• Informativa per i lettori

    Nel rispetto del provvedimento emanato, in data 8 maggio 2014, dal garante per la protezione dei dati personali, si avvisano i lettori che questo sito si serve dei cookie per fornire servizi e per effettuare analisi statistiche completamente anonime. Pertanto proseguendo con la navigazione si presta il consenso all' uso dei cookie. Per un maggiore approfondimento leggere la sezione Cookie Policy nel menu
  • Post più letti

  • Archivio articoli

La cucina di Carlo Goldoni

Carlo Goldoni

(di Umberto Tiozzo, socio Argav) È proprio la Zucca Marina di Chioggia la protagonista del divertente equivoco su cui si basa la commedia Le Baruffe Chiozzotte di Carlo Goldoni. Infatti è per colpa di Toffolo Marmottina, il quale offre un pezzo di succa barucca a Lucietta, novizia di Titta-Nane, che si innesca la serie di pettegolezzi, maldicenze e incomprensioni che fanno scoppiare gli spassosi litigi nella comunità di pescatori chioggiotti.

Non di solo zucca vive…il teatro di Goldoni, ma di tutte le verdure dell’orto veneziano! Ma non è questo l’unico passo in cui Goldoni alla penna affianca anche il mestolo. Nel suo teatro, infatti, si avverte spesso un buon odore di cucina e nelle sue commedie troviamo un panorama della gastronomia veneziana, nella quale si fa un largo impiego di verdure. Come la cipolla, ad esempio, che nel saòr, tipica preparazione marinara, oltre a servire come conservante delle pietanze, evitava lo scorbuto a quanti erano costretti a vivere per lunghi periodi sulle barche. Verdure anche nel mazzetto di odori per il bollito, il piatto giornaliero della borghesia veneziana, in genere misto con pollo o cappone, dindio (tacchino), vitello, castrato e, talvolta, anche pecora; il tutto servito con altre verdure per la salsa “verde”. Ogni gourmet che si rispetti ha una ricetta segreta da suggerire, così anche il vecchio Todero, in Sior Todero Brontolon, propone la sua al servitore Gregorio per la cottura del riso: «I risi se mette súso bonóra, acciò che i créssa e i fássa fazión…a Fiorenza…i li fa bóger tre ore. E mezza lira de risi basta per otto o nove persone!».

Oggi domenica 28 novembre, al Mercato orticolo di Brondoo zucca protagonista a tavola e nello spettacolo. Gran finale del mese di iniziative per la valorizzazione della Zucca Marina di Chioggia, messe in campo da Chioggia Ortomercato. A partire dalle 11:00 l’appuntamento è al Mercato orticolo di Brondolo , dove nel padiglione ovest si svolgerà la manifestazione “Zucca per tutti”, con la prima edizione della gara gastronomica con piatti e preparazioni a base di zucca. Dopo aver assaggiato le pietanze preparate da 9 ristoranti chioggiotti, alle 14:00 la manifestazione concluderà in bellezza con la messa in scena de “Le Baruffe Chiozzotte” di Carlo Goldoni da parte di Teatronovo di Chioggia (n.d.r.)

 

L’olio extravergine d’oliva protagonista nei colli Euganei con Slow Food (28/11 e 5/12) e Girolio d’Italia (28/11)

Podere "La Pignara" di Monselice (PD)

Nell’ambito della propria attività didattica, la condotta Slow Food Colli Euganei Bassa Padovana organizza per domenica 28 novembre e domenica 5 dicembre p.v. a partire dalle ore 11:00, nella splendida cornice del podere didattico medievale “La Pignara” (via Pignara 44, loc. Carmine di Monselice, Padova) dell’agricultore Sandro Zancanella, la messa in funzione di un frantoio del 1600 situato all’interno dell’antica corte agricola.

Chiamato anticamente “il Pestrin”, il frantoio è un’opera unica nel suo genere per completezza e  funzionalità e presenta nel funzionamento del torchio una “soluzione leonardesca”. La manifestazione è stata ideata per trasmettere ai visitatori la conoscenza dell’attività dell’olivicoltura e del mondo ad essa connesso, fatto sì di fatica ma anche di tradizioni e cultura.

Sandro Zancanella – presidente peraltro di Agrimons di Monselice (PD), uno dei primi mercati a km zero sorto in Italia (risale infatti al 2005) per la vendita diretta da parte dei produttori agricoli associati dei loro prodotti, avvisa che, per la fuoriuscita dell’olio, sarà indispensabile l’aiuto…dei bambini e di Flik, il dolce e tenace asinello immortalato nella foto a sinistra insieme a Zancanella e al torchio. La manifestazione si farà anche in caso di maltempo ed è a ingresso gratuito. Info: http://www.lapignara.it – mail sandrozancanella@yahoo.it, cell. 368 291094.

Girolio d’Italia fa tappa ad Arquà Petrarca (PD). Sempre domenica 28 novembre p.v., a poca distanza da Monselice, nello splendido borgo medievale di Arquà Petrarca, Città dell’Olio in provincia di Padova, arriva la settima tappa veneta della prima edizione del Girolio d’Italia, vero e proprio percorso del gusto che – come la mitica corsa ciclistica di cui ricalca il nome – attraversa in undici tappe in lungo e in largo l’Italia delle Città dell’Olio. La tappa padovana si inserisce tra gli eventi della VI edizione della Festa dell’Olio di Arquà Petrarca, in programma per le vie del centro storico domenica 28 novembre dalle 10 alle 17. L’iniziativa, che coinvolge tutti i produttori di olio del borgo, è stata promossa per celebrare l’adesione di Arquà Petrarca all’Associazione Nazionale Città dell’Olio. I produttori di Extravergine DOP Veneto – ottenuto con olive provenienti dai Monti Lessini e Valpolicella nel veronese, dai terreni pedemontani del Grappa nel trevigiano, dai Colli Berici nel vicentino e dai Colli Euganei nel padovano – durante la manifestazione esporranno gli oli locali che potranno essere degustati dal pubblico in abbinamento con il pane tipico del territorio e partecipare al concorso che premierà il migliore olio di Arquà Petrarca.

(fonte Condotta Slow Food Colli Euganei Bassa Padovana/Associazione Nazionale Città dell’Olio)

In vendita il latte della solidarietà per gli alluvionati

da sx, Franco Manzato (assessore Agricoltura Regione Veneto) e Lorenzo Brugnera (presidente Latteria Soligo)

Sono in commercio da ieri le confezioni di latte della Latteria di Soligo a favore degli alluvionati. L’iniziativa di donare un centesimo di euro per ogni litro di latte fresco venduto è stata presentata la scorsa settimana in Regione Veneto dalla cooperativa trevigiana, ma le confezioni espressamente dedicate all’iniziativa sono in commercio da ieri.

Una fotografia che ritrae il drammatico paesaggio alluvionato nelle province di Vicenza e Padova sovrasta la scritta “Doniamo ai veneti colpiti dall’alluvione un centesimo per ogni litro di latte acquistato” è questa la grafica scelta per rendere immediatamente riconoscibile al consumatore il prodotto solidale, mentre nei 5.000 punti vendita coinvolti sono esposti da oggi i cartelli che indicano l’adesione all’iniziativa. Tenuto conto che mensilmente la Latteria Soligo vende circa un 1 – 1,5 milioni di litri di latte fresco, si conta di raccogliere circa 30 mila euro che saranno versati direttamente sul conto aperto dalla Regione Veneto per l’emergenza (c/c Solidarietà: Unicredit SpA intestazione “Regione Veneto – Emergenza Alluvione Novembre 2010” – CODICE IBAN: IT62D0200802017000101116078; codice BIC SWIFT UNCRITM1VF2). Per noi e i nostri soci è un segnale concreto di vicinanza, va ricordato che ogni litro di latte viene pagato al produttore socio conferente 35 centesimi al litro.

Si ricorda che fino al 30 novembre 2010 è attiva anche l’iniziativa SMS pro alluvionati del Veneto: dona 2 euro con un sms al numero 45501.

Vendemmia 2010 in Veneto, si tirano le somme

Gli oltre 11 milioni di quintali di uva annunciati da Veneto Agricoltura nelle previsioni di settembre sono confermati. Conclusa la vendemmia 2010 si tirano le prime somme e il Veneto si attesta ancora una volta in cima alla classifica delle regioni italiane viticole. Le previsioni elaborate a settembre annunciavano nel Veneto una produzione stimata di 11,4 milioni di quintali di uva, ma l’andamento meteorologico non troppo favorevole delle settimane clou della vendemmia hanno di fatto leggermente ridimensionato i valori quantitativi. Non certo quelli qualitativi che posizionano la vendemmia 2010 su buoni livelli.

In dettaglio. La provincia di Verona, con 4.250.000 q.li di uva raccolta, risulta essere l’area produttiva più importante del Veneto, almeno sotto il profilo quantitativo. Segue Treviso con 4.038.600 q.li e ben distanziata Vicenza con 1.370.200 q.li. Venezia si attesta attorno ai 750.000 q.li seguita a ruota da Padova con 700.000 q.li. Briciole per Rovigo e Belluno che assieme non raggiungono i 50.000 q.li di uva prodotta.

Una positiva inversione di tendenza registra invece il capitolo dei prezzi delle uve. La vendemmia 2010 nel Veneto ha registrato infatti una significativa crescita del valore delle uve da vino, dopo due annate consecutive in cui le quotazioni erano scese in picchiata mettendo in seria difficoltà i viticoltori, soprattutto quelli che conferiscono l’uva a cantine sociali e trasformatori.L’Osservatorio Economico di Veneto Agricoltura evidenzia come i prezzi medi rilevati a livello provinciale risultano in aumento ovunque, anche se l’entità degli incrementi appare piuttosto diversificata. Accanto a un +26,1% osservato alla borsa merci di Treviso e un +21,8% a Padova, l’aumento medio registrato sulla piazza di Verona è stato del 4,6% e a Venezia del 3,7%.

Esaminando le diverse tipologie di uva da vino, si nota innanzitutto la ripresa delle uve rosse di pregio: +13% per le uve dell’Amarone, +30% per quelle del Bardolino, +30% per il Merlot della DOC Colli Euganei e della DOC Pramaggiore, +40% per il Merlot della DOC Piave, mentre i Cabernet registrano aumenti più contenuti ma comunque intorno al 15-20%. Buoni risultati per il Prosecco in provincia di Treviso che segna un +25% per le uve DOC, +19% per le DOCG e +28% per il Cartizze. In aumento anche il Custoza (+17,2%), stabile il Soave, mentre appare inarrestabile la discesa del Pinot grigio DOC che in un’annata relativamente favorevole dal punto di vista commerciale arretra ancora: -15,4% nella Valdadige e -16% nel Lison-Pramaggiore e nella zona Piave.

(fonte Veneto Agricoltura)

11 novembre 2010: nel padovano, a tavola l’oca e in pasticceria il dolce di San Martino

I ristoratori aderenti all’Associazione Provinciale Pubblici Esercizi (APPE), in collaborazione con la Camera di Commercio di Padova e la Strada del Vino Colli Euganei, propongono a novembre i migliori piatti per conoscere e degustare il sapore unico e  inconfondibile delle nostre tradizioni. In tavola, l’Oca padovana, sapientemente preparata dai migliori chef. In 25  locali si terrà in contemporanea l’11 novembre, festa di San Martino, una serata di gala, con un esclusivo menù degustazione, accompagnato da vini tipici del territorio, a un prezzo promozionale tutto compreso. Altri locali effettueranno il “gala” in altre date del mese di novembre.

A San Martino, si mangia l’oca in questi locali. Durante questo mese sarà possibile assaporare le pietanze a  base di oca nei seguenti ristoranti: Al Palazzon – Galliera Veneta, Al Pirio – Torreglia, Al Ponte – Ponte San Nicolò, Alla Nave – Masi, Alle Logge – Piazzola Sul Brenta, Antica Trattoria Al Bosco – Saonara, Antica Trattoria Antenore – Torreglia, Antica Trattoria Ballotta Dal 1605 – Torreglia, Antica Trattoria Dei Paccagnella – Padova, Antica Trattoria Taparo – Torreglia, Antica Trattoria Zattarin – Vigodarzere, Belvedere – Galzignano Terme, Belvedere – Montegrotto Terme, Berton – Padova, Boccadoro – Noventa Padovana, Casa-Nova – Selvazzano Dentro, Cavino – San Giorgio Delle Pertiche, Da Giovanni – San Giorgio in Bosco, Di…Vino – Saonara, Dotto Di Campagna – Padova, El Rustego – Rubano, Enoteca San Daniele – Torreglia, I Gelsi – Megliadino San Fidenzio, Il Grottino – Padova, In Corte Dal Capo – Conselve, La Brenta Vecchia – Vigodarzere, La Bulesca – Selvazzano Dentro, La Campagnola – Campodarsego, La Famiglia – Correzzola, La Griglia – Torreglia, La Montecchia – Selvazzano Dentro, La Tavolozza – Torreglia, La Torresina – Mestrino, Le Chiocciole – Pianiga (Ve), Locanda Aurilia – Loreggia, Luca’s – Trebaseleghe, Miramonti – Torreglia, Monticello – Teolo, Nerodiseppia – Padova, Osteria Ca’ Di Valle – Baone, Peppotto Enoteca – Padova, Piccolo Marte – Torreglia, Piroga Padova – Selvazzano Dentro, Rifugio Monte Rua – Torreglia, Tunnel – Vigonza, Vaccese – Saccolongo, Val Pomaro – Arqua’ Petrarca.

San Martino anche in pasticceria. Da quest’anno sono all’opera anche i pasticcieri con i tipici dolci della tradizione:  l’Oca di San Martino, il Cavallo di San Martino e la Spada di San Martino. “Si tratta di una tradizione esportata dai cugini veneziani e tramandata di generazione in generazione”, spiega Federica Luni Antonini, Presidente del Gruppo Pasticcieri Padovani e vice-presidente APPE. “Quello che contraddistingue questa festa, rispetto alle altre che si organizzano in gran parte d’Italia, è il tradizionale dolce di S. Martino, che riempirà i banchi della maggior parte delle pasticcerie: un dolce di pasta frolla dalla forma del Santo a cavallo con spada e mantello, guarnito con glassa di zucchero colorata, praline, caramelle e cioccolatini. Lo si può trovare sia in versione semplice che ricoperto al cioccolato: una vera delizia per grandi e piccini!”
Oltre al cavallo, molte pasticcerie hanno preso alla lettera il noto proverbio veneto “Chi no magna l’oca a San Martin nol fa el beco de un quatrin” e così nelle vetrine delle pasticcerie fa capolino  anche “l’oca di San Martino”, un dolce lievitato dalla farcitura di crema all’arancia (come tradizione gastronomica vuole) a forma di oca. A Piove di Sacco (PD), invece, sono anni che spopola la “Spada di San Martino”, un dolce lievitato dalla forma, appunto, di una spada che, come leggenda narra, Martino usò per tagliare il suo mantello. I dolci della tradizione saranno acquistabili l’11 novembre, nelle pasticcerie del Gruppo pasticcieri artigiani di Padova aderenti all’APPE: Antica Pasticceria – Campodarsego, Aurora – Arzergrande, Ballico – Padova, Barella – Padova, Breda – Padova, Da Angelo – Selvazzano Dentro, Dal Corso Giorgio – Padova, Embasy – Ponte San Nicolo’, Estense – Padova, Europa – Padova, Graziati – Padova, Guariento – Padova, La Creme – Padova, La DeliziaAlfio – Padova, La Piazzetta – Padova, Le Sablon – Padova, Milanese – Piove Di Sacco, Racca – Padova, San Marco – Padova, Zampieri – Conselve.

(fonte Appe Padova)

Il business dell’imprenditore agricolo di domani? Produrre beni pubblici.

Produzione di beni pubblici: sarà questo il nuovo business dell’imprenditore agricolo di domani? Si parlerà di questo al terzo seminario della Conferenza regionale dell’Agricoltura e lo Sviluppo rurale, in programma venerdì 5 novembre a partire dalle ore 9,00 a Legnaro (Pd) presso la Corte Benedettina di Veneto Agricoltura. Presente l’Assessore regionale Franco Manzato, il seminario si pone dunque l’obiettivo di delineare il ruolo del “nuovo” agricoltore, chiamato con forza dall’Unione Europea ad occuparsi sempre più non solo di mais, frumento, viti, ortaggi o altro, ma anche di manutenzione del territorio, attività ritenuta ormai un essenziale bene pubblico.

Settore primario: non solo produttore di derrate alimentari. In altre parole, l’imprenditore agricolo di domani dovrà contribuire – e il suo lavoro sarà per questo ricompensato – alla difesa del suolo, alla gestione delle acque e delle reti di comunicazione, alla salvaguardia della biodiversità, alla lotta contro i cambiamenti climatici e altro ancora. Ogni agricoltore dovrà fare in questo ambito la propria parte: solo così al settore primario potrà essere riconosciuto quel ruolo strategico che gli compete, non solo perché produttore di derrate alimentari.

“Sistemi agricoli e forestali, ambiente e produzione di beni pubblici” è il titolo di questo terzo seminario al quale interverranno studiosi ed esperti di primo piano quali Franco Miglietta del CNR di Firenze, che parlerà di mitigazione e adattamento ai cambiamenti climatici; Carlo Gipponi dell’Università di Venezia, che approfondirà il tema della sostenibilità e delle prospettive delle risorse idriche; Patrizia Rossi della LIPU, che parlerà di biodiversità e politica agricola; Tiziano Tempesta dell’Università di Padova, che metterà a confronto le sinergie e i conflitti tra paesaggio rurale e agricoltura. I lavori saranno coordinati da Andrea Povellato di INEA.

Continua la consultazione on line. Accanto allo svolgimento dei seminari tematici, si segnala il successo che sta riscuotendo la consultazione on-line attraverso la quale operatori e cittadini possono sottoporre alla Regione Veneto proposte, osservazioni e contributi per la definizione delle prossime strategie regionali per i settore agricolo e rurale.

(fonte Veneto Agricoltura)

Visita dei soci Argav a Redoro Frantoi Veneti di Grezzana: qualità e aggregazione i punti cardine

22/10/10, Grezzana (VR) I soci Arga in visita a Redoro Frantoi Veneti (foto Mirka Cameran Schweiger)

(di Pietro Bertanza, socio Argav). Lo scorso 22 ottobre 2010 a Grezzana (VR) il mondo dell’olio Redoro ha aperto le porte ai giornalisti Arga, tra i quali non poteva mancare una rappresentanza dell’Argav. Incontro tenutosi per la presentazione alla stampa del nuovo impianto produttivo eco-sostenibile per la molitura a freddo delle olive. Un’attrezzatura all’avanguardia, ma che rispetta le antiche tradizioni della molitura con macine che, grazie alla spremitura a freddo, riescono a migliorare le qualità organolettiche e nutrizionali dell’olio extravergine, tutto questo rispettando l’ambiente.

Dall’oliva all’olio (dop). Nell’innovativo impianto le olive, conferite dagli oltre 600 associati e provenienti dalla zona di Grezzana e Mezzane (VR), vengono pesate, classificate in base alla qualità e versate nella tramoggia che le porta a subire un lavaggio neutro. Dopo la pulizia da foglie e picciolo le olive affrontano una macinatura morbida al fine di non alterare le caratteristiche intrinseche del frutto. La polpa di oliva viene conservata in ambiente con atmosfera e temperatura controllata (specificatamente in azoto, per evitare ossidazioni del prodotto, e mai sopra i 27 °C come imposto dal disciplinare dop). In seguito avviene la separazione della parte solida (circa l’87%) da quella oleosa (il 13 %) che andrà a costituire l’olio extravergine di oliva.

Il nuovo impianto della Redoro Frantoi Veneti (foto Redoro)

Uno sguardo all’ambiente. La tecnologia implementata da Redoro tiene conto anche dell’impatto sull’ambiente: infatti, lo scarto della produzione dell’olio viene utilizzato per produrre energia pulita tramite una caldaia a biomassa e l’elettricità richiesta per trasformare l’oliva in olio viene generata da un impianto fotovoltaico. Alcuni numeri dell’impianto: 30 q/ora di olive, 13% resa media in olio, 15-18 °C temperatura del magazzino, 10% del fatturato Redoro costo dell’investimento.

La qualità parte dal campo. Daniele Salvagno – responsabile vendite e marketing Redoro, nonché vicepresidente di Federdop olio – subito ha voluto spiegare l’importanza della qualità per Redoro. L’ha fatto svelandoci i tre segreti che stanno alla base di un buon olio. Il primo è la letamazione con letame di bovino che avviene negli oliveti degli associati Redoro, il secondo sta nella potatura che deve essere fatta tutti gli anni e non ad anni alternati come succede in molti casi; infine, l’uso di atomizzatori e acqua durante la fioritura per aumentare l’allegagione dei frutti. L’importanza del legame con il campo è ovvia, infatti l’olio di qualità si fa in campo.

Fatturato in aumento per l’organizzazione produttori carne bovina del veneto

Fatturato in aumento del 3,5% rispetto allo stesso periodo del 2009: è questa la notizia che il Presidente di Azove Pier Luigi Lovo ha portato nei giorni scorsi ai numerosi incontri territoriali con i soci. “Il settore della zootecnia bovina da carne sta vivendo una situazione complessa e difficile. – Ha spiegato il Presidente Lovo – Nel primo semestre 2010 Azove ha risposto a questa crisi investendo con coraggio nella realizzazione di un nuovo stabilimento di lavorazione delle carni (a Loria – TV) ed investire nell’ innovazione e nell’ implemento dei servizi ci ha premiati con dati importanti.” + 4,5% sui capi da ristallo acquistati sui mercati comunitari, + 9% di vitelloni da macello conferiti dai soci e + 8% di capi macellati direttamente.

“Anche il numero dei soci è aumentato, oggi sono 155, – prosegue il Presidente Lovo – ribadendo il trend di crescita della compagine sociale degli ultimi anni e confermando la validità dei servizi offerti. Obiettivo principale di quest’anno: – ha annunciato il Presidente – aumentare del 10 % la percentuale di bovini trasformati direttamente da Azove. In questo modo possiamo valorizzare l’alta qualità della carne ottenuta con un sistema di produzione certificato e garante di un alto benessere dell’animale oltre che della sostenibilità ambientale.”

La cooperativa gestisce interamente il ciclo produttivo curando tutte le seguenti fasi: approvvigionamento bovini selezionati e collaudati, vendita bovini da macello a garanzia di pagamento, assistenza veterinaria, assistenza nutrizionale, fornitura materie prime e mangimi propria formulazione, convenzioni con Istituti bancari per acquisto bestiame, servizi informatici, servizi disciplinari di qualità ed etichettatura, informazione e formazione per rispondere agli impegni legislativi e alle richieste dei clienti.

(fonte Azove)

L’Asparago di Badoere diventa Igt

foto Consorzio Asparago di Badoere

Anche l’Asparago di Badoere è ufficialmente a Indicazione Geografica Protetta, tutelato a livello europeo e mondiale. Nella Gazzetta Ufficiale dell’Unione Europea L 271 è stato infatti pubblicato il Regolamento (CE) n. 923 del 14/10/2010, riguardante appunto la registrazione della denominazione “Asparago di Badoere IGP”. La richiesta d’iscrizione, con il relativo disciplinare, era stata pubblicata il 29 gennaio scorso e da allora non è perveuta alcuna oservazione o opposizione da parte altri Paesi della Comunità.

In Veneto 33 prodotti Igp. “Con l’Asparago di Badoere – ha commentato l’assessore all’agricoltura del Veneto Franco Manzato – il numero di produzioni agricole e agroalimentari regionali a denominazioni vola ancora più in alto. E continuerà a salire. Con questa IGP siamo ormai a quota 33, con la quasi totalità del prodotti relativa esclusivamente al territorio regionale: un dato che fa del Veneto la prima regione italiana in assoluto per varietà tutelate da denominazione europea, cui si aggiungono 26 DOC e 8 DOCG, in procinto di diventare 11, e oltre 350 prodotti tipici. E’ un vero e proprio tesoro di sapori del territorio, una fonte di reddito per le nostre imprese agricole – ha concluso Manzato – che vogliamo e dobbiamo difendere, promuovere e valorizzare dagli assalti della banalizzazione e di una mondializzazione standardizzata, senza volto e di ignota qualità, magari imposta da potentati economici altrui”.

Due le tipologie, bianca e verde. L’Asparago di Badoere è un prodotto davvero identitario e ha una lunghissima tradizione: l’origine sembra risalire all’adesione delle terre venetiche alla Roma repubblicana e imperiale. Con questa IGP, la Provincia di Treviso può vantare ben due Indicazioni protette di asparagi (c’è infatti anche quella di Cimadolmo), cui si affianca la DOP Asparago di Bassano. L’Asparago di Badoere si presenta in due tipologie: quella “bianca” (5 varietà) e quella “verde” (5 varietà). Quello bianco presenta un sapore dolce, non acido né salato, tenero e privo di fibrosità; quello verde ha invece sapore marcato, non acido né salato, con aroma fruttato ed erbaceo persistente. Viene prodotto nell’areale che include i comuni di Piombino Dese e Trebaseleghe (Padova), Casale sul Sile, Casier, Istrana, Mogliano, Morgano, Paese, Preganziol, Quinto, Resana, Treviso, Vedelago, Zero Branco (Treviso) e Scorzè (Venezia).

(fonte Regione Veneto)

22 ottobre 2010: a Legnaro (PD) si parla di crisi economica, globalizzazione dei mercati e posizioni delle imprese

Domani, 22 ottobre secondo appuntamento con la Conferenza regionale dell’Agricoltura dalle ore 9,00, presso la Corte Benedettina di Veneto Agricoltura a Legnaro (Pd), presente l’Assessore regionale all’Agricoltura, Franco Manzato; si discuterà di crisi economica, globalizzazione dei mercati e della posizione delle imprese. Tematiche di grande interesse affrontate con l’aiuto di esperti e accademici con l’intento di creare nuovi strumenti di intervento per un’agricoltura competitiva.

Coldiretti Veneto: luci e ombre del mercato globale. I numeri del Veneto sono di tutto rispetto – ricorda Coldiretti – la nostra regione ricopre a livello nazionale un ruolo di assoluto rilievo nelle esportazioni agroalimentari (gestisce il 13% del totale nazionali). Il contributo regionale è elevato sia nel settore primario che in quello industriale. Tuttavia, il deficit agroalimentare (esportazioni – importazioni) non è indifferente (-739 milioni di euro), e non si discosta  dalla situazione strutturale italiana, che da sempre manifesta questo fattore di debolezza. Da decenni l’industria di trasformazione ha operato utilizzando grandi quantitativi di materie prime estere, delegando la comunicazione di certezza alimentare ai grandi marchi commerciali. Un carosello di immagini che ormai fanno parte della collettività, tanto che il “Made in Italy” è sinonimo di qualità, stile di vita e benessere, così da essere esibito come lascia passare per ogni possibile acquisto taroccato. Spiccano per competitività i prodotti della viticoltura, che rappresentano quasi un terzo delle esportazioni regionali. Il Veneto è primo nell’export vitivinicolo: il 29,1 per cento del totale nazionale nel 2009. Per contro, gli acquisti dall’estero di formaggi rappresentano quasi il 13% delle importazioni alimentari italiane. Questo dato è stupefacente, visto che, sui bancali dei supermercati, molto raramente si trovano formaggi esteri. Né possiamo pensare di essere privi di produzioni lattiero-casearie, con più di 11 milioni di quintali di latte prodotto, per la gran parte trasformati proprio in formaggi (62% DOP). Evidentemente, intorno al commercio di latte e derivati si realizzano importanti profitti dell’industria che derivano, in parte, anche dalla mancanza dell’obbligo di indicazione dell’origine dei prodotti lattiero-caseari. “Un quadro frutto di un mercato molto liberalizzato e con deboli regole internazionali a garanzia del reddito delle imprese agricole – spiega Coldiretti, che non  chiede di evitare i rischi insiti nell’esercizio dell’attività dell’imprenditore, ma il rispetto delle produzioni tutelate (agro pirateria), la salubrità delle tipicità e non per ultima la prevenzione del dumping sociale.

(fonte Veneto Agricoltura/Coldiretti Veneto)