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I soci Argav in visita al Mose

25/06/10 I soci Argav durante la visita al MO.S.E. organizzata dal Consorzio Venezia Nuova (foto Mirka Cameran Schweiger)

(di Beatrice Tessarin) Mosè salvò il popolo ebraico dalle acque del mar Rosso, mentre fuggiva inseguito dai carri da guerra degli egiziani. Il MO.S.E., con una straordinaria assonanza tecnologica (è infatti l’acronimo di “modulo sperimentale elettromeccanico”) dovrebbe salvare Venezia dalle acque dell’Adriatico, nonostante l’inseguimento degli strascichi dei partiti del “no”.

25/06/10 Visita Mose soci Argav (foto Beatrice Tessarin)

L’Arsenale il futuro centro operatativo di controllo del Mose . Per dare un’occhiata da vicino, il 25 giugno, una trentina di soci dell’Argav sono stati ospiti del Consorzio Venezia Nuova, che ha messo a disposizione un intero staff tecnico per accompagnare i giornalisti all’Arsenale restaurato (che diventerà il centro operativo di controllo del “sistema Mose”), sui cantieri aperti alla bocca di Lido (dove sono in costruzione i giganteschi cassoni di calcestruzzo) e nella laguna Nord, per visitare la ricostruzione dell’ambiente morfologico delle barene. Una squisita ospitalità che ha permesso di vedere cose normalmente precluse ai cittadini comuni, anche perché, nonostante le dimensioni ciclopiche, i cantieri (circa 15 chilometri) sono tutti fronte mare e riforniti via acqua con circa 1600 metri di lavori subacquei. Nel solo cantiere della bocca di Lido, lavorano 180 operai, ma sono circa tremila le persone impegnate nelle opere dirette e nell’indotto.

25/06/10 I soci Argav in visita ai cantieri Mose (foto Beatrice Tessarin)

Cos’è il MO.S.E. Il “progetto Mose” è un sistema di dighe mobili (4 in tutto), costituite da paratoie allineate (78 complessivamente) che vanno dai 3,6 ai 4,5 metri di spessore per un’altezza variabile dai 18,5 ai 29,6 metri e lunghe 20 metri e che si alzeranno dal loro alloggiamento sottomarino in caso di pericolo di marea superiore ai 110 centimetri (ma potrebbero funzionare anche per livelli inferiori) e andranno ad isolare la laguna veneziana, chiudendo le tre bocche di porto (Lido, Malamocco e Chioggia) che la collegano col mare Adriatico. Insomma, 1600 metri di dighe fantasma, che in mezzora risalgono dal mare: una cosetta da niente nei giochi per bambini, un problemino maggiore nei giochi per ingegnere idraulico, tenendo conto dell’ambiente naturale in equilibrio terra-acqua, dell’impatto ambientale sugli habitat, del fatto che tutto si deve mimetizzare e far vivere le attività portuali come se niente fosse. Eppure si può fare. Il Mose è al 63 per cento e sarà operativo nel 2014.

25/06/10 Visita Mose soci Argav (foto Beatrice Tessarin)

Le opere di difesa passiva. Il lavoro maggiore e forse meno eclatante è, però, cominciato nel 1987, col recupero del litorale, il restauro dei moli, il rialzo delle rive urbane, l’escavo dei canali, il consolidamento delle difese a mare contro le mareggiate, il ripristino dell’ambiente morfologico con la creazione di nuove barene in laguna. Tutte opere di cosiddetta difesa passiva che mirano ad impedire l’erosione marina, a rompere il moto ondoso, a ridurre gli effetti del vento per “aiutare la natura a difendere Venezia”, come dicono al Consorzio Venezia Nuova. E consentire così alla tecnologia del Mose di essere l’ultima barriera della città, da attivare in caso di fallimento di un efficace sistema di difese passive, che oggi sono all’85 per cento del progetto. Un costo complessivo di circa 4.700 milioni di euro. Deve funzionare per forza. Ma, l’insieme delle opere e delle sperimentazioni multidisciplinari di questi vent’anni sono forse il vero miracolo del progetto Mose, perché hanno permesso di accumulare una mole di sapere unico al mondo. Tutto l’ingegno, la creatività, la tecnologia, la biologia e le scienze ambientali, unite all’esperienza dei veneziani, alla conoscenza anche storica del loro territorio, hanno creato uno know how economicamente monetizzabile ed esportabile.

25/06/10 Visita Mose soci Argav (foto Beatrice Tessarin)

Venezia e l’acqua: da sempre una relazione complicata. Si dice che il mondo salverà Venezia, perché tutte le migliori menti mondiali hanno concorso per tutelare la città serenissima, ma è possibile che sia invece Venezia a salvare il mondo, esportando le sue ormai millenarie conoscenze di come si sopravvive ai bordi di un mare che si alza costantemente.

Nuova sede per il Corso di Scienze Tecnologiche Viticole ed Enologiche a Conegliano

È stata inaugurata la nuova sede dell’Università di Padova, Facoltà di Agraria, Corso di laurea triennale in Scienze e Tecnologie Viticole ed Enologiche alla Scuola Enologica di Conegliano. Le nuove aule sono state ricavate da un’opera di ristrutturazione della ex-palestra dell’istituto “Cerletti” e prevedono anche una sala degustazione per i futuri enologi. “Oggi inauguriamo una nuova perla del Cerletti, la nuova sede dell’Università di Padova dove si tiene il corso di enologia – ha detto il Presidente della Provincia di Treviso, Leonardo Muraro,-. Ricordo che una formazione di questo tipo è un investimento sia per gli studenti, infatti il 90% dei neolaureati enologi trova lavoro entro 6 mesi, sia per le aziende, perché possono rendersi competitive nel mondo grazie all’inserimento di tecnici qualificati”.

(fonte Cantine di Marca)

Additivi alimentari e coloranti: consumatori più tutelati

Il prossimo 20 luglio entrerà in vigore il Regolamento Ce n. 1333/2008, che prevede nuovi obblighi per l’indicazione della presenza di additivi negli alimenti, a garanzia del consumatore. La norma interessa tutte le imprese che vendono prodotti alimentari, che d’ora in poi dovranno riportare in etichetta le nuove indicazioni: tra queste imprese, le più interessate sono senza dubbio le pasticcerie.

Obbligo indicare in etichetta presenza e conseguenze di additivi e coloranti. «In effetti le nostre attività sono direttamente chiamate in causa» conferma Federica Luni, Presidente del Comitato Pasticceri Padovani, nonché Vice Presidente dell’Associazione Provinciale dei Pubblici Esercizi (APPE). Ma qual è il contenuto della normativa? «Si tratta di un Regolamento voluto dalla Comunità Europea a garanzia del consumatore, che deve essere informato su quello che è contenuto negli alimenti che acquista e consuma. In pratica, in caso di presenza di determinati coloranti e altri additivi artificiali, non solo è obbligatorio indicarne la presenza, ma anche le possibili conseguenze sui consumatori».

Additivi artificiali: hanno effetti negativi sul nostro fisico? “Tutto ciò che non è naturale, potenzialmente, è pericoloso per la salute dell’uomo – continua Federica Luni -. Ecco perché, le pasticcerie artigianali, da sempre, preparano dolci prodotti da consumarsi nel giro di poco tempo, utilizzando principalmente ingredienti naturali. Proprio per questo, il non venduto viene eliminato a fine giornata». In che modo questa nuova normativa interessa le pasticcerie artigianali? «Purtroppo viviamo in una società in cui l’apparenza dà impulso all’acquisto. I clienti ci chiedono dolci sempre più colorati e attraenti e noi ci dobbiamo adeguare.

Appe organizza un seminario gratuito di aggiornamento. Proprio per questo, abbiamo organizzato un seminario di aggiornamento, che si terrà nel pomeriggio di lunedì prossimo 21 giugno, al quale parteciperanno importanti relatori: un consulente internazionale di pasticceria, un tecnico di laboratorio esperto in additivi e coloranti naturali e un professionista in tema di autocontrollo igienico-sanitario». E per quanto riguarda gli aromi artificiali? «Nessun aroma artificiale può sostituire il sapore genuino di burro, uova e farina che si può sentire solo entrando in una pasticceria artigianale».

Per l’iscrizione al seminario del 21 giugno, assolutamente gratuita, è sufficiente telefonare all’APPE al n. 049.7817222.

(fonte Appe)

Boom di iscritti alle scuole di enologia

foto Istituto San Michele all'Adige

Per 6 giovani imprenditori su 10 la situazione economica della propria azienda migliorera’ nel 2010, mentre sono sempre di piu’ i giovani italiani che per i propri studi scelgono le piu’ importanti scuole enologiche del Belpaese: da San Michele all’Adige ad Alba, da Conegliano Valdobbiadene agli istituti agrari di Roma, Siena, Ascoli Piceno e Bolzano, dove, negli ultimi 5 anni, le iscrizioni fanno registrare una tendenza in forte crescita (86%) o comunque stabile (14%), con oltre 650 studenti iscritti ai corsi di studi (80% italiani, 20% stranieri), tra cui piu’ di 120 specializzandi in viticoltura ed enologia, spinti per lo piu’ dal fatto di avere alle spalle un’impresa di famiglia.

Lavorare nel mondo del vino. La fotografia degli istituti agrari in Italia e’ stata realizzata in occasione della rassegna Vinitaly, per dare ai giovani che si preparano ad entrare nel mondo del vino come figure specializzate al servizio delle aziende, o come liberi professionisti, esportando il know how italiano in tutto il mondo, la possibilita’ di confrontarsi con l’imprenditoria enologica, la ricerca, l’universita’ e le istituzioni. Lo afferma un comunicato della Citta’ del Vino, che spiega, secondo i dati Censis Servizi spa, che ”a diplomarsi in enologia e’ il 90% degli studenti, il 46% prosegue gli studi all’universita’ e il 44% si laurea in una disciplina legata al vino”. La maggior parte trova lavoro nel mondo del vino (41%), nell’azienda di famiglia con un ruolo imprenditoriale (20%), nei servizi alle imprese (19%), nell’insegnamento (9%) e nella pubblica amministrazione (8%), mentre il 10%, alla fine, cambia settore. Di questi, l’87% rimane in Italia, mentre il 13% si trasferisce in un altro Paese.

In futuro più attenzione ai servizi ricettivi e turistici. Secondo un’indagine Coldiretti/Swg sull’imprenditoria giovanile in agricoltura, piu’ di 100.000 sono le aziende in Italia guidate dagli under 35 (oltre un quinto di quelle europee), delle quali il 25% a conduzione femminile, con una superficie media di 9,4 ettari (oltre 54% in piu’ della media nazionale) e un fatturato medio di 18.720 euro (75% in piu’ della media nazionale). Per 2 giovani su 3, per crescere e svilupparsi le imprese agricole dovranno puntare soprattutto sulla trasformazione aziendale e sulla vendita diretta dei prodotti (67%), ma anche guardare ai servizi ricettivi e turistici (19%) e, solo al terzo posto, concentarsi sulla produzione (14%).

(fonte Asca)