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Trasporto merci nell’UE: i camion la fanno ancora da padrone

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Ancora tanta strada da fare per il trasporto intermodale delle merci nell’UE: al momento, treni e chiatte non competono alla pari con autocarri e camion, si legge in una relazione pubblicata dalla Corte dei conti europea. Nonostante gli sforzi compiuti per ridurre il trasporto merci su strada, gli ostacoli normativi e infrastrutturali che penalizzano altri modi di trasporto permangono. Si tratta di questioni che l’UE deve affrontare, se vuole realizzare le proprie ambizioni ecologiche.

Grandi inquinatori. Il trasporto su strada è il modo più flessibile di consegnare le merci, oltre a essere spesso il più veloce ed economico: non è un caso che il 75% del trasporto delle merci nell’UE avvenga su strada. I camion, però, sono grandi inquinatori. Alleggerire le strade e ricorrere maggiormente ad altri modi di trasporto, come la ferrovia o le vie navigabili interne, può avere un ruolo importante nell’ecologizzazione del trasporto merci. Perché questo cambiamento avvenga, tra il 2014 e il 2020 l’UE ha fornito oltre 1,1 miliardi di euro a sostegno di progetti di intermodalità. “La decarbonizzazione dei trasporti è al centro dell’obiettivo dell’UE di ridurre le emissioni di gas a effetto serra, come stabilito nel Green Deal europeo”, ha affermato Annemie Turtelboom, responsabile dell’audit per la Corte dei conti europea. “Sebbene l’intermodalità sia uno strumento fondamentale in tale sforzo, il trasporto merci non è sulla buona strada”.

Mancanza di una apposita strategia dell’UE per il trasporto intermodale delle merci. L’intermodalità è piuttosto parte di strategie più ampie per l’ecologizzazione del trasporto merci, che definiscono valori-obiettivo specifici riguardo all’aumento del ricorso alla ferrovia e alle vie navigabili interne. Poiché però si tratta di valori non vincolanti, i paesi dell’UE sono liberi di fissare i propri, che non sono necessariamente comparabili e allineati con gli obiettivi dell’UE. Non è pertanto possibile valutare se sforzi nazionali congiunti siano sufficienti a conseguire gli obiettivi complessivi dell’UE in materia di trasferimento modale. Ad ogni modo, i valori-obiettivo fissati dall’UE per il 2030 e il 2050 (in ultima analisi, raddoppiare il traffico ferroviario e aumentare il ricorso alle vie navigabili interne del 50%) sono semplicemente irrealistici, affermano gli auditor della Corte.

A giudizio della Corte, inoltre, alcune norme dell’UE nuocciono all’attrattività del trasporto intermodale. L’attuale versione della direttiva sui trasporti combinati è obsoleta (risale al 1992) e inefficace. Ad esempio, prevede l’obbligo di un documento cartaceo timbrato dalle autorità ferroviarie o portuali per tutto il tragitto, invece di un flusso di lavoro digitalizzato. Vari tentativi di revisione della direttiva da parte della Commissione europea non hanno trovato il parere favorevole degli Stati membri. Al contempo, altre disposizioni normative, in particolare quelle che disciplinano il trasporto su strada, a volte contravvengono all’obiettivo di incentivare l’intermodalità. Verosimilmente, la gestione della capacità e l’interoperabilità rimarranno problematiche in assenza di nuove azioni legislative (riguardanti, ad esempio, la pianificazione delle bande orarie per il trasporto merci su rotaia o le regole di priorità per i treni passeggeri rispetto a quelli merci, o i requisiti linguistici per i macchinisti di treno).

La Corte dei conti europea segnala anche i ritardi accumulati dai paesi dell’UE nel rendere le infrastrutture conformi ai requisiti tecnici stabiliti dalla normativa UE. Ad esempio, nello sforzo di competere con il trasporto su strada, utilizzare treni più lunghi che raggiungano la lunghezza standard europea di 740 metri potrebbe essere uno dei miglioramenti più convenienti dal punto di vista dei costi. Il problema è che, però, questi treni possono in teoria essere utilizzati solo sulla metà dei corridoi centrali della rete transeuropea dei trasporti (TEN-T). Inoltre, la mancanza di informazioni sulle capacità della rete e dei terminali intermodali impedisce agli speditori e agli operatori logistici di offrire buone soluzioni di trasporto intermodale ai propri clienti. La proposta revisione del regolamento TEN-T può migliorare la situazione. Ma così com’è, conclude la Corte dei conti europea, semplicemente la rete di trasporto merci dell’UE non è ancora adatta all’intermodalità.

Fonte: Servizio stampa Corte dei conti europea

28 aprile – 2 maggio 2023, all’Orto Botanico di Padova ritorna “Risvegli, la Primavera scientifica in Orto”, festival che mette al centro la natura con le sue infinite forme e connessioni

Banner sito Orto2 900x372Cinque giornate di eventi tra scienza e arte, intrattenimento e informazione pensate per incuriosire, affascinare e far riflettere il pubblico di ogni età. Tante idee da curare e far germogliare, che affondano le radici nel cuore dell’Orto botanico di Padova, il più antico al mondo, e crescono fino ad abbracciare il pianeta che ci ospita. Ad aprire l’ottava edizione del festival, venerdì 28 aprile, la lecture del vincitore dello Stockholm Water Prize 2023 Andrea Rinaldo, seguita dallo spettacolo di e con Gabriele Vacis, Roberto Tarasco e gli attori di Potenziali Evocati Multimediali.

Incontri e conferenze portano a riflettere sul cibo del futuro, l’attualità degli erbari, gli esperimenti di Darwin botanico e il ruolo dei semi come custodi della biodiversità. Moltissime le attività e gli spettacoli durante la giornata, con un’attenzione importante per le nuove generazioni: si può partecipare alle attività per famiglie presentandosi all’Orto botanico o prenotando i turni durante i quali i più piccoli possono, per esempio, realizzare una crema alla rosa o incontrare un botanico sbadato. Ogni sera un diverso spettacolo, dall’esibizione dell’OPV con le danzatrici della compagnia Vertical Waves Project, al teatro di Fondazione AIDA, Mulino ad Arte e Babilonia Teatri, alla conclusione del festival con Massimo Polidoro e Telmo Pievani. Il primo maggio sono previsti una dimostrazione di Tree Climbing e uno spettacolo di circo contemporaneo, che avvicina il pubblico ai temi dell’ecologia attraverso la leggerezza delle acrobazie. Tanti appuntamenti, con turni di visite guidate, attività a ciclo continuo e la possibilità di visitare la mostra Alberi! e interagire con le installazioni di Sonus Horti, inaugurate lo scorso sabato 22 aprile. In occasione del Festival, l’Orto rimarrà  eccezionalmente aperto dalle 9 alle 19. Ulteriori informazioni: https://www.ortobotanicopd.it/it/risvegli-2023

Fonte: Orto Botanico di Padova

28 aprile 2023, ad Arzerello di Piove di Sacco (PD) il corso di formazione giornalisti dal tema”La fauna selvatica, vittima e protagonista delle trasformazioni ambientali”, iscrizioni entro oggi

Lupo Lessinia

Argav, l’Ordine dei Giornalisti del Veneto, il Sindacato regionale dei Giornalisti, in collaborazione con Veneto Agricoltura e il Circolo di Campagna Wigwam di Arzerello (Pd), organizzano venerdì 28 aprile (ore 18:30-20:30) ad Arzerello di Piove di Sacco (Pd) presso il Circolo Wigwam, un focus di approfondimento sulla fauna selvatica. L’incontro, che sarà preceduto dalla riunione del direttivo Argav (ore 16:435), è valido per l’acquisizione dei crediti formativi professionali dei giornalisti (iscrizione entro oggi, giovedì 27 aprile, sulla piattaforma dell’Ordine), ed è aperto anche al pubblico previa iscrizione via mail (argav@fastwebnet.it).

L’incontro intende fare il punto sullo stato della fauna selvatica in Italia, e in particolare nel Veneto e nelle Regioni del Nord Est, territorio alle prese con forti trasformazioni e pressioni, anche di carattere sociale. Il recente fatto di cronaca accaduto nei boschi del Trentino, che ha visto la tragica uccisione di un ragazzo da parte di uno dei numerosi orsi che popolano quelle vallate, ha posto ancor più sotto i riflettori la questione della difficile convivenza tra l’uomo, le sue attività sul territorio e la presenza dei grandi carnivori e altri animali: soprattutto orsi, lupi, ungulati e cinghiali, ma anche cormorani che gravi danni stanno provocando nelle valli da pesca del litorale veneto. Nel corso dell’incontro saranno evidenziati anche alcuni esempi positivi che vedono per protagonista proprio la fauna selvatica: su tutti, il ritorno su alcuni tratti delle coste veneziane – a partire da ValleVecchia di Caorle (Ve) – del fratino, un raro e fragile volatile per la salvaguardia del quale è in corso un importante progetto che vede tra i soggetti partner anche Veneto Agricoltura.

All’incontro di formazione di Arzerello interverranno: Jacopo Richard di Veneto Agricoltura: “Trasformazioni ambientali e impatti delle attività antropiche nel contesto planiziale veneto. Effetti sulla piccola fauna”; Michele Bottazzo di Veneto Agricoltura: “La fauna superiore, impatti con l’uomo e forme di gestione. Focus su ungulati e grandi carnivori”; coordina Renzo Michieletto (vicepresidente Argav e ufficio stampa di Veneto Agricoltura).

Terzo tempo. Successivamente all’incontro di formazione professionale, ci sarà la presentazione del libro “La prima goccia” da parte degli autori, Francesco Moglianesi e Musa Darboe, che racconta una storia di vita, quella proprio di Musa, giovane migrante in fuga dal Gambia verso le sponde d’Europa in cerca di un futuro migliore. Un’opera letteraria che diviene un ponte tra due mondi, apparentemente lontani e forse, invece, più vicini di quanto si possa credere: il villaggio africano di Manduar e la Fattoria Sociale Montepacini, in Italia, due esperienze di vita in cui lo spirito di comunità è forte e sostiene e accompagna i sogni di ragazzi in cerca di speranza. Come Musa. Sarà anche presentata la Comunità Locale Wigwam di Fermo, rappresentata da alcune delle sue componenti che offriranno un piccolo menù degustazione preparato dallo staff del Circolo di Campagna Wigwam di Arzerello insieme agli chef Aurelio Damiani e Edoardo Evandri della Fattoria sociale Montepacini a base di “Ceci e pasta” fatto con grano duro “Ovidio” e ceci, entrambi coltivati dalla Fattoria; “Formaggi e caci” dell’Azienda Agricola Fontegranne; “Bruschetta” con extravergine dell’Oleificio Sassetti; “Vini marchigiani” delle Aziende Vinicola Vittorini e Cantine Rio Maggio. Non è previsto un costo di partecipazione ma solo essere in regola con le quote associative ad Argav e/o Fnsi e all’Associazione Wigwam, con possibilità di rinnovo o nuova iscrizione da regolarizzare anche nell’occasione. L’accettazione di partecipanti sarà fino ad esaurimento dei posti disponibili. Info e prenotazioni: arzerello@wigwam.it WhatsApp +39 333 3938555

Sant’Anna di Chioggia (VE), “foto catturato” un cervo nella riserva di Bosco Nordio

Cervo a Bosco Nordio

Le fototrappole installate nella Riserva Naturale Integrale “Bosco Nordio”, gestita da Veneto Agricoltura, hanno registrato per la prima volta la presenza di un cervo (Cervus elaphus) intento a brucare in una radura. L’eccezionale documento, registrato nelle scorse settimane, segue il rinvenimento da parte dei tecnici dell’Agenzia regionale di numerose impronte di un grosso ungulato, che in un primo momento si riteneva potesse trattarsi un daino, specie che frequentemente viene segnalata nel bosco.

Bosco Nordio eccelle in biodiversità. Le immagini registrate dalle fototrappole hanno però fugato ogni dubbio, visto che ritraggono un bel esemplare di maschio adulto di cervo intento a brucare l’erba in un prato nelle vicinanze del percorso di land art “ArteNatura” realizzato in un’area di radure all’interno della Riserva. Il cervo, secondo il tecnico dell’Unità Complessa Ricerca Forestale e Naturalistica di Veneto Agricoltura, Jacopo Richard, potrebbe essere arrivato a Bosco Nordio dall’area alpina, forse seguendo il corso del fiume Adige, oppure derivare dall’importante popolazione di cervi autoctoni italiani (Cervus elaphus italicus) presenti nel Bosco della Mesola, in provincia di Ferrara. Per arrivare nella Riserva di Bosco Nordio, che costeggia la SS Romea a Sant’Anna di Chioggia, l’animale ha compiuto un bel po’ di strada. Il recente ritrovamento nel bosco e lungo i sentieri di numerose altre impronte spinge gli esperti a supporre che l’animale sia ancora presente nella Riserva. Questa inaspettata segnalazione rappresenta un ulteriore tassello che va ad arricchire la straordinaria biodiversità presente a “Bosco Nordio” che, limitandosi ai mammiferi, vede tra gli ospiti alcuni caprioli, tassi, volpi e addirittura anche un istrice “fototrappolato” qualche anno fa.

Carta d’identità di Bosco Nordio. La Riserva Naturale Integrale “Bosco Nordio”, istituita nel 1971 e oggi gestita dall’Agenzia regionale Veneto Agricoltura, si estende su 113 ettari e rappresenta l’apparato dunale più antico, certamente millenario, del litorale compreso tra Chioggia e il fiume Po. Si tratta di un ambiente relittuale molto delicato e ricco di habitat di notevole interesse naturalistico e per questo inserito nella rete di aree protette dell’Unione Europea “Natura 2000”. Bosco Nordio è ritenuto uno degli ambienti più interessanti dal punto di vista fitogeografico e bioclimatico non solo del Veneto. La lecceta si alterna a radure, mantenute aperte dalla gestione di Veneto Agricoltura, dove sopravvive la duna grigia, un habitat diventato rarissimo, tipico delle coste e qui praticamente fossilizzato da un migliaio di anni. Oggi, il bosco, le cinque radure superstiti, le dune, le numerose specie animali presenti (anfibi, rettili, mammiferi, uccelli) e vegetali (ginepro, asparago selvatico, pungitopo, rubia peregrina, ecc.), costituiscono un habitat naturale riconosciuto a livello europeo e dunque da preservare.

Fonte: Servizio stampa Veneto Agricoltura

Il “dolce” italiano contro i neonicotinoidi nella concia dei semi di bietola

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La filiera bieticolo-saccarifera italiana rappresentata da Coprob-Italia Zuccheri – l’unica presente su territorio nazionale – non utilizza più seme conciato con neonicotinoidi per la produzione di tutta la gamma Nostrano, Nostrano Bio e Semolato 100% Italiano dal 2019, a differenza di quanto avvenuto in altri Stati europei, dove questi fitofarmaci erano stati riammessi in deroga per la bieticoltura d’Oltralpe. I neonicotinoidi inseriti nella concia del seme sono insetticidi che, seppur importanti per la coltivazione, rappresentano un problema per le api e il loro importante ruolo nel mantenimento della biodiversità, come confermato anche da uno studio EFSA, l’Autorità europea per la sicurezza alimentare,  nel 2018.

La scelta di Coprob-Italia Zuccheri di non richiedere la deroga, puntando su una filiera bieticola sempre più sostenibile Sqnpi (certificazione che valorizza produzioni agricole vegetali ottenute in conformità ai disciplinari regionali di produzione integrata) e bio, è stata appoggiata anche da Legambiente, fortemente impegnata nel sostegno alle pratiche agricole sostenibili. Tale impegno verso la sostenibilità ha poi portato a una sinergia con Conapi-Mielizia, esempio virtuoso di multifiliera coesa. Il Progetto “Dallo Zucchero al Miele”, avviato nel 2022 e che non ha eguali a livello europeo, ha come obiettivo quello di attivare programmi comuni sulla biodiversità, rivolti alla tutela degli insetti impollinatori e in particolare delle api, salvaguardando sia le tecniche agricole che il reddito dei bieticoltori italiani. A fronte di questo accordo, che prevede una rinnovata gestione agronomica, Coprob-Italia Zuccheri distribuisce ai propri soci, che possono aderire al progetto su base volontaria, un sovescio con piante mellifere.

L’uso mirato di miscele per erbai fioriti – da utlizzare nelle rotazioni con la barbabietola da zucchero – è funzionale al miglioramento della resa e della qualità della coltura principale, sostenendo la fertilità del suolo a lungo termine. Tali miscele assicurano, inoltre, l’allontanamento di alcuni parassiti che aggrediscono le bietole e, con le loro fioriture, favoriscono la produzione di abbondante nettare per le api, facilitando così i bottinamenti e migliorando allo stesso tempo l’immagine ‘estetica’ delle terre coltivate.

La sinergia. L’assenza dei neonicotinoidi è fonte di difficoltà perché sottrae armi di difesa ai bieticoltori contro insetti e funghi, soprattutto nell’attuale contesto di accelerato cambiamento climatico, è necessario quindi mettere in campo costante ricerca e sperimentazione per trovare tecniche di coltivazione della bietola anche in contesti climatici e fitopatie avversi. “Occorre che vengano riconosciute, sostenute e premiate quelle filiere che si attengono alle normative, pena una sperequazione di trattamento” – afferma Claudio Gallerani, presidente di Coprob. “Al contempo i bieticoltori europei e le loro rappresentanze dovranno essere uniti per trovare le giuste soluzioni per continuare a coltivare le bietole nel rispetto dell’ambiente, da un lato, e per tutelare il mercato dello zucchero europeo, dall’altro. Quest’ultimo ancora legato al quadro normativo OCM 2006, oggi completamente superato dal cambiamento climatico e da un contesto socio-economico che mette a rischio la continuità del settore in Europa”. “Fin dalla sua costituzione Conapi-Mielizia si batte per la difesa della biodiversità attraverso la tutela dell’ambiente ove vivono e bottinano i 5 miliardi di api gestite dai propri soci apicoltori” – dichiara Giorgio Baracani, presidente di Conapi. “Le difficoltà che le api, e di conseguenza le aziende apistiche, si trovano ad affrontare in quest’ultimo decennio non hanno precedenti e sono indice di un preoccupante stato dell’ambiente, dovuto anche a un sistema produttivo sempre meno sostenibile”. Prosegue Baracani: “Apprezziamo in modo particolare la collaborazione con i protagonisti della filiera dello zucchero italiano di barbabietola poiché, pur essendo tra le meno dipendenti dall’opera impollinatrice delle api, si è mostrata ad oggi la più sensibile e vicina ai problemi di questi insetti. La scelta di utilizzare strumenti e conoscenze che consentano la migliore riuscita di questa coltivazione, rispettando gli impollinatori, sta creando vera ricchezza per i propri agricoltori e per un made in Italy che ha, tra i valori più importanti, il benessere dei produttori e dell’ambiente”. “Quella di Coprob” – ha dichiarato Angelo Gentili, responsabile agricoltura di Legambiente – “è una posizione giusta, condivisibile e necessaria. Com’è noto, i neonicotinoidi rappresentano un pericolo per gli insetti impollinatori e, dunque, per la nostra stessa esistenza sul Pianeta. Proseguire sulla strada delle deroghe non farà altro che allungare ulteriormente il tempo a nostra disposizione per invertire la rotta. Al contrario, serve disincentivare questa pratica dannosa e premiare chi, come Coprob, ha da tempo con determinazione intrapreso la strada della messa al bando di questa pericolosa molecola di sintesi. Andare in questa direzione significherà aiutare concretamente l’ambiente e sostenere, anche economicamente, i produttori virtuosi che devono fare i conti con le dinamiche del mercato.”

Fonte: Servizio stampa Coprob-Italia Zuccheri

ANBI Veneto: a Marzo 2023, falde e nevi ai minimi, stazionari rispetto a febbraio i livelli degli invasi alpini, prosegue il periodo critico di siccità

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Il bollettino ANBI Veneto sulla disponibilità della risorsa idrica a Marzo 2023 denuncia una situazione sempre più grave delle falde; negativa anche la situazione di nevicate e accumoli in alta quota.

In breve. Si è registrata ancora una volta una piovosità scarsa rispetto alla media storica (circa metà); scarse sono state anche le nevicate; i depositi nivali, anche a causa delle temperature miti e del conseguente mancato accumulo, sono lontani dai valori della media storica; gli invasi montani (Adige, Piave e Brenta) presentano un andamento stazionario in termini di riempimento, sintomo dello scarso contributo che deriva dallo scioglimento delle poche nevi in quota; le portate dei corsi d’acqua risultano progressivamente in calo, con grande timore per l’avvio della stagione irrigua; ancora gravissima la situazione delle falde acquifere lontane dalla rigenerazione della risorsa idrica sotterranea. Iniziano a manifestarsi i primi segni di sofferenza, con le zone centrali della regione che si avviano verso scenari di moderata siccità.

Anomalia di temperatura. Il mese di marzo è stato mite ma con temperature complessivamente poco al di sopra della media storica. La temperatura condiziona fortemente la tenuta della neve in quota e sta determinando un anticipato scioglimento che non garantirà duraturi apporti ai sistemi idrici di valle.

Risorsa nivale. Il deficit di risorsa idrica nivale nell’intero bacino montano delle alpi Orientali è imponente e pari a – 74% delle risorse storicamente disponibili (dato Osservatorio per gli utilizzi idrici AdB distrettuale delle Alpi Orientali). I dati diffusi da Arpav segnalano come il deficit di precipitazione nevosa dell’inverno appena trascorso sia simile ai dati registrati negli 2022, 2017, 2012, 2003, 2002 e 2000, quindi in ben 6 inverni dal 2000 ad oggi.

Piovosità. Nel mese di marzo 2023 sono caduti mediamente in Veneto 37 mm di precipitazione; la media del periodo 1994- 2022 è di 65 mm. Gli apporti meteorici mensili sul territorio regionale sono inferiori alla media (-43%) e sono stimabili in circa 683 milioni di m3 di acqua (Argav).

Fonte: Servizio stampa ANBI Veneto

La quantità di rifiuti pericolosi nell’UE è ancora in aumento

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La produzione di rifiuti pericolosi aumenta e l’UE non può non affrontare la questione. I metodi da preferire per occuparsi dei rifiuti pericolosi sono il riciclo e il recupero di energia. Si dovrebbe ricorrere allo smaltimento solo come estrema risorsa. Ciononostante, oltre il 50 % del totale dei rifiuti pericolosi dell’UE viene ancora smaltito. In questa analisi, abbiamo mostrato che prevenzione e trattamento dei rifiuti pericolosi sono tuttora difficoltosi, ma presentano anche delle opportunità”, ha dichiarato Eva Lindström, responsabile dell’analisi sui rifiuti pericolosi per la Corte dei conti europea.

La normativa dell’UE definisce i rifiuti pericolosi come rifiuti che presentano una o più caratteristiche di pericolo, ad esempio esplosive, irritanti o tossiche. I rifiuti pericolosi sono potenzialmente nocivi per la salute delle persone e per l’ambiente. Il comparto manifatturiero (metallurgico in particolar modo), il trattamento delle acque e dei rifiuti, l’edilizia e il settore estrattivo sono responsabili complessivamente di oltre il 75 % dei rifiuti pericolosi prodotti nell’UE. Questi ultimi possono essere anche generati nelle case delle famiglie (ad esempio, lo sono certi medicinali, le batterie usate, i prodotti per la pulizia e le apparecchiature elettroniche). Nell’ambito della gestione dei rifiuti, a essere responsabili dell’attuazione delle disposizioni giuridiche dell’UE a livello nazionale sono gli Stati membri. La Commissione ha avviato numerose procedure di infrazione nei confronti di quegli Stati che non hanno recepito la normativa dell’UE nella legislazione nazionale o non l’hanno rispettata. La Commissione dispone di una panoramica dei fondi dell’UE per il trattamento dei rifiuti in generale, con 4,3 miliardi di euro di fondi stanziati per il periodo di programmazione 2014‑2020, ma non ne ha una simile per i rifiuti pericolosi nello specifico. I dati disponibili indicano che tali finanziamenti sono stati erogati principalmente tramite Orizzonte 2020 per ricerca e sviluppo di capacità. I fondi che costituiscono l’altro maggiore contributo al finanziamento della gestione dei rifiuti pericolosi sono il Fondo di coesione e il Fondo europeo di sviluppo regionale. A integrazione del bilancio dell’UE, sia il dispositivo per la ripresa e la resilienza, sia la Banca europea per gli investimenti forniscono finanziamenti per la gestione dei rifiuti, inclusi quelli pericolosi. Dall’adozione del regolamento sulla tassonomia nel 2020, l’UE ha smesso di finanziare l’incenerimento dei rifiuti pericolosi e il conferimento in discarica, attività ritenute non sostenibili, mentre ne ha promosso il riciclo.

Il modo migliore di far fronte alla questione è in primo luogo far sì che i rifiuti pericolosi non vengano prodotti. Questo principio è stato una priorità dell’UE fin dal 1991. L’azione dell’UE è stata incentrata sull’influenzare il modo in cui gli operatori economici progettano e realizzano i prodotti, sul rendere chi inquina responsabile dei propri rifiuti e sul fornire ai consumatori migliori informazioni. Nonostante tali iniziative, la quantità di rifiuti pericolosi prodotti nell’UE non sta calando. I rifiuti pericolosi devono essere trattati in appositi impianti, conformemente a regole e requisiti di sicurezza rigidi. L’onere amministrativo e i maggiori costi per gli operatori economici che ne conseguono rendono concreto il rischio di traffico illecito: gli stessi operatori non dichiarano i rifiuti prodotti come pericolosi e li scaricano abusivamente o li spediscono altrove in violazione della normativa. La Corte sottolinea che classificare e tracciare adeguatamente i rifiuti pericolosi aiuterebbe a prevenire trattamenti impropri e scorciatoie illecite, pur rilevando che i rifiuti pericolosi vengono classificati in modi differenti negli Stati membri. Secondo la Corte, inoltre, la Commissione europea potrebbe intensificare i propri sforzi per armonizzare la normativa UE applicabile. Allineare i registri elettronici nazionali dei rifiuti pericolosi al registro europeo previsto per la spedizione dei rifiuti aiuterebbe a tracciarli con maggiore efficacia durante tutto il loro ciclo di vita.

Idealmente, i rifiuti pericolosi dovrebbero essere preparati per essere riutilizzati o riciclati. Tuttavia, la maggior parte di tali rifiuti non è adatta al riutilizzo e il riciclo è limitato da impedimenti tecnici e dalla mancanza di opportunità di mercato per i rifiuti riciclati. Nell’analisi, la Corte evidenzia che migliorare le tecnologie e la capacità di riciclo creerebbe diverse possibilità: ad esempio, recuperare le materie prime critiche dalle apparecchiature elettroniche e da altri rifiuti sosterrebbe l’autonomia strategica dell’UE.

Il traffico illecito e lo scarico abusivo dei rifiuti pericolosi continuano a essere attività lucrative: secondo alcune stime, i ricavi annuali si attestano tra 1,5 e 1,8 miliardi di euro per il solo traffico illecito. I casi individuati, le indagini e le azioni penali sono rari, e le sanzioni sono modeste. Il ricorso alla digitalizzazione per meglio tracciare i rifiuti pericolosi e contrastare le false dichiarazioni, oltre a un sistema di sanzioni più dissuasivo, potrebbe limitare le possibilità di praticare il traffico illecito. Anche un divieto su tutte le spedizioni di rifiuti da smaltire, proposto dalla Commissione nel 2021, potrebbe contribuire a contenere tale tipo di traffico.

Fonte: Corte dei conti europea

Siccità, inaugurazione lavori sistema Leb per ottimizzare l’acqua e contrastare l’emergenza idrica nelle campagne

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Ottimizzare l’acqua irrigua e distribuirla senza sprechi attraverso un’infrastruttura all’avanguardia per contrastare l’emergenza idrica nelle campagne venete. Questi sono gli obiettivi dei lavori di rifacimento e impermeabilizzazione dell’intero canale a cielo aperto L.E.B-Adige Guà, che consentiranno di “recuperare” 90 milioni di metri cubi di risorsa idrica all’anno, che diventeranno 120 milioni con il completamento della seconda tranche di lavori entro il 2025. Un intervento reso ancor più necessario dati i prolungati periodi di siccità e a seguito delle conseguenze della crisi climatica che stanno alterando i cicli colturali, evidenziando maggiori esigenze irrigue per mantenere la qualità del made in Italy agroalimentare e puntare ad una maggiore sovranità alimentare. A tagliare il nastro della prima opera irrigua realizzata con i fondi del PNRR (Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza), avvenuto lo scorso 8 marzo a Belfiore in provincia di Verona, sono stati il Ministro delle Infrastrutture e Trasporti, Matteo Salvini ed il presidente della Regione Veneto, Luca Zaia. Grande partecipazione di pubblico, di autorità e di rappresentanti delle istituzioni.

Lungo 48 chilometri, in parte a cielo aperto (16,25 km) ed in parte in condotto sotterraneo (27,7 km), il canale Lessino Euganeo Berico (L.E.B)-Adige Guà è una delle più importanti infrastrutture irrigue d’Italia, la principale del Veneto. Preleva le acque del fiume Adige, a Belfiore, e nel suo percorso si dirama in un fitto sistema idraulico a beneficio di un comprensorio di 350mila ettari di campagne, di cui 90mila ettari irrigui, nelle province di Verona, Vicenza, Padova e Venezia. L’inaugurazione ha riguardato il primo stralcio di canale a cielo aperto lungo 4,6 chilometri da Belfiore a Veronella, i cui lavori di rifacimento sono stati finanziati per 20 milioni di euro dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti nell’ambito del PNRR. Gli interventi, che sono realizzabili solo nella stagione non irrigua (novembre – febbraio), interessano anche un secondo tratto lungo 8 chilometri da Veronella a Cologna Veneta completato entro il 2025. Per tale tratto l’importo finanziato è di 33 milioni di euro e la ristrutturazione consentirà un risparmio di ulteriori 30 milioni di metri cubi di acqua derivata per un totale, per l’intera opera a cielo aperto, di 120 milioni di metri cubi di acqua all’anno derivati.

Il sistema L.E.B è gestito dall’omonimo Consorzio di Bonifica con sede a Cologna Veneta in provincia di Verona. È un Consorzio di secondo grado in quanto costituito da tre Consorzi di Bonifica elementari: il Consorzio di Bonifica Alta Pianura Veneta con sede a San Bonifacio (VR), il Consorzio di Bonifica Adige Euganeo con sede a Este (PD), e il Consorzio di Bonifica Bacchiglione con sede a Padova. Il presidente Moreno Cavazza in apertura di cerimonia ha ringraziato tutte le autorità presenti, tra cui Ministro Salvini e il presidente del Veneto Zaia, e il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti che ha permesso il rifacimento dell’opera, precisando: “Siamo soddisfatti e orgogliosi della conclusione del cantiere in anticipo rispetto alle previsioni progettuali nell’imminenza della riapertura delle paratoie e dell’avvio della stagione irrigua 2023. Abbiamo ottimizzato un’infrastruttura esistente e fondamentale per la nostra regione. È un risultato importante raggiunto grazie alla professionalità, all’efficienza e alla dedizione del personale del Consorzio, e di tutte le persone che hanno sin qui collaborato e delle imprese cui è stato affidato l’appalto. A questo impegno si aggiunge il progetto di ricerca e sperimentazione sviluppato dal Consorzio con le Università di Verona e Padova sempre volto all’ottimizzazione dell’acqua irrigua nelle campagne. L’attività sperimentale si sta orientando anche nella valutazione di fattibilità delle potenzialità energetiche dell’infrastruttura L.E.B sia sotto il profilo fotovoltaico che di micro-idroelettrico”.

Interventi. Francesco Cazzaro, presidente di ANBI Veneto ha detto: “L’importanza di questo canale risiede nell’essenza stessa dell’uso dell’acqua. Dove c’è acqua, c’è resilienza al cambiamento climatico, c’è produzione agricola di qualità, c’è vita, c’è collaborazione, cooperazione per gli obiettivi comuni, tenuta del tessuto non solo infrastrutturale ma anche sociale ed economico del territorio. Oggi il LEB rende concreta una parola che usiamo spesso senza magari ricordarne appieno il significato: sostenibilità”. Il presidente nazionale ANBI Francesco Vincenzi ha sottolineato: “Quella inaugurata oggi è un’opera pubblica, che è orgoglio della rete dei Consorzi di bonifica del Paese. È la prima realizzata con le risorse del PNRR a certificare l’efficienza del sistema per l’ambiente, l’agricoltura, l’occupazione”. Il presidente del Veneto Zaia sull’opera inaugurata ha sottolineato: “E’ un grande intervento e un modello di eccellenza del Veneto realizzato con i fondi del PNRR che andrà a interessare una vasta zona di quasi 100mila ettari. È fondamentale dare l’avvio a quello che ho definito il piano Marshall per l’acqua”. Bisogna investire sulla rete irrigua – ha aggiunto – per efficientare la distribuzione della risorsa. Il Ministro Salvini dopo aver evidenziato l’importanza di un’opera come il sistema LEB realizzato con grande efficienza, mettendo a frutto le risorse economiche pubbliche e dando così risposte concrete al territorio, ha spiegato che il 16 marzo sarà portato al Consiglio dei ministri: “il provvedimento che deve portare a una nuova coscienza idrica e a una nuova politica dell’acqua che ormai è oro. In Italia conteniamo solo l’11% dell’acqua piovana. Ho chiesto che nel decreto ci sia intanto un miliardo di euro per realizzare e chiudere alcuni piccoli invasi e dighe. Occorrerà una nuova coscienza ambientale superando le politiche dei no perché l’acqua è vita e non possiamo più permetterci di disperderla”.

Gli interventi di rifacimento del canale L.E.B sono stati illustrati dal direttore del Consorzio Paolo Ambroso:I lavori erano necessari poiché il tratto a cielo aperto, in cui si stanno eseguendo gli interventi, è stato realizzato tra il 1973 e il 1983. Oggi, grazie alle avanzate tecniche costruttive utilizzate per rendere impermeabile la struttura e agli innovativi sistemi di distribuzione dell’acqua, il rifacimento del canale permetterà di veicolare maggiori portate e garantirà al contempo una più efficace tenuta dell’infrastruttura elevandone gli standard di sicurezza. I lavori terminati nel canale sono stati realizzati in 270 giorni utili con 80 operai. Tutto il materiale preesistente delle vecchie lastre, pari a 17.900 metri cubi di inerte, è stato riutilizzato per fare lo strato drenante. Sono stati poi impiegati 287mila metri quadrati, pari a 42 campi da calcio, di geotessuti e geosintetici; 2.105.000 kg di acciaio di posa armature; 19.100 metri cubi di calcestruzzo portato 2.120 volte dalle betoniere. Insomma, un grande lavoro che siamo certi porterà un beneficio alle campagne venete”.

Confronto. Dopo la testimonianza del presidente di Collis Wine Group Pietro Zambon, si è svolto un confronto tra esperti moderato dal giornalista Maurizio Amoroso, vicedirettore News Mediaset, Tgcom24. L’assessore all’agricoltura del Veneto Federico Caner ha evidenziato che il vero tema è “immagazzinare l’acqua. Ora servono le risorse economiche che abbiamo stimato in circa tre miliardi di euro. Dobbiamo fare un piano strategico che coinvolga anche il settore agricolo per recuperare l’acqua e utilizzarla al meglio”. Il direttore generale di ANBI Massimo Gargano ha spiegato: “I Consorzi di bonifica dimostrano ancora una volta di essere un’eccellenza del Paese, che sa progettare e spendere le risorse affidate. Averlo dimostrato oggi alla presenza del Ministro delle Infrastrutture e Trasporti, Salvini, del Presidente della Regione Veneto, Zaia, della rappresentanza delle imprese agricole e dell’Autorità di Distretto, costituisce motivo di grande soddisfazione per l’ANBI, che ripropone il Piano Laghetti, quale opportunità irrinunciabile per contrastare la siccità ed il dissesto idrogeologico.” Sono intervenuti anche il segretario generale Autorità di Bacino Distrettuale delle Alpi Orientali Marina Colaizzi che ha sottolineato che “Dobbiamo prendere coscienza e decidere come gestire e utilizzare l’acqua che è fattore essenziale della produzione”. Presente anche Attilio Toscano dell’Università di Bologna, il direttore generale per le dighe e le infrastrutture idriche del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti Angelica Catalano. Per il settore agricolo erano presenti: il direttore di Coldiretti Veneto Marina Montedoro che ha detto “Oggi la superficie interessata dall’irrigazione ammonta a 550mila ettari, pari al 50% del territorio regionale classificato di bonifica. La maggiore ricorrenza di periodi di siccità (2003 e 2012 e 2022), da un lato, e la riduzione della disponibilità della risorsa idrica, dall’altro lato, hanno posto il sistema dei Consorzi di bonifica di fronte alla necessità di progettare sistemi irrigui in grado di reggere ai cambiamenti climatici, tant’è che i Consorzi si sono posti come obiettivo il miglioramento dell’efficienza di utilizzo dell’acqua di irrigazione: per irrigare più terreni con la stessa acqua o ridurre l’impiego, ferma restando la superficie irrigua”. Il presidente di Confagricoltura Verona Alberto De Togni ha evidenziato: “Quello di oggi è l’esempio concreto e tangibile di quello che gli agricoltori hanno necessità per quanto riguarda la crisi idrica. Il L.E.B è un’opera che è stata pensata e realizzata decenni fa, ma è strategica e di grandissima utilità per il territorio. Mi auguro che nei prossimi anni vengano realizzati ulteriori interventi per il miglioramento della gestione dell’acqua, sia per quanto riguarda l’agricoltura, che per gli usi civili”. È intervenuto anche il presidente di Cia Veneto Gianmichele Passarini.

Fonte: Servizio stampa Coldiretti Verona

Biodiversità degli oceani: accordo globale sulla protezione e sull’uso sostenibile delle risorse e della biodiversità in alto mare

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Si sono conclusi i negoziati globali sullo storico trattato sull’alto mare per proteggere gli oceani, affrontare il degrado ambientale, combattere i cambiamenti climatici e prevenire la perdita di biodiversità.

Il nuovo trattato consentirà di istituire su larga scala aree marine protette in alto mare, necessarie anche per rispettare l’impegno mondiale assunto nel dicembre scorso dall’accordo sul quadro globale di Kunming-Montréal al fine di proteggere almeno il 30% degli oceani entro il 2030. Per la prima volta, il trattato imporrà anche una valutazione dell’impatto delle attività economiche sulla biodiversità in alto mare. La partecipazione dei paesi in via di sviluppo al nuovo trattato e alla sua attuazione sarà sostenuta mediante una forte componente di sviluppo di capacità e trasferimento di tecnologie marine, finanziata da varie fonti pubbliche e private e da un meccanismo equo per la condivisione dei potenziali benefici delle risorse genetiche marine.

Questo “trattato sulla biodiversità nelle zone non soggette a giurisdizione nazionale”, concordato in occasione della 5a conferenza intergovernativa di New York, è il frutto di un impegno globale protrattosi per oltre un decennio nel tentativo di trovare soluzioni a questo importante problema ambientale di portata mondiale. L’UE e i suoi Stati membri hanno guidato la coalizione di ambizione elevata della BBNJ (High Ambition Coalition), che ha rivestito un ruolo cruciale nel raggiungimento dell’accordo e che riunisce 52 paesi impegnati, al più alto livello politico, nella realizzazione di azioni ambiziose finalizzate alla protezione degli oceani. La coalizione era stata istituita a Brest in occasione dello One Ocean Summit 2022 dalla presidente von der Leyen insieme alla presidenza francese del Consiglio.

Prossime tappe.Ora che i negoziati si sono conclusi, l’accordo entrerà in vigore dopo la ratifica da parte di 60 Stati.  L’UE si adopererà per garantire che ciò avvenga in tempi rapidi e per aiutare i paesi in via di sviluppo a prepararsi all’attuazione dell’accordo. A tal fine l’UE si è impegnata a stanziare 40 milioni di € nell’ambito di un programma globale per gli oceani e ha invitato i membri della coalizione di ambizione elevata a fare altrettanto nei limiti delle loro capacità. L’adozione formale del trattato avrà luogo una volta completata la revisione giuridica nelle lingue delle Nazioni Unite.

Contesto.L’alto mare offre all’umanità inestimabili benefici ecologici, economici, sociali e di sicurezza alimentare e deve essere protetto con la massima urgenza. Le aree non soggette a giurisdizione nazionale coprono quasi i due terzi degli oceani del mondo, comprese le zone d’alto mare e i fondali marini al di fuori della giurisdizione nazionale. Contengono risorse marine e biodiversità e apportano all’umanità inestimabili benefici ecologici, economici, sociali, culturali, scientifici e di sicurezza alimentare, ma subiscono pressioni sempre maggiori a causa dell’inquinamento (compreso il rumore), dello sfruttamento eccessivo, dei cambiamenti climatici e della riduzione della biodiversità. Di fronte a queste sfide e in vista della crescente domanda futura di risorse marine per ricavarne, tra le altre cose, alimenti, medicinali ed energia, la stragrande maggioranza degli Stati ha convenuto sulla necessità di questo trattato sull’alto mare, che assume la forma di un nuovo accordo di attuazione nell’ambito della convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare (UNCLOS) al fine di proteggere e utilizzare in modo sostenibile le risorse di queste zone. L’accordo porterà avanti l’attuazione dei principi vigenti in seno all’UNCLOS per conseguire una gestione più olistica delle attività svolte in alto mare. Questi principi comprendono il dovere di cooperazione, il dovere di proteggere e preservare l’ambiente marino e il dovere di effettuare una valutazione preliminare dell’impatto delle attività. Questo accordo di attuazione è il terzo di questo tipo, dopo gli accordi specifici sull’estrazione mineraria dei fondi marini (1994) e sulla gestione degli stock ittici transzonali e altamente migratori (1995). Il nuovo accordo permetterebbe all’UNCLOS di stare al passo con gli sviluppi realizzati e le sfide emerse da quando la convenzione è stata elaborata trent’anni fa e sosterrebbe ulteriormente la realizzazione dell’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile, in particolare dell’obiettivo di sviluppo sostenibile 14 (“la vita sott’acqua”).

Fonte: Rappresentanza in Italia Commissione europea

Siccità, grave deficit pluviometrico, portate dei fiumi nettamente inferiori alle medie storiche. L’emergenza idrica verrà trattata mercoledì 8 marzo nel confronto in programma a Belfiore (VR), dopo l’inaugurazione del primo stralcio del rifacimento del Canale Web

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“È fondamentale tutelare le risorse idriche che abbiamo a disposizione e potenziare la capacità di stoccaggio negli invasi esistenti mettendo in efficienza quelli penalizzati da masse di detriti, incrementare i sistemi di ricarica artificiale della falda e sfruttare la capacità che può assicurare la rete di cave dismesse in pianura. I dati ci dicono che possiamo parlare oggettivamente di emergenza perché lo dice la realtà, non perché si vogliono creare allarmismi. L’ultimo rapporto dell’ARPAV dice che nel mese di febbraio sul Veneto sono mediamente caduti 3 mm di precipitazione; la media del periodo 1994-2022 è di 60 mm”. Con queste parole il presidente della Regione del Veneto, Luca Zaia, anticipa alcuni dati del “Rapporto sulla risorsa idrica in Veneto” (al 28 febbraio di quest’anno) in pubblicazione a cura dell’ARPAV (https://www.arpa.veneto.it/temi-ambientali/idrologia/file-e-allegati/rapporti-e-documenti/idrologia-regionale/idrologia-regionale-rapporti-sulla-risorsa-idrica/2023).

Elevato deficit pluviometrico. Il documento riferisce che “gli apporti meteorici mensili sul territorio regionale sono pressoché nulli (-96%) e sono stimabili in circa 46 milioni di metri cubi d’acqua”. Per ritrovare una situazione simile bisogna tornare al 1997 con 4 mm. In tutti i bacini idrografici della regione di riscontrano condizioni di elevato deficit pluviometrico che variano dal -90% del Po al -98% di Adige, Lemene, Pianura tra Livenza e Piave, Sile e Tagliamento.  Nel periodo di un mese, l’indice SPI (quantifica l’impatto del deficit di precipitazioni in diverse scale di tempi) delinea segnali di siccità moderata sulla provincia di Rovigo, sulla punta meridionale di quella di Venezia, sulla zona dell’alto Garda e su una fascia tra Bellunese, Vicentino e Trevigiano. Ma sul resto del Veneto mette in evidenza siccità “severa” che diventa “estrema” in alcune aree del Veneziano. Per quanto riguarda i fiumi, alla data del 28 febbraio, le portate “si mantengono ancora nettamente inferiori alle medie storiche su tutti i principali corsi d’acqua”.

Piano irriguo in via di preparazione. “L’acqua è vita e per quanto riguarda la nostra parte per il Veneto la stiamo sostenendo – aggiunge il governatore -.  La Regione sta promovendo interventi e sta preparando un piano irriguo. Ma il problema non è solo di una regione ma comune; di fronte a quello che appare innegabilmente un cambiamento climatico è fondamentale una nuova visione, bisogna guardare ad una strategia a livello nazionale con la definizione di un piano straordinario che tuteli le nostre risorse idriche e indichi precisi interlocutori agli amministratori regionali e territoriali. In questa ottica apprezzo la via presa dal Governo verso la nomina di un commissario”.

Mercoledì 8 marzo, alle ore 9, è prevista l’inaugurazione alla presenza delle autorità del primo stralcio del rifacimento del Canale Leb a Belfiore (VR),  il principale canale irriguo del Veneto. L’intervento è stato sostenuto con fondi Pnrr -Ministero Infrastrutture e Trasporti. Dopo la cerimonia, è previsto anche un confronto tra Massimo Gargano, direttore Generale ANBI, Marina Colaizzi, Segretario Generale Autorità di Bacino Distrettuale delle Alpi Orientali, Elisabetta Pellegrini, direttore Struttura tecnica di missione Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, Angelica Catalano,direttore generale per le dighe e le infrastrutture idriche, Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, Francesco Battistoni, vicepresidente Commissione Lavori Pubblici della Camera, Marina Montedoro, direttore Coldiretti Veneto, Lodovico Giustiniani, presidente Confagricoltura Veneto, Gianmichele Passarini, presidente Cia Veneto, con le conclusioni affidate a Francesco Vincenzi, presidente nazionale ANBI, modera Maurizio Amoroso, vicedirettore News Mediaset, Tgcom24.

Fonte: Servizio stampa Regione Veneto/ANBI Veneto