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La Giunta regionale, su proposta degli assessori all’Agricoltura, Caccia e Pesca Giuseppe Pan e alla Sanità e Servizi Sociali, Manuela Lanzarin, ha approvato un provvedimento che prosegue e consolida un percorso di sostenibilità volto, da un lato, a favorire una convivenza civile tra cittadini e agricoltori, dall’altro, a garantire un elevato livello di tutela della salute dell’uomo e dell’ambiente circostante.
Le disposizioni approvate, derivano da un lavoro di affinamento delle linee di indirizzo già approvate nel 2016 per un corretto impiego delle sostanze fitosanitarie e della proposta di regolamento comunale che le Amministrazioni locali possono adottare per adempiere alle indicazioni previste dal PAN (Piano d’Azione Nazionale per l’uso sostenibile dei prodotti fitosanitari) nelle aree agricole ed extra agricole frequentate dalla popolazione o da gruppi vulnerabili. “Le importanti novità contenute nella proposta di Regolamento comunale consentiranno alle Amministrazioni locali, di concerto con le ULSS competenti per territorio di individuare le zone da tutelare con la nuova definizione di “Siti Altamente Sensibili” che –spiega l’assessore regionale all’Agricoltura Giuseppe Pan – sono le strutture collettive frequentate in maniera continuativa e prolungata da soggetti in età evolutiva, che costituiscono un sottogruppo di popolazione particolarmente vulnerabile ai possibili effetti sulla salute dei prodotti fitosanitari. Sono, ad esempio, ricompresi in questa categoria i Servizi educativi per l’infanzia, le Scuole per l’infanzia, le Scuole primarie, le Scuole secondarie di I e II grado, le Comunità educative, riabilitative e terapeutiche per minori, i parchi gioco per bambini, i centri estivi e i centri parrocchiali”.
Deriva di prodotto fitosanitario. Al contempo, è stata introdotta anche la tutela delle abitazioni i cui residenti sono soggetti alla possibile deriva di prodotto fitosanitario, che può originarsi durante la distribuzione nelle aree adiacenti. Sono in tal modo definite, una serie minima e inderogabile, di azioni gestionali che l’operatore deve assicurare per evitare lo sviluppo di deriva nei pressi di aree frequentate dalla popolazione.
Nuove coltivazioni arboree permanenti. Il provvedimento, inoltre, dispone di un fac-simile che, in caso di nuovi impianti o di reimpianti di vigneti e frutteti,l’agricoltore deve inviare al Comune e all’ULSS competente per territorio al fine di informare dell’intenzione di mettere a dimora nuove coltivazioni arboree permanenti. La dichiarazione delle aree oggetto di impianto permetterà alle Amministrazioni comunali e all’ULSS di esprimersi, se ritenuto, mediante un parere preventivo sulle modalità e sulle distanze di rispetto da mantenere nei pressi di aree frequentate dalla popolazione, siti altamente sensibili e abitazioni confinanti maggiormente restrittive rispetto a quanto già definito negli Indirizzi regionali per un corretto impiego dei prodotti fitosanitari già approvati. “Con l’approvazione di questi nuovi “Indirizzi” – sottolinea l’assessore regionale alla Sanità Manuela Lanzarin – la Regione Veneto intende tutelare la salute dei cittadini e allo stesso tempo individuare regole che consentano agli agricoltori di esercitare la propria attività di impresa, nel rispetto però della sostenibilità ambientale e sociale”.
Il provvedimento è frutto del confronto con il sistema di Governance istituito dal Programma Regionale per un Settore Vitivinicolo Sostenibile, che ha tenuto conto anche delle osservazioni e del confronto con le altre strutture regionali competenti e con i portatori di interesse, tra cui l’Associazione dei Comuni del Veneto, le Organizzazioni Professionali Agricole, le Associazioni ambientaliste (WWF e Legambiente), le Università, il CRA-VE, l’ARPAV, l’AVEPA, Condifesa regionale, l’AVISP, le rappresentanze dei Consorzi di Tutela e del mondo della cooperazione.
Il giornale dell’Università di Padova, Il Bo Live, ha cercato di quantificare quanta CO2 si può ancora emettere nell’atmosfera prima di raggiungere il fatidico aumento di 1,5° C di temperatura rispetto all’era preindustriale. Ebbene, abbiamo il 66% di possibilità di raggiungere l’obiettivo massimo (aumento di 1,5 °C) se le emissioni ulteriori di CO2 non superano le 320 Gt (miliardi di tonnellate). Nel 2018, i miliardi di tonnellate di CO2 emessi sono stati 42 e, se continuassimo così, già nel 2026 avremmo raggiunto quota 320. Le possibilità si riducono al 50% se le emissioni ulteriori raggiungeranno le 480 Gt e scendono al 33% se le emissioni toccheranno le 740 Gt.
Ondata di caldo record. Nel sopra citato calcolo non sono stati, però, compresi gli effetti degli incendi che stanno devastando circa tre milioni di ettari di foresta in Siberia – un’area più grande della Sicilia -, nella regione della Jacuzia (dato rilasciato dalla Russia Federal Forestry Agency). Il fuoco divampato sta bruciando alberi e torba, quest’ultima contenente diversi tipi di materiale organico, come ad esempio carcasse di animali o insetti, non totalmente decomposto, per cui estremamente ricco di carbonio. La causa degli incendi, per quanto riguarda le regioni siberiane, sembra dovuta a fattori naturali. Le condizioni insolitamente calde e secche in alcune parti dell’emisfero settentrionale hanno infatti favorito gli incendi che si sono sviluppati nel circolo polare Artico. Il sistema di monitoraggio dell’atmosfera Copernico all’11 luglio scorso aveva segnalato più di 100 incendi intensi e di lunga durata. La Siberia però non è stato l’unico luogo colpito. Anche in Alaska sono stati registrati da inizio anno più di 400 incendi, con temperature che hanno raggiunto, il 4 luglio scorso, i 32 °C. Ondata di caldo record che è presente in tutta Europa e che ha visto, il 25 luglio, raggiungere temperature superiori ai 40° C in Belgio, Germania, Lussemburgo e Olanda. A Parigi inoltre si sono raggiunti i 42.6 °C, cioè la temperatura massima raggiunta nella capitale francese dal quando è attiva la stazione meteorologica (1869, il record precedente era di 40.4 °C).
Temperature medie già aumentate di 1,1°C. Uno degli aspetti principali del cambiamento climatico è l’innalzamento delle temperature. Quest’innalzamento però non è costante in tutto il globo, bensì più evidente ai poli. Le temperature medie sono già aumentate di 1,1 °C rispetto all’epoca preindustriale e la situazione non si sta certo arrestando. Facendo degli esempi riferiti solamente ad un breve periodo (luglio 2019), in questo mese la stazione situata a 900 km dal Polo Nord ha misurato una temperatura di 16 °C, mentre in Groenlandia, e più precisamente a Qaarsut, la stazione meteo ha registrato 20.6 °C il 30 luglio scorso. Le alte temperature alle alte latitudini sono quindi un campanello d’allarme da non sottovalutare. Più aumenta la temperatura infatti e più alto è il rischio che si inneschi un effetto retroattivo. In gergo tecnico questo si chiama feedback positivo, cioè un processo che è in grado di amplificare gli effetti di una forzante climatica.
Rilascio di metano. Facendo l’esempio dei ghiacciai polari, lo scioglimento del permafrost, cioè di quel terreno ghiacciato al cui interno ci sono sedimenti congelati dei fondali marini, rimasti indisturbati dall’ultima era glaciale, causerebbe un rilascio di enormi masse di metano, un gas estremamente “riscaldante” che avrebbe un grande feedback positivo sul clima (è bene in questo caso non lasciarsi distrarre dal termine “positivo”, gli effetti com’è ovvio che sia, sarebbero decisamente negativi per il nostro pianeta e di conseguenza anche per l’uomo).
L’Associazione Medici per l’Ambiente – ISDE Italia ha reso pubblico lo scorso 2 agosto un comunicato stampa che riteniamo d’interesse per i nostri lettori.
“Da alcuni giorni sui canali televisivi nazionali è in onda un video promozionale della nuova tecnologia 5G, per conto di uno dei gestori telefonici nazionali più importanti con protagonista un noto primario cardiochirurgo ospedaliero della Capitale. La campagna pubblicitaria, come risulta dal comunicato stampa della compagnia telefonica, è pianificata sulle maggiori emittenti tv nazionali e sostenuta con una video strategy sulle testate online e sui canali social”.
“La telemedicina è già oggi, senza 5G, una reale possibilitàa disposizione della professione medica ed è ancora da verificare l’ipotesi che il 5G possa apportare concreti vantaggi rispetto a una ottimizzazione delle possibilità tecniche già disponibili e certamente sottoutilizzate. La risposta a questo quesito dovrebbe derivare da adeguati studi costo-beneficio che tengano conto delle possibili conseguenze dell’esposizione di intere comunità alle onde millimetriche in aggiunta alle radiofrequenze sino ad ora utilizzate. Come Associazione Medici per l’Ambiente ISDE Italia facciamo presente che la tecnologia 5G è una vera e propria sperimentazione su larga scala gestita in maniera unica dal MISE (Ministero Sviluppo Economico), effettuata senza il coinvolgimento degli Enti istituzionalmente preposti alla tutela ambientale e sanitaria (ad es. Ministeri dell’Ambiente e della Salute, ISPRA) e senza alcuna valutazione preventiva sui rischi per la salute umana e gli ecosistemi viventi“.
“Una corposa letteratura scientifica attesta ormai in modo inequivocabile che gli effetti biologici dei campi elettromagnetici vanno ben oltre l’azione di “riscaldamento” (l’unica presa in considerazione dai limiti di legge) e comprendono viceversa danni ossidativi con aumento di radicali liberi, danni nella trasmissione nervosa, ma anche effetti genotossici, epigenetici e cancerogeni. A livello internazionale l’attenzione e la preoccupazione della comunità scientifica è pertanto molto elevato e si moltiplicano gli appelli per una moratoria in attesa di conoscenze più adeguate; la stessa ISDE da tempo manifesta le motivazioni per le quali è necessario un approccio prudente al 5G ed approfondimenti preliminari alla sua piena implementazione ed una sintesi delle motivazioni è reperibile a questo link”.
Uno sguardo dall’alto verso il pianeta Terra: si presenta così il Film Festival della Lessinia in programma a Bosco Chiesanuova (VR) dal 23 agosto al 10 settembre.
La rassegna cinematograficainternazionale di cortometraggi, documentari, lungometraggi e film d’animazione dedicati esclusivamente alla montagna, al traguardo della venticinquesima edizione, propone 67 opere cinematografiche da 32 Paesi con 19 anteprime italiane. In Concorso quest’anno 25 pellicole da ogni continente, con una selezione che tocca cinematografie inconsuete: da quella del Lesotho al Pakistan, fino alla Palestina. La ricchissima retrospettiva è invece un omaggio alla Madre Terra. Al programma sul grande schermo del Teatro Vittoria si aggiungono numerosi eventi collaterali: dai dibattiti con i registi agli incontri letterari Parole Alte organizzati in collaborazione con l’Università degli Studi di Verona; dalle escursioni guidate ai concerti di musica dal vivo nella Piazza del Festival; dai laboratori didattici alle mostre (programma completo della rassegna www.ffdl.it, biglietti e abbonamenti in prevendita, da lunedì 5 agosto all’Ufficio Turistico Iat Lessinia di Bosco Chiesanuova oppure on line sul sito www.cinebot.it.
Il genere umano si sta giocando la sua sopravvivenza sul Pianeta. «È un cinema che ci spalanca gli occhi e ci costringe a fare i conti con il pianeta di cui siamo ospiti. L’equilibrio perduto tra il genere umano e la natura è un tema che torna in molti dei film, e la montagna si rivela il laboratorio dove si può sperimentare una convivenza possibile, che sia da esempio», anticipa il direttore artistico Alessandro Anderloni. «Il Festival l’aveva intuito in tempi non sospetti quando, nel 1995, nacque dedicato esclusivamente alla vita sulle terre alte – prosegue –. Oggi, nell’anniversario del quarto di secolo, guarda ai prossimi venticinque anni, quando il genere umano si giocherà la sua sopravvivenza sul Pianeta. Abbiamo dieci giorni per farci un’idea. Posso assicurare che si uscirà dal Film Festival della Lessinia cambiati».
Sfruttamento delle risorse. Filo conduttore che annoda i vari appuntamenti (cinematografici e non) è l’attenzione alle tematiche della salvaguardia ambientale, dei cambiamenti climatici, della biodiversità, delle sfide che attendono le future generazioni. Evento speciale a inaugurare la rassegna è Terra, il documentario del regista austriaco Nikolaus Geyrhalter sui catastrofici sconvolgimenti che l’uomo sta provocando con l’escavazione del sottosuolo. Di sfruttamento delle risorse tratta l’anteprima di Antropocene – L’epoca umana: film canadese, nelle sale a settembre, che testimonia come gli umani stiano sfruttando oltre il possibile le risorse terrestri. A chiudere questa parentesi, un inno d’amore: Il pianeta azzurro di Franco Piavoli, regista ospite d’onore del Festival.
Giuria. La giuria internazionale che assegnerà la Lessinia d’Oro, la Lessinia d’Argento e gli altri premi ufficiali del Film Festival della Lessinia è composta da Igor Igor Bezinović (Croazia), Mandy Denise Dickinson (Regno Unito), Nestor “Tato” Moreno (Argentina), Betty Schiel (Germania) e Federico Spiazzi (Italia, Usa). Accanto ad essa, attribuiranno riconoscimenti speciali la giuria MicroCosmo di persone detenute nel carcere di Verona e quella del Premio Log To Green Movie Award per il miglior film sull’eco-sostenibilità di cui fanno parte, tra gli altri, Gabriella Carlucci e Barbara Carfagna.
FFDL+. Sono 18 le animazioni e i cortometraggi della sezione FFDL+, festival nel festival con una programmazione per bambini e ragazzi, in cui si dice di una terra che sa essere amica e custode delle nostre paure, con anteprime imperdibili da tutto il mondo e il premio assegnato dai più piccoli. I laboratori didattici portano i piccoli a conoscere gli alberi e gli animali da vicino, camminando nei boschi; a cimentarsi perfino nel tosare le pecore che arriveranno nella piazza del Festival, a mungerle e a fare formaggio.
Parole Alte. L’evento di anteprima del Festival, il 23 agosto alle 18, è affidato allo scrittore e performer Alberto Peruffo che, ribaltando il titolo del celebre film di Ermanno Olmi, presenta lo spettacolo multimediale Non torneranno i prati a documentare del più grande caso di inquinamento d’acqua nella storia d’Europa. Il ciclo di incontri Parole Alte organizzato con l’Università di Verona prosegue trattando storie di alberi e silenzi; del bosco com’era una volta, nel dialogo tra Paola Favero e Sandro Carniel. Dell’umanità bisognosa di cibo parla Annalisa Polverari dell’ateneo scaligero con testi tratti da Pane e pace di Antonio Pascale e Nutrire il pianeta? di Emanuela Bozzini. Massimo Natale e Pier Alberto Porceddu Cilione, docenti dell’Università di Verona, raccontano poi di due poeti diversi, ma uniti da un analogo desiderio di colloquio con la natura: Hölderlin e Leopardi. Emblematica è l’affermazione del climatologo Luca Mercalli, che coincide col titolo del libro che presenta a Bosco: Non c’è più tempo. Altro ospite è il vincitore del Premio Calvino, Filippo Tapparelli, con la narrazione di una montagna ostile e fredda. Per concludere, l’attore Vasco Mirandola propone Alberi: canto per uomini, foglie e radici.
Nella natura. Le sei escursioni del Festival si aprono, il 24 agosto, con un team di scienziati e artisti che accompagna gli spettatori nei boschi della Lessinia. Al termine dell’itinerario “Insilva. I boschi raccontano il cambiamento climatico” è possibile assistere al concerto di Giuseppe Dal Bianco con strumenti di legno. Le altre escursioni conducono gli spettatori nelle faggete della Lessinia, nelle contrade di Bosco Chiesanuova, al Cóvolo di Camposilvano, al Buso del Valon, alle cave del Monte Loffa, ai musei preistorici e paleontologici.
Concorso internazionale. Per il secondo anno, il progetto Såm invita in Lessinia artisti, selezionati con un bando internazionale, con protagonisti della giuria i due curatori della residenza artistica: Rafał Milach dell’Agenzia Magnum Photos e la book designer Ania Nałęcka-Milach coadiuvati da Ana Blagojevic, Chiara Bandino e Francesco Biasi co-fondatori dell’iniziativa. Tra più di 150 proposte arrivate, sono stati scelti quattro creativi di diversa nazionalità: Claire Laude (Francia), Martina Zanin (Italia), Krzysztof Światły (Polonia) e Anto Milotta (Italia). La ricerca di ciascuno si è estesa nel periodo da marzo a giugno. Il lavoro di Claire Laude prende ispirazione dalle architetture tipiche della Lessinia, utilizzandone i materiali e le forme per ricreare delle installazioni visitabili in una stalla vicino a Velo Veronese. Krzysztof Światły, partendo dai fossili di Bolca, elabora una riflessione visiva sui linguaggi ormai scomparsi. Martina Zanin individua e racconta per immagini il rapporto tra l’interno della montagna e l’esterno. Anto Milotta ricerca i suoni di un mondo che si interpone tra quello dei vivi e quello dei morti, prendendo spunti da storie popolari.
Piazza del Festival. Rinnovata l’offerta enogastronomica che ha come nuovo partner per la tavola calda Antoniazzi con i vini Bertani e con la collaborazione di: Consorzio per la tutela del formaggio Monte Veronese Dop, Ceramiche Benedetti, Lambertini e Lessinia Gourmet. Apre tutti i giorni di Festival la Libreria della Montagna gestita da Bussinelli Editore. Alle 23 la musica chiude le serate di proiezione con un viaggio musicale nel mondo. Il Film Festival della Lessinia ha ottenuto quest’anno l’Alto Patrocinio del Parlamento Europeo, il Patrocinio del Ministero dell’Ambiente e il Patrocinio di Wwf Italia Onlus. Importanti riconoscimenti che si aggiungono al sostegno di: Ministero per i Beni e le Attività Culturali e il Turismo, Regione Veneto, Comunità Montana e Parco della Lessinia, Comune di Bosco Chiesanuova, Provincia di Verona, Fondazione Cariverona, Università degli Studi di Verona, Curatorium Cimbricum Veronense. Sponsor della manifestazione sono Cassa Rurale Vallagarina, Cantine Bertani e Fimauto Bmw.
Fonte: Servizio stampa Film Festival della Lessinia
Riceviamo e pubblichiamo da Gianni Sandon, ex consigliere Parco Colli Euganei
“Neanche più del rispetto delle scadenze per il rinnovo del commissariamento dei parchi si preoccupa la Regione. Commissariamento che dura da più di 3 anni e di cui il 30 giugno scorso è scaduta anche l’ultima proroga. E ancora non si sa se, e di quanto, sia stata decisa l’ulteriore, inevitabile proroga. Semplice “dimenticanza” o la riprova della profonda ostilità della Regione per i parchi? Da quando l’attuale maggioranza amministra la Regione, dal ’95, (e Zaia ne è alla guida dal 2005) non si è fatto un solo nuovo parco. Ci si è accontentati di quei miseri 5 istituiti tra fine anni ’80 e primi anni ’90. Come se pensare ai parchi fosse un frivolo fastidio e non un’operazione d’avanguardia per qualificare la politica del territorio”.
“Ostilità certo favorita dalla gestione a dir poco scialba che dei parchi si è fatta. Risultato cui ha non poco contribuito anche il sostanziale boicottaggio della stessa Regione, che con la crisi epocale del 2008/2009 ha visto finalmente l’occasione per lo smantellamento definitivo di questa istituzione. Per “ridurre le spese di funzionamento” con la finanziaria del 2011 aveva preannunciato un apposito disegno di legge di “riordino e razionalizzazione degli enti strumentali”. Che viene presentato nel luglio 2012. Ma l’obiettivo di fondo, altro che risparmio e razionalizzazione, diventa quello di limitare le competenze dei parchi al solo aspetto “naturalistico”, togliendo loro quelle in materia di territorio, ambiente e persino di paesaggio. E per 4 anni la si è confusamente smenata questa grande riforma”.
“Nel 2016 l’affondo finale: il 17 maggio anche il parco dei Colli, come gli altri, viene commissariato. Ma solo in attesa della nuova legge, recita la delibera di Giunta, e al massimo per un anno, rinnovabile solo “per gravi ragioni”. Che chissà quali sono perché il commissariamento viene successivamente prorogato nell’agosto e nel dicembre 2017, e ancora nel giugno 2018 fino al 30 giugno scorso. In una situazione peraltro divenuta ancor più sconcertante. Perché infatti nel frattempo la legge di “riordino” è arrivata. Una legge “topolino” che in realtà si limita a rimescolare un po’ le carte. E dal giugno dello scorso 2018 la legge contiene scadenze ben precise per riavviare la macchina dei Parchi, messe anche per iscritto dal competente assessore regionale. Ma tutte immancabilmente disattese, continuando a prendere in giro mezzo mondo”.
“Caro Zaia, se l’apposita commisione ministeriale prendesse questa gestione dei Parchi come esempio, forse si convincerebbe che l’autonomia della Regione, invece che ampliarla, bisognerebbe limitarla”.
Un uso corretto e controllato del servizio irriguo è esempio di rispetto. Per questo il Consorzio di bonifica Bacchiglione, in accordo con la Regione del Veneto e il Consorzio di bonifica Acque Risorgive, ha stilato un protocollo di gestione delle crisi idriche per regolamentare l’utilizzo dell’acqua, garantendo un servizio efficiente e riducendo gli sprechi.
Le indicazionisulle derivazioni dell’acqua dal canale Novissimo prevedono la limitazione del prelievo in fasce orarie stabilite e il coordinamento con il personale consortile per manovre particolari. Le zone interessate sono in particolar modo i comuni di Chioggia e Codevigo, dove sono presenti colture che necessitano di un apporto idrico giornaliero. «I cambiamenti climatici e le loro conseguenze sul nostro territorio non possono più rimanere inascoltati. Dobbiamo intervenire con manovre preventive per far fronte alle possibili crisi idriche. Quest’anno siamo riusciti a disciplinare l’utilizzo dell’acqua anche nelle zone delle valli da pesca – afferma il presidente del Consorzio di bonifica Bacchgilione Paolo Ferraresso -. Il Consorzio Bacchiglione sta facendo la sua parte attraverso l’installazione di elettropompe e l’immissione d’acqua dal canale L.E.B. in modo tale da garantire sempre un servizio efficiente».
Le misure straordinarieper la stagione estiva prevedono la concentrazione delle operazioni di attingimento nelle ore diurne, in cui i livelli sono mantenuti alti, mentre durante le ore notturne i livelli vengono abbassati per ridurre i costi energetici di pompaggio e gli sprechi. Inoltre sono state predisposte delle pompe di emergenza da posizionare presso gli impianti idrovori per poter pompare acqua nel canale Novissimo in caso di necessità. In caso di criticità è richiesta la riduzione dei prelievi a tutti gli utenti.
Fonte: Servizio stampa Consorzio di bonifica Bacchiglione
La Giunta regionale del Veneto ha prorogato al 31 ottobre 2020 il termine per completare gli investimenti finanziati con i bandi del Programma di Sviluppo Rurale relativi a “Infrastrutture viarie silvopastorali, ricomposizione e miglioramento fondiario e servizi in rete”, nonché al “Recupero naturalistico-ambientale e riqualificazione paesaggistica di spazi aperti montani/collinari abbandonati o degradati” e alla misura “ Investimenti per aumentare la resilienza, il pregio ambientale e il potenziale di mitigazione delle foreste”.
Difficoltà segnalate dai beneficiari. L’ulteriore proroga delle scadenze per l’esecuzione dei lavori, inizialmente previste rispettivamente al 4 agosto e al 25 settembre è stata dettata dai problemi conseguenti la tempesta Vaia di fine ottobre 2018 e dalla volontà dell’amministrazione regionale di venire incontro alle difficoltà segnalate dai beneficiari. Gli uffici regionali e Avepa, l’agenzia veneta per i pagamenti in agricoltura, hanno accertato e confermato le difficoltà dei beneficiari ad ultimare gli investimenti finanziati entro i termini previsti a causa del problematico accesso ai siti e del sovraccarico di lavoro che devono fronteggiare le imprese alle quali sono stati commissionati gli interventi. “Il rinvio delle scadenze a fine ottobre 2020 è un provvedimento di buon senso per valorizzare l’efficacia dei bandi e consentire ai beneficiari di portare a buon fine i lavori intrapresi”, ha commentato l’assessore all’agricoltura Giuseppe Pan.
gli effetti nelle montagne venete della tempesta Vaia
Dopo il Piemonte, il Veneto è la seconda regione alpina per numero di bandiere verdi assegnate da Legambiente alle buone pratiche locali in difesa dell’ambiente e contro l’emergenza climatica.
Tempesta Vaia. Per tutelare la fragilità delle zone montani causata dai cambiamenti climatici in atto è necessario, secondo l’associazione ambientalista, mettere in campo azioni innovative di difesa del territorio, replicando le esperienze virtuose che vanno in questa direzione. Premiati in Veneto i Comuni della provincia di BellunoRocca Pietore e Feltre per per gli sforzi tesi a restituire centralità alla montagna e per i lavori di rimessa in sicurezza dei luoghi colpiti dalla tempesta Vaia lo scorso ottobre. «La tempesta Vaia ha mostrato con grande chiarezza quanto il cambiamento climatico possa essere repentino e toccarci in prima persona – dichiara Luigi Lazzaro, presidente di Legambiente Veneto – per affrontare la crisi climatica serve intervenire subito con politiche mirate ed efficaci e approvare piani di adattamento climatico che partano dai territori colpiti, mettendo al centro il protagonismo delle comunità; si pensi al caso di Feltre, che ha reagito all’emergenza mobilitando cittadini e associazioni: un lavoro incessante che prosegue con la realizzazione di un primo campo di volontariato nazionale per contribuire al ripristino dell’ecosistema.»
Tradizioni rurali preservate. Nella provincia di Verona i riconoscimenti per buone pratiche di sostenibilità sono andati invece all’allevatore Modesto Gugole che porta avanti la transumanza e a Nello e Giorgio Boschi che mantengono viva la tradizione delle carbonaie, attività nata dalla migrazione cimbri dalla Bassa Bavaria nel XII-XIII secolo.
Alpi sempre più calde. Secondo Legambiente per affrontare i cambiamenti climatici – in particolare nelle Alpi che vedono il doppio dell’aumento medio della temperatura – è necessario tanto moltiplicare le esperienze virtuose di gestione del territorio e delle risorse, quanto sviluppare finalmente un modello energetico distribuito e rinnovabile che sia un’opportunità per territori, famiglie, imprese. Perché per fermare l’emergenza climatica serve una radicale inversione di rotta che riduca drasticamente le emissioni e metta al centro il necessario adattamento del territorio.
Laureati e post laureati italiani e stranieri hanno tempo fino alle ore 12 di venerdì 30 agosto 2019 per presentare le domande di partecipazione al bando della quinta edizione delle Borse di studio sul paesaggio, istituite dalla Fondazione Benetton Studi Ricerche nel quadro delle attività di ricerca sul paesaggio e la cura dei luoghi sviluppate con il proprio Comitato scientifico.
L’edizione 2019/2020prevede l’attivazione di due borse di studio semestrali, una per ciascuna delle due aree tematiche – Natura e giardino e Progetto di paesaggio -, ispirate rispettivamente alle eredità culturali di Ippolito Pizzetti (1926-2007) e di Sven-Ingvar Andersson (1927-2007), figure fondamentali per il lavoro scientifico della Fondazione fin dalla sua istituzione. Per la prima borsa di studio (area tematica Natura e giardino) ai candidati viene richiesto di presentare un progetto di ricerca sul tema dei nuovi paesaggi emergenti nell’Antropocene, con attenzione particolare alle questioni relative al rapporto tra intervento umano e natura, preferibilmente legato alla realtà geografica italiana. Per la seconda (area tematica Progetto di paesaggio) viene richiesto un progetto di ricerca sul tema del rapporto tra accelerazione ambientale e atteggiamento culturale nei confronti del progetto del giardino e del paesaggio. I candidati possono presentare, individualmente, un solo progetto di ricerca, originale e costruito esplicitamente attorno a una delle due aree tematiche.
La durata delle borse di studio, residenziali e non prorogabili, è di sei mesi ciascuna. Il periodo di svolgimento sarà dal 15 gennaio 2020 al 15 luglio 2020.
Il valore di ciascuna borsa è fissato in euro 10.000,00 (lordi). Possono candidarsi alla borsa di studio laureati (laurea magistrale) e post laureati italiani e stranieri che non abbiano compiuto i 40 anni alla data del 30 agosto 2019. Non possono concorrere i titolari di assegni di ricerca, né coloro i quali ricoprano un impiego pubblico o privato e svolgano una qualunque attività lavorativa in modo continuativo. Il modulo per la candidatura è disponibile, con il bando, nel sito www.fbsr.it oppure può essere ritirato presso la segreteria della Fondazione (via Cornarotta 7, Treviso, aperta dal lunedì al venerdì, ore 9-13 e 14-18). La domanda, con i vari allegati, dovrà essere inviata tramite posta elettronica all’indirizzo paesaggio@fbsr.it con oggetto “Borse di studio sul paesaggio 2019/2020” oppure fatta pervenire con un’altra modalità alla segreteria della Fondazione con la stessa scadenza.
La selezione dei borsisti, insindacabile, sarà effettuata da una commissione appositamente istituita dalla Fondazione, i cui membri provengono dalla sua struttura e dal suo Comitato scientifico. I risultati saranno resi noti entro il 30 ottobre 2019 mediante pubblicazione nel sito http://www.fbsr.it. Comitato scientifico della Fondazione Benetton Studi Ricerche: Maria Teresa Andresen, Università di Porto; Giuseppe Barbera, Università di Palermo; Hervé Brunon, Centro André Chastel, Parigi, CNRS; Anna Lambertini, Università di Firenze; Luigi Latini (presidente), Università Iuav di Venezia; Monique Mosser, Scuola superiore di architettura di Versailles, CNRS; Joan Nogué, Università di Girona; José Tito Rojo, Università di Granada. Referenti internidelle borse di studio sul paesaggio: Luigi Latini, presidente del Comitato scientifico; Silvia Brugnaro, segreteria; Simonetta Zanon, responsabile progetti paesaggio (coordinamento). Per ulteriori informazioni:
Fondazione Benetton Studi Ricerche, T 0422 5121.
Fonte: Servizio stampa Fondazione Benetton studi e ricerche
Il Consiglio internazionale del Programma Mab (Man and Biosphėre) dell’Unesco ha proclamato due nuovi siti italiani riserve mondiali Unesco: la riserva “Po Grande” e le Alpi Giulie.
Po grande, gestione integrata dell’acqua. Dell’area mediana del Po, perimetrata grazie a un’alleanza tra 85 Comuni, 3 Regioni (Emilia Romagna, Lombardia e Veneto) e 8 Province (Lodi, Piacenza, Cremona, Parma, Reggio Emilia, Mantova, Rovigo e Pavia) che hanno condiviso gli obiettivi del programma Mab basati sulla conservazione, lo sviluppo sostenibile e l’educazione, è stato riconosciuto il rilievo di questo nuovo progetto di gestione integrata dell’acqua che si connette ai due già esistenti: Delta del Po e Collina Po.
Per quanto riguarda le Alpi Giulie, il comitato Unesco ha messo in luce la sua specificità: una collocazione territoriale all’incrocio di tre zone biogeografiche e aree culturali, che ha prodotto una ricchissima biodiversità e il mantenimento di tradizioni popolari su cui la riserva intende fondare i propri percorsi di sviluppo sostenibile, anche in una logica transfrontaliera con la confinante e omonima riserva slovena.
19 territori italiani iscritti nelle riserve Mab Unesco. “Si tratta – afferma il ministro dell’Ambiente Sergio Costa – di un riconoscimento molto importante per il nostro patrimonio naturalistico. Salgono così a 19 i territori italiani iscritti nelle riserve Mab dell’Unesco quali luoghi unici in cui si concilia lo sviluppo e la tutela della natura e in cui il rapporto tra uomo e ambiente è esemplare. Crediamo fortemente nel Programma Mab dell’Unesco e anche per questo abbiamo lanciato, un anno fa, in tale contesto, l’iniziativa dei ‘caschi verdi per l’ambiente’, un ‘esercito’ di esperti mondiali che aiuterà i patrimoni naturalistici Unesco ad attuare e implementare le politiche di sostenibilità”. Ulteriori informazioni a questo link