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Giovani di Confagricoltura Veneto e Brescia , viveri e attrezzature da lavoro agli agricoltori dell’Emilia-Romagna colpiti dall’alluvione

un'azienda danneggiata dall'alluvione Continua a leggere

Anbi Veneto: mese di maggio in surplus pluviometrico, il rischio ora è dimenticare i due anni di siccità

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Non occorre attendere il dato complessivo del mese, per capire che maggio 2023 è stato per il Veneto un mese particolarmente piovoso: a fronte di una media nei trenta giorni stimata in 115 mm, nei primi 15 giorni si sono registrati 130 mm, un surplus pluviometrico che in ragione di successivi episodi temporaleschi è destinato ad accrescere in maniera significativa.Purtroppo, con il ritorno delle piogge intense, tornano anche gli episodi di allagamenti che fortunatamente si sono verificati in aree molto ristrette e con danni contenuti che non sono neanche vagamente paragonabili alla tragedia dell’Emilia-Romagna.

La principale ondata di maltempo si è verificata a cavallo tra il 10 e l’11 maggio e ha colpito tutto il territorio regionale comportando allagamenti e disagi nell’area tra il Polesine, la Bassa Veronese, la Bassa Padovana: le precipitazioni più intense si sono registrate a Trecenta (Ro) con 250 mm, mentre a Cinto Euganeo (Pd) si sono registrati 246 mm. Un tratto del canale Ceresolo è esondato allagando una porzione contenuta della campagna di Rovigo, mentre allagamenti si sono verificati nella Bassa Veronese tra Castagnaro e Villa Bartolomea e nel Padovano, tra Megliadino San Vitale e Monselice. Come purtroppo accade sempre più spesso a causa dei cambiamenti climatici, questi allagamenti sono dovuti a straordinarie quantità di pioggia che si abbattano in poche ore. Nelle aree sopraccitate, per esempio, si sono riversati in 36 ore quantitativi che mediamente cadono in due mesi.

Disagi a parte, le piogge hanno portato ristoro alle campagne, rimpinguato i bacini montani e sostenuto le portate dei fiumi che in molti casi, soprattutto i bacini meridionali, sono superiori alla media del periodo. Benefici sono attesi anche nelle falde acquifere, gravemente colpite dalla siccità, i cui tempi di rimpinguamento sono comunque molto lenti.

Al netto delle logiche considerazioni sull’importanza di un’efficiente rete di scolo, non va dimenticato che fino a poche settimane fa il Veneto – come gran parte del Paese – versava in una condizione di grave siccità che durava da quasi due anni. L’errore principale è dunque quello di dimenticare la situazione in cui corpi idrici e le campagne versavano: una situazione che purtroppo è destinata a riproporsi. Dal 2000 ad oggi sono stati ben sette gli anni caratterizzati da crisi idrica: come dire un anno ogni tre. Con un susseguirsi di record di anni caldi e secchi.

Qualcosa, a dire il vero si muove: l’avvio di una cabina di regia sull’emergenza idrica, la nomina di un Commissario esperto come Nicola dall’Acqua, le risorse stanziate (ultime annunciate, gli oltre 100 milioni stanziati dalla Cabina di regia per 5 regioni, 22 dei quali arriveranno in Veneto a integrare i costi per la realizzazione della nuova barriera anti sale sull’Adige), sono tutti segnali concreti che dimostrano come la crisi climatica sia ormai un tema ben presente nell’agenda politica.

L’alluvione in Emilia-Romagna. Con 350 mm di pioggia caduti in poche ore in un’area pedemontana attraversata da decine di fiumi a carattere torrentizio, la Romagna è stata colpita da una catastrofe naturale che ha tempi di ritorno plurisecolari. Una tempesta perfetta nella quale ha inciso anche un altro fattore: la stessa area, infatti, pochi giorni prima, era stata colpita da altri episodi temporaleschi significativi che avevano saturato il terreno riducendone la capacità di assorbimento. Ogni considerazione riguardante il consumo del suolo eccessivo e il fatto che la pianura Padana ha una natura pluviale, frutto di sedimenti trasportati nei millenni, e pertanto soggetta a questi fenomeni, è più che legittima; è comunque altresì evidente che questi eventi estremi, a conclusione di lunghi periodi siccitosi, sono effetto di cambiamenti climatici che sempre più condizionano e condizioneranno le nostre vite ed è pertanto fondamentale e non più rinviabile un ripensamento generale dei territorio. “Sarebbe miope tacere che quanto accaduto in Emilia-Romagna ha colpito una delle regioni più attente alla sicurezza idrogeologica, evidenziando l’impotente esposizione del nostro Paese alle violente conseguenze della crisi climatica – aggiunge Massimo Gargano, direttore generale di Anbi, – ma l’attenzione, in realtà, dovrebbe concentrarsi sulle troppe emergenze idrogeologiche, evitate per semplice casualità nelle scorse settimane, pur in quadro complessivo di siccità. E’ necessaria una nuova cultura del territorio, perché l’estremizzazione degli eventi atmosferici non è più un’eccezione, ma un ricorrente pericolo, che grava sulla vita delle nostre comunità.” Impressionante è osservare l’evoluzione delle piene in decine di torrenti concentrati in una zona piuttosto limitata dell’Emilia-Romagna e constatare che molti dei torrenti ora esondati segnalavano insufficienza idrica fino a qualche settimana fa; infatti, il bollettino di Arpae (Agenzia Prevenzione Ambiente Energia Emilia Romagna) ricorda che aprile era stato fortemente carente di piogge con un deficit pluviometrico, che a livello regionale aveva toccato il 66,2%! Gli aumenti repentini dei livelli registrati da fiumi e torrenti, evidenziano come siano in grado in poche ore di sprigionare una potenza distruttiva, che rende inadeguata l’attuale rete idraulica ed obbliga ad una riflessione anche sui criteri di manutenzione.

Fonte: ANBI Veneto

28 agosto 2015, #BRENTASTANDUP la cena di beneficenza organizzata a Roncade (TV) dai giovani del Veneto pro danni tornado Riviera del Brenta

Villa Fini Dolo prima_dopo tornadoLa Sezione Giovanile di Confagricoltura Veneto – ANGA Giovani di Confagricoltura-, in collaborazione con le associazioni giovanili di Coldiretti Giovani Impresa, AGIA-CIA Associazione Giovani Imprenditori Agricoli, AIGA Associazione Italiana Giovani Avvocati/Sezione Venezia e Super G Sezione Treviso, promuove un evento per aiutare in modo concreto quanti sono stati colpiti nella Riviera del Brenta dal tornado dell’8 luglio scorso.

La cena di beneficenza – che i Giovani hanno voluto chiamare #BRENTASTANDUP – si terrà venerdì 28 agosto a Roncade (TV) alle ore 21.00 presso il ristorante Perché/Whyes Dinner and Dance. L’evento, per il quale è stato richiesto il Patrocinio della Regione Veneto e dai Comuni di Mira e Dolo, e già patrocinato dal Comune di Pianiga, è aperto a tutti. Gli spazi interni ed esterni del locale permettono di poter accogliere fino a 350 persone. Il costo della partecipazione alla cena è di 30€ a personaParte del ricavato sarà devoluto alla Regione Veneto nell’apposito conto corrente presso Unicredit Banca destinato ad accogliere i versamenti a sostegno dell’emergenza. Inoltre, durante la cena in ogni tavolo saranno lasciate delle buste per raccogliere altre donazioni libere che andranno ad aggiungersi al ricavato della serata.  Per chi invece non potrà partecipare, ma volesse comunque contribuire, potrà effettuare un bonifico bancario sul conto corrente regionale c/c “Emergenza tornado in Veneto 8/7/2015” IBAN IT 57 V 02008 02017 000103827353 causale: Whyes Cena #BRENTASTANDUP 28.08.2015.

Maggiori info e prenotazioni. I Giovani organizzatori invitano sponsor e quanti vogliono contribuire a questo evento benefico a contattare la Segreteria. Per informazioni e prenotazioni lo staff di #BRENTASTANDUP è raggiungibile  all’indirizzo brentastandup@gmail.com o telefonicamente tramite  Valentina Dominese al numero +39 335 5203412.

Fronte comune per l’emergenza. Per la presidente dei Giovani dell’ANGA Veneto Chiara Sattin: “Mi fa molto piacere che a sostegno della nostra amata Riviera del Brenta devastata dal tornado dell’8 luglio scorso siano state da subito così tante le Giovanili che hanno prontamente dato la loro adesione, e mi piace pensare che ce ne saranno altre che si aggiungeranno strada facendo. Trovo che sia molto bello che sulle cose davvero importanti ci presentiamo tutti insieme facendo fronte comune. Mi auguro che siano in tanti a raccogliere l’invito e che si possa dare un contributo concreto e la nostra viva solidarietà alle persone che sono state duramente colpite da questa catastrofe”.

Fonte: Servizio stampa Confagricoltura Veneto

Maltempo in Veneto, i danni all’agricoltura superano già i 10 milioni di euro

Nichesola_Terranegra12 mila pulcini sono già annegati, ma a rischio ci sono anche 30 mila polli e un migliaio di tori nelle stalle allagate del padovano mentre nel bellunese gli allevatori sono costretti a gettare il latte che non riescono a trasportare per l’isolamento causato dalla neve. È questo il primo bilancio dei danni all’agricoltura che superano già i 10 milioni di euro, presentato da Coldiretti Veneto al presidente nazionale Roberto Moncalvo in visita alle aree alluvionate.

I danni in agricoltura. “Le coltivazioni a seminativo in pianura di cereali – sottolinea la Coldiretti – soffrono di asfissia e il raccolto è compromesso. Non va meglio per gli ortaggi in pieno campo allagati che stanno marcendo. I pregiati vigneti Doc del Piave sono stati sommersi dall’acqua mentre nelle serre – continua la Coldiretti – a causa dell’umidità le muffe stanno distruggendo le coltivazioni. Ci sono tutte le condizioni per chiedere lo stato di calamità per i danni all’agricoltura”. “Servono le opere infrastrutturali per la raccolta e la regimazione delle acque in una situazione in cui nell’82 per cento dei comuni italiani sono presenti aree a rischio idrogeologico per frane e/o alluvioni”, commenta Moncalvo. Che aggiunge: “A questa situazione non è certamente estraneo il fatto che un modello di sviluppo sbagliato ha tagliato del 15 per cento le campagne e fatto perdere negli ultimi venti anni 2,15 milioni di ettari di terra coltivata. Ogni giorno viene sottratta terra agricola per un equivalente di circa 400 campi da calcio (288 ettari) che vengono abbandonati o occupati dal cemento”.

(Fonte: Coldiretti Veneto)

Maltempo in Veneto, nella disattenzione di TV e Governo nazionali, pianura e montagna unite nell’emergenza

cervo in stalla

Foto Coldiretti Veneto

Mentre in pianura si cominciano a contare i danni delle esondazioni avvenute nella giornata di ieri e si scruta con preoccupazione il cielo per le piene dei fiumi e le piogge attese nei prossimi giorni, tra le storie che stanno caratterizzando le difficoltà in Veneto a causa del maltempo c’è anche quella del cervo smarrito tra la neve di Belluno che trova riparo nella stalla dell’allevatore Ghedina Stefano a due passi da Cortina.

Imprenditori agricoli custodi di un territorio sempre più delicato. Da qualche giorno l’animale si è rifugiato tra vacche e polli trovando cibo, cure e attenzioni nell’azienda agricola. Ma non è il solo, altri trenta capi, quotidianamente si rifocillano al fienile aziendale. Un’insolita convivenza tra bestie domestiche e selvatiche dettata dal disagio, ma anche una situazione che fa pensare al valore della presenza delle fattorie a ridosso dei centri abitati e nelle aree marginali in termini di solidarietà e sussidarietà nonostante i problemi di frane e crolli siano costanti. “Agricoltori a presidio di un territorio sempre più fragile – commenta Coldiretti – ma che grazie alle buone prassi e i servizi alla collettività continuano a rimanere una delle poche garanzie di salvaguardia ambientale”. Da circa una settimana, infatti, gli imprenditori di Coldiretti stanno provvedendo con mezzi propri e trattori a sgombrare strade e piazzali degli ospedali oltre che centri di soccorso alpino. Un’attività ritenuta prioritaria quanto l’emergenza di spalare i tre metri di neve sui tetti degli annessi rustici e delle loro abitazioni che fino ad ora han fatto registrare danni ingenti alle piccole cooperative di trasformazione di latte.

Fabio Bristot RufusMontagna, stanca di essere considerata “un parco giochi”. A questo riguardo, fortemente (e giustamente, ndr) critico nei confronti di media e istituzioni l’intervento di Fabio Bristot, responsabile del Corpo Nazionale Soccorso Alpino e Speleologico: “Da Pieve e nell’interno fino ad Arabba sono isolati da giovedì scorso. Ormai le risorse scarseggiano, i negozi sono svuotati, le stalle buttano via quintali di latte al giorno. Le previsioni meteo dicono che entro domenica potrebbero cadere altri 80 cm…C’è preoccupazione. E c’è anche rabbia, perché Stato centrale e tv nazionali parlano semmai solo di Cortina, dove i problemi sono praticamente risolti, dove l’Esercito si è scomodato per tirare giù la neve dai tetti, mentre ci sono centinaia e centinaia di persone che da giovedì scorso sono isolate dal resto del mondo, sommerse dalla neve. Spesso in pianura, purtroppo, queste cose non si vedono, non si colgono, non si capiscono. E non si interviene, la politica non interviene. Troppo comodo, usare la montagna come un parco giochi”.

(Fonte: Coldiretti Veneto/Corpo Nazionale Soccorso Alpino e Speleologico)

Maltempo in Veneto, questa volta in crisi la rete idrografica minore. Zaia dichiara lo stato di crisi.

Nichesola_Terranegra“Rispetto a quanto avvenuto nel 2010, il maltempo nel Veneto ha messo in luce una criticità diversa: si sta allagando il sistema secondario dei corpi idrici e non è possibile smaltire l’acqua in eccesso verso i grandi fiumi perché sono già pieni. Stiamo quindi cercando di centellinare la quantità d’acqua da far defluire”. E’ quanto ha fatto rilevare l’assessore regionale alla difesa del suolo Maurizio Conte commentando, al termine dei lavori della giunta, la situazione di emergenza conseguente al maltempo che ha colpito il Veneto.

Dal Patto di Stabilità le risorse per far fronte al dissesto idrogeologico. “L’ultimo mese – ha detto Conte – è stato pesante sul fronte delle precipitazioni. Ma il dato importante è che grazie alle opere realizzate fino ad oggi è stata data risposta alle possibilità di resistenza degli argini dei corsi d’acqua. Ricordo infatti a chi dice che finora non si è fatto niente che nel 2010 l’alluvione è stata causata da oltre trenta rotture arginali sul territorio regionale. Finora gli argini hanno tenuto”.  “L’azione forte da fare nei confronti del governo – ha evidenziato l’assessore – è di tornare a chiedere di liberare dal Patto di stabilità le risorse destinate a far fronte al dissesto idrogeologico. Attualmente, infatti, anche in presenza di un piano di interventi, le risorse non potrebbero essere spese a causa di questi vincoli. Inoltre, per accelerare la tempistica rispetto all’emergenza ci vorrebbe un commissario con poteri speciali”. Con le procedure ordinarie, ad esempio, per fare un bacino di laminazione servono anni. Con riferimento alle opere utili sul piano della mitigazione del rischio, l’assessore Conte ha infine reso noto che è appena stato presentato da privati un progetto da cento milioni di euro in project financing per la pulizia dell’alveo del fiume Piave.

Paura anche per le temperature miti che faranno scogliere la neve in montagna. Il governatore Luca Zaia ha dichiarato, con un decreto, lo stato di crisi in Veneto a causa del maltempo. “Abbiamo assegnato per le prime necessità un milione di euro”, ha annunciato Zaia al termine della seduta odierna della giunta regionale nel corso della quale è stato deciso di presentare immediatamente la richiesta di recepimento da parte del governo per lo stanziamento delle risorse necessarie a far fronte all’emergenza. “Nel Veneto già colpito dall’alluvione del 2010 – ha aggiunto – i danni sono inimmaginabili e incalcolabili e i dati meteo sono peggiori rispetto al 2010. L’attuale calamità coinvolge tutto il Veneto e c’è grande preoccupazione per quanto riguarda le temperature in questi giorni che dovrebbero essere i più freddi dell’anno. Questo caldo rischia di far sciogliere la neve che si è accumulata in montagna e riversare una mole enorme di acqua nei fiumi già ingrossati. Se si verificasse, sarebbe peggio che nel 2010”.

(Fonte: Regione Veneto)

Rischio alluvione: è allarme rosso nel Basso Vicentino e Veronese

Consorzio Bonifica Alta Pianura VenetaMentre a Vicenza è stavolta l’altissimo livello del fiume Retrone, già esondato in più punti, a destare gravi preoccupazioni per la città, il Consorzio di bonifica Alta Pianura Veneta ha ritenuto opportuno avvertire tutti i Sindaci del proprio comprensorio sul possibile rischio allagamenti, particolarmente alto nelle zone idraulicamente depresse delle province di Vicenza e Verona.

Nel Basso Vicentino, la situazione è critica per i comuni di Sossano, Agugliaro, Albettone, S. Germano dei Berici, Grancona, Villaga, Barbarano, Mossano, Nanto, Castegnero; a minacciare il territorio è soprattutto il fiume Liona, il cui fluire verso il mare, attraverso la confluenza con il fiume Bisatto, è impedito dalle avverse condizioni meteorologiche, che impediscono alle acque di sfociare in mare. I bacini di laminazione di S.Germano dei Berici e Campiglia sono ormai colmi d’acqua ed i campi fradici non assorbono più: il pericolo di esondazione è quindi molto alto e si temono anche imprevedibili rotture di argini.

Situazione altrettanto grave si registra nel Basso Veronese, interessando i comuni di Terrazzo, Minerbe, Legnago, Cologna Veneta, Pressana, Zimella, Bevilacqua e, nel padovano, Merlara: le 5 idrovore consortili, che “sollevano” 10 metri cubi d’acqua al secondo, tenendo asciutta l’area, sono state spente, su ordinanza della Regione Veneto, per l’impossibilità di continuare a sversare nel fiume Fratta, ormai al colmo. In queste condizioni, nel caso continuassero le piogge, sarà inevitabile l’allagamento del territorio.  Peggiora costantemente anche la situazione del bacino di Montebello (a salvaguardia di territori vicentini e padovani), ormai vicino all’esaurimento della capienza idrica. Nelle scorse ore, sul comprensorio del Consorzio di bonifica Alta Pianura Veneta sono caduti oltre 120 millimetri di pioggia.

La situazione nel Veneto orientale. Dopo la tregua di domenica, che ha visto le quote dei fiumi esterni al sistema di bonifica in sensibile diminuzione, ed anche le quote della rete di bonifica rientrare su livelli di maggior sicurezza, purtroppo il perdurare delle condizioni meteorologiche avverse induce ad un nuovo, elevato stato di attenzione.  Infatti, dopo i 60-70 mm di pioggia caduti fra ieri e oggi, i livelli dei corsi d’acqua esterni alla bonifica: Brian, Piavon, Grassaga, Malgher, Fosson, Loncon, Reghena, Lemene, Lugugnana, Taglio, le rogge della zona di San Michele al Tagliamento nonché i collettori a questi collegati, sono nuovamente in risalita e potranno raggiungere quote oltre il limite di sicurezza posto a 50 cm dalla sommità arginale. I modelli di previsione relativi a domani, 4 febbraio, parlano di un’ulteriore precipitazione stimata fra i 70 e i 90 mm che andrà a gravare su di un sistema già messo a durissima prova dagli eventi dello scorso fine settimana. Non si possono pertanto escludere ulteriori tracimazioni arginali, fontanazzi e sifonamenti.  I tre fiumi principali che attraversano il comprensorio di bonifica e che ricevono i deflussi dei bacini montani: Piave, Livenza e Tagliamento, al momento non destano particolari preoccupazioni.  Per questa notte, alle 23.55, è atteso un picco di alta marea di 100 cm sul medio mare con cui, fortunatamente, si esaurirà la fase di maree molto sostenute degli ultimi giorni, favorendo così il deflusso a mare. Per quanto riguarda il sistema di bonifica, l’incessante funzionamento degli impianti idrovori sta riuscendo a mantenere le quote interne su livelli accettabili, sebbene si registrino vaste aree agricole ancora allagate. Il Genio civile e le Protezioni civili dei comuni del comprensorio, in coordinamento con il Consorzio, stanno individuando i punti più critici ove installare sistemi supplementari di pompaggio o i tratti di argine ove intervenire con saccate e coronelle arginali, cercando di far fronte alla gravità della situazione con tutti i mezzi disponibili. Il Consorzio sta a sua volta facendo arrivare due ulteriori pompe da 1200 l/sec da Taglio di Po da installare a sostegno degli impianti idrovori Sette Sorelle e I Bacino – Eridania, bacini ricadenti rispettivamente in Comune di S. Stino di Livenza e di S. Michele al Tagliamento, che nei giorni scorsi hanno evidenziato le maggiori criticità. Si riscontrano ancora problemi nella zona a scolo naturale, posta al confine fra sandonatese e opitergino, così come permane la gravità della situazione del 1° Bacino consorziale nella zona a nord del Comune di San Michele al Tagliamento, ove si è fatto ricorso massiccio all’uso di numerose motopompe.

(Fonte: Unione Veneta Bonifiche)

Seminativi autunno, insidie invernali “sventate” con l’agrifondo mutualistico promosso da Condifesa Veneto e Friuli-Venezia Giulia, sottoscrizioni fino al 15 dicembre 2013

agricolturaFino a venerdì 15 dicembre 2013 è possibile aderire all’Agrifondo Mutualistico costituito dai Condifesa Veneto e Friuli-Venezia Giulia per dare alle imprese agricole soluzioni che integrano l’offerta assicurativa esistente.

Rimborso dei costi sostenuti (max 500 euro per ettaro) in caso di danni per avversità meteo. Orzo, grano, avena, triticale, segale e colza saranno protetti fin dalla semina, in questo modo le avversità invernali come le basse temperature registrate in questi giorni o l’eccesso di pioggia che ha investito ampie zone del Paese, non saranno più viste dagli agricoltori come un problema ingestibile. Il Fondo Mutualistico garantisce il rimborso dei costi sostenuti per le anticipazioni colturali in caso di mancata germinazione del seme (ad eccezione della colza) e per eventuali perdite subite a causa di calamità naturali o avversità atmosferiche che si verificano nel periodo invernale. Dalla semina alla decorrenza delle coperture assicurative il prodotto sarà dunque protetto per tutti gli agricoltori che decideranno di aderire all’iniziativa. Il rimborso potrà raggiungere al massimo i 500 €/ha per le perdite di produzione riscontrabili alla raccolta. Nelle aree di Veneto Friuli-Venezia Giulia sono circa 60.000 gli ettari coltivati a seminativi autunno vernini, ad oggi sono 400 i produttori che hanno già aderito a questo Fondo Mutualistico. Maggiori informazioni presso i Condifesa del Veneto e del Friuli-Venezia Giulia.

La Sardegna siamo noi

img(di Cristina De Rossi, socio ARGAV) Partono le inchieste per disastro colposo, una nella Procura della Repubblica di Tempio Pausania, l’altra in quella di Nuoro, per accertare cause, fare chiarezza su come e quanto progettato, costruito, condonato, edificato negli ultimi anni dalle Amministrazioni coinvolte nel disastro sardo del 18 novembre.

E’ questo l’iter della Magistratura dopo lo scempio, la morte, la devastazione. Ma ai sedici morti non servirà. L’acqua scura, fangosa, violenta, con un urlo rabbioso, li ha trascinati via, lontano, come foglie secche. Non è bastato nemmeno il terrore negli occhi innocenti dei bambini, le loro grida disperate, a placare la furia dei fiumi straripanti, dei torrenti gonfi e deformi. Sembrava chiedessero un sacrificio, come gli dei dell’Olimpo, per ritornare a essere pacifici, a scorrere placidi dentro i loro alvei.

E’ bastata una forte perturbazione di alcune ore, carica di pioggia intensa e rapidissima, per ridare voce e potenza distruttiva e innescare la ribellione dei corsi d’acqua, soffocati dalle costruzioni, violentati dalla loro iniziale conformazione, accerchiati dalla mano dell’uomo che li ha voluti domare, sottomettere, snaturare.  Siamo tutti ormai consapevoli del punto di non ritorno in cui ci sta portando la nostra miopia ambientale, il nostro egoismo speculativo, il pensare che le risorse che la natura ci mette a disposizione non siano degne di rispetto.

Abbiamo bisogno di strumenti seri e rapidi nel prevenire i disastri ormai frequentissimi, a testimonianza di un Paese fragile e lasciato allo sbando. Costerebbe molto meno applicare Piani di Salvaguardia (uno per tutti il Piano per la Mitigazione del Rischio Idrogeologico presentato illo tempore dall’ANBI) giacenti nei cassetti. Le risorse ci sono, basterebbe impegnarsi davvero a fare opere “non elettoralmente di primo riscontro” perché poco visibili, ma essenziali per la nostra salvezza.

La difesa del suolo, la salvaguardia e la sicurezza dei territori non aspettano più: siamo già troppo in ritardo, rispetto alla velocità di intervento richiesta dai sempre più repentini e drammatici cambiamenti climatici. Ogni giorno in più che lasciamo all’incuria, all’abbandono, all’approssimazione, alla sottovalutazione delle conseguenze, può essere un ennesimo giorno di lutto, come oggi in Sardegna.

Attraverso il voto, abbiamo dato ai rappresentanti in Parlamento la delega per la gestione e l’amministrazione della cosa pubblica, ma non abbiamo consegnato nelle loro mani la delega della nostra vita.  E’ una delega che non si acquisisce con la norma del silenzio-assenso.  E i morti della Sardegna, mai come ora, parlano anche per i vivi.

Rovigo, per un giorno, capitale italiana degli agronomi e forestali

grandineSalone dell’Accademia dei Concordi affollato e diretta streaming in tutta Italia per il convegno, organizzato a Rovigo nei giorni scorsi dal locale Ordine dei Dottori Agronomi e Dottori Forestali e dalla Federazione Regionale di settore in collaborazione con il Consiglio dell’ Ordine Nazionale (C.O.N.A.F.), per illustrare le novità derivanti dall’obbligo assicurativo, scattato il 14 agosto scorso, contro i danni provocati ai clienti (enti locali, operatori del settore ambientale, agricoltori, ecc.) nell’esercizio dell’attività professionale.

I cambiamenti climatici aumentano la possibilità di errore per chi opera nel settore agricolo. A presentare i nuovi adempimenti è stato il presidente C.O.N.A.F., Andrea Sisti, che ha evidenziato anche un’anomalia normativa: il professionista è obbligato ad assicurarsi, ma la compagnia non ha il dovere di farlo. Per questo, è stata stipulata una convenzione a livello nazionale, che prevede 13 attività professionali, il cui premio (contributo) è tarato “ad personam” sul fatturato e sulla rischiosità del tipo di attività svolta.  “Un esempio d’attualità – ha sottolineato Gianluca Carraro, presidente della Federazione Regionale degli Ordini dei Dottori Agronomi e Forestali del Veneto – sono i cambiamenti climatici che, evidentemente, aumentano le possibilità di errore per chi opera nel settore agricolo.” Se stipulata entro il prossimo 10 settembre, la polizza collettiva aggiudicata a gara per 2 anni dal C.O.N.A.F. alla Compagnia AIG Europe Limited (Rappresentanza Generale per l’Italia), avrà valenza retroattiva dal 14 agosto, data di avvio del nuovo obbligo, che vede i Dottori Agronomi e Forestali, primi a percorrere una strada innovativa nell’interesse della categoria. “La nuova incombenza, a tutela del cittadino-cliente – ha concluso Andrea Sisti – è una prima, evidente conseguenza della riforma degli Ordini professionali, le cui tangibili potenzialità si potranno pienamente valutare nel prossimo futuro.”

(Fonte: Ordine Dottori Agronomi e Forestali del Veneto)