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Mobilità dolce, entro il 23 maggio p.v. le Pubbliche Amministrazioni possono candidarsi per la miglior “Greenway d’Europa”

L’Associazione Europea Greenways ha bandito la quinta edizione del prestigioso premio per la migliore “Greenway d’Europa 2011”. Si tratta di un evento che vede la partecipazione di moltissime amministrazioni ed enti locali di tutta Europa con l’obiettivo di veder premiati i loro sforzi per migliorare la loro rete di mobilità dolce. Nelle precedenti edizioni sono state premiate o segnalate diversi Comuni e Provincie italiane, è quindi un’occasione da perdere, anche per il prestigio internazionale che il premio conferisce: un vero marchio di qualità!

L’assegnazione del premio sarà fatta a Èpinal, in Francia, l’8 settembre 2011, sulla base del verdetto predisposto da una Giuria di qualità, composta da esperti del settore, amministratori, giornalisti, utenti della mobilità dolc. La scadenza per presentare le proprie candidature è il 23 maggio 2011. Info: http://www.aevv-egwa.org oppure Fundación de los Ferrocarriles Españoles  C/Santa Isabel, 44 · E – 28012 – Madrid · Telf.+34 91 151 10 98 / 56· Fax.+34 91 151 10 95.

(fonte CoMoDo)

Ambiente: C02, Provincia Trento verso emissione zero

La Provincia di Trento finanzia cinque progetti di forestazione e di lotta alla deforestazione come forma di compenso del proprio debito ambientale di emissioni di CO2. Il finanziamento provinciale ammonta a 369.871, 60 euro ed è stato approvato con delibera nel 2008 per sostenere ‘progetti compensativi, volontari e aggiuntivi’ per la realizzazione del Protocollo di Kyoto attraverso interventi forestali nei Paesi in via di sviluppo.

I primi cinque progetti finanziati dalla provincia sono relativi alla forestazione di 200 boschi in Uganda, alle misure di prevenzione della deforestazione in Tanzania e Amazzonia, alla riforestazione in Kenya attraverso la piantagione di 290.000 giovani piante indigene, alla forestazione di alberi di acacia in 30 ettari di terreno in Uganda e alla riforestazione di 25 ettari di terreni salati in Somalia.

(fonte Ansa.it)

Nuove regole europee sui rifiuti elettronici

Dai frigoriferi rotti ai telefoni indesiderati, il volume di rifiuti elettrici ed elettronici in Europa sta crescendo rapidamente. Il Parlamento europeo vuole regole più stringenti a livello europeo per la gestione dei rifiuti elettrici ed elettronici, in forte crescita nel continente, e allo stesso tempo una semplificazione degli obblighi amministrativi per le imprese. I deputati hanno approvato nuovi target per la raccolta, il riciclo e il riutilizzo dei rifiuti e misure più dure contro l’esportazione illegale verso i paesi in via di sviluppo.

Secondo la risoluzione del Parlamento, approvata a larga maggioranza, gli Stati membri dell’UE dovrebbero, dal 2016, raccogliere l’85% dei rifiuti elettronici che producono. Per il 2012, i deputati propongono un obiettivo di 4 kg per abitante, già previsto dalle regole in vigore, o in alternativa la quantità di rifiuti raccolta nel 2010, a seconda di quale delle due opzioni prevede la maggior quantità. Ogni anno in Europa si raccolgono oltre 50.000 di tonnellate di rifiuti elettrici, che sono difficili da smaltire e incidono pesantemente sull’ambiente. Oltre a portare a vantaggi in termine di salute e per l’ambiente, il trattamento dei rifiuti elettrici ed elettronici può garantire anche la raccolta di materiali di valore. I deputati europei chiedono un obiettivo di riciclo compreso fra il 50 e il 75% e uno di riutilizzazione del 5%.

Quali tipi di rifiuti sono inclusi nelle nuove regole? Tutti i tipi di rifiuti elettrici ed elettronici dovrebbero essere inclusi nella nuova normativa con poche eccezioni, come le grandi istallazioni, l’equipaggiamento militare e i veicoli. Anche le apparecchiature fotovoltaiche saranno esentate da questi obiettivi, poiché la loro gestione è affidata a professionisti ed è già regolata da target specifici. Inoltre il Parlamento propone di ridurre il numero delle categorie delle apparecchiature elettriche per semplificare gli obblighi che gravano sulle imprese, cosi come dovrebbero essere semplificate le procedure di registrazione. I consumatori dovrebbero avere il diritto di disporre i rifiuti elettrici ed elettronici senza alcuna spesa in centri di raccolta appositi e quello di restituire, nel caso di oggetti non ingombranti, il rifiuto al punto di vendita.

Infine, la questione dell’esportazione illegale di rifiuti. Grandi quantità di rifiuti elettrici ed elettronici, dichiarati illecitamente come riutilizzabili, sono esportati nei paesi in via di sviluppo, dove spesso sono processati in condizioni pericolose, anche con la partecipazione di bambini. Oltre a sostenere la proposta della Commissione europea per ispezioni più severe sule navi, il Parlamento chiede inoltre che l’esportatore abbia il peso della prova che i beni sono effettivamente riutilizzabili.

(fonte Asterisco Informazioni)

Addio discariche, l’Europa promuove il riciclaggio

Ogni famiglia getta ogni anno 500 euro nella spazzatura: il 25% del cibo acquistato viene infatti buttato, ma con piccoli accorgimenti più della metà potrebbe essere riutilizzato. In Italia ogni persona butta circa 150 kg di cibo l’anno, un dato nella media dell’UE. La produzione complessiva di rifiuti in Europa è in aumento e costituisce una risorsa non pienamente sfruttata. La relazione della Commissione europea sulla gestione dei rifiuti da parte degli Stati membri dell’UE ha fatto emergere una realtà preoccupante, per la quale occorrono delle soluzioni concrete. È necessario vietare i dannosi processi di smaltimento in discarica, promuovere maggiormente il riciclaggio e rendere più coerenti la progettazione dei prodotti e le politiche in materia di rifiuti, oltre a sensibilizzare i cittadini.

In alcuni Paesi lo smaltimento in discarica è scomparso, ma in altri più del 90% dei rifiuti viene ancora interrato. L’Italia è uno dei Paesi nei quali la questione rifiuti non è ancora risolta: un’infrazione su 5 al diritto europeo sull’ambiente è sul tema dei rifiuti, e il nostro Paese, con l’Ungheria, è in testa alla graduatoria. Il commissario UE per l’ambiente, Janez Potočnik, ha ammonito sulle gravi conseguenze ambientali di un’amministrazione poco responsabile di questi materiali, e richiamato l’attenzione sulla necessità di ridurre la quantità di rifiuti prodotti e sull’importanza del riciclaggio: “Ogni cellulare contiene oro, platino, palladio e rame: tutte risorse rare in Europa. Non si tratta di rifiuti da interrare o incenerire, ma di risorse che dovremmo rispettare, anche perché il riciclaggio è un’attività che crea posti di lavoro”. I rifiuti sono ‘prodotti’ dai quali è possibile estrarre materie prime e costituiscono dunque una risorsa preziosa per il nostro sviluppo. Inoltre, aumentare la tendenza al riciclaggio significa anche creare lavoro: secondo le stime, il potenziale è di circa creare mezzo milione di posti.

La direttiva europea sui rifiuti del 2008 introduce una sorta di gerarchia dei vari tipi di rifiuti, stabilendo un ordine di priorità per il loro trattamento. La linea prioritaria della strategia è chiara e si chiama prevenzione, cui seguono il riutilizzo, il riciclaggio e altre modalità di recupero. All’ultimo posto nella lista dei possibili interventi, da usare soltanto se necessario, i sistemi di smaltimento come la messa in discarica. La norma UE prevede insomma che gli Stati UE ammodernino i loro piani di gestione dei rifiuti, predispongano appositi programmi di prevenzione entro il 2013, e riciclino il 50% dei rifiuti urbani e il 70% dei rifiuti da costruzione e demolizione entro il 2020. Il ricorso alle discariche in Italia è diminuito negli ultimi anni: nel 1995 il 95% dei rifiuti andava in discarica, un dato sceso al 50% nel 2007.

L’Europa fissava anche un calendario preciso, con un periodo transitorio di due anni a disposizione degli Stati per allinearsi alla norma, ma al termine previsto, il 12 dicembre scorso, solo pochi l’avevano recepita. Scatteranno così presto le procedure previste per chi non ha fatto quanto richiesto dalla direttiva rifiuti, con un percorso che potrebbe portare i Paesi inadempienti alla Corte di Giustizia. Nel frattempo, la Commissione europea continuerà a controllare l’attuazione e l’applicazione delle norme sui rifiuti e cercherà di sostenere gli Stati nella messa a punto di strategie e politiche adeguate. L’anno prossimo saranno adottate misure concrete per creare una società europea fondata sul riciclaggio e su un impiego efficiente delle risorse.

(fonte Asterisco Informazioni)

Zootecnia inquinata in Lazio: solidarietà del Consorzio Italia Zootecnica all’allevatore che ha denunciato l’inquinamento ambientale

Valle dei Veleni, così è chiamata dal 2005 la Valle del Sacco, quella zona del Lazio dove più di cinquanta aziende in nove paesi, tra Roma e Frosinone, sono state costrette a vedere distrutti anni di sacrifici. Colleferro; Gavignano; Segni; Paliano; Anagni; Sgurgola; Morolo; Supino, Ferentino: in questi paesi nel 2005 è stata dichiarata l’emergenza. Una sostanza tossica per l’uomo, vietata in Italia dal 2001, era stata ritrovata in quantità superiori ai limiti nel latte dei bovini, nel fieno e nel mais.

Da allora l’area di Colleferro continua ad essere utilizzata per lo stoccaggio e l’interramento di rifiuti tossici, senza che nessuna istituzione intervenga per far cessare questa situazione vergognosa. Ieri la “Valle degli Orrori” è tornata sugli schemi televisivi a far parlare di sé a seguito di una denuncia in televisione da parte di un allevatore che sta perdendo tutte le sue greggi per avvelenamento.

Istituzioni lontane. Noi agricoltori – ha detto Fabiano Barbisan, Presidente del Consorzio L’Italia Zootecnica – siamo sottoposti a rigidissimi sistemi di controllo e dobbiamo rispettare le regole ferree della Direttiva Nitrati, per prevenire la benché minima forma di inquinamento. Sembra però – continua Barbisan – che gli Enti pubblici e, nella fattispecie, la Regione Lazio, possano “soprassedere” alla cura del territorio ed al controllo degli scarichi abusivi di sostanze tossiche. Ma non erano stati investiti milioni di euro dalla Regione Lazio per bonificare la zona e rilanciare l’agricoltura e la zootecnia della Valle? Nulla, ancora una volta il Settore Primario è stato coinvolto in una vicenda scandalosa: bestiame, latte, foraggi, terreni…avvelenati dalle discariche abusive nascoste nella Valle.

Appello ai Ministri Fazio e Prestigiacomo. L’impegno degli agricoltori andrebbe premiato, perché nonostante le enormi difficoltà del settore vanno avanti e continuano a garantire produzione. Il Consorzio L’Italia Zootecnica esprime tutta la sua solidarietà all’allevatore laziale che ha avuto il coraggio per primo di denunciare quanto successo alla sua azienda e di preservare in questo modo la salute dei consumatori interrompendo la commercializzazione dei prodotti. Facciamo un appello ai Ministro della Salute, Fazio e dell’Ambiente Prestigiacomo, affinché intervengano con fermezza per sanare il malcostume di chi, istituzione, avrebbe dovuto occuparsi delle oltre 50 aziende vittime di una politica che certo non le aiuta.

(fonte Consorzio L’Italia Zootecnica)

Rifiuti: 20milioni di buste plastica in meno da smaltire nel 2011

Nel 2011 in Italia ci saranno circa 20 miliardi di sacchetti di plastica da smaltire in meno con un contributo determinante al contenimento dei rifiuti grazie al divieto di utilizzare quelli non biodegradabili che, con la riapertura dopo le feste di fine anno, tutti i negozi, supermarket e mercatini dovranno rispettare. E’ quanto stima la Coldiretti nel sottolineare che gli italiani consumano mediamente all’anno oltre 300 sacchetti a testa che diventano in gran parte rifiuto che va ad inquinare l’ambiente in modo  pressoché permanente poichè occorrono almeno 200 anni per decomporli.

Il problema non si limita a quello che si vede tra i rifiuti delle città, ma occorre pensare, per esempio, a quello che accade nei fiumi italiani e più in generale del mondo, quando le sponde ad ogni piena si trasformano in vere discariche; oppure alle isole di plastica degli oceani dove per un gioco di correnti si accumulano quantità enormi di rifiuti plastici galleggianti che quando si degradano avvelenano le catene alimentari, uccidendo migliaia di animali e soffocando gli organismi sul fondo dei mari. Sulla terraferma – continua la Coldiretti – spesso i rifiuti di plastica sono bruciati e ciò comporta l’emissione di sostanze clima-alteranti come l’anidride carbonica e inquinanti come le diossine, composti pericolosissimi per la salute dell’uomo e dell’ambiente.

L’inquinamento derivante dai sacchetti non è legato solo allo smaltimento, ma anche alla produzione. Si stima, infatti, che per produrne 200 mila tonnellate vengano bruciate 430 mila tonnellate di petrolio. Numerose sono le iniziative per sostituire le vecchie buste di plastica: dal ritorno alle tradizionali sporte in fibre naturali del passato alla sostituzione della plastica con materiali innovativi biodegradabili come i nuovi ecoshopper realizzati in bioplastica ricavata da mais e da altre materie vegetali. Con mezzo chilo di mais e un chilo di olio di girasole – precisa la Coldiretti – è possibile produrre circa 100 bustine di bioplastica non inquinante (bio shopper).

Nei mercati e nei punti vendita degli agricoltori di Campagna Amica – conclude la Coldiretti – sono molteplici le iniziative per favorire questo passaggio come i progetti  “Porta la Sporta” e “Compostiamoci meglio” (vedi sul portale www.campagnamica.it nella sezione stili sostenibili). La Coldiretti di Rovigo ha ideato e messo a disposizione dei frequentatori dei mercati di Campagna amica, una capiente borsa riutilizzabile con i loghi “Punto campagna amica” e “Coldiretti 100% solo prodotti agricoli italiani”. Una shopper in vero cotone naturale con grammatura di 250 grammi al metro quadro: praticamente indistruttibile e non paragonabile alle leggere borse di iuta che si trovano comunemente in vendita.

(fonte Coldiretti)

Mobilità sostenibile: Trentino introduce bike sharing,la bici condivisa

Arriva anche in Trentino, dopo il grande successo ottenuto a Parigi, Milano, Barcellona e Vienna, l’esperienza del ‘bike sharing’ ovvero della ‘bicicletta condivisa’. La novita’ riguardera’ Trento, Rovereto e Pergine Valsugana dove sara’ introdotto un sistema che mette a disposizione di cittadini e turisti, delle biciclette elettriche comunali ad uso pubblico condiviso. La Giunta ha approvato la delibera del vicepresidente Alberto Pacher che approva gli schemi di disciplinare di delega alle amministrazioni comunali. Il Bike Sharing consente di spostarsi da un punto all’altro con la bicicletta, in modo agevole e favorendo l’integrazione con i differenti mezzi di trasporto.

(fone Ansa.it)

Gli agricoltori sostituiscano l’eternit con il fotovoltaico

Molte coperture risalenti agli anni ’60-’70, sia nelle campagne che nelle città, contengono ancora eternit, dunque amianto. Se si pensa ai danni per la salute e per l’ambiente provocati da materiali fortemente a rischio di rilascio di fibre d’amianto, risulta evidente che la sostituzione di queste coperture è assolutamente necessaria.

Fino ad oggi, tramite la sostituzione dell’eternit con il fotovoltaico sono stati installati 99,5 MW. Oggi l’eternit si può sostituire direttamente con pannelli fotovoltaici, i quali oltre ad assicurare una copertura sicura e un impatto ambientale bassissimo, sono dei preziosi strumenti per iniziare a produrre energia e, di conseguenza, nuovo reddito. Sono inoltre stati prorogati e potenziati gli incentivi speciali per questa operazione. Il dato summenzionato è dunque destinato ad aumentare ancora, anche perché l’installazione degli impianti fotovoltaici, oltre a beneficiare degli incentivi speciali introdotti dallo Stato con il Decreto Ministreriale del 19.2.2007, ha diritto ad un potenziamento dell’incentivo stabilito con il nuovo Decreto sul Conto energia pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale il 24 agosto 2010.

Per gli impianti fotovoltaici realizzati invece su edifici ad uso civile, è previsto un incremento sulla tariffa incentivante del 10% che però non è cumulabile con altre agevolazioni.Questo provvedimento sarà valido dal 1 gennaio 2011 fino al 31 dicembre 2013. Secondo una elaborazione dell’Osservatorio Agri & Food di CremonaFiere su dati Legambiente, Azzero CO2, GS, la classifica per mq delle regioni che hanno già approfittato di questi incentivi per sostituire l’eternit con pannelli fotovoltaici su dati stimati sino a fine agosto 2010 vede in testa la Lombardia come regione con mq di coperture in eternit sostituite con fotovoltaico. Prima la Lombardia (165.676 mq); seguono Emilia-Romagna (146.756) e Piemonte (114.673). Poi Veneto (112.315), Toscana (74.628), Marche (58.560), Umbria (43.326), Calabria (2.358), Valle d’Aosta (1.472), Molise (335).

Una grande opportunità da sfruttare, quindi, non solo per le aziende agricole – spiega lo studio – con grandi coperture, ma anche per i Comuni (si pensi a tutti gli stabili di loro proprietà che potrebbero accogliere impianti fotovoltaici), e certamente per l’industria. Per chi vuole approfittare di questo grande sviluppo del fotovoltaico, l’appuntamento giusto è a Cremona in occasione di BioEnergy Italy, in programma dal 18 al 20 marzo 2011, dove si potranno scoprire le tecnologie più moderne e innovative presentate dalle più qualificate aziende internazionali del settore.
(fonte Agi.it)

Uso fitofarmaci in agricoltura: davvero gli agricoltori sono killer ambientali?

Gli agricoltori trevigiani discutono dell'uso di fitofarmaci

Non ci stanno ad essere ritenuti dei veri e propri killer ambientali. Non ci stanno a facili demonizzazioni e ad accollarsi le accuse di avvelenare il territorio e la salute dei cittadini. Per questo gli agricoltori della provincia di Treviso hanno organizzato a S. Lucia di Piave (TV) durante le Fiere di Santa Lucia un incontro per confrontarsi in modo chiaro su temi troppo spesso usati in modo strumentale dove l’agricoltura viene additata come l’unica responsabile di gravi danni ambientali. Sotto accusa l’utilizzo dei fitofarmaci o agrofarmaci, fatto in modo indiscriminato.

I relatori al convegno CoDiTv sull'uso dei fitofarmaci in agricoltura

L’idea del convegno è partita dal Co.Di.TV (Consorzio di Difesa delle attività agricole dalle avversità) che da anni lavora accanto agli agricoltori nella ‘lotta guidata’ alle malattie che colpiscono le colture trevigiane e che ha trovato il pieno appoggio di Coldiretti Treviso. Gli agricoltori quindi rispediscono al mittente le accuse di voler violentare il territorio riversando tonnellate di agrofarmaci in natura senza alcun criterio. All’incontro erano presenti in qualità di relatori Gabriele Zecchin funzionario del Servizio Fitosanitario Regionale, Alberto Zannol, dirigente di AVEPA e Giovanni Moro, Drettore dello SPISAL ULSS 7.

Uso fitofarmaci in aumento, diminuiscono però i ricoveri degli agricoltori che ne fanno uso. Dai dati forniti dall’ARPAV riferiti al periodo 2006-2008 si evidenzia che l’utilizzo ei fitofarmaci in agricoltura è aumentato del 23.2% in Provincia di Treviso e del 22.5% nel Veneto. Di questi in provincia di Treviso l’88.8% è composto da anticrittogamici (fungicidi) mentre nel Veneto la percentuale scende al 59.7%. Ciò nonostante, prendendo atto che nel 90% dei casi la pelle è la principale via di penetrazione delle sostanze e che dal 25% al 98% queste vengono assorbite dalle mani non protette, emergono quanto mai confortanti i dati veneti sui ricoveri ospedalieri per effetti tossici acuti da fitofarmaci, che evidenziano un drastico calo delle degenze dai 112 del 2000 ai 30 del 2005. Sono confortanti anche i dati ISTAT sulla mortalità degli agricoltori italiani che si rivela complessivamente più bassa rispetto alla popolazione generale ed in particolare i decessi causati da tumori sono inferiori rispetto alle attese. Purtroppo sono ancora gli infortuni la prima causa di mortalità nel settore agricolo.

Ue: dal 2011, uso agrofarmaci solo se necessario. Va sottolineato inoltre come la normativa, negli anni, sia cambiata molto in primis a favore della salvaguardia della salute dell’agricoltore. E’ infatti obbligatorio dal 1 gennaio 2003 che ogni azienda tenga il ‘registro di campagna’ dove vengono annotati acquisti e utilizzo dei fitofarmaci, registri che vengono controllati periodicamente da attori terzi incaricati di vigilare sul corretto utilizzo dei fitofarmaci, evitandone l’abuso. In Veneto tale ruolo è demandato ad AVEPA, ma anche ULSS e Corpo Forestale dello Stato possono procedere a tali verifiche e comminare eventuali sanzioni nel caso siano appurate irregolarità. Inoltre le nuove direttive comunitarie, che verranno applicate in tutti gli stati membri a partire dal 2011, imporranno l’utilizzo degli agrofarmaci solo se necessario e l’obbligo della taratura degli atomizzatori utilizzati per l’irrorazione dei fitofarmaci in agricoltura (taratura che deve essere effettuata con scadenza biennale) al fine di evitare sprechi di prodotto con la dispersione in ambiente.

Agricoltori pronti ad innovare. Una normativa più restrittiva dunque e una maggiore consapevolezza degli operatori agricoli. Gli agricoltori stanno già intervenendo fortemente sul rinnovamento delle pratiche agricole ad esempio attraverso l’utilizzo di attrezzature agricole che consentono un minore spreco di materiale e che tutelano la salute dell’agricoltore che procede ai trattamenti, o l’utilizzo della ‘lotta guidata’ alle malattie che consente, attraverso uno studio approfondito di condizioni meteorologiche, malattie e condizioni ambientali, di colpire con più precisione gli insetti dannosi con un minor utilizzo di prodotto e una riduzione dei tempi di impiego.

(fonte CoDiTv)

Direttiva Nitrati: deroghe e non deroghe

Dopo un anno di negoziato la risposta della UE alla richiesta italiana di innalzare il limite dei 170 chili di azoto spandibili per ettaro l’anno nelle zone vulnerabili, sembrerebbe slittare a metà 2011. Sullo sfondo lo scadere a fine anno dei Piani d’Azione quadriennali delle regioni del bacino padano veneto (Lombardia, Piemonte, Veneto, Emilia Romagna e Friuli Venezia Giulia) che stabiliscono in modo dettagliato come applicare la “direttiva nitrati” per rientrare nei parametri di spandimento consentito. Piani da revisionare in conformità alla normativa nazionale e che saranno sottoposti alla VAS (Valutazione Ambientale Strategica).

Con questo scenario, il progetto RiduCaReflui“, di Regione e Veneto Agricoltura diventa ancora più importante perché analizza “percorsi modello” per il trattamento dei reflui zootecnici in grado di consentirne il loro riutilizzo trasformandoli, così, in una risorsa energetica (produzione di biogas a monte del trattamento) e agronomica (produzione di fertilizzanti organici da trattamenti conservativi dell’azoto), . “Non è più nostra intenzione percorrere la strada dei rinvii – ha recentemente ricordato l’Assessore all’Agricoltura della Regione Veneto, Franco Manzato – rispetto ad una normativa europea che non risponde alle esigenze degli agricoltori”. E proprio per questo i percorsi analizzati con “RiduCaReflui” forniranno alle aziende venete diverse soluzioni logistiche, tecnologiche e contrattuali per operare entro i limiti della “direttiva nitrati”.

Un esempio. All’Azienda Agricola Casar Sant’Anna a Valeggio sul Mincio (VR), dove si allevano suini all’ingrasso destinati ai circuiti DOP del prosciutto di Parma e di San Daniele, la potenzialità produttiva della struttura è pari a circa 12.000 capi; attualmente vengono allevati tra i 4.200 e i 6.500 suini, di peso compreso tra i 25 kg/capo sino a 160÷170 kg/capo. La rimozione delle deiezioni avviene mediante lavaggio delle corsie con la frazione liquida del digestato in pressione. Qui il liquame alimenta un impianto di digestione anaerobica, in cui viene eventualmente co-digerito siero e insilato di mais. La co-digestione garantisce la produzione di biogas necessaria per alimentare il cogeneratore installato (120÷135 kWe sino a 170 kWe), qualora il numero di suini e la relativa quantità di liquame prodotta non sia sufficiente. L’impianto di produzione di biogas risale al 1985 (impianto “semplificato”, funzionamento in regime di psicrofilia); nel 2006 è stata aggiunta una specifica parte operante in regime mesofilo. I terreni in proprietà sono pari a circa 20 ettari coltivati a mais e orzo. A questi vanno aggiunti 180 ettari in asservimento necessari per l’utilizzazione agronomica degli effluenti di allevamento e/o digestati prodotti.

Giorgio Piazza di Coldiretti Veneto:” Il problema non è solo agricolo“. I dati comunicati dall’Assessore Franco Manzato in merito alla produzione di nitrati in agricoltura  evidenziano la trasparenza del comparto zootecnico mentre altrettanto non si può dire per altri settori”. Giorgio Piazza, presidente di Coldiretti Veneto associazione che ha provveduto al 45% delle comunicazioni presentate dagli allevatori, punta il dito verso l’abitudine di considerare la zootecnia l’unica responsabile dell’inquinamento di azoto delle falde acquifere. “Gli allevatori sono in grado di fornire quantitativi esatti di produzione di reflui e la loro destinazione: procedure burocratiche e verifiche delle autorità garantiscono la completa rintracciabilità per letame e liquami – spiega Piazza –  stessa prassi non è possibile, ad esempio, in caso di presenza di depuratori comunali che per la sanificazione dell’acqua producono azoto e altri agenti che vengono riversati direttamente nei corsi d’acqua”. Nessun tentativo, da parte di Piazza,  di scaricare le colpe da un sistema all’altro, ma solo cercare di dare almeno una visione più obiettiva del problema legato alla Direttiva Nitrati, regolamento comunitario che disciplina la fertilizzazione organica dei terreni.

Su tutto deve prevalere la tutela dell’agricoltura italiana. “In questi anni le  nostre aziende sono ricorse a vari opportunità manifestando una capacità reattiva non indifferente – insiste Piazza -. Nonostante i casi di insurrezione popolare molti sono gli  impianti a biogas realizzati in zone vulnerabili mentre sempre più sono gli accordi registrati tra imprese agricole per la distribuzione ad hoc, quella su  superfici  che non utilizzano sostanza organica quale elemento fondamentale per prevenire la perdita di fertilità. “Fa ben sperare la cordata politica degli assessori all’agricoltura delle regioni più zootecniche d’Italia – conclude Piazza – che pur proponendo soluzioni alternative confermano una linea comune, quella della tutela dell’agricoltura italiana”.