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28 novembre, Wigwam Arzerello di Piove di Sacco (Padova) ospita la conviviale Argav dedicata alla salvaguardia dell’avifauna nella Laguna Nord di Venezia

Come consuetudine, i soci Argav si ritroveranno venerdì 28 novembre p.v.dalle ore 18.30 per la “conviviale” di fine mese nella sede del Circolo di campagna Wigwam ad Arzerello di Piove di Sacco (Padova).

Si parlerà di monitoraggio dell’avifauna per la sostenibilità della mobilità aerea e per la salvaguardia delle aree naturali sensibili, presentando un’innovativa esperienza in corso nel Veneto Orientale. La serata, infatti, proporrà un caso di studio sul monitoraggio dell’avifauna in un’area test della Laguna Nord di Venezia, territorio da salvaguardare per l’ambiente naturale e le specie selvatiche animali, che lo popolano, ma soggetto a un forte impatto antropico, determinato dalla frequentazione turistica estiva, tra le più consistenti d’Europa. Il test è finalizzato a fornire dati utili ai soggetti decisori, nonché a trasmettere ai cittadini un’informazione fondata su dati scientifici, certi e verificati, nonché mirata ad ingenerare rispetto per l’ecosistema.

Programma: Ore 18:25 – Saluti e introduzione, Fabrizio Stelluto, giornalista, presidente ARGAV e vicepresidente UNARGA, Ore 18:30 – “Il Lab-Village di Trieste: per i progetti di innovazione impresa-ricerca”, Diego Santaliana, innovation manager del Polo Tecnologico Alto Adriatico “Andrea Galvani” di Pordenone; Ore 19:00 “Dalla gestione delle acque alla tutela della biodiversità: il ruolo del Consorzio di bonifica Veneto Orientale nella gronda lagunare”, Graziano Paulon, vicedirettore e dirigente dell’Area Agraria-Ambientale del Consorzio di bonifica del Veneto Orientale; Ore 19:30 “BCMS all’interno del Progetto LAGUNAS: risultati e prospettive” Fabio Masci, ceo di TEC, pilota militare in congedo, laureato in coordinamento delle attività di protezione civile; esperto di flight safety e bird strike; Ore 20:00 – “L’intelligenza artificiale a supporto del monitoraggio ambientale”, Christian Angelici, biologo, ornitologo, esperto di conservazione della natura; Ore 20:30 “La pianificazione marittima e spaziale integrata terra-mare”, Elena Marchigiani, architetta e docente associata in urbanistica presso il dipartimento di ingegneria ed architettura dell’Università di Trieste.

A seguire ci sarà il consueto “terzo tempo”, grazie all’ospitalità di Efrem Tassinato e dell’associazione dei Circoli Wigwam; saranno protagonisti i prodotti del’Agribirrificio biologico Espuma Punk. Per meglio organizzare la serata è necessaria la segnalazione della propria presenza all’e-mail: argav@fastwebnet.it;  tel.cell. 339 6184508).

 

Elezioni regionali del Veneto, presentato dai Consorzi di bonifica a Manildo e Stefani il patto “Costruiamo insieme il Veneto di domani” per fronteggiare il cambiamento climatico

Gli 11 Consorzi di bonifica del Veneto e l’associazione che li raggruppa ANBI Veneto hanno incontrato nel pomeriggio di imartedì 12 novembre 2025, a San Donà di Piave (Venezia), nella storica sede del Consorzio di bonifica Veneto Orientale, i candidati alla presidenza della Regione del Veneto Giovanni Manildo (Centro Sinistra) e Alberto Stefani (Centro Destra) per un confronto sui temi del cambiamento climatico e della gestione idraulica del territorio. I candidati sono intervenuti in due momenti distinti, in un confronto a distanza che in entrambi i casi è stato aperto da una relazione del direttore di ANBI Veneto Silvio Parizzi e da un intervento conclusivo del presidente Alex Vantini.

Di fronte a 100 rappresentanti dei Consorzi di Bonifica, Manildo e Stefani, alla fine dei rispettivi interventi, hanno sottoscritto il patto “Costruiamo insieme il Veneto di domani”, 10 punti che rappresentano le linee guida dei Consorzi di bonifica per adattare il territorio Veneto alle sfide del cambiamento climatico.

Il PIANO DEI CONSORZI DI BONIFICA

I Consorzi di bonifica uniscono la propria voce al comparto agricolo per chiedere un unico assessore regionale che riunisca le deleghe per agricoltura, gestione irrigua e sicurezza idraulica. Chiedono, inoltre, risorse per realizzare bacini multifunzione e riconversione irrigua, un maggiore consapevolezza dei servizi ambientali generati dall’irrigazione (con riferimento specifico alle normative comunitarie sul Deflusso Ecologico), stop al consumo di suolo, finanziamenti per la manutenzione della rete consortile, per la ricarica della falda, la tutela delle risorgive e il contrasto al cuneo salino, chiedono infine una voce forte della Regione verso il Governo per il rifinanziamento della Legge Speciale per Venezia e la sua Laguna e per la Legge sulla Subsidenza.

RISORSE ECONOMICHE

“La capacità progettuale dei Consorzi ha consentito di recuperare oltre 540 milioni di euro negli ultimi 10 anni, risorse quasi esclusivamente ministeriali, ha affermato Alex Vantini, presidente di ANBI Veneto. Sono il frutto di un proficuo lavoro di squadra con la Regione con la quale operiamo con grande sintonia quotidianamente, ma non possiamo nascondere le risorse che da anni la Regione stanzia ai Consorzi nel suo bilancio sono davvero esigue”. Silvio Parizzi, direttore di ANBI Veneto ha spiegato: “I Consorzi hanno in gestione oltre l’80% dei corsi d’acqua che scorrono in pianura, oltre a 400 idrovore e migliaia di manufatti idraulici. Per la manutenzione ordinaria di questa gigantesca rete strategica, possiamo fare affidamento su appena 150 milioni di euro all’anno di contribuenza che pagano anche le attività di progettazione e bolletta, che incide da sola per 23 milioni di euro. È molto difficile operare in queste condizioni”.

I CANDIDATI

Entrambi i candidati hanno espresso grande apprezzamento per il lavoro svolto dai Consorzi di bonifica, lavoro che peraltro conoscono bene in ragione delle esperienze di sindaco che ciascuno di essi ha svolto in passato. Hanno, inoltre, concordato sulla necessità di individuare linee nuove di finanziamento, anche nel bilancio regionale, per sostenere l’operato dei Consorzi, valutando anche la possibilità di aumentarne le competenze in ragione della loro efficienza e della profonda conoscenza del territorio.

In merito ai finanziamenti regionali ai Consorzi di Bonifica, Giovanni Manildo ha sostenuto che “Devono essere rimpinguati in modo sostanziale. Ciò è conseguente all’idea di una governance partecipata della Regione e del consolidamento sempre più stretto e un ampliamento delle competenze dei Consorzi di Bonifica supportate da specifiche risorse nel quadro di una coprogrammazione e coprogettazione”. Sul consumo del suolo ha affermato che “La legge del 2017  “Misure per il contenimento del suolo” va cambiata perché è piena di deroghe che la rendono inattuabile“. Manildo ha poi evidenziato la necessità di investimenti infrastrutturali a servizio dell’attività primaria, importanti anche per il turismo lento e una gestione diversa dei flussi turistici. In merito alla necessità di un rifinanziamento nazionale della Legge Venezia e della Legge sulla Subsidenza, Manildo ha evidenziato la necessità di una politica regionale unita perché:  “La nostra capacità di incidere come Veneto a livello nazionale ha risentito di divisioni, non siamo stati una forza”.

In merito alle risorse Alberto Stefani ha affermato che le progettualità dei Consorzi meritano un contributo maggiore dalla Regione. “È importante rimpinguare le risorse a disposizione ma valutare anche altre forme di entrate – non mi riferisco alla leva fiscale -; abbiamo lanciato delle proposte in materia di holding autostradale e di federalismo fiscale, in materia di entrate, per poter poi rifinanziare ulteriormente i Consorzi di bonifica.”  Stefani ha anche affermato: “Nei bandi per ottenere finanziamenti regionali abbiamo proposto l’aumento dei punteggi per le amministrazioni che fanno rigenerazione urbana e interventi di rinaturalizzazione”. In merito all Legge speciale per Venezia e alla Legge per la Subsidenza: “Queste leggi sono grimaldelli per avere risorse importanti per tutto il territorio regionale; dobbiamo parlarne in sede di manovra, consapevoli che questi temi vengono poi presentati negli emendamenti, auspico che tutti i parlamentari veneti li voteranno”.

Fonte: servizio stampa ANBI Veneto

Premio “Laura Conti” per tesi di laurea in campo ambientale e consumeristico, entro il 30 novembre la consegna dei lavori

Entro il 30 novembre 2025 (farà fede il timbro postale) è possibile inviare all’Ecoistituto del Veneto e alla Fondazione ICU (Istituto consumatori utenti) tesi di tutti i livelli, comprese quelle di dottorato e Master, discusse nelle Università italiane negli anni accademici dal 2010-2011 in poi. Le tesi potranno concorrere al Premio “Laura Conti”, arrivato alla 26a edizione e nato per ricordare l’importante figura di questa pioniera delle tematiche ambientaliste, attiva negli anni Sessanta del secolo scorso. Laura Conti fu infatti tra i fondatori della Lega per l’Ambiente, scrittrice e autrice di talento sulla questione dell’educazione, dell’assistenza sociale e d’ambiente.

Il Premio ha come obiettivo la valorizzazione e la divulgazione delle tesi di laurea che si occupano delle problematiche legate alla società sostenibile, alle energie rinnovabili, alla mobilità intelligente, al riciclo, ai rifiuti, alla bioedilizia, al commercio equo, alla difesa della natura, allo studio e alla difesa dei diritti dei consumatori e di molto altro ancora. Tutte le informazioni per la partecipazione sono reperibili nel sito http://www.ecoistituto-italia.org e in particolare a questo link https://ecoistituto-italia.org/cms-4/modulo-di-iscrizione-25-premio-icu-laura-conti-2025/

Oltre, ai premi in denaro di 1000 euro al vincitore, di 500 euro al secondo classificato e di 250 euro al terzo, il Premio assegna ogni anno una serie di premi speciali per categoria, inviando ai meritevoli di segnalazione uno specifico attestato. Questo perché la Fondazione ritiene che la maggior parte delle tesi siano il frutto di un grande impegno di ricerca e studio da parte degli studenti e meritano di essere conosciute. Per tale ragione, i migliori lavori diventano libri editi dall’Ecoistituto del Veneto, o dalla stessa Fondazione ICU, mentre altri vengono fatti conoscere attraverso la rivista Gaia. Inoltre, tutte le tesi di laurea, verranno nel tempo archiviate con parole chiave in un database on-line. In questo modo potranno essere trovate per soggetto e i vari autori avranno la possibilità di essere messi in contatto con chi volesse approfondire le tematiche affrontate. La giuria è composta da Michele Boato, Anna Ciaperoni, Franco Rigosi, Paolo Stevanato.

Con oltre 4000 tesi visionate, da 25 anni, la Fondazione Icu, in collaborazione con l’Ecoistituto del Veneto “Alex Langer”, attraverso il Premio Laura Conti, svolge un ruolo significativo nel diffondere e promuovere tematiche di interesse socio-ambientale che sono diventate anche utili strumenti in mano ad associazioni e comitati.

9 novembre, marcia in difesa dell’antica foresta del Cansiglio

(di Toio de Savorgnani e Michele Boato, rispettivamente premio Argav 2016 e 2019). Domenica 9 novembre avrà luogo il 39° incontro di alpinisti e ambientalisti in difesa dell’antica foresta del Cansiglio. Quest’anno, l’incontro avverrà completamente nella parte friulana della foresta, con il raduno alle 9.00 al Passo della Crosetta (metri 1.127), partenza alle 9.30 lungo il sentiero CAI 991 che inizia dietro la grande casa forestale. Si passa per Casera Maset (1.274 ) e si arriva al Col dei S-cios (metri 1.374) alle 11.30-12.00. In caso di maltempo, il ritrovo è alle ore 10 all’hangar in Pian Cansiglio, 300 metri dietro il rifugio S. Osvaldo.

Dalle 12 pranzo al sacco con aggiornamenti e interventi. 13.30 prosecuzione fino all’ex caserma forestale di Candaglia e ritorno per la strada forestale. 15.30-16.00 arrivo al passo della Crosetta. Il percorso si svolge sul sentiero e in parte su strada forestale, anche per ricordare che già esistono in Cansiglio oltre 70 km di strade forestali percorribili da mountain bike, tutte connesse, quindi non sono necessarie nuove piste, soprattutto per impattanti eventi sportivi. Si parlerà anche di biodiversità, di salvaguardia degli habitat, della necessità di una nuova selvicoltura e di grandi opere: dalle dighe, agli sbarramenti su Vanoi, Tagliamento, Piave e di Olimpiadi invernali. Esprimeremo il nostro totale dissenso per i tentativi di liberalizzazione della caccia, persino nelle aree demaniali.

I comuni di Tambre ed Aviano hanno smen tito che si stia preparando il progetto di un nuovo percorso “per mountain bike” per collegare la parte friulana del Monte Cavallo (forse da Pian Cavallo stesso) e la sua parte veneta, probabilmente passando sul monte Cornier o da Casera Friz, sotto l’Ander de le Mate, fino a Casera Palantina per scendere a Colindes di Tambre, ma l’Ecoi- stituto del Veneto e Mountain Wilderness Veneto ricordano che, nelle passate campagne per le elezioni in Friuli, più d’un politico aveva sostenuto tale collegamento. Già ora, senza nessuna nuova opera, esistono almeno 70 km di strade forestali percorribili da mountain bike, tra Veneto e Friuli, con percorsi diversi e combinabili tra loro.

Quindi i percorsi ci sono e in abbondanza ma questo nuovo toccherebbe una zona integra di grande valore ambientale, ricca di biodiversità vegetale e animale e tutta la Foresta del Cansiglio, sia veneta che friulana, ricade nelle aree tutelate da Rete Natura 2000, come Zona Speciale di Conservazione, quindi l’eventuale progetto dovrebbe essere sostenuto da una VIA, (Valutazione di impatto ambientale) ed una VINCA (Valutazione d’incidenza) molto severe. Ci sono zone che vanno lasciate tranquille, senza eccessi di passaggi, anche se di biciclette. Soprattutto con un nuovo percorso che, per motivi di sicurezza, potrebbe es sere una vera e propria strada larga alme no 3 metri, tenendo conto che, una volta tracciata la strada, prima o poi verrebbe usata anche per altri scopi. Un esempio a riprova è la vicina strada dorsale, tra il Gaiardin e Pian Cavallo, circa 20 km, costruita molti anni fa con la previsione che, essendo agro-silvo-pastorale non sarebbe mai stata aperta al traffico civile, ma i tentativi per far ne un nuovo percorso turistico per automobili sono stati parecchi e anche ora una sola sbarra a metà strada impedisce il transito dell’intero percorso da o per Pian Cavallo. L’eventuale nuovo percorso per la bici di montagna dovrebbe per forza passare attraverso un pezzo di foresta regionale gestita da Veneto Agricoltura; quindi si invita l’Ente regionale a dissociarsi fin d’ora da questo progetto.. 

Università e territorio. 7 novembre, dalla riflessione accademica alle esperienze concrete, le idee prendono forma a Galzignano Terme (Padova)

Il Comune di Galzignano Terme e il MuCE, Museo dei Colli Euganei, tornano protagonisti di un percorso di collaborazione virtuosa con il mondo universitario. Venerd’ 7 novembre si terrà l’incontro “Ecosistema Euganei. Dialoghi aperti tra ricerca e territorio”, nell’Auditorium del MuCE nell’ambito del Progetto RINASCO, finanziato dal Bando per la Terza Missione 2024 dell’Università di Padova.

Un’iniziativa che riunisce alcuni tra i dipartimenti più autorevoli dell’ateneo — BCA: Dipartimento di Biomedicina Comparata e Alimentazione; MAPS: Dipartimento di Medicina Animale, Produzioni e Salute; TESAF: Dipartimento di Territorio e Sistemi Agro-Forestali; DAFNAE: Dipartimento di Agronomia, Animali, Alimenti, Risorse naturali e Ambiente; DSCTV; Dipartimento di Scienze Cardio-Toraco-Vascolari e Sanità Pubblica e il DNS: Dipartimento di Neuroscienze – in un lavoro condiviso che unisce medicina, scienze agrarie, ambiente e neurobiologia.

Un incontro interdisciplinare, dunque, che pone al centro un principio tanto semplice quanto cruciale: valorizzare l’ambiente per promuovere la salute. Dalla qualità del paesaggio e delle produzioni agricole, fino agli effetti che il benessere ambientale esercita sulla salute delle persone, il convegno intende aprire un confronto concreto tra accademia, istituzioni locali e mondo produttivo.

Ad aprire i lavori sarà la prof.ssa Antonella Peruffo, seguita da un intervento del prof. Claudio Giulivo, che offrirà una riflessione sulla storia di questo lungo percorso di collaborazione. I professori Benedetto Ruperti, Franco Meggio, Leonardo Cei, Sandro Mazzariol, Enrico Sturaro, Angelo Antonini, la dott.ssa Eleonora Fiorenzato e la prof.ssa Sofia Pavanello illustreranno i campi di ricerca coinvolti — dall’agronomia alle neuroscienze — per mostrare come la conoscenza possa tradursi in strumenti concreti di tutela e sviluppo sostenibile.

Dalle 16.30 in poi, i tavoli tematici daranno spazio al dialogo diretto tra università, amministrazioni, agricoltori e cittadini, in un confronto aperto. A seguire, gli interventi del dott. Leonardo Granata, presidente degli Olivicoltori Confagricoltura, e della prof.ssa Lucia Bailoni chiuderanno i lavori, aprendo simbolicamente la strada a un futuro in cui ambiente e salute saranno sempre più dimensioni intrecciate. La giornata si concluderà con un momento di networking presso il Golf Club Padova, occasione per consolidare relazioni e prospettive comuni.

Fonte: servizio stampa Comune di Galzignano/MuCe

Dati in tempo reale dalle arnie digitali: il Trentino guida l’apicoltura del futuro

Il portale del socio di Co.Di.Pr.A. (Condifesa Trento) si arricchisce di nuove funzionalità, grazie alla collaborazione con Melixa e Agriduemila Hub Innovation. È stata attivata una nuova area dedicata all’interno del portale del socio che consente di accedere in tempo reale ai principali bioparametri ambientali e produttivi rilevati dalle arnie digitali che Melixa nell’ambito del progetto sviluppato con i partner messo a disposizione di oltre 15 apicoltori trentini. Monitoraggio giornaliero e in tempo reale del peso dell’arnia e quindi della produzione di miele, delle attività di volo, della temperatura, dell’umidità e delle condizioni ambientali diventano strumenti pratici per migliorare la gestione degli alveari, sviluppare strategie produttive innovative e contribuire alla tutela della biodiversità.

L’iniziativa si inserisce nel percorso di evoluzione della polizza collettiva per la copertura dei danni dalla mancata produzione di miele in essere con ITAS Mutua all’insegna dell’innovazione e dell’utilizzo del dato raccolto direttamente, grazie alle informazioni rilevate tramite la tecnologia. Una nuova frontiera per gli attori della gestione del rischio e per il Consorzio che vuole proporre nuovi strumenti ai propri Associati. In questo caso, i dati raccolti durante la sperimentazione saranno preziosi per individuare evoluti criteri di determinazione del danno e quindi di liquidazione dei risarcimenti in favore degli associati assicurati.

“Con questo progetto vogliamo, da un lato, continuare a rafforzare il percorso di digitalizzazione del nostro Consorzio, offrendo ai nostri associati nuove evolute funzionalità nel portale del socio, dall’altro, consolidare l’evoluzione degli strumenti assicurativi grazie all’integrazione dei dati ed all’introduzione di nuovi algoritmi per il calcolo del danno – racconta Marica Sartori, direttore di Co.Di.Pr.A.. Stiamo affrontando un cambiamento epocale nel modo di affrontare le sfide imposte dalla gestione del rischio in agricoltura, grazie all’avanzare eccezionale delle nuove tecnologie; siamo convinti che la straordinaria opportunità di collaborare con realtà come Melixa e Agriduemila fornisca la possibilità a Co.Di.Pr.A. di continuare ad essere interprete protagonista di questa transizione in favore degli associati non solo nel settore apistico ma in generale nel settore agricolo”.

“L’arnia digitale di Melixa è un esempio di tecnologia applicata al servizio dell’apicoltura – aggiunge Alessandro Zorer, responsabile Ricerca & Sviluppo e A.D. di Melixa – integrare questi dati nel portale del socio e nelle polizze assicurative significa avvicinare ancora di più l’innovazione al lavoro quotidiano degli apicoltori. Abbiamo colto con entusiasmo la possibilità di collaborare con Agriduemila e Co.Di.Pr.A. per l’installazione delle arnie digitali per rafforzare l’attività di monitoraggio che ci sta particolarmente a cuore. Le api sono vere e proprie sentinelle dell’ambiente che possono essere motore di innovazione agronomica e ambientale”.

“Come Agriduemila Hub Innovation siamo particolarmente soddisfatti di questa collaborazione – conclude Andrea Berti, amministratore delegato – investire in Melixa significa credere in un modello di agricoltura più consapevole, che usa i dati non solo per migliorare la produttività, ma anche per rafforzare la sostenibilità e la tutela della biodiversità. Siamo costantemente al fianco di Co.Di.Pr.A. per investire nelle nuove tecnologie e nel trasferimento di innovazione in favore degli agricoltori con progetti sul campo con l’obiettivo di migliorare la competitività e la redditività delle imprese. Oggi le grandi sfide imposte dal cambiamento climatico, dalle criticità dei mercati e dei contesti internazionali devono essere affrontate cogliendo tutte le opportunità che big data, intelligenza artificiale, capacità di calcolo e di previsione possono fornire anche a tutti gli attori del comparto agricolo”.

Questa iniziativa rappresenta un passo concreto verso un’agricoltura digitale più inclusiva, capace di fornire ai soci strumenti di nuova generazione per affrontare con maggiore consapevolezza le sfide legate al cambiamento climatico e alla gestione del rischio.

Fonte: servizio stampa Co.Di.Pr.A. Condifesa Trento

Consorzio di Bonifica Adige Euganeo: opera Pfas-Free sul Fratta, progetto a rilento, ma irrinunciabile per la tutela del territorio

Dal 2022, sono stati realizzati 7 km di condotta su quasi 17 dell’intera lunghezza dell’opera Pfas-Free. Nonostante ciò, il progeeto resta un punto fermo nell’agenda del Consorzio di Bonifica Adige Euganeo per scongiurare gli effetti dell’inquinamento da sostanze perfluoroalchiliche (PFAS) del Fratta.

Tra i costi dell’inquinamento del Fratta, oltre all’emergenza sanitaria, vanno ascritti anche i quasi 50 milioni di euro del costo di realizzazione della Condotta “Pfas-free” (o “tubone”) che unirà i distretti irrigui Guà, Monastero e Fratta alle acque del Canale L.E.B. (Lessino – Euganeo – Berico) scongiurando di estendere ulteriormente il contagio. Come noto Il fiume Fratta-Gorzone è stato storicamente interessato dallo sversamento di inquinanti industriali, in particolare quelli provenienti dalla Valle del Fiume Chiampo.

La persistente presenza di PFAS, come evidenziato dai recenti monitoraggi (tra cui quelli condotti da Legambiente con il supporto di ARPAV), mantiene un allarme elevato. Le concentrazioni in diversi punti (Cologna Veneta, Vighizzolo d’Este, Cavarzere) superano i limiti normativi, ponendo un problema che interessa una popolazione stimata di circa 300.000 persone, residenti nella così detta “zona rossa”, l’area a massima esposizione sanitaria, nella quale ricadono anche i comuni di Cologna Veneta, Montagnana e parzialmente Urbana, Merlara, questi ultimi interessati direttamente dall’asta della condotta Pfas-free.

L’obiettivo primario è ridurre il rischio di contagio, evitando che le colture possano essere irrigate, specialmente durante i frequenti periodi siccitosi, con acqua contaminata proveniente dal Fratta/Gorzone.

Quest’opera fondamentale non solo stabilisce un modello per l’irrigazione di domani, ma sta richiedendo anche un notevole impegno realizzativo. Infatti, il costo iniziale del progetto, pari a 42 milioni di euro, è stato messo alla prova da una serie di difficoltà che ne hanno aumentato l’importo, richiedendo un impegnativo sforzo economico e gestionale. Inizialmente, con l’apertura dei cantieri nell’aprile 2022, successiva al conflitto russo-ucraino, i rincari delle materie prime avevano causato un aumento iniziale dei costi stimato in 9 milioni di euro. Tuttavia, grazie a una mirata ottimizzazione del progetto e all’ottenimento di risorse attraverso il Decreto Aiuti del Ministero delle Infrastrutture, la maggiorazione effettiva è stata contenuta a 2,5 milioni di euro. Tale necessaria revisione ha comunque rallentato l’avanzamento dei lavori.

Un ulteriore intoppo è sopraggiunto nel 2023 con l’idoneità del materiale di scavo, poiché si è reso indispensabile utilizzare sabbia di cava anziché il materiale di riporto inizialmente previsto per la ricopertura della trincea, una scelta cruciale per garantire l’integrità strutturale del tubo. L’uso di questo materiale, più costoso e complesso da gestire, ha comportato un incremento di circa 3 milioni di euro, coperti, in questo caso, con finanziamenti del Ministero dell’Agricoltura. Infine, l’opera ha subito i danni da alluvione nel maggio 2024. Lo scorso anno, ad aprile, era stato allestito il cantiere per gli interventi in microtunneling, tecnica che scava e posa le tubazioni contemporaneamente, il cui impiego era previsto per superare gli ostacoli lungo la distanza tra Cologna Veneta e Merlara, tra cui l’attraversamento della Strada Provinciale N.500, della ferrovia Mantova-Monselice, della SR10 e del corso del fiume Fratta. Tuttavia l’alluvione di maggio ha causato l’esondazione del canale Zerpano, allagando l’area del cantiere e danneggiando gravemente i macchinari. Questi equipaggiamenti, non in dotazione all’impresa appaltatrice Krea Costruzioni ma noleggiati da un’azienda specializzata, hanno subito danni tali da costringere al disimpegno, paralizzando di fatto parte dell’operatività.

Oltre al danno materiale, la situazione ha innescato una crisi temporale: la Krea Costruzioni ha richiesto un indennizzo per il tempo perduto. Per dimostrare la sua ferma determinazione a proseguire il progetto in tempi ragionevoli, il Consorzio di Bonifica Adige Euganeo ha raggiunto un accordo bonario, indennizzando l’impresa con oltre un milione di euro. Del resto, l’opera è unica nel suo genere e per il territorio rappresenta una risposta strutturale e urgente a un problema ambientale di vaste proporzioni, la cui necessità e l’impegno istituzionale sono giustificati dal grave rischio sanitario e ambientale che mira a mitigare. A completamento, la Condotta “Pfas-free” garantirà un miglioramento qualitativo delle disponibilità irrigue, permettendo l’immissione di fino a 2.500 l/s d’acqua.

L’opera è progettata per funzionare a bassa pressione e si configura come un modello per la gestione razionale delle risorse idriche e la lotta alla dispersione. L’acqua trasportata sarà di alta qualità e potenzialmente certificabile. L’espansione di tali progetti in tubatura rappresenta una straordinaria opportunità per evitare sprechi e contaminazioni. L’utilizzo di acque purificate e prive di inquinamento è, infatti, un fattore cruciale per il futuro del settore agricolo, contribuendo a valorizzare le produzioni e accrescere la fiducia dei consumatori. L’impegno mantenuto nell’affrontare le avversità conferma l’irrinunciabile priorità assegnata alla sicurezza idrica e ambientale del territorio.

Fonte: Ufficio stampa Consorzio di bonifica Adige Euganeo

Stagione irrigua in Veneto: a settembre, +23% di piogge, previsto invece un ottobre più secco della media

Con la fine di settembre si è conclusa, in Veneto, una stagione irrigua segnata da piogge più abbondanti rispetto alla media, dove i problemi maggiori alle campagne (ma anche ai centri abitati) sono stati causati da episodi di precipitazioni estreme.

I dati sulla piovosità del mese indicano un +23% di piogge rispetto alla media dei 30 anni: 132 mm contro 107 mm. A fronte di un giugno poco piovoso – 35%, luglio e agosto avevano segnato rispettivamente il +52% e +53% di piogge. Il mese di settembre ha registrato temperature miti ma di +1.3 °C superiori alla norma trentennale. La seconda decade del mese è stata molto calda, oltre il 90° percentile (evento raro) come spesso è avvenuto negli ultimi 5 anni (Fonte dati Arpav).

Le proiezioni relative al mese di ottobre, condotte dal Centro di Sperimentazione per l’innovazione Irrigua CeSpII istituito presso LEB Consorzio di Bonifica di II Grado Lessinio Euganeo Berico, presentano anomalie negative diffuse, in particolare nelle zone centrali e occidentali della regione, dove i deficit potrebbero raggiungere localmente valori elevati, indicando un mese più secco della media.

“I dati del bollettino di settembre confermano una tendenza ormai consolidata: il cambiamento climatico sta alterando profondamente il regime delle precipitazioni e le dinamiche idroclimatiche del nostro territorio. È sempre più urgente una revisione strategica delle infrastrutture idrauliche. I Consorzi di Bonifica stanno già operando con progettualità innovative, ma è il momento di investire con forza nella rete idraulica secondaria, che rappresenta l’ossatura del sistema di gestione delle acque della nostra Regione. Solo così potremo garantire sicurezza idraulica, disponibilità irrigua e tutela ambientale”, afferma Silvio Parizzi, direttore di Anbi Veneto.

“Non possiamo più permetterci di rincorrere le emergenze, la prevenzione è l’unica strada percorribile. Per questo, come ANBI Veneto, chiediamo alla politica di sostenere con lungimiranza le opere multifunzionali, la riconversione irrigua, la tutela delle risorgive e delle aree costiere, e di valorizzare il ruolo dei Consorzi di Bonifica come presidio territoriale. La sicurezza idraulica, la gestione sostenibile della risorsa e la difesa del suolo devono diventare priorità assolute. È tempo di passare dalla logica dell’emergenza a quella della programmazione”, ribadisce Alex Vantini, presidente di Anbi Veneto.

Fonte: servizio stampa Anbi Veneto

Mamme No PFAS chiedono alla Regione Veneto di estendere lo studio epidemiologico (in ritardo di 10 anni) a tutta l’area rossa, insieme alla partecipazione della cittadinanza coinvolta

“La Giunta Regionale del Veneto ha di recente comunicato di aver deliberato l’avvio di un’indagine epidemiologica retrospettiva sulla popolazione residente nel territorio dell’ULSS 8 “Berica” esposta ai PFAS. È senza dubbio una buona notizia: si tratta infatti dell’accoglimento di una delle fondamentali richieste proposte con forza e insistenza dal gruppo Mamme NO PFAS, da diverse altre associazioni oltre che da molti cittadini, per conoscere il reale impatto sulla salute della popolazione residente nelle aree contaminate”, afferma il gruppo Mamma NO PFAS di Vicenza, Padova e Verona.

E continua: “Riteniamo però opportune alcune osservazioni in merito. Innanzitutto, questa iniziativa arriva con quasi 10 anni di ritardo: lo studio epidemiologico sulla popolazione esposta era infatti già stato deliberato dalla Regione Veneto nel lontano 2016, ma non era mai stato avviato nonostante le nostre pressanti richieste degli ultimi anni. Le ragioni del mancato svolgimento di quello studio non sono chiare malgrado fosse stato tutto predisposto per il suo avvio tempestivo, come testimoniato nel recente processo penale “Miteni” dall’alto dirigente dell’Istituto Superiore di Sanità competente per questo studio. Se questa indagine fosse stata condotta nei tempi previsti, già da tempo avremmo conoscenze scientifiche importanti sugli effetti dell’esposizione a lungo termine di queste sostanze, con fondamentali ricadute anche sul piano della prevenzione. Siamo comunque lieti che, quantomeno sul finire della legislatura, la Giunta Regionale e l’assessore alla Sanità, siano riusciti a recuperare quelle risorse che, come riferito nella risposta ufficiale a una interrogazione consiliare, finora non erano state reperite per l’avvio di questa indagine epidemiologica (Interrogazione a risposta immediata n. 413 del 3 luglio 2023)”.

“In attesa di leggere la delibera regionale e la relativa documentazione tecnica, segnaliamo di seguito le due principali criticità che sembrano emergere dalle informazioni contenute nel comunicato stampa emesso dalla Regione Veneto, vale a dire l’ambito geografico limitato e il rischio di un’indagine sottodimensionata”.

“Per quanto riguarda l’ambito geografico delimitato, è stata esclusa gran parte dell’area contaminataLo studio epidemiologico sembra essere stato ristretto infatti alla sola ULSS 8 Berica (Vicenza), escludendo così ampie porzioni dell’Area Rossa di massima contaminazione che ricadono nelle province di Padova e Verona.Il danno non si ferma ai confini amministrativi. Come già dimostrato, la contaminazione si estende lungo le direttrici idriche e riguarda quantomeno il territorio di tutti i Comuni dell’Area Rossa delle tre Province venete Vicenza, Verona e Padova. Per quanto riguarda il rischio di un’indagine sottodimensionata, uno studio effettuato su tutta l’Area Rossa ha igià evidenziato un eccesso di quasi 4.000 morti tra il 1985 e il 2018, in particolare con correlazioni per alcuni tipi di cancro e malattie cardiovascolari. Segnaliamo quindi il rischio che un’indagine limitata possa fornire un quadro incompleto e non veritiero dell’impatto sulla salute di tutta la popolazione esposta”.

“Lo studio, poi, è a “porte chiuse”. Nel comunicato stampa non si menziona infatti il coinvolgimento delle associazioni, dei comitati e dei cittadini che da oltre un decennio si battono per la salute della propria comunità e che hanno contribuito in modo significativo alla conoscenza, anche scientifica, del problema. Auspichiamo quindi che lo studio non sia gestito a “porte chiuse”: non solo è inopportuno, ma contravviene ai principi fondanti della Regione stessa, tra cui gli artt. 8 e 9 dello Statuto sulla partecipazione alle scelte amministrative e il diritto dei cittadini a essere informati sui rischi per la salute e sull’ambiente. C’è poi necessità di trasparenza.Un’iniziativa di tale importanza per la salute pubblica non può e non deve essere gestita a “porte chiuse”. La citizen science e il contributo delle associazioni sono essenziali per la credibilità stessa e la reale efficacia dello studio”.

“Inoltre, la Regione Veneto aveva già valutato la fattibilità di uno studio epidemiologico partecipato in merito alla contaminazione da PFAS (Delibera numero 1402 del 23 settembre 2020 del Servizio Sanitario Nazionale – Regione Veneto – Azienda Ulss numero 8 Berica, depositata nel processo penale “Miteni”)”.

“Detto ciò, il gruppo Mamme No PFAS chiede alla Regione Veneto l’estensione dello studio epidemiologico a tutti i comuni dell’Area Rossa e zone limitrofe contaminate, nonché la massima trasparenza sulle metodologie utilizzate. L’istituzione di un organismo di coordinamento dello studio epidemiologico che preveda un monitoraggio indipendente con la partecipazione attiva dei cittadini e delle associazioni coinvolte, come anche indicato nella recente sentenza della Corte Europea per i Diritti dell’uomo. Chiediamo infine di poter incontrare i rappresentanti della Regione Veneto per poter discuterne di persona: non possiamo permettere che, dopo tanti anni di attesa, uno studio fondamentale per la salute dei nostri figli e della nostra terra rischi di nascere viziato da limiti geografici e da mancanza di coinvolgimento dei cittadini interessati”.

Mamme No Pfas Vicenza, Padova e Verona

Nel mondo, e in Italia, biodiversità straordinaria, in gran parte ancora sconosciuta, ma già in pericolo a causa dell’insostenibilità delle attività umane. I dati emersi nell’incontro di formazione Org Veneto/Argav

(di Riccardo Panigada, giornalista scientifico socio Argav) L’incremento della mortalità dovuto al riscaldamento globale, all’inquinamento e alla continua drastica riduzione della biodiversità in tutto il Pianeta sono i fattori che maggiormente minacciano gli equilibri che consentono la vita sulla Terra. Tali fattori evidenziano la gravità di quanto sta accadendo a causa della mancata gestione sostenibile delle attività umane.

Uno tra gli ultimi dati destinato a suscitare sconcerto, emerge da un recentissimo studio condotto in Auvergne (Francia), effettuato tra l’estate del 2023 e la primavera del 2024 da ricercatori del Laboratorio di Meteorologia Fisica dell’Università di Clermont-Ferrand, con il supporto di una collega italiana, che hanno prelevato campioni di “acqua di nuvola” sulla cima del Puy de Dôme (1.464 metri): ebbene, sono state rinvenute concentrazioni che hanno consentito di calcolare che vi fossero nel cielo locale dalle 6 alle 140 tonnellate di pesticidi – tra cui alcuni principi attivi vietati in Europa – che possono viaggiare e diffondersi in aree lontane attraverso la pioggia o la neve.

Sono state così identificate 32 sostanze chimiche, tra cui fungicidi, insetticidi, erbicidi, biocidi e poi prodotti di degradazione, ovvero molecole derivanti dalla trasformazione dei pesticidi nell’ambiente. E in due dei campioni prelevati, la concentrazione totale ha superato il limite di tolleranza europeo per l’acqua potabile.

Ma, ben prima di arrivare all’uomo, i fitofarmaci impattano sull’intero ecosistema, in cui tutti gli elementi naturali vegetali e animali sono collegati e interdipendenti. Lo hanno spiegato il 26 settembre scorso, in occasione del corso di aggiornamento per giornalisti organizzato da Org Veneto in collaborazione con Argav, e ospitato dal circolo Wigwam di Arzerello di Piove di Sacco (Padova), Lorenzo Cogo, ornitologo, e Lorenzo Furlan, entomologo. L’incontro si è poi chiuso con l’intervento dello storico dell’arte Marco Marinacci, il quale ha rilevato come la lettura iconologica delle opere d’arte prodotte nel corso dei secoli riveli la diversa sensibilità dell’uomo nei confronti della natura, e quale sia l’importanza e l’efficacia comunicativa della bellezza ai fini della promozione affettiva e morale della salvaguardia ambientale (nella foto in alto la foto a ricordo dell’incontro, credits Efrem Tassinato).

Lorenzo Cogo ha osservato che, se le specie viventi (vegetali e animali) oggi censite sono 1,7 milioni, si calcola che quelle ancora sconosciute siano 10/13 milioni. Ciò può dare l’idea di quanto complesso e delicato sia l’equilibrio globale garantito solo dalla sussistenza di innumerevoli interdipendenze tra specie viventi che sono ancora sconosciute, mentre, dato il costante processo di estinzione, migliaia di specie scompariranno prima che i ricercatori siano per lo meno riusciti a censirle.

Il fatto ovvio che la biodiversità sia essenziale per la sussistenza anche dell’uomo, a partire dalla sicurezza alimentare, porta quindi all’evidenza di quanto sia assurdo aver aderito a un modello si sviluppo che tende alla crescita infinita, in un sistema planetario in cui risorse e spazi sono finiti.

E’ pertanto il momento di cercare soluzioni ragionevoli, potenzialmente trasportabili, come quella di un progetto realizzato in America meridionale, in un’area andina di alta quota  che era stata completamente spogliata dalle vegetazione. Si tratta del progetto “Otonga”, promosso da Bioforest, una Onlus che promuove nuovi sistemi di coltura finalizzati al ripristino e alla salvaguardia del territorio, creato da un gruppo di imprenditori del legno friulani, i quali, considerando che in Veneto il consumo del suolo (1,5 m2 al secondo, dati inferiori solo alla Lombardia), rappresenta una seria minaccia, un giorno ha deciso di comprare duemila ettari di terreno in Ecuador da restituire alla foresta equatoriale.

Se l’Ecuador può ancora vantare un eccezionale livello di biodiversità, ciò si deve alle caratteristiche del suo territorio, che si estende dalla costa oceanica alle vette andine, per non parlare delle Galapagos, che notoriamente tanta parte hanno avuto nel consentire al celebre scienziato Charles Darwin (1809-1882) scoperte fondamentali per elaborare e sostenere con piena solidità scientifica la teoria dell’Evoluzione. Tuttavia l’Italia risulta essere il Paese che, per quanto riguarda la biodiversità, possiede il primato europeo. Tale analogia indica che l’esperienza “Otonga” potrebbe risultare utilissima anche da noi, nonostante le notevoli diversità per quanto riguarda la densità di popolazione umana.

Solo per dare un’idea di quali possano essere i rapporti simbiotici tra specie diverse e anche lontanissime nella derivazione filogenetica (cioè la branca della biologia sistematica che studia la diversificazione delle forme viventi nel tempo attraverso lo studio del loro corredo genetico), nonché dei meccanismi di adattamento all’ambiente, Lorenzo Cogo ha citato la mirmecofilia della balsa, legno fragilissimo, che si avvale della collaborazione delle formiche per potersi sviluppare in altezza. Le formiche, infatti, puliscono costantemente il fusto della pianta da parassiti e da muschi che, col loro peso, farebbero crollare la pianta. Altre piante, invece molto possenti, sorprendono per il loro apparato radicolare, che si espande in direzione orizzontale, poiché il suolo su cui crescono è fertile solo in superficie, e già a quaranta centimetri di profondità c’è solo sabbia.

In Ecuador (Sudamerica) vi sono inoltre insetti mimetici dalle proprietà eccezionali:: alcuni imitano perfino un ramo spinoso, foglia parzialmente secca, per ingannare i predatori. Vi si trovano inoltre bruchi tossici che diventeranno farfalle; farfalle notturne trasparenti quanto basta per non venire individuate dai predatori, ma da poter venire riconosciute dal partner; altre presentano sulle ali ocellature terrifiche che imitano gli occhi del gufo. Per non parlare degli anfibi: vi sono rane trasparenti scoperte nel 2017, delle quali non si conosce il vantaggio evolutivo della loro incredibile caratteristica; e altre (Epipedobates anthonyi) dalla cui pelle si può estrarre la Epibatidina, sostanza analgesica ben duecento volte più potente della morfina. Vi sono inoltre ben 136 specie di colibrì.

Dal Rapporto sulla Biodiversità del 6 maggio 2019 formulato dalla Piattaforma intergovernativa scientifico-politica sulla biodiversità e gli ecosistemi, risulta che una specie su otto è già a rischio estinzione, e che ciò comporta un impatto diretto su ciascuno di noi, in particolare per quanto riguarda il cibo e i farmaci: due miliardi di esseri umani dipendono ancora dalla legna, e quattro miliardi di uomini si curano esclusivamente mediante la medicina naturale; inoltre il 75% delle colture dipende dalla impollinazione degli insetti, che sono i primi a estinguersi in seguito al cambiamento d’uso del territorio, allo sfruttamento intensivo, all’inquinamento, al cambiamento climatico, e al conseguente diffondersi di specie invasive. Non c’è più tempo da perdere.

A parlare invece di Vallevecchia (Venezia), un sito di importanza comunitaria della Regione Veneto, le cui caratteristiche sono uniche al mondo e in cui la biodiversità è stata salvata, è stato l’entomologo, nonché direttore del settore Innovazione e Sperimentazione di Veneto Agricoltura Lorenzo Furlan, ricercatore la cui notorietà va ben oltre i confini nazionali. A Vallevecchia, unico tratto della costa adriatica veneta non edificato, il mare ha continuato a formare dune di sabbia, che hanno consentito la sopravvivenza di specie vegetali e animali, che ormai è molto difficile incontrare altrove. L’ecosistema marino determina infatti la continua formazione di dune in movimento, e dune grigie, che sono invece maggiormente consolidate, dietro alle quali si trova oggi una pineta, piantumata al fine di consolidare il terreno.

Alle spalle della pineta c’era, fino alla fine degli anni Setttanta del secolo scorso, una grande laguna, oggi bonificata. Infatti, all’inizio degli anni Novanta del secolo scorso, quando la Comunità Europea ha finanziato progetti di rinaturalizzazione del territorio, sono stati investiti 11 milioni di euro per ricreare una serie di habitat. La zona è quindi stata bonificata creando zone, umide e boschetti, e così – rileva il dottor Furlan – la natura, che ha la prerogativa di colonizzare qualsiasi habitat, è intervenuta colonizzando la nuova conformazione del sito, creando gli equilibri ideali per la complessità di tale biotopo, ovvero introducendo spontaneamente molte altre specie animali e vegetali. Per esempio, a Vallevecchia vi sono colture agrarie che si possono considerare anche dal punto di vista faunistico un habitat molto importante, se si considera che periodicamente accolgono le oche grigie che migrano compiendo 4.800 chilometri sempre sulla stessa rotta. Per atterrare gli spettacolari stormi di tali volatili hanno bisogno di spazi molto ampi. Così, nella programmazione agraria di Veneto Agricoltura “Natura 2000” viene calendarizzata una rotazione che prevede appunto la disponibilità di atterraggio delle oche grigie nella stagione della loro migrazione.

Ma Vallevecchia è anche molto di più: vi sono stati realizzati progetti tecnologici d’avanguardia, come quello per selezionare acqua piovana buona da raccogliere in un grande bacino, ed è una zona in cui si pratica con pieno successo l’agricoltura totalmente libera da fitofarmaci.