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Uragano nel Bellunese, problematico il recupero del legname delle piante abbattute, Confartigianato Imprese Veneto chiede a Zaia l’apertura di un tavolo guida per ridurre dispersioni e privilegi

“Ogni giorno che passa è un piccolo regalo che facciamo agli speculatori! A dirlo è Agostino Bonomo, presidente di Confartigianato Imprese Veneto, che ha scritto al Commissario per l’emergenza Luca Zaia chiedendo l’apertura di un Tavolo Guida che riduca dispersioni e privilegi.

Le problematiche. A tre settimane dalla tempesta di vento e pioggia che si è abbattuta sul Veneto, non è ancora possibile, infatti, fare una conta precisa. Restano le stime di milioni di alberi tra Veneto Friuli e Trentino, di cui circa 1 milione solo in Veneto tra le province di Treviso Belluno e Vicenza, fatte a poche ore dal disastro. Eppure il sistema satellitare europeo Copernicus avrebbe dovuto, in 15 giorni, dare una lettura precisa sia del numero di piante abbattute, della loro localizzazione e soprattutto una mappatura delle tipologie di alberi a terra. “C’è confusione di proposte di scelte da parte dei diversi proprietari, privati o regole che siano -spiega Bonomo -. C’è la pressione speculativa di operatori fuori Veneto (Trentini e Austriaci). Abbiamo chiesto in sede di audizione sul bilancio di previsione 2019 uno stanziamento per interventi a favore della componente produttiva e di stoccaggio. Potremmo anche immaginare di riaprire impianti, di prima lavorazione del legno, chiusi negli scorsi anni”.

Disponibilità del mondo artigianale. Continua Bonomo: “Desidero ribadire la piena disponibilità della Federazione Regionale che presiedo a collaborare sui temi posti dalle conseguenze del maltempo. Come sistema abbiamo già stanziato linee di intervento, per imprese e lavoratori, operate dagli Enti Bilaterali dell’artigianato Veneto EBAV, Edilcassa Veneto e dal sistema dei nostri Confidi che hanno già concordato con gli istituti di credito condizioni di favore per le imprese colpite e la sterilizzazione dei cosi di istruttoria. La Confartigianato Imprese Veneto resta a disposizione, anche con l’apporto che può dare la collega Claudia Scarzanella, presidente di Confartigianato Imprese Belluno e titolare di un impianto di prima lavorazione del legno in Forno di Zoldo”.

Fonte: Servizio stampa Confartigianato Imprese Veneto

“Chiudere da subito la stagione venatoria sulle Dolomiti venete, friulane, trentine e bolzanine”: è l’appello di Mountain Wilderness Italia alle amministrazioni regionali delle Dolomiti. E domenica 11 novembre, l’Ecoistituto del Veneto Alex Langer organizza la 31^ marcia in difesa della Foresta del Cansiglio.

Mountain Wilderness Italia, associazione di alpinisti per la tutela dell’ambiente montano ha fatto un appello – che volentieri condividiamo di seguito – alle amministrazioni regionali delle Dolomiti chiedendo di sospendere da subito la caccia dopo il disastro alluvionale occorso a fine ottobre nel Triveneto.

“La frustata di vento subita da tutte le aree boscate delle Dolomiti è stata impressionante. Una prima valutazione porta a una schiantata diffusa che si aggira sui 5 milioni di metri cubi di legname. Sono state abbattute foreste mature ma anche boschi giovani, ancora perticaie. Migliaia di ettari di superfici impervie sono devastate. Si impiegheranno decenni per recuperare queste enormi aree, per vederle ancora coperte di vegetazione varia. Decenni di impegno dei servizi forestali, dei proprietari pubblici e privati dei boschi sono stati cancellati in poche ore”.

“Una foresta distrutta non significa solo piante. La foresta è come una città, è un insieme di vite e significati che l’uomo ancora non è riuscito a comprendere nella sua complessità. In queste enormi distese sono rimasti uccisi decine di migliaia di animali selvatici, non solo i grandi ungulati (cervi, caprioli, daini), ma anche altra pregiata fauna selvatica. Mountain Wilderness Italia lancia un appello alle amministrazioni regionali delle Dolomiti, a quelle delle province autonome, perché venga chiusa da subito la stagione venatoria. E’ inconcepibile in una situazione naturalistica tanto devastata permettere lo svolgimento della caccia. Quanto è sopravvissuto della fauna selvatica, probabilmente pochi esemplari di animali per area, va lasciato recuperare, tutto il mondo animale deve prepararsi a affrontare un duro inverno, dovrà riadattarsi a un territorio sconvolto e irriconoscibile, anche impercorribile”.

“Il prossimo anno andranno ripresi i censimenti, seri, attuati certo dai volontari, ma anche con l’apporto diffuso delle autorità preposte alla vigilanza: carabinieri – forestali, agenti venatori, polizia locale di vigilanza boschiva. Solo sulla base di censimenti gestiti e controllati dall’ente pubblico si potrà poi valutare se vi saranno o meno le condizioni per riaprire l’attività venatoria a qualche specie faunistica. Al momento, un minimo di rispetto deve portare tutte le sensibilità culturali e politiche dei territori delle Dolomiti a sostenere l’immediata e definitiva chiusura della caccia per la stagione 2018″.

11 novembre, tutti in marcia in difesa della foresta. Nel 1987 erano meno di una decina, l’anno dopo, in 2000. Da quell’anno in poi, alpinisti e ambientalisti non hanno mai smesso di trovarsi per marciare in difesa della Natura e, in particolare, dell’Antica Foresta del Cansiglio e lo stesso faranno domenica 11 novembre. Il ritrovo è alle ore 9.30 nel piazzale del ristorante S. Osvaldo al centro della Piana. Il maltempo di fine ottobre ha provocato dei danni notevoli anche alla foresta del Cansiglio, molto minori di quelli subiti dalle foreste del Cadore, Carnia, Altopiano di Asiago, Paneveggio, Latemar ecc… ma comunque rilevanti. Le aree più colpite in Cansiglio sono state Pian Rosada, Vivaio, Pian Canaie, proprio le zone da cui tradizionalmente si parte con la marcia verso Casera Palantina. Vista la difficile situazione, così come anche consigliato dal CAI nei giorni scorsi di evitare i sentieri nelle aree di foresta compromessa, è stato deciso di spostare l’incontro in Pian Cansiglio. Si parte alle ore 10 per il villaggio Cimbro de Le Rotte e da qui, attraverso il sentiero dei Cimbri, fino al villaggio di Vallorch per poi scendere fino al Rifugio escursionistico Casa Vallorch, l’edificio a cui con un incendio doloso un anno fa, ad una settimana dalla manifestazione contro la vendita dell’ex albergo San Marco, è stato bruciato il tetto. Arrivati al Rifugio Vallorch circa alle ore 12, ci si fermerà per una colazione al sacco, per fare il punto sul Cansiglio in generale, sui lavori di recupero al rifugio stesso, sulla situazione attuale dopo le avversità atmosferiche e sul futuro della gestione della foresta, sui tentativi ancora in atto di vendita del San Marco, sulle nostre possibili azioni future e in più qualche intervento musicale. Partenza circa alle 14 per proseguire lungo il sentiero naturalistico S nella faggeta, per poi scendere lungo il perimetro della ex base Nato ( Caserma Bianchin), costruita negli anni ’60 del secolo scorso in pieno periodo di Guerra Fredda, ora tutta bonificata tranne un hangar adibito a spazio multiuso (ricettivo e culturale), per ritornare al parcheggio del S. Osvaldo circa alle 15 e concludere la giornata con la presenza davanti all’ex albergo San Marco. Per informazioni, Ecoistituto del Veneto Alex Langer 041.935666 329.9611323.

Fonte: Mountain Wilderness Italia ed Ecoistituto del Veneto Alex Langer

#Venetoinginocchio. Post alluvione, fronte comune aree montane del Veneto per chiedere interventi eccezionali di sgombero e stoccaggio piante cadute

Un allarme nell’emergenza post alluvione di fine ottobre arriva dal sistema veneto delle imprese boschive. Confartigianato Imprese Veneto, Confartigianato Belluno e Confartigianato Vicenza, assieme al Consorzio Imprese Forestali del Triveneto hanno spedito ieri un’accorata lettera di richiesta di aiuto al Governatore Luca Zaia, agli assessori regionali competenti oltre che alle Unità Organizzative Forestali di Belluno e Vicenza chiedendo interventi straordinari che aiutino a gestire l’urgente sgombero del materiale schiantato a terra (si stima in Veneto superi abbondantemente il milione di metri cubi), il suo stoccaggio e a programmare il risanamento e ripristino delle foreste danneggiate da fitopatie, infestazioni parassitarie ed eventi climatici.

Le azioni richieste. Le quattro organizzazioni chiedono prioritariamente: di aumentare la disponibilità finanziaria della misura 8.6.1 F.A. 2A (investimenti in tecnologie forestali e nella trasformazione, mobilitazione e commercializzazione dei prodotti forestali), concedendo anche la possibilità di eventuali deroghe sostanziali rispetto agli investimenti ammessi a finanziamento; stilare prontamente un altro bando, prima della fine del periodo programmatico, per la misura 8.6.1 F.A. “2A” e “5C”, provvedendo a ridistribuire le dotazioni del PSR tra le diverse misure e mutando la cronologia dei bandi. Queste azioni permetterebbero di aumentare il grado di competitività delle imprese in loco, che potrebbero assumere nuova forza lavoro, a tutto vantaggio del tessuto imprenditoriale veneto, nonché dell’economia locale e montana in generale, affrontando le criticità in essere con le maggiori ricadute sociali.

Ridurre al minimo le possibili speculazioni estere. “Chiediamo – recita ancora la lettera – un coordinamento regionale per gestire l’emergenza al fine di organizzare attentamente le operazioni di sgombero e di vendita del materiale schiantato e pericolante, mediante un’azione condivisa con i proprietari pubblici e privati, le comunità locali, le imprese dei territori colpiti e quelle italiane di settore, riducendo al minimo le possibili speculazioni estere. Per questo riteniamo necessario un appoggio scientifico dell’Università degli studi di Padova allo scopo di rafforzare le operazioni del personale regionale dei vari uffici forestali. In tal senso, si ritiene utile ipotizzare soluzioni alternative ed estreme di stoccaggio del materiale legnoso più pregiato, anche mediate l’utilizzo dei principali laghi montani, nonché coordinare lo stoccaggio su piazzali in zone agricole disseminate nel Triveneto, al fine di calmierare il mercato e sostenere i proprietari e le imprese locali”.

Priorità d’intevento a imprese venete e poi italiane. Si ritiene che, nel rispetto dei principi di libera concorrenza, in questa situazione di emergenza, i cui effetti a lungo termine ricadranno nuovamente sul territorio colpito e sulle imprese locali in primis, dovrebbe essere data una priorità d’intervento alle imprese venete e successivamente italiane, al fine di non “svendere” o peggio ancora “regalare” il nostro legname al mercato estero calmierando i prezzi e ponendo in essere un efficace contenimento degli effetti negativi.

Rivedere le misure già esistenti. “Le nostre imprese regionali -spiegano da Confartigianato- si stanno organizzando per realizzare piazzali di stoccaggio, almeno dei tronchi conservabili, al fine di regolare lo sfruttamento in modo progressivo, cercando di sostenere il mercato di filiera. Riteniamo che vadano velocemente ripresentate e adeguatamente sostenute con risorse proporzionate le misure già esistenti del Piano di Sviluppo Rurale in grado di poter contribuire ed affrontare l’attuale crisi: 8.4.1 – Risanamento e ripristino foreste danneggiate da calamità naturali, fitopatie, infestazioni parassitarie e eventi climatici; 8.5.1 – Investimenti per aumentare la resilienza, il pregio ambientale e il potenziale di mitigazione delle foreste; 4.3.1 – Sostegno a investimenti nell’infrastruttura necessaria allo sviluppo, all’ammodernamento e all’adeguamento dell’agricoltura e della silvicoltura. Quest’ultima dovrebbe essere modificata allo scopo di permettere la reale manutenzione straordinaria della rete viaria silvopastorale regionale, al fine di consentire lo sgombero del materiale schiantato ed evitare un massiccio abbandono del territorio, con conseguenze pesantissime “oltre alle risorse straordinarie che dovrebbero sostenere i proprietari forestali pubblici e privati o attraverso indennizzi o attraverso contributi per il recupero dei boschi schiantati”.

Necessario un piano pluriennale. “Nel medio e lungo periodo -conclude la nota-, risulta altresì doveroso e auspicabile iniziare a programmare fin da subito il nuovo periodo programmatico “2021-2027” del Piano di Sviluppo Rurale con azioni ad hoc, precise e specifiche a sostegno del settore forestale, dei proprietari e delle imprese della filiera con lo scopo di contenere i danni, risolvere e sostenere l’economia locale e contribuire alla predisposizione di un modus operandi volto a limitare gli effetti dei cambiamenti climatici in atto, non dimenticando la cura del paesaggio e dell’ambiente quale volano per questi territori”.

Fonte: Servizio stampa Confartigianato Imprese Veneto

A Bergamo, città del Paesaggio, esempi di giardini spontanei per valorizzare i luoghi secondo gli insegnamenti di maestri paesaggisti

piazza Vecchia di Berrgamo alta trasformata in un giardino spontaneo a settembre 2018 (foto A. Bedin)

(di Alessandro Bedin, consigliere Argav) Dal 6 al 23 settembre scorso Bergamo si è riconfermata città del Paesaggio con vari allestimenti nelle piazze e giardini della città Alta, splendido borgo dove il concetto di paesaggio è ben espresso dall’immersione della città nel verde dei colli (quasi 5000 ettari) quale massima espressione di interazione tra l’uomo e il territorio.

fruibilità del giardino spontaneo in cui è stata trasformata piazza Vecchia di Bergamo alta lo scorso settembre

Valorizzare luoghi nella spontaneità della Natura. Quest’anno l’associazione culturale Arketipos, in collaborazione con il comune di Bergamo, oltre ai numerosi incontri ed eventi che sono stati proposti in un ampio programma, ha puntato alla trasformazione della piazza Vecchia, considerata da Le Corbusier (1887-1965),architetto, urbanista, pittore e designer svizzero naturalizzato francese, “la più bella del mondo”, in uno straordinario giardino spontaneo come ci ha già insegnato di saper far bene il maestro olandese Piet Oudolf, paesaggista famoso per i suoi giardini dall’aspetto selvatico, in altre realtà nel mondo molto conosciute, come è il caso dell’High Line di New York o del “teatro delle piante” nella Ruhr in Germania, quest’ultimo un allestimento verde nella vasca di sedimentazione di un ex depuratore industriale. Un modo per insegnarci a valorizzare luoghi, anche dismessi, con la spontaneità della Natura e a riconoscere nel suo ordinato/disordine un fascino speciale e una importanza determinante per la continuità della vita.

13, 20 e 27 novembre 2018, Veneto Orientale: corso gratuito di formazione per insegnanti delle scuole elementari e medie sul sistema del paesaggio della bonifica, iscrizioni entro il 7 novembre

foto Consorzio di bonifica Acque Risorgive

L’Osservatorio Locale del Paesaggio della Bonifica del Veneto Orientale, in collaborazione con il Dipartimento di Scienze Storiche, Geografiche e dell’Antichità dell’Università di Padova, l’Osservatorio Regionale del Paesaggio e la sezione Veneto dell’Associazione Italiana Insegnanti di Geografia, con il sostegno della Regione Veneto, organizza il percorso di formazione gratuito Educare al paesaggio della bonifica. Un viaggio nelle aziende agricole della Venezia Orientale per docenti della scuola primaria e della scuola secondaria di I° grado.

Il corso, della durata complessiva di 12 ore, si terrà in 3 giornate, martedì 13, 20 e 27 novembre 2018 (da 12 a 40 iscritti al massimo). Le adesioni si chiuderanno al raggiungimento del numero minimo e massimo dei partecipanti, dando priorità alla partecipazione da parte di docenti appartenenti a Istituti e a Comuni diversi, al fine di favorire la massima diffusione dei risultati e delle ricadute didattiche. Il percorso formativo, accreditato dall’Università di Padova, prevede attività di visita sul campo ed osservazione, lezioni interattive e lavori di gruppo, strutturate in tre incontri pomeridiani, scelti con l’obiettivo formativo di coinvolgere i partecipanti nel complesso sistema del paesaggio di bonifica del Veneto orientale, partendo da un’esperienza diretta nelle principali realtà che “costruiscono” tale paesaggio, ossia le aziende agricole.

Nel dettaglio. Martedì 13 novembre 2018 ore 14.30/18.30 La bonifica oggi: educare al paesaggio (Azienda agricola Cà Corniani, Ca’ Corniani, 30021 Caorle, VE) Martedì 20 novembre 2018 ore 14.30/18.30 Il paesaggio rurale come luogo per la creatività e l’innovazione (H-Farm, via Sile, 41 – Roncade, TV) Martedì 27 novembre 2018 ore 14.30/18.30 Produzioni biologiche e paesaggio di bonifica: un viaggio dentro le trasformazioni del territorio (Azienda Agricola Biodinamica San Michele, via Colombo/SP46, 72, Jesolo, VE). È possibile effettuare l’iscrizione entro e non oltre il 7 novembre 2018, inviando una e-mail con i nominativi degli/delle insegnanti partecipanti a: Università di Padova – Dipartimento di Scienze Storiche, Geografiche e dell’Antichità – Tel. 348-0507818 – dott.ssa Sara Bin – edu.paesaggio.veneto@gmail.com VeGAL – Osservatorio del Paesaggio della Bonifica del Veneto Orientale – dott. Marco Dal Monego – vegal@vegal.net

Maltempo in Veneto, conta dei danni per agricoltori e pescatori, avviata da Avepa la ricognizione per indennizzi

malga nel Vicentino

“A memoria d’uomo agricoltori e allevatori del Bellunese non ricordano un evento di simile intensità e devastazione. Alla sede regionale di Avepa e alla direzione regionale del settore Primario di via Torino, a Mestre, stanno arrivando già le prime segnalazioni per iniziare la conta dei danni”. L’assessore regionale all’Agricoltura, Giuseppe Pan, insieme al direttore di Avepa, Fabrizio Stella, ha avviato le procedure per una prima ricognizione dei danni subiti da agricoltura, allevamento e pesca a causa di piogge, frane, esondazioni, mareggiate e acqua alta, interruzione del servizio elettrico e crollo di strade e infrastrutture occorsi nei giorni scorsi.

Le aree più colpite. Per la stima complessiva delle perdite bisognerà attendere la fine dell’emergenza che purtroppo non si è ancora conclusa, considerando che le previsioni parlano di altra pioggia in arrivo. Intanto sono partiti i primi sopralluoghi dei tecnici regionali e di Avepa in base alle segnalazioni che arriveranno dai Comuni e dalle associazioni di categoria con l’obiettivo di quantificare e documentare l’entità dei danni. “Siamo in contatto con le associazioni di categoria Cia, Coldiretti, Confagricoltura, e abbiamo attivato la rete dei tecnici forestali regionali che hanno affiancato le squadre della Protezione civile durante l’emergenza – dichiara Pan – al momento le aree più colpite risultano essere la provincia di Belluno, l’Altopiano di Asiago, il massiccio del Grappa e le aree del Veneto Orientale attraversate dal Piave e del Tagliamento”.

Soia e semina del frumento sono le colture più colpite. Quanto alla pesca professionale, i danni derivano dallo stop imposto ai pescherecci dai forti venti e dalle mareggiate, ma si temono perdite sensibili anche per la mitilicoltura: parecchi impianti off shore risultano compromessi, se non annientati, dalla violenza del mare. Divelte anche molte cavane nelle zone di Scardovari e Pila.

Richiesta di ricognizione e indennizzo. Agricoltori ed allevatori colpiti dal maltempo nelle loro attività possono avviare online le procedure di ricognizione e indennizzo scaricando dal sito di Avepa il relativo modulo “http://www.avepa.it/modulistica-generale-avversita-atmosferiche” . Lo rendono noto l’assessore regionale all’agricoltura, Giuseppe Pan e il direttore di Avepa, Fabrizio Stella, invitando gli interessati ad affrettarsi.

Fonte: Servizio stampa Regione Veneto

Maltempo in Veneto, danni ingenti alla foresta del Cansiglio, serre divelte nel Feltrino e mungitura di soccorso sul Grappa, aziende agricole isolate nel Bellunese e nel Vicentino

schianti di alberi in Cansiglio nella notte del 29 ottobre scorso

La notte del 29 ottobre scorso nella Foresta del Cansiglio (BL-TV) forti raffiche di vento hanno provocato gravi danni al patrimonio boschivo della famosa faggeta, cdemanio forestale regionale gestito da Veneto Agricoltura. A causa dell’inusuale evento atmosferico, le principali arterie viarie dell’area sono state interessate da numerosi schianti che ne hanno ostruito le carreggiate, ostacolando la viabilità, in via di ripristino. Le aree più danneggiate risultano essere quelle attorno alla località Pian Canaie, Vivaio, la zona soprastante Pian Osteria e l’area del Palughetto, dove gli schianti di faggi, abeti bianchi e abeti rossi, sono rilevanti.

Serre nel Feltrino

Molte aziende agricole sono ancora isolate e senza corrente elettrica – dice invece Coldiretti Veneto, che aggiunge: “La mungitura nelle stalle localizzate sul Monte Grappa in diversi casi è avvenuta in maniera manuale o, alla meglio, con gruppi elettrogeni di soccorso, gli agricoltori del feltrino stanno ripulendo campi e orti e sistemando le serre divelte recuperando il salvabile. A Gallio (VI) si segnalano allevatori bloccati nelle malghe mentre provvedevano al ripristino e manutenzione dei locali secondo prassi stagionale. All’opera anche gli operatori agrituristici che hanno strade d’accesso chiuse o franate per la pioggia incessante. Le piante sradicate dalle forti raffiche vanno sgomberate e i boscaioli sono pronti al primo intervento. Operazioni di prevenzione e cura, potatura e sviluppo radicale vanno garantite per evitare conseguenze sulla bellezza dei luoghi e sulla sicurezza della comunità.

 

Pubblicato il nuovo Atlante mondiale della desertificazione. Terra, un pianeta che boccheggia.

Il Centro Comune di Ricerca (JRC), servizio della Commissione europea per la scienza e la conoscenza, ha pubblicato la nuova edizione dell’Atlante mondiale della desertificazione, con l’obiettivo di mettere a disposizione dei responsabili politici uno strumento per migliorare le risposte locali alla perdita e al degrado del suolo.

Siamo una specie a rischio estinzione. L’Atlante contiene la prima valutazione completa basata su dati concreti del degrado del suolo a livello mondiale e sottolinea l’urgenza di adottare misure correttive. La pubblicazione fornisce alcuni esempi di come l’azione dell’uomo spinga le specie all’estinzione, minacci la sicurezza alimentare, intensifichi i cambiamenti climatici con conseguenti forti migrazioni di grandi masse di popolazione.

Pressioni sulle risorse naturali. L’Atlante evidenzia in particolare come la crescita della popolazione e i cambiamenti nelle nostre abitudini di consumo creino pressioni senza precedenti sulle risorse naturali del pianeta. Oltre il 75% della superficie terrestre è già degradata e questa percentuale potrebbe raggiungere il 90% nel 2050. Ogni anno si assiste al degrado di una superficie pari alla metà di quella dell’Unione Europea, equivalente cioè a 4,18 milioni di km : l’Africa e l’Asia sono i continenti più colpiti. Per l’UE, il costo economico del degrado del suolo è stimato nell’ordine di decine di miliardi di euro all’anno. Si ritiene che entro il 2050 il degrado del suolo e i cambiamenti climatici determineranno una riduzione del 10% dei raccolti mondiali. Il fenomeno sarà particolarmente evidente in India, in Cina e nell’Africa subsahariana, dove il degrado del suolo potrebbe dimezzare la produzione agricola. A causa dell’accelerazione riscontrata nella deforestazione, sarà sempre più difficile mitigare gli effetti dei cambiamenti climatici.

Migrazioni epocoli, soluzioni locali. Si stima che nel 2050 fino a 700 milioni di persone saranno costrette a migrare a causa di problemi legati alla scarsità delle risorse del suolo; entro la fine del secolo questa cifra potrebbe toccare addirittura i 10 miliardi. Il degrado del suolo è un problema di portata mondiale che avviene però a livello locale: ed è a questo livello che è necessario trovare soluzioni. Occorrono quindi maggiore impegno e una più efficace cooperazione a livello locale per arrestare sia il degrado del suolo sia la perdita di biodiversità. E’ possibile limitare un’ulteriore espansione agricola, che rappresenta una delle principali cause di degrado del suolo, aumentando la resa dei terreni agricoli già esistenti, passando a regimi alimentari a componente vegetale, consumando proteine animali provenienti da fonti sostenibili e riducendo le perdite e gli sprechi alimentari.

Scarica l’Atlante dal web. L’Atlante offre una chiara panoramica delle cause del degrado in tutto il mondo, compresi numerosi fatti, previsioni e dati su scala mondiale che possono essere utilizzati per individuare processi biofisici e socioeconomici importanti attualmente in corso e in grado di condurre, da soli o combinati tra loro, a un uso non sostenibile del suolo e al suo degrado. Si pià scaricare la pubblicazione a questo link

Fonte: Veneto Agricoltura Europa

27 ottobre 2018, a Quinto di Treviso si parla di come innovare e competere con l’economia circolare. A moderare il primo dei tre incontri organizzati da Confartigianato Imprese Veneto, sarà il vicepresidente Argav Gabriele Cappato.

Come creare 65 milioni di posti di lavoro? Basta salvare il clima. In estrema sintesi è questo il contenuto dello studio della Global Commission on the Economy and Climate che ha quantificato i vantaggi economici e sociali della salvaguardia del clima.

Numerose le resistenze ad un cambiamento inevitabile. Che la transizione ecologica rappresenti un’opportunità di cambiamento e di crescita alternativa rispetto a quella dettata dal modello attuale è stato ribadito da università, istituti di ricerca, conferenze internazionali. Eppure in molti non sembrano ancora convinti dell’interesse non solo ambientale e climatico, ma anche economico del cambiamento. Non lo sono numerosi governi (probabilmente anche per via delle pressioni delle stesse lobby poco inclini a spendersi per il clima), non lo sono le imprese grandi e piccole che siano (salvo alcuni casi molto sporadici).

Da queste premesse nasce l’obiettivo 2018/19 della Confartigianato Imprese Veneto di avviare un processo di conoscenza per aiutare gli imprenditori artigiani a comprendere perché dovrebbero guardare al cambiamento eco-sostenibile come ad un volàno di crescita, transizione che, secondo alcuni studi, potrebbe essere perfino più vantaggiosa del “business as usual”. Il primo appuntamento dal titolo: “Innovare & competere con l’economia circolare – i rifiuti“, moderato dal vicepresidente esecutivo Argav Gabriele Cappato, che si terrà sabato 27 ottobre 2018, a partire dalle ore 9.00, al BHR Treviso Hotel (S.R. 53 Via Postumia Castellana, 2 ) a Quinto di Treviso, va in questa direzione. Si tratta del primo di tre incontri, patrocinati da Argav, che Confartigianato Imprese Veneto dedica al tema dell’economia circolare, uno dei principali fattori di sviluppo e crescita per le imprese.

L’incontro è aperto al pubblico, per ragioni organizzative si prega di confermare la presenza registrandosi a questo link.

Fonte: Servizio stampa Confartigianato Imprese Veneto

Interventi irrigui, approvati dal Mipaaft 11 interventi in Veneto. Nell’ambito del Piano invasi, finanziata anche la realizzazione della condotta irrigua sotterranea alternativa al Fratta-Gorzone per assicurare acqua pulita ai campi e agli allevamenti delle terre contaminate dai Pfas.

da sinistra Giuseppe Romano. Giuseppe Pan e Andrea Crestani

Lo scorso 12 ottobre l’assessore regionale all’agricoltura e alla bonifica Giuseppe Pan, insieme al presidente e al direttore di Anbi Veneto (Unione regionale dei Consorzi di bonifica), rispettivamente Giuseppe Romano e Andrea Crestani, ha illustrato, nella sede di Avepa a Padova, opere, progetti e piano di investimenti approvato dal Ministero delle Politiche Agricole Alimentari Forestali e del Turismo in merito alle infrastrutture di adduzione e distribuzione della risorsa idrica irrigua.

Finanziati 11 interventi irrigui. Delle 19 proposte progettuali ammesse a finanziamento nell’ambito degli investimenti in infrastrutture irrigue del Programma di Sviluppo Rurale Nazionale (PSRN) 2014-2020 sei Consorzi di bonifica veneti hanno visto riconosciute le loro proposte per la realizzazione di un totale di 11 interventi irrigui, per un contributo complessivo di quasi 91 milioni di euro. Soddisfazione è stata espressa da Giuseppe Romano: “I Consorzi di bonifica veneti dimostrano di essere i più attivi ed efficienti anche nella capacità di recuperare finanziamenti“. Andrea Crestani ha aggiunto: “I Consorzi del Veneto sono riusciti a recuperare finanziamenti per progettualità che interessano ben 15 mila ettari di territorio. Siamo riusciti a fare un ottimo lavoro, ma non intendiamo fermarci qui. La sfida ora è riuscire a ottenere risorse per le altre opere non finanziate. Si tratta di progetti definitivi e già cantierabili, particolarmente utili nell’ottica del risparmio idrico e quindi per affrontare periodi siccitosi sempre più frequenti a causa dei mutamenti climatici“.

Piano invasi. Altra importante assegnazione di risorse ai Consorzi di bonifica veneti è quella del Piano invasi. “Parliamo di 23,450 milioni”, ha ricordato l’assessore Pan. “Di questi, 20 milioni sono stati destinati al Consorzio di bonifica di 2° grado Lessinio Euganeo Berico per la manutenzione del canale artificiale LEB che veicola le acque di qualità derivate dall’Adige, garantendo la riduzione del rischio di siccità e la vivificazione della rete superficiale in una vastissima area della pianura a nord dell’Adige”. A questi fondi, si aggiunge il finanziamento di 46 milioni di euro al Consorzio di bonifica Adige Euganeo da parte del Mipaaft nei primi mesi del 2018, per la realizzazione della condotta irrigua sotterranea alternativa al Fratta-Gorzone che assicurerà acqua pulita ai campi e agli allevamenti delle terre contaminate dai Pfas, dalla Bassa Veronese al Basso Vicentino alla Bassa Padovana. “Le risorse stanziate a favore del Veneto nel corso del 2018 superano quindi i 160 milioni di euro – ha concluso Pan – e vanno a finanziare gli interventi che la Giunta regionale aveva individuato come prioritari per il territorio nell’ambito del provvedimento di approvazione del Piano Irriguo Regionale”. A questo link l’elenco delle opere finanziate.

Fonte: servizio stampa Regione Veneto