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Ampliamento Alì a Granze di Camin (PD), la soluzione secondo gli abitanti della zona sta nel recupero dei capannoni dismessi, non nel consumo di altro suolo agricolo

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Legambiente Padova, Comitato Cittadini Granze di Camin, Wigwam Presidio, gruppo Urbanistica e Contesto, Isde medici per l’ambiente hanno tenuto lo scorso 27 gennaio una conferenza stampa per presentare i primi quattro elaborati sullo studio “Analisi del ciclo di vita e modelli di riequilibrio dei sistemi urbani – il caso Alì spa”.

Da una nota rilasciata in occasione dell’organizzazione della presentazione stampa si legge: “ll controverso progetto della società Alì spa di costruire un mega capannone della logistica su un’area di 15 ettari agricoli a Granze di Camin ha scatenato nell’ultimo anno e mezzo l’opposizione degli abitanti della zona che, sostenuti da numerose sigle e comitati, hanno finora bloccato il progetto e lo hanno reso un caso nazionale. Anche il tentativo dell’Amministrazione comunale di Padova per cercare di uscire dall’impasse, commissionando uno studio del ciclo di vita del progetto, ha suscitato la reazione dei cittadini, delle associazioni e dei comitati, che lo hanno analizzato mettendone in evidenza le numerose opacità e criticità”. A questo riguardo, gli organizzatori dell’incontro stampa hanno risposto:

“Ai cittadini di Granze di Camin non interessa che sia Tizio o Caio a presentare il progetto, la nostra non è una battaglia contro Alì ne contro la famiglia Canella. La nostra è una battaglia per salvare gli ultimi terreni agricoli rimasti in zona e i cittadini che qui vivono. Tanto che la nostra proposta di delibera che ha raccolto quasi 1500 firme recita “si chiede di realizzare l’opera in terreni già compromessi” cioè recuperando capannoni dismessi e siccome il progetto è quello di un hub regionale quello dovrebbe esser l’orizzonte di ricerca.

Durante questi mesi, ci siamo informati molto sul progetto, lo abbiamo analizzato in profondità e vorremmo che tutti quelli che si esprimono (giornalisti, consiglieri, assessori etc.) facessero lo stesso ma siamo disponibili a farvelo conoscere nel dettaglio (è un bel bambino di 3,5 Kg).

Questo progetto, a dispetto del dichiarato non ha nulla di Green, le piantumazioni previste sono quelle obbligatorie (leggete le carte, vedrete che sono riusciti anche a metterne meno di quante ne aveva richieste il settore verde) e i pannelli fotovoltaici aiutano a diminuire i costi ma non rappresentano alcun beneficio per la collettività, quello che non emerge sono invece i paurosi dati che riguardano il futuro peggioramento del traffico, argomento nemmeno sfiorato nelle relazioni (nei documenti però l’arch. Benvenuti augura di avere i soldi per la creazione di una nuova uscita della tangenziale -in poche centinaia di metri già congestionati- per lenire gli effetti di tale hub e che per noi cittadini porterebbe ad un mostruoso aumento della, già insopportabile, quantità di Tir che ad oggi circondano il quartiere notte e giorno) la perdita di servizi ecosistemici ed il pericoloso precedente che concedere questa variante darà luogo (saranno infatti altre le ditte che corroborate da un esito positivo fiuteranno l’affare).

È per questi motivi che con Legambiente Padova , Urbanistica e Contesto, ISDE sezione di Padova e Wigwam Presidio abbiamo analizzato approfonditamente tutti i progetti e lo studio di Terre srl che oltre a NON essere dell’ Università come invoice viene presentato per dargli autorevolezza ed una parvenza di imparzialità utilizza un metodo di analisi adatto allo scopo di monetizzare (il meno possibile) il danno.

Riteniamo questo approccio e queste conclusioni inaccettabili per una comunità che vive già ora sotto una cappa di inquinamento come in nessuna altra zona (i dati ARPAV indicano la centralina di Granze come quella con più sforamenti di PM10 anche più di quella dentro al camino dell’ inceneritore i PM2.5 nemmeno sono rilevati, ma chiediamo che si inizi a farlo) quindi un NO al consumo di suolo significa anche salvaguardare i cittadini, non solo di Granze di Camin ma di tutta la zona.

La nostra è una battaglia di civiltà per la nostra vita che troppo spesso è stata messa in contrapposizione agli interessi economici che NON corrispondono a quelli della cittadinanza.

Qui non è questione di fare morire l’apparato economico della città, ma di bloccare la morte e le malattie delle persone che la abitano, il vero sviluppo sostenibile è solo quello che coniuga salute pubblica ed il legittimo interesse dei privati, qui si esalta il solo spirito imprenditoriale senza entrare nel merito di un progetto chiaramente sbilanciato verso l’interesse del privato con un evidente intento speculativo.

Sabato prossimo abbiamo invitato a Granze di Camin tutti gli amministratori (assessori, consiglieri ed i membri della nostra consulta) perché vedano con i loro occhi dove e come viviamo e per spiegargli le nostre posizioni, li attendiamo fiduciosi rammentando al nostro Sindaco che è lui per legge il primo responsabile della salute pubblica e noi la nostra salute siamo pronti a tutelarla sino in fondo”.

Hanno poi invitato a firmare la petizione:

https://www.change.org/p/stop-al-cemento-no-ampliamento-magazzino-ali-a-granze-di-camin

Disponibilità risorsa idrica in Veneto a dicembre 2023, i dati Anbi Veneto

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Nel mese di dicembre le precipitazioni medie sono state inferiori del 23% rispetto al valore atteso, comunque concentrate nello spazio di circa 3 giorni (1, 13 e 31). Il valore medio di precipitazione di 63 mm contro una media storica di 82 mm, vede comunque una distribuzione estremamente disomogenea sul territorio. Si va dagli oltre 200 mm occorsi nel bellunese, ai 50 nelle zone pedemontane ai 10 mm del rodigino.

L’inizio del mese è stato fresco rispetto alla temperatura media storica, subito seguito da una fase calda culminata a Natale facendo registrare il giorno più caldo del mese. Le tanto attese nevicate sono state registrate nel corso di tutto il mese, che si è concluso comunque con scarsi accumuli (-29% nelle Dolomiti rispetto alla media e – 50% nelle Prealpi – dati ARPAV). L’aumento delle temperature massime registrato rimane un segnale molto preoccupante per la futura tenuta delle riserve nivali. È un dato estremamente preoccupante che comporta grandi sconvolgimenti per il bilancio idrologico, vista l’influenza della temperatura sullo scioglimento nivale e sulla determinazione di ondate di calore.

Falde. I pozzi rilevati dai consorzi di bonifica registrano un graduale ritorno verso valori medi (dopo la grave crisi di un anno fa con valori di circa un metro più bassi), anche se si deve segnalare una tendenza al ribasso a fine mese.

L’indice Spei contempla anche l’effetto della componente evapotraspirativa nel monitoraggio degli eventi siccitosi. Per questo è più «solido» nel descrivere la realtà rispetto all’indice SPI che contempla invece solo le precipitazioni. In questo senso si veda come l’effetto delle temperature combinato a precipitazioni vicine alla media storica ma concentrate in pochissimi giorni, denoti la presenza di anomalie siccitose in gran parte della parte meridionale e litoranea della regione.

Fonte: Servizio stampa Anbi Veneto

Un futuro incerto per i biocarburanti in Unione Europea

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Nell’ultima direttiva dell’Unione Europea sulla promozione dell’uso dell’energia da fonti rinnovabili, i biocarburanti sono definiti come “carburanti liquidi per il trasporto ricavati dalla biomassa” e devono rispettare determinati criteri di sostenibilità.  Nel 2021 la maggior parte dei biocarburanti utilizzati nell’Ue derivava da colture, principalmente etanolo e biodiesel. Ma la strada che devono percorrere i biocarburanti è poco chiara e piena di asperità, avverte la Corte dei conti europea in una relazione pubblicata il 13 dicembre 2023. L’assenza di una prospettiva a lungo termine ha inciso sulla sicurezza degli investimenti, mentre i problemi di sostenibilità, la corsa alla biomassa e i costi elevati limitano la loro diffusione.

I biocarburanti sono considerati un’alternativa ai combustibili fossili, con l’obiettivo di contribuire a ridurre le emissioni di gas a effetto serra nel settore dei trasporti e a migliorare la sicurezza dell’approvvigionamento dell’Ue. Per il periodo 2014-2020, sono stati assegnati circa 430 milioni di euro di fondi europei a progetti di ricerca e alla promozione dei biocarburanti. Tuttavia, il passaggio dalla fase iniziale di ricerca in laboratorio a quella di produzione può richiedere come minimo dieci anni. A ciò si aggiungono i frequenti cambiamenti nelle politiche, nella normativa e nelle priorità dell’Ue relative ai biocarburanti, che hanno reso il settore meno allettante e hanno inciso sulle decisioni degli investitori. “Con i biocarburanti si mira a contribuire al raggiungimento degli obiettivi di neutralità climatica dell’Ue e a rafforzare la sovranità energetica di quest’ultima. Tuttavia, con l’attuale politica in materia, l’Ue sta vagando senza una mappa e corre il rischio di non raggiungere la destinazione”, ha dichiarato Nikolaos Milionis, che ha diretto l’audit nell’ambito della Corte dei conti europea.

L’assenza di una tabella di marcia chiara è un problema messo in particolare evidenza dagli auditor della Corte. Si prenda come esempio l’aviazione. Essendo un settore difficile da elettrificare, i biocarburanti avanzati potrebbero rappresentare una buona opzione di decarbonizzazione. La nuova normativa ReFuelEU Aviation, adottata nel 2023, ha fissato il livello richiesto di carburanti sostenibili per l’aviazione (SAF) – inclusi i biocarburanti – al 6 % per il 2030, cioè a circa 2,76 milioni di tonnellate di petrolio equivalente. Al momento, però, la capacità di produzione potenziale nell’Ue raggiunge a malapena un decimo di quella cifra. Inoltre, non esiste ancora una tabella di marcia a livello Ue su come accelerarne la produzione, a differenza degli Stati Uniti. Il futuro dei biocarburanti è molto incerto anche nel settore del trasporto su strada. La scommessa ambiziosa sulle auto elettriche e la fine della vendita di auto nuove a benzina e a diesel prevista per il 2035 potrebbero far sì che i biocarburanti non abbiano un futuro su larga scala nel settore del trasporto su strada dell’Ue.

La Corte ha anche evidenziato tre problemi cruciali che i biocarburanti si trovano ad affrontare sul campo: sostenibilità, disponibilità di biomassa e costi. I benefici dei biocarburanti sull’ambiente sono spesso sovrastimati. Ad esempio, i biocarburanti derivanti da materie prime che richiedono terreni coltivabili (e quindi potenzialmente implicanti deforestazione) potrebbero incidere negativamente su biodiversità, suolo e acqua. Questa situazione suscita inevitabilmente questioni etiche riguardanti l’ordine di priorità tra beni alimentari e carburanti.  Inoltre, la disponibilità di biomassa limita la diffusione dei biocarburanti. La Commissione europea si aspettava di ottenere un aumento dell’indipendenza energetica grazie ai biocarburanti. Tuttavia, la dipendenza da paesi non-Ue (ad esempio, le importazioni di olio da cucina esausto da Cina, Regno Unito, Malaysia e Indonesia) è in realtà aumentata drasticamente a causa della crescente domanda di biomassa nel corso degli anni. Il problema è che il settore dei biocarburanti si contende le materie prime con altri settori, in particolare quello alimentare, ma anche quello dei prodotti cosmetici, farmaceutici e delle bioplastiche.  Infine, i biocarburanti sono più cari dei combustibili fossili e, di conseguenza, non sono ancora economicamente sostenibili. Le quote di emissione sono attualmente meno costose della riduzione delle emissioni di CO2 ottenuta utilizzando i biocarburanti, non sempre favorita dalle politiche di bilancio dei paesi dell’UE.

Tutto ciò significa che la diffusione dei biocarburanti avanzati è più lenta del previsto. Come richiesto, tutti i paesi dell’Ue hanno imposto obblighi in capo ai fornitori di carburanti, per far sì che la percentuale di energie rinnovabili fosse almeno del 10 % entro il 2020 nei settori del trasporto su strada e ferroviario, e del 14 % in tutti i settori dei trasporti entro il 2030. Ciononostante, gran parte dei paesi dell’Ue (per citarne solo alcuni: Grecia, Polonia, Romania, Francia e Spagna) non ha raggiunto i propri obiettivi.

Fonte: Corte dei conti europea

Informazioni generali

Il Gruppo per l’Idrovia Padova-Venezia-mare sollecita il supporto politico per la realizzazione dell’opera, venerdì 26 gennaio incontro a Stra (VE)

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Il “Gruppo per l’Idrovia”, composto da un gruppo di realtà del territorio Veneto (Confapi- Associazione delle piccole e medie industrie della provincia di Padova, Legambiente con i circoli di Albignasego, Selvazzano, Piove di Sacco, Gzip – Gruppo imprese della zona industriale di Padova, Rete Wigwam, Gli Amissi del Piovego, CIA – associazione di agricoltori di Padova e Venezia, Comitato spontaneo alluvionati di Montegrotto Terme, Associazione Intercomunale Brenta Sicuro) chiama alla partecipazione tutti i politici veneti, sia locali (sindaci) sia coloro che sono impegnati in Regione e in politica nazionale, della serata di conoscenza del rischio idraulico nel territorio veneto e al completamento del progetto Idrovia Padova-Venezia-mare in programma venerdì 26 gennaio a Stra (VE) alle ore 20.30 nella sala Spazio Extra nell’ex municipio di piazza Marconi.

Obiettivo. “L’intento è quello di sollecitare un dialogo fra Regione Veneto, che ha il compito di redigere i progetti e cercare le fonti di finanziamento e il Governo che può, anzi deve, a nostro avviso, assieme all’Europa, contribuire in modo determinate alla parte finanziaria di esecuzione del progetto“, dichiarano gli organizzatori, impegnati a sensibilizzare la popolazione tutta su quanto sia importante il tema dell’ambiente, delle sicurezza idraulica, delle risorse idriche della laguna e dei trasporti sostenibili.

Relatori. L’incontro, patrocinato dall’Amministrazione comunale di Stra, vedrà la presenza di Antonio Rusconi, ex segretario dell’Autorità di Bacino delle Alpi Orientali, che comprende Trentino Alto Adige, Veneto e Friuli-Venezia Giulia, che esporrà sulla reale situazione di sicurezza dei nostri territori, i punti di forza e le carenze. Parlerà, inoltre, del ruolo legato all’idrovia una volta completata e lo “stato dell’arte” attuale dell’opera, nell’ambito del Piano di Bacino in vigore. Parteciperà, inoltre, Simone Venturini, direttore di Technital, azienda leader nelle attività di costruzione delle opere di salvaguardia idraulica, che ripresenterà il progetto preliminare dell’opera, risalente al 2016 e redatto assieme a Beta Studio. “La presentazione entrerà nel dettaglio delle caratteristiche del progetto, al netto di varie inesattezze che circolano. Inesattezze che la Regione Veneto, protagonista positiva con l’approvazione del Progetto, non ha mai smentito“, aggiungono gli organizzatori. A moderare l’incontro sarà Paolo Dalla Vecchia, ex presidente del Consorzio Dese-Sile ed ex assessore provinciale per la provincia di Venezia.

Perché non è stato inserito tra i progetti finanziabili con il Pnrr?Il progetto dell’idrovia – spiegano gli organizzatori – aveva tutte le caratteristiche per rientrare fra gli importanti progetti finanziabili dal Pnrr, sia nel capitolo transizione ecologica che infrastrutture che mobilità ecologica. In qualsiasi caso senza una progettazione avanzata (progetto definitivo ed esecutivo) rimangono nulle le possibilità di riuscire a recepire un qualsiasi finanziamento, sia esso nazionale che europeo per completare l’opera.Anche questo nuovo incontro si presterà a domande, chiarimenti, ed anche concrete proposte su quest’opera che rappresenta un autentico paradosso per il costo fin qui sostenuto e lo spreco, assieme al permanere dell’elevato rischio idraulico, che accompagna il suo mancato completamento”. 

Fonte: Gruppo per l’Idrovia Padova-Venezia-mare

Qualità dell’aria in Veneto, situazione di “luci ed ombre” nei dati Arpav 2023

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Secondo i i dati rilevati dall’Arpav e relativi all’anno 2023, provenienti dagli strumenti automatici della rete, nel complesso migliora la qualità dell’aria in Veneto. Per il quarto anno consecutivo viene ad esempio rispettato in tutte le stazioni di misura il valore limite annuale del biossido di azoto, con concentrazioni medie tendenzialmente inferiori o, al più, in linea con quelle dell’ultimo triennio. Anche i limiti annuali del particolato, sia PM10 che PM2.5, fissati rispettivamente a 40 e 25 microgrammi per metro cubo, risultano rispettati in tutte le centraline della rete aria.

Dal rapporto Arpav, si evince, però, che rimane ancora diffuso il superamento del valore limite giornaliero per il PM10, fissato a 50 microgrammi per metro cubo, da non sforare per più di 35 giorni l’anno: nel 2023 è stato rispettato in 11 centraline su 38, un dato comunque in miglioramento rispetto alle 8 stazioni sotto il limite del 2022. Viene inoltre evidenziato che nell’ultimo anno il numero medio di superamenti registrati è stato generalmente inferiore a quelli conteggiati nel 2022, e in linea con il 2021, uno degli anni con i livelli di PM10 più bassi. Infine, per quanto concerne l’ozono, nonostante un’estate con lunghi periodi di caldo intenso, il numero di superamenti della soglia è stato complessivamente inferiore al 2022, con un massimo nel mese di giugno. “I dati rilevati evidenziano un miglioramento – commenta l’assessore all’Ambiente Gianpaolo Bottacin –  visti anche gli enormi investimenti fatti dalla Regione per migliorare la qualità dell’aria. Resta il fatto che per la sua conformazione e per la forte antropizzazione, il bacino padano ha una forte criticità relativamente allo smog. Risulta quindi evidente che dovremo continuare a investire sul tema. Ma rassicura il fatto che le azioni messe in campo grazie al piano di tutela e risanamento dell’aria abbiano già dato buoni riscontri. Significa che la strada tracciata è quella giusta e che non dobbiamo abbassare la guardia”.

Fonte: Servizio stampa Regione Veneto

26 gennaio 2024, al via il 34° corso di aggiornamento sul giardino storico e sul paesaggio contemporaneo dell’Università di Padova dal tema “Il paesaggio può salvare il pianeta?”, lezioni in presenza e on line sino al 30 maggio

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Il paesaggio, risultato di un continuo processo di trasformazioni e di stratificazioni, frutto della relazione tra fenomeni naturali e azione antropica, è l’espressione della storia e della geografia di un territorio, delle pratiche e dei valori sociali degli abitanti che vi sono insediati. Nella nostra quotidianità, a questa incessante metamorfosi, a questa dialettica di grandi e piccole mutazioni si sono ora sommati l’impatto della crisi climatica globale e la conseguente constatazione della fragilità del pianeta. In che modo la crisi eco-climatica contemporanea si riflette nei paesaggi che ci circondano? In che modo la nostra percezione di questi paesaggi è trasformata dalla consapevolezza del cambiamento ambientale globale?  In che misura la necessità percepita di reagire, di adattarsi a ciò che minaccia l’abitabilità del pianeta porta a una trasformazione delle pratiche progettuali e delle politiche nel campo del paesaggio? “Queste domande saranno al centro del XXXIV corso promosso dal Gruppo Giardino Storico-Università di Padova”, spiega Antonella Pietrogrande, coordinatrice del corso, che quest’anno sarà dedicato a al nostro fondatore Patrizio Giulini e al suo sapere botanico in difesa del patrimonio naturale”.

La vulnerabilità della Terra ci chiede oggi di adottare una nuova cura. Continua Pietrogrande: “Riteniamo, infatti, che riferirsi al paesaggio come forma e livello di comprensione della complessità dei processi naturali, culturali e sociali che modellano e fanno evolvere i nostri ambienti ma anche come campo di azione e di creazione possa essere un giusto approccio ai problemi posti all’umanità dalla crisi eco-climatica globale che stiamo vivendo. Di fronte a fenomeni estremi è necessario assumere una mentalità di prevenzione per ridurre il rischio e il costo sociale della transizione. La complessità e il valore sistemico che improntano il paesaggio possono indicare la strada per immaginare, progettare e realizzare nuovi paesaggi, frutto del confronto multidisciplinare, dell’attività di ricerca e sperimentazione di nuove competenze e di politiche coraggiose. Il pianeta ci chiede di abbassare le temperature e ridurre la precarietà dei sistemi urbani, di presidiare le montagne e contrastare gli incendi e il dissesto idrogeologico, di risparmiare l’acqua e diminuire la siccità: tutto ciò si tradurrà in nuovi paesaggi. Nuovi paesaggi energetici, portatori di contenuti formali, simbolici ed estetici, consoni ai luoghi d’impianto, ma anche rappresentativi dei valori della nostra epoca; paesaggi futuri per curare la terra e sfamare l’umanità, imparando da quei paesaggi ereditati che sono sopravvissuti al successo dell’agricoltura industriale”.

Giardino storico, punto di partenza e risorsa. E ancora: “Come progettare questa nuova azione paesaggistica che tenga conto, alla grande scala, dei problemi eco-climatici incombenti e nello stesso tempo non dimentichi la complessità delle situazioni locali, delle molteplici forme di rapporto culturale con le realtà ambientali? Quali esperienze sono già state fatte in questo campo e quali conclusioni se ne possono trarre? Torneremo quindi a occuparci anche del giardino storico, l’argomento che ci contraddistingue, non come di un soggetto di ricerca e sapere chiuso, ma piuttosto come di un punto di partenza per una riflessione più complessiva sul paesaggio e come di una risorsa in termini di conoscenze scientifiche, tecniche, botaniche e ambientali, sviluppate, sperimentate e sedimentate nei secoli.  Come curare i giardini storici in quest’epoca di cambiamenti climatici? Su quali valori puntare? Come progettare una loro gestione che garantisca continuità e trasmissibilità dei dati? Come si sta procedendo nel restauro dei giardini storici italiani finanziati dal Pnrr il cui obiettivo è anche di favorire le funzioni che hanno dirette ricadute ambientali (riduzione dell’inquinamento ambientale, regolazione del microclima, generazione di ossigeno, tutela della biodiversità)? Per analizzare questi fenomeni saranno presentati come di consueto diversi punti di vista, oltre agli strumenti che permettono di comprenderli e analizzarli. Riflettere su questi problemi, coniugando la storia del paesaggio e del giardino con le esigenze oggi poste dalla fragilità del pianeta, è il compito che si dà il XXXIV corso del Gruppo Giardino Storico dell’Università di Padova.

Per partecipare al corso si può versare un contributo di partecipazione (anche quest’anno fissato a 30 €) preferibilmente dal mese di gennaio. Ulteriori informazioni giardinostoricounivpadova.it

Fonte: Gruppo Giardino Storico Università di Padova, Foto credits Crete senesi, foto di Serge Briffaud, 2023

L’anno idrologico 2022-23 del Veneto, il rapporto Anbi

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Nell’anno idrologico che ci siamo lasciati alle spalle sono caduti in Veneto circa 997 mm di precipitazioni contro una media storica (1994-2022) di 1.114 mm. Gli apporti del periodo sono quindi inferiori alla media di circa -10% e sono stimabili in circa 18.362 milioni di m3 di acqua (dati Arpav). Figlio della grave siccità patita nel ‘21-’22, l’anno idrologico è stato caratterizzato, in particolare, dalle alte temperature medie registrate in tutto il territorio regionale. Emblematico, in questo senso, è l’importante aumento in inverno delle temperature minime (+ 1,8°) e massime (+1,1°C) rispetto alla media storica con ampie ripercussioni sull’anticipato scioglimento della riserva nivale. La piovosità invece, pur leggermente sotto la media storica, ha garantito una gestione irrigua senza criticità nel corso della stagione estiva. Come trascinamento della grave siccità del 2022 le falde acquifere sono rimaste su livelli di criticità sintomo delle dinamiche lente che caratterizzano questo comparto ambientale e indicatore della grande attenzione che dobbiamo garantire a questa preziosissima risorsa.

I dati. Piovosità. Le massime precipitazioni sono state rivelate sui rilievi Bellunesi e Vicentini, mentre le minime precipitazioni sono state rilevate dalle stazioni di Concadirame (RO) con 610 mm, Vangadizza (Legnaro VR) con 671 mm e Cologna Veneta (VR) con 691 mm. A livello di bacino idrografico (solo parte Veneta), rispetto alla media 1994-2022, sono state riscontrate condizioni di deficit pluviometrico su: Livenza (-21%), Piave (-16%), Brenta (-15%) e Adige (-12%), mentre la situazione è prossima alla media nei restanti bacini: su Lemene (-6%), Bacino Scolante (-5%), Sile (-4%), Tagliamento (-3%), Pianura tra Livenza e Piave (-2%), Po (+4%) e Fissero-Tartaro- Canal-Bianco (+5%).

I bacini montani dei principali fiumi Veneti hanno generalmente subito una scarsità di risorsa fino al mese di dicembre 2022, frutto da un lato di esigenze di laminazione delle piene e dall’altro come trascinamento della stagione siccitosa 2021/2022. Con l’inizio del 2023 si è assistito ad una progressiva risalita dei livelli più tipicamente in linea con i valori attesi.

Risorse nivali. L’anno idrologico 2022/23 è partito piuttosto scarico di precipitazioni nevose di rilievo. Nell’ambito dei rilievi montani interessanti per la disponibilità di risorsa idrica nel bacino delle Alpi Orientali solo nei mesi di dicembre e febbraio si è avuta una certa abbondanza del parametro Swe (snow-water equivalent) tale da mantenere il valore in linea con le medie del decennio precedente. Negli altri mesi detto valore si è mantenuto vicino ai valori minimi del periodo se non al minimo storico. Questa carenza è stata particolarmente rilevante a partire dalla fine di febbraio. Di fatto, l’inverno è stato caratterizzato da un innevamento complessivamente scarso ma in linea con molti degli inverni degli ultimi anni. Non può sfuggire come le temperature, generalmente sempre al di sopra delle medie storiche del periodo, giochino un ruolo chiave nel determinare un rapido scioglimento (dati: Autorità di Bacino distrettuale delle Alpi Orientali).

Temperature. La variazione delle temperature in Veneto ha visto un andamento generalmente altalenante, con fasi calde nella terza decade di maggio, nella terza decade di giugno, nella seconda decade di luglio e nella seconda decade di agosto e fasi fredde in aprile, nella seconda decade di maggio e dal 21 luglio al 10 agosto. Particolarmente interessante l’andamento delle temperature medie e massime nelle stagioni invernali e primaverili, a dimostrazione che il cambiamento climatico è uno stato di fatto a cui è necessario adattarsi nel più breve tempo possibile. In particolare, è ben apprezzabile il significativo aumento delle temperature massime e soprattutto minime nel periodo invernale (fonte dati: Arpav).

L’anno idrologico è il periodo compreso tra il 1° ottobre e il 30 settembre dell’anno successivo. Spiega Francesco Cazzaro, presidente Anbi Veneto: “Si tratta, convenzionalmente, dell’arco temporale tra l’inizio delle piogge autunnali e la fine dell’estate seguente. La pubblicazione è uno strumento che nasce dall’esigenza di raccontare un anno di monitoraggi della disponibilità di risorsa idrica in Veneto. Per farlo, abbiamo utilizzato i dati che Anbi Veneto raccogli mensilmente nel bollettino della risorsa idrica, avvalendoci della competenza tecnica delle società specializzate Radarmeteo e Hypermeteo e rielaborando i dati di Arpav e delle Autorità di Bacino. L’analisi di questi dati ci ha portato immancabilmente a riflettere sull’importanza di agire per l’adattamento al cambiamento climatico attraverso lo studio e l’applicazione di soluzioni basate sulla natura in un’ottica di sostenibilità ambientale e socioeconomica. I Consorzi di bonifica sono al lavoro su questi temi come dimostra l’impegno in un progetto di dottorato di ricerca presso l’Università di Padova e la partecipazione al progetto Life integrato ClimaxPo. Dallo sviluppo di queste consapevolezze, nasce poi il desiderio di portare nelle scuole con il progetto “Acqua Ambiente Territorio”, anche quest’anno in partnership con la Regione del Veneto e l’Usr per il Veneto, il valore della risorsa idrica, del territorio agroecologico del Veneto e la necessità della loro salvaguardia a favore delle future generazioni”.

Fonte: Servizio stampa Anbi Veneto

Un unico biglietto per visitare i luoghi della Scienza a Padova

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Oltre al più antico Orto botanico universitario, Padova conserva intatto dal Cinquecento anche il primo teatro anatomico stabile che, insieme alle scoperte fatte da Galileo Galilei nei 18 anni migliori della sua vita, la rendono culla della scienza moderna. E’ possibile visitare ancora oggi i luoghi in cui il metodo scientifico ha trovato espressione nello studio diretto delle piante per la botanica e in quello del corpo umano per la medicina. Ricche collezioni universitarie, composte nell’arco di secoli, permettono inoltre di approfondire aspetti affascinanti della Natura che collegano passato e presente: cambiamenti climatici e biodiversità, antiche civiltà e impatto delle attività umane sul Pianeta, specie di milioni di anni fa in dialogo con le 3.500 del mondo vegetale viventi ancora oggi tra Orto antico e Giardino della biodiversità.

Da novembre questo viaggio è compreso nel biglietto integrato Padova Città della Scienza, che permette di accedere all’Orto botanico, al Palazzo del Bo e al nuovo Museo della Natura e dell’Uomo, con l’aggiunta fino al 28 gennaio 2024 dei musei universitari che aderiscono all’iniziativa Domenica al museo. La visita a Palazzo del Bo è prevista nel week-end e nei giorni festivi, quando è disponibile il tour “Palazzo del Bo e il ‘900 di Gio Ponti”, da percorrere in autonomia con il supporto degli audio QRcode posti lungo il percorso. Il biglietto Padova Città della Scienza, singolo o famiglia, è valido per sei mesi dalla data di emissione ed è acquistabile anche in versione “due siti”, consentendo di scegliere quali dei tre luoghi visitare (l’Orto botanico è chiuso dall’8 gennaio all’8 febbraio 2024). Tutte le tipologie di biglietto integrato sono disponibili anche in versione GIFT, sia individuale che famiglia: un regalo utile e originale per persone curiose e desiderose di approfondire il complesso rapporto tra la specie umana e la natura. Ulteriori informazioni a questo link.

Fonte: Orto Botanico di Padova

Disponibilità della risorsa idrica in Veneto a novembre 2023, il bollettino Anbi. Tra i dati rilevati, un preoccupante aumento di temperatura di 2 °C rispetto ai livelli preindustriali.

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Novembre ha fatto registrare in Veneto temperature altalenanti, con situazioni anomale rispetto alla media storica. In questo senso è sempre più importante contemplare il ruolo della componente evapotraspirativa ai fini della valutazione sulla disponibilità di risorsa idrica. L’indice Spei (indicatore di siccità al suolo) infatti segnala la presenza di diffusi fenomeni siccitosi. L’anomalia di temperatura (in crescita rispetto alla media storica) pone significativi problemi ai fini della disponibilità di risorsa anche perché determina lo scioglimento anticipato delle  nevi che sono occorse e che potranno avvenire nel corso del periodo invernale. Le precipitazioni medie sono state di poco inferiori al valore atteso, comunque concentrate nello spazio di pochi giorni. Il valore medio di precipitazione di 115 mm contro una media storica di 135 mm, vede comunque una distribuzione estremamente disomogenea sul territorio. Si va dagli oltre 200 mm occorsi nel bellunese, ai 40 mm del rodigino. Vediamo le componenti che determinano la risorsa idrica in Veneto nelle specifico.

Risorse nivali. L’inizio del mese è stato fresco rispetto alla temperatura media storica, con nevicate anche a bassa quota nella prima decade del mese. È seguita una fase calda (situazione che favorisce un anticipato scioglimento della neve) a cui è seguita un’ultima decade ancora fresca ma non particolarmente nevosa. Gli indicatori di copertura nivale e spessore della neve al momento sono inferiori alle attese ma non preoccupanti. L’aumento delle temperature massime registrato è comunque un segnale molto preoccupante per la tenuta delle riserve nivali.

Piovosità. Si registra una netta disparità nella distribuzione delle piogge che ha visto la parte meridionale e montana della regione in deficit rispetto agli apporti medi storici. Le precipitazioni media a scala regionale sono state sotto le attese, essendo concentrate nell’arco di poche ore con lunghi periodi senza precipitazioni. Complessivamente è stato registrato un numero di giorni piovosi generalmente inferiore alla media storica con lunghi periodi senza alcuna precipitazione.

Acque sotterranee. La situazione presenta segnali di ripresa a seguito delle abbondanti precipitazioni occorse tra la fine di ottobre e l’inizio del mese. pur permanendo su valori inferiori a quelli attesi per il periodo. Il livello delle falde, ad eccezione dell’area Veronese, si sta riportando su valori medi del periodo.

Anomalie di temperatura. Novembre ha fatto registrare, in particolare nella parte centrale del mese, su tutta la regione temperature abbondantemente superiori alla media storica del periodo; ancora più rilevante il dato della temperatura media globale che tra il 17 e il 18 novembre ha visto un incremento di 2 °C rispetto ai livelli preindustriali. È un dato estremamente preoccupante che segnala come si stiano avvicinando i limiti massimi fissati dall’accordo di Parigi del 2015.

Indice Spei a tre mesi. L’indice Spei contempla anche l’effetto della componente evapotraspirativa nel monitoraggio degli eventi siccitosi. Per questo è più «solido» nel descrivere la realtà rispetto all’indice Sei che contempla invece solo le precipitazioni; In questo senso, mentre l’indice Sei descriverebbe una situazione di normalità su tutta la regione, l’indice Sei denota ancora la presenza di siccità, in particolare, legata alle alte temperature registrate nella prima metà del mese.

Fonte: Servizio stampa Anbi Veneto

15-17 dicembre, a Siena il 18° forum dell’Informazione cattolica per la custodia del Creato, per un patrimonio culturale sostenibile nell’era della transizione energetica

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Conto alla rovescia per il tradizionale forum dell’Informazione Cattolica organizzato dall’associazione culturale internazionale Greenaccord, che si svolgerà nel fine settimana dal 15 al 17 dicembre. L’evento avrà luogo a Siena, la cui scelta è dovuta anche al fatto che si tratta della prima città d’arte italiana riconosciuta dal Global Sustainable Tourism Council come sostenibile in ambito turistico.

Il titolo della tre giorni è esemplificativo: “Territorio, sostenibilità e patrimonio culturale nell’era della transizione energetica”. L’iniziativa, che si apre venerdì 15 dicembre, alle 15, è ospitata a Palazzo Chigi Saracini (via di Città, 89), dall’Accademia Chigiana, ed è realizzata con il fondamentale supporto della Fondazione Monte dei Paschi di Siena e dell’Arcidiocesi senese.

L’appuntamento ha molteplici obiettivi: favorire il confronto interdisciplinare tra esperti, accademici, imprenditori e comunicatori sui paradigmi della sostenibilità applicati ai beni culturali o sull’adattamento ai cambiamenti climatici, innervare il processo di formazione dei giornalisti, affinché siano sempre più attori consapevoli e corresponsabili della transizione sociale, culturale ambientale in corso, ma anche promuovere l’ultima esortazione apostolica di papa Francesco, la “Laudate Deum”.

«L’evento senese arriva mentre si chiude la Cop28 (la riunione annuale dei Paesi che hanno ratificato la Convenzione Quadro delle Nazioni Unite sui Cambiamenti Climatici) di Dubai. «Pur in presenza di qualche piccolo progresso, la Cop28 – afferma il presidente di Greenaccord, Alfonso Cauteruccio -, sta testimoniando la difficoltà dei Paesi partecipanti a lasciarsi definitivamente alle spalle i combustibili fossili, a favore delle rinnovabili e delle risorse naturali, e di una transizione ecologica equa e giusta, che non lasci indietro nessuno. Con questa edizione del nostro forum, che segna il ritorno della nostra associazione in Toscana, e nell’evidenza che le città avranno sempre più un ruolo strategico nel contrasto ai cambiamenti climatici, vogliamo mettere al centro la dimensione culturale e sociale della sostenibilità, che diventa generatività e attrattività. Per questo – conclude Cauteruccio – parleremo di promozione e valorizzazione del patrimonio artistico e culturale per un turismo esperienziale e accessibile, nonché di forestazione urbana e comunità energetiche per territori che possano prosperare sotto la bandiera dell’ecologia integrale».

Programma. Aperta dai saluti istituzionali delle autorità cittadine e dal Rettore dell’Università per stranieri Tomaso Montanari, che offrirà un prezioso contributo su come “custodire il futuro”, la sessione del venerdì pomeriggio avrà tra i protagonisti Fabio Gerosa di “Fratello Sole”, che introdurrà il tema delle comunità energetiche e come possano essere sviluppate in contesti urbani minori; i funzionari comunali locali che hanno seguito il processo di certificazione per il turismo sostenibile; il critico d’arte Maurizio Vanni, la direttrice dei Musei Civici di Bologna Eva Degl’Innocenti, il direttore del Parco Archeologico di Pompei, Alberto Bruni, e il ceo della startup innovativa To-Be, Francesco Paolo Russo. La sera vedrà la visita al museo della Contrada dell’Oca, e il conferimento del premio giornalistico “Sentinelle del Creato 2023”. Nella sessione di sabato mattina (16 dicembre), dedicata al ruolo che le città possono svolgere per ridurre le proprie emissioni climalteranti e per accrescere la prosperità economica senza trascurare il benessere sociale diffuso, si approfondiranno alcuni focus specifici. Con la partecipazione degli accademici Simone Bastianoni dell’Università di Siena, Anna Marson dello Iuav di Venezia – già assessore regionale all’urbanistica – Davide Pettenella dell’Università di Padova e di Marco Raugi dell’Università di Pisa, ma anche del direttore tecnico di Forestami, Riccardo Gini, del direttore scientifico del Kyoto Club Gianni Silvestrini e dell’architetto Massimo Alvisi, si discuterà di pianificazione territoriale e di gestione urbana, di riforestazione urbana e di soluzioni basate sulla natura, di rinnovabili e di comunità energetiche. Quest’ultimo aspetto sarà illustrato dal segretario generale di Greenaccord, Giuseppe Milano, quale autore del primo libro in Italia sulle comunità energetiche in cui è recepita la normativa europea di riferimento.

Ai temi della comunicazione ambientale – in una stagione storica sempre più sconvolta dagli impatti degli eventi estremi, dell’inflazione e della transizione energetica – è dedicato il panel del sabato pomeriggio, in cui interverranno il comunicatore Stefano Martello, la giornalista ecoblogger Letizia Palmisano, l’illustratrice Ginevra Diletta Tonini Masella, l’attivista ambientale di Italian Climate Network Marirosa Iannelli, il capoufficio stampa del Crea, Cristina Giannetti, il Chief Technology Officer di Esri Italia, Michele Ieradi, e il Prefetto del Dicastero per la Comunicazione della Santa Sede, Paolo Ruffini. Ci saranno, poi, una tavola rotonda e, alla sera, il concerto dell’Accademia Chigiana. Il forum si concluderà nella mattinata di domenica 17 (ore 9), con la messa celebrata nella centrale chiesa di San Cristoforo, dal cardinale Augusto Paolo Lojudice. A seguire, la visita turistica alla Città. Oltre ai crediti formativi per i giornalisti, anche quelli per gli studenti dell’Università di Siena. Il Forum, infatti, è stato inserito come parte del corso di formazione “Immaginare il futuro. Rigenerazione urbana e transizione sostenibile”.

Fonte: Ufficio stampa Greenaccord