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In Europa avanza l’agricoltura biologica, arretra invece la coltura OGM

Secondo Eurostat, l’Istituto statistico dell’Unione Europea, le superfici dedicate all’agricoltura biologica nell’UE hanno raggiunto nel 2008 i 7,8 milioni di ettari, segnando un aumento del 7% rispetto al 2007. Su un periodo più lungo, ovvero tra il 2005 e il 2008, i dati disponibili indicano un aumento del 21%.

Spagna, Italia, Germania, Regno Unito e Francia in pole position. Nel 2008, i cinque Stati membri con le maggiori superfici dedicate all’agricoltura biologica sono risultati la Spagna (1,3 mil di ha), l’Italia (1,0), la Germania (0,9), il Regno Unito (0,7) e la Francia (0,6). Nel 2007, il totale delle superfici dedicate all’agricoltura biologica rappresentava il 4,1% dell’insieme delle superfici agricole utilizzate nell’UE. Le maggiori proporzioni di superfici dedicate all’agricoltura biologica risultavano in Austria (15,7% del totale delle superfici agricole), in Svezia (9,9%) e in Italia (8,9%).

Le colture. Nel 2008, le colture arabili più importanti sono state i cereali (44% delle superfici convertite interamente all’agricoltura biologica e dedicate alle colture arabili), seguite dai foraggi erbacei (42%), dalle altre colture arabili come i legumi da granella, le patate, le barbabietole da zucchero, le sementi e semenzali di terre arabili (7%), le verdure fresche e le colture industriali (4% ciascuno). I cereali raggiungono valori importanti in Lituania (79% delle superfici dedicate alle colture arabili), Portogallo (75%) e Irlanda (73%), mentre le percentuali più elevate di foraggi erbacei sono state registrate in Lettonia (67%), Estonia (66%) e Svezia (58%).

Diminuiscono le superfici destinate a colture OGM. Nel 2009, 14 milioni di agricoltori di 25 Paesi hanno coltivato 134 milioni di ettari di colture biotech, contro i 13,3 milioni di agricoltori e 125 milioni di ettari nel 2008. Il 90% degli agricoltori che hanno coltivato OGM sono piccoli produttori dei Paesi in crescita. È quanto si legge nel rapporto annuale sulle coltivazioni transgeniche diffuso dall’”International service for the acquisition of agri-biotech applications” (Isaaa).

In Germania forte stop all’Ogm. Il rapporto segnala che sei Paesi europei hanno coltivato 94.750 ettari di colture biotech nel 2009, in ribasso rispetto ai sette Paesi ed ai 107.719 ettari del 2008. Il calo è dovuto al fatto che la Germania ha interrotto la coltivazione transgenica. La Spagna ha coltivato l’80% di tutto il mais OGM europeo. Gli otto maggiori produttori di OGM sono stati: Usa (64 milioni di ettari), Brasile (21,4), Argentina (21,3), India (88,4), Canada (8,2), Cina (3,7), Paraguay (2,2) e Sud Africa (2,1). Gli altri Paesi che utilizzano OGM sono: Uruguay, Bolivia, Filippine, Australia, Burkina Faso, Spagna, Messico, Cile, Colombia, Honduras, Repubblica Ceca, Portogallo, Romania, Polonia, Costa Rica, Egitto e Slovacchia.

(fonte: Veneto Agricoltura Europa)

Agricoltura: Commissione Ue chiede a Stati rimborso di 346,5 mln per la Pac

Dacian Ciolos, Commissario europeo per l'Agricoltura e lo sviluppo rurale

Un rimborso di 346,5 milioni di euro, corrispondente a fondi agricoli dell’Ue indebitamente versati. La richiesta e’ stata formulata dalla Commissione europea agli Stati membri.

Un uso poco corretto dei fondi per la Pac. Questo importo, spiega una nota, ”riconfluirà nelle casse dell’Ue in seguito al riscontro della mancata osservanza della normativa comunitaria o di inadempienze nelle procedure di controllo della spesa agricola”. Se infatti gli Stati membri sono responsabili del pagamento e della verifica delle spese della politica agricola comune (Pac), spetta alla Commissione controllare che essi abbiano fatto un uso corretto dei fondi.

20 Stati tra cui l’Italia. ”Ci troviamo davanti a uno strumento importantissimo – ha commentato il commissario per l’Agricoltura e lo Sviluppo rurale Dacian Ciolos – per assicurare che gli Stati membri predispongano i necessari controlli affinche’ si garantisca l’uso corretto del denaro dei contribuenti”. In virtu’ di quest’ultima decisione i recuperi riguardano il Belgio, la Bulgaria, Cipro, la Danimarca, l’Estonia, la Germania, la Spagna, la Finlandia, la Francia, la Gran Bretagna, la Grecia, l’Ungheria, l’Irlanda, l’Italia, il Lussemburgo, i Paesi Bassi, la Polonia, il Portogallo, la Slovacchia e la Svezia. L’Italia dovra’ restituire circa 1,9 milioni di euro per non aver rispettato le scadenze di pagamento dei fondi Ue e per spese non ammissibili, nell’ambito di programmi operativi nel settore ortofrutticolo.

(fonte Asca)

320 milioni di euro per gli agricoltori italiani in difficoltà

La Commissione europea ha autorizzato un regime di aiuti per circa 320 milioni di euro destinato a sostenere gli agricoltori in difficoltà a causa della crisi finanziaria ed economica in corso. Gli aiuti che dipendono da questo nuovo regime potranno essere concessi, per un massimo di 15.000 euro ad azienda, fino al 31 dicembre 2010 e saranno erogati sotto varie forme dagli enti locali e regionali, nonché da altre istanze pubbliche.

Il regime italiano è aperto agli agricoltori di tutti i sottosettori della produzione agricola primaria, sempre che non risultassero già in difficoltà in data 1° luglio 2008 (ovvero prima dell’inizio della crisi). Questo regime completa altre misure di crisi già realizzate dall’Italia ai sensi del quadro temporaneo per gli Aiuti di Stato e approvate dalla Commissione e, naturalmente, rispetta tutte le condizioni instaurate dal quadro temporaneo per gli Aiuti di Stato. Il testo integrale della decisione della Commissione sarà pubblicato nel Registro degli Aiuti di Stato sul sito della DG Concorrenza con il numero 686/2009 http://ec.europa.eu/competition/state_aid/register/ (Fonte: Veneto Agricoltura Europa)

I risultati del Consiglio dei Ministri agricoli Ue di fine febbraio 2010

Si è tenuto a Bruxelles a fine febbraio il Consiglio dei Ministri agricoli dell’Unione Europea che ha affrontato una lunga serie di questioni, alcune delle quali sul tavolo di lavoro ormai da tempo. Serrato il confronto con la Commissione europea. Vediamo in sintesi le argomentazioni trattate.

Zucchero. E’ stata respinta una richiesta del Portogallo, sostenuta dalle delegazioni britannica, bulgara, finlandese, polacca e rumena, che chiedeva l’apertura di una quota tariffaria di importazione di zucchero di canna grezzo esente da diritti doganali per le raffinerie. Secondo la Commissione mancano le condizioni per attivare una tale misura in quanto l’approvvigionamento si preannuncia sufficiente. Da parte sua, Dacian Ciolos, Commissario europeo all’Agricoltura, ha riconosciuto che la situazione del mercato internazionale dello zucchero, con prezzi mondiali elevati, crea difficoltà per alcuni raffinatori a trovare approvvigionamenti a condizioni vantaggiose. La Commissione ritiene tuttavia che il mercato comunitario sia correttamente fornito dalle diverse fonti esistenti. Ciolos ha spiegato di aspettarsi, per il 2011, addirittura un mercato comunitario eccedentario di 300.000 tonnellate (tenuto conto dell’aumento delle importazioni legate agli accordi di partenariato economico e dell’iniziativa “tutto tranne le armi”).

Bocciata la richiesta di Aiuto di Stato all’Italia. I Ministri agricoli europei hanno bocciato la concessione all’Italia di un Aiuto di Stato di 100 milioni di euro per l’acquisto di terreni agricoli per il periodo 1° gennaio 2010 – 31 dicembre 2013. Per convalidare l’aiuto era richiesta l’unanimità del Consiglio, ma quattro Paesi si sono opposti (Danimarca, Germania, Svezia e Paesi Bassi), mentre la Repubblica Ceca si è astenuta. La domanda italiana dovrà seguire ora la procedura normale di notifica alla Commissione europea, che comunque nutre dubbi circa la giustificazione dell’aiuto e non apprezza che uno Stato membro tenti di far passare una disposizione con voto al Consiglio. Si ricorda che il Consiglio dei Ministri dell’UE aveva accettato, alla fine dello scorso anno, degli Aiuti di Stato eccezionali (anche per l’acquisto di terreni agricoli) richiesti da alcuni nuovi Paesi dell’UE (Lettonia, Lituania, Ungheria e Polonia). Questi sostegni si giustificavano per via della grande difficoltà degli agricoltori di far fronte all’attuale crisi economica e finanziaria.

Accolta la richiesta del Belgio in tema di EBS. L’alleggerimento delle norme sui test riguardanti l’ESB (Encefalopatia Spongiforme Bovina), chiesto dal Belgio, è stato accolto dalla Commissione europea la quale ha ammesso che, tenuto conto dell’evoluzione positiva dell’epizoozia (soltanto 59 casi nel 2009, di cui 13 in Spagna e 11 in Regno Unito), possono essere previste modifiche di alcune misure senza rimettere in discussione la salute dei consumatori. Il Belgio ha richiesto il cambiamento di statuto da “Paese a rischio di ESB trascurabile” a quello di “Paese a rischio di ESB sotto controllo”. Questa modifica permetterebbe di porre un termine ai test costosi di individuazione realizzati sugli animali in buona salute, senza tuttavia aumentare i rischi sanitari per i consumatori. Il Belgio ha chiesto inoltre un aumento da 48 a 60 mesi dell’età alla quale i bovini devono essere esaminati, nonché la soppressione progressiva dei test per gli animali nati dopo il 1° gennaio 2004.

Nuovo programma sulle encefalopatie. Un nuovo programma sulle Encefalopatie Spongiformi Trasmissibili (EST), comprendente un cambiamento delle misure di lotta contro l’ESB per il periodo 2010-2015, sarà presentato dalla Commissione europea nel prossimo mese di giugno. La revisione del regime di test EBS rappresenterà un elemento chiave. La tutela dei consumatori sarà garantita dall’eliminazione sistematica di alcuni organi a rischio, come il cervello e la colonna vertebrale dei bovini.

Niente da fare per nuove misure a favore del mercato dei cereali. La Commissione europea ha rifiutato la richiesta presentata dalla Francia relativa l’adozione di misure specifiche a sostegno del mercato dei cereali. La Commissione ha riconosciuto che il mercato dei cereali da foraggio, soprattutto dell’orzo, appare “difficile” tanto che dall’inizio dell’attuale campagna sono state offerte all’intervento 3,5 milioni di tonnellate di cereali, di cui 3,3 milioni di orzo. Le previsioni di semina e di bilancio 2010/2011, ribadisce la Commissione, lasciano però prevedere un reale miglioramento e, in queste circostanze, non sembra giustificato adottare misure particolari come le restituzioni all’esportazione per l’orzo, anche riguardo alle possibilità concrete di esportazione.

(Fonte: Veneto Agricoltura Europa)

OGM: la Commissione Europea dà il via libera alla patata Amflora. Il ministro Zaia contrario, plauso di Confagricoltura, Greenpeace lancia allarme

foto Ministero Politiche agricole alimentari e forestali

“La decisione  presa dalla Commissione europea di concedere l’autorizzazione alla coltivazione di una patata geneticamente modificata ci vede contrari. Il fatto di rompere una consuetudine prudenziale che veniva rispettata dal 1998 è un atto che rischia di modificare profondamente il settore primario europeo.” Così il Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali Luca Zaia commenta la decisione presa dalla Commissione Europea di autorizzare la produzione della patata OGM Amflora di proprietà della BASF.

Sovranità degli Stati membri prima di tutto. “Non solo non ci riconosciamo in questa decisione – commenta il Ministro – ma ci teniamo a ribadire che non permetteremo che questo metta in dubbio la sovranità degli Stati membri in tale materia. Da parte nostra proseguiremo nella politica di difesa e salvaguardia dell’agricoltura tradizionale e della salute dei cittadini. Non consentiremo che un simile provvedimento, calato dall’alto, comprometta la nostra agricoltura. Per questo valuteremo la possibilità di promuovere un fronte comune di tutti i Paesi che vorranno unirsi a noi nella difesa della salute dei cittadini e delle agricolture identitarie europee.”

Possibile referendum per sapere cosa l’Italia vuole. Zaia si dice poi soddisfatto “della comune levata di scudi avvenuta in Italia in seguito alla decisione della Commissione Europea di autorizzare la coltivazione di un nuovo prodotto OGM interrompendo una cautela che durava da più di dieci anni.” E dichiara: “A mali estremi, estremi rimedi. Credo che si potrebbe ragionare attorno alla possibilità di un referendum popolare, che su questo argomento sgombri ogni campo a proposito di ciò che in Italia si vuole davvero attorno al sistema agroalimentare nazionale.”

Solo per uso industriale? “Non e’ previsto alcun utilizzo alimentare”, ha precisato Peter Eckes, direttore della sezione fitosanitaria dell’azienda chimica “Basf”, il gruppo tedesco che ha sviluppato la patata OGM. La patata transgenica contiene infatti solo amilopectina pura, uno dei componenti dell’amido, e verrebbe quindi utilizzata per la produzione di carta, calcestruzzo e adesivi. Di rimando, il Ministro delle Politiche Agricole Luca Zaia afferma che “non è vero che questa coltivazione sarà destinata solo ad usi industriali, visto che verrà utilizzata anche per i mangimi animali. E questo significherebbe introdurre nella nostra catena alimentare gli organismi geneticamente modificati”.

Confagricoltura: da anni i mangimi per gli allevamenti contengono vegetali transgenici. “In Italia si può essere contrari agli Ogm, ma optare per la realtà modificata. Da anni i mangimi destinati agli allevamenti da cui nascono le nostre migliori produzioni alimentari contengono vegetali transgenici e finora pare che nessuno se ne sia accorto”. Così Confagricoltura replica all’allarmismo sul via libera europeo alla coltivazione della patata biotech “Amflora” e avverte: “L’agricoltura italiana è delusa di veder cavalcare a scopi anche elettorali un argomento importante come quello degli organismi geneticamente migliorati. La gran parte di commenti e dichiarazioni negative registrate a proposito della patata Amflora prescindono purtroppo da basi scientifiche e dal principio di libera scelta degli imprenditori agricoli. Occorre ricordare agli oltranzisti anti-Ogm che da tempo gli organismi biotech sono componente essenziale della dieta quotidiana praticamente in tutti gli allevamenti nazionali, compresi quelli delle filiere simbolo del made in Italy, dal Parmigiano al prosciutto San Daniele”. In materia economica gli Ogm potrebbero aiutare, anche in Italia, numerosi comparti produttivi in crisi: per il mais, ad esempio, il valore aggiunto può toccare circa 280 milioni di euro l’anno. “E’ demagogico e semplicistico – conclude Confagricoltura – gridare no quando in gioco c’è la sopravvivenza di un settore dell’economia nazionale che lo scorso anno ha registrato perdite economiche doppie della media europea”.

Allarme Greenpeace. La patata Ogm della Basf autorizzata dalla Commissione europea e conosciuta con il nome di Amflora contiene un gene che conferisce la resistenza ad alcuni antibiotici“. A lanciare l’allarme e’ Federica Ferrario, responsabile della campagna Ogm di Greenpeace Italia, che aggiunge: “L’Organizzazione mondiale della sanita‘ e l’Agenzia europea per i medicinali (Emea), hanno gia’ messo in guardia sull’ “importanza critica” degli antibiotici colpiti dall’Amflora (kanamicina e neomicina). L’immissione in ambiente di questa patata della Basf potrebbe scatenare una resistenza batterica verso medicinali salva vita, compresi i farmaci utilizzati anche per il trattamento della tubercolosi.

(fonte: Ministero Politiche agricole e forestali/Confagricoltura/Asca/Greenpeace Italia)

Più zucchero europeo nei mercati mondiali?

Un aumento di 500.000 tonnellate per l’esportazione di zucchero fuori quota per la campagna di commercializzazione 2009/2010. È questa la proposta, pienamente in linea con gli obblighi internazionali dell’UE, della Commissione europea, resa possibile dall’eccezionalità delle condizioni di mercato a livello europeo e mondiale. La proposta di regolamento va ora al vaglio del comitato competente a livello UE.

Lo stato dell’arte
. I prezzi dello zucchero sul mercato mondiale hanno raggiunto oggi livelli record, ben al di sopra del prezzo di mercato per lo zucchero europeo soggetto a quota. Le condizioni climatiche sfavorevoli in India e in Brasile hanno acuito la carenza di zucchero in tutto il mondo e ulteriormente ridotto le scorte, provocando una pressione verso l’alto sui prezzi del prodotto a livello mondiale. Nell’UE, invece, l’ottimo raccolto del 2009 ha portato alla produzione di quantità di zucchero superiori al previsto, abbassando il prezzo verso il livello di riferimento più basso applicabile dopo la riforma del settore, nonostante la tendenza al rialzo dei prezzi dello zucchero sul mercato mondiale.

Gli effetti della riforma del comparto. La tendenza dimostra che la riforma del settore dello zucchero del 2005 ha migliorato la competitività generale del settore nell’UE, incoraggiando i produttori di fascia alta a interrompere la produzione e i coltivatori delle regioni non adatte alla coltivazione di barbabietola a riconvertirsi a colture più redditizie. Pertanto, la Commissione europea ha deciso che non è necessario applicare una riduzione finale della quota al termine del periodo di ristrutturazione. Grazie alla rinuncia volontaria nel quadro del fondo di ristrutturazione, le quote hanno subito una riduzione pari al 96,6% dell’obiettivo iniziale di 6 milioni di tonnellate stabilito dalla riforma.

Ristrutturazione del settore. Dopo la ristrutturazione, il settore europeo dello zucchero è diventato più competitivo: i prezzi di mercato per la barbabietola fuori quota e per lo zucchero fuori quota sono al momento al di sopra dei costi di produzione. Questo ha permesso, tra l’altro, le misure odierne di aumento delle quote dell’export. Si tratta comunque di una misura eccezionale, applicabile esclusivamente per la campagna 2009/2010, durante la quale i servizi della Commissione continueranno a monitorare da vicino il mercato UE e quello mondiale. Per la campagna 2010/2011 il limite alle esportazioni sarà probabilmente riportato a 650.000 tonnellate.

Nuovo regolamento per la campagna 2010/2011
. Nel contempo la Commissione sta preparando, per la campagna 2010/2011, un regolamento che consente l’importazione di 400.000 tonnellate di zucchero dai mercati mondiali in esenzione da dazio doganale. Questo prodotto sarà probabilmente destinato all’industria chimica, con l’obiettivo di garantire – nel lungo periodo – la pianificazione dell’approvvigionamento di materia prima per il settore, che è uno dei destinatari tradizionali dello zucchero UE fuori quota. Infine, l’accesso allo zucchero greggio da raffinare nell’ambito dei contingenti di importazione CXL sarà agevolato dalla sospensione dell’obbligo di presentare, per la campagna 2009/2010, titoli di esportazione dal Brasile, dall’Australia e da Cuba. Per le importazioni da questi Paesi sarà sufficiente un certificato di origine.

(fonte: Veneto Agricoltura Europa)

L’elenco AOP si allunga: nella lista tre nuovi prodotti tra cui le Pesca di Verona IGP

La Commissione europea ha aggiunto tre nuove denominazioni di prodotti agricoli e alimentari nell’elenco delle Denominazioni di Origine Protetta (AOP) e Indicazioni Geografiche Protette (IGP). Si tratta dei formaggi ceki “Jihoèeská Niva” e “Jihoèeská Zlatá Niva” (IGP) e della “Pesca di Verona” (IGP). La pasta slovena “Idrijski žlikrofi” è stata introdotta nell’elenco delle Specialità Tradizionali Garantite (STG). Contrariamente alle IGP e AOP, le STG non sono legate a una zona geografica determinata, bensì valorizzano la composizione tradizionale di un prodotto o il suo modo di produzione tradizionale.

1889: nasce la prima pizza napoletana. E con la pubblicazione del regolamento 97/2010 della Commissione, riportato sulla Gazzetta Ufficiale dell’Ue del 5 febbraio (L34), anche la Pizza Napoletana è ufficialmente una Specialità tradizionale garantita dall’Unione Europea e scattano quindi i venti giorni dopo i quali il riconoscimento sarà operativo a tutti gli effetti. La pizza napoletana Stg dovrà essere preparata con pomodoro, mozzarella di bufala dop o mozzarella Stg, olio extravergine d’oliva e origano, avere un diametro non superiore ai 35 cm, il bordo rialzato (cornicione) tra 1 e 2 cm e una consistenza insieme morbida, elastica e facilmente piegabile “a libretto”. Il logo europeo Stg potrà essere utilizzato solo se il prodotto è conforme con il disciplinare di produzione, anche se sarà comunque permessa la possibilità di continuare a usare il nome di pizza napoletana anche per il prodotto non certificato.

Ma il rischio di contraffazione rimane. “Si tratta di una forma di tutela del tutto insufficiente  – ha commentato la Coldiretti – che non impedirà il fatto che metà delle pizze servite nelle pizzerie italiane continui a essere preparata con ingredienti importati dall’estero: cagliate provenienti dall’est Europa invece della tradizionale mozzarella, pomodoro cinese invece di quello nostrano, olio di oliva tunisino e spagnolo e farina canadese o ucraina che sostituisce quella ottenuta dal grano nazionale, all’insaputa dei consumatori. Unici elementi di tutela sono legati al fatto che la mozzarella, secondo il disciplinare, deve essere di bufala Dop ma anche mozzarella Stg, e che la pizza non può essere congelata o surgelata. Niente peraltro viene specificato riguardo al pomodoro, tranne che deve essere sparso con un movimento a spirale. In Italia – ha precisato Coldiretti –  sono stati importati in un anno 500 milioni di chili di extravergine, 86 milioni di chili di cagliate per mozzarelle, 150 milioni di chili di concentrato di pomodoro e oltre 5 miliardi di chili di grano, è facile capire come il rispetto dell’originalità degli ingredienti e del loro legame con il territorio sia una condizione determinante per la tutela della vera pizza napoletana tradizionale.

Pizza, che numeri! Secondo un sondaggio on line della Societa’ Dante Alighieri pizza è la parola italiana piu’ conosciuta all’estero con l’8 per cento, seguita dal cappuccino (7 per cento), dagli spaghetti (7 per cento) e dall’espresso (6 per cento).  25mila le pizzerie in Italia con 120 mila posti di lavoro e un fatturato di 5 miliardi di euro che è in crescita nonostante la crisi. Una recente ricerca Doxa afferma che, quando si tratta di scegliere qualcosa di “gustoso” per la pausa pranzo, il 29 per cento degli italiani predilige pasta, ma ben il 26 per cento pizza.

(fonte: Verona Agricoltura Europa/Coldiretti)

L’Unione Europea incentiva enti locali e regionali a investire nel campo energetico

La Commissione europea e la Banca europea per gli Investimenti hanno creato un meccanismo destinato a sostenere gli enti locali e regionali a investire nei campi dell’efficacia energetica e delle fonti di energia rinnovabile. La lotta contro il cambiamento climatico figura tra le priorità dell’Unione Europea ed è riconosciuto che tale sfida non potrà essere ottenuta senza il contributo degli enti locali. Il meccanismo “ELENA” (European Local Energy Assistance) intende sostenere città e regioni nel mettere in opera negli ambiti dell’efficacia energetica e delle fonti di energia rinnovabile progetti di investimento che sono già stati applicati con successo in altre regioni d’Europa. I progetti saranno valutati da ingegneri ed economisti della BEI. L’assistenza tecnica potrà essere fornita a un ente locale o regionale o ad altro organismo pubblico o gruppo di organismi pubblici dei Paesi partecipanti al Programma EIE – Energia Intelligente per l’Europa. Nel primo anno di funzionamento il meccanismo sarà dotato di un budget di 15 milioni di euro. Info: www.eib.org/elena

(Fonte: Veneto Agricoltura Europa)

Il Parlamento di Bruxelles ha dato il via libera al nuovo esecutivo, in carica fino al 2014. Dacian Ciolos il nuovo Commissario europeo all’Agricoltura

Dacian Ciolos, nuovo Commissario europeo all'agricoltura

Nell’elenco dei Commissari designati a far parte della Commissione Barroso II° Dacian Ciolos si occuperà di agricoltura e sviluppo rurale. Già Ministro indipendente all’Agricoltura nel suo Paese, Ciolos, di etnia ungherese, è docente alla facoltà di agraria dell’Università di Cluji ed è il più giovane (40 anni) dei Commissari del gruppo Barroso II°. Ciolos eredita uno dei portafogli più importanti dal punto di vista del bilancio e della politica europea. La sua candidatura è stata spinta soprattutto dalla Francia e appoggiata da gran parte degli Stati membri. Il nuovo Commissario arriva nel momento più propizio per difendere il mantenimento di un bilancio forte per l’agricoltura europea, dopo una crisi economica che ha mostrato l’utilità degli aiuti agli agricoltori e di alcuni meccanismi di regolazione dei mercati.

La linea per il quinquennio 2010/2015 di Dacian Ciolos. Nel corso della sua esposizione, il neo commissario europeo all’agricoltura si è impegnato innanzitutto a difendere un bilancio “importante” per la PAC e in particolare il mantenimento di alcuni strumenti di regolazione, come le misure d’intervento in caso di ribasso improvviso dei redditi degli agricoltori e l’estensione ad altri settori, come quello ortofrutticolo, del sistema dei fondi di garanzia e di assicurazione dei redditi. Ciolos si è anche opposto ai Paesi che chiedono di introdurre un cofinanziamento nazionale sugli aiuti diretti e le spese di mercato, sostenendo che “finché si ha una politica comune, si deve avere un bilancio comunitario”. Cilos ha anche ricordato che è lo stesso Trattato di Lisbona a consolidare gli obiettivi della PAC, a cominciare dal garantire la sicurezza di approvvigionamento dei mercati europei di materie prime, nonché redditi rispettabili agli agricoltori. “Allo stesso tempo – ha aggiunto – la PAC dev’essere adeguata alle esigenze e alle sfide interne e internazionali”.

Orientamento europeo agroalimentare verso la qualità e la diversità. Circa il futuro della PAC, il neo-Commissario ha sottolineato che “la politica agricola europea deve rimanere una politica robusta ed equilibrata, in cui i pagamenti diretti svolgono un ruolo importante e che non bisogna reintrodurre i vecchi meccanismi d’orientamento della produzione, bensì trovare nuove soluzioni”. Ciolos ha sottolineato che la politica di Sviluppo rurale (2° pilastro della PAC) dovrà integrare le nuove sfide legate al cambiamento climatico (tra cui anche la riduzione delle emissioni di carbonio). “L’orientamento del settore agroalimentare europeo verso la qualità e la diversità – ha detto – è la nostra forza nel mercato internazionale. Questa strategia dev’essere consolidata con forza nei negoziati commerciali internazionali. Quando si parla di PAC non ci si riferisce solo ai nostri prodotti alimentari, ma anche ai milioni di posti di lavoro che l’agricoltura offre nell’UE. Per questo motivo è importante lavorare insieme per porre le basi dell’agricoltura di domani”.

Il gruppo di lavoro del neo-Commissario all’Agricoltura. Capo unità alla Direzione Generale Agricoltura al servizio Relazioni con la Corte dei conti europea sarà Georg Haeusler (41 anni, austriaco). Il vice capo di gabinetto sarà invece il rumeno Sorin Moisa (proveniente dalla DG Trasporti). Fra i membri del gabinetto troviamo Yves Madre (proveniente dal Ministero francese dell’Agricoltura e che rappresentava la Francia nell’ambito del Comitato speciale agricoltura) e Ico Von Wedel (un tedesco, prima alla DG Bilancio e attualmente al Segretariato generale della Commissione). Il portavoce di Dacian Ciolos sarà Roger Waite, giornalista britannico di 45 anni editore principale di AGRA FACTS,  bollettino specializzato sull’attualità agricola europea.
(Fonte: Veneto Agricoltura Europa)