della fame nel mondo: l’agricoltura speculativa che ammalia il pianeta non solo rischia di non risolvere il problema, ma anzi di creare nuove e più stringenti schiavitù, a partire da quel terzo mondo che a parole si dice di voler sviluppare e che corre il pericolo di diventare il grande campo campo a manodopera a bassissimo costo per ingrassare ulteriormente la parte ricca del mondo. Se il numero di persone che al mondo soffrono la fame è cresciuto del 13 per cento proprio nei Paesi dove si trova il 46 per cento dei terreni coltivati a biotech, c’è qualcosa che non va. Dico di più: nel secolo scorso la terra è diventata di proprietà di chi la lavorava, eliminando una servitù della gleba di medievale memoria.

Attenzione alle imprese capaci di fare vera agricoltura. Oggi stiamo assistendo ad un fenomeno imprevedibile: qualcuno ha pensato che l’importante non sia la terra, ma la semente, la cui proprietà potrebbe essere tolta a quanti che la utilizzano per produrre. Questo sarebbe un condizionamento totale per il sistema agricolo in generale, europeo in particolare, e certamente per quello veneto, un impedimento alla cui imposizione io non ci sto. E’ anche per questo che, a fronte di risorse di bilancio assolutamente risicate, ho scelto di concentrare l’attenzione direttamente sulle imprese capaci di fare vera agricoltura”.

(fonte Regione Veneto)

Incidente diossina in Germania: informazioni ai consumatori

Le Autorità Tedesche hanno informato la Commissione e gli Stati membri, attraverso il sistema di Allerta Rapido per alimenti e mangimi (RASFF) che un lotto di acidi grassi, normalmente utilizzato per usi tecnico-industriali (es. industria cartiera), era stato miscelato, verosimilmente per errore umano, a grassi destinati alla produzione di mangimi. Il periodo critico in cui si è determinata la contaminazione è compreso tra l’11 novembre ed il 16 dicembre 2010. La tracciabilità del prodotto ha permesso, quindi, di identificare un totale di sette partite contaminate di materia prima, impiegate nella produzione di mangimi per bovini, suini e pollame.

Sono state poste sotto sequestro, a scopo precauzionale, e a controllo analitico complessivamente 4.709 aziende avicole, suine e bovine da parte delle Autorità tedesche. È stata vietata la commercializzazione dei prodotti da tali aziende, sino a che non saranno disponibili gli esiti analitici. I Paesi coinvolti dalla rete di commercializzazione di prodotti derivati da animali alimentati con i mangimi contaminati, risultano essere oltre la Germania, l’Olanda ed il Regno Unito. Ad oggi, pertanto le Autorità tedesche hanno escluso l’invio in Italia di alimenti o mangimi contaminati.

L’Istituto Tedesco Federale per la Valutazione del Rischio ha dichiarato l’assenza di un rischio sanitario acuto come conseguenza del consumo per un breve periodo di uova e carni avicole, contaminate ai livelli riscontrati. Tuttavia il Ministero della Salute ha ugualmente provveduto ad attivare misure cautelari e di prevenzione per la tutela della salute pubblica.

  • E’ stata convocata una riunione per il giorno 13 gennaio 2011 con NAS, Regioni, Istituto Superiore di sanità ed Istituti Zooprofilattici Sperimentali  per mettere a punto un programma rafforzato di controlli, anche sulla base delle indicazioni che fornirà la Commissione Europea che si riunirà a Bruxelles l’11 e 12 gennaio 2011
  • E’ stato richiesto agli UVAC (Uffici veterinari per gli adempimenti comunitari del Ministero della Salute) di intensificare i controlli per la ricerca di diossine su latte, carni, uova e prodotti da essi derivati provenienti dalla Germania
  • E’ stata inviata una nota a tutte le Associazioni di categoria affinché tutti coloro che introducono in Italia prodotti di origine animale, provvedano ad effettuare controlli specifici, nell’ambito delle procedure di autocontrollo, per questo contaminante.

Coldiretti Veneto: controllata e sicura la produzione degli oltre 135 allevamenti in Veneto, ma si acceleri sul disegno di legge sull’etichettatura. Due miliardi di uova in commercio sono venete, il 15% del totale nazionale. Si tratta della produzione annuale di oltre 135 allevamenti di galline ovaiole che si concentrano per la gran parte (75%) nelle province di Treviso e Verona per un valore regionale che si aggira sui 165 milioni di euro. Gli allevamenti sono di grandi dimensioni e il controllo sanitario è quotidiano – rassicura Coldiretti Veneto che ricorda anche l’assoluta professionalità degli operatori sottoposti ad una stretta vigilanza da parte delle autorità sanitarie. Severe anche le norme igieniche nei locali aziendali dove le uova devono essere conservate al riparo da odori, raggi solari, ad una temperatura fissa e consegnate al consumatore entro 21 giorni dalla loro deposizione. Inoltre i centri di imballaggio sono tutti debitamente autorizzati tanto da rintracciare facilmente eventuali partite difettose. Grazie a questo sistema – sottolinea Coldiretti Veneto – le contaminazioni dovute all’errata alimentazione degli avicoli, qualora esistessero, possono essere facilmente individuate bloccando tutta la distribuzione. Il consumatore inoltre può facilmente verificare il Paese di provenienza dell’uovo che da diversi anni, per legge,  è targato con la sigla “IT” stampata sul guscio. Nel caso in cui diventi ingrediente di un prodotto confezionato è ben difficile conoscere l’origine visto che per ora nessun provvedimento lo prevede, per questo Coldiretti insiste e sollecita l’approvazione definitiva del disegno di legge sull’etichettatura per tutti i prodotti agroalimentari.

(fonte Ministero della Salute/Coldiretti Veneto)